La resurrezione del “Brujo Pití”

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Ha promesso a tutti, prima di morire, che una volta morto sarebbe risorto, esattamente a mezzanotte, tra il 15 e il 16 gennaio. 

Il “Brujo Pití” , lo stregone Tití Liriano, haitiano, è passato a miglior vita il 12 gennaio e da tre giorni  centinaia di suoi connazionali, ma anche dominicani, aspettano nei pressi della casa dove viveva, la sua resurrezione. 

Tití Liriano viveva a Verón,  nei pressi di Bavaro, nota località turistica nella parte orientale della Repubblica Dominicana. Una zona di contrasti stridenti, dove all’orizzonte  l’azzurro del cielo  si fonde con il verde perenne della canna da zucchero che cresce rigogliosa alle spalle dei resort di lusso da una parte, e con il punto esatto dove il Mar dei Caraibi tocca l’Oceano Atlantico dall’altra.  (altro…)


“The Mission”: el reality show que viola los derechos humanos de los refugiados

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Por Annalisa Melandri*

La decisión de la RAI– Radiotelevisione Italiana, la compañía de radio y televisión pública de Italia,  de producir el “reality show” The Mission,  con la colaboración del Alto Comisionado de las Naciones Unidas  para los Refugiados (ACNUR Italia) eINTERSOS, una prestigiosa ONG italiana que desde décadas opera en África y en otros países del mundo,  está desatando en Italia en estas semanas una ola generalizada de indignación en las redes sociales y entre los activistas y periodistas que se ocupan de derechos humanos, así como de miles y miles de simples ciudadanos.

El programa, que se transmitirá en diciembre,  prevé la participación de  ocho personajes televisivos y del mundo de la farándula italiana,  que junto a operadores humanitarios de la ACNUR y de  INTERSOS vivirán y “trabajarán” por algunas semanas en los campos de refugiados en  la Republica Democrática del Congo, en Sudan del Sur y en Mali. (altro…)


Wu Ming “Basta col politicamente corretto: riconoscere che il conflitto esiste”

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BOLOGNA - Una caotica battaglia in bilico fra Tolkien, NoTav e Star Wars scoppia sotto le mura di Bologna. È il mural di Blu, writer di successo, su una parete dell’XM24, centro sociale occupato a perenne rischio sgombero. Wu Ming 1 e Wu Ming 4, due “senzanome” del collettivo di scrittura che da Q in poi ha rivisto la tradizione del romanzo storico, hanno voluto farla qui, l’intervista, e si capisce perché: “Si parla sempre da un luogo preciso della storia”. Il loro spalto, la loro posizione, la spiegano subito a chi entra in Giap, il loro blog di politica, dove ora si può scaricare l’ebook con “cento storie sulla fine catastrofica del governo Letta”: “Siamo di sinistra, una sinistra sociale diffusa, dei movimenti, tendenzialmente extra-istituzionale”. Fonte: La Repubblica  di Michele Smargiassi Vuol dire che si può ancora indossare, questa parola, sinistra? WM1: “Dipende da chi lo fa. Chi sei tu che te la provi addosso? Uomo o donna? Dove vivi? Dipendente o autonomo, stabile o precario? Sinistra non è una parola, è una visione del mondo, non è fatta per un soggetto immaginario, cambia secondo la posizione da cui la dici. Come parola disincarnata è solo un’imperfetta metafora spaziale, bidimensionale, dunque inadeguata perché il mondo è pluridimensionale, e poi ha un sottotesto “parlamentare” che pesa perfino quando la usi in modo extraparlamentare…”. (altro…)


L’America latina scopre i riciclatori di professione

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di Annalisa Melandri — in esclusiva per l’<a href=“http://www.l” onclick=“javascript:_gaq.push([’_trackEvent’,‘outbound-article’,‘http://www.l’]);“indro.it” target=“_blank”>Indro  — 8 Maggio 2013

Sembrerebbe un problema marginale, e forse in parte lo è, rispetto a quelli sicuramente di maggior e più urgente impatto sociale e umano che affliggono ancora oggi l’America latina e i Caraibi,  e tuttavia non va sottovalutato, almeno per quanto riguarda la sua proiezione a lungo termine. Se il riciclaggio dei rifiuti nel Nord del mondo rappresenta  una sfida comunque alla portata dei  governi che a pieno titolo vogliono entrare nell’Olimpo della civiltà, nel Sud del mondo, per questo aspetto, siamo ancora gli albori della modernità. Eppure qualcosa si muove. (altro…)


L’America latina e la disabilità, verso un nuovo patto sociale

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Cresce la coscienza del diritto all’assistenza per le categorie protette, ma i fondi sono ancora minimi

di Annalisa Melandri — in esclusiva per l’Indro — 19 Aprile 2013

La Cepal è la Commissione Economica per l’America latina e i Caraibi, organismo delle Nazioni Unite con sede a Santiago del Cile, che ha l’obiettivo di “contribuire allo sviluppo economico dell’America latina, coordinare le azioni volte alla sua promozione e rafforzare le relazioni economiche dei paesi tra loro e con le altre nazioni del mondo”.

Il rapporto ‘Panorama Sociale della regione 2012, presentato nel novembre dello scorso anno, per la prima volta pone enfasi particolare sui vari aspetti relativi all’assistenza dei settori più vulnerabili della società come i  disabili, i bambini e  gli anziani, ed è abbastanza innovativo e importante in questo senso, perché analizza parametri che, per la prima volta nella regione, vengono studiati in modo sistematico ed analitico.
Si tratta, si legge nell’introduzione del rapporto, di elementi, quali la spesa pubblica in tale settore, la spesa delle famiglie, l’assistenza sociale come forma di impiego, che sono stati “tradizionalmente evitati dalla politica pubblica e che negli ultimi  anni sono entrati vivacemente nell’agenda politica dei paesi dell’America latina e dei Caraibi”. (altro…)


Il mondo sarà una grande striscia di Gaza?

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Il gesto scellerato compiuto dai due terroristi ceceni negli Stati Uniti -  e terroristi sono, sia che abbiano agito come pazzi solitari, sia che lo abbiano fatto  nell’ambito di un progetto più grande — avrà conseguenze nefaste per il già delicato equilibrio psicofisico del paese.  Il paziente era in fase di recupero,  una lunga e sofferta convalescenza dopo quanto accaduto l’11 settembre del 2001.

Gli Stati Uniti si chiuderanno ancora di più in se stessi,  nella convinzione di doversi proteggere da pericoli esterni sempre più grandi e più terribili. Aumenterà la loro convinzione  di essere un paese eletto, sotto continuo attacco delle forze del Male. Obama, che aveva resistito a farlo, si sentirà,  come già faceva il suo predecessore,  spinto da  “investitura divina” a combattere la sua personale crociata contro il demonio integralista, qualsiasi forma esso assuma. (altro…)


Riforma migratoria, l’impegno di Obama

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La nuova legge sull’immigrazione: al via il confronto di Obama con lavoratori, immigrati e repubblicani 

di Annalisa Melandri in esclusiva per L’Indro — 6 febbraio 2013

La riforma migratoria era stata una delle promesse mancate della prima campagna elettorale del presidente statunitense Barack Obama. Messo alle strette da poteri divergenti, impegnato nel confronto serrato con i repubblicani e deciso a portare avanti il suo progetto più ambizioso e cioè la riforma sanitaria, dovette tuttavia lasciare indietro quell’impegno che si era assunto con una parte considerevole del suo elettorato.

latinosinfatti, oltre 50 milioni di persone, rappresentano il 10% dell’elettorato statunitense e Obama ha ottenuto, nella sua rielezione, oltre  il 70% (circa 12 milioni di persone) dei voti degli immigrati latinoamericani (mentre il 27%  ha votato per il repubblicano Mitt Romney). (altro…)


L’America centrale si rimilitarizza (I parte). Reportage di G. Trucchi

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Militarización en el Bajo Aguán, Honduras. Fotografía de Giorgio Trucchi.

 

L’ America Centrale si rimilitarizza (en español)

Per la “guerra” contro la droga imposta da Washington. Ma i veri obiettivi sarebbero una riposizionamento politico-militare, lo sfruttamento delle risorse naturali e la repressione sociale

 

di Giorgio Trucchi | Opera Mundi/Alba Sud/LINyM   (1ª parte)

Il 7 agosto 1987, la firma degli “Accordi di Esquipulas II” da parte dei presidenti di Guatemala, El Salvador, Honduras, Nicaragua e del Costa Rica segnò l’inizio di un processo che portò alla fine dei conflitti armati interni. Le guerre civili centroamericane avvennero all’interno del contesto della Guerra Fredda e lasciarono un saldo di centinaia di migliaia di vittime.

Quello storico evento non solo mostrò, per la prima volta, un distanziamento dei governi centroamericani dalle politiche guerrafondaie delle due superpotenze di allora — Stati Uniti e Unione Sovietica -, ma aprì la strada per la pacificazione e la smilitarizzazione dell’America Centrale, attraverso una riduzione drastica degli eserciti e degli armamenti.

Venticinque anni dopo, questa stessa regione è scossa da un’ondata di violenza senza precedenti.

L’avanzata del crimine organizzato relazionato col narcotraffico, associato agli alti indici di povertà che colpiscono la gran parte della popolazione, hanno convertito i paesi centroamericani in “corridoi della droga” che portano verso gli Stati Uniti.

In molti casi, i cartelli della droga e le bande criminali hanno letteralmente eroso le istituzioni e, con esse, le deboli democrazie sorte dopo decenni di conflitti bellici. Una situazione molto complicata soprattutto per i paesi del Triangolo Nord — Guatemala, El Salvador e Honduras — che hanno raggiunto indici di violenza e criminalità tra i più alti a livello mondiale ed un tasso di omicidi che supera quello di vari paesi in guerra. (altro…)


Paco:droga dei poveri o per i poveri?

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L’ultima esposizione del fotoreporter Valerio Bispuri punta l’obiettivo sul micidiale miscuglio di sostanze chimiche che sta decimando i giovani delle favelas latinoamericane
 

di Annalisa Melandri — per L’Indro* 16 novembre 2012

 
Il paco è una droga micidiale, fatta con i residui della cocaina tagliata con vetro o medicinali di ogni genere, si fuma, ha un effetto 1000 volte superiore alla cocaina normale e dura appena 20 secondi” spiega Valerio Bispuri, fotoreporter professionista romano, giornalista, laureato in letteratura e appassionato di America latina e delle sue contraddizioni sociali.

La sua esposizione fotografica più recente, inaugurata il 9 novembre scorso (e visitabile fino al 25 dello stesso mese) alla B>Gallery di Roma (Piazza Santa Cecilia, 16) ha come oggetto proprio il Paco, il micidiale miscuglio di scarti della lavorazione della cocaina, mischiato con vetro e sostanze chimiche, che sta letteralmente decimando i giovani delle favelas di Buenos Aires.

Il paco è stato un’invenzione”, gettato sul mercato argentino subito dopo il default del 2001. Il paese era allo sbando, economicamente e socialmente. “Nel caos politico e sociale di quel momento nessuno si è accorto o forse non si è voluto accorgere di quello che stava accadendo. Il paco è entrato silenzioso, inizialmente nelle Villas miseria (favelas) di Buenos Aires, poi a mano a mano si è sparso nei quartieri più poveri e da un paio d’anni si sta allargando anche alla media bassa borghesia fino ad arrivare in Uruguay ed alcune zone del Cile”. (altro…)


Quando gli invalidi sul lavoro si rivolgono a un blog … (il mio)

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Riporto qui di seguito, la lettera che Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza di Firenze, nonché prezioso collaboratore di questo blog  ormai da qualche anno, scrisse al quotidiano Liberazione circa un anno fa  rispetto al tema dell’invalidità sul lavoro.

Marco è autore di questo articolo sulle rendite da fame dell’Inail agli invalidi sul lavoro ed ha offerto sempre la sua preziosa e disinteressata  consulenza a quanti  hanno scritto sia privatamente che nel blog per avere un consiglio o un parere.  La quantità di commenti e di lettere  ricevute dimostra che il problema è grave e i lavoratori veramente sono abbandonati a se stessi in quella che può  considerarsi una vera e propria violazione dei loro diritti, prima di tutto quello all’informazione. Approfitto ancora una volta per ringraziarlo e salutarlo con affetto.  (AM)

 

Cara Liberazione,

nonostante Annalisa Melandri abbia pubblicato un anno fa sul suo blog (http://www.annalisamelandri.it/2010/06/rendite-da-fame-inail-agli-invalidi-del-lavoro/) questa mia lettera sulle rendite da fame Inail agli invalidi del lavoro, ci sono ancora lavoratori invalidi che mi scrivono. Segno che molti invalidi del lavoro sono abbandonati a se stessi, senza le dovute informazioni.
In una sua lettera di risposta pubblicata nell’edizione di venerdì 22 luglio de La Nazione, e sul sito web http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/2011/07/21/548533-trattori_muletti_muore_tutte_autostrade.shtml, il direttore de La Nazione Mauro Tedeschini, mi invita, a rivolgermi ad altri indirizzi , dicendomi che «i giornali hanno molte colpe, ma forse per le vittime sul lavoro è meglio rivolgersi a qualche altro indirizzo». (altro…)


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