CELAC/UE: alleanza “strategica”, ma per chi?

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“L’America latina ha tutto quello di cui l’Europa ha bisogno per venir fuori dalla crisi”

di Annalisa Melandri — in esclusiva per L’Indro 25 gennaio 2013

Fervono i preparativi in Cile per due vertici estremamente importanti sia  a livello politico che economico,  per i due blocchi regionali dell’America latina e dell’Unione Europea e che si  terranno a Santiago, capitale del paese,  nei prossimi giorni. Si tratta del VII Vertice dei Capi di Stato e di Governo ALC/UE (o I Vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC) /Unione Europea)  e il IV Vertice imprenditoriale CELAC/UE. Il Cile, che detiene la presidenza pro tempore della CELAC e che la cederà proprio in quest’occasione a Cuba,   si presenta come anfitrione degli incontri.

Il vertice economico, propedeutico a quello politico,  si realizzerà tra il 25 e il 26 gennaio, mentre quello dei capi di Stato e di Governo avrà luogo durante il  fine settimana, tra il 27 e il 28. Forse vale la pena sottolineare il particolare  della precedenza del vertice economico su quello politico. Le dinamiche economiche,  da secoli ormai,  sono  infatti il vero motore delle relazioni  UE/AL. In questo senso, il vertice  sicuramente rappresenta  una  continuità rispetto al modus operandi dei  rapporti bilaterali tra le due regioni, dove gli accordi economici, si trasformano spesso, in accordi politici.

Quello che invece rappresenta un aspetto nuovo rispetto al passato, è il fatto che si tratta della prima volta in cui l’America latina e i Caraibi partecipano a questi incontri  riuniti nel blocco regionale della CELAC, la Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici, costituitasi recentemente e in via definitiva a Caracas nel dicembre  del 2011. La CELAC, organismo regionale  che sostituisce ed ingloba il Gruppo di Rio,  nasce con l’obiettivo di promuovere e realizzare l’integrazione latinoamericana e comprende  tutti i paesi delle Americhe e dei Caraibi, tranne gli Stati Uniti e il Canada.

Si tratta quindi di due  incontri estremamente  importanti, soprattutto  per le economie delle due regioni, le quali sono legate, nel bene o nel male,  da oltre cinquecento anni di storia, cultura e rapporti commerciali. Soprattutto il Vertice Imprenditoriale  nel quale si incontrano gli uomini d’affari,  gli investitori e le organizzazioni pubbliche e private legate al mondo del commercio, nell’attuale congiuntura economica riveste importanza quasi strategica a breve e medio termine per gli oltre 40 paesi  che fanno parte  dei due blocchi regionali.

Altro aspetto importante, sottolineato in questi giorni anche dalla maggior parte degli analisti politici e messo in rilievo soprattutto dai rappresentanti dell’America latina  del mondo degli affari e della politica, è che in questi due vertici, oggi più che in passato, appaiono completamente ribaltate, con la bilancia almeno questa volta a favore del sud del mondo, le dinamiche economiche e politiche che hanno caratterizzato i decenni scorsi.

Dal punto di vista strettamente economico, l’Unione Europea  vi partecipa debilitata  da oltre un quinquennio di profonda crisi economica, al bordo della  recessione, con debiti sovrani alle stelle e con un sempre maggior divario tra i paesi del nord, che resistono meglio (anche se  avvertono grandi difficoltà), e quelli del sud, praticamente in piena emergenza e con alti e generalizzati  livelli di conflittualità sociale. L’America latina invece  sembra resistere, non senza qualche difficoltà —  dovuta per lo più ad un ‘effetto di ritorno’ — alla crisi ed  è ben consapevole del ruolo di ancora di salvataggio che può rappresentare per il continente dal quale è stata sfruttata e saccheggiata per oltre cinquecento anni, ricevendo in cambio ben poche briciole. Briciole che d’altra parte hanno arricchito solamente una classe politica dirigente corrotta e senza scrupoli che poco a poco sta lasciando la scena.

Dal punto di vista politico, e questa non e una novità, da circa 10/15 anni a questa parte, in America latina si è assistito a  un ricambio  importante per cui l’asse politico si è progressivamente spostato a sinistra, pur con le dovute differenze tra i vari paesi e tenendo presente che alcuni di essi sono rimasti fedeli alle vecchie oligarchie, come ad esempio  il  Cile e la Colombia in America latina e Panama e Honduras in America centrale, solo per citare quelli  più esemplificativi.

Ma la cosa più importante da mettere in risalto rispetto all’Unione Europea è che mentre questa ha creato un’unione sicuramente più formale che sostanziale, alla  quale non corrisponde la stessa unità a livello politico (e nemmeno economico, come ha messo in evidenza la crisi),  l’America latina invece, grazie a questo blocco progressista, che sicuramente, almeno nella sua fase iniziale ha mosso i suoi passi sotto la leadership del Venezuela di Hugo Chávez,  è riuscita a crescere economicamente a ritmi abbastanza sostenuti in questi anni (il FMI prevede che il tasso di crescita per il 2013 sia del 3,6%)  e a raggiungere  un’unità politica, che, pur nelle differenze delle quali parlavamo sopra, rappresenta sicuramente  il suo migliore investimento per il futuro.

Con il senno di poi, possiamo senz’altro dire  che mai momento è stato migliore per concretizzare quella ‘alleanza strategica’ che era stato a suo tempo l’obiettivo del I vertice  UE/ALC (America latina e Caraibi) tenutosi a Rio de Janeiro (Brasile) nell’ormai lontano 1999.

E proprio l’ “alleanza strategica per lo sviluppo sostenibile dei nostri popoli e paesi”  viene ricordata oggi ancora come uno dei principali obiettivi del IV Vertice Imprenditoriale tra America latina e Caraibi, ma è stata menzionata anche ieri nel corso di una conferenza stampa dallo stesso presidente cileno Sebastián Piñera: “Speriamo di poter entrare in una nuova tappa delle relazioni tra Europa ed America latina che siano basate  meno sull’aiuto e sull’assistenza materiale e più sulla cooperazione per stringere un’alleanza strategica diretta a muovere  lo sviluppo e a rendere i mercati più aperti”. Rafael Dochao rappresentante dell’UE in Cile ha detto invece che  “questa è la prima volta  che i due continenti si guardano a  pari livello”.

In realtà a pari livello non sono nemmeno questa volta: l’America latina ha tutto quello di cui ha bisogno l’UE per venir fuori dalla crisi” si legge infatti continuamente in questi giorni nelle agenzie.

Facendo un balzo indietro nel tempo, possiamo affermare tranquillamente che oggi l’America latina  ha le stesse risorse e le stesse ricchezze che grazie alla scoperta dell’America l’Europa ha potuto utilizzare  a piene mani per venir fuori, anche allora, da un’altra crisi, e cioè quella seguita nel 1453 alla Caduta di Costantinopoli, quando i Turchi ottomani chiusero tutte le vie di comunicazione con l’Oriente. Oggi come allora inoltre, chi trarrà maggior vantaggio dalle possibilità che l’America latina offre è proprio la Spagna, con una presenza negli investimenti nella regione, consolidata ormai da anni.

Come ogni volta in queste occasioni, parallelamente al vertice ufficiale dei Capi di Stato e di Governo, i movimenti sociali latinoamericani ed europei e  in questo caso,  la società civile cilena, organizzeranno il Vertice Alternativo dei Popoli dell’America latina, Caraibi ed Unione Europea dove sul tavolo del dibattito verrà inserita un’agenda civile volta a organizzare la difesa dei “diritti dei popoli contro la sicurezza delle imprese”: diritti sindacali e dei lavoratori, politiche ambientali,  giustizia sociale, sono solo alcuni dei temi in programma.

Quello che i movimenti sociali dei due blocchi regionali ribadiscono anche in quest’occasione è che i  rapporti di forza sono diversi, la coscienza politica del continente e della sua classe politica anche e questo dovrebbe bastare di per sé a fare la differenza,  tuttavia a poco servirà se non si ridiscuterà sul  concetto di “sviluppo”adottato fino a questo momento, il quale sicuramente, denunciano,  almeno per i popoli è stato  poco ‘sostenibile’.

 

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