MARCIANDO VERSO CITTA’ DEL MESSICO

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Pubblico qui di seguito la lettera amara ma anche piena di speranza ed entusiasmo  ricevuta dall’amica Monique di Oaxaca, Messico.
Abbiamo deciso di tenere insieme una sorta di diario messicano che si arricchirà dell’apporto di sue notizie, commenti, foto, nonché sensazioni su quanto sta avvenendo in questi giorni nel suo paese.
Entrambre crediamo nella verità e nella giustizia e ciò di cui ora più che mai ha bisogno tutto il Messico e i fratelli messicani sono proprio verità e giustizia.
Domani 20 novembre è un giorno importante per il Paese, allo zócalo di Ciudad de México si riuniranno più di 4 milioni di persone (secondo gli organizzatori) per il giuramento del legittimo presidente “el peje” Andrés Manuel López Obrador. C’è ansia ma anche entusiasmo. Monique ci sarà e presto ci farà avere notizie più dettagliate.
Diffonderemo la verità ognuno dalla sua trincea.
 
AGUANTA QUE EL PUEBLO SE LEVANTA!
 
Annalisa,
con piacere ricevo il tuo messaggio. Ti manderò notizie, foto e sensazioni sul giuramento del presidente legittimo del Messico, Andrés Manuel López Obrador.
C’è apprensione su quello che succederà in quel giorno, si dice anche che arriveranno l’esercito e la Polizia Federale per arrestare AMLO. Non credo che succederà. Come fai a controllare  più di tre milioni di persone riunite nello zócalo, non credo che permetteremo che il governo attui questa misura repressiva.
Credo che sia lo svegliarsi delle coscienze. Andrés Manuel rappresenta un simbolo di speranza. Il popolo del Messico è sofferente ed è ancora più ferito dopo la frode elettorale. Hanno rubato la presidenza ad Andrés Manuel. All’estrema destra non sarebbe convenuto che un uomo incorruttibile arrivasse al potere. Tutti i settori si sono uniti per far credere che “el peje” fosse un pericolo per il Messico. I mezzi di comunicazione hanno ben fatto il loro lavoro di discredito. È stata impressionante la manipolazione dell’informazione e gli elettori alla fine hanno votato per l’estrema  destra. Il Messico è sottosopra, ci sono focolai accesi in molti stati del paese, Oaxaca e Michoacán sono alcuni di essi. Gli abitanti di Oaxaca continuano a lottare e ti ringrazio per le parole di solidarietà per la nostra gente.
Oggi sono aumentati i prezzi di benzina, latte e pane. Ieri sono scesi in sciopero i 58 zuccherifici che riforniscono il paese di zucchero. Il narcotraffico continua a lasciare tracce. Si prevede uno sciopero nazionale dei professori in appoggio al movimento di Oaxaca. C’è anche apprensione su quanto si dice che  il 1 dicembre l’opposizione non permetterà a Felipe Calderón (presidente illeggittimo) di prendere il potere. La coppia presidenziale (Vicente e Marthita) è coinvolta in uno scandolo con risvolti penali per aver appoggiato un’associazione denominata “Amigos de Fox”, l’arcivescovo del Messico invischiato in casi di omosessualità  e c’è di più… molto di più.
Ti abbraccio dal mio Messico sofferente, ma continuiamo a lottare, ognuno dalla sua trincea.
Mi congratulo con te per trattare nel tuo spazio questo tipo di argomenti.
Rimaniamo in contatto
 
Monique dal Messico.
 
 

MARCHANDO HACIA CIUDAD DE MÉXICO

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Publico la carta amarga pero llena de esperanza y entusiasmo recibida por la amiga Monique de Oaxaca , México.
Hemos decidido juntas de tener como un diario méxicano que se enriquecerá con sus noticias, informes, fotos, además de sensaciones por lo que está ocurriendo en su país.
Las dos creemos en la verdad y en la justicia y lo que más necessita ahora todo México y los hermanos méxicanos son propio verdad y justicia.
Mañana, 20 de novembre es un día importante para el paIs, en el zócalo de Ciudad de México se reunirán más de 4 millones de personas (según los organizadores) por el juramento del presidente legítimo “el peje” Andrés Manuel López Obrador. Hay expectativa pero también entusiasmo. Monique estará allá y pronto nos enviará noticias más detalladas.

AGUANTA QUE EL PUEBLO SE LEVANTA!

Annalisa:

Con gusto recibo tu mensaje. Sí, te enviaré información, fotos y sentires de la toma del presidente legítimo de México: Andrés Manuel López Obrador.

Existe expectativa de lo qué sucederá ese día, pues, hasta se comenta que entrará el ejército y la Polícia Federal a detener a AMLO. No creo que suceda tal. Cómo controlas a más de tres millones de personas reunidas en el zócalo, si el gobierno actua de esa manera represiva,creo que no lo permitiríamos.

Yo creo que es el despertar de la conciencias. Andrés Manuel representa el símbolo de la esperanza. El pueblo de México está dolido y quedó más lastimado después del fraude electoral. Le robaron la presidencia a Andrés Manuel. A la ultraderecha no le convenía que un hombre incorruptible llegara al poder. Todos los sectores se unieron para expresar que “El peje”, era un peligro para México. Los medios de comuniación hicieron su labor de desprestigio.Fue impresionante la manipulación de la información y la gente finalmente se movió hacia la ultrederecha.
México está convulsionado, hay focos rojos en muchos estados del país, Oaxaca y Michoacán son uno de ellos. Los Oaxaqueños siguen luchando y gracias por tus palabras de solidaridad y con nuestro pueblo.

Hoy subió la gasolina, la leche, el pan. Ayer estalló la huelga en los 58 ingenios que abastecen al país de azúcar. El narcotrafico sigue dejando su huella. Se prevee un paro nacional de profesores en apoyo al movimiento de Oaxaca. También surge la expectativa que el 1 de diciembre la oposición no permitirá a Felipe Calderon(presidente espurio) tomar el mando. La pareja presiencial (Vicente y Marthita) involucrados en demandas por los abogados que apoyaron a una Asociación demoninada “Amigos de Fox”…El arzobispo de México involucrado en casos de pederastas…y aún hay más.…mucho más.

Te abrazo desde mi México dolido, pero seguimos luchando, cada uno desde su trinchera.

Y te felicito por tratar en tu espacio este tipo de temas.
Me contaba Elio que allá no le llegan datos del acontecer mexicano.

Estamos en contacto.

Monique de México.


In Colombia ancora una volta salta l´ accordo umanitario

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È talmente raro leggere notizie sulla Colombia dai nostri quotidiani che quando questo accade, vale senz’altro la pena riportarle.
Ancora di più vale la pena se a scrivere è Guido Piccoli , il quale riesce, credo, come nessuno in Italia, a collocare gli avvenimenti colombiani nella loro giusta prospettiva, con profonda lucidità e senza mezzi termini.
Uribe ha avuto il pretesto che cercava o Uribe piuttosto si è creato il pretesto che cercava?
In Colombia più che in ogni altro paese al mondo niente è come sembra e tutto è relativo.
Il potere politico e quello militare manipolano la realtà, i morti, le stragi e le carneficine a loro piacimento.
Civili uccisi e fatti passare per ribelli dove averli opportunamente “mascherati”, imboscate a paramilitari organizzati dallo stesso esercito con il quale collaboravano, in pochi hanno dubbi ormai sulla vera regia di questi nuovi attentati.
Fonte: www.ilmanifesto.it

Uribe ha avuto il pretesto che cercava. Per la guerra totale
In Colombia le speranze di un accordo Farc-governo per uno scambio di prigionieri sono subito svanite nel nulla
GUIDO PICCOLI
Com’era ampiamente prevedibile, in Colombia l’illusione, se non della pace almeno del dialogo, è subito sfumata per lasciare il posto alla solita sequela d’attentati, imboscate ed esecuzioni sommarie o mirate.
L’ultima azione clamorosa è l’assalto concentrico, martedì scorso, di mezzo migliaio di guerriglieri, che ha provocato la morte di una ventina di poliziotti, a guardia di Tierradentro, villaggio del dipartimento atlantico di Cordoba, ritenuto l’incontrastato regno paramilitare.
Tra le vittime di questo clima di guerra ci sono anche la cinquantina di sequestrati delle Farc (tra i quali l’ex-candidata presidenziale franco-colombiana Ingrid Betancourt) e i cinquecento e più ribelli detenuti nelle carceri statali che, a meno di un miracolo sempre possibile nella terra di Macondo, dovranno aspettare che Uribe se ne vada nel 2010 da Palacio Nariño per rivedere la libertà.
Anzi, il primo gruppo dovrà scongiurare che non abbia successo il riscatto militare, promesso da un indemoniato Uribe una decina di giorni fa. Sarebbe la loro condanna a morte: secondo le ferree regole della barbarie colombiana, finirebbero uccisi dai commando militari (notoriamente restii alle operazioni chirurgiche) o giustiziati dagli stessi guerriglieri, appena questi si trovassero circondati o costretti alla fuga.
A cambiare il clima nel paese, è bastata un’autobomba che, senza fare morti, ma solo una ventina di feriti, è scoppiata nel parcheggio della Scuola superiore di guerra, nella zona nord di Bogotà e soprattutto nel cuore del potere militare colombiano ( a poche centinaia di metri ci sono le sedi della XIII Brigata, della V Divisione e delle scuole di Fanteria e di Guerra psicologica). Dopo poche ore dall’esplosione di sessanta chili del potente R-1, in base ad una frase di una telefonata (che nessuno ha potuto ascoltare), che sarebbe stata intercettata tra il presunto attentatore e il capo militare guerrigliero, il cosiddetto Mono Jojoy, Uribe ha annunciato un’offensiva frontale contro le Farc, descritte come una banda di terroristi, fantocci e vigliacchi.
Pochi credono che quella bomba sia stata effettivamente messa dai guerriglieri (così come pochi, a suo tempo, credevano all’attribuzione di tutte le auto-bombe a Pablo Escobar e non alla variegata schiera dei suoi nemici, che comprendeva, tra gli altri, la Cia, i paramilitari e le diverse polizie segrete colombiane). Gli indizi non mancano. A cominciare dalla smentita (quasi insolita) delle Farc.
Ma soprattutto, anche in questo caso, è legittimo chiedersi «cui prodest?»: puntuale come un orologio svizzero, l’attentato ha tolto Uribe dall’impaccio di accettare il cosiddetto «scambio umanitario» con la guerriglia, e la relativa smilitarizzazione di una zona meridionale del paese, vista come fumo negli occhi non solo dal vertice delle Forze armate, ma anche da Washington.
A far propendere per l’auto-attentato, c’è anche una clamorosa coincidenza: appena un mese e mezzo fa è venuta alla luce la messinscena, ad opera di quattro ufficiali (in collaborazione con una ex guerrigliera, affamata di soldi e libertà) di tre attentati, sventati all’ultimo momento o realizzati (con un paio di vittime) a Bogotà, nei mesi precedenti l’insediamento di Uribe. Che quest’ultimo sia al corrente di questo nuovo episodio della «strategia della tensione» poco importa. Di fatto, quando, dal palchetto montato sul luogo dell’attentato, ha finito il suo bellicoso discorso (secondo le parole del giornalista del quotidiano El Tiempo) «era tornato ad essere quello di prima. Quello di sempre. Il suo viso lo diceva. Era raggiante».
Per sfortuna sua, e dei suoi alleati, sponsor e tifosi, la guerra non si vince a suon d’insulti, ma sul campo di battaglia (e l’attacco delle Farc a Tierradentro rivela tutta la debolezza dell’esercito colombiano). Oppure lavorando seriamente per la pace. Una strada che Uribe, «quello di sempre», non sembra avere nessuna intenzione di percorrere.


Dengue a Cuba

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Ancora una volta a dimostrazione del fatto di quanto sia facile “dare i numeri” parlando di Cuba.
Se un giornale come il Corriere della Sera imposta un articolo sulle voci presenti sui vari blog e siti internet di dissidenti cubani  e,  senza ulteriori approfondimenti, conclude che Cuba sia prostrata dall’epidemia di dengue, questo la dice lunga.
Ancora più lunga la dice la gravità della dichiarazione del  portavoce dell’OMS: “ci è giunta voce di oltre mille morti ma non sappiamo altro”.
Viene da chiedersi come fanno su webrebelde se “sia stata contattata la D.ssa Lea Guido della Pan American Health Organization (PAHO) certo più competente di un portavoce dell’ OMS a Ginevra. Ma questa deve apparire una sottile differenza  per chi scrive su Cuba da New York, quantunque non da Miami”.
Certo se poi anche Il Manifesto si mette “a dare i numeri” vuol dire che la confusione è veramente  molta.
Un articolo del 6 ottobre esordisce raccontando di “migliaia di ammalati e centinaia di morti”. Continua riportando la Reuters secondo cui durante la settimana della Cumbre dei paesi non allineati  ci sarebbero stati 700 morti, passando poi  due righe più sotto a circa un migliaio e concludendo il tutto dicendo che i casi presunti  di dengue sull’isola sarebbero 30/35mila. Quando c’è Cuba di mezzo la confusione la fa da padrona. Mi ha sorpreso l’articolo del Manifesto, in alcuni passaggi addirittura denigratorio e sprezzante. A partire dai mezzi e sostanze usate per la fumigazione. Il giornalista dice che “l’efficacia di queste sostanze è tutta da provare” ma non si interroga sul fatto che magari con il bloqueo queste sono le uniche sostanze disponibili e che nonostante tutto tali sostanze sono esportate nel resto dell’AL  e in Africa. Il giornalista sebbene confermi che la zanzara deponga le uova in acque pulite spende poi circa 10/15 righe sull’inquinamento de L’Avana (ma che c’entrava?). Mah. Se non altro sul Manifesto si  parla anche di dengue in India dove ci sono stati 2.900 contagi e 38 vittime, nella Repubblica Dominicana dove i contagiati sono 4.376 e le vittime 39 e di un misterioso morbo a Panama dove nell’ultimo mese sono morte 17 persone.
Come mi ha sorpreso il TG5 dell’altra sera che ha ampiamente parlato della possibilità tra l’altro che si tratti  di una bufala colossale (l’ultima in ordine di tempo) creata ad arte dai dissidenti, è stato intervistato  un rappresentante di un tour operator il quale ha confermato che la situazione sull’isola risulti essere tranquilla ed è stato sentito telefonicamente anche Minà il quale ha ricordato che durante i giorni della Cumbre Cuba è stata invasa da giornalisti e autorità straniere e non si è avuta nessuna notizia di una situazione al limite della catastrofe umanitaria come viene invece descritta altrove.

La Casa Bianca è furibonda perchè Fidel è stato acclamato e viene meno il “bloqueo” a Cuba.

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Durante la sua quarta visita in Argentina, il presidente cubano ha polarizzato l’attenzione della gente e dei media. Questo è importante per Cuba, tanto che il Mercosur ha firmato un accordo con l’isola annullando istituzionalmente e collettivamente il “bloqueo” degli Stati Uniti.

 

Emilio Marín 24/7

Alla fine la numerosa delegazione cubana  presente alla XXX riunione del Gruppo Comune del Mercosur (cancellieri e ministri dell’Economia) e al XXV vertice dei presidenti che hanno concluso a Córdoba,  era presieduta nientemeno  da Fidel Castro. Come sottolineando che le relazioni de

la Habana con Mosca sono tutt’ora buone come negli anni della ex URSS, egli è arrivato all’aeroporto di Pajas Blancas in un aereo russo Ilyushin T1280. Nemmeno sommando la risonanza che ha avuto l’arrivo degli altri otto governanti che partecipano al vertice, compreso Néstor Kirchner, si è raggiunta l’attesa  per l’arrivo del comandate in capo cubano. “È un pezzo di storia” sono stati concordi i media ed i politici  sostenitori di ogni colore. “Bravo Fidel” ha tuonato qualche giornalista nel Centro Stampa del complesso Ferial, a molti chilometri di distanza dalla pista di atterraggio, quando le immagini televisive di questo arrivo sono apparse sui monitor. E lì anche gli applausi e gli evviva hanno indicato che l’annoiata  maggior parte dei cronisti era felice che quell’uomo dall’uniforme verde oliva fosse arrivatao a Córdoba per la prima volta (nel 1959 e 2003 fu a Buenos Aires e nel 1995 a Bariloche).

L’uomo compirà 80 anni il 13 di agosto e stava centellinando ormai i suoi viaggi all’estero. Quale motivo importante lo ha spinto ad intraprendere questo viaggio insieme al vicepresidente Carlos Lage ed al cancelliere Felipe Perez Roque? La risposta ce la dà l’accordo economico firmato ieri con i paesi del Mercosur, nel quale si uniformano i vantaggi commerciali reciproci che

la Habana aveva  concordato separatamente con ognuno di essi.

Si dice che l’isola ha accordi con l’Argentina per commercializzare 1.300 prodotti con un sistema di diritti doganali  e che a partire da adesso avrà intenzione di duplicare questa cifra.

Ma non sarà in termini bilaterali ma piuttosto nel segno della convenienza dei cinque paesi del Mercosur , infatti ai quattro fondatori si è aggiunto il Venezuela a partire dal 4 luglio.

Questi accordi hanno un valore che trascende di molto dall’aspetto commerciale-finanziario. Il loro significato è politico :implica che l’embargo statunitense contro l’isola maggiore delle Antille ha subito un colpo strategico. Sebbene il Mercosur non ha l’importanza economica-collettiva dell’Unione Europea e dell’Associazione delle nazioni dell’Asia, ciò che gli compete non è per niente disprezzabile poichè rappresenta il 75% del prodotto interno lordo del SudAmerica.

Contrariamente alla simpatia della maggior parte dei  cordovani e delle delegazioni ufficiali manifestata alla rappresentazione cubana, non potevano mancare le critiche dell’avvicinamento di questa al Mercour.

Critiche male intenzionate.

Un argomento di carattere economico ha riguardato la presunta scarsa rilevanza dell’economia caraibica , di poca risonanaza nello scambio commerciale: “Cosa ci possono vendere i cubani, a parte il rum ed i sigari?” hanno detto questi critici dell’unica nazione socialista dell’emisfero occidentale.

La dichiarazione di questa obiezione rivela ignoranza e/o mala fede, è risaputo  che l’isola può venderci e di fatto già lo fa, vaccini, medicine ed altri prodotti usciti dai suoi poli scientifici e di biomedicina. Quello che le compete va ben al di là del rum Havana o dei suoi famosi sigari. Ci sostiene anche con i programmi di alfabetizzazione “Yo sì puedo” che hanno liberato dal flagello dell’analfabetismo, municipi come Tilcara e Jujuy. Questi scambi sono fondamentali anche se non si fatturano in dollari e non figurano nelle statistiche dei bilanci commerciali.

Questa analisi “contabile” sottolinea anche il fatto che nell’interscambio educazionale l’Argentina risulta debitrice. Dal 1999 ad oggi, quasi 400 alunni con scarse risorse studiano gratuitamente nella Scuola Latinoamericana delle Scienze Mediche (Elam) a

la Habana. I primi 46 graduati hanno ricevuto il loro diploma l’anno scorso. E tutto ciò, fatto con molta dedizione e spirito di solidarietà, ha un costo. Le differenze di valutazione sul fatto se bisogna porre l’accento o meno sugli affari o sull’ integrazione indipendente, affiorarono ieri, venerdì nei discorsi del presidente. Non tutti hanno enfatizzato il miglioramento della situazione sociale della gente, ma sì lo hanno fatto Hugo Chávez, Evo Morales e Fidel Castro. Quest’ultimo ha menzionato la principale ricchezza di Cuba: il capitale umano.

Alcuni governanti, quelli più venali,  erano disposti a convalidare l’ingresso del Venezuela al blocco regionale con uno scambio economico.Pensavano  al barile di greggio che sfiora gli 80 dollari e alla Fascia  dell’Orinoco che è una delle grandi riserve di greggio del pianeta.

Ma questi stessi politici commercianti non devono aver riflettuto molto sulle parole del comandante in capo cubano quando, in chiusura del vertice, li ha chiamati a fare una “inchiesa casa per casa”  nei loro rispettivi paesi, per individuare quanti sono coloro che hanno necessità di operazioni alla vista. Egli ha stimato come in 30 milioni coloro i quali ne hanno bisogno in Latinoamerica,e , con umiltà ha espresso che con Chávez, sono stati fatti programmi per operarne gratuitamente sei milioni in dieci anni.

Nonostante i  critici, i leader di Cuba e Venezuela hanno il “know-how” per far fronte a molte delle problematiche sociali irrisolte nel Mercosur. Il “come farlo” non solo vale come tecnologia per lanciare prodotti vantaggiosi sul mercato, ma anche ed ancora più importante, per superare le piaghe della mortalità infantile, dell’analfabestismo e delle altre malattie improprie del XXI secolo.

Fonte :

La Fogata


Ci sono state frodi

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Fernando del Paso                                                            EN ESPAÑOL
La Jornada 05/07/06

Sì ci sono state frodi , perché l’inganno è una frode.
Sì ci sono state frodi, perché l’imbroglio è una frode.
Sì ci sono state frodi, perché l’abuso della fiducia è una frode.
Sì ci sono state frodi, perché la menzogna è una frode.
Non dobbiamo cercare la frode in uno, due o tre milioni di voti persi.
Non dobbiamo cercarla in mille, tre o cinquemila schede con errori intenzionali.
La frode, la grande frode, era già presente, tra di noi, molto prima del due luglio.
Era nel modo meschino, irresponsabile, imperdonabile in cui si stava costruendo una grande menzogna, una immensa menzogna. Era nella paura che la campagna elettorale più scorretta che si sia mai avuta in Messico, ha trasmesso agli elettori. Era in ogni parola ed in ogni immagine di questa campagna di calunnie, di maldicenze, di meschinità, finanziata con i soldi degli elettori per confonderli, per provocare la loro incredulità e sfiducia. Ed in molti casi per provocare in loro perfino slealtà verso i propri principi, verso le proprie intenzioni iniziali, verso le proprie illusioni.
Se insistiamo troppo nel cercare la frode nel due luglio, corriamo il rischio di ridurre di importanza questa frode brutale della quale è stato vittima l’elettorato messicano. Corriamo il rischio di spogliarla della sua enorme trascendenza ed anche di dimenticarla.
Non possiamo concederci questo lusso. Questa frode fa già parte della nostra storia. E con essa il tradimento della fiducia degli elettori da parte delle nostre più care istituzioni. Ci ha delusi il presidente Fox approvando e partecipando alla campagna elettorale contro Andrés Manuel López Obrador e a favore di Felipe Calderón.
Ci hanno deluso le nostre più alte autorità elettorali perché non hanno saputo distinguere tra la libertà di espressione e la libertà di oltraggiare ed offendere un avversario politico e con lui infangare e denigrare chi eravamo, fummo, siamo i suoi sostenitori.

Traduzione di Annalisa Melandri


Decreto supremo n. 28.701

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Fonte: El diario                                                              En español
LO STATO RECUPERA IL CONTROLLO ASSOLUTO SUGLI IDROCARBURI

• Il provvedimento stabilisce l’82% di introiti per il paese e il 18% per le compagnie petrolifere.
• Le multinazionali devono realizzare nuovi contratti in un lasso di tempo di 180 giorni, secondo la nuova normativa.

A cento giorni dall’insediamento del nuovo governo, il presidente Evo Morales Aima ed il suo consiglio dei ministri hanno sottoscritto a sorpresa ieri nel Campo San Alberto, in Tarija, il Decreto Supremo n. 28.701 che stabilisce la nazionalizzazione delle risorse idrocarburiche del paese.
Con questa disposizione lo Stato prende il controllo delle industrie petrolifere capitalizzate nel paese. Le imprese hanno un termine di 180 giorni per realizzare contratti nel rispetto della nuova normativa annunciata questo 1 di maggio dal Governo.
La nuova distribuzione contempla un 82% per lo Stato (di cui il 18% di regalie, il 32% di imposte dirette agli idrocarburi e il 32% attraverso una partecipazione supplementare per i Giacimenti Petroliferi Fiscali Boliviani YPFB ) e il 18% per le multinazionali, percentuale che copre le spese di realizzazione, ammortamento di appoggi finanziari e di utili.
Mediante il decreto le compagnie petrolifere sono obbligate a consegnare tutta la loro produzione di gas ed il YPFB si occuperà della vendita, definendo condizioni, volume, prezzo interno ed esportazione e sviluppo industriale.
Il presidente Evo Morales si è impegnato a continuare questo processo di cambiamento che, secondo quanto egli stesso afferma, prenderà forma nell’Assemblea Costituente.
“Qui termina la Legge dei Capitali per i boliviani, finisce l’abitudine di consegnare le nostre ricchezze e le nostre risorse”, ha aggiunto.
In seguito ha ringraziato l’Alto Comando Militare per l’adesione a questo processo di cambiamento e la Polizia Nazionale per la partecipazione e per aver offerto garanzia di sicurezza a questo processo di nazionalizzazione.
Gli effettivi militari e la polizia, insieme ai pubblici ministeri e ai funzionari di YPFB hanno occupato due raffinerie di Petrobras y 56 installazioni di campi petroliferi, dopo che il Presidente della Repubblica ha annunciato la nazionalizzazione degli idrocarburi.
Ha inoltre sollecitato tutti i lavoratori esperti in tematiche petrolifere ad aggiungersi in questo cambiamento e ha chiesto alle compagnie petrolifere di rispettare la dignità del popolo boliviano.
02/05/06
Traduzione di Annalisa Melandri

 


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