Los accidentes laborales y la soledad del obrero

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El articulo más comentado y visitado en mi página es el que escribió Marco Bazzoni y que yo publiqué,  respecto a los accidentes de trabajo de obreros y obreras italianos y el <a href=“http://it.wikipedia.org/wiki/Istituto_Nazionale_per_l” onclick=“javascript:_gaq.push([’_trackEvent’,‘outbound-article’,‘http://it.wikipedia.org/wiki/Istituto_Nazionale_per_l’]);“Assicurazione_contro_gli_Infortuni_sul_Lavoro”>INAIL (Instituto Nacional para el seguro publico contra  los accidentes de trabajo). Emerge una realidad desoladora: una institución que depende directamente del ministerio del trabajo y que solo por los años de actividad  que tiene (ha sido fundado en 1933) debería funcional excelentemente.

La realidad es otra, obreros accidentados, algunos de forma grave,completamente abandonados a sí mismos, sin forma de obtener respuestas de la institución, una burocracia diabólica  que en los momentos difíciles de enfermedad o post hospitalización se vuelve casi una forma perversa de tortura, obreros que pierden el trabajo por el accidente sufrido y no reciben ni un euro del  citado seguro o que quedan inválidos sin posibilidad de regresar al trabajo o de poder trabajar en el futuro y sin forma de sobrevivir, frecuentemente necesidad de recurrir a un abogado con gastos accesorios para dar seguimiento a la práctica. (altro…)


Primo Maggio in America latina

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di Annalisa Melandri — in esclusiva per L’Indro — 3 Maggio 2013

In America latina questo Primo Maggio si è celebrato tradizionalmente con imponenti manifestazioni organizzate dai sindacati, con cortei e  comizi in un’atmosfera tutto sommato sicuramente diversa da quella che si è percepita durante la stessa giornata in Europa.
La regione infatti è in crescita e i numeri della disoccupazione “sono ai limiti storici” come rilevato dall’ultimo rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) delle Nazioni Unite presentato a dicembre del 2012 a Città del Messico.

Le celebrazioni del Primo Maggio si sono svolte quasi ovunque, salvo eccezioni, in un’atmosfera di festa, e in alcuni casi i lavoratori e i sindacati si sono uniti ai governi per attestare gli importanti risultati raggiunti in tema di politiche volte alla protezione dei diritti economici, sociali e culturali.
Tale il caso per esempio dell’Ecuador dove in forma pacifica sono scesi a manifestare in due distinti cortei, sia i maggiori sindacati, che appoggiano la Revolución Ciudadana, il progetto politico di rinnovamento del paese portato avanti dal presidente rieletto Rafael Correa, sia i sindacati all’opposizione, o quello dell’Uruguay, dove la principale centrale sindacale, il PIT-CNT, pur riconoscendo gli enormi progressi raggiunti negli ultimi dieci anni chiede adesso  uno “sviluppo integrale che sia sostenibile socialmente  ed economicamente”. (altro…)


Elvira Corona: Lavorare senza padroni

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LAVORARE SENZA PADRONI

Viaggio nelle imprese «recuperadas» d’Argentina

Elvira Corona

EMI, 2011, 14 euro

«Questo non vuol essere un lavoro esaustivo del tema, né tanto meno un saggio. Le storie raccontate possono essere invece utili per offrire alcuni spunti di riflessione e punti di vista differenti su di un fenomeno che ha contribuito a un cambiamento di prospettive nella società argentina.» Così la giornalista free-lance, Elvira Corona, descrive il suo libro.

Ben oltre dall’offrire soltanto «spunti di riflessione» o «punti di vista» sul fenomeno, quello che il testo propone invece è un esauriente panorama delle storie più emblematiche delle Ert, Empresas recuperadas por sus trabajadores (Imprese recuperate dai propri lavoratori) in Argentina dopo la grave crisi del 2001, che mise allora veramente in chiaro l’inadeguatezza e il fallimento del modello neoliberale imposto agli argentini dagli organismi finanziari internazionali.  (altro…)


Quando gli invalidi sul lavoro si rivolgono a un blog … (il mio)

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Riporto qui di seguito, la lettera che Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza di Firenze, nonché prezioso collaboratore di questo blog  ormai da qualche anno, scrisse al quotidiano Liberazione circa un anno fa  rispetto al tema dell’invalidità sul lavoro.

Marco è autore di questo articolo sulle rendite da fame dell’Inail agli invalidi sul lavoro ed ha offerto sempre la sua preziosa e disinteressata  consulenza a quanti  hanno scritto sia privatamente che nel blog per avere un consiglio o un parere.  La quantità di commenti e di lettere  ricevute dimostra che il problema è grave e i lavoratori veramente sono abbandonati a se stessi in quella che può  considerarsi una vera e propria violazione dei loro diritti, prima di tutto quello all’informazione. Approfitto ancora una volta per ringraziarlo e salutarlo con affetto.  (AM)

 

Cara Liberazione,

nonostante Annalisa Melandri abbia pubblicato un anno fa sul suo blog (http://www.annalisamelandri.it/2010/06/rendite-da-fame-inail-agli-invalidi-del-lavoro/) questa mia lettera sulle rendite da fame Inail agli invalidi del lavoro, ci sono ancora lavoratori invalidi che mi scrivono. Segno che molti invalidi del lavoro sono abbandonati a se stessi, senza le dovute informazioni.
In una sua lettera di risposta pubblicata nell’edizione di venerdì 22 luglio de La Nazione, e sul sito web http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/2011/07/21/548533-trattori_muletti_muore_tutte_autostrade.shtml, il direttore de La Nazione Mauro Tedeschini, mi invita, a rivolgermi ad altri indirizzi , dicendomi che «i giornali hanno molte colpe, ma forse per le vittime sul lavoro è meglio rivolgersi a qualche altro indirizzo». (altro…)


Rendite INAIL: aggiornamenti dal 1 luglio 2011

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Qui di seguito le tabelle di aggiornamento delle Rendite Inail, a partire dal 1 Luglio 2011:

AGRICOLTURA — scarica MOD. TAB. AGR (tabella pdf)

INDUSTRIA — scarica MOD. TAB. IND (tabella pdf)

MARITTIMI — TECNICI — MEDICI — TAB. L.C.-MARITTIMI-MEDICI.TECN.RAD (tabella pdf)

 

Ringrazio Marco Bazzoni)


Quello che INAIL non dice sulle morti sul lavoro

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Lettera di Marco Bazzoni - Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza-Firenze*

L’Inail, come ogni anno, dirama il suo Rapporto Annuale sugli infortuni e le morti sul lavoro, che quest’anno è stato presentato il 5 Luglio 2011.
E per l’anno 2010 ci comunica, che per la prima volta le morti sul lavoro sono scese a 980, quindi sotto quota mille, con un calo del 6,9% rispetto alle 1053 del 2009:

 

 

 

 

 

 

 

 

http://www.asca.it/news-INAIL__NEL_2010_INFORTUNI_IN_CALO__980_MORTI_SUL_LAVORO-1031823-ORA-.html

E subito, da più parti, si scatenano i commenti positivi. (altro…)


Non dimentichiamoci dei morti sul lavoro nel 2010

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di Marco Bazzoni

NON DIMENTICHIAMOCI DEI MORTI SUL LAVORO NELL’ANNO 2010.

Il 2011 è arrivato, ieri tutta Italia a festeggiare per l’arrivo del nuovo anno, ma c’erano anche delle persone che non avevano nulla di cui festeggiare, e sono i familiari dei 1080 lavoratori, che nel 2010 hanno perso la vita perchè sono morti sul lavoro:

http://cadutisullavoro.blogspot.com/2010/12/tutti-i-morti-per-infortuni-sul-lavoro.html

In attesa dei dati che ci fornirà l’Inail per l’anno 2010, notiamo che rispetto al 2009 quando ci sono stati 1050 morti sul lavoro, i morti sono sul lavoro  nel 2010 sono in aumento, questo secondo i dati forniti dal blog Caduti sul Lavoro.
Dopo questa premessa, vorrei ricordare, che i dati Inail tengono conto solo degli infortuni denunciati, quindi sono dati che vanno presi come punto di riferimento, ma non come dati definitivi, perchè non tengono conto anche di tutti i lavoratori che muoiono “in nero” o che  denunciano l’infortunio come malattia per paura di ritorsioni dal parte del datore di lavoro, perchè hanno un lavoro precario, quindi sono ricattabili.
Ecco perchè ho sempre detto che questi dati sono fortemente sottostimati.
Io vorrei ci ricordassimo di tutte queste persone che non ci sono più, che molte volte sono morte perchè nelle aziende non si rispettavano neanche le minime norme di sicurezza sul lavoro. (altro…)


Appello contro lo spot vergognoso sulla sicurezza del lavoro

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Fonte: No morti lavoro

La Campagna per la sicurezza sul lavoro, promossa dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali recita “Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene”.Un messaggio e due spot rivolti solo al lavoratore e non a tutti gli  “attori” coinvolti.Dopo aver frantumato il Dlgs 81 del 2008 del Governo Prodi,hanno ben pensato di correggerlo con il decreto correttivo Dlgs 106/09 (sanzioni dimezzate ai datori di lavoro, dirigenti, preposti, arresto in alcuni casi sostituito con l’ammenda, salvamanager, ecc.). Ora il governo cerca di rifarsi la “verginità” con spot inutili che costano alle nostre tasche ben 9 milioni di euro. Questi spot sono inutili, anzi dannosi, per l’immagine di chi ogni giorno rischia la vita, non perché gli piaccia esercitarsi in sport estremi, ma colpevolizzando sottilmente il lavoratore stesso, nascondendo una realtà drammatica: l’attuale organizzazione del lavoro offre ben poche possibilità al lavoratore di ribellarsi a condizioni di lavoro sempre più precarie in tema di sicurezza. E’ una campagna vergognosa perché oggi il lavoratore ha ben poche possibilità di rispettare lo slogan “SICUREZZA SUL LAVORO. LA PRETENDE CHI SI VUOLE BENE “, quasi che se non c’è sicurezza la colpa è imputabile al fatto che il lavoratore non vuole bene a se stesso ed ai suoi familiari. Non dice nulla di chi deve garantire la sicurezza per legge, ovvero i datori di lavoro, sottovaluta i rapporti di forza nei luoghi di lavoro, non accenna minimamente al fatto che i lavoratori, specialmente di questi tempi, sono sempre più ricattabili e non hanno possibilità di scegliere di fronte ad un lavoro in nero, un lavoro precario, un lavoro a tempo determinato. I lavoratori devono sottostare a ritmi da Medio Evo. La campagna deve avviare un processo di comunicazione diffusa, in modo da rendere nota a tutti la necessità di un impegno costante da parte di tutti gli “attori” coinvolti, soprattutto di chi deve garantire la sicurezza. Questi spot devono essere sostituiti da una campagna di comunicazione che dovrà puntare sulla responsabilità civile, penale e non ultima anche etico-morale che l’imprenditore deve assumere per tutelare l’integrità delle persone che lavorano per lui. Via questi spot vergognosi, pretendiamo più ispettori ASL e più risorse, affinchè la mattanza quotidiana di lavoratori abbia finalmente fine, per l’obiettivo irrinunciabile che non si raggiunga il profitto a tutti i costi e soprattutto non con il sacrificio di vite umane innocenti.

Marco Bazzoni - Operaio metalmeccanico e rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza – Firenze; Andrea Bagaglio – Medico del Lavoro – Varese;Leopoldo Pileggi – Rappresentante dei lavoratori per La Sicurezza – Correggio; Daniela Cortese – RSU/RLS Telecom Italia Sparkle – Roma;

N.B. Chi vuole aderire all’appello, invii il proprio nominativo, azienda, qualificà e città al seguente indirizzo email: bazzoni_mattindotit


Lettera dei lavoratori Fiat di Tychy a quelli di Pomigliano

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Perchè il capitalismo vuole metterci gli uni contro gli altri. Perchè sfrutta là dove c’è da sfruttare, oggi a Pomigliano, poi in Polonia, domani di nuovo a Pomigliano. Gli operai sono merce da spremere e gettare via all’occorrenza. Si è fatto un gran parlare dell’accordo di Pomigliano, si parla però  poco dei fratelli polacchi che stanno perdendo tutto in nome del profitto, quello stesso profitto in nome del quale il padrone ricatta  oggi i lavoratori di Pomigliano.  (a.m.)

“Tremino pure le classi dominanti davanti a una rivoluzione comunista. I proletari non hanno nulla da perdere in essa fuorchè le loro catemne. E hanno un mondo da guadagnare. Proletari di tutti i paesi unitevi!” (dal Manifesto del Partito Comunista)

TESTO DELLA LETTERA:

La Fiat gioca molto sporco coi lavoratori. Quando trasferirono la produzione qui in Polonia ci dissero che se avessimo lavorato durissimo e superato tutti i limiti di produzione avremmo mantenuto il nostro posto di lavoro e ne avrebbero creati degli alti. E a Tychy lo abbiamo fatto. La fabbrica oggi è la più grande e produttiva d’Europa e non sono ammesse rimostranze all’amministrazione (fatta eccezione per quando i sindacati chiedono qualche bonus per i lavoratori più produttivi, o contrattano i turni del weekend).

A un certo punto verso la fine dell’anno scorso è iniziata a girare la voce che la Fiat aveva intenzione di spostare la produzione di nuovo in Italia. Da quel momento su Tychy è calato il terrore. Fiat Polonia pensa di poter fare di noi quello che vuole. L’anno scorso per esempio ha pagato solo il 40% dei bonus, benché noi avessimo superato ogni record di produzione.

Loro pensano che la gente non lotterà per la paura di perdere il lavoro. Ma noi siamo davvero arrabbiati. Il terzo “Giorno di Protesta” dei lavoratori di Tychy in programma per il 17 giugno non sarà educato come l’anno scorso. Che cosa abbiamo ormai da perdere?

Adesso stanno chiedendo ai lavoratori italiani di accettare condizioni peggiori, come fanno ogni volta. A chi lavora per loro fanno capire che se non accettano di lavorare come schiavi qualcun altro è disposto a farlo al posto loro. Danno per scontate le schiene spezzate dei nostri colleghi italiani, proprio come facevano con le nostre.

In qusesti giorni noi abbiamo sperato che i sindacati in Italia lottassero. Non per mantenere noi il nostro lavoro a Tychy, ma per mostrare alla Fiat che ci sono lavoratori disposti a resistere alle loro condizioni. I nostri sindacati, i nostri lavoratori, sono stati deboli. Avevamo la sensazione di non essere in condizione di lottare, di essere troppo poveri. Abbiamo implorato per ogni posto di lavoro. Abbiamo lasciato soli i lavoratori italiani prendendoci i loro posti di lavoro, e adesso ci troviamo nella loro stessa situazione.

E’ chiaro però che tutto questo non può durare a lungo. Non possiamo continuare a contenderci tra di noi i posti di lavoro. Dobbiamo unirci e lottare per i nostri interessi internazionalmente.

Per noi non c’è altro da fare a Tychy che smettere di inginocchiarci e iniziare a combattere. Noi chiediamo ai nostri colleghi di resistere e sabotare l’azienda che ci ha dissanguati per anni e ora ci sputa addosso.

Lavoratori, è ora di cambiare.

Originale tratta da libcom.org/news/letter-fiat-14062010


Rendite da fame INAIL agli invalidi del lavoro.

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Marco Bazzoni, che ringrazio,  ha dato la sua disponibilità per essere contattato da chiunque abbia dubbi  o avesse bisogno di un parere.
IN FONDO ALL’ARTICOLO LE NUOVE TABELLE DELLE RENDITE INAIL CHE ENTRERANNO IN VIGORE IL 1 LUGLIO 2010 E LA DELIBERA INAIL 69/2010
di Marco Bazzoni
Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza-Firenze.
Email:
bazzoni_mattindotit  (bazzoni_mattindotit)  
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Con il Decreto del 27 marzo 2009 del Ministero del Lavoro:

pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 120 del 26 maggio 2009, sono aumentati dell’8,68% gli indennizzi in capitale e le rendite INAIL da danno biologico.
A guardare gli aumenti sulla tabella di rivalutazione, pubblicata sul sito dell’Anmil (Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi del Lavoro):

http://www.anmil.it/public/anmil/shared/0.57733255569.jpg

 

c’è di cui vergognarsi, perchè questi sono aumenti da “fame” per gli invalidi del lavoro, considerando che l’Inail ha un tesoretto”, depositato per intero presso la Tesoreria dello Stato, che ammonta ad oltre 13 miliardi di euro, e che l’Inail ogni anno ha un avanzo di bilancio di quasi due miliardi di euro (per il 2009 è previsto un avanzo di bilancio di oltre 1,5 miliardi di euro).
Invece di usare questi soldi per ripianare i debiti dello Stato, si potrebbe aumentare im maniera consistente le rendite da fame agli invalidi del lavoro.
Vale la pena fare qualche esempio.
Intanto bisogna specificare quando si ha diritto all’indennizzo, cioè solo quando l’invalidità è almeno del 6%, altrimenti niente, mentre si ha diritto alla rendità, solo quando questa è almeno del 16%.
Se ad esempio è del 15%, si ha diritto all’indennizzo sotto forma di capitale.
Per chi rimane paraplegico (disautonomia motoria del tronco, degli arti inferiori con anche danno genito-urinario), l’Inail riconosce un invalidità del 85%.
Perdita bilaterale degli arti superiori (amputazione di entrambi gli arti superiori con eventuale sofferenza dolorosa del moncone), l’Inail riconosce un invalidità del 85%.
Perdita bilaterale della mano, l’Inail riconosce un invalidità del 75%.
Perdita totale di coscia per disarticolazione coxo-femorale, a seconda dell’applicazione di protesi efficace, l’Inail riconosce un invalidità che va dal 45 al 60%.
Perdita del piede, l’Inail riconosce un invalidità del 30 %,.
Perdita dell’avampiede, a seconda del livello, l’Inail riconosce un invalidità fino al 20%.
Sono quasi 30 mila i lavoratori che ogni anno rimangono invalidi sul lavoro, che molte volte devono “battagliare” con l’Inail per vedersi riconosciuti i propri diritti e ottenere una rendita in seguito a infortunio (una studio realizzato da Ires-Cgil e dalla Fillea Cgil, dice che un lavoratore su cinque ha dovuto aprire un contenzioso con l’Inail)
L’iter per il riconoscimento dell’invalidità è un percorso fatto di continui esami, valutazioni, ricorsi, visite mediche e raccolte di documenti secondo una logica simile a quella del tribunale, che a volte fa sentire il lavoratore come implicato in un processo.
Il 24 giugno 2009 l’Inail ha presentato alla Camera dei Deputati, il Rapporto Annuale 2008 sugli infortuni sul lavoro.
Secondo l’Inail, sia gli infortuni sul lavoro, che quelli mortali sono diminuiti nell’anno 2008: per quanto riuguarda gli infortuni mortali, siamo passati da 1207 del 2007, a 1120 del 2008, invece per gli infortuni sul lavoro, siamo passati dai 912419 del 2007, agli 874.940 del 2008.
L’Inail non prende minimamente in considerazione il fatto, che nel 2008 c’è stata la più grossa crisi finanziaria dal secondo dopoguerra ad oggi, e che molto probabilmente questo calo dipende da questo.
Inoltre, come ho detto sempre, questi dati vanno presi con le “molle”, perchè anche se i dati Inail sono un punto di riferimento, con cui tutti dobbiamo confrontarci, non sono “oro colato”.
Nel Convegno Inca-Cgil che si è tenuto a Roma il 24 giugno 2009 (proprio il giorno di presentazione del Rapporto Annuale Inail), dal titolo “Il lavoro offeso”, dove è stata presentata la ricerca Ires-Cgil e Fillea Cgil, è venuto fuori quello che molti pensano da anni, cioè che i dati ufficiali, cioè quelli dell’Inail, non danno una rappresentazione reale del dramma.
Tanto per cominciare c’è una parte di infortuni che sfuggono, perchè vengono denunciati come malattia o fatti passare come incidenti avvenuti fuori lavoro.
Anche Franca Gasparri della Presidenza dell’Inca Cgil è convinta di una sottovalutazione del problema degli infortuni:

“Noi sappiamo –spiega– che il 30% degli infortuni sul lavoro che avvengono in Italia, non vengono dichiarati come tali e poi c’è una sottostima del problema delle malattie professionali. La ricerca –aggiunge– affronta il problema della solitudine “forte”, della cesura che avviene ogni volta che un infortunio o una malattia professionale colpiscono un lavoratore”.
Raffaele Minelli, Presidente delI’Inca-Cgil, ha detto che ” gli infortuni sul lavoro sono molti di più, si potrebbe addirittura raddoppiare il dato INAIL, perchè spesso gli incidenti non vengono denunciati e il sistema delle tutele e degli indennizzi così come quello del controllo e della prevenzione è del tutto indadeguato”.
L’Inail piuttosto che fornire statistiche incoraggianti sul dramma degli infortuni e delle morti sul lavoro, dovrebbe pensare più che altro, a indennizzare adeguatamente gli infortunati sul lavoro.

aggiornamento:
Tabelle rendite INAIL in vigore dal 1/7/2010
Tabella agricoltura
Tabella industria
Tabella marittimi, tecnici sanitari di radiologia e medici colpiti da radiazioni
Qui e qui invece si trova la delibera INAIL 69/2010
Qui invece le tabelle in vigore dal 1 luglio 2011

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