In Cile gli studenti chiedono un nuovo “paradigma”

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di Annalisa Melandri — in esclusiva per L’Indro — 3 luglio 2013

Sono tornati nuovamente a far parlare di sé gli studenti cileni, in mobilitazione da settimane.  Violente proteste degli studenti delle scuole secondarie e delle università  hanno preceduto le  elezioni primarie per la scelta dei candidati presidenziali che si sono tenute  proprio domenica scorsa.

Tuttavia, quella degli studenti cileni, può definirsi ormai una mobilitazione permanente.  (altro…)


Il conflitto mapuche di scena a Cannes

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Marcela Said

Annalisa Melandri — in esclusiva per l’ Indro — 22 maggio 2013

Il conflitto mapuche approda al festival del cinema di Cannes. Nell’ambito della Quinzaine des Réalisateurs, una sezione parallela e indipendente del festival, creata da alcuni  registi francesi in seguito ai moti del ’68 per presentare lavori di autori emergenti di impatto sociale, la documentarista cilena Marcela Siad presenta il suo lungometraggio dal titolo originale “El verano de los peces voladores” (L’estate dei pesci volanti), nel quale il conflitto del popolo mapuche in Cile fa da sottofondo alla storia vera ambientata sulle rive di un lago. (altro…)


La Bolivia reclama all’Aia l’accesso al mare

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di Annalisa Melandri in esclusiva per L’Indro — 30 aprile 2013

Gli analisti politici considerano che sia di portata “storica”, anche se di esito incerto, la denuncia presentata dalla Bolivia, il 24 aprile scorso, contro il Cile, presso la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia, con lo scopo di recuperare l’accesso al mare perduto con la Guerra del Pacifico (1879–1883).

Sono anni  ormai che la Bolivia sta mettendo sul tavolo del dibattito nazionale, ma anche regionale e infine internazionale, lo spinoso argomento, che considera di vitale importanza per la sua economia. Come conseguenza della  Guerra del Pacifico, conosciuta anche come Guerra del Guano e del Salnitro, combattuta tra il Cile e il Perú e la Bolivia, questi ultimi persero importanti porzioni del loro territorio. Il Perú perse la regione di Tarapacá e la Bolivia perse i porti di Antofagasta e Cobija (circa 400 km. di costa sull’oceano Pacifico) oltre a un importante zona della regione di Antofagasta ricca di risorse naturali, e una porzione della regione di Atacama.

La guerra era iniziata  per ragioni economiche: la regione di Antofagasta era ricchissima di salnitro, conosciuto come ‘oro bianco’ importantissimo per la fabbricazione di polvere da sparo, di guano, fertilizzante naturale prodotto dagli escrementi degli uccelli e di miniere di rame. Le miniere di salnitro di Antofagasta erano sfruttate da compagnie cilene controllate da imprese britanniche.  (altro…)


Mario Casasús: “La Fundación Neruda defiende el orden legal de Pinochet”

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Mario Casasús: “La Fundación Neruda defiende el orden legal de Pinochet”

Por Annalisa Melandri — 1/05/2103

Entrevista exclusiva para LINKIESTA

 

“Dejo a los sindicatos
del cobre, del carbón y del salitre
mi casa junto al mar de Isla Negra.
Quiero que allí reposen los maltratados hijos
de mi patria, saqueada por hachas y traidores,
desbaratada en su sagrada sangre,
consumida en volcánicos harapos”                    
Pablo Neruda. Testamento I, Canto general (México, 1950)
 

El periodista mexicano y nerudista Mario Casasús es coautor, junto al sociólogo chileno Francisco Marín, del polémico libro “El doble asesinato de Neruda” (Ocho Libros Editores) presentado en la Feria del Libro de Santiago el 31 de octubre de 2012.

En esa publicación los autores recogen el testimonio y la denuncia de Manuel Araya, quien había sido nombrado por el Partido Comunista de Chile como chofer, guardaespaldas y asistente del  poeta Pablo Neruda y que trabajó al servicio del mismo hasta el día de su muerte, ocurrida en la Clínica de Santa María de Santiago de Chile, la noche del 23 de septiembre de 1973.

Pablo Neruda se encontraba hospitalizado en la clínica protegiéndose de los militares y en la espera de viajar hacia Ciudad de México ya que el gobierno de ese país le había otorgado el asilo político debido a la situación que atravesaba Chile, donde 12 días antes se había  instalado la dictadura militar al mando del general Augusto Pinochet.

La versión oficial de la muerte de Neruda refiere un agravado del cáncer de próstata del que sufría el poeta desde ya casi dos años. Sin embargo, Manuel Araya nunca creyó en la historia oficial. Denuncia que el mismo Pablo Neruda pocas horas antes de su muerte le comunicó que un médico le había hecho una extraña inyección en el estómago por la cual éste se había inflado mucho, y se dice seguro que el poeta fue asesinado por agentes de la dictadura.  Después de haber recibido la  llamada de Neruda el 23  de septiembre, Manuel Araya fue secuestrado por los militares y detenido en el Estadio Nacional donde fu sometido a violentas torturas por ser  el hombre de confianza del “comunista Neruda”. Sólo al salir de allí, 45 días más tarde, se enteró de que el poeta había muerto.

El juez chileno Mario Carroza, ha ordenado la reapertura del caso y la exhumación del cadáver de Pablo Neruda se ha realizado el pasado 8 de abril. El cuerpo del poeta será trasladado desde la casa museo de Isla Negra donde descansaba, hasta Santiago de Chile, donde un equipo nacional e internacional lo analizará en búsqueda de substancias extrañas.

Mario Casasús, el más destacado investigador de la muerte de Pablo Neruda, nos aclara en esta entrevista, algunos puntos oscuros de la historia, pero sobre todo, denuncia las responsabilidades de los que tenían el deber moral, político e institucional de preservar el legado del vate chileno y que por conveniencias políticas y por codicia no lo hicieron: la esposa de Pablo Neruda en aquel entonces, y la Fundación Neruda en la persona de su presidente.

 

Mario, antes que todo, vamos a comenzar con el título del libro, ¿por qué “El doble asesinato de Neruda”?

El presunto asesinato biológico ocurrió el 23 de septiembre de 1973, en la víspera del viaje de Neruda a México, todo estaba preparado: el avión, los salvoconductos, el equipaje, los libros y documentos notariales de la Fundación Cantalao que Neruda diseñó en 1973, por cierto el gobierno de México había decidido respaldar económicamente el proyecto del poeta para becar a jóvenes escritores y artistas latinoamericanos. Sin duda, Neruda sería la figura clave en el exilio chileno, convocaría a sus amigos intelectuales y políticos de todo el mundo, imagino que también trabajaría con las autoridades mexicanas una estrategia para proteger sus derechos de autor, sus bienes inmobiliarios y el cumplimiento del que fue  su verdadero testamento político: Cantalao(altro…)


Salari più alti in Cile

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Il presidente Piñera anticipa la riforma sull’innalzamento del salario minimo, in un paese che non è stato sconvolto dalla crisi mondiale

di Annalisa Melandri — in esclusiva per L’Indro — 13 Marzo 2013

Il presidente del Cile, Sebastián Piñera, ha annunciato domenica scorsa la  proposta di  un disegno di legge al Congresso per l’aumento del salario minimo (pari a circa un 3,63 per cento), che verrà portato a non meno di 200mila pesos, (circa 424 dollari) e per la concessione di un buono per le famiglie  più disagiate.

L’intera operazione economica avrà un costo di 200 milioni di dollari. (altro…)


CELAC/UE: alleanza “strategica”, ma per chi?

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“L’America latina ha tutto quello di cui l’Europa ha bisogno per venir fuori dalla crisi”

di Annalisa Melandri — in esclusiva per L’Indro 25 gennaio 2013

Fervono i preparativi in Cile per due vertici estremamente importanti sia  a livello politico che economico,  per i due blocchi regionali dell’America latina e dell’Unione Europea e che si  terranno a Santiago, capitale del paese,  nei prossimi giorni. Si tratta del VII Vertice dei Capi di Stato e di Governo ALC/UE (o I Vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC) /Unione Europea)  e il IV Vertice imprenditoriale CELAC/UE. Il Cile, che detiene la presidenza pro tempore della CELAC e che la cederà proprio in quest’occasione a Cuba,   si presenta come anfitrione degli incontri. (altro…)


L’acqua alla fine del mondo

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L’acqua alla fine del mondo” e il nuovo progetto editoriale e giornalistico di Elvira Corona, free lance già autrice di Lavorare senza padroni” viaggio nelle imprese recuperadas d’Argentina — Emi edizioni.

Lo promuove qui tramite il Crowdfounding e manca veramente poco alla sua realizzazione ! E’ importante sostenerlo, visita la pagina per vedere come!!!

Qui di seguito la descrizione:

Reportage in Cile, dall’Aysen all’Atacama a raccogliere le storie delle persone che dovrebbero rinunciare alle loro case, terre, fiumi ea quel paradiso naturale che è la Patagonia, per fare spazio alle dighe che la società HidroAysen (con la partecipazione di Enel) vuole costruire. Scopo dichiarato per la costruzione delle dighe è quello di fornire più energia elettrica al paese, ma sono in molti a dire che l’energia in realtà non è necessaria all’uso civile ma verrà destinata principalmente alle miniere del nord del Cile di proprietà delle multinazionali, dove lavorano anche minatori sfruttati, che ogni giorno mettono a rischio la loro vita per guadagnarsi da vivere. La zona che beneficerebbe maggiormente dell’energia elettrica prodotta è proprio quella del nord, attraversata dal deserto di Atacama. In questa zone si trova la miniera dove rimasero intrappolati i 33 minatori nell’agosto del 2010. Da quando questo megaprogetto è stato reso pubblico, la società civile si è mobilitata per cercare di bloccarlo e a tutt’oggi, in mezzo a una selva di provvedimenti, concessioni, e dubbi coinvolgimenti delle istituzioni i lavori non sono ancora partiti.

Maggiori info qui:

http://www.renovablesverdes.com/aprueban-en-chile-la-construccion-de-mega-proyecto-hidroelectrico/

e qui:

http://www.patagoniasinrepresas.cl/final/

 


Cile: il vertice del popolo mapuche

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Bandera mapuche

I mapuche  da anni chiedono la restituzione di terre che considerano  di loro proprietà ancestrale.

di Annalisa Melandri in esclusiva per L’Indro — 16 gennaio 2013

Inizia proprio oggi, mercoledì 16 gennaio, il vertice mapuche sul cerro (collina) Ñielol, nei pressi di Temuco nel sud del Cile, organizzato dall’associazione Consejo de Todas las Tierras, Consiglio di Tutte le Terre, che raggruppa le  maggiori organizzazioni rappresentanti del popolo mapuche, gli abitanti nativi originari del Cono Sud del continente americano (che vivono attualmente tra Argentina e Cile) e che ha convocato il vertice in seguito alla recrudescenza delle tensioni tra la popolazione indigena  e il governo cileno, nel corso delle quali, a causa di un incendio appiccato in una  proprietà terriera, è morta una coppia di anziani latifondisti.

Nella regione dell’Araucanìa, a circa 700 chilometri a sud della capitale Santiago, nel corso dell’anno appena concluso e dopo un biennio di relativa tranquillità,  si è registrato infatti un considerevole aumento del conflitto sociale che vede scontrarsi,  spesso lasciando dietro di sé morti e feriti,  i  mapuche — soprattutto i settori più radicali riuniti nel Coordinamento Arauco Malleco (CAM) — e i Carabinieri e l’Esercito cileni. (altro…)


Colonia Dignidad, nazismo e impunità in Cile

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Quattro gerarchi ancora alla guida dell’ ex Colonia Dignidad.La setta religiosa di Paul Schäfer responsabile di abusi sui bambini e collaboratrice con la dittatura di Pinochet

Di Annalisa Melandri — in esclusiva per L’Indro *- 21 Dicembre 2012

Due deputati cileni, Lautaro Carmona (Partito Comunista) e Sergio Aguiló (Sinistra Cristiana),  hanno chiesto lo scorso mese di novembre alle autorità del loro paese di porre fine ai benefici dei quali godrebbero quattro cittadini tedeschi, ex dirigenti della tristemente nota Colonia Dignidad, i quali  nonostante siano stati condannati  per sequestro, privazione illegale della libertà, complicità in violenze sessuali contro minori, associazione a delinquere e altri reati finanziari, continuano ad agire pubblicamente come leader della comunità e a promuovere iniziative pubbliche in nome di essa.

La Colonia Dignidad, ribattezzata recentemente come  “complesso turistico” Nuova Villa  Baviera,  è una comunità che si trova nei pressi di Parral, nella regione del Maule, in Cile. Fu fondata  negli anni ’60 da un tedesco, Paul Schäfer Schneider, ex membro della Gioventù Hitleriana e medico della Wehrmachtil quale in Germania dopo la guerra, aveva creato presunte società caritatevoli che si occupavano di bambini. Nel 1961 si rifugiò in Cile (probabilmente aiutato dalla potente organizzazione Odessa) in seguito alle accuse di abusi sessuali su minori. In Cile, insieme ad un nutrito gruppo (circa 300 persone) di tedeschi che erano emigrati con lui,  fondò la Colonia Dignidad, che con il tempo divenne  una vera e propria setta di matrice religiosa, alla guida della quale si assunse come leader e capo indiscusso.  Alcuni dei residenti alla Colonia divennero suoi più stretti collaboratori e complici in tutta la serie infinita di orrori che si commisero all’interno della comunità, altri, la maggior parte, ne divennero  loro malgrado vittime, come i bambini,  dei quali abusò sistematicamente fin dal principio. (altro…)


Cile, indulto per i detenuti stranieri

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122 cittadini peruviani sono stati i primi a fare ritorno in patria. A loro seguiranno altri mille detenuti tra cui anche italiani, spagnoli, israeliani e filippini.
di Annalisa Melandri per L’Indro*
24 ottobre 2012

I primi a uscire dal carcere e a varcare i confini del paese nel quale erano detenuti, il Cile, per ritornare in patria in regime di libertà vigilata, sono stati 122 cittadini peruviani. Lo scorso mese di agosto, alla presenza delle autorità cilene rappresentate dal ministro dell’Interno, Rodrigo Hinzpeter, dal ministro della Giustizia, Teodoro Ribera e dal Direttore Nazionale della Gendarmeria, Luis Masferrer, hanno attraversato la frontiera con il Perú, beneficiando della Legge di Indulto Generale n. 20.588, che era stata approvata all’unanimità dal Congresso, qualche mese prima.

Questa legge rientra nell’ambito della nuova politica penitenziaria, voluta dal governo dell’attuale presidente cileno Sebastián Piñera, di destra, che ha lo scopo di migliorare le condizioni di detenzione nelle carceri del paese e di ridurre l’alto tasso di sovraffollamentodegli stessi, una problematica ormai comune anche a molti paesi europei, l’Italia in testa. (altro…)


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