Sexo contra sexo — Evelyn Reed
Sexo contra sexo — Evelyn Reed da scaricare analisis marxista de la lucha de las mujeres
Evelyn Reed
(1905 — 1979)
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Socialista y feminista estadounidense quien fue pionera en investigar a las ciencias naturales y sociales y revelar en sexismo escondido en sus senos. Fue miembra del Socialist Workers Party.
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Día Mundial del Libro
Fabrizio Pecori, il mio saluto
Ciao Fabrizio. Ci sono notizie che ti colpiscono come pugnalate. Facebook è un ottimo mezzo per ritrovare amicizie ormai perdute, per allacciare nuovi rapporti ma sa anche essere crudele. Come quando freddamente ti comunica che qualcuno che stimavi, per il quale non solo provavi ammirazione e simpatia, ma anche quell’ affetto che si riesce a instaurare nella rete tra persone, che pur non essendosi mai conosciute dal vero, hanno in qualche momento condiviso passioni, momenti, immagini, non c’e’ più.
Le splendide lungta, Fabrizio, che gentilmente mi hai portato dal Tibet e che mi inviasti insieme ad uno dei tuoi calendari, mi hanno seguito fin qui dove vivo adesso… Dal Nepal ai Caraibi, non si può dire che non abbiano viaggiato, unendo colori e temperature diverse, sapori e odori differenti.
Fabrizio Pecori era il direttore della rivista MyMEDIA, un fotografo brillante, un viaggiatore compulsivo, un esploratore del mondo, inteso il mondo, in tutta la sua vastità, dagli esseri più’ piccoli, a quelli piu grandi, dagli uomini agli animali, dai paesaggi freddissimi a quelli caldissimi, dai paesi più vicini a quelli più lontani. Lo ammiravo e stimavo per questo, Fabrizio Pecori, perché aveva negli occhi una lente speciale, quella che sapeva cogliere l’umanità dietro ad ogni cosa, anche a una semplice roccia. Palomar era il suo pseudonimo nel suo blog, come il personaggio di Calvino, come l’osservatorio, come un palombaro che si immerge e risale alla superficie carico di immagini e sensazioni che solo lui ha visto e provato… Nessun pseudonimo poteva essere più adatto a Fabrizio.
Aveva un done ulteriore Fabrizio, la scrittura, semplice e pungente, come le sue fotografie, ironica e illuminante…
Come scrissi in questo post, tempo fa, ogni suo “viaggio non si esaurisce al ritorno, ma come è sua consuetudine lo estende delineando con le sue fotografie e i suoi racconti dei particolari percorsi di conoscenza che generalmente occupano uno spazio temporale e visivo molto ampio, come a voler conservare quanto più a lungo possibile negli occhi e nel cuore il fascino del Lontano”.
Il Lontano questa volta lo ha accolto e tenuto con sé. Non potrà condividere quest’ultimo viaggio, né con le foto, né con i suoi racconti. Sta “rubando al silenzio coriandoli di storie”…
Fabrizio Pecori é improvvisamente venuto a mancare lo scorso novembre. Qualche giorno prima aveva ricevuto il primo premio nel concorso fotografico A come Acqua.
Günter Grass: “Quello che deve essere detto”
Quello che deve essere detto - di Günter Grass
Perché taccio, passo sotto silenzio troppo a lungo
quanto è palese e si è praticato
in giochi di guerra alla fine dei quali, da sopravvissuti,
noi siamo tutt´al più le note a margine.
E´ l´affermato diritto al decisivo attacco preventivo
che potrebbe cancellare il popolo iraniano
soggiogato da un fanfarone e spinto al giubilo organizzato,
perché nella sfera di sua competenza si presume
la costruzione di un´atomica.
E allora perché mi proibisco
di chiamare per nome l´altro paese,
in cui da anni — anche se coperto da segreto -
si dispone di un crescente potenziale nucleare,
però fuori controllo, perché inaccessibile
a qualsiasi ispezione?
Il silenzio di tutti su questo stato di cose,
a cui si è assoggettato il mio silenzio,
lo sento come opprimente menzogna
e inibizione che prospetta punizioni
appena non se ne tenga conto;
il verdetto «antisemitismo» è d´uso corrente.
Ora però, poiché dal mio paese,
di volta in volta toccato da crimini esclusivi
che non hanno paragone e costretto a giustificarsi,
di nuovo e per puri scopi commerciali, anche se
con lingua svelta la si dichiara «riparazione»,
dovrebbe essere consegnato a Israele
un altro sommergibile, la cui specialità
consiste nel poter dirigere annientanti testate là dove
l´esistenza di un´unica bomba atomica non è provata
ma vuol essere di forza probatoria come spauracchio,
dico quello che deve essere detto.
Perché ho taciuto finora?
Perché pensavo che la mia origine,
gravata da una macchia incancellabile,
impedisse di aspettarsi questo dato di fatto
come verità dichiarata dallo Stato d´Israele
al quale sono e voglio restare legato
Perché dico solo adesso,
da vecchio e con l´ultimo inchiostro:
La potenza nucleare di Israele minaccia
la così fragile pace mondiale?
Perché deve essere detto
quello che già domani potrebbe essere troppo tardi;
anche perché noi — come tedeschi con sufficienti colpe a carico -
potremmo diventare fornitori di un crimine
prevedibile, e nessuna delle solite scuse
cancellerebbe la nostra complicità.
E lo ammetto: non taccio più
perché dell´ipocrisia dell´Occidente
ne ho fin sopra i capelli; perché è auspicabile
che molti vogliano affrancarsi dal silenzio,
esortino alla rinuncia il promotore
del pericolo riconoscibile e
altrettanto insistano perché
un controllo libero e permanente
del potenziale atomico israeliano
e delle installazioni nucleari iraniane
sia consentito dai governi di entrambi i paesi
tramite un´istanza internazionale.
Solo così per tutti, israeliani e palestinesi,
e più ancora, per tutti gli uomini che vivono
ostilmente fianco a fianco in quella
regione occupata dalla follia ci sarà una via d´uscita,
e in fin dei conti anche per noi.
(Traduzione di Claudio Groff)
Fonte: RaiNews
Con una poesia pubblicata oggi dalla ‘Sueddeutsche Zeitung’ lo scrittore e premio Nobel per la letteratura nel 1999 Günter Grass interviene sui rapporti tra Israele e l’Iran e scatena un pandemonio in Germania. Secondo quanto riportano oggi i principali mezzi di informazione lo scrittore nella poesia chiede alla Germania di non fornire altri sommergibili a Israele che potrebbe lanciare missili con testata nucleare contro l’Iran; Grass sostiene infatti che l’arsenale atomico di Israele rappresenta una minaccia più seria della possibile atomica iraniana. Il testo, rifiutato da Die Zeit, è stato pubblicato oggi dalla Suddeutsche Zeitung oltre che da altri quotidiani europei come “La Repubblica” e “El Pais”. Nella poesia Grass critica anche la politica tedesca rimproverando a Berlino di aver venduto e continuato a vendere armi letali a Israele.
Il giornale di Monaco di Baviera mette in prima pagina la foto di Grass accompagnata dal titolo “Ein Aufschrei”, un grido di dolore, sottolineando che il Nobel tedesco “mette in guardia su una guerra contro l’Iran”. Nella poesia dal titolo “Ciò che va detto“, lo scrittore spiega i motivi per cui il suo Paese non deve più fornire sommergibili a Israele. Nel giorni scorsi i cantieri navali tedeschi hanno consegnato un quarto sommergibile “Dolphin” a Israele che dovrebbe riceverne ancora un altro. (continua…)
Siamo tutti cretinetti
Siamo tutti cretinetti.
Certo, prima ancora siamo stati coglioni. Non ve lo ricordate più’? Eppure ci venne detto quasi a reti unificate…
Ancora, ancora prima, terroristi. Qualcuno di noi lo é ancora, anche soltanto per tenere una penna in mano e il cervello acceso. Vero????? A tanti fischieranno le orecchie, senza fare nomi importanti…
Ah! dimenticavo le streghe, ma quelle sono diventate subito démodé e noiose, le scope, i roghi, gli stracci che avevano indosso, roba vecchia… le hanno trasformate in puttane…
Sognatori e illusi ce lo dicono quando non vogliono infierire troppo, magari parlando dei propri figli o parenti, e lo so bene questo, eh se lo so… Tanti buoni consigli, cominciando dal super inflazionato: “cara/o cosa ne pensi di andare a parlare con uno psicologo”, cosi magari per sfogarti…
Nei casi peggiori ci sbattono in galera o ci chiudono in manicomio…
Abbiamo occhi per vedere, cuore per sentire, cervello per capire.
Ci dispiace, non ci avrete mai.
LUCA RESISTI!
Hernando Calvo Ospina: l’uomo che minacciava la Francia
Liberazione?
Berlusconi si dimette e viene da pensare alla Liberazione. E’ inevitabile. Anche se sarebbe stato decisamente più esaltante che a cacciarlo fossero state le pedate degli italiani e non il potere della finanza mondiale. Accontentiamoci per ora.
Tuttavia so che l’Italia cadra’ nelle mani di altri fascismi, forse più globalizzati, e sudore e sangue saranno versati ancora e sempre dal popolo.
E purtroppo i giovani ne pagheranno lo scotto più alto.
Non so se siamo pronti per una rivoluzione culturale che e’ quella che ci potrà salvare ma sicuramente la parte migliore di questo paese e’ quella che come sempre, sta fuori dal teatrino squallido della politica. Io la vedo tra i tanti collettivi che animano i quartieri e le università, tra le associazioni di volontariato, tra i movimenti sociali e le radio alternative, tra i militanti, singoli o associati che lottano e sognano un paese migliore, contro gli squali del potere; tra gli internazionalisti che sognano un mondo migliore, contro gli squali delle multinazionali.
La vedo nel Club dei Disadattati. Se la realta’ e’ questa, felici di esserlo. Iscrizioni aperte.
Il Club dei Disadattati
fonte foto– Argeo
CLUB DEI DISADATTATI
Dov’è la museruola? Dove sono le manette?
Dove sono l’oppressione, la prigione, l’antro del tradimento?
Si potesse con questa rosa distruggere
il suo odioso potere e il malgoverno.
Con un martello e una falce,
con il canto delle mie mani.
In questo nuovo oceano:
CLUB dei DISADATTATI?
Questa è la liberissima traduzione di una poesia che l’amico Julio Carmona, poeta e scrittore peruviano di grande talento (che ringrazio e abbraccio) ha scritto dietro la mia esplicita richiesta, quella cioè di dedicare alcuni versi al Club dei Disadattati. Lo spunto di partenza, nato casualmente su Facebook, era : “se la realtà è questa, felice di essere una disadattata”.
Perché “disadattato” o “inadeguato” che poi è quasi lo stesso viene ripetuto spesso. In famiglia sopratutto e poi in società, nel mondo del lavoro. Un disadattato è “colui che non si adatta”. A cosa? Alla società, alle regole del gioco.
Un inadeguato è “uno che non si adegua”. La stessa cosa. Se ci guardiamo intorno e vediamo quale è questa realtà alla quale viene chiesto di ageduarci o di adattarsi, allora ebbene, felici di essere dei DISADATTATI! Da lí il Club. Le iscrizioni sono aperte.
Sognatori e poeti, comunisti e scrittori di favole, trans, gay, e lesbiche, militanti, guerrilleros… fatevi avanti…
La versione originale in spagnolo e’ questa:
CLUB DE LOS DESADAPTADOS
¿Dónde, el bozal, las esposas,
La opresión o la prisión,
El antro de la traición,
Para hacer con esta rosa
La destrucción de su odiosa
Permanencia y mal estado,
Y un martillo o un arado
Con el canto de mis manos
En este nuevo oceano:
Club de los desadaptados?
(Julio Carmona)
La morte di Gheddafi e gli studenti italiani
Pubblico volentieri la lettera di Alessandro Marescotti, redattore di PeaceLink, a Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace. Alessandro e’ anche docente di Lettere di un Istituto Tecnico Industriale di Taranto. Vorrei che le scuole italiane fossero piene di insegnanti come lui. Grazie Alessandro, la tua lettera mi ha commossa profondamente. Vorrei che i miei figli un giorno incontrassero maestri e docenti come te, di quelli che lasciano il segno. Io ho avuto questa fortuna, in Italia ma anche in un paesino sperduto della Colombia, dove ho capito perché in quel paese fare il maestro può anche essere un mestiere pericoloso.(AM)
Oggi i miei studenti hanno detto cose terribili
Caro Flavio,
condivido in rete queste poche parole, spero sensate. Comunque scritte con il cuore e con sincerita’.
L’epilogo vergognoso di questa vergognosa guerra richiede a mio parere una netta presa di distanza da parte della Tavola della Pace.
Quale uscita dalla crisi? La “crisi” da un altro punto di vista.
QUALE USCITA DALLA “CRISI”?
di Salvatore Ricciardi* - ottobre 2011
Partiamo dagli slogan. Se è vero che gli slogan nella loro sintesi rappresentano il sentore, la consapevolezza e il percorso politico di un movimento.
“la crisi non l’abbiamo provocata noi”… “la crisi non la paghiamo”…
Mentre la seconda affermazione ha un senso ed esprime una volontà di lotta, la prima è profondamente sbagliata.
“La crisi non l’abbiamo provocata noi”:
*ha un significato “difensivo”, “lamentoso” ed anche “giustizialista”, quasi a voler utilizzare la logica del codice penale (non l’ho commesso io, non ho colpa, non vado punito per qualcosa che non ho fatto…)
*ma soprattutto è un’affermazione non vera! Questa crisi capitalistica è si il portato di contraddizioni interne al modello di accumulazione capitalistica messo però in crisi da un’offensiva della classe operaia nei decenni Sessanta e Settanta. Quindi l’abbiamo provocata noi! E ne siamo orgogliosi!!!
Se per noi intendiamo la classe operaia, il proletariato (ma anche la “piccolissima borghesia” che possiamo definire “proletarizzata”, per intenderci: il piccolo commercio e artigianato, le piccole cooperative, le partite Iva, ecc…).
“Acuire la crisi” è un “compito storico” della classe lavoratrice, è il suo “dovere” fondamentale. La crisi capitalistica non è necessariamente un problema, può essere parte della soluzione, dal versante proletario. Può essere l’inizio della soluzione dei problemi dello sfruttamento e dell’oppressione; se però la classe lavoratrice inasprisce la crisi e non aiuta certo a risolverla; altrimenti diventa “collaborazionista” con il capitale.
La classe lavoratrice deve impedire che si “superi” la crisi, che si “esca” dalla crisi con una “ripresa economica” (che vuol dire “ripresa dei profitti del capitale”, instaurazione di un nuovo modello di sfruttamento che sottometterà e disciplinerà per un altro lungo ciclo la classe lavoratrice). La classe deve impedire che si stabilizzi il meccanismo di accumulazione imposto dal capitale in ogni sua fase di sviluppo.












