Goldberg go home!

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L'ambasciatore Goldberg, il secondo da sinistra in compagnia del mafioso colombiano Vanegas Reyes

L’ambasciatore statunitense Phillip Goldberg, il secondo da sinistra, in posa con il mafioso colombiano Jairo Vanegas Reyes, attualmente in carcere. Sono in compagnia del Presidente della Camera di Industria e Commerico di Santa Cruz, Gabriel Dabdoub e di un membro della sicurezza dell’ Ambasciata nordamericana.

Goldberg go home!
Di Rafael Rolando Prudencio Briancon         
                                                
Recurrentemente reitero de que el goebbeliano y golpista de Goldberg –master en mentir y mutilar-; o se va por la buenas, o de una buena vez hay que ignominiosa e inevitablemente EExpUUlsarlo del país a éste zaino saboteador que de la ex Yugoslavia, se vino vilmente a balcanizar Bolivia.
Ya es hora de ponerlo a éste indeseable e insidioso infiltrado en su sitio; o sea en la frontera, y no sólo es por el reciente y repentino impasse en el que se ha descubierto que el desestabilizador y dEElincUUencial diplomático, mantiene rufianescas relaciones con un delincuente, ni tampoco es por el hecho de que pueda tener amistad con paramilitares, asaltantes y asesinos; sino por la continua como conspiradora conducta que tiene el “escicionista” embajador estadounidense.
Y es que es como dice no mas ese remolón refrán “hazte de fama y échate en cama”. Pero de ahí a que nosotros queramos dormir, con el enemigo, sería como hacernos el harakiri; o que condescendientemente nos convirtamos en unos majaderos masoquistas ante la mala intención del Mr GOLPErg.
Y es que no se trata de la primera vez que el divisionista diplomático dirige arteramente su artillería contra la seguridad nacional, ya son varias veces que se lo encuentra con las manos en la masa –pólvora– para hacer estallar especializadamente la integridad territorial y la unidad nacional.
Hay pues una serie de subversivos sucesos que se han dado después del avieso arribo de Mr GOLPErg al país; e incluso desde antes, como fue por ejemplo la destrucción de los mísiles chinos, durante el gobierno del traicionero Rodríguez Veltzé, o el caso de los atentados terroristas en dos alojamientos donde perecieron dos compatriotas.
Pero el arbitrario y asiduo acoso de los subversivos súbditos norteamericanos, es moneda corriente de todos los días. La otra vez fueron las “balas balcanizadoras”, que la novia del hijito de papá; o sea del “patovica” –el seguridad de la embajada, James Campbell– se lo estaba traficantemente trayendo, un lote de quinientas balas; dizque para que pueda practicar tiro al blanco.
Posteriormente sucedió el tráfico de reliquias históricas de nuestro patrimonio nacional, que un funcionario de la embajada intentaba ilegalmente sacar del país; luego se vino la gansada de Goldberg, quien menospreciadamente se mofó del gobierno señalando sarcásticamente sobre el traslado de la sede de Disneylandia.
Hoy se trata de éste espectacular escándalo en el que se ha envuelto la embajada estadounidense nuevamente, claro que no faltaran la embusteras excusas para evadir responsabilidades, a la que le harán alineada y alcahuetemente eco denodadamente su defensora derecha, esa que la semana pasada, histéricamente increpaba al gobierno por las declaraciones de Hugo Chávez.
Es que claro, se han acostumbrado –derecha– arteramente ha minimizar miedosamente, con cualquier tipo de gEEnUUflexos justificativo las arbitrariedades de los americanos como, por ejemplo eso de decir: que el terrorista que metió las bombas a los alojamientos es un enajenado mental, o que las balas balcanizadoras eran para la práctica de tiro de su patovica, o que el traficante de arte, es un concienzudo coleccionista, o que sólo quería distender los ánimos con su infantil insinuación sobre Disney, o que no sabe el embajador con quien se hace sacar fotos.
Pero para mi; ya está de buen tamaño esta embustera EEstUUpidez del embajador estadounidense para explicar lo inexplicable; o es que éste –Goldberg– es cómplicemente el capo de la “cosa nostra” de la banda del paramilitar y mercenario mafioso John Jairo Venegas, o es que realmente se trata de la truculenta tramoya para balcanizar Bolivia, que personalmente pienso que eso, es así no mas. Y es que claro los credenciales de cruzado para la división y desintegración de las naciones así también lo confirman contundentemente.
Hay un dato mas que no puede descontextualizarse sobre la artificial y artificiosa crisis creada por la capitalidad de la república; y es que hace casi un año atrás, Mr GOLPErg, fue fotografiado en la plaza “25 mayo” almorzando con los alcahuetes y “hambrientos” constituyentes de la derecha, algo que nunca pudieron explicar las razones del porque les convidó esa conspiradora comilona. A partir de ese momento empezó la conspiración contra la constituyente con la coartada de la capitalidad, que casualidad, no creen?
Entonces pienso que lo mejor es cortar por lo sano, no mas las relaciones con este desestabilizador diplomático, que cree todavía que el país es su patio trasero, porque además todo tiene su límite, y precisamente ese es que de una buena vez hay que ponerlo en la frontera.
 

Evo Morales a Roma

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Roma 28/10/07 — Morales: “La rivoluzione di oggi è la rivoluzione di ieri.”
“La rivoluzione di oggi è la rivoluzione di ieri. Una rivoluzione pacifica e democratica”. Lo ha affermato Evo Morales, Presidente della Bolivia, durante il discorso alle comunità boliviane in Italia, in svolgimento nella sala della Protomoteca del Comune di Roma.
Aumento delle riserve di risorse naturali, crescita del PIL del paese, riforma del sistema pensionistico, ridistribuzione del reddito e creazione di un sistema bancario per lo sviluppo produttivo delle imprese locali. Questi i temi toccati da Morales in un discorso fiume alla comunità immigrata.
“La Bolivia è un paese che in meno di due anni ha aumentato la propria riserva di risorse naturali, raggiungendo il 4% annuo di crescita del paese”.
In merito poi alle multinazionali che operano in Bolivia per l’estrazione di gas naturale, il Presidente Morales ha precisato: “Le imprese (straniere ndr) che investono in Bolivia e che danno adeguate garanzie economiche e per la popolazione, sono le benvenute. Chi opera solamente per i propri interessi, no”.

Fonte: Andinamedia


Giornata di solidarietà internazionale con i prigionieri politici mapuche

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COMUNICATO
All’opinione pubblica cilena e internazionale
 
GIORNATA DI SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE A SOSTEGNO DELLE RICHIESTE DEI PRIGIONIERI POLITICI MAPUCHE RECLUSI IN SCIOPERO DELLA FAME NELLE CARCERI CILENE
 
VENERDÌ 26 OTTOBRE 2007
 
 
Le organizzazioni e le persone che sottoscrivono il presente comunicato hanno deciso di unire gli sforzi a sostegno della lotta e dell’esercizio del diritto alla libera determinazione del popolo mapuche e hanno convocato una giornata di solidarietà per oggi, venerdì 26 ottobre 2007.
 
La persecuzione politica, la repressione e la violazione dei diritti umani fondamentali sistematiche esercitate dallo stato del Cile nei confronti dei comuneros, le autorità e le organizzazioni mapuche, hanno obbligato ancora una volta i prigionieri politici reclusi in diverse carceri del Cile ad effettuare uno sciopero della fame in difesa della vita, della libertà e della giustizia.
 
A partire dal 10 ottobre 2007, Jaime Marileo Saravia, Patricia Troncoso Robles, Juan Millalen Milla, Héctor Llaitul Carrilanca e José Huenchunao Mariñan dal carcere di Angol, sono in sciopero della fame a oltranza. A questa azione si sono uniti Lonco Iván Llanquileo nel carcere di El Manzano e  Waikilaf Cadin Calfunao dal carcere di massima sicurezza di Santiago di Cile, rivendicando le seguenti richieste:
 
Libertà per tutti i prigionieri politici mapuche
Smilitarizzazione delle zone in conflitto nella regione di Araucanía
Fine della repressione verso le comunità mapuche
 
Mentre il governo cileno, con a capo il Presidente Michelle Bachelet, finge di essere un’icona in materia di diritti umani, la comunità internazionale ripudia energicamente l’aumento degli abusi contro i diritti territoriali, economici, sociali, culturali, politici e civili dei popoli nativi e in particolare la persecuzione politica contro la comunità Mapuche, protetti dal sistema giudiziario e dai servizi di sicurezza altamente repressivi dello stato cileno.
 
Le proteste e le proposte di organizzazioni quali Amnesty International, la Lega della Federazione Internazionale dei Diritti Umani (FIDH), Human Rights Watch, l’Organizzazione Mondiale contro la Tortura (OMCT), diverse organizzazioni del movimento internazionale e nazionale di solidarietà con il popolo mapuche e le interrogazioni e le richieste di diversi organismi delle Nazioni Unite quali l’Ufficio dell’Alto Commissariato dei Diritti Umani, il Patto Internazionale dei Diritti Economici, Sociali e Culturali (PIDESC) e l’ufficio del Relatore Particolare Rodolfo Stavenhagen sui popoli indigeni sono stati ignorati.
 
Lo stato cileno non ha rispettato l’impegno di ratificare l’Accordo 169 dell’Organizzazione Internazionale dei Lavoratori (OIL) sui popoli indigeni e tribali e non mostra alcuna volontà politica di implementare la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni. Insiste nel promuovere un “riconoscimento costituzionale” ristretto, limitato e senza l’assenso dei diretti interessati che promuove l’assimilazione dei popoli originari a una cultura e ad un sistema político-economico che li esclude, li emargina e li disprezza.
 
Il diritto alla libera determinazione, all’autonomia e all’autogoverno, così come il diritto di disporre dei mezzi per finanziare le proprie funzioni autonome, sanciti negli articoli 3, 4 e 19 della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni, non sono stati presi in considerazione da alcuna proposta e sono molto lontani dall’essere integrati nelle politiche indigene attuali dello stato cileno. Contrariamente a quanto richiede la normativa internazionale, la persecuzione, la tortura, le molestie, la repressione e il carcere sono la risposta del governo del Cile alle lotte di rivendicazione del popolo mapuche.
 
Davanti a questa situazione, il movimento di solidarietà con la lotta del popolo mapuche di diversi paesi dell’Europa dichiara quanto segue:
 
Che appoggia in modo incondizionato le richieste dei prigionieri mapuche che stanno effettuando lo sciopero dalla fame.
Richiede ed esorta il governo cileno a rispettare l’impegno di ratificare l’Accordo 169 della OIL e ad implementare la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni.
Appoggia la lotta del movimento mapuche per la sua ricostruzione come popolo e per la libera determinazione dei popoli originari in Cile.
Considera il governo del Cile e le sue istituzioni responsabili dell’integrità fisica, della salute e della vita dei prigionieri politici mapuche che stanno facendo lo sciopero della fame.
Lancia un appello al popolo e alle organizzazioni sociali cileni e internazionali per appoggiare la lotta e le rivendicazioni del popolo mapuche e dei popoli originari in Cile.
 
Vogliamo manifestare all’opinione pubblica cilena e internazionale che ci manterremo attenti e vigili sullo sviluppo dello sciopero della fame, sul rispetto delle sue richieste e continueremo a lavorare a sostegno della lotta del popolo mapuche e alle sue rivendicazioni in modo concertato e coordinato.
 
Traduzione di Valentina Furnari e revisione di Sonia Chialastri, Traduttori per la Pace, www.traduttoriperlapace.org
 
Sottoscrivono la presente Dichiarazione:
 
Organizzazioni
 
Defensoría Internacional de los Derechos de los Pueblos, DIDEPU, Jaime Valdés, Secretario General, Ginebra, Suiza, href=“didepuatno-logdotorg“>didepuatno-logdotorg 
Espacio Afroamericano, Mercedes Moya, Ginebra Suiza, href=“hondavistaathotmaildotcom“>hondavistaathotmaildotcom
Movimiento Indio “Tupaj Amaru” Lazaro Pary, Ginebra, Suiza.
Association Bolivianne de Geneve, Adela Martin, Suiza, href=“adeladotmartinatbluewindotch“>adeladotmartinatbluewindotch
“Comité Liberez les Cinq”, Elena Bonavita, Ginebra Suiza, href=“ebonavitaatbluewindotch“>ebonavitaatbluewindotch
“Dónde Estan” Uruguay, Ginebra, Suiza.
APCN, Action Populaire contra la Mondialisation, Olivier de Marcellus, Genève, Suisse
AIPAZ COMUN, Julio Avella, Sección Suiza, href=“aipazcomunatgmaildotcom“>aipazcomunatgmaildotcom
Enlazando Alternativas, Ginebra, Suiza
Comité de Apoyo al Pueblo Mapuche. Juan Godoy, Basel-Suiza href=“jgodoyatvtxmaildotcom“>jgodoyatvtxmaildotcom
MCI, Mouvement pour la Coopération Internacional. Anneli Valdés, Ginebra, Suiza.
Colectivo Viva Zapata, Barbara Peruzzo, Ginebra, Suiza, href=“peruzzobathotmaildotcom“>peruzzobathotmaildotcom
Tierra y Libertad para Arauco, Néstor Vega, Presidente, Paris, Francia. href=“libertadaraucoatwanadoodotfr“>libertadaraucoatwanadoodotfr
Asociación Intifrance, Mme. Carmen Qorina Minchan Yegou, Toulouse, Francia.
Comité de Solidarite avec les Indiens des Amériques, Mme Janine Vidal, Vice Presidenta, Francia. href=“infoatcsia-nitassinandotorg“>infoatcsia-nitassinandotorg
MRAP (Mouvement contre le racisme et pour l’Amitié entre les Peuples) Section Amérique Latine, Philippe Le Clerre, Paris, Francia.
Comité de Solidarité «RELMU-PARIS », Paris, France.
Réseau d´Information et de Soutien au Peuple Mapuche, Paris, Francia, http://mapuche.free.fr
Association PUEBLO, Michael Fitamant, presidente, Patricio Rivera, vice-président, Paris, Francia, href=“assoatpueblodothotmaildotfr“>assoatpueblodothotmaildotfr
Association Apatepela, German Vidal, Marseille, Francia, href=“contactatapatepeladotorg“>contactatapatepeladotorg
Kolectivox, Coordination France, Sabine Ehrmann. Francia, href=“kolectivoxathotmaildotcom“>kolectivoxathotmaildotcom
Asociación Kakiñe, Tatiana Zúñiga, Presidenta, Paris, Francia, href=“orgdotkakineathotmaildotcom“>orgdotkakineathotmaildotcom
 Comité de Solidarité avec les Peuples du Chiapas en Lutte, París, Francia, href=“cspclatalterndotorg“>cspclatalterndotorg   
Cordillera, Checho Galleguillos, Villeneuve d¨Ascq, Francia, href=“cordilleraatorangedotfr“>cordilleraatorangedotfr
H.I.J.O.S. Paris, Francia 
Collectif de Soutien á l´ ALBA, Grenoble, France.
Asociación Argentina Vientos del Sur, Udine, Italia, href=“infoatvientosdelsurdotorg“>infoatvientosdelsurdotorg
Asociación Chile-Lombardía, Estefanía Gonzalez, Milan Italia, href=“ciledotlombardiaatliberodotit“>ciledotlombardiaatliberodotit
Icra Internacional, Mr. Hervé Valentin, Responsable para América Latina, París, Francia.
AlterKonexions, Carolina Marambio, Patrice Theo, París, Francia, href=“recepinfoatno-logdotorg“>recepinfoatno-logdotorg  
Solidarietà con il Popolo Mapuche, Violeta Valenzuela H, Coordinamento per l’Italia violeta.serena@fastwebnet
Circolo Culturale “Libero Fumagalli” Vicenzo Bianqui, Città di Como – Italia
Wenuykan, Amicizia con il Popolo Mapuche, Gavino Puggioni, città di Como  -  Italia href=“wenuykanatgmaildotcom“>wenuykanatgmaildotcom  
Comitato Lavoratori Cileni Esiliati, Hugo Silva Soto, Toscana, Italia, href=“comitatoathotmaildotcom“>comitatoathotmaildotcom  
Comité por la Paz, “Rachel Corrie”, Valpoceva, Genova, Italia, href=“infoatcentropacecorriedotit“>infoatcentropacecorriedotit
RADIO REGION XIV Gotemburgo - Suecia href=“radioregion14atgmaildotcom“>radioregion14atgmaildotcom
Asociación CULTURA MAPUCHE, Gotemburgo, Suecia href=“kulturamapucheatgmaildotcom“>kulturamapucheatgmaildotcom 
Enlace Mapuche Internacional, Reynaldo Mariqueo, Bristol, Inglaterra. href=“mapucheatmapuche-nationdotorg“>mapucheatmapuche-nationdotorg
Asociación de Ex Prisioneros Políticos del Reino Unido, Inglaterra, href=“exppdotukatgooglemaildotuk“>exppdotukatgooglemaildotuk
Grupo de Amigos del Pueblo Mapuche, Alex Opazo, Dinamarca, href=“choyuncoathotmaildotcom“>choyuncoathotmaildotcom
Internacional Humanista, Lars Kramer Kristensen, Dinamarca
TINKU-Dannmark, Doris Palvio, Dinamarca
MAPMUNDIAL, Rudi Vejar, Holanda, href=“mapmundialatyahoodotcom“>mapmundialatyahoodotcom
Las Madres de Plaza de Mayo, Linea Fundadora, Argentina, href=“madreslfatuolsnectisdotcomdotar“>madreslfatuolsnectisdotcomdotar
APDH la Costa, Asamblea Permanente por los derechos Humanos. Alicia Cesareo, Argentina, href=“aliciacesareoatyahoodotcom“>aliciacesareoatyahoodotcom
Central de Trabajadores de Argentina, Regional Lanus, José A. Pellegrini, , Buenos Aires, href=“japellegriniatspeedydotcomdotar“>japellegriniatspeedydotcomdotar
Unión por los Derechos Humanos de la Plata, Ex detenidos, desaparecidos, familiares y compañeros„ Argentina, href=“unionxlosddhhlaplataatgmaildotar“>unionxlosddhhlaplataatgmaildotar
Asamblea Permanente por los Derechos Humanos de Rosario, Argentina href=“apdhrosarioprensaatyahoodotcomdotar“>apdhrosarioprensaatyahoodotcomdotar
Programa Radial “El Club de la Pluma” Norberto Ganci, Argentina, href=“eclubdelaplumaatyahoodotcomdotar“>eclubdelaplumaatyahoodotcomdotar  
 ATE SENASA (Asociación de Trabajadores del Estado, Servicio Nacional de Sanidad y Calidad Agroalimentaria), Junta Inaterna Delegados en Dirección de Laboratorios, Doc., de Identidad 17635095, Buenos Aires, Argentina, href=“atesenasamartinezatyahoodotcomdotar“>atesenasamartinezatyahoodotcomdotar
Centro de estudiante del Instituto de Cultura Aborigen, Puelmapu, Argentina.
“El Puente” Grupo de Apoyo y difusión de la Lucha de los Pueblos Originarios, Puelmapu, Argentina.
Corriente de Izquierda Socialista, Rosario, Argentina, href=“corriente_uzquierda_socialistaatyahoodotcomdotar“>corriente_uzquierda_socialistaatyahoodotcomdotar
CIOCP, Coordinación de Identidades Originarias y del Campo Popular, Mauricio Nilian, Mendoza, Argentina, href=“quehuama2004atyahoodotcomdotar“>quehuama2004atyahoodotcomdotar
Grupo de Apoyo al Pueblo Mapuche, María Esperidion, Noruega, href=“mariadotesperidionatgmaildotcom“>mariadotesperidionatgmaildotcom
Red de Apoyo a los Pueblos Indígenas, Elisabeth Boeckman, Oslo, Noruega.
Grupo Internacional de Oslo / Marielle Leraan, Partido Socialista de Izquierda, Noruega
Centro Cultural Newen, Eirik Granfrank, Oslo, Noruega,
CAPN, Collectif pour l¨Autonomie del Pueblo Mapuche, Montreal, Canadá, href=“capmamtlatriseupdotnet“>capmamtlatriseupdotnet
 Internacional Humanista, Juha Uski, Finlandia, href=“jjouatrucdotdk“>jjouatrucdotdk
Círculo Bolivariano de Viena– Austria Vocero: Carlos Troger,  Austria href=“catro2005ataondotat“>catro2005ataondotat
Grupo Pachamanka, ‚Luis Parra Madariaga, Viena-Austria href=“luisdotparraatchellodotat“>luisdotparraatchellodotat
Confederación Latinoamericana en Austria, José Contreras, Austria  href=“inkarivaatgmxdotat“>inkarivaatgmxdotat
LEFÖ.  Beratung, Bildung und Begleitung für Migrantinnen. Cristina Boidi,   Viena-Austria, href=“aondot913269548ataondotat“>aondot913269548ataondotat
Sociedad de Amistad Austro-Chilena. , Hannes Seitner. Viena-Austria
Osservatorio per la Pace del Comune di Capannori — Lucca ITALIA    paceatcomunedotcapannoridotludotit  (paceatcomunedotcapannoridotludotit)  
Asociación para los Pueblos Amenazados. Sudtirol,         Italia          infoatgfbvdotit  (infoatgfbvdotit)  
                Mauro di Vieste    http://www.gfbv.it/  -   http://www.gfbvchile.com/
Red “Alternativas y Solidaridad”,  Bélgica href=“antoniopersoatgmaildotcom“>antoniopersoatgmaildotcom
            Antonio Gonzalez     www.alternativas-uy.org
        70.   Centro de Promoción para el Desarrollo Comunal INTI, Lima Perú   href=“desarrollointiatyahoodotes“>desarrollointiatyahoodotes
                 Presidente Porfirio Flores Lázaro,    www.desarrollointi.org
 
“Per le giornate di Solidarietà Radio Onda Rossa sostiene l’iniziativa con la comunicazione nei suoi notiziari”,
         Roma – Italia      http://www.ondarossa.info/index.php
 
 
Persone
 
Muriell Garfias, Viena, Austria href=“flamencomurriell24atmsndotcom“>flamencomurriell24atmsndotcom
Maria Inés Bussi, chemin de Pinchat 12 bis1227 Carouge (Genève) Suiza, href=“mibussiatmclinkdotit“>mibussiatmclinkdotit
Manuel Pinto, Austria, href=“manueldotpintoatinodedotat“>manueldotpintoatinodedotat
 
Muriell Garfias, Viena, Austria href=“flamencomurriell24atmsndotcom“>flamencomurriell24atmsndotcom
Maria Inés Bussi, chemin de Pinchat 12 bis1227 Carouge (Genève) Suiza, href=“mibussiatmclinkdotit“>mibussiatmclinkdotit
Manuel Pinto, Austria, href=“manueldotpintoatinodedotat“>manueldotpintoatinodedotat
Ana Musa Mathieson, Austria, href=“cnumatatinodedotat“>cnumatatinodedotat
Jessica Moraga, Valais,Suiza
Jeannette Paillan, España
Giovanni Russotto, Liguria, Italia
Giorgia Cada.   Viena-Austria
Ines Bieringer.   Viena-Austria
Hilda Arias.   Viena-Austria
Carlos Ramos Heredia,   href=“carahe12atyahoodotes“>carahe12atyahoodotes 
Mario Casasús, Periodista, la Jornada, Mexico,
Annalisa Melandri, Roma
Reyen Kvyeh, poeta mapuche, Temuco
Marcela Rodríguez Valdivieso, refugiada política chilena en Milán, Italia, href=“gitana50atliberodotit“>gitana50atliberodotit
Julio Araya Toro, escritor chileno, Milán, Italia. Giulio.araya@alice-it
Juan Ernesto García, Oslo, Noruega, href=“jugar46atyahoodotes“>jugar46atyahoodotes
María Jara, Bruselas, Bélgica, href=“mariadotjaraatgmaildotcom“>mariadotjaraatgmaildotcom
María Cristina Caiati, periodista, argentina, href=“mccaiatiatyahoodotcomdotar“>mccaiatiatyahoodotcomdotar
Patricia Marchorro, Madrid, España href=“spattymlathotmaildotcom“>spattymlathotmaildotcom
Claudia Marcela Quilici, Assitente Sociale, Lucca, Italia   mquilici20atliberodotit  (mquilici20atliberodotit)  
 
 
 
c.c:
 
Missione permanente del Cile davanti all’ONU, Ginevra, Svizzera
Missioni permanenti davanti all’ONU dei paesi Europei
Ambasciate e consolati del Cile in Europa
Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite sui Diritti Umani
Ufficio del Relatore Particolare dei Popoli Indigeni, UNHCHR
Ufficio per America Latina e Caraibi dell’Alto Commissariato dei Diritti Umani delle Nazioni Unite.
Organizzazioni internazionali indigene
Organizzazioni internazionali sui Diritti Umani
Stampa e mezzi di informazione cileni e internazionali.
 
 

Michelle Bachelet e Benedetto XVI: un incontro all’ombra dell’Opus Dei

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Michelle Bachelet e Benedetto XVI

Il 18 ottobre Michelle Bachelet  è stata ricevuta da Papa Benedetto XVI  in Vaticano, in un incontro che,  secondo quanto rende noto un comunicato della Santa Sede: “ha permesso uno scambio di informazioni e riflessioni sulla situazione socio-politica del Cile e sul suo ruolo in America Latina”.
Nell’ incontro inoltre è stato ribadito  “il contributo positivo apportato dalla Chiesa Cattolica alla società cilena, specialmente negli ambiti sociale ed educativo” .
La presidenta ha invitato il Papa in Cile ricordando l’importanza della visita di Giovanni Paolo II  nel  1987, il contestatissimo viaggio papale immortalato nella  storica fotografia  che lo ritrae  al balcone della Moneda con il dittatore Augusto Pinochet.
Il punto chiave dell’incontro tra la presidente del Cile e il Papa,  incontro che sicuramente non potrà non essere gradito alla destra cilena ultraconservatrice e cattolica e all’Opus Dei fortemente presente nel paese, forse è proprio questo. Immaginiamo infatti  lo spirito ghignante di Pinochet aleggiare nel salone mentre  Benedetto XVI e Michelle Bachelet  conversano amabilmente.
Tra gli invitati all’udienza papale c’erano oltre ai presidenti  del Senato, della Corte Suprema e della Camera dei Deputati del Cile, il ministro degli Esteri, il presidente della Federazione Nazionale dei Lavoratori del Petrolio, la figlia di Michelle Bachelet, il calciatore under-20 Nicolás Medina, Isolde Reuque dirigente del Centro Culturale Mapuche , (indossando tra l’altro  un abito tradizionale indigeno, come aveva  fatto due giorni prima anche Jeannette  Paillan, regista mapuche per chiedere la liberazione dei prigionieri politici davanti all’Università Roma Tre e che invece è stata tratta in fermo di polizia per un’ora affinchè la Bachelet non la incontrasse al suo arrivo).
Erano anche presenti però   la deputata di destra fedele pinochettista María Angélica Cristi (il cui fratello Oscar Cristi Marfil fu direttore della Università delle Ande vincolata all’Opus Dei) e l’imprenditore cileno Ricardo Claro.
Ricardo Claro, non è un imprenditore qualunque, legato sia all’Opus Dei che ai Legionari di Cristo (consigliere di   Generación Empresarial che fa parte delle istituzioni economiche legate ai Legionari) fece parte del governo di Pinochet fin dal 1973 in qualità di assistente del Ministro degli Esteri  Ismael Huerta  che accompagnò nel suo primo viaggio a Washington come rappresentante della dittatura davanti all’assemblea dell’ONU.
Ricardo Claro fu coinvolto inoltre  nella sparizione di alcuni lavoratori della ditta Elecmetal di sua proprietà e durante la dittatura due navi appartenenti alla sua Compañia Sudamericana de Vapores, la Maipo e la Lebu furono utilizzate a Valparaíso come centri di detenzione e tortura e sulle quali passarono migliaia di detenuti molti dei quali persero la vita nella sue stive o risultano tutt’ora scomparsi.
Ma un altro fatto, avvenuto appena poche settimane prima del viaggio in Italia di Michelle Bachelet,  fa riflettere su come la Santa Sede  e l’Opus Dei cileno stiano ritessendo trame e rinsaldando vincoli di potere che riportano alla mente il tetro passato della dittatura cilena.
Si tratta del recentissimo (25/9–4/10) viaggio in Cile del Cardinale Angelo  Sodano,  già Nunzio Apostolico in quel paese tra il 1978 e il 1988 e fino alla fine intimo amico del dittatore e della sua famiglia ed ovviamente vicino  all’Opus Dei, nonchè legato guarda caso  da  vincoli di amicizia a Ricardo Claro per il quale il Cardinale Sodano rappresenta il collegamento con il Vaticano…
Ufficialmente Sodano si è recato in Cile   per la commemorazione del 20° anniversario della visita di Papa Giovanni Paolo II avvenuta nel 1978 e per il centenario della nascita del Cardinale Raúl Silva Enríquez , dietro invito del  cardinale Errazuríz , arcivescovo di Santiago.
In realtà Sodano è stato invitato dalla Fondazione Giovanni Paolo II della Pontificia Università Cattolica del Cile (ancora Opus Dei..) e fondata pochi mesi dopo del viaggio papale in Cile dal Cardinale Juan Francisco Fresno  ma con l’apporto fondamentale di imprenditori quali Anacleto Angelini e l’onnipresente Ricardo Claro tra gli altri. Angelo Sodano e imprenditori cileni alla Fondazione Giovanni Paolo II
Quindi Angelo Sodano è stato invitato in Cile da un potente gruppo di imprenditori, tra i quali spicca  la figura di Ricardo Claro, legati anima e portafogli all’Opus Dei e al Vaticano.
L’appuntamento che però ha destato maggiori perplessità a detta di numerosi osservatori, in questo viaggio del Decano dei cardinali in quella  che egli stesso definisce la “sua seconda patria”,  è l’invito alla commemorazione del centenario della nascita del cardinale Raúl Silva Enriquéz.
Raúl Silva Enriquéz  rappresentò il punto di rottura tra la Chiesa Cattolica e la giunta militare in quanto  strenuo oppositore della dittatura (fu anche il  fondatore della Vicaria della Solidariedad che forniva assistenza alle vittime del regime) fino all’arrivo alla Nunziatura in Cile di Sodano nel 1978.
I rapporti tra Angelo Sodano e Raúl Silva Enriquéz non furono  mai  idilliaci ( si parla addirittura di porte sbattute in faccia da Don Silva a Sodano e di veri e propri alterchi) come  conferma il sacerdote cileno Enrique Moreno Laval che Don Rául lo  ha conosciuto bene avendo ricevuto dalle sue mani l’ordinamento sacerdotale, chiedendosi, lui come tanti:  “che è venuto a fare Sodano in Cile?”.
Molte le ipotesi, da quella di un particolare ringraziamento degli imprenditori legati alla Fondazione Giovanni Paolo II per qualche favore ricevuto o come ultimo omaggio  alla carriera di Angelo Sodano che volge al termine.
Più facile invece ipotizzare un viaggio preparatorio dell’incontro di Michelle  Bachelet con  Benedetto XVI , avvenuto infatti   solo un paio  di settimane più tardi e che si profila sempre più come un incontro svoltosi all’ombra dell’Opus Dei.

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Michelle Bachelet y Benedicto XVI, un encuentro al amparo del Opus Dei

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El 18 de octubre Michelle Bachelet ha sido recibida por el Papa Benedicto XVI, en un encuentro que, según dio a conocer un comunicado de prensa de la Santa Sede: “ha permitido un intercambio de información y reflexiones sobre la situación sociopolítica de Chile y su papel en América Latina.”
En ese encuentro se ha confirmado “el compromiso positivo de la Iglesia Católica en la sociedad chilena, sobre todo en los ámbitos sociales y educativos.
La presidenta invitó el Papa a Chile, recordando cuánto fue importante la visita de Juan Pablo II en 1987, el criticado viaje papal inmortalizado en la histórica fotografía donde aparece en el balcón de la Moneda junto con el dictador Augusto Pinochet.
El punto clave del encuentro entre la presidenta de Chile y el Papa, encuentro que seguramente non podrá no ser muy apreciado por la derecha ultraconservadora chilena y por el Opus Dei muy presente en el país, quien sabe si no sea propio ese. Nos imaginamos el espíritu de Augusto Pinochet con su mueca flotando en el salón mientras Benedicto XVI y Michelle Bachelet conversaban muy amablemente.
Entre los invitados a la audiencia papal se encontraban además de los presidentes del Senado, de la Corte Suprema, y de la Cámara de Diputados de Chile, también el ministro de Exteriores, el presidente de la Federación Nacional de los Trabajadores del Petroleo de Chile, Jorge Matute, la hija de Michelle Bachelet, Sofía, el futbolista de la nacional sub-20 Nicolás Medina   y la dirigente de Centros Culturales Mapuches, Isolde Reuque, (llevando un traje típico indígena, cómo había hecho también dos días antes Jeannette Paillan, periodista y documentalista mapuche para pedir la liberación de los presos políticos delante de la Universidad Roma Tre y que ha sido detenida  por una hora para que Bachelet no la encontrara.
Estaban además presentes a la audiencia la diputada de derecha fiel pinochettista María Angélica Cristi (su hermano Oscar Cristi Marfil fue rector de la Universidad de Los Andes, vinculada al Opus Dei) y el empresario chileno Ricardo Claro.
Ricardo Claro no es un cualquier empresario, relacionado  él también al Opus Dei y a los Legionarios de Cristo (es colaborador de Generación Empresarial que forma parte de las instituciones económicas de los Legionarios) ha hecho parte del gobierno de Pinochet desde 1973 como concejal  del canciller Ismael Huerta quien acompañó en su primer viaje en Washington en calidad de representante de la dictadura a la asamblea de la ONU.
Ricardo Claro ha sido   también involucrado en la desaparición de algunos obreros de su  empresa Elecmetal y durante la dictadura dos barcos de su Compañia Sudamericana de Vapores, la Maipo y la Lebu en Valparaíso fueron utilizadas como centros de detención y tortura y donde pasaron miles de prisioneros muchos de los cuales perdieron la vida en sus bodegas o se encuentran hasta el día de hoy desaparecidos.
Pero hay otro acontecimiento importante, ocurrido unas semanas antes del viaje de Bachelet a Italia, que hace reflexionar como la Santa Sede y el Opus Dei vuelven a tejer tramas y consolidando vínculos de poder quetraen  a la memoria el oscuro pasado de la dictadura chilena.
Es el recentísimo viaje en Chile del Cardenal Angelo Sodano, que fue Nuncio Apostólico en el país entre 1978 y 1988 y hasta el final íntimo amigo del dictador y de su familia y obviamente y claramente vinculado al Opus Dei, asimismo está ligado por vínculos de amistad con el cardenal Sodano quien representa su conexión con el Vaticano.
Oficialmente Sodano ha llegado en Chile envitado por el arzobispo de Santiago,  Errazuríz en ocasión de la commemoración del 20° aniversario de la visita   del Papa Juan Pablo II en 1978 y por el centenario del nacimiento del cardenal Raúl Silva Enríquez.
En realidad Sodano ha sido envitado por la Fundación Juan Pablo II de la Pontificia Universidad Católica de Chile (todavía Opus Dei..) y fundada unos meses después del viaje papal en Chile por el cardenal Juan Francisco Fresno pero con el aporte fundamental de empresarios como Anacleto Angelini y el omnipresente Ricardo Claro entre otros.
Por lo tanto, la llamada de Angelo Sodano salió de un potente grupo de empresarios, entre los cuales sobresale la fígura de Ricardo Claro, ligados alma y bolsillo al Opus Dei y al Vaticano.
El encuentro que ha despertado mayores perplejidades en muchos observadores en ese viaje del Decano de los cardenales en la que él mismo llama “su segunda patria”, es propio la invitación por la conmemoración del centenario del nacimineto del cardenal Raúl Silva Enriquez.
Raúl Silva Enriquez representò el punto de fractura entre la Iglesia Católica y la junta militar por ser él valiente opositor de la dictatura (fue el fundador de la Vicaría de la Solidariedad que prestaba asistencia a las victímas del regimen) hasta cuando llegó a la Nunciatura en Chile el cardenal Sodano en 1978.
Las relacciones entre Sodano y Raúl Silva Enriquéz no fueron nunca idílicas (hasta se cuenta de puertas golpeteadas en la cara de Sodano de parte de Don Raúl y de verdaderos altercados) como confirma el sacerdote chileno Enrique Moreno Laval que Don Raúl lo conoce bien por haber recibido de sus manos la ordenación sacerdotal, preguntandose él como otros “a qué vino Sodano?
Muchas las suposiciones desde la de un particular agradecimiento de los empresarios vinculados por la Fundación Juan Pablo II por algún favor recibido o como ultímo homenaje a la carrera de Angelo Sodano que llega al final.
Más facil imaginar un viaje preparatorio al encuentro entre Michelle Bachelet y Benedicto XVI, ocurrido solamente dos semanas más tarde y que se perfila siempre más como un encuentro maniobrado por el Opus Dei.

 

Michelle Bachelet “l’intoccabile”.

17 commenti
E’ vergognoso quello che sta accadendo in questi giorni in relazione al viaggio di Michelle Bachelet, la presidente cilena.
Nonostante tutto quello che è accaduto in questo ultimo anno in Cile, proteste represse, prigionieri politici, arresti di massa e qualche morto nel corso delle manifestazioni, l’arrivo della presidente progressista cilena, quella che con la sua elezione avrebbe dovuto ridare lustro alla democrazia cilena, è stato accompagnato dal silenzio di tutta la nostra stampa.
E’ vergognoso che mentre a Roma  qualche giorno prima si permettono svastiche e croci celtiche, saluti romani e canti fascisti ad un manifestazione di AN, due donne di mezza età Violeta Valenzuela, cittadina italiana  di 50 anni presidente dell’Associazione Wenuykan e Jeannette Paillan 38 anni, mapuche residente in Spagna per completare i suoi studi di  cinema, regista di documentari sulle realtà dei popoli indigeni che vengono distribuiti in tutto il Sud America, vengano fermate e portate in commissariato soltanto per voler protestare pacificamente, loro due sole, per la libertà dei prigionieri politici Mapuche.
“Volevamo solo che Michelle Bachelet ci vedesse questa mattina e leggesse il nostro striscione”, mi dice Jeannette che per l’occasione si era  vestita con l’abito tradizionale mapuche.
Evidentemente le forze dell’ordine italiane, mentre tolleravano le urla e la confusione della manifestazione dei giovani di destra contro Mussi davanti all’Università, hanno trovato insopportabile la presenza di due donne, un piccolo striscione e una bandierina.
O semplicemente, come è più probabile devono aver ricevuto ordini dall’alto affinché l’ingresso della Bachelet non fosse disturbato da manifestanti come è già avvenuto in altri viaggi in Europa della  presidente cilena, la quale d’altra parte ha sempre ribadito che in Europa c’è una visione distorta di quella che è la vera situazione dei prigionieri Mapuche.
Quella che non abbiamo però è la visione distorta della democrazia che c’è in Cile e questa la presidente sembra essersela portata al seguito, tanto è vero che due donne sole, di cui  una in abito indigeno sono state con atteggiamento intimidatorio e arrogante portate in commissariato e lì trattenute senza validi motivi.
E’ troppo importante questa visita di Michelle Bachet e lei troppo corteggiata da tutte le parti. Viene accompagnata da un nutrito gruppo di imprenditori cileni che si dovranno incontrare con molti imprenditori italiani, un’incontro con Romano Prodi è stato fissato infatti per discutere importanti accordi bilaterali in campo energetico e tecnologico. Il Cile e le sue immense risorse sono terra di conquista per molti imprenditori italiani e una presidente neoliberista mascherata da socialista rende tutto più semplice, anche per la nostra sinistra al governo, la stessa che va ripetendo ancora oggi di sentire forti legami di amicizia con il popolo cileno per la dittatura che ha dovuto subire nel lontano 1973.
Poco importa se la popolarità di Michelle Bachelet in Cile come in tutta l’America Latina è a livelli così bassi che non passi giorno che a Santiago non si protesti o si manifesti contro qualcosa.
Non si poteva permettere che arrivassero in Cile dall’Italia anche immagini di protesta contro Bachelet “l’intoccabile”, poco importa se ritraessero appena due donne e uno striscione.
Gli investimenti italiani in Cile e la piaggeria verso la Santa Sede, (i cattolici conservatori  sono un potere molto forte nel paese), sono questi i veri motivi del viaggio di Michelle Bachelet in Italia.
Altro che “presidenta socialista”.
 
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In fondo volevamo solo chiedere libertà per i prigionieri politici .… intervista a Violeta Valenzuela e Jeannette Paillan di Annalisa Melandri.
 

In fondo volevamo solo chiedere la libertà per i prigionieri politici…

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Intervista a Violeta Valenzuela e Jeannette Paillan
di Annalisa Melandri
Violeta Valenzuela è la presidente dell’associazione Wenuyakan — Amicizia con il popolo Mapuche e Jeannette Paillan è una giornalista mapuche, nota regista di documentari sulle  realtà dei popoli originari nonchè prima donna mapuche produttrice di audiovisivi.
 
D. Violeta, so che sono diversi mesi che come organizzazione Wenuykan (Amicizia) stavate preparando un’iniziativa pacifica di protesta in occasione della visita in Italia della presidente cilena Bachelet. Quali sono i motivi della vostra protesta?
R. L’idea di organizzare una protesta pacifica è nata ripensando all’intervento della presidente Bachelet a Ginevra quest’anno quando colse l’occasione del suo incontro con la sua omologa svizzera per negare pubblicamente l’esistenza di prigionieri politici Mapuche in Cile. Quella dichiarazione suscitò allora numerose proteste contro la Bachelet. Quando abbiamo saputo che sarebbe venuta in Italia abbiamo pensato di protestare pacificamente per fare in modo che anche qui si conosca la verità e cioè che attualmente in Cile ci sono circa 50 prigionieri politici Mapuche di cui 5 in sciopero della fame nel carcere di Angol.
 
D. Cosa chiede il popolo Mapuche?
R. Che il governo cileno riconosca nella sua Costituzione l’esistenza dei popoli originari e che ratifichi la convenzione n. 169 ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) per il riconoscimento dei popoli indigeni. Inoltre che venga abolita la legge 18.314 anti-terrorista che fu creata dalla dittatura di Pinochet e che i governi della Concertazione continuano ad applicare in modo razzista soltanto nelle regioni abitate dai Mapuche.
 
D. Quali sono le rivendicazioni dei prigionieri politici Mapuche in sciopero della fame?
R. La libertà di tutti i prigionieri politici, il fermo delle incursioni e la smilitarizzazione della zona Mapuche e la denuncia di tutte le montature giudiziarie realizzate per condannare o incolpare le attività Mapuche.
 
D. Avete riscontrato problemi nell’organizzazione della protesta pacifica? Oggi eravate solo in due, come mai così scarsa adesione?
R. Innanzitutto abbiamo avuto grandi difficoltà dovute al fatto che è stato difficile reperire notizie certe sui luoghi e gli  orari degli incontri della Bachelet qui in Italia e sugli appuntamenti in agenda, questa scarsa informazione sicuramente è stato un fatto programmato anticipatamente perchè  Michelle Bachelet già aveva avuto precedenti contestazioni nel corso delle sue visite in Europa. Principalmente per questi motivi non siamo riusciti  a raccogliere  adesioni alla nostra protesta, inoltre in Italia la Bachelet è vista dalla sinistra al governo come un presidente progressista di sinistra ed è stato pertanto impossibile sommare alle nostre voci stamattina davanti al piazzale dell’Università quelle di tanti movimenti legate alla sinistra italiana, che anche se  “su carta” ci hanno sempre sostenuto di fatto oggi non c’erano.
Ci terrei a far presente in questa occasione che la sede della nostra associazione, presso l’abitazione del ns. vicepresidente Sig. Gavino Puggioni,  di cittadinanza italiana, è stata visitata il 15 ottobre dalla Digos, la quale era in possesso della mail di protesta inviata a Fabio Mussi contro la laurea ad honorem che verrà conferita dall’Università di Siena a Michelle Bachelet il 16 ottobre e che hanno indagato per diverse ore sull’attività dell’associazione e sui suoi programmi attuali e futuri.
 
D. Oggi, Violeta, tu e Jeannette Paillan mapuche residente in Spagna, le uniche due partecipanti alla protesta, perdonami, ma due donne di mezza età siete state portate in Commissariato per accertamenti, dove vi hanno trattenuto per un’ora. Che atteggiamento hanno avuto le autorità con voi?
Innanzitutto davanti alla sede dell’Università ci hanno ripetutamente invitato a tenere lo striscione  chiuso. Lo striscione riportava la scritta “libertà per i prigionieri politici Mapuche”. Ci siamo rese subito conto che le forze dell’ordine erano infastidite e innervosite dalla nostra presenza, probabilmente perchè Jeannette era in abito tradizionale Mapuche e portavamo lo striscione arrotolato e una bandiera chiusa. Abbiamo notato anche la presenza di alcuni agenti cileni che però non si sono avvicinati a noi.
Nonostante ci fossero altre persone che aspettavano l’arrivo della Bachelet, probabilmente dei curiosi, le forze dell’ordine hanno invitato solo noi due ad andare via. Mentre ci stavamo allontanando per aspettare comunque l’arrivo della Bachelet da un’altra postazione  (nel frattempo il nostro striscione lo avevano messo in una macchina della polizia) si è avvicinato un agente in borghese , probabilmente un ispettore, che con queste testuali parole “siete gentilmente invitate a salire in macchina “ ci ha fatto accompagnare in commissariato.
 
D. E lì cosa è successo?
R. Già in macchina, poiché avevano visto Jeannette scattare  scattava fotografie, le hanno chiesto di consegnargli la macchina fotografica, al suo rifiuto le hanno chiesto le batterie.
Arrivati in commissariato ci hanno chiesto di consegnargli i documenti e i cellulari e quando abbiamo chiesto di poter fare una telefonata non ce ne hanno dato la possibilità. Con atteggiamento nervoso hanno controllato i nostri documenti ma era come se stessero cercando qualsiasi appiglio per giustificare un nostro eventuale fermo,  noi per lo meno abbiamo avuto questa impressione. A Jeannete per esempio le hanno contestato che sul passaporto non ci fossero timbri di ingresso in Italia e le hanno detto che pertanto la sua presenza in Italia  era illegale quando è noto che all’interno dell’ Unione Europa non è necessario nessun timbro sui documenti, le hanno anche detto che lei doveva avere una speciale autorizzazione del governo spagnolo per muoversi in ambito europeo.
A me hanno detto che in quel momento stavo promuovendo, per complicità con la mia amica, l’immigrazione clandestina.
 
D. Che impressione avete avuto questa mattina?
R. Che si sia fatto di tutto, anche con riferimento al silenzio della stampa affinchè non si ripetessero in Italia le proteste che hanno accompagnato i precedenti viaggi della Bachelet in Europa, ho avuto l’impressione che siamo state trattenute in commissariato il tempo necessario affinchè la presidenta potesse entrare nell’Università senza presenze di disturbo di nessun genere.
 
D. Tutto questo con evidente scopo intimidatorio?
R. Non lo so però io mi sono sentita in qualche modo sotto pressione e  perseguitata, anche per la notizia che avevo ricevuto della visita della Digos presso la sede della Associazione. Ci hanno anche informate che il fermo cautelativo per i cittadini italiani è di 12 ore e per quelli stranieri di 24 ore.
 
D. La Bachelet però nel suo viaggio in Italia è accompagnata da una rappresentante Mapuche, Isolde Reuque.
R. Questo è quello che scrive la stampa, in realtà lei non è in Italia in qualità di rappresentante Mapuche ma semplicemente perchè è una rappresentante del Partido  della  Democracia Cristiana, viene in Italia per questo, non perchè è indigena.
 
D.Jeannette, quanta frustrazione provoca in voi il lottare in Europa per una battaglia completamente sconosciuta?
R. No, non provoca frustrazione, io sento che quello che succede al popolo Mapuche è la stessa cosa che succede agli altri popoli originari che non sono riconosciuti dai loro propri governi.
Questo disinteresse che avverto in  Europa per la causa Mapuche è lo stesso disinteresse che sento  per altre cause e che generalmente si chiama indifferenza verso il prossimo ed è quello che emblematicamente è successo oggi, stamattina, davanti all’università dove due donne sole di cui una evidentemente immigrata (per il mio abito) circondate da forze dell’ordine  e nessuno si è avvicinato per vedere cosa stesse succedendo, nemmeno dei giornalisti che erano lì presenti.
 
 
Tutti noi, comprese Jeannette e Violeta, ci chiediamo se questa sia una iniziativa delle forze dell’ordine italiane o se è il tentativo del governo italiano di nascondere la verità sul Cile. O magari entrambe le cose, la seconda realizzata tramite la prima.

Michelle Bachelet in Italia, più ombre che luci.

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Qualche mese fa la presidente del Cile Michelle Bachelet a Ginevra negò la  presenza di prigionieri politici Mapuche nelle carceri del suo paese. “I prigionieri Mapuche sono persone che hanno cercato di risolvere le cose in modo che non è né democratico né pacifico. “Hanno commesso delitti e incendiato proprietà”. Questo diceva in una conferenza stampa durante il suo viaggio in Svizzera, aggiungendo che in Europa c’é una visione distorta sulla situazione dei prigionieri Mapuche e  sottolineando che non si tratta di prigionieri politici ma di detenuti comuni che hanno commesso dei crimini.
Vale la pena ricordare che uno dei punti più importanti della sua campagna elettorale riguardava proprio la situazione dei popoli indigeni del Cile, dal momento che questo è forse l’unico paese latinoamericano con una importante presenza di popolazione indigena che però non è riconosciuta nella sua Costituzione.
“Attueremo urgentemente il riconoscimento costituzionale dei popoli originari. Concorderemo con i dirigenti indigeni la redazione di un testo da proporre al Congresso Nazionale non appena inizi il nuovo governo” Inutile sottolineare che si è trattato di una delle tante promesse incompiute di Michelle Bachelet.
Le lotte del popolo Mapuche, al quale ancora oggi, complici  il governo “socialista” della Concertación, multinazionali e latifondisti,  sottraggono le terre e distruggono il loro ambiente, vengono represse duramente, i loro leader imprigionati, e condannati secondo la legge antiterrorista 18.314 emanata dal governo Pinochet . Il Comitato dei Diritti Umani nel marzo 2007 segnalò che la “definizione di terrorismo indicata nella legge 18.314 è troppo amplia” e pertanto membri della comunità vengono accusati di terrorismo soltanto per aver commesso atti di protesta o di richieste sociali.
Nel maggio di quest’anno è stata presentata da alcune associazioni solidali con la causa Mapuche   una lettera indirizzata ad alcuni parlamentari della Comunità Europea dove venivano esternate le  loro preoccupazioni per la situazione dei diritti umani dei popoli indigeni in Cile, dopo che la situazione era stata anche esposta  ad una riunione dei Comitati delle Nazioni Unite pochi mesi prima.
Carte alla mano (relazioni dell’ONU, della Federazione Internazionale dei Diritti Umani e di Amnesty International) si elencavano delle priorità che il governo avrebbe dovuto esaminare e risolvere:
1.         Ratifica della Convenzione 169 della OIL.
2.         Riconoscimento dei diritti dei Popoli Indigeni nella
            Costituzione.
3.         Modifica della politica e della legislazione penale e di polizia.
4.         Obbligo di consultare le Comunità Indigene prima di
            approvare progetti che danneggiano le loro terre.
5.         Garantire i diritti alla restituzione e protezione delle terre
            ancestrali.
6.         Modificare la legislazione locale che può recare danno alle
            terre ancestrali e ai diritti riconosciuti dal Patto
            Internazionale dei diritti civili e politici.
7.         Garantire i diritti all’istruzione e alla salute dei bambini
            indigeni.
e veniva fissato il termine del marzo 2008 entro il quale lo stato del Cile dovrà rendere noto al Comitato dei Diritti Umani i progressi fatti in tal senso.
Michelle Bachelet è in questi giorni in Italia, dove ha incontrato questa mattina  il presidente Napolitano all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Roma Tre, con Romano Prodi  con il quale discuterà importanti accordi bilaterali in campo scientifico, culturale,  tecnologico ed energetico, con il Papa nonché con tutte le personalità politiche tra cui Bertinotti e Marini. Domani a  Siena riceverà una laurea honoris causa in medicina.
La Bachelet  viaggia accompagnata da una numerosa delegazione politica e  da rappresentanti sindacali  e mentre in Italia la sua storia personale ampiamente  sbandierata in campagna elettorale di ex perseguitata dalla dittatura pinochettista (il papà morì in carcere a seguito delle torture subite) continua ad incantare la nostra sinistra che non perde occasione per tesserne le lodi,  a nessuno sembra quanto meno contraddittorio ma emblematico di cosa sia il suo governo, che nel suo viaggio venga  accompagnata da Maria Angelica Cristi deputata di destra e fedele pinochettista, tanto che proprio ora in occasione dell’arresto dei 23 collaboratori del dittatore e della moglie e dei figli di Pinochet, ha avuto da obiettare che ciò sia avvenuto non casualmente proprio nel momento di minor popolarità del governo Bachelet. Ed era proprio lei che nel 1998 in occasione dell’arresto a Londra di Pinochet viaggiava continuamente tra Londra e Santiago per rendere visita al generale nella London Clinic.
Mentre Michelle Bachelet,  nonostante si stia distinguendo con il suo governo “progressista” per la dura  repressione di ogni genere di manifestazione e richieste sociali, da quella dei “pinguinos” a quella dei lavoratori del legname, da quelle del settore minerario a quelle dei sindacati (salvo farsi accompagnare in Italia da delegazioni degli stessi,), a quella violenta che continua senza sosta dal periodo della dittatura ad oggi del popolo Mapuche,  viene elogiata in Italia  per una delle poche cose moderatamente di sinistra che ha tentato di fare, e cioè la pillola del giorno dopo, Maria Angelica Cristi è quella che ha votato contro in più di una occasione alla proposta di legge contro le molestie sessuali del 2005 che identifica le violenze contro le donne come delitto ed è sempre lei che ha votato contro la proposta di legge della pillola del giorno dopo.
Maria Angelica Cristi inoltre ha sostenuto e proposto l’amnistia per tutti i militari della dittatura che si sono macchiati di violazioni dei diritti umani con l’argomentazione che “bisogna finirla di guardare al passato”.
Maria Angelica Cristi fa parte della delegazione che segue Michelle Bachelet in Italia e, che verrà ricevuta dal Papa  e che la ha accompagnata questa mattina nella conferenza su “Diritti umani, inclusione sociale e democrazia” all’ Università di Roma Tre, la stessa deputata che meno di un anno fa proponeva un progetto di legge che promuoveva la costruzione di monumenti alla memoria di Pinochet tra i quali uno addirittura davanti al Palacio de la Moneda dove morì Salvador Allende l’11 settembre 1973.  
Queste alcune delle dichiarazioni di Maria Angelica Cristi in occasione dei funerali di Pinochet alal Camera dei Deputati Cilena:
“Continuiamo ad essere quasi la metà del Cile, così come in ottobre del 1988…il pinochettismo si è risvegliato, perchè la gente è ansiosa di avere un leader che dica la verità”…
“…abbia il paese la nobiltà di capire che qualsiasi causa che abbia afflitto al generale Pinochet non deve pagare la sua famiglia…Perchè la famiglia deve pagare per ciò che suppostamente si affibbia al generale Pinochet?
Questo è il Cile che piace tanto agli Italiani?
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Colombia, inaugurazione del Gasdotto Transoceanico

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La data del 12 ottobre 2007 per l’inaugurazione del primo tratto, detto Transguajiro,  del Gasdotto del Sud,   era stata già  anticipata lo scorso mese di agosto durante una conferenza stampa tenutasi  nei giardini di Hato Grande, residenza presidenziale  di Álvaro Uribe,  in occasione di un importante incontro tra il presidente colombiano ed il suo omologo venezuelano. E infatti, ieri, 12 ottobre, Hugo Chávez, Álvaro Uribe e Rafael Correa come testimone,  a Punta Ballenas, nella Guajira colombiana hanno inaugurato i primi 225 Km. del gasdotto Transoceanico  Antonio Ricaurte.  L’opera, alla quale  hanno lavorato 1.378 persone sia di nazionalità colombiana che venezuelana, e che è stato portato a compimento dalla  PDVSA e dalla colombiana Ecopetrol, “apre immense possibilità di trasformare in realtà quello che abbiamo sempre sognato in materia di integrazione energetica” come ha sottolineato Rafael Ramírez,  presidente di PDVSA  nonché ministro del Potere Popolare per l’Energia ed  il Petrolio. Il progetto è stato  oggetto di un investimento di 335 milioni di dollari, ha una lunghezza di 224 Km. di cui 88 in territorio colombiano e permetterà per i primi quattro anni di portare il gas dalla Guajira Colombiana fino al lago Maracaibo in Venezuela, e successivamente in senso inverso. Álvaro Uribe, ha sottolineato l’importanza di questo progetto e del fatto che sia il primo in materia di cooperazione energetica tra la Colombia ed il Venezuela, nonché il primo progetto internazionale di PDVSA, mentre il suo ministro delle Miniere e dell’Energia , Hernán Martinez ha rilevato come sia stato importante il lavoro svolto dalla PDVSA in territorio colombiano e ha auspicato  un’estensione del gasdotto fino a Panamá e successivamente  a tutto il Sud America.
“Siamo pronti, presidente Chávez, ci dica cosa dobbiamo fare, cosa serve per portare questo gasdotto fino a Panamá e raggiungere tutto il Centroamerica” sembrerebbe aver detto un Álvaro Uribe particolarmente  ben disposto e cordiale verso il presidente venezuelano.
Avrebbe anche manifestato in modo deciso   la sua volontà di partecipare al progetto della Banca del Sud, la cui creazione avverrà formalmente il 7 novembre prossimo a Caracas e al quale già aderiscono  Venezuela, Bolivia, Ecuador, Uruguay, Paraguay, Brasile e Argentina,  precisando tuttavia che l’ingresso della Colombia non va inteso come “rifiuto alla Banca Mondiale e al BID (Banco Interamericano de Desarrollo – Banca interamericana di sviluppo), ma come espressione di solidarietà, di lealtà con la fratellanza dell’America  Latina alla quale non verremo meno”.
I tre presidenti di Colombia, Venezuela ed Ecuador, inoltre hanno sottoscritto una nota di integrazione energetica strettamente riferita ai tre paesi in quanto dovrebbe avvenire tramite il Gasdotto Transandino Libertador. Verrà allo scopo designato un comitato di Alto Livello per gli studi di fattibilità e per quelli di impatto ambientale che saranno pronti entro sei mesi.
Indubbiamente si tratta di un grande passo avanti nel processo di integrazione latinoamericana soprattutto perchè riguarda un settore, quello energetico di fondamentale importanza ma anche perchè coinvolge un paese, la Colombia che per il suo rapporto di stretta dipendenza e vicinanza con gli Stati Uniti e per la sua rispondenza  alle soluzioni  economiche neoliberali da questi proposte attraverso le istituzioni della Banca Mondiale e del FMI si trovava in una posizione difficile.
Probabilmente avere buoni rapporti economici e di integrazione nella regione sarà fondamentale   al momento della fine del mandato di Bush, momento in cui l’appoggio incondizionato degli Stati Uniti al governo di Uribe potrebbe venir meno e questi potrebbe ritrovarsi isolato in una regione che si sta lentamente liberando dal ruolo di patio trasero che ha avuto fino a poco tempo fa e che invece ancora caratterizza la Colombia.  

Mario Casasús: Neruda e i falsi cristalli del suo denaro

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Mario Casasús, Brecha
24 agosto 2007
 
 
“Uruguay è parola di un uccello, o lingua dell’acqua, è sillaba di una cascata, è tormento di cristalleria”
Pablo Neruda, Canto generale
 
Neruda ha vissuto clandestinamente in Uruguay tra il 1953 e il 1956, a casa di Alberto Mántaras, nella località  balneare di Atlántida.
Testimonianza di questa permanenza è l’erbario progettato per l’ Ode ai fiori di Datitla (testo pubblicato nel Terzo libro delle Odi; Losada 1957), rimasto inedito fino al 2003.
Il suo esilio fu dovuto alla relazione con Matilde Urrutia  a differenza di quello che fu costretto a vivere  quando in Cile dichiararono  illegale il Partito Comunista e la sua carica di senatore fu  revocata: allora attraversò le montagne a cavallo con destinazione Buenos Aires, dove Miguel Ángel Asturias gli prestò il suo passaporto per far sì che a Parigi,  Picasso lo potesse presentare al Congresso Mondiale per la Pace.
La militanza del nostro poeta non è un segreto, di origini comuniste, diplomatico del Frente e della Unidad Popular, si ficcava in ogni pasticcio, come in Messico, quando liberò dal carcere il muralista Siqueiros  o in Spagna, quando fece emigrare 2500 repubblicani sulla nave Winnipeg.
È da tempo che si dice che la morte di Neruda sia avvenuta più per tristezza che per cancro, io credo che il 23 settembre 1973 agirono entrambe le cause in maniera fulminante.
L’erbario fu composto in Uruguay insieme alla poesia  Testamento del Canto Generale:
 
“Lascio ai sindacati
del rame, del carbone e del salnitro
la mia casa sul mare d’Isla Negra.
Voglio che lì riposino i vessati figli
della mia patria, saccheggiata da asce e traditori,
dissipata nel suo sacro sangue,
consumata in vulcanici brandelli”
 
Sono stati questi i versi che posero le basi del progetto che il poeta scelse di chiamare Cantalao: “Fondazione di Beneficenza senza fini di lucro il cui obiettivo sarà la diffusione della letteratura, dell’arte e della scienza, specialmente nella zona compresa nel  litorale tra San Antonio e Valparaíso (…) a) costruzione e messa a disposizione per il bene comune della Fondazione di edifici che avranno lo scopo di essere luogo di incontro per  scrittori, artisti e scienziati nazionali e stranieri così come avranno la funzione di  ospitarli.
L’articolo quinto relativo alla composizione del Consiglio Direttivo ed Esecutivo: questo sarà formato da due rappresentanti di Pablo Neruda, dai rettori dell’Università del Cile, Cattolica e Tecnica dello Stato, da un rappresentante della Centrale Unitaria dei Lavoratori e da un rappresentante della Società degli Scrittori del Cile (documento inedito, datato il 9 maggio 1973, del quale conservo una fotocopia autenticata davanti ad un notaio pubblico).
Dopo il colpo di Stato del 1973, alla vedova Matilde Urrutia furono confiscate le case del poeta, lo stesso fecero al Partito Comunista erede di Isla Negra. Matilde Urrutia accompagnava le madri dei detenuti scomparsi nei commissariati in cerca di un habeas corpus, faceva dichiarazioni alla BBC sulla sistematica violazione dei diritti umani della dittatura, autorizzava antologie di Neruda a paesi amici – per esempio al Fondo della Cultura Economica del Messico, sporgeva denunce nella Spagna franchista quando venivano censurate le fotografie di Neruda con Salvador Allende, ma lei visse solo fino al 1986. Che successe poi con l’eredità di Neruda dopo la morte della vedova? Dove finì il denaro del poeta? È in quel momento che appare Agustín Figueroa, un personaggio sinistro che si impadronì dei diritti del poeta e dell’amministrazione della sua immagine.
Il legame con Neruda lo stabilisce  tramite sua sorella, Aída Figueroa, che su richiesta del Partito Comunista nascose Neruda nel 1948 (periodo nel quale  scrisse in clandestinità il Canto Generale) e con questo gesto riuscì a conquistarsi  la fiducia e l’amicizia del poeta. Una volta morto Neruda e quando molte persone voltarono le spalle a Matilde Urrutia (o i suoi amici si trovavano in esilio), Aída le presentò suo fratello Juan Agustín (che non fu mai amico di Neruda). Matilde accettò il consiglio della sua amica,  senza sapere che fin dalla sua gioventù Figueroa era stato intimo amico e socio del pinochetista Ricardo Claro. Una volta morta Matilde Urrutia,  la dittatura lasciò campo libero  a Juan Agustín Figueroa.
Contravvenendo alla volontà di Neruda, Figueroa consigliò Matilde affinchè nominasse nel Consiglio Direttivo  della Fondazione un gruppo di persone di sua fiducia tra le quali c’erano  sua moglie (QEPD), sua sorella e l’avvocato del suo studio. Vedendo l’amministrazione di Figueroa, il primo a rinunciare fu Jorge Edwards.
Dove finì il denaro del poeta? Ritornando all’epigrafe: “è tormento di cristalleria”: 2.3 milioni di dollari(USD) incassati solo nel 2003 come diritti d’autore delle opere di  Neruda sono stati investiti  in buoni fruttiferi nella Cristalerias Chile, secondo la logica neoliberale per cui è conveniente un investimento di basso rischio con poca speculazione del capitale, vero? Nel 2005 pubblicai in esclusiva l’inchiesta  completa sulla nuova Fondazione Neruda (si è perduto il nome Cantalao così come come l’erbario uruguayo). Cristalerías Chile è di proprietà di Ricardo Claro: questi fu consigliere di Pinochet fin dal 12 settembre 1973, ambasciatore della dittatura dal 1978, responsabile di aver portato in Cile il suo amico Henry Kissinger, quale fu il motivo del suo viaggio se non orchestrare il Plan Condor?
Nel capitolo VI – Centri di detenzione – della Commissione Nazionale sulla Prigione Politica e Tortura presieduta dal vescovo  Sergio Valech (pagine 312/313; Informe Valech, 2004) si elencano le testimonianze delle navi usate come prigioni a Valparaíso, e come riporta il quotidiano La Nación “Ricardo Claro mise a disposizione delle forze di sicurezza due navi di una sua impresa, la Compañia Sudamericana de Vapores, per essere usati come centri di detenzione e tortura. Una di esse, la Maipo, ha portato 380 detenuti da Valparaíso fino a Pisagua. Molti dei suoi “passeggeri” persero la vita. L’altra nave, la  Lebu, era un  carcere galleggiante e più di 2000 persone passarono e per le sue stive e cabine (05.12.2004).
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L’esecutore testamentario della Fondazione, Juan Agustín Figueroa dichiarò dieci giorni dopo la pubblicazione della mia ricerca: “Neruda sarebbe stato completamente d’accordo” (in merito all’investimento di denaro nella ditta di Ricardo Claro)…”Il mondo di Neruda è finito e dobbiamo aprirci su altri fronti” e “gli utili permetteranno alla fondazione di sopravvivere quando decadranno i diritti d’autore di Neruda nel 2023” (diario La Tercera; 21.08.2005, dove attualmente è editorialista della domenica Henry Kissinger). Un anno dopo,  il quotidiano ufficiale del Cile, riprese la mia inchiesta e le reazioni della Fondazione Neruda non furono diverse: L’avvocato, bibliotecaria e componente del Consiglio Direttivo della Fondazione Neruda, Clara Budnik dichiarò a Javier García del quotidiano La Nación: “Voglio che sappiate che se si è investito in modo da ottenere dei dividendi per l’istituzione, per me non ci sono problemi. Inoltre Ricardo Claro apporta  cultura al nostro paese”. (09.07.2006).
La Fondazione Neruda non ha mai potuto smentirmi, li ho accusati di evasione fiscale (per 140 milioni di pesos cileni e del suo equivalente 249,309.95 USD), di negligenza di fronte alla falsificazione dell’Antologia Popolare 1972 da parte dell’editrice Edaf (legata all’estrema destra del PP spagnolo), di influenza da parte di Juan Agustín Figueroa nel rispolverare le Leggi Antiterroriste contro la comunità mapuche, nemmeno il nostro editorialista del quotidiano La Jornada Noam Chomsky visitando Temuco l’anno scorso per una riunione con i leader mapuche, poteva credere che chi presiede la Fondazione Neruda è l’ideologo della Ley Maldita (Legge Maledetta), per la quale Neruda abbandonò il paese, oggi chiamata Legge Antiterrorista.
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Juan Agustín Figueroa è amico personale e socio di Ricardo Claro dal 1950, ora è chiaro del perchè  la dittatura gli ha lasciato mano libera nella  Fondazione Neruda dopo la morte della vedova del poeta. Figueroa ha apportato “piccoli cambiamenti agi statuti” creati da Neruda, dei  7 membri originari, ora ce ne saranno solo 5,  “le loro cariche saranno vitalizie, ma potranno cessare per rinuncia, e venendosi a creare un posto vacante, gli altri quattro membri possono scegliere il sostituto. Se rimangono solamente uno o più membri del Consiglio sarà compito di questi  designare il sostituto”. L’attuale Consiglio Direttivo della Fondazione Neruda è composto da:
Aida Figueroa Yávar, sorella del direttore generale; Jorge del Río, socio dello studio degli avvocati di Figueroa; Raúl Bulnes, intimo amico di Figueroa, e con la morte della moglie di Figueroa (che faceva parte anche lei della direzione) si è preparata  la strada a Ignacio Figueroa in qualità di futuro presidente vitalizio, dal momento che suo padre Juan Agustín Figueroa erediterà la Fondazione Neruda… tutto rimarrà in famiglia, niente per gli scrittori, gli universitari o i sindacalisti cileni.
Ho insistito nella necessità di una convocazione della Fondazione Neruda da parte del ministro delle Finanze (imposte interne), ho sollecitato al presidente Bachelet la cancellazione della Personalità Giuridica della Fondazione Neruda, ho intervistato tutti gli amici e biografi del poeta in Spagna, Cuba, Messico, Italia, Germania, Stati Uniti, Uruguay, Argentina e Cile e ho soltanto vinto alcune piccole battaglie: mi hanno concesso le dimissioni di un dirigente esecutivo,(Francisco Torres), l’Agenzia Balcells ha rimproverato l’editrice Edaf per la falsificazione della sua Antologia Postuma 2004 (mentre in realtà è l’Antologia Popular del 1972) , ma la cosa più importante è il caso di  Pascual Pichún, un mapuche di 23 anni che è fuggito attraverso le montagne dopo essere stato accusato di essere un “terrorista” secondo la  logica di Figueroa, in Argentina si deciderà se dovrà essere deportato per la violazione delle leggi migratorie (come avrebbero fatto con Neruda ai tempi della Ley Maldita) e fino a questo momento si trova lì come rifugiato politico, in parte grazie alla mia inchiesta sui diritti di autore di Pablo Neruda investiti nelle aziende di un terrorista di Stato come Ricardo Claro.  
“Cosa penserebbe Neruda di tutto questo?” Cosa scriverebbe nel settimanale Marcha o nel Siglo Ilustrado su Ricardo Claro e Juan Agustín Figueroa? Ricordo una vecchia  foto di Neruda nella redazione di Marcha insieme a Mario Benedetti. La mia editrice Faride Zerán mi dice che il caso Fondazione Neruda “rappresenta la metafora della transizione cilena”.
(Traduzione di Annalisa Melandri)

Mario Casasús è un giornalista nato in Messico  le cui radici sono “rappresentate da un esilio permanente” come egli stesso scrive parlando della sua famiglia cilena  in una lettera aperta al Subcomandante  Marcos e pubblicata su la Jornada Morelos, quotidiano messicano per il quale lavora.
E’ giovanissimo, è nato a Cuautla nel 1980 e lavora anche per il Clarín del Cile. E’ coraggioso e come i migliori giornalisti è mosso da sincera passione e amore per la verità. Se Julio Scherer è il “periodista incómodo” (giornalista scomodo) del Messico, mi sento di definire Mario “periodista incómodo” del Cile.
Io lo ammiro molto e credo che tutti noi che amiamo Neruda dovremmo essere grati a Mario e al suo lavoro”. A.M.
 
ODE AI FIORI DI  DATITLA
Sotto i pini la terra prepara
piccole cose pure:
erbe sottili
dai cui fili
si impennano minuscoli fanali,
capsule misteriose
piene di aria perduta,
ed è diversa lì
l’ombra,
filtrata
e fiorita,
lunghi aghi verdi sparsi
dal vento che attacca e mette in disordine
i capelli dei pini.
Sulla sabbia
capitano
petali frammentari,
calcinate cortecce,
pezzi azzurri
di legno morto,
foglie che la pazienza
degli scarabei
boscaioli
cambia di posto, migliaia
di coppe minime
l’eucaliptus lascia
cadere
sopra
la sua
fresca e fragrante
ombra
e ci sono
erbe
simili a flanella
e argentate
con morbidezza
di guanti,
bastoni
di orgogliose spine,
irsuti padiglioni
di acacia scura
e fiori colore di vino,
stiance, spighe,
cespugli,
ruvidi steli riuniti come
ciuffi nella sabbia,
foglie
rotonde
di ombroso verde
tagliato con forbici,
e tra l’alto giallo
che improvvisamente
alza
una silvestre
circonferenza d’oro
fiorisce la tigridia
con tre
lingue di amore
ultravioletto.

Sabbie di
vicino
all’aperto estuario
de La Plata, nelle prime
onde del grigio Atlantico,
solitudini amate,
non solamente
al penetrante
odore e movimento
di pinete marittime
mi riportaste,
non solamente
al miele dell’amore e alla sua delizia,
ma alle circostanze
più pure della terra:
alla secca e scontrosa
Flora del Mare, dell’Aria,
del Silenzio.

L’Ode ai Fiori di Datitla di Pablo Neruda è un erbario che ha una lunga storia, fatto e manoscritto da Pablo Neruda e Matilde negli anni del loro amore clandestino. Quest’opera fu regalata a Alberto Mantarás, amico di Pablo, come ringraziamento dell’ospitalità che ricevettero in casa di lui, nella zona balneare di Atlántida, in Uruguay, (1953–1956). L’ originale dell’Erbario Ode ai Fiori di Datitla si trova nel Museo “Paseo de Neruda” Fundación Fortín de Santa Rosa, Atlántida, Uruguay.

 

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