L’America latina condanna la prepotenza imperialista

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di Annalisa Melandri — in esclusiva per L’Indro

5 luglio 2013

La proibizione dei governi di Francia, Portogallo, Spagna e Italia, il 2 luglio scorso, di far volare sul proprio spazio l’aereo presidenziale boliviano dove viaggiava il presidente Evo Morales di ritorno dal vertice in Russia dei paesi esportatori di gas, sospettando che sullo stesso si fosse imbarcato  Edward Snowden, ha provocato come prevedibile, in America latina un coro di proteste generalizzate contro quello che è stato definito dal governo boliviano «un atto di prepotenza imperialista».

L’aereo di Morales, dopo circa 13 ore di peripezie, sorvolando il cielo di mezza Europa e vedendosi negare l’atterraggio prima da Francia, poi a ruota da Portogallo, Spagna e Italia, rischiando di rimanere senza carburante,  ha ottenuto l’autorizzazione infine dal governo austriaco ad atterrare all’aeroporto di Vienna per uno scalo tecnico. Una decisione, quella dei quattro Paesi europei, presa  in aperta violazione dei trattati internazionali rispetto all’immunità diplomatica dei capi di Stato e ovviamente eterodiretta dall’intelligence statunitense e che dimostra  da un lato il servilismo becero quanto illogico della vecchia Europa, dall’altro l’isteria degli Stati Uniti  rispetto al caso Snowden, ormai sfuggito definitivamente al loro controllo.

Come era prevedibile,  non appena si è diffusa  la notizia del divieto della  Francia al sorvolo del suo spazio e all’atterraggio dell’aereo presidenziale boliviano, Evo Morales  ha immediatamente ricevuto la solidarietà di quasi tutti i presidenti latinoamericani e anche dal governo del Messico. «Definitivamente sono tutti fuori di testa» ha twittato Cristina Fernández,  presidente argentina, avvisata al telefono da Rafael Correa,  suo omologo ecuadoriano, iniziando così un giro di telefonate incessante, prima con Morales, raggiunto telefonicamente nella stanzetta dell’aeroporto austriaco dove è rimasto circa dieci ore  in attesa di poter continuare il suo viaggio («sequestrato dall’imperialismo» come ha dichiarato il vicepresidente boliviano Álvaro García Linera), poi con un esperto di diritto internazionale del ministero degli Esteri argentino per consultazioni sul tema, e infine  con ‘Pepe’ Mujica, presidente dell’Uruguay, che si è detto «indignato».

Ollanta Humala, presidente del Perú ha invece  convocato immediatamente una riunione dell’Unasur, l’Unione delle Nazioni Sudamericane,  per il pomeriggio di giovedì 4 luglio, a Cochabamba, in Bolivia, dal momento che il Perú detiene la  presidenza pro tempore dell’organismo. Tuttavia l’assenza di Colombia, Cile, e Guyana, che non hanno accettato di partecipare e che hanno inviato solo dei rappresentanti diplomatici senza poteri di firma, ha reso  impossibile da statuto, la realizzazione di un vertice a tutti gli effetti con poteri decisionali.

Alla riunione parteciperanno comunque Cristina Fernández (Argentina), Nicolás Maduro (Venezuela),  Rafael Correa (Ecuador),  José ‘Pepe’ Mujica (Uruguay) e Dési Bouterse (Suriname). Ollanta Humala per precedenti impegni non sarà presente, ma ha inviato il ministro degli Affari Esteri Eda Rivas e il viceministro Fernando Rojas. In un comunicato stampa emesso mercoledì, l’Unasur all’unanimità ha espresso «indignazione e profondo rammarico» definendo quanto accaduto  al presidente Evo Morales «un atto ostile e ingiustificabile che ha anche messo in serio pericolo la sicurezza del capo di Stato boliviano e dei suoi accompagnatori». Anche José Miguel Insulza, segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) ha espresso «profonda molestia» per la decisione presa dalle autorità dei paesi europei coinvolti.

In tutta  l’America latina manifestazioni in solidarietà  con Evo Morales si sono tenute  nelle principali città,  mentre manifestazioni di protesta  si sono realizzate davanti alle ambasciate europee. A La Paz, capitale della Bolivia l’ambasciata francese è stata presa a sassate e la bandiera francese bruciata. La Francia proprio in queste ore ha chiesto scusa al governo boliviano ma  ormai l’indignazione è alle stelle, si parla infatti di una vera  e propria crisi diplomatica tra i vari Paesi coinvolti nella sciagurata quanto irresponsabile iniziativa, e i Paesi latinoamericani che  «sono uniti più che mai», come  ha sottolineato Nicolás Maduro, successore di Hugo Chávez alla guida del Venezuela.

Giovedì pomeriggio in attesa dell’inizio del vertice urgente dell’Unasur,  una moltitudine di persone si è riversata per le strade di Cochabamba, molti provenienti da altre zone della Bolivia,  per accogliere i capi di Stato latinoamericani ma soprattutto per esprimere solidarietà e affetto al loro presidente Evo Morales.  Movimenti sociali, diverse etnie indigene, rappresentanti dei lavoratori del settore petrolifero e minerario, donne e giovani, sia dell’opposizione che vicini al governo, hanno denunciato quello che si sta vivendo in queste ore in tutta l’America latina come un vero e proprio affronto. Nel suo discorso alla folla, prima dell’inizio del vertice, Evo Morales ha dichiarato che il delitto commesso dai boliviani «è quello di essere indigeni ed antimperialisti» ipotizzando una possibile chiusura dell’ambasciata  statunitense in Bolivia.

Il vertice Unasur, se fosse stato al completo avrebbe dovuto  decidere oggi  le iniziative da intraprendere contro Francia, Portogallo, Spagna e  Italia. Tuttavia, come riportato dall’agenzia cubana Prensa Latina  nell’articolo “Correa condanna indegna e illegale posizione dei governanti europei” il presidente ecuadoriano Rafael Correa  «ha rivelato che ci sono governi che si sono opposti a questa riunione, dove  si discute  se dobbiamo continuare ad essere una colonia o se dobbiamo diventare degli  stati liberi e sovrani». Si riferisce evidentemente alla Colombia e al Cile, che  con la loro assenza hanno reso impossibile la realizzazione di un vertice a tutti gli effetti in grado di poter emettere una risoluzione. Ancora una volta Colombia e Cile si dimostrano punta di lancia degli interessi statunitensi nella regione e una spina nel fianco dell’integrazione latinoamericana.

Per quanto riguarda l’Europa, quello che è certo è che Francia, Portogallo, Spagna e Italia hanno fatto un grande errore,   in un momento in cui tanti accordi commerciali con l’America latina sono in via di definizione e  in cui sicuramente altri partner  sono presenti sul continente — leggasi Cina — che dimostrano nei fatti maggior diplomazia e rispetto per le economie emergenti latinoamericane.

 

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