Bilbao: Derechos humanos, Solución, Paz.

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Bilbao, oltre centomila persone in solidarietà ai prigionieri ETA, chiedendo il trasferimento in carceri più vicine alle loro famiglie. Centomila terroristi?

Altre foto qui.


Le Bahamas non abbandonano la pena di morte

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di Annalisa Melandri

in esclusiva per L’Indro  –20 settembre 2013

Repubblica Dominicana - Le  Bahamas, oltre ad essere un paradiso fiscale e uno dei luoghi di villeggiatura più visitato da vip e personaggi dell’alta società,  sono anche uno dei 30 Paesi  al mondo dove la pena di morte è ancora vigente. Anche se nel piccolo arcipelago, situato in America centrale ma appartenente al Commonwealth, l’ultima esecuzione capitale risale ormai all’anno 2000 (tanto che il paese viene definito “abolizionista di fatto”), la  pena di morte è ancora vigente per alcuni tipi di reato come l’omicidio aggravato, l’alto tradimento, il terrorismo e le violazioni del diritto umanitario.  (altro…)


Cile, indulto per i detenuti stranieri

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122 cittadini peruviani sono stati i primi a fare ritorno in patria. A loro seguiranno altri mille detenuti tra cui anche italiani, spagnoli, israeliani e filippini.
di Annalisa Melandri per L’Indro*
24 ottobre 2012

I primi a uscire dal carcere e a varcare i confini del paese nel quale erano detenuti, il Cile, per ritornare in patria in regime di libertà vigilata, sono stati 122 cittadini peruviani. Lo scorso mese di agosto, alla presenza delle autorità cilene rappresentate dal ministro dell’Interno, Rodrigo Hinzpeter, dal ministro della Giustizia, Teodoro Ribera e dal Direttore Nazionale della Gendarmeria, Luis Masferrer, hanno attraversato la frontiera con il Perú, beneficiando della Legge di Indulto Generale n. 20.588, che era stata approvata all’unanimità dal Congresso, qualche mese prima.

Questa legge rientra nell’ambito della nuova politica penitenziaria, voluta dal governo dell’attuale presidente cileno Sebastián Piñera, di destra, che ha lo scopo di migliorare le condizioni di detenzione nelle carceri del paese e di ridurre l’alto tasso di sovraffollamentodegli stessi, una problematica ormai comune anche a molti paesi europei, l’Italia in testa. (altro…)


La scienza dice NO all’ergastolo

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Per firmare la Proposta di iniziativa Popolare per l’abolizione della pena dell’ergastolo (art. 22 del Codice Penale) qui:
http://www.carmelomusumeci.com/pg.base.php?id=12&cat=11

Umberto Veronesi lancia la campagna per l’abolizione del carcere a vita.

Perché, spiega, il cervello si evolve e le persone cambiano.

 

Ergastolo ostativo significa fine pena mai: nessun beneficio o sconto di pena, a meno che non si decida di collaborare con la giustizia. Umberto Veronesi ha lanciato una campagna per abolire la pena senza fine.

 

Perché uno scienziato si imbarca in questa battaglia?

Quattro anni fa ho fondato il movimento Scienze for peace affinché desse voce alla scienza contro ogni forma di violenza, a partire dalla pena capitale.

L’ergastolo ostativo è di fatto una pena di morte civile o una pena  fino alla morte. Una persona che entra in cella sapendo di essere destinato a morirvi è condannata a  un’agonia lenta e spietata.

Quali sono le basi scientifiche di questa campagna?

Innanzitutto il nostro sistema di neuroni non è immutabile, ma si rinnova perché il cervello è dotato di cellule staminali in grado di generare nuove cellule. Quindi la persona che abbiamo chiuso in un carcere non è la stessa vent’anni più tardi. Per ogni uomo esiste la possibilità di cambiare ed evolversi. In secondo luogo, gli studi sul dna dimostrano che la violenza non è un imperativo biologico. Al contrario il messaggio del nostro codice genetico è la perpetuazione della specie, una naturale predisposizione alla solidarietà. Vi sono poi molti studi a sostegno dell’ipotesi ambientale della violenza: chi agisce con aggressività è stato esposto a fattori esterni sfavorevoli che lo spingono all’atto violento.

Perché proprio ora?

La spinta è venuta dalle lettere inviate dall’ergastolano Carmelo Musumeci (condannato per associazione mafiosa, ndr) a me come a tanti italiani che hanno aderito al suo appello. Abbiamo avuto la percezione che la sensibilità nei confronti dell’ergastolo e, più generale, della situazione dei detenuti stesse cambiando. Lo dimostrano i film dei fratelli Taviani e di Matteo Garrone.

La politica vi darà ascolto?

È una campagna impopolare. Sarà difficilissimo sradicare il principio della giustizia come vendetta. Non siamo sicuri che la politica ci appoggerà, anche se i radicali si sono già schierati con noi. Il nostro obiettivo però è innanzitutto culturale. Vorremmo fare capire ai cittadini che la campagna contro l’ergastolo è una campagna per una giustizia più giusta tesa al recupero e alla rieducazione della persona, come prescrive la nostra Costituzione.

                                                                                                                                                        (Annalisa Chirico)

Articolo originale: “Panorama”  del 17 ottobre 2012


Francesco Mastrogiovanni: l’agonia

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‘L’Espresso’, con il consenso attivo dei familiari di Mastrogiovanni e su iniziativa dell’associazione “A buon diritto” di Luigi Manconi trasmette in streaming l’interminabile e omicida costrizione a cui l’uomo è stato sottoposto. Una denuncia pubblica perché su questa vicenda sia fatta piena luce e perché casi del genere non si ripetano mai più.

PROCESSO CONTRO IMPUTATI (SEI MEDICI E DODICI INFERMIERI REPARTO PSICHIATRIA DI VALLO DELLA LUCANIA) 
LA PROSSIMA UDIENZA SI TERRA’ IL 2 OTTOBRE 2012 PRESSO IL TRIBUNALE DI VALLO DELLA LUCANIA (SA)

Leggi al riguardo:

Così hanno ucciso Mastrogiovanni di Gianfranco Turano 

Muri di Stato di Annalisa Melandri

Francesco Mastrogiovanni: morte di un anarchico di Michele Fumagallo

Tutta la mia stima e ammirazione per Grazia Serra che ha avuto il coraggio e la caparbietà di andare avanti, se non lo avesse fatto, la morte di Francesco sarebbe stata soltanto una morte in più avvenuta per TSO,  una vera e proprio tortura di Stato. 


Essere malato in un carcere del Perú

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Jaime Ramírez è deceduto questo sabato 27 ottobre nell’Istituto di Scienze Neurologiche dove era stato ricoverato. d’urgenza.

Il dibattito in questo momento in Perú rispetto all’indulto per ragioni umanitarie che Ollanta Humala dovrebbe o no concedere all’ex ditattore Fujimori, condannato a 25 anni di carcere per omicidio, sequestro di persona e violazione dei diritti umani, oltre a sette anni per corruzione, è molto forte. Ancora non si sa quale decisione il presidente potrebbe prendere, a questo proposito ricordiamo la situazione di coloro i quali hanno combattuto per la libertà nel loro paese.

La situazione di Jaime Ramirez e di Emilio Villalobos

di Alberto Gáalvez Olaechea*

Cesar Vallejo in una delle sue opere di narrativa segnalò che il momento più difficile della sua vita lo aveva vissuto in un carcere del Perú. Eppure egli non era malato ed era stato dietro le sbarre per poco più di cento giorni.

Quella del carcere è una condizione anomala dell’essere umano ed è fonte di frustrazione e di sofferenza. Anche la malattia lo è. Però, quando molti fattori si sommano, il risultato che ne deriva è drammatico, quindi la carcerazione diventa tortura.

In questi ormai lunghi anni ho osservato molte situazioni angustianti sofferte dai prigionieri. Ho visto molte sofferenze mentali che hanno condotto alla pazzia, come sofferenze fisiche che hanno portato alla morte. Con gli anni, direi più precisamente, con i decenni, questo cerchio si è andato restringendo e gli uccelli rapaci volano girando attorno a noi, anche se questo può sembrare un po’ tetro. (altro…)


Appello a favore del prigioniero politico peruviano Jaime Pedraza, gravemente ammalato

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APPELLO A FAVORE DEL PRIGIONIERO POLITICO PERUVIANO JAIME PEDRAZA, GRAVEMENTE AMMALATO

Jaime Pedraza è un prigioniero politico peruviano condannato per aver fatto parte dell’organizzazione guevarista dei Tupac Amaros (MRTA). Ha subito numerose torture e ha già scontato 17 anni di prigionia. Da qualche anno è ammalato di SLA una patologia gravemente invalidante che ha ormai raggiunto la fase terminale. Jaime ha perso man mano l’uso degli arti, non è più autosufficiente ed essendo in carcere non ha mai potuto contare su una terapia minimamente appropriata. Chiediamo per Jaime la possibilità di tornare a casa ai domiciliari o con un indulto umanitario, così che possa passare gli ultimi tempi con il conforto almeno della moglie e della bambina di 9 anni. A suo favore si sono espressi i vari religiosi che visitano regolarmente il carcere di Castro Castro a Lima, la Croce Rossa, Medecins sans Frontieres e vari membri del Congresso peruviano. In Italia hanno aderito all’appello la Fondazione Aldo Zanchetta e Latinoamerica-online.it.

Nel video allegato si puó ascoltare la voce di Jaime e i testi degli appelli da inviare al Ministro della Giustizia (via mail) o al Presidente Humala (via lettera). Ogni altra iniziativa è benvenuta. (altro…)


30 agosto: Giornata Internazionale del Detenuto Scomparso

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IL DIRITTO A NON SPARIRE

di Annalisa Melandri, in esclusiva per L´Indro *

30 agosto 2012

Dal 2006 stipulata la convenzione ONU: “un oltraggio alla dignità umana”. Ma i desaparecidos esistono ancora, in Messico e in Colombia

Istituita dal Gruppo di lavoro delle Nazioni unite sulle Sparizioni Forzate o Involontari l’anno scorso, si celebra oggi la seconda giornata internazionale delle Nazioni Unite dedicata al ’detenuto scomparso’ la vittima per eccellenza delle sparizioni forzate.

Si intende per sparizione forzata “l’arresto, la detenzione, il sequestro o qualsiasi altra forma di privazione della libertà che sia opera di agenti dello Stato o di persone o di gruppi di persone che agiscono con l’autorizzazione, l’appoggio o la acquiescenza dello Stato, seguita dal rifiuto di riconoscere tale privazione della libertà o dall’occultamento della sorte o la dimora della persona scomparsa, sottraendola così alla protezione della legge” (Art.2 della Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate).

Definito dalle Nazioni Unite come “oltraggio alla dignità umana” e considerato fin dal 1983 crimine contro l’umanità dall’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), è pertanto imprescrittibile e continuato, senza possibilità di indulto o amnistia. (altro…)


Firma anche tu contro l’ergastolo!

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Carmelo Musumeci e’ in carcere da 21 anni, condannato all’ergastolo ostativo. In carcere si è laureato in Giurisprudenza ed è diventato scrittore. Porta avanti la battaglia per l’abolizione dell’ergastolo affiancato dalla Comunità  Papa Giovanni XXIIIQui  un bell’articolo su Carmelo.

www.carmelomusumeci.com

Proposta di iniziativa popolare
per l’abolizione della pena dell’ergastolo (art.22 Codice Penale)

La nostra Costituzione stabilisce:
Articolo 27- Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Articolo 50 - Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alla Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità. 

L’ergastolo è più atroce che qualsiasi altra pena perché ti ammazza lasciandoti vivo ed è una pena molto più lunga, dolorosa e disumana, della normale pena di morte. Spesso un ergastolano, un uomo ombra, pensa di essere morto pur essendo vivo, perché vive una vita senza vita. Nessun essere umano dovrebbe tenere un altro uomo chiuso in una gabbia per tutta la vita. Ad una persona puoi levare la libertà, ma non lo puoi fare per sempre, per questo l’ergastolo, “La Pena di Morte Viva”, è più atroce e inumana di tutte le altri morti.
Poi in Italia esiste l’ergastolo ostativo ai benefici penitenziari (art. 4 bis O.P.) che esclude l’accesso alle misure alternative al carcere, rendendo questa pena un effettivo “fine pena mai” e t’impone di scegliere fra due mali: o stai dentro fino alla morte o metti un altro al posto tuo.
E ci vuole tanta disumanità e cattiveria per far marcire una persona in cella per sempre, perché quando non si ha nessuna speranza è come non avere più vita. Continuare a tenere dentro una persona quando non è più necessario è un crimine contro l’umanità. Ogni persona dovrebbe avere diritto ad una speranza e per tutti ce n’è una, ma non per gli uomini ombra.

Se tu sei d’accordo che un ergastolano debba uscire perché lo merita e non perché usa la legge per uscire dal carcere e che una pena senza fine è una vera e propria tortura che umilia la giustizia, la vita e Dio,

se tu pensi che un uomo non possa essere considerato cattivo e colpevole per sempre e che una pena per essere giusta debba avere un inizio e una fine, perché una condanna che non finisce mai non potrà mai rieducare nessuno, (altro…)


Francesco Mastrogiovanni: a due anni dal suo omicidio

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Propongo qui di seguito un articolo del giornalista Antonio Manzo de Il Mattino per ricordare lˈorribile morte di Francesco Mastrogiovanni, anarchico, ucciso in un letto  dellˈospedale di Vallo della Lucania il 4 agosto di due anni fa, nel corso di un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio). Non era la prima volta che le autorità si accanivano contro Francesco. E non  é il primo caso di morte che avviene nel corso di un TSO.  Nel silenzio più completo e nellˈindifferenza generale.  Antonio Manzo giustamente e coraggiosamente, (visti i tempi), parla di TORTURA commessa contro il “maestro più grande del mondo” come era ricordato dai suoi studenti Francesco e di OMICIDIO commesso contro Francesco. Sono 18 gli imputati,  tra medici e infermieri,  nel processo che si sta svolgendo a Vallo della Lucania, che,  speriamo, gli renda piena giustizia.   (AM)

 

Mastrogiovanni il ricordo di una tortura

di Antonio Manzo — Il Mattino 

«Ti prego, per piacere, blocca la proiezione di questo video… Ma questa è una tortura… Poveraccio, tenta di divincolarsi,tenta di liberarsi dall’atroce letto di contenzione,mai fili di plastica durissima gli segano polsi e caviglie ora sanguinanti…

Boccheggia, vorrebbe gridare… Sognava la rivoluzione, Franco, ma quegli occhi sbarrati sono la resa dell’umanità non la sua sconfitta».

Il cd con il tragico film dell’agonia di Franco Mastrogiovanni tratto dalla videosorveglianza del reparto lager di psichiatria, dura minuti e minuti che non riesci mai a calcolare, perché non ce la fai ad arrivare fino alla fine, perché le intermittenze bloccano la proiezione ma non possono cancellare lo sdegno. Immagini da lager di inizio Millennio. (altro…)


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