Tratta delle donne, nuova fonte di introiti per i narcos

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Le bambine, appena adolescenti, vengono sequestrate per strada o all’uscita di scuola.

di Annalisa Melandri — L’Indro* 9 gennaio  2013

Il quotidiano messicano ‘La Jornada’ ha diffuso nei giorni scorsi le conclusioni di un recente rapporto redatto dalla Coalizione contro il Traffico di Donne e Bambine dell’America latina e Caraibi, (Catwlac, per le sue sigle in inglese) con riferimento all’influenza dei cartelli della droga in questa tipologia di crimine in Messico. “La tratta delle donne produce introiti per oltre 10 miliardi di dollari  l’anno ai cartelli del narcotraffico” ha dichiarato a ‘la Jornada’ Teresa Ulloa Ziáurriz direttrice per l’America latina dell’organizzazione,  che propone  a livello nazionale  e internazionale “la promozione del diritto delle donne e delle bambine a una vita libera da violenza e sfruttamento sessuale”.

Le bambine, appena adolescenti,  vengono sequestrate per strada, alla fermata degli autobus o all’uscita di  scuola. Il crimine organizzato dedito al traffico di stupefacenti le utilizza come ‘mule’ (il nome con cui sono chiamate in America latina le persone che trasportano droga, spesso all´interno del loro corpo)  o come schiave del sesso;  generalmente dopo poco tempo, vengono uccise o sfigurate nel volto per renderne impossibile il riconoscimento. “Quello che più ci preoccupa è che abbiamo iniziato ad avere un legame  tra la scomparsa,  per un periodo di tre/sei mesi ed il femminicidio” dichiara Teresa Ulloa Ziáurriz.

Nonostante il giro di denaro ad esso relazionato, si tratta di un fenomeno  ancora poco studiato, alla conoscenza del quale il rapporto recente di Catwlac può contribuire in maniera determinante  in quanto fornisce numeri e statistiche divisi per geografia nazionale, esami delle rotte  e un’ analisi del fenomeno tenendo conto dei quattro cartelli della droga che maggiormente sono coinvolti in questa tipologia di delitto  cioè quello degli Zeta, del GolfoNuovo Millennio e dei Cavalieri Templari.

Il problema maggiore resta l’impunità, denuncia l’organizzazione, in quanto le  autorità locali condannano principalmente  i narcotrafficanti solo  per i reati relativi al traffico di stupefacenti e quasi mai  per i  crimini correlati  come in questo caso.

Ad Apodaca, nel Nuevo León, racconta il rapporto, in tre anni sono scomparse oltre duecento bambine e giovani donne. Le loro madri  si sono sentite dire dalle autorità, al momento di  sporgere denuncia “che  si erano allontanate per piacere”. Le  ricerche, non sono nemmeno iniziate, proprio perché si tratta di donne, dichiara la Catwlac, denunciando una  discriminazione di genere.

Il fenomeno tuttavia non riguarda  solo il Messico, anche se questo risulta il paese più colpito per l’incidenza maggiore che ha il narcotraffico sul paese: in tutto il Centroamerica e l’America latina in generale si registra una ‘femminilizzazione’ del traffico degli stupefacenti come ha recentemente dichiarato  il presidente del Costa Rica Laura Chinchilla.

Questo fenomeno è sicuramente legato alla femminilizzazione dei flussi migratori; se la maggior parte delle donne migranti, in numero sempre crescente rispetto agli uomini, riesce a raggiungere incolume il luogo di destinazione dopo un viaggio lungo e non privo di rischi (soprattutto lungo il Centroamerica verso il confine con gli Stati Uniti, dove accedono attraverso la frontiera con il Messico) un numero consistente non ce la fa e cade nelle mani delle organizzazioni criminali che ne fanno carne da cannone per i loro affari illeciti.

In America latina ogni anno circa 100mila donne e bambine sono vittime della tratta di persona ma gli strumenti legislativi adottati dai singoli  paesi per porre freno al fenomeno sono ancora insufficienti e poco applicati.

Nel 2000 a Palermo, in Italia è stata redatta  dall’ONU la Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, completata da  due Protocolli specifici, quello per “Prevenire, reprimere e sanzionare la tratta di persone, specialmente donne e bambini” e quello “contro il traffico illecito di migranti”. Si tratta di strumenti internazionali ancora relativamente recenti ai quali le legislazioni interne degli Stati si stanno, purtroppo lentamente, adeguando.

* in escluva per l’Indro — www.lindro.it e qui ripubblicato per gentile concessione

 

 

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