Il Comitato Pro Zelaya alla Presidenza dell’Unione Europea

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No se puede aceptar un golpe de Estado en el siglo XXI!

Roma, 21 luglio 2009

La Presidenza dell’ Unione Europea in data odierna ha confermato il suo appoggio politico al legittimo presidente dell’ Honduras Manuel Zelaya e ha sostenuto la mediazione in Costa Rica del presidente Oscar Arias. Tuttavia oltre alla sospensione del dialogo poltico e dello sviluppo dei Trattati bilaterali in discussione, non è riuscita a prendere iniziative più coraggiose rispetto al governo golpista di Roberto Micheletti, quale per esempio la sospensione del Sistema di Preferenze Generalizzate (SPG) che permette ai paesi in via di sviluppo di beneficiare di un accesso più agevole ai mercati dei Paesi Industrializzati e che è vincolato al rispetto delle 27 principali convenzioni internazionali in materia di Democrazia e di Diritti Umani.
Il Comitato Pro Zelaya, costituitosi spontaneamente il 28 giugno scorso, nelle stesse ore in cui avveniva il colpo di Stato in Honduras, chiede pertanto che iniziative più importanti in campo economico vengano intraprese contro il governo golpista e la sua giunta civico-militare, affinché sia permesso un immediato rientro nel paese del legittimo presidente Manuel Zelaya e il ripristino dell’ ordine costituzionale e il rispetto dei diritti umani nel paese, gravemente minacciati dalla giunta golpista.
Denuncia inoltre l’ incapacità e la mancanza di volontà tanto dell’ Unione Europea, quanto anche del governo degli Stati Uniti nel riuscire a prendere decisioni importanti e coraggiose di fronte a situazioni gravi e di emergenza democratica, come sta avvenendo in queste ore in Honduras.
Nonostante infatti il Segretario Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA), José Miguel Insulza, abbia detto che “nessuno nel mondo appoggia il regime di Micheletti”, nessun singolo paese o organizzazione di tipo intergovernativa ha di fatto intrapreso severe restrizioni economiche o alcun tipo di boicottaggio commerciale contro il governo golpista honduregno.
Il Comitato Pro Zelaya inoltre solidarizza e si somma alla lotta del Fronte Nazionale di Resistenza contro il Colpo di Stato e coincide nella sua posizione intransigente di rifiuto di qualsiasi proposta di amnistia da concedere ai golpisti, in quanto questa potrebbe creare un grave precedente di immunità nel paese e nella regione.
Ricordiamo che l’Honduras ha accettato in passato la competenza della Corte Interamericana dei Diritti Umani, e che pertanto le ha ceduto la facoltà di vigilare l’adempimento delle obbligazioni civili e democratiche assunte verso il proprio popolo.
Qualsiasi legislazione che prospetti una possibile amnistia per i golpisti pertanto si puo’ considerare violatoria della Convenzione Americana sui Diritti Umani.
Annalisa Melandri
portavoce

Rinviato a giudizio Alfonso Podlech il torturatore di Temuco

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Ieri si è tenuta a Roma l’udienza preliminare
per il rinvio a giudizio di Podlech, il gendarme cileno braccio destro di Pinochet
accusato di atrocità e massacri quando era gerente del carcere di Temuco.

Al termine dell’udienza la giudice ha deciso per il rinvio a giudizio.
Il processo (per i reati di strage, sequestro a scopo di estorsione e omicidio plurimo aggravato)
inizierà nel novembre prossimo.

Una volta tanto, incredibilmente, la giustizia italiana sembra aver dato risposta
alle aspirazioni di giustizia delle vittime.

 

Per quanti non conoscessero i pregressi:
Il pm italiano Capaldo iniziò anni fa l’indagine sul Plan Condor
e i desaparecidos di origine italiana..
Tra  essi l’italo-cileno Omar Venturelli, ucciso da Podlech a Temuco.
In base alle indagini venne emesso ordine di cattura internazionale
anche contro Podlech, che fu fermato l’anno scorso in Spagna
dove si era recato nientepopodimeno che in vacanza  (in Cile gode di assoluta immunità).

La moglie Fresia Cea e la figlia Maria Paz Venturelli si sono costituite parte civile
assieme al comune di Pavullo (paese di origine di Venturelli) e alla regione Emilia Romagna.


Intervista a Francisco Soberón direttore dell’Asociación Pro Derechos Humanos (APRODEH)

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Francisco SoberónE’ trascorso ormai più di un mese dalla violenta repressione nell’Amazzonia peruviana con la quale il governo di Alan García ha posto fine alla protesta organizzata del movimento indigeno e di ampi settori della società che chiedevano la revoca di alcuni decreti legislativi che minavano profondamente la sovranità indigena su quel territorio ma soprattutto la protezione di uno degli ecosistemi più importanti del pianeta. Al termine di una settimana di scontri violenti che hanno lasciato un saldo di circa 50 morti tra civili e membri di polizia, un numero considerevole di feriti e alcuni casi di persone scomparse, il Congresso ha ritirato due dei decreti legislativi oggetto di contestazione. Si è parlato di vittoria del movimento indigeno, tuttavia resta da far chiarezza sulla sospensione dello Stato di diritto che si è verificata in quei giorni e che ha portato a gravi violazioni dei diritti umani da parte del Governo. Solo da questo si può partire per un dialogo costruttivo tra le parti che al momento è sospeso. Come ci racconta Francisco Soberón, direttore dell’Asociación Pro Derechos Humanos (APRODEH) del Perú, nominato insieme ad altri 50 difensori dei Diritti Umani “che stanno cambiando il mondo” da Terry Kennedy Cuomo nel suo libro dal titolo “Dire la verità al potere” edito da Random House nel 2000.
Annalisa Melandri — Durante le giornate della dura repressione a Bagua, in Amazzonia, ci sono state testimonianze di indigeni gettati dagli elicotteri nei fiumi Marañon e Utcubamba. Avete potuto verificare queste notizie?
Francisco Soberón — Sì. Persone che si trovavano in quella zona nel giorno in cui sono avvenuti i fatti hanno testimoniato di aver visto come i cadaveri venivano caricati sugli elicotteri e gettati nei fiumi. Altre persone hanno riferito che alcuni indigeni sono stati uccisi sulle sponde del fiume e poi gettati in acqua.
A.M. — Ci sono casi di persone scomparse a Bagua? Quante denunce avete ricevuto?
F.S. – Si sono verificate molte situazioni irregolari, per esempio rispetto al fatto che nella zona della “Curva del Diablo” e’ stato impedito per 5 giorni l’accesso a persone, giornalisti, familiari, organizzazioni di difesa dei diritti umani. Questo stato di cose ha creato nella popolazione il sospetto che ci possano essere stati casi di sparizioni di persone. Quando la prima volta ci siamo potuti avvicinare come organismo di difesa dei diritti umani, il 6 giugno, abbiamo ricevuto numerose denunce di casi di persone delle quali non si conosceva la loro ubicazione. Abbiamo quindi redatto una lista di 68 persone scomparse. Durante la missione della Federazione Internazionale dei Diritti Umani (FIDH), è stata segnalata la necessità di continuare le ricerche e della lista sono rimaste 11 persone da rintracciare. Ad oggi, sono 9 le persone delle quali stiamo cercando di avere notizie. Durante la visita della FIDH nella comunità Wawas, i dirigenti delle comunità indigene hanno riferito che c’erano casi di persone scomparse nella zona dei fiumi Santiago e Cenepa. Tuttavia non ci sono ad oggi casi di denunce specifiche con nomi e cognomi.
A.M. – Quante persone sono state arrestate e quali sono le loro condizioni di detenzione?
F.S. — Attualmente ci sono 18 persone in carcere. Si trovano nel carcere di Chachapoyas, un penale per detenuti già processati e con condanne definitive, nonostante non sia ancora questa la loro condizione.
A.M. — Qual’e’ la situazione legale del leader indigeno Alberto Pizango?
F.S. — Ha un processo in corso e sono stati emessi mandati di cattura da differenti giudici sia di Utcubamba a Bagua Grande sia di Lima.
A.M. — Sappiamo che la Polizia Nazionale sta conducendo le indagini per la morte di alcuni civili. Come è possibile, se proprio membri della Polizia sono accusati di aver ucciso dei civili a Bagua?
F.S. - Giustamente questo è il problema principale riscontrato nell’ indagine preliminare che abbiamo riproposto rispetto alla denuncia di 7 persone con le accuse di omicidio e lesioni gravi. Abbiamo inoltre comunicato al Pubblico Ministero su queste irregolarità nelle indagini sulla morte e lesioni dei civili e abbiamo chiesto che le indagini siano realizzate da un ufficio giudiziario.
A.M. — Qual’è stato l’atteggiamento del governo rispetto alle indagini delle missioni internazionali delle associazioni di difesa dei diritti umani a Bagua?
F.S. — Non possiamo dire che il governo abbia posto ostacoli direttamente al lavoro delle missioni internazionali. Come APRODEH abbiamo promosso la visita di una missione della Federazione Internazionale dei Diritti Umani, che si è realizzata dal 16 al 19 giugno con l’obiettivo di indagare sui fatti avvenuti tra il 5 e il 6 di giugno nell’ambito della protesta in Amazzonia e di identificare le violazioni dei diritti umani che ci sono state e le responsabilità delle persone coinvolte. La missione FIDH, integrata dal messicano Rodolfo Stavenhaguen, ex relatore delle Nazioni Unite sui Popoli Indigeni e la religiosa ecuadoriana Elsie Monge, direttrice esecutiva della Commissione Ecumenica dei Diritti Umani (CEDHU) è arrivata la mattina del mercoledì 17 giugno a Bagua per riunirsi con i dirigenti indigeni, con i membri del Consiglio Comunale di Bagua e con i rappresentanti della Chiesa. Durante la sua permanenza a Lima, la Missione ha effettuato numerose riunioni con diverse autorità, tra le quali il Presidente del Consiglio dei Ministri, Yehude Simon, i ministri di Giustizia, Rosario Fernández, il ministro della Difesa, Antero Flores Aráoz, i rappresentanti del Ministero dell’Ambiente, della Corte Suprema, della Defensoría del Pueblo e del Congresso della Repubblica. Ciò nonostante, si sono verificati episodi gravi, come il trasferimento irregolare dei 18 detenuti dal carcere di Bagua Grande a quello di Bagua Chico un giorno prima dell’arrivo della missione della FIDH. E’ un fatto che richiama l’attenzione perchè, nello stesso momento esisteva il coprifuoco dalle 9 di sera alle 6 di mattina e inoltre in quei giorni la strada verso Chachapoyas era chiusa per lavori dalle 6 di mattina alle 6 del pomeriggio. Questo ha fatto sì che i membri della commissione non abbiano potuto incontrare i detenuti per verificare che fossero stati rispettati i loro diritti o che non fossero stati torturati. Si sarebbe scoperto che 4 persone che sono state trasferite dal Commissariato di Bagua Chicha al carcere di Bagua Grande erano state picchiate da membri della Polizia.
A.M. – Qual’è attualmente la situazione in Amazzonia? E’ stato revocato lo stato di emergenza?
F.S. — E’ stato revocato il coprifuoco ma non lo stato d’emergenza.
A.M. — Come prosegue il dialogo tra i rappresentanti delle comunità indigene e il Governo?
F.S. — Due dei decreti impugnati sono stati revocati dal Congresso della Repubblica il 19 giugno. Tuttavia, nonostante il fatto che questa decisione abbia ridimensionato la tensione tra le parti, il dialogo è interrotto perchè un numero considerevole di dirigenti indigeni regionali e di Lima sono indagati e su altrettanti pendono mandati di cattura. Le organizzazioni indigene avevano richiesto tra le altre cose la fine della persecuzione giudiziaria dei suoi dirigenti ma questi continuano ad essere denunciati, processati e con mandati di cattura sul loro capo. Crediamo che le possibilità per un dialogo nazionale rispetto al grande tema dello sviluppo dell’Amazzonia peruviana soltanto si possono raggiungere facendo chierezza su quanto è accaduto tra il 5 e il 6 giugno e con la piena partecipazione dei popoli indigeni.
A.M. — Per finire, può descriverci brevemente qual’è la situazione del rispetto dei diritti umani attualmente in Perú?
F.S. – Dopo quanto accaduto a Bagua e fatti legati ai processi per atti di corruzione di personaggi legati al partito di governo, possiamo segnalare che il rispetto della vita umana e dei diritti dei detenuti, così come le garanzie di un giusto processo, hanno perso importanza o sono venuti meno. Non esiste la reale intenzione del governo di indagare sui casi di violazioni dei diritti umani, tranne per il processo mediatico a Fujimori, ma casi nei quali sono coinvolte persone vicine al regime attuale, come quello di El Frontón o Rodrigo Franco continuano lentamente a rischio di impunità, con risoluzioni di prescrizione come nel caso di El Frontón o allungando i tempi per avere scarcerazioni per eccesso di detenzione preventiva. Oggi inoltre, ci sono violazioni dei diritti della libertà d’espressione, riunione, associazione e violazioni del dovuto processo di molti cittadini che fanno parte di organizzazioni, la maggior parte dirigenti, nell’esercizio del loro diritto della protesta sociale. Si verificano inoltre situazioni di impunità rispetto a casi di persone decedute nel corso delle proteste sociali, uccise per mano di membri della Polizia Nazionale. Il numero di queste vittime è aumentato considerevolmente nel corso dell’attuale governo così come il numero dei conflitti sociali.
Annalisa Melandri
10 luglio 2009
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In fase di redazione di questa intervista Francisco Soberón ci avvisa di aver ricevuto la denuncia da parte di un giovane nativo di 17 anni che sta cercando suo padre, fu fotografato dal quotidiano locale “Ahora” mentre la Polizia lo faceva scendere da un furgoncino per portarlo al commissariato di Bagua Grande. Il suo nome tuttavia non risulta fra le persone arrestate né sotto processo e non ha ancora fatto ritorno alla sua comunità. Il giovane ha denunciato che altri membri della comunità non sono ancora rientrati nelle loro case.
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L’intervista in versione ridotta è stata pubblicata sul Manifesto il 23 luglio 2009.


Francisco Soberón (APRODEH): hay que aclarar hechos ocurridos en la Amazonía

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Francisco Soberón Ya ha pasado más de un mes desde la violenta represión en la Amazonía peruana con la que el gobierno de Alan García ha puesto fin a la protesta organizada del movimiento indígena y de amplios sectores de la sociedad que pedían la revoca de unos decretos legislativos que afectaban profundamente la soberanía indígena sobre ese territorio pero sobre todo la protección de uno  de los ecosistemas más importantes del país. Después de una semana de fuertes enfrentamientos que han dejado 50 muertos entre civiles y efectivos de Policía, un número considerable de heridos y algunos  desaparecidos,  el Congreso ha retirado dos de los decretos objeto de contestación.  Antes que celebrarlo cómo una victoria del movimiento indígena hay la necesidad de aclarar sobre la suspensión del Estado de derecho durante toda la represión que ha llevado a graves violaciones de los derechos humanos por parte del Gobierno. Solo así se puede empezar para construir un diálogo constructivo entre las partes que por ahora está suspendido. Esto es lo que nos dice   Francisco Soberón, director de la Asociación Pro Derechos Humanos (APRODEH) de  Perú, que fue nombrado junto a otros 50 defensores de Derechos Humanos  “que están cambiando el mundo” por Terry Kennedy Cuomo en su libro  “Decir la verdad al  poder” publicado en  el año 2000 por Random House.
Annalisa Melandri — En los días de la violenta represión en Bagua hubo testimonios de fosas comunes en Bagua y de cuerpos de indígenas arrojados desde los helicópteros a los ríos Marañón y Utcubamba. ¿Ustedes pudieron aclarar estas noticias?
Francisco Soberón - Sí, fueron testimonios de personas que estuvieron en la zona el día de los hechos y dijeron que vieron cómo se llevaban los cadáveres en helicópteros y los tiraban al río. Otros dijeron que los mataron al margen del río. Y luego los arrojaron al mismo.
A.M. — ¿Hay casos de desaparecidos en Bagua? ¿Cuántas denuncias recibieron?
F.S. - Hubieron muchas situaciones irregulares, como por ejemplo, que en la zona de la “Curva del Diablo”, estuvo impedido el ingreso de personas, periodistas, familiares, organismos de derechos humanos, durante 5 días. Esta situación originó que la población en general sospeche de posibles desapariciones.
Durante la primera vez que como organismo de derechos humanos nos hicimos presente, el 6 de Junio, se recibió innumerables denuncias de personas de las que no se conocía su paradero. En esa oportunidad elaboramos una lista de 68 personas desaparecidas. Durante la mision de la FIDH, se señalo la necesidad de seguir investigando y de la lista en mencion quedaban 11 personas por ubicar. A estas alturas, hay un grupo de 9 nombres que estamos tratando de resolver su situación.
Durante la visita de la Federación Internacional de Derechos Humanos (FIDH) a la comunidad  Wawas, los indígenas refirieron que existían desaparecidos en las zonas del río Santiago y del Cenepa, conforme sus dirigentes les habían informado. No hay denuncias, a la fecha, de casos particulares, con nombre y apellido.
A.M. — ¿Cuántos presos hay en las cárceles y cuáles son sus condiciones de detención?
F.S. - Actualmente hay 18 personas con detención definitiva y se encuentran el establecimiento penal de Chachapoyas, lugar para presos sentenciados, pese a que esta no representa su condición carcelaria.
A.M. — ¿Cuál es la situación legal del líder indígena Alberto Pizango?
F.S. - Actualmente procesado y con orden de captura en diferentes juzgados tanto de Utcubamba en Bagua Grande, así como en Lima.
A.M. — Aprendemos que la Policía Nacional está llevando las investigaciones por la muerte de algunos civiles. ¿Cómo es posible si miembros de la misma Policía Nacional están acusados de haber matado civiles en Bagua?
F.S. — Justamente ese es el principal problema que encontramos en la investigación preliminar que nosotros hemos reactivado con la denuncia de 7 personas por delitos de homicidio y lesiones graves. También se comunicó a la Fiscalía de la Nación sobre esta irregularidad en la investigación de la muerte y lesiones de los civiles nativos y no nativos. Solicitamos que la investigación sea realizada en despacho fiscal.
A.M. — ¿El Gobierno permitió que misiones internacionales viajaran hasta Bagua para que sean aclaradas las denuncias de violaciones de derechos humanos contra los indígenas?
F.S. - Si dijéramos que el gobierno puso obstáculo para la labor de las misiones internacionales, de manera directa, la respuesta sería no.
Desde Aprodeh promovimos la visita de una misión de la Federación Internacional de Derechos Humanos (FIDH), la misma que se realizó del 16 a 19 de junio, con el objetivo de investigar los sucesos ocurridos el 5 y 6 de Junio en el marco de la huelga amazónica, e identificar las violaciones de derechos humanos que se dieron y las responsabilidades de los actores involucrados. La Misión FIDH, integrada por el mexicano Rodolfo Stavenhaguen, ex relator de las Naciones Unidas sobre Pueblos Indígenas y la religiosa ecuatoriana Elsie Monge, directora ejecutiva de la Comisión Ecuménica de Derechos Humanos (Cedhu), llegó la mañana del miércoles 17 de junio a Bagua para reunirse de inmediato con los dirigentes indígenas, con miembros del Consejo Municipal de Bagua, así como representantes de la Iglesia. Durante su permanencia en Lima, la Misión sostuvo reuniones con diversas autoridades, entre ellas, el Presidente del Consejo de Ministros, Yehude Simon, así como con los ministros de Justicia, Rosario Fernández; el Ministro de Defensa, Antero Flores Aráoz; entre otros representantes del Ministerio del Medio Ambiente, de la Corte Suprema, la Defensoría del Pueblo y del Congreso de la República.
Sin embargo, han habido hechos relevantes como por ejemplo, el irregular traslado de los 18 detenidos del Penal de Bagua Grande hacia el Penal de Bagua Chico, un día antes que llegara la misión de la FIDH. Este es un hecho que llama la atención porque, coincidentemente, durante la noche existía el toque de queda, de 9 de la noche a 6 de la mañana, además por esos días la carretera hacia Chachapoyas estaba cerrada por trabajos, de 06 de la mañana hasta las 6 de la tarde. Esto implicó que los comisionados no pudieran entrevistarse con los detenidos para que les digan si sus derechos fueron respetados, o si fueron torturados. Así se hubiera descubierto que alguno de los 4 internos que fueron trasladados de la Comisaría de Bagua Chicha al Penal de Bagua Grande habían sido golpeados por personal policial.
A.M. — ¿Cómo es la situación ahora en la Amazonía? ¿Ha sido levantado el estado de sitio?
F.S. - Se levantó el toque de queda pero el estado de emergencia no ha sido levantado.
A.M. — ¿Cómo avanza el diálogo entre los representantes de las comunidades indígenas y el Gobierno?
F.S. - Dos de los decretos impugnados fueron derogados por el Congreso de la República, el 19 de junio. Sin embargo, pese a que esta medida logró aquietar la situación de tensión entre las partes, el diálogo se ha visto truncado pues un buen grupo de dirigentes nativos regionales y de Lima están siendo investigados y otros tantos tienen orden de captura. Las organizaciones indígenas tienen entre sus demandas el cese a la persecución judicial de sus dirigentes y estos vienen siendo denunciados, procesados y tienen órdenes de captura.
Creemos que las posibilidades para un diálogo nacional en torno al gran tema del desarrollo de la amazonia peruana solo puede darse a partir del esclarecimiento de los hechos ocurridos entre el 5 y 6 de junio, y con la plena participación de los pueblos indígenas.
A.M. — Finalmente puede relacionarnos brevemente sobre la situación del respeto de los derechos humanos en Perú actualmente.
F.S. — Luego de lo sucedido en Bagua y lo que es el procesamiento a personas ligadas al partido de gobierno por actos de corrupción podemos señalar que el respeto a la vida humana y a los derechos del detenido, así como a las garantías del debido proceso se han estancado o dejado de lado. No hay intención del gobierno en investigar los caso de violaciones a los derechos humanos, salvo el caso televisado del juicio a Fujimori, pero los casos en los que están investigados gente cercana al régimen actual como el Frontón, Rodrigo Franco se siguen lentamente con visos de impunidad, con resoluciones judiciales declarando la prescripción como el caso El Frontón o dilatando para conseguir excarcelaciones por exceso de detención. Hay, a su vez, una vulneración a los derechos a la libertad de expresión, reunión, asociación y violación al debido proceso de muchos ciudadanos organizados, la mayoría dirigentes, que han venido ejerciendo sus derechos a la protesta social. A su vez, hay impunidad frente a los casos de personas que han muerto en situaciones de protesta social, a manos de miembros de la Policía Nacional. El número de estas víctimas mortales se ha incrementado considerablemente en el presente gobierno, así como el número de conflictos sociales.
La entrevista ha sido publicada en versión reducida en el periódico italiano Il Manifesto del 23 de julio de 2009


Lucía Morett : emesso mandato di cattura internazionale dall’Interpol

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Lucia MorettL’Interpol, su richiesta del governo colombiano, ha emesso nei giorni scorsi una così detta ficha roja, un mandato di cattura internazionale contro Lucía Morett, la giovane messicana sopravvissuta ma rimasta gravemente ferita, nel bombardamento effettuato dall’Esercito colombiano contro   un accampamento delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, avvenuto il 1 marzo 2008 a Sucumbíos, in territorio ecuadoriano, dove oltre al numero due delle FARC, Raúl Reyes e altri 25 guerriglieri, hanno perso la vita quattro suoi connazionali, gli studenti Verónica Velázquez Ramírez, Juan Gonzáles del Castillo, Fernando Franco Delgado e Soren Ulise Avilés Angeles.  
Alla Procura Generale della Repubblica del Messico tuttavia ad oggi non è stata notificata nessuna richiesta ufficiale di arresto contro la giovane, volta ad una sua eventuale estradizione in Colombia.
 
I legali di Lucía Morett stanno preparando due ricorsi, uno da presentare in Colombia e uno in Messico, mentre verrà anche chiesto l’intervento della Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) affinchè consideri Lucía Morett come perseguitata politica del governo di Álvaro Uribe e possa pertanto offrirle protezione adeguata.
Con l’apertura della ficha roja n. A – 1873/7–2009, con data 3 luglio, da parte dell’Interpol, Lucía Morett che viene segnalata come “persona armata, pericolosa e violenta” potrebbe essere arrestata in almeno 186 paesi diversi e consegnata alle autorità colombiane che già hanno avviato un procedimento penale contro di lei per terrorismo, accusandola di far parte delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC).
 
L’avvocato di Lucía Morett, Hugo Rosas, ha spiegato che l’Interpol ha commesso una evidente violazione al suo statuto, e in particolare all’articolo tre, accettando di emettere un ordine di cattura per una persona che è palesemente vittima di persecuzione politica da parte di un governo, in questo caso quello colombiano. Due pesi e due misure nell’agire dell’Interpol se si pensa che appena poche settimane fa, l’ente internazionale ha respinto la richiesta del governo dell’Ecuador di emettere ficha roja contro Juan Manuel Santos, ex ministro della Difesa colombiano, ritenuto responsabile della morte di 25 persone da un giudice di Sucumbíos in quanto coordinatore dell’operazione militare del 1 marzo 2008, conosciuta come operazione Angostura,   commessa in aperta violazione del diritto internazionale avendo violato la sovranità territoriale dell’Ecuador. In questo caso la direzione generale dell’Interpol in Francia ha fatto saper di aver respinto la richiesta in quanto secondo il proprio statuto non si puó utilizzare questo meccanismo per motivi politici, militari, razziali o religiosi.
 
In Ecuador, tuttavia, da tempo è stato aperto un altro procedimento contro Lucía Morett, accusata di aver “attentato contro la sicurezza dello Stato” e una richiesta di estradizione è pronta per il Messico.
 
I genitori di Lucía Morett, Jorge Morett e María de Jesús Álvarez, in una conferenza stampa hanno confermato l’estraneità della figlia alle accuse mosse da parte del governo colombiano e hanno denunciato i ripetuti tentativi di criminalizzare la figlia in quanto testimone scomoda delle gravi violazioni dei diritti umani commesse dall’esercito colombiano a Sucumbíos. La stessa Lucía Morett raccontó dopo il bombardamento di come i soldati colombiani avessero sparato ad alcuni feriti che stavano chiedendo aiuto e di come, sebbene gravemente ferita,   fosse stata lasciata sola per terra priva delle cure necessarie.
 
Come estremo tentativo di proteggerla da un mandato di cattura o da una richiesta di estradizione, il Partito del Lavoro aveva offerto a Lucía Morett la possibilità di presentarsi come candidata, e quindi ottenere l’immunità parlamentare, alle recenti elezioni del 5 luglio che si sono svolte in Messico. Purtroppo non ha raggiunto i voti necessari.
 
Una parte importante della società civile e politica messicana, l’Università Autonoma del Messico che le è sempre stata vicina e la ha sostenuta, gli amici, i familiari, le associazioni di difesa dei diritti umani, stanno chiedendo in questi giorni vivamente al presidente Felipe Calderón che respinga ogni richiesta di estradizione di Lucía Morett in Colombia, in quanto vittima di persecuzione politica da parte del governo colombiano.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 
 

All’arrivo di Berlusconi a Viareggio, tra le proteste c’e’ chi ha il coraggio di raccontare la verita’ degli incidenti ferroviari

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Nigeria: il leader del Mend Henry Okah accetta l’amnistia del governo

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di Edo Dominici
 
Il leader del Movimento per l’emancipazione del delta del Niger (Mend), Henry Okah, sotto processo per traffico di armi e tradimento, ha accettato l’offerta di amnistia fatta dal governo, lo ha confermato oggi il suo avvocato, Femi Falana.
Falana ha detto oggi che non sa quando il leader dei ribelli sarà rilasciato e precisando che “questo dipende da ciò che il governo decide”, ma ha espresso fiducia nel fatto che “succederà molto presto”.
“Henry Okah ha accettato l’amnistia incondizionata offerta dal Presidente Yar’Adua,” ha dichiarato l’avvocato e difensore dei diritti umani alla AFP.
” Okah è preoccupato per il deterioramento del suo stato di salute in carcere e vuole essere al più presto liberato”.
Falana ha detto che il suo cliente “non ha ancora firmato alcun documento formale per la sua accettazione dell’offerta di amnistia ma sono in corso i colloqui tra i funzionari del governo e i suoi avvocati sui dettagli della sua liberazione”.
Un altro dei legali di Okah, Wilson Ajuwa, ha fatto lo stesso annuncio, senza chiarire se questo passo vincoli anche il Mend che nei giorni scorsi ha continuato ad attaccare gli impianti delle compagnie straniere nel delta del Niger. Il governo “gli ha offerto l’amnistia ieri e Okah l’ha accettata”, ha spiegato l’avvocato, aggiungendo che “stiamo per raggiungere l’accordo. Spero che tutto sia risolto la prossima settimana”.
Al momento non ci sono reazioni ufficiali alla notizia della possibile liberazione del loro leader da parte del Mend.
La liberazione di Henry Okah era la precondizione posta dal movimento per l’inizio di “qualsiasi” trattativa per portare la pace nella tormentata regione ricca di petrolio.
Molto probabilmente l’annuncio di oggi fermerà gli attacchi del Mend alle compagnie petrolifere e si attenderà la liberazione di Okah per “verificare” la reale volontà del governo di avviare una vera trattativa di pace nella regione sulle base delle richieste del movimento.
Potrebbe essere il primo piccolo passo vero la soluzione di un conflitto nato dalla “tragedia umana” della popolazione del delta del Niger colpevole di vivere nella regione più ricca di risorse del paese e privata di tutto quello che serve per vivere.
 

Don Quijote y Sancho Panza marchan hacia el G8

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Don Quijote y Sancho Panza se están dirigiendo en estas horas hacia Coppito, cerca de L’Aquila, donde está empezando   la cumbre del G8.
Es la singular forma de protesta organizada por el Movimiento No G8 en Italia.
Dos hombres,  acompañados por un burro y un caballo y disfrazados como los célebres personajes de la novela de Cervantes llevarán a los poderosos de la tierra, si lograrán acercarse a la zona roja,  un “edicto de los hombres libres” para demostrar  que las libertades personales y de los pueblos no conocen soberanía limitada. Es una de las muchas protestas pacifícas, organizadas o espontáneas,  que se están llevando a cabo en estos diás en Italia contra la cumbre internacional del G8.
 
Sin embargo, el gobierno del premier Silvio Berlusconi se está caracterizando por una poderosa criminalización de la protesta social con decenas de presos  en todas las ciudades.
Esta postura pero  no ha sido una prerogativa de estos días,  sino un modus operandi que se ha desarrollado desde los meses pasados cuando empezaron las mobilitaciones de los diferentes sectores de la ciudadanía para la discusión de diversos temas internacionales.
Con el intento de mostrar pulso firme ante las protestas que se iban organizando en la isla Sardinia y de ganar confianza antes todas las delegaciones extranjeras de los jefes de estado de todo el mundo  y la inteligencia internacional,  fueron arrestados apenas hace un mes en Roma y otras ciudades de Italia,  algunas personas,  (la mayoría de ellas en edad pensionable),  que fueron liberadas ya los días siguientes sin cargos,  acusadas sin ninguna prueba digna de este nombre  de ententar de reorganizar el grupo armado de las Brigadas Rojas y de tener vínculos con el terrorismo italiano, además de  estar preparando atentados en la Maddalena contra la cumbre del G8, antes que fuera trasladada su organización a L’Aquila, la  ciudad afectada por el terremoto. Lo paradójico fue que las armas encontradas eran unos viejos fuciles de la segunda guerra mundial que algún abuelo partesano  había enterrado en un jardín y que ni siquiera estaban buenos para ser vendidos cómo hierro viejo. Según  las interceptaciones telefónicas algunas de estas personas  tenían la intención de  atacar la cumbre en la isla Maddalena con pequeños modelos de aviones radio controlados. O sea, como un chiste telefónico se pueda convertir en Italia en prueba de terrorismo organizado por  altos niveles.
 
El 5 de julio, en Vicenza , en el norte de Italia, donde hay una base militar estadounidense, más de 10 000 personas se reunieron la semana pasada, protestando en forma pacífica  contra de los planes, autorizados por el gobierno italiano,  de expansión de la misma, que la convertiría en una de las más grandes de Europa.
 
 «Lo que tenemos aquí es la democracia del pueblo. En el G8, hay ocho potencias que quieren gobernar imponiendo su voluntad. Eso no es democracia», dijo Marco Palma, portavoz de los manifestantes, a Reuters. Sin embargo los manifestantes, entre los cuales estaban  mujeres, ancianos, politícos y representantes de la ciudadanía (que en el curso de este año recharó con un referendum no autorizado por el gobierno la expansión de la base) fueron violentemente reprimidos por la policía.
 
Por otro lado, el movimiento de la Onda Anomala (Ola Anómala) que apareció  en el panorama político y juvenil el pasado mes de octubre en contra  de la Ley de Reforma Escolar de la Ministra de la Educación Gelmini,  ha sido en estos días duramente golpeado por la ola represiva del gobierno Berlusconi. Los estudiantes habían participado masivamente   a la anti cumbre del G8 de la Universidad que se desarrolló en la ciudad de Turín el 18 de mayo. En esa ocasión se realizaron marchas y eventos y en unos momentos se producieron enfrentamientos con la Policía. Hubo algunos heridos  y tres detenidos. Sin embargo el 6 de julio, apenas dos días antes del inicio del G8,  la Procuradoría  de Turín, bajo las ordenes del Ministerio del Interior,  ha emitido ordenes de encarcelación  para 21 jóvenes de diferentes ciudades italianas  considerados responsables por los desordenes en Turín.
 
A esa noticia todo el movimiento estudiantil italiano ha respondido en manera conjunta y organizada, contrariamente a los que ipotizaban que estaba ya  demasiado dividido y sin fueza, ocupando diferentes universidades en todo el país, convencidos que las ordenes de aprensión emitidas apenas dos días antes del inicio de la cumbre corresponden a una precisa voluntad de golpear el movimiento italiano anti G8 y criminalizar la protesta social relacionada.
 
La ciudad de Roma ayer estubo paralizada por las diferentes marchas organizadas por la Red anti G8 y por protestas de diferentes sectores de la sociedad civil italiana.
 
Estaban los trabajadores del sector de los transportes frente al Ministerio del Trabajo pidiendo  más seguridad y mejoría de las condiciones laborales, después de la tragedia ocurrida en la estación de trenes de Viareggio, al centro de Italia, donde un tren cargado de gas ha explotado el día 29 de junio provocando la muerte de por lo menos 22 personas y numerosos heridos.
 
Unos  estudiantes y representantes de los movimientos  sociales estaban  bajo las cárceles pidiendo la liberación de los 21 compañeros presos hace dos días.
 
Todos ellos se reunieron en la tarde  en la Plaza Barberini, a pocos metros de la embajada de Estados Unidos. Estaban todos,  estudiantes,  activistas del movimiento anti G8, representantes del sector laboral y de los sindicatos, toda la sociedad civil y política de izquierda, jóvenes y activistas que llegaron  de toda  Europa. La plaza estaba  presidiada por una masiva presencia de fuerzas policiales con las vías de acceso cerradas. Otras marchas no autorizadas en el mismo tiempo se habían organizado en otras áreas  de la ciudad y unos binarios de la estación Termini habían sido ocupados pacíficamente. El Ministerio del Interior sin embargo, junto a el fascista alcalde de Roma Giorgio Alemanno, que ya se había caracterizado por su gestión de  tolerancia cero por  cualquier marcha o manifestación  no previamente autorizada o fuera de los   percursos establecidos, han  reprimido violentemente todas estas iniciativas. Once  personas han sido arrestadas, entre las cuales unos 4 franceses y un griego que habían  abierto una pancarta contra el premier Silvio Berlusconi en la central y turistíca Plaza de España. 
 
La gestión del G8 está lejos de representar el real objetivo  del gobierno italiano. Lo que se está intentando hacer en estos días es acabar con un movimiento que está diciendo contundentemente  NO a las políticas de ”seguridad social” implementadas por el Ejecutivo. Ante un movimiento que está desarrollando su conciencia política después de tiempo de silencio  y totalmente ajeno a los juegos de la politiquería institucional,   hace miedo al gobierno una multitud que pide con firmeza  respuestas ciertas a los grandes de la tierra y a los que gobiernan el país  sobre la crisis, el desempleo, el derecho a la instrucción, a la vivienda, a la salud, sobre el paradigma de desarrollo que se quiere implementar para las generaciones futuras.
Julio, 8 de 2009
 
 

Azione Urgente Internazionale: Esecuzioni extragiudiziali all’aereoporto di Tegucigalpa in Honduras

2 commenti

Il Comitato Pro Zelaya aderisce alla seguente Azione Urgente internazionale:
AUI-029‑2009-ESECUZIONI PER MANO DI MILITARI GOLPISTI-HONDURAS
 
Città del Messico,  5 luglio 2009
 
AZIONE URGENTE INTERNAZIONALE: Esecuzione extragiudiziale evvenuta nell’aereoporto internazionale di Tegucigalpa in Honduras
 
Alberto Brunori
Rappresentante in Messico dell’Ufficio dell’Alto
Commissariato delle Nazioni Unite
per i Diritti Umani
 
Santiago Cantón
Segretario Esecutivo della CIDH
 
Navanethem Pillay
Alto Commissariato dell’ONU
 
Ai Governi e ai popoli del Mondo
 
La Lega Messicana per la Difesa dei Diritti Umani A.C. (Limeddh), La Fondazione Diego LuceroA.C., il Comitato dei Diritti Umani di las Huastecas e Sierra Orientale (CODHSSO), l’Associazione dei Familiari dei Detenuti Scomparsi e Vittime delle Violazioni dei Diritti Umani in Messico (AFADEM-FEDEAM), il Centro dei Diritti Umani Coordinatrice  28 Maggio A.C., l’Associazione dei Diritti Umani dello Stato del Messico (ADHEM), l’Associazione per la Difesa dei Diritti Umani e l’Uguaglianza di Genere (ADDHEG), la Rete Universitaria dei Monitori  dei Diritti Umani (RUMODH) ‚l’Associazione Nazionale di Avvocati Democratici (ANAD), il Centro Nazionale  della Comunicazione Sociale (CENCOS) con domicilio postale nella Calle Tehuiztitla 1era cerrada n. 44 Col. Los Reyes Del. Coyoacan, C.P. 04330 Mèxico D.F. con numero telefonico e fax 56108790 mail href=“denunciasdotlineddhatgmaildotcom“>denunciasdotlimeddhatgmaildotcom sollecita il vostro intervento urgente per l’esecuzione extragiudiziale avvenuta nell’aeroporto internazionale di Tonkontin in Honduras, per mano dei militari golpisti.
 
FATTI:
Il giorno  5 luglio del 2009, domenica, elementi dell’esercito dell’ Honduras hanno sparato contro un gruppo di cittadini hondureñi, giustiziandone due, uno dei quali minorenne e lasciando un numero  significativo di feriti, oltre ad aver evitato l’atterraggio dell’aereo che conduceva il presidente e una delegazione internazionale a capo della quale c’era il Segretario Generale della OEA, motivo per la quale si trovavano i civili giustiziati in quel luogo.
 
Il contesto nel quale avviene questa azione è dovuto all’arrivo del presidente dell’Honduras, Manuel Zelaya, a seguito del colpo di Stato realizzato dalle Forze Armate hondureñe e da settori ultraconservatori rappresentati dal Congresso Nazionale e dal Potere Giudiziario di tale  nazione, domenica 28 giugno  del 2009 contro il Presidente Costituzionale José Manuel Zelaya Rosales, che è stato  sequestrato e trasferito  alla Repubblica del Costa Rica violentando così la vita democratica del popolo hondureño.
 
Per quanto sopra sollecitiamo:
  1. All’Organizzazione delle Nazioni Unite, all’Organizzazione degli Stati americani, così come ai governi del mondo, che condannino questi delitti contro l’umanità e contribuiscano a che l’esercito deponga le armi nella comprensione che  che la sovranità degli stati non permette la violazione dei diritti umani.
 
  1. Alla diplomazia dei governi del mondo e alle organizzazioni multilaterali, dimostrare il loro  impegno per il rispetto dei diritti umani e le libertà fondamentali in qualsiasi parte del mondo affinchè i militari e quelli che detengono il potere di fatto in Honduras siano isolati e si dimettano.
 
 
  1. La soluzione di questo conflitto mediante il dialogo e non mediante l’uso della forza.
 
  1. Si chiede al Governo degli Stati Uniti d’America una posizione chiara rispetto ai fatti avvenuti in Honduras e che  metta a disposizione la sua diplomazia.
 
 
  1. Rispetto al legittimo ultilizzo dell’organizzazione politica da parte del popolo hondureño come mezzo di difesa dei suoi diritti fondamentali, riconosciuti a livello internazionale.
 
  1. Rispetto all’integrità fisica, psicologica e giuridica del popolo hondureño.
 
 
  1. Rispetto ai Trattati dei  Diritti Civili e Politici e ai Trattati  Internazionali ratificati dall’Honduras.
 
  1. In maniera generale conformare  le azioni a quanto disposto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e ai Trattati e Convenzioni Internazionali sui Diritti Umani e riferenti al rispetto della libertà di espressione , diritto alla manifestazione e libera circolazione ratificati dall’Honduras.
 
Per le organizzazioni:
 
Adrián Ramírez López
Presidente della Limeddh
 
 
Navanethem Pillay
Alta Comisionada de las Naciones Unidas para los Derechos Humanos
Oficina del Alto Comisionado para los Derechos Humanos
Palais des Nations, 8–14 avenue de la Paix, CH 1211 Ginebra 10, Suiza
Tel: +41 22 917 9000
href=“InfoDeskatohchrdotorg , civilsocietyunitatohchrdotorg“>InfoDeskatohchrdotorg / civilsocietyunitatohchrdotorg
 
Alberto Brunori
Representante en México de la oficina del Alto Comisionado de las Naciones Unidas para los
Derechos Humanos
Alejandro Dumas #165, Col. Polanco Delegación Miguel Hidalgo, C.P 11560, México D.F Tel:(52 55)5061–
6350 Fax: 5061–6358
href=“oacnudhatohchrdotorg“>oacnudhatohchrdotorg
 
Sr. Santiago Cantón
Secretario Ejecutivo de la Comisión Interamericana de Derechos Humanos
1889 F Street, N.W. Washington, D.C., 20006 U.S.A.
Tel: 202–458-6002 Fax: 202–458-3992
href=“cidhoeaatoasdotorg“>cidhoeaatoasdotorg
 
copia a : denunciasdotlimeddhatgmaildotcom
 
 
 

E per favore non chiamatelo presidente…

3 commenti

Roberto Micheletti, alias gorilletti

Né interino, né provvisorio, non chiamatelo presidente in nessun modo. E’ solo un viscido golpista.


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