RFI intervista Adrián Ramírez sul massacro nel carcere di Altamira

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Il 4 gennaio scorso, una violenta rissa con armi bianche  tra due cartelli di narcos rivali nel carcere di massima sicurezza di Altamira, Tamaulipas, lascia un tragico bilancio: 31 detenuti deceduti, 13 feriti in modo grave e una gran quantità di feriti lievi. Il presidente della Lega Messicana per la Difesa dei Diriitti Umani (LIMEDDH), Dr. Adrián Ramírez, in questa intervista  rilasciata a  Radio Francia Internacional,  ha denunciato  gravi responsabilità delle autorità penitenziarie rispetto alla sicurezza dei detenuti. Afferma che quanto accaduto é da mettere in relazione alle riforme penali costituzionali del 2008, alle leggi “di emergenza” che riempiono le carceri, alla corruzione e al fatto che si sta “privatizzando” l’amministrazione penitenziaria, fenomeno che aggiunto alla corruzione imperante nelle carceri costringe le famiglie a notevoli costi per permettere un livello di vita decente al proprio familiare detenuto.


La sparizione forzata di persone – crimine contro l’umanità

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Il 30 agosto è la Giornata Internazionale del Detenuto Scomparso. Ripropongo questa nota scritta il 5 novembre 2009  (A.M.)

La sparizione forzata di persone – crimine contro l’umanità Soltanto nel dicembre del 2006 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la Convenzione per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate. E’ stata ottenuta dopo 25 anni di battaglie portate avanti da associazioni internazionali per la difesa dei Diritti Umani, da famigliari di desaparecidos, da uomini e donne in tutto il mondo.

La Convenzione sancisce formalmente “due nuovi diritti umani: il diritto di ciascuno a non essere fatto sparire e il diritto alla verità per le  vittime della sparizione forzata” (Gabriella Citroni). In questa Convenzione, che necessita la ratifica di altri sette paesi perchè entri in vigore  (l’Italia non l’ha ancora fatto), la sparizione forzata di persone viene definita come: “l’arresto, la detenzione, il sequestro o qualsiasi altra forma di privazione della libertà che sia opera di agenti dello Stato o di persone o di gruppi di persone che agiscono con l’autorizzazione, l’appoggio o la acquiescenza dello Stato, seguita dal rifiuto di riconoscere tale privazione della libertà o dall’occultamento della sorte o la dimora della persona scomparsa, sottraendola così alla protezione della legge”.

Definito dalle Nazioni Unite come oltraggio alla “dignità umana” e fin dal 1983 “crimine contro l’umanità” dall’Organizzazione degli Stati Americani (OEA), è una pratica criminale che generalmente identifichiamo con le dittature latinoamericane, ma che  ha origini marcatamente europee. Ricordiamo  le migliaia di persone scomparse  del regime franchista e i crimini commessi dalla Germania nazista.

In America latina il metodo è stato utilizzato  come strumento politico e repressivo all’interno della cosiddetta “guerra contrainsurgente” volta all’eliminazione fisica degli oppositori militanti e delle persone critiche dei regimi dittatoriali. Ai militari latinoamericani complici di quelle dittature la pratica della sparizione forzata sembrò dunque il crimine perfetto: senza (apparente)spargimento di sangue, senza carnefici, soprattutto senza responsabili perchè di fatto non esisteva nemmeno la vittima. In carceri clandestine, in luoghi di detenzione legali e illegali, in case private, i desaparecidos perdevano la loro identità di essere umano, di cittadino, di persona, per essere soltanto un corpo in balia delle efferatezze più criminali. La morte sotto tortura o per l’eliminazione successiva spesso concludeva il periodo di sparizione forzata.

La pratica della sparizione forzata ha effetti distruttivi sia sulla vittima che subisce tale crimine che sui suoi familiari e in larga misura anche sul corpo sociale alla quale le vittime appartengono. “La continuazione del terrore prolungato rispetto a una minaccia vaga ma effettiva produce una serie di meccanismi di difesa che a sua volta rompono il tessuto sociale nella misura in cui colpiscono i legami interpersonali” (Stella M. Figueroa). >La sparizione forzata in Messico Nonostante si associ il fenomeno dei desaparecidos soprattutto a paesi come il Cile, l’Argentina, il Guatemala  il fenomeno ha riguardato in maniera senza dubbio più silenziosa e subdola, ma non meno importante anche il Messico.

Il  periodo conosciuto come della “guerra sporca” (tra la fine degli anni ’60 e la fine degli anni ’70), fu caratterizzato da una dura politica repressiva del governo messicano  allo scopo di rompere l’unità del tessuto sociale e smobilitare la resistenza armata che si stava diffondendo rapidamente nelle campagne del paese. Soprattutto negli stati di Guerrero, Chiapas e Oaxaca, si contarono più di 1300 casi di sparizioni forzate. La metà soltanto nello stato di Guerrero dove era attiva la guerriglia  di Lucio Cabañas e Genaro Vázquez. Si è risaliti a questa cifra grazie agli studi e alle ricerche compiute dall’Associazione dei Familiari dei Detenuti, Scomparsi, e Vittime delle Violazioni dei Diritti Umani in Messico (AFADEM) che fa parte della Federazione latinoamericana di Associazioni dei Familiari dei Detenuti Scomparsi (FEDEFAM).

Tuttavia è una pratica che continua ad applicarsi anche in tempi recenti :soltanto dal dicembre 2006, data di inizio del governo di Felipe Calderón al giugno 2008 i casi accertati sono stati 23. Si tratta di difensori dei diritti umani, indigeni e attivisti sociali e politici. In diciotto mesi, 23 persone sono state  fatte sparire perchè ritenute scomode per il potere, sicuramente torturate, quasi sicuramente uccise. Più di una persona al mese.

I numeri tuttavia sono sicuramente maggiori. AFADEM rileva che, considerando anche le persone scomparse per le quali non si ipotizza direttamente il motivo politico e le persone scomparse in relazione al narcotraffico,  raggiungiamo la cifra di 300 persone in 18 mesi di governo. Di queste persone non si sa più nulla, eppure il Messico è considerato a tutti gli effetti una democrazia. Difatti, molti casi di sparizioni forzate vengono fatti passare come casi legati al narcotraffico, spiega il segretario esecutivo di Afadem Julio Mata, una maniera sbrigativa per eludere la responsabilità diretta dello Stato, dal momento che il reato di sparizione forzata si configura tale in quanto commesso dallo Stato.

Un comune cittadino non può compiere il reato di sparizione forzata, può sequestrare, può uccidere. Uno  Stato invece,  fa sparire forzosamente, contro la loro volontà persone. Innocenti. Lo Stato spesso rimane impune e chi commette questo tipo di crimine continua a ricoprire ruoli di prestigio nelle Forze Armate o nei punti chiave di comando. La lotta contro l’impunità in Messico va di pari passo con la lotta contro la sparizione forzata. Sono le due facce della stessa medaglia. Non esiste il carnefice perchè non esiste la vittima.

Una buona notizia. Il 7 luglio scorso  a San José di Costa Rica presso la Corte Interamericana dei Diritti Umani  (CIDH) per la prima volta lo Stato messicano si è trovato  al banco degli imputati per la politica repressiva applicata dal governo e dalle Forze Armate durante la  guerra sucia. Il caso preso in esame, e considerato emblematico di quanto accadeva in quegli anni è quello della sparizione forzata di Rosendo Radilla Pacheco, avvenuta il 25 agosto del 1974 ad Atoyac de Álvarez, stato del Guerrero, e del quale quella del 7 luglio è stata  soltanto l’udienza preliminare. Il caso preso in esame, e considerato emblematico di quanto accadeva in quegli anni è quello della sparizione forzata di , avvenuta il 25 agosto del 1974 ad Atoyac de Álvarez, stato del Guerrero, e del quale quella del 7 luglio è stata  soltanto l’udienza preliminare. (A cura di Annalisa Melandri )

Si ringrazia Gabriella Citroni per il suo impegno, quale delegata per l’Italia presso le Nazioni Unite, nella battaglia portata avanti per l’adozione di una convenzione internazionale contro il crimine di sparizione forzata di persone che si è concretizzata nell’adozione della Convenzione per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate dell’Alto Commissariato per la difesa dei Diritti Umani dell’ONU. Link utili: Testo della Convenzione (in inglese e in francese)

FEDEFAM :http://www.desaparecidos.org/fedefam/
AFADEM Julio Mata presidente contacto julio_afadem 2000atyahoodotcomdotmx
LIMEDDH Liga Mexicana por la Defensa de los Derechos Humanos

Amnesty International www.amnesty.it dove firmare l’appello per la ratifica della Convenzione

Fondazione Internazionale Lelio Basso www.internazionaleleliobasso.it

Annalisa Melandri www.annalisamelandri.it


Esserci e non esserci. Poesia ai detenuti scomparsi

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Con questa poesia di Adrian Ramírez López (presidente della Lega Messicana per la Difesa dei Diritti Umani LIMEDDH) vogliamo ricordare tutti i detenuti scomparsi in Messico. La poesia è tratta da: Poemas Disonantes – Plaza y Valdes Editores Primer edición octubre 2010

 

Esserci e non esserci

Tutto ti ricorda.

La tua presenza la sentiamo, e non ci sei.

Come descrivere la tua presenza assente?

Così, semplicemente in questo modo

come ti sentiamo, come ci incoraggi,

come ti guardiamo.

 

Francisco resisti

come hai sempre resistito,

continua dandoci la  tua forza

per  aiutarci a ritrovarti.

Quanti milioni di persone sono passate

per la storia?

Quante hanno lasciato traccia?

Ci sono milioni e milioni di desaparecidos anonimi,

ma non voi i detenuti scomparsi.

Voi non siete scomparsi,

i vostri nomi li teniamo con noi,

le vostre biografie sono la storia.

Sono   parte della lotta per la democrazia

e le libertà fondamentali;

per essere più umani.

Los desaparecidos sono costruttori di democrazia.

 

Francisco Michoacán,

Francisco Zirahuem,

Francisco Pueblo,

Francisco con noi.

A Michoacán sei tu,

senza te, ma tu.

Tutti ti cerchiamo.

Ti troviamo in Yanahui,

ti vediamo nella forte Cristina.

Francisco, adesso sei volto di donne

che cercano con sorriso vivo e terra.

Lotta e vita.

Francisco, guardiamo il tuo volto,

sei con noi,

sei andato a cercare gli altri,

a Edmundo e a Gabriel,

e a tutti gli scomparsi,

sei tra  loro.

Ti accompagnamo e ti cerchiamo,

a te e a tutti fino a trovarvi.

(Adrian Ramírez López)

Traduzione di Annalisa Melandri

 

 


Sparizione forzata in Messico: crimine costante

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Nell’ ultima settimana di maggio, dichiarata dall’ONU come Settimana Internazionale del Detenuto Scomparso, ricordiamo i quattro anni della  scomparsa dei due militanti politici  Edmundo Reyes Amaya e Gabriel Alberto Cruz Sánchez.

In Messico si tratta di un caso emblematico  di  sparizione forzata in quanto avvenuta  successivamente al loro arresto (il 25 maggio 2007) a Oaxaca. Da allora dei due uomini non  si sa più nulla ma nulla è emerso ad oggi  nemmeno sul fronte delle indagini. “Fino a questo momento non esiste un solo responsabile indagato per questo crimine, ma non  si sono realizzate neanche  le indagini relative per trovarlo” denunciano in un comunicato i familiari dei due scomparsi.

Di questa vicenda   ce ne eravamo occupati in varie occasioni, anche rispetto al tentativo di mediazione tra il governo messicano e l’ EPR (Esercito Popolare Rivoluzionario), formazione politico-militare alla quale appartenevano Edmundo Reyes Amaya e Gabriel Alberto Cruz Sánchez. La mediazione, della cui commissione faceva  parte anche lo scrittore messicano ora scomparso, Carlos Montemayor,  si risolse  in nulla appena un anno dopo il suo inizio,  per l’evidente  mancanza di volontà del governo messicano a dare risposte certe rispetto alla sparizione dei due integranti dell’ EPR.

La sparizione forzata di persone è un crimine  contro l’umanità e come tale imprescrittibile e continuato, senza possibilità di indulto o amnistia e che continua a perpetrarsi in Messico nonostante siano ormai lontani gli anni bui della “guerra  sucia”.

Vogliamo qui ricordare anche la vicenda di Francisco Paredes, difensore dei diritti umani e co– fondatore della fondazione Diego Lucero, scomparso il 26 settembre del 2007 presumibilmente dopo un arresto effettuato dalla polizia.

Uno degli ultimi casi di sparizione forzata in Messico è avvenuto il 25 marzo scorso quando da Veracruz si sono perse le tracce del militante del Frente Popular Revolucionario Gabriel Antonio Gómez Caña mentre si recava a dare il suo sostegno a più di 500 commercianti ambulanti che da cinque giorni portavano avanti una protesta pacifica nella piazza principale della città contro il provvedimento che vietava loro di esercitare il commercio in strada.

Questi sono i casi invece più recenti di sparizioni forzate denunciate dall’ AFADEM (Associazione dei Familiari dei Detenuti Scomparsi e delle Vittime delle Violazioni dei Diritti Umani in Messico) oltre ai già menzionati di Francisco Paredes, Gabriel Alberto Cruz Sanchez e Edmundo Reyes Amaya:

Víctor Ayala Tapia detenuto scomparso il 14 settembre 2010 a Papanca, Guerrero

Erick Isaac Molina García detenuto scomparso il 14 giugno 2008 ad Acapulco, Guerrero

Jorge Gabriel Ceron Silva detenuto scomparso il 14 marzo 2007 da Chilpancingo, Guerrero Messico.

L’AFADEM reclama inoltre il compimento della sentenza del caso 12511–Rosendo Radilla Pacheco. La Corte Interamericana  per i Diritti Umani il  16 dicembre 2009 ha condannato lo Stato messicano per la sua sparizione avvenuta  il 25 agosto 1974 ad Atoyac de Álvarez ed ha riconosciuto l’esistenza di un contesto di violazioni sistematiche e numerose ai diritti umani durante la così detta “guerra sucia”.

La sentenza inoltre ordinava allo Stato di riformare il Codice di Giustizia Militare per impedire che i casi di gravi violazioni dei diritti umani commesse da membri dell’ apparato di sicurezza dello Stato siano giudicate dal Tribunale Militare e chiedeva  che fosse   tipificato il  delitto di sparizione forzata di persona nel codice penale.

 

 

 

 

 

 

 


Limeddh: le donne Zihuame ricamano diritti

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L’Organizzazione di Donne Indigene di Huaxcaleca, Zihuame, nasce nel 2009 dopo otto anni di lavoro in tema di diritti umani e di diritti delle donne nel Municipio di Chichiquila nella Sierra Orientale dello Stato di Puebla. Una risposta di tipo comunitario alla disintegrazione progressiva della comunità indigena, alla perdita di identità e alla solitudine nelle quali si trovano a vivere sempre più spesso le donne delle comunità. Interi nuclei familiari colpiti profondamente dalle contraddizioni della modernità in un mondo ancora profondamente legato alle sue origini e radici, toccano da vicino gli effetti della perdita progressiva delle tradizioni e della disgregazione dei legami familiari. Chi paga maggiormente sulla propria pelle gli effetti di tali cambiamenti sono le donne. Spesso vittime di violenze fisiche e psicologiche, generalmente disprezzate o non valorizzate all’interno dei nuclei familiari, con limitato accesso al mondo del lavoro, le donne delle comunità indigene di Huaxcaleca, hanno deciso di organizzarsi, dando il nome di Zihuame (donna in dialetto Náhuatl) alla loro cooperativa. Un lavoro collettivo e solidale per dare una risposta comune a un problema generalizzato. Per cercare di risolvere le difficoltà economiche condividendo impegno, rischio e soprattutto esperienza. Un momento di produzione economica ma soprattutto di condivisione emozionale e di arricchimento reciproco. La Limeddh, Lega Messicana per la Difesa dei Diritti Umani le sta accompagnando in questo importante processo.


 

Si riuniscono per condividere i loro sogni, prendono in mano i loro aghi e scelgono con cura i fili, ogni punto una lettera, ogni colore un sentimento. Scrivono parole sulla stoffa, modesta tela ancestrale, papiro di cotone. I loro sentimenti e le loro esperienze più belle sono ricamate in ogni tela, le loro tristezze contate durante ogni sessione di ricamo. Le donne plasmano allegrie nella tela e condividono le proprie tristezze, non si vedono le lacrime che la vista lascia disegnando un fiore. Bei fiori vivaci ed allegri ma nessuno sospetta che siano bagnati con le perle salate delle emozioni, perché poi in ogni tela rimane una speranza, un desiderio di piacere e l’unione e la somma dei dolori di ogni donna che ricama sia una forza per conquistare più dignità, conquistare la vita, sentire più lievi le preoccupazioni e portare al tavolo di ricamo l’alimento frutto di questo sforzo, questo frutto che è la riunione delle donne che tessono i propri sogni in una coperta con la penna ago e l’inchiostro filo, che punto dopo punto raccontano i loro sentimenti perché tutti li ammirino e li vogliano fare propri. E finalmente in modo impercettibile, le donne Zihuame ricamano i diritti, si intrecciano nell’unità dei loro sforzi per dire basta, siamo donne, abbiamo diritti.

 


Ricamando diritti — Le donne Zihuame

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Ricamando diritti — Le donne Zihuame

http://www.youtube.com/watch?v=K9bzfrZnHYQ&feature=player_embedded

http://www.youtube.com/watch?v=8INB_kmgKgE&feature=player_embedded

 

 

 


Aggressione contro i familiari delle vittime di Sucumbios

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Il 1 giugno, nel corso della protesta mensile dell’Associazione dei Genitori e Familiari delle Vittime di Sucumbíos, alla quale era presente come sempre anche  la Lega Messicana per la Difesa dei Diritti Umani (LIMEDDH) un uomo con evidente accento colombiano ha aggredito i manifestanti, tirando via lo striscione e poi è entrato in ambasciata protetto dalle forze dell’ordine. Il dr. Adrián Ramírez, con il megafono ha chiesto, inutilmente, più volte  che venisse identificato e poi che venissero forniti chiarimenti sull’accaduto.


Carovana di solidarietà Bety Cariño e Jyri Jaakkola

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MESSICO
Appello alla solidarietà

Parte oggi la Carovana di solidarietà “Bety Cariño e Jyri Jaakkola” che ha come obiettivo portare aiuti umanitari nel municipio autonomo di San Juan Copala, nel sud del Messico, nello stato di Oaxaca nelle giornate del 7, 8 e 9 giugno.
La Carovana, che trasporta cibo e medicinali, testimonia la gravissima situazione di violenza che vive la regione insieme alla drammatica condizione sofferta dal municipio di San Juan Copala, assediato e circondato da gruppi paramilitari che impediscono qualsiasi accesso alla comunità.
Questi gruppi sono stati i responsabili della tragica morte di Bety Cariño, attivista dei diritti umani e Jyri Jaakkola, osservatore internazionale, lo scorso 27 di aprile, quando una precedente carovana che trasportava aiuti umanitari fu attaccata proprio da paramilitari vicini al partito del governatore dello Stato, Ulises Ruiz Ortiz. Gli stessi gruppi paramilitari si sono macchiati di altre due omicidi politici qualche settimana più tardi, quando il 20 maggio hanno assassinato il principale leader del municipio di San Juan COpala, Alejandro Ramirez e la sua sposa, Cleriberta Castro.
Le famiglie che vivono nel municipio sono 700 ed a causa dell’embargo imposto dai paramilitari sono ormai stremate e privi di medicinali e cibo. La Carovana “Bety Cariño e Jyri Jaakkola” vuole proprio evitare il verificarsi di una tragedia umanitaria di cui il governo Calderon, oltre che dello Stato di Oaxaca, sarebbero direttamente responsabili.
Il governatore, esponente del partito della destra messicana PRI, è già tristemente conosciuto per le brutali repressioni e violazioni dei diritti umani messe in atto in passato contro le comunità indigene e contadine impegnate nella difesa dei beni comuni e della loro sovranità.
Denunciamo dunque le continue aggressioni contro le comunità indigene e contadine del municipio autonomo San Juan Copala e dello Stato di Oaxaca.
Invitiamo la società civile italiana:
*  a sostenere la Carovana di Solidarietà “Bety Cariño e Jyri Jaakkola”
* a fare pressioni sull’Ambasciata messicana, ADERENDO ALLA LETTERA  che darà consegnata mercoledì prossimo 9 giugno all’Ambasciatore  del Messico in Italia denunciano la situazione di violazione dei Diritti Umani in messico e chiedendo che cessino immediatamente le violenze contro le comunità e gli attivisti per la giustizia sociale ed ambientale, si interrompa l’accerchiamento dei paramilitari contro il municipio autonomo San Juan Copala e vengano individuati i responsabili degli omicidi politici di Bety Cariño, Jyri Jaakkola, Alehandro Ramirez e Cleriberta Castro.
Le associazioni e organizzazioni che intandano aderire possono scrivere entro le ore 12.00 di mercoledì 9 /06 una mail con oggetto “APPELLO MESSICO a:
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Per quanto volessero seguire direttamente quanto avverrà in questi giorni, Radio Planton trasmetterà informazioni continue dalle 11 di mattina alle 5 del pomeriggio, ora messicana
Per maggiori informazioni sulla Carovana di Solidarietà




I maestri in Messico, in Italia quando?

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I maestri in Messico cercano di aprire il portone settecentesco del Ministero dell’ Istruzione nel corso di una protesta per i salari troppo bassi. Volevano consegnare una lettera e non erano stati ricevuti. Così sono passati ai fatti. Sono stati anche denunciati per aver provocato danni al portone, antico di trecento anni.

Com’è il portone del palazzo a viale Trastevere? 


Ciao Maestro

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