Muri di Stato

7 commenti
Muoiono in solitudine rinchiusi dentro le mura dello Stato: Francesco Mastrogiovanni 3 mesi fa muore nell’ ospedale pubblico di Vallo della Lucania, sottoposto a TSO, la tortura di Stato. Il dirigente del reparto di psichiatria è stato sospeso un mese fa. Stefano Cucchi arrestato nella notte tra il 15 e il 16 ottobre passa per ben quattro strutture statali (caserma dei Carabinieri, carcere di Regina Coeli, Tribunale e ospedale Sandro Pertini; muore il 22 ottobre e sul suo corpo sono evidenti i segni di un pestaggio, alcuni già presenti il giorno del processo per direttissima. Diana Blefari, in carcere in regime di isolamento accusata di concorso nell’omicidio Biagi, il 1 novembre si impicca nella sua cella; da tempo soffriva di gravi disagi e di una profonda depressione. I suoi avvocati parlano di suicidio annunciato. Lo stesso giorno  le era stata consegnata la sentenza di Cassazione in cui le veniva confermata la condanna all’ergastolo. Le ripetute segnalazioni sulla gravità del suo stato di salute non sono mai state ascoltate. Queste e tante  altre storie passate, di morte e solitudine, consumata dietro le sbarre di una cella, nelle corsie di un’ospedale o nelle stanzette lager degli ospedali psichiatrici ci riportano violentemente, ogni volta  al Medioevo della dignità umana. Si nasconde forse il  disegno perverso delle società di eliminare alcuni suoi figli? Vi si prestano consapevolmente, coperti dall’impunità i membri delle forse dell’ordine, i giudici, i medici, gli assistenti sociali…Ci prestiamo noi tutti finchè continueremo a permetterlo.
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“Tornate in soffitta, medici parassiti, e anche tu, signor pecorone Legislatore; non è per amore degli uomini che deliri, è per tradizione d’imbecillità. La tua ignoranza di che cos’è un uomo è pari all’imbecillità di volerlo limitare”.
(Antonin Artaud)
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    Christian Luongo ha detto:

    Buongiorno a tutti,
    mutuo una parte del post e, precisamente, quando dici “ci riportano violentemente, ogni volta al Medioevo della dignità umana” ; consideriamo che, per quanto oggi possa sembrare aberrante, la Santa Inquisizione apportò una riforma in senso garantista del dibattimento in sede di procedimento penale contemplando la possibilità, all’imputato, di chiamare a deporre, in sua difesa, i testimoni. E se un testimone confutava l’atto d’accusa dell’ante litteram pubblico ministero, la pubblica accusa doveva produrre dieci testimonianze contrarie per ribaltare l’esito del procedimento. Forse è troppo generoso parlare di medioevo della dignità umana. Un’altra riflessione che facevo l’altra sera è che, forse, neanche nelle prigioni fasciste si perpetuavano così tanti oscuri episodi : episodi sui quali si alza, implacabile, una cortina di ferro di omertà e protezione. Non posso non andare, con la memoria, al lungometraggio di Petri, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, dove il potere fa quadrato attorno a Volontè assolvendolo ed autoassolvendosi. Un potere referenziale che pone il servitore dello Stato al di sopra della legge perchè è egli stesso la legge. Con buona pace dello stato di diritto.

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    Annalisa ha detto:

    grazie Christian. Ciao

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    Annalisa ha detto:

    sai Christian, almeno durante il fascismo era evidente che si trattava di un regime, la cosa tragica di adesso e che la maggior parte degli italiani questa la chiama democrazia…

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    Christian Luongo ha detto:

    Io sono dell’idea che una cartina tornasole di uno stato di diritto sia la situazione carceraria. Purtroppo non si può fare una casistica seria in merito perchè uno studio statistico si basa su dati oggettivi e, quindi, nel nostro caso si dovrebbe basare sul numero di denuncie o sul numero di decessi accertati a seguito di maltrattamenti. E chi vuoi che vada a denunciare o anche solo a monitorare questo stato di cose ? Io sono, vieppiù, molto preoccupato per un altro aspetto inerente la quasi assoluta mancanza di sensibilità da parte della società civile in merito a questo problema. C’è una assoluta indifferenza rispetto alla situazione dei detenuti quasi che ciò che accade nei penitenziari non sia di pertinenza della nostra coscienza (io aggiungerei “falsa coscienza”). Un atteggiamento del genere è molto pernicioso e mi ricorda molto da vicino quanto accadeva durante il nazionalsocialismo nelle case di detenzione piuttosto che negli ospedali psichiatrici all fine degli anni ‘3’ — e quindi prima della guerra — e che furono i veri antesignani dei campi di concentramento.

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    Annalisa ha detto:

    ci sono studi importanti su questo e anche saggi, purtroppo materia di analisi e oggetto di attenzione di una ristrettissima cerchia di persone. mi fa piacere che se ne parli qui, perchè questo in una prospettiva odierna dovrebbe accendere i riflettori su quanto acacde in carcere oggi ma anche nelle case di cure o nelle asl dove il TSO obbligatorio, è una pratica ancora applicata in grande misura, che nello scorso agosto è costata la morte a Francesco Mastrogiovanni per esempio.

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    Christian Luongo ha detto:

    [parte 1]
    Non conosco gli studi a cui fai riferimento per cui non sono punto in grado di esprimere una opinione. Però mastico un pò di statistica e conosco abbastanza bene le metodologie di lavoro con le quali operano gli addetti ai lavori. Uno studio non può non basarsi su documenti ufficiali ed i documenti in questione sono i referti medici ed i certificati di decesso. Ma, al di là della buona fede o meno con la quale questi e quelli vengono redatti, in un referto raramente troverai che un detenuto è spirato a causa di maltrattamenti subiti dalle guardie carcerarie. Il numero dei decessi in una struttura carceraria, inoltre, può voler dire molto o nulla perchè bisognerebbe vedere, ad esempio, l’età media della popolazione carceraria ed essere in possesso di una cospicua anamnesi dei detenuti ; il numero dei suicidi, parimenti, può essere una cartina tornasole di un disagio : ma per conferirne una valenza inoppugnabile occorrerebbe stabilire chiaramente se costoro erano dei soggetti psicolabili prima del fermo e della detenzione o lo siano divenuti poi a seguito di sevizie fisiche o psicologiche (…)

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    Christian Luongo ha detto:

    [parte 2]
    Ho citato tre soli esempi, banalissimi, con i quali gli analisti dovrebbero cimentarsi e sforzarsi di dare interpretazione. Ed è questo il punto focale, a mio giudizio : ossia che la natura eccezionale dello studio rischi di prestare il fianco ad interpretazioni preconcette di matrice politica che di scientifico e storiografico dovrebbero avere punto o nulla. E questo rischia di inficiarne la valenza interpretativa in un senso o nell’altro. Oggi, magari, è assai più facile condurre uno studio sulla popolazione carcercaria del ventennio ; ma, mi chiedo, è realmente possibile, oggi, fare una analisi altrettanto valida sulla situazione carceraria attuale ? Io ho più di una perplesità al riguardo perchè ci sono troppe, e troppo estese, zone d’ombra.

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