La sconsiderata logorrea di Ingrid Betancourt

49 commenti

Sono sempre più convinta  che la mossa più saggia che poteva  fare Ingrid  Betancourt una volta liberata e che ovviamente non ha fatto,  era quella di decretare un saggio e prudente silenzio stampa e godersi la sua famiglia per un mese.
Giusto il tempo di riprendersi, farsi un’idea di quanto accaduto nel frattempo, parlare con i suoi familiari della linea da seguire e poi agire di conseguenza.
Mi stupisce e mi infastidisce quest’irruenza logorroica che sta caratterizzando la sua prima settimana di libertà.
Mi stupiscono certe sue dichiarazioni che ad analisi non dettate  dalla pietà e dal buonismo sembrano eccessivamente affrettate.
Tutti noi proviamo  compassione per l’aspetto umano e doloroso che ha caratterizzato la sua vicenda, la lontananza dai figli, la lunga prigionia in condizioni non certo facilissime. Ovviamente consideriamo inaccettabile il  sequestro come pratica di lotta rivoluzionaria.
Ma noi,  che  con scritti, articoli, mobilitazioni, appelli e solidarietà alle vittime silenziose e dimenticate di una guerra civile che dura ormai da mezzo secolo, noi che ci impegnamo perchè sulla Colombia non cali mai il silenzio rigorosamente imposto dalle multinazionali dell’informazione , abbiamo ora più che mai il dovere di ricordare che in Colombia vengono continuamente commessi crimini e barbarie dalla parte “legittima” del paese. La stessa  che ora si fregia agli occhi del mondo come paladina delle libertà civili  per aver restituito Ingrid Betancourt alla sua vita.  Noi coerentemente con le nostre posizioni,  per esempio  non possiamo accettare che un presidente corrompa una deputata comprandogli il voto per la sua rielezione. Coerentemente con le nostre posizioni,  non possiamo accettare che in una democrazia che si vanta di essere tale,  a innocenti contadini metta  le uniformi della guerriglia e li ammazzi   per testimoniare il successo della politica governativa di sicurezza nazionale o che utilizzi i loro cadaveri come giustificativo di spesa  davanti al Congresso degli Stati Uniti. Non possiamo accettare e tacere il fatto che in Colombia la Fiscalía sta indagando sulla sparizione di 15.645 persone di cui il 97% ad opera di paramilitari e agenti dello stato. Di queste, 1.259 denunce di sparizione forzata  si collocano nel periodo compreso tra l’inizio del primo mandato di Uribe e la  metà del 2007.
E quindi, coerentemente con le nostre posizioni,  espresse sempre con forza e determinazione, proprio per questi motivi  non comprendiamo come Ingrid Betancourt, che al momento del suo sequestro era in prima linea nella lotta alla corruzione in Colombia e favorevole al dialogo con la guerriglia,  appena libera dichiari che “Uribe è stato un buon presidente” o che i “colombiani hanno scelto liberamente Uribe”, o il “perchè no?” che si è lasciata sfuggire commentando l’opportunità di un  terzo mandato del presidente colombiano.
Sono dichiarazioni pesanti e cariche di significato politico. Che pertanto potevano attendere.
Dire che Felipe Calderón, presidente del Messico, possa essere un valido aiuto alla Colombia per la liberazione di tutti gli ostaggi è un’affermazione grave oltre che avventata. Non credo che Ingrid Betancourt non sappia nulla di quanto accaduto a Oaxaca due anni fa, non credo che Ingrid Betancourt non conosca la grave situazione di violazione dei diritti umani in Messico, tanto che perfino gli Stati Uniti hanno vincolato la concessione degli aiuti previsti al paese centroamericano nell’ambito del Plan Mérida al rispetto di tali diritti. E se Ingrid Betancour non sapeva queste cose, avrebbe comunque fatto bene a tacere e a informarsi prima. E’ difficile pensare che lei  nella selva sia stata tenuta all’oscuro di quanto accadeva nel paese e fuori. Era  in grado di ascoltare la radio ogni giorno ed  era perfino informata sulla testata di Zidane a Materazzi, figuriamoci se non sapeva che il secondo mandato di Uribe rischia di essere giudicato illegale. Altro che il terzo. Figuriamoci se la guerriglia, se i capi della sorveglianza dei prigionieri, con uno dei quali ha ammesso di avere un rapporto intimo di amicizia, non commentavano fra loro e  magari con lei gli scandali quasi quotidiani della parapolitica, con circa 70 parlamentari  inquisiti e 30 in carcere per reati di vario tipo e per vincoli con il paramilitarismo.
Ora se è vero che nessuno ha il diritto di giudicare e criticare chi ha passato sei anni da prigioniera in una foresta, strappata all’affetto dei suoi cari, pensando giorno dopo giorno ai suoi figli che altri gli hanno negato la gioia di veder crescere,  è pur  vero che a un certo punto ci sono delle assunzioni di responsabilità ben precise che vanno rispettate quando si decide di rivestire un ruolo pubblico e politico. E Ingrid Betancourt il ruolo di paladina dei diritti del popolo colombiano lo aveva assunto prima del suo sequestro e,  ipotizzando o lasciando immaginare una sua candidatura presidenziale lo assume tutt’ora. E lo assume anche e maggiormente,  dichiarando di voler fare della liberazione degli altri ostaggi nelle mani della guerriglia la sua battaglia. Ma è una battaglia politica quella che dovrà condurre e non militare, anche se ha dichiarato di voler essere un soldato in più dell’esercito colombiano. Politica perchè  in Colombia i prigionieri nella selva non stanno lì per giocare a  mosca cieca. Il fatto che lei stessa sia stata prigioniera per sei anni, il fatto che ci siano altri ostaggi da più  tempo ancora (ricordiamo il figlio del maestro Moncayo, sequestrato da 10 anni),  il fatto che nelle carceri colombiane ci siono centinaia di guerriglieri  in condizioni non certo migliori di quelle in cui si trovano i prigionieri delle FARC,   dimostra chiaramente anche ai più ignoranti in materia, che nel paese è in corso una guerra. E per liberare gli ostaggi di una guerra o sei un soldato o sei un politico. E cosa può fare Ingrid Betancourt una volta smesso l’elmetto da soldato che le hanno infilato in testa nell’aereo che la stava riportando a casa? Una volta finito il concerto a Parigi dove canterà con Miguel Bosé, Manu Chao e Juanes, cosa potrà fare Ingrid Betancourt per tutti gli ostaggi che ancora sono prigionieri della Colombia? E ha chiaro  lei che liberare gli ostaggi vuol dire anche mediare per uno scambio umanitario, trattare per una smobilitazione che non sia mandare diecimila uomini a marcire in carcere o peggio ad essere sventrati dalla rappresaglia delle motoseghe dei paramilitari? Ha chiaro  Ingrid Betancourt che esiste la guerriglia perchè esiste conflitto sociale ed esiste conflitto sociale perchè c’è ingiustizia, perchè c’è povertà, perchè c’è repressione? Sembrerebbe di sì, perchè ha dichiarato che mentre Uribe concepisce il problema della Colombia legato alla sicurezza e alla violenza, lei lo concepisce come un problema legato al malessere sociale che conseguentemente produce violenza. E allora, visto che lo sa,  come si fa a dire che Uribe ha fatto molto per la Colombia e che è stato un buon presidente?
Ingrid non scarta a priori l’ipotesi di candidarsi alle prossime elezioni  e un suo compagno di prigionia liberato prima di lei parla anche di  un programma elettorale  già pronto  di circa 200 punti, che lei stessa avrebbe preparato e scritto  durante la sua prigionia.
Un’assunzione di responsabilità del genere implica comunque, obbligatoriamente prudenza. Chi dice di non scartare  l’ipotesi di candidarsi a futuro presidente della Colombia,  non può tre giorni dopo dire che per il momento non metterà piede in Colombia.
Chi si proclama leader della battaglia per la liberazione di tutti i sequestrati nelle mani della guerriglia non può dire tre giorni dopo che non andrà alla manifestazione del 20 luglio prossimo a Bogotà organizzata per le vittime dei sequestri perchè teme rappresaglie e quindi ne  organizza una alternativa nella più comoda e sicura Parigi.
Chiediamolo a Iván Cepeda, a Piedad Cordoba, al maestro Moncayo, a tanti altri anonimi coraggiosi e umili difensori dei diritti umani quanta paura hanno di lottare e nonostante tutto  continuano a vivere in Colombia,  magari senza scorta, magari con Uribe che non li abbraccia come ha fatto con Ingrid Betancourt in questi giorni, mentre invece  dalle televisioni e dai giornali li mette continuamente a rischio accusandoli di essere simpatizzanti della guerriglia.
Avremmo potuto chiederlo a   John Fredy Correa Falla,  membro dei Comitati Permanenti per la Difesa dei Diritti Umani di Chinchiná e di Caldas se ha avuto paura nel momento  in cui sabato scorso è stato avvicinato da quattro uomini ed è stato  ucciso a colpi di arma da fuoco.
Godeva di qualche misura di protezione, evidentemente insufficiente, John Fredy,  perchè lui e la sua famiglia avevano ricevuto minacce di morte da alcuni paramilitari della zona.
Allora mi chiedo,  come si fa a parlare di liberazione di tutti gli ostaggi colombiani nella maniera in cui  lo sta facendo Ingrid Betancourt, tra  un accenno ai capelli lunghi e un altro ai vestiti e i rossetti che le sono mancati, tra un viaggio a Lourdes e un’udienza papale?
Comprendiamo benissimo i timori di Ingrid e della sua famiglia legati ad evidenti motivi di sicurezza, comprendiamo che le FARC le possano sembrare quanto di peggio ci sia in Colombia e in tutto il mondo in questo momento, comprendiamo anche che se l’avesse liberata Hitler in persona lo avrebbe abbracciato come ha abbracciato il generale Montoya (controversa figura dell’esercito colombiano, vicino a gruppi paramilitari) ma la Colombia, e Ingrid Betancourt non può non saperlo,  è un paese difficile, dove si muore da tutte le parti e dove la violenza di Stato supera di gran lunga quella della guerriglia e se non altro è meno accettabile.  Per tutti questi motivi,  forse, era  auspicabile un decoroso silenzio da parte di Ingrid Betancourt. Almeno per il momento.
 
 
 
 
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    mc ha detto:

    Cara Annalisa, che Ingrid Betancourt stia soffrendo d’una piuttosto abbandante dose di sovresposizione mediatica, non v’è dubbio. Ma anche tu, in termini di “sconsiderata logorrea” non scherzi. Sarebbe stato molto più rapido ed efficace scrivere: “Non posso perdonare a Ingrid Betancourt d’essersi fatta liberare in circostanze che non mi aggradano”. E, soprattutto, sarebbe stato meglio se, prima di scrivere, tu ti fossi presa la briga di ascoltare quello che Ingrid Betancourt ha davvero detto. Avresti trovato – espresse in termini molto più chiari e meno stizziti di quelli da te usati – molte delle cose che tu scrivi in questo tuo ultimo rancoroso minestrone dove, senza alcun ordine logico, vai affastellando i molti problemi della Colombia. Su tutte: la necessità di riprendere – senza farsi abbagliare dai successi militari – la via della soluzione negoziata del conflitto. Questa cosa l’ha colta Chávez – che in fatto di “sconsiderata logorrea” mantiene una lunga serie di record mondiali – ma a te è evidentemente sfuggita. Datti una calmata e prova a rileggerti le cose (forse troppe, ne convengo)che ha detto Ingrid. E poi scrivi di nuovo.

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    V. ha detto:

    Mi sembrava strano che MC,non avesse nulla da obiettare,(“obiettare“una parola grossa per questo post di MC).
    Per il momento lo invito a rileggere ‚se mai lo ha fatto, tutte le dichiarazioni di IB,con tanta calma con tanta calma,dopo di che abbandoni le vesti del discepolo di R.Crossman e considerando la sua attitudine alla“pompeux galimatias“come direbbero i transalpini con l’idioma paterno della IB,tenga conto della cronologia dei fatti, e provi a riscrivere la “tragicomica” ad Annalisa.

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    Annalisa ha detto:

    Caro Massimo, non sono le circostanze di come Ingrid Betancourt che non mi aggradano, sono alcune sue dichiarazioni che amio avviso, come fai notare tue come ho fatto anche io, cozzano evidentemente con alcune altre che lei ha pure fatto. Sono queste incongruenze che volevo sottolineare. Sì ed è vero mettiamoci pure che probabilmente mia pettavo una Ingrid diversa. Tra l’altro le stesse cose che faccio notare io qui le afferma lo stesso Eladio Perez che ora sta a Miami. Ieri Ingrid Betancourt ha affermato in una intevista di aver deciso di non rilasciare più interviste e di prendersi una pausa di riflessione. Saluti.

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    mc ha detto:

    Dalla lettura del tuo chilometrico e molto divagante articolo mi pare che le dichiarazioni di Ingrid che non t’aggradano si possano ridurre a una: l’appoggio alla rielezione di Uribe ed il riferimento a quest’ultimo come a un buon presidente. Anche se tu hai qualche difficoltà da ammetterlo, questo, cara Annalisa, è quello che pensa, non solo Ingrid, ma l’80 per cento – o giù di lì – dei colombiani. E questa è anche – a prescindere da quello che pensi tu, io, Ingrid, o chiunque altro — la ragione che rende un terzo mandato alquanto probabile (o inevitabile, come non pochi sostengono). Se tu, invece d’infuriarti, avessi letto con attenzione quel che Ingrid ha detto e ripetuto nelle sue interviste – quelle serie, non quelle dove gli chiedevano perché porta i capelli lunghi – avresti notato come, con molta lucidità, quest’ultima andasse ponendo le condizioni per una seria battaglia contro il consolidamento dell’uribismo. Laddove per “seria” s’intende una battaglia che non esorcizzi a suon di slogan la popolarità di Uribe (un dato di fatto, ti piaccia o no), ma ne individui le ragioni. Ingrid è convinta che proprio l’indebolimento (credo terminale) delle Farc sia la premessa per il superamento dell’uribismo (che della impopolarità della Farc è una conseguenza) e per l’avvio di processo di profondo rinnovamento della Colombia incentrato sul valore della pace. Questo è il senso delle cose che – sia pure in un eccesso di esposizione mediatica – è andata dicendo. E questo è il senso del suo ritorno alla politica. Nel quale io credo che la sinistra debba cogliere i segni d’una nuova speranza.

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    Aspirina ha detto:

    Alla sinistra manca solo che accolga i consigli di MC! Ha già fatto tante cazzate, speriamo ci risparmi almeno questa.

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    Pedro ha detto:

    Declaraciones de Ingrid Betancourt sobre Alvaro Uribe (campaña presidencial 2002):
    “Creo que Alvaro Uribe tolera los asesinatos en colomia como una manera de enfrentar la guerrilla”.
    Hoy, le estrecha la mano y apoya su posible reelección.
    Ingrid Betancourt, hija del ministro de Educación bajo la dictadura del general Gustavo Rojas Pinilla sólo reacciona de acuerdo a sus intereses políticos derechistas. No me sorprenden sus declaraciones.
    Ha expresado asimismo que Francia es una tierra “hospitalaria” y que todos los colombianos serán bienvenidos. Al parecer aún no se entera de las nuevas leyes de inmigración en Europa.
    Los monopolios de la comunicación s e han convertido en industrias de la imagen y no sorprende que exista uuna campaña de convertir a Ingrid Betancourt en un símbolo de paz. Y los miles de prisioneros políticos hacinados en la cárceles de las seudo democracias latinoamericanas?
    la prensa hace milagros: en Chile denominaron “general del pueblo” a un general de Carabineros que participó y fue premiado durante la dictadura pinochetista.
    Hoy, Ingrid Betancourt, instalada en el trono de la fama, es asimismo un personaje que produce millones de euros a los magantes de la prensa que invirtieron y ahora recogen los frutos de su intensa campaña. Cada paso, cada entrevista de la señora Betancourt es un capital activo que los poderosos no están dispuestos a perder.
    Humanamente, le hacen un flaco favor a esta dama pues banalizan su drama y la convierten en una figura paragonable a las estrellas del espectáculo.
    La función continua, el circo es eterno. las leyes del neoliberalismo así lo exigen.

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    Lizandro Meza ha detto:

    Annalisa, senza offesa, ma a te la Betancourt ti è sempre stata sulle palle. Sono mesi che dai tuoi articoli trasuda la scarsa simpatia che provi nei confronti di questa donna, non c’era bisogno di scrivere tutto questo papiello per confermarcelo.

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    V. ha detto:

    …@Lizandro
    Probabilmente stai commettendo un errore di valutazione,prova a leggere tutti gli articoli scritti o postati da Annalisa inerenti alla Colombia, probabilmente avrai un quadro più esaustivo.

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    Annalisa ha detto:

    @Lizandro
    non mi è stata mai sulle palle la Betancourt, mi stava sulle palle il fatto che si parlasse di Colombia solo per parlare del suo sequestro. L’ho detto fino alla nausea.

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    Eliolibre ha detto:

    A me l’unica cosa che non posso tollerare è che la Betancourt è stata portata nella selva contro la sua volontà. Al di la di questo di lei non mi importa assolutamente niente, mi proccupo di più di milioni di persone che vivono in condizioni più disperate di come viveva lei nella selva. A questi poveri cristi, che sicuramente sono vittime di violenze altrettanto brutali, gli tocca per tutta la vita e non tornano nel loro mondo dorato dopo sei anni. E mi pare che questa esperienza non le sia servita a molto, non mi sembra abbia intenzioni di preoccuparsi di coloro che vivono in condizioni disumane. Probabilmenmte questi pensieri non l’hanno mai sfiorata, nemmeno quando si trovava nella selva.

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    Anonimo ha detto:

    E probabilmente nemmeno prima di trovarsi nella selva.

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    Lizandro Meza ha detto:

    Strano, ho sempre avuto questo impressione leggendo i tuoi articoli. Certo, hai ribadito più volte che non ti andava giù il fatto che si parlasse solo di lei e non di ciò che accadeva nel resto del paese, ma ho avuto come l’impressione, più volte, che in ogni caso tu nutrissi una certa antipatia nei confronti della sua figura. Almeno questa è l’impressione che dai ad un lettore saltuario e parzialmente disinteressato come me. Diciamo un sesto senso…scusami se è troppo poco per accusarti. Chao

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    V. ha detto:

    …@Lizandro
    …ambè, se ti basi su una sensazione, …allora!!!!

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    Eliolibre ha detto:

    “Diciamo un sesto senso…scusami se è troppo poco per accusarti”.
    Ora siamo al giustizialismo basato sulle sensazioni. E ci scommetto che sei contro il “giustizialismo” di Di Pitro. Solo che lui invece di basarsi su sensazioni, si basa su fatti concreti, li ha colti sempre con le mani nel sacco!

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    M Vallejo ha detto:

    Leggendo questo post sembrerebbe che IB nella sua settimana di libertà è diventata partecipe di tutto se no, causa della violenza in Colombia. Un po’ esagerato mi sembra, dal rancore che si legge della liberazione di Ingrid sembra più un articolo degno di anncol.

    Sono d’accordo che una pausa di silenzio era necessaria e Ingrid ha deciso di farla. Spero ch possa rientrare nonostante i problemi di sicurezza e che magari non diventi parte della formula di Uribe o Santos, ma un’alternativa.

    Era di aspettarsi che dopo la liberazione IB ringrazi un presidente che alla luce del mondo è stato quello che le ha permesso vivere questo preludio di paradiso.

    Ovviamente se ha intenzioni di portare avanti una campagna è comunque inutile uscire a sparare all’impazzata contro un presidente che ha tal genere di maggioranza (anche se Annalisa argomenterà che ognuno di quell’80% ha una pistola dei paramilitari puntata sulla tempia), dichiarando che è stato un pessimo presidente, un narco terrorista ecc, ecc.

    Ma tra le molte dichiarazioni di Ingrid l’ho sentita anche precisare che sebbene ringrazia Uribe, non significa che fa comunione con tutto quello che lui fa.

    quindi aspettiamo che faccia un periodo di riflessioni e possa almeno dalla sua notorieta esporre tanti altre facce dei problemi della Colombia.

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    M Vallejo ha detto:

    Un altra considerazione al riguardo la frase (questa si logorroica) di “centinaia di guerriglieri in peggiori condizioni dei sequestrati farc”.

    Dobbiamo tenere presente che questi sono “detenuti” da le forze ordini (corrotte e tutto quello che vuoi) per delitti commessi (tra i quali il sequestro), mentre gli altri sono “sequestrati”, privi della liberta e allontanati dai suoi cari che subiscono danni psicologici incalcolabili.

    Per i primio forse ci saranno torture (piu fisiche che psicologiche) ma al meno si sa dove sono, che sono ancora sono vivi, al “riparo” dai paras e forse avranno la possibilita di vedere crescere i suoi cari, per gli altri niente di tutto cio, sommato a la tortura psicologica e al fatto che se escono vivi da un sequestro del genere le loro (e quelle dei suoi cari) vite sono completamente distrutte disarticolate.
    Saluti

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    Paolo Rossignoli ha detto:

    alla luce dei fatti, credo che stiano meglio, o almeno sono più rispettati, i prigionieri in mano alla FARC-Ep che quelli nelle prigioni colombiane.
    Rispetto ai delitti commessi.
    La stragande maggioranza dei prigionieri in mano alla FARC-Ep, ci sono arrivati dopo scontri e attacchi, non per rapimento, che è tutto un’altra cosa.
    Detto questo, credo che la IB, politicamente era una nullità prima del rapimento, tanto resta una nullità politica a fronte di una grande popolarità mediatica all’estero.
    Ho sentito molti amici colombiani in questi giorni: la risposta è stata quasi unisona: IB? “non ce ne po’ fregar de meno de la francese, e i 3 gringos potevano anche ammazzarli“
    Molti

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    titus ha detto:

    Di prigionieri c’è n’è UNA, tutti gi altri non son nessuno!! Nè quelli della selva, tantomeno quelli delle carceri con regolari muraglie.
    Non tutte le morti hanno lo stesso peso –diceva Mao– qui invece siamo a: non tutte le vite hanno lo stesso valore.
    BEtancort è Betancourt,Moncayo è Moncayo! Non confondere, plis.

    Guccini diceva che “tutti gli eroi sono giovani e belli”, oggi bisogna pure appartenere alla buona società. Solo così te la cavi sempre meglio degli altri, di quegli altri 11 poliziotti già rientrati nell’anonimato..

    Vabbè, diamole il Nobel, diamole pure l’Oscar, il Premio Viareggio e quello Strega ma…si può dire che la signora sta parlando –per dirla come i toscani– a bischero sciolto?

    Adesso si è affidata agli ingegneri di “immagine”…ma qual’è la Ingrid vera? Quella in uniforme militare della prima ora o quella neo-etnica –stile Frida Kalho– delle ultime ore?

    Il Presidente dell’Ecuador, ha detto che comprende il doloro provocato dalla prigionia, ma da qui a giustificare il bombardamento del suo Paese.…il passo è lungo.

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    M Vallejo ha detto:

    convinto te paolo. Una persona per anni in mano a un gruppo di banditi, in mezzo alla giungla, in condizioni disumane, lontana dagli affetti, e con l’incertezza di essere ammazzata in qualsiasi momento stia meglio di un poveraccio delinquente in carcere.
    Ma sinceramente poco m’importa il vostro parere al riguardo, lo dico solo perche mi sembra parecchio ingiusto nei confronti dei famigliari e dei propri sequestrati e poi è diventata una simbolo veramente logorroico dei post.

    Per quanto riguarda le tue numerose amicizie colombiane, ognuno ha il suo circolo, ma il tuo sembra davvero caratteristico perche tu sei riuscito a trovare colombiani che dopo le numerose manifestazioni di gioia, quanta diretta televisiva e per radio affermano di non fregarsi minimamente di IB (nel bene o nel male) mi sembra un po paradossale.

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    mc ha detto:

    Caro Paolo, ho sempre sospettato che, alla base delle cose scrivi, ci fosse un problema di cattive frequentazioni. Prova a scegliere amici meno cinici e sanguinari (e anche, se puoi, un po’ più intelligenti) e vedrai che presto avrai una visione un po’ meno distorta della Colombia e del mondo. Tornando al tema iniziale: io non credo che – per dirla con Lizandro Meza – Ingrid sia “sempre stata sulle palle” ad Annalisa. Quello che davvero sta sulle palle ad Annalisa (ed alla sinistra più stolta) è, piuttosto, la realtà. Vale a dire: il fatto che in Colombia le Farc siano, per meriti propri, diventate oggetto di odio popolare. E che, su questo odio popolare, Alvaro Uribe abbia costruito le sue fortune politiche. Annalisa (e la sinistra più stolta) non riesce ad accettare il fatto che Uribe sia diventato non popolare, ma popolarissimo, perché ad un paese disgustato dai sequestri e spaventato dalla violenza ha dato più sicurezza (o, quantomeno la percezione di più sicurezza) combattendo le Farc (dopo il Caguán individuate come la fonte di tutti i mali della Colombia) a muso duro e con successo. E se, ora, Annalisa (e la sinistra più stolta) ce l’ha con Ingrid,è solo, per così dire, di riflesso. Annalisa è irritata un po’ perché la sua (di Ingrid) liberazione è, oggettivamente, parte dei successi di Uribe e, ancor più, perché nelle sue (sempre di Ingrid) dichiarazioni è molto lucidamente partita da questa realtà. Proprio per questo, oggi, Annalisa accusa Ingrid di “irresponsabilità” e di “insensibilità”. E per questo altri (è il caso di Pedro, che dovrebbe ripassare un po’ di storia colombiana andando a rivedere chi davvero è stato il “dittatore Gustavo Rojas Pinilla”) vanno con estrema grossolanità rivangando nelle sue origini “oligarchiche”. Quasi che ci fosse – colossale sciocchezza – un destino di classe nei

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    mc ha detto:

    … un destino di classe nei suoi comportamenti. Io credo, al contrario, che la “Ingrid liberata” abbia dato in questi giorni – nonostante la forse inevitabile sovresposizione — una straordinaria testimonianza di intelligenza politica. Tanto che chiunque non abbia ascoltato con un paraorecchi ideologico le sue parole, ha avuto modo di constatare come la liberata abbia, non appoggiato Uribe, ma chiaramente indicato, nelle condizioni date, la via di un’alternativa ad Uribe. O, se si preferisce la via verso la pace. Tutto è in gioco, ovviamente. E nessuno può indovinare quel che davvero accadrà. Ma io credo che Ingrid possa rappresentare, per la sinistra colombiana, una vera manna piovuta dal cielo. Sul tema ho scritto un articolo – Ingrid, il dito e la luna – che potete trovare qui: http://www.2americhe.com/colombia/ditoeluna.htm

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    M Vallejo ha detto:

    E scontato dire che mi trovo molto d’accordo con MC, soprattutto nel fatto che le Farc non saranno la fonte di tutti mali, ma di certo sono la principale fonte del male di non poter toglierci d’addosso Uribe.
    In questo blog così irritato per le dichiarazioni insensate e irresponsabili di Ingrid si è parlato più di una volta che il primo a voler morta Ingrid era il proprio Uribe. Adesso che è stato proprio lui a liberarla in vita, si lamenta che Ingrid faccia qualche commento in positivo di un presidente che praticamente l’ha liberata da un sequestro cosi straziante ai mani di un gruppo di delinquenti che ha tradito lei, tutti gli altri nonché loro stessi?. Perche parlare che in Colombia esiste la guerriglia perche esiste ingiustizia mi sembra troppo indulgente nei confronti di un gruppo che oggi come oggi ha dimostrato che la giustizia sociale e la povertà sono gli ultimi dai loro moventi.
    Guardando quelle foto mi chiedo cosa penseranno oggi le farc che sono cosi attenti alla loro immagine al di fuori della Colombia (perche all’interno del paese non interessa visto che sono disprezzati da una maggioranza più alta di quella di uribe), di aver perso un capitale di notorietà di questo genere. Veramente si rimpiangeranno per chissà quanto.

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    livio ha detto:

    questo, [..] è quello che pensa, non solo Ingrid, ma l’80 per cento – o giù di lì – dei colombiani. mc(inviato il 12/07/2008 @ 18:54:55). La popolarità uribista esiste probabilmente in (alcune) città, suffragata per lo più dai media insulsi alla berlusconi. Dubito che nella maggior parte del territorio colombiano abbia tutto questo successo. Per quanto concerne i risultati elettorali del 2006,
    in realtà sui 27 milioni di colombiani aventi diritto il 70% si è astenuto. A conti fatti dunque i voti a favore di Uribe rappresentano circa solo l’11% della popolazione.

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    Gianluca Bifolchi ha detto:

    IO penso che sia davvero infantile l’idea secondo cui l’odio dei Colombiani per chi effettua sequestri porti di per sè a provare simpatia per chi squarta le persone con le motoseghe, come gli scagnozzi di Uribe. Non nego il fatto in se, ma è un fenomeno simile a quello della immensa popolarità di Berlusconi come effetto del fatto che qualche magistrato abbia deciso di indagarlo. E’ colpa del magistrato, sembrerebbe, dato che gli ha offerto il pretesto di passare per vittima.
    Una società è oligarchica perché gestisce oligarchicamente il paese, e questo riguarda anche la possibilità di manipolare la memoria storica della nazione grazie al controllo dell’informazione. Che peso hanno sulla coscienza civile dei colombiani 4 milioni di espulsi dalle loro terre e 15.000 desaparecidos, per avercela tanto con le FARC?
    Nessuno è perfetto, e le FARC hanno le loro colpe, ma sono eticamente anni luce al di sopra di Uribe e la narcoparapolitica.
    La popolarità di Uribe — in un sistema politico altamente esclusivista, come la società colombiana, in cui emerge alla dimensione pubblica solo la realtà urbana e socialmente integrata — è espressione della dissoluzione di una società civile in cui da decenni la più pericolosa delle attività è quella svolta dai sindacalisti.
    La verità è che i demonizzatori delle FARC sono minimizzatori del narcoparamilitarismo, e tutte le critiche che fanno ad Uribe sono insincere e puri espedienti retorici: una toccata e fuga, tiepida e poco convinta, tanto per non mostrare il loro sostanziale allineamento agli interessi nordamericani ed oligarchici.

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    mc ha detto:

    Per Livio. Tempo fa, usando analoghe alchimie statistiche, Paolo Rossignoli era arrivato alla conclusione che non più del 30 per cento dei colombiani appoggia Uribe. Ora siamo già all’11 per cento. Ancora uno sforzo e scoprirete che in Colombia tutti, Uribe compreso, odiano Uribe. Mi chiedo a che cosa serva raccontare a se stessi queste frottole. È verissimo, naturalmente, che sondare le opinioni di quella che chiamano la “frontiera agraria” – le zone dove, da sempre, prosperano la guerriglia e più in generale, l’illegalità e la violenza – è molto difficile. Ed è vero anche che non avendo mai vissuto la Colombia una vera e profonda rivoluzione democratica (capace di dare alla democrazia colombiana vere basi di massa) l’astensione è molto alta. Ma usare queste due storiche verità per mettere in dubbio, anzi, per negare a tutto tondo la popolarità di Uribe, mi pare davvero insensato. La popolarità di Uribe è alta solo nelle città? Forse. Ma oggi proprio nelle città vive l’80 per cento dei colombiani. Più del 60 per dei colombiani non vota? È vero oggi ed era vero (in misura ancor più marcata) prima di Uribe. Ma concludere che tutti quelli che non votano sono contro Uribe è ridicolo. I sondaggi d’opinione toccano anche quelli che si astengono. E tutto lascia credere che, dovesse votare più gente, i margini di maggioranza di Uribe sarebbero ancor più ampi. Apri gli occhi, Livio. Negare la realtà (facendo finta che sia solo il prodotto di “media insulsi alla Berlusconi”) è il peggior servizio che la sinistra possa fare a se stessa. In Colombia e in Italia.

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    mc ha detto:

    Per Gianluca Bifolchi. Mi pare che tu stia straparlando. Le inchieste più approfondite sulla tragedia della violenza colombiana – i 15mila desaparecidos, i massacri dei paras, i 4 milioni di desplazados – sono state pubblicate proprio da giornalisti colombiani su mezzi d’informazione colombiani. Ed è proprio per questo che in Colombia i giornalisti li ammazzano come le mosche. La tua sbrodolatura sulla “manipolazione oligarchia dell’informazione e della memoria storica” e non è soltanto una s*****aggine, è anche un insulto a quelli che sono stati ammazzati. Quanto al resto, mi pare che l’unico artifizio retorico sia quello di chi, come te, liquida, le opinioni di chi si sforza di capire le ragioni della popolarità di Uribe come una sorta di “fumus Satanae” di immancabile marca oligarchica o imperiale. Tanto più che partendo da queste irrazionali premesse finisci poi per arrivare alla conclusione che la popolarità di Uribe (che a questo punto non si capisce più se neghi o ammetti) è l’indice della “dissoluzione di una società civile in cui da decenni la più pericolosa delle attività è quella svolta dai sindacalisti”. Insomma, se ho ben capito: Uribe è popolare perché la società colombiana, ormai satanizzata dalla manipolazione oligarchica delle coscienze, ha visto svanire nel nulla quella che (spesso abusando del termine) si chiama società civile. Ma quando mai. Uribe è oggi popolare perché sotto di lui, tutti gli indici di violenza – quelli contro i sindacalisti compresi – sono molto diminuiti. E la società ciivile colombiana non è mai stata più vitale. E proprio qui Ingrid ha mostrato di voler cercare la chiave che può sbarrarre la strada all’ “uribismo”. Prova a rileggere quello che hai scritto e vedrai che non ha, come si dice, né capo né coda.

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    Annalisa ha detto:

    Caro Massimo, ho letto il tuo sì logorroico articolo. Beato te che dall’alto del tuo piedistallo (ma non scendi proprio mai?) vedi Ingrid Betancourt come la liberatrice e salvatrice della Colombia. Noi sciocchi, stupidi, cretini, bellimbusti, e rozzi e non so quant’altro (niente più Cavallini? abbiamo seri dubbi. Intanto lei fa la cosa giusta e cioè ritirarsi per un po’ con la sua famiglia, Poi si vedrà.
    P.S. E meno male che la calmata me la dovevo dare io. Ma ti rileggi ogni tanto?

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    mc ha detto:

    Cara Annalisa, nel mio articolo – ed anche nei miei interventi in questo blog – ho precisato (con molta modestia, credimi, ma con tutta la precisione) che cosa ritenevo sciocco, rozzo e sbagliato. Ed anche perché lo ritenevo rozzo sciocco e sbagliato. Ed è un peccato che tu, anziché entrare nel merito, preferisca, adesso, fare l’offesa. Io forse sto, come tu dici, su un piedistallo. Ma, contrariamente a te, mi spaventa il fatto d’esser contraddetto. Anzi, sono addirittura convinto che, nel contrasto delle idee, io possa migliorare me stesso. E non è vero che vedo in Ingrid la liberatrice e la salvatrice della Colombia. Ho solo fatto rilevare come, nei suoi interventi e nelle sue interviste più significative (che ho, contrariamente a te, linkato e citato), abbia con molta lucidità individuato il filo di una possibile alternativa a Uribe (un’alternativa vera, non quella degli slogan). Credo che la Colombia abbia potenzialmente ritrovato, non una santa, ma una grande protagonista della vita politica. E credo che quelli che la insultano o la deridono appartengano per l’appunto, alla categoria di quelli che vedono il dito, ma non la luna.

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    mc ha detto:

    pardon e’ saltato un “non”. Ovviamente volevo dire che “non mi spaventa il fatto d’esser contraddetto”

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    Gianluca Bifolchi ha detto:

    MC/Per Gianluca Bifolchi. Mi pare che tu stia straparlando./

    A me non dà fastidio che tu scriva di Cuba nello sforzo costante di conformarti alle veline della CIA, ma certo trovo molesto il tuo eterno tono di predicozzo verso la sinistra. Se piaci a Polito e a Sansonetti e ai loro sciocchi lettori, accontentati di questo.
    Se nel 1936 Mussolini avesse tenuto libere elezioni, anche monitorate da osservatori internazionali, le avrebbe vinte al 70%, e di sicuro i cantori dell’ordine costituito come te avrebbero trovato di che congratularsi per “questa bella prova di democrazia”, senza chiedersi quali erano le condizioni reali della competizione. Il tuo sforzo di “capire la popolarità di Uribe” è tutto qui, ed è della stessa natura dello sforzo che fanno le reti Mediaset di “capire la popolarità di Berlusconi”.
    Sii un po’ decente e chiediti perché Uribe ha posto finora ogni cura per evitare l’uscita politica del conflitto, visto che probabilmente fai campagna per il Nobel per la pace alla Betancourt.
    Io comunque, a differenza di te, non faccio allusioni al tuo livello intellettivo con l’elaborata metafora del dito e della luna, mi limito a dire che sei un campione del giornalismo mercenario italiano, neanche peggiore della media.

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    Aspirina ha detto:

    Gianluca, sai quanto guadagna MC a fare il velinaro? Ad uno così che c…o glie ne importa dei problemi dei colombiani e degli italiani che non arrivano a fine mese? Lavorerà sempre per gli interessi dei suoi padroni, che lo ricompensano adeguatamente.

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    Gianluca Bifolchi ha detto:

    /Gianluca, sai quanto guadagna MC a fare il velinaro?/

    No, e non mi importa molto. Ma non sarebbe male tenere accesi i riflettori sul giornalismo assistito dallo stato che abbiamo in Italia. Che esista una “sinistra” giornalistica come Liberazione, Unità e Riformista che campa sulle spalle del contribuente e riflette le alchimie della suburra politico-professionale io lo trovo un po’ singolare.

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    mc ha detto:

    Signori, si scende. L’accusa di essere un agente della Cia (nonché un velinaro etc. etc.)è, in questo blog, il tradizionale capolinea dell’intelligenza, l’ultima tappa dell’insulsaggine, un’implicita (ma grottescamente chiara) ammissione d’impotenza intellettuale. A questo livello, ormai, non c’è più né la luna né il dito, ma soltanto un deserto delle idee, ricolmo delle carcasse dei peggiori difetti della sinistra cenozoica. Un rottamaio nel mezzo del Sahara. Peccato, Gianluca, perché leggendo il tuo blog (leggo tutti i blog che parlano di America Latina) avevo avuto l’impressione che tu ti muovessi al di sopra di queste miserie. Non troppo al di sopra, ma al di sopra. Ti lascio ai tuoi dialoghi platonici con aspirina, sperando che arriviate presto a definire il prezzo della mia infamia (quello che guadagno facendo il velinaro). Mi raccomando, siate generosi. Perché,come si dice, con questi quarti di luna, il piatto piange.

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    Gianluca Bifolchi ha detto:

    /Peccato, Gianluca, perché leggendo il tuo blog (leggo tutti i blog che parlano di America Latina) avevo avuto l’impressione che tu ti muovessi al di sopra di queste miserie./

    E come avevi mai potuto concepire questa idea dopo un precedente lungo scambio su Cuba? Mi sembra che ero stato assai chiaro nel sottolineare la totale tua convergenza nel giudizio sulla “dissidenza” cubana con i menabò della SINA (che non è la CIA ma poco ci manca).
    Comunque non prenderla troppo sul personale, visto che quello che ho detto di te qui su corrisponde a quello che penso del 98% dei giornalisti italiani che si occupano di esteri. Non sono agenti della CIA, sono solo volenterosi aiutanti.

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    Anonimo ha detto:

    Grazie Gianluca per avermi ricordato – presumo a riprova della tua irrecuperabilità — la tua recidività in materia di settarismo ebete. E grazie soprattutto per avermi ridato conferma dell’articolata profondità della tua visione del mondo e dell’informazione. Mi par di capire che quel che resta dei giornalisti italiani — il 2 per cento – va considerato, non un volonteroso collaboratore, ma a tutti gli effetti a libro paga della Cia. E mi auguro – per bisogno non per fede — che proprio in questo 2 per cento io venga da te catalogato. Non c’è che dire. Sei un raffinato pensatore. Ed un vero maestro di tolleranza. Mantieniti come sei. Congratulazioni e a presto.

  36. avatar
    mc ha detto:

    ho dimenticato la firma. Succede anche agli agenti piu’ esperti. Chiedo venia

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    V. ha detto:

    …MC
    te la sei proprio legata al dito…accidenti!!
    ti vogliamo bene lo stesso.

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    Aspirina ha detto:

    Chi vive raccontando palle lautamente stipendiato con il finanziamento pubblico farebbe bene a chiedere scusa a chi è costretto a pagare il suo stipendio invece di agitarsi tanto. Anche perchè un giorno potremmo chiedere la restituzione del maltolto.

  39. avatar
    Celia ha detto:

    Ammetto che avevo delle aspettative diverse rispetto a Ingrid.
    Evidentemente non è ancora molto lucida per pensare a ciò che successo e al suo (ex)-Paese e forse anche per dire quello che pensa.

    Ora le Farc sono l’unico grande capro espiatorio che rimane al governo Uribe.
    E questo secondo me è uno dei motivi per il quale dovrebbero abbandonare le armi e vedere che succede.

    Una cosa è certa una terza ri-elezione (quando ancora non si sono chiarite le responsabilità della seconda elezione con i voti comprati)di Uribe solo perchè il suo governo ha liberato Ingrid mi pare un pò esagerato.

    Voglio dire, a parte questo, cos’ha fatto di positivo questo governo?

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    ivancho Colombia ha detto:

    Its Amazing how you ask to ingrid “know better the situation before talk” the same thing ask you the millions of Colombians victims of the Narco Terrorist FARC to all of you
    European ” journalist”: know better Colombia, know that the acts ” revolutionaries” against the civil population by the guerrilla legitims to paramilitarians groups.
    The reality here is other. The narco comunist show to europe like victims, when they put milions of inocent death people.

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    Gianluca Bifolchi ha detto:

    # 41
    I think you better retype the all stuff in Spanish, assuming it is your mother tongue. Never mind your uribist vomit, you just didn’t write anything that makes sense.

  42. avatar
    Aspirina ha detto:

    Perchè non parli come mangi Ivancho?. O ti hanno lobotomizzato? Quello che dici fa propendere per tale ipotesi.

  43. avatar
    V. ha detto:

    …IN RISPOSTA A IVANCHO COLOMBIA

    orlichno ya budu, proveryt togda
    udahi v prozesse, ia pozvonu kak osvobozhus,
    ia doehala, vse, v poriadke
    ne pomnu uzhe ia u nee 1raz tolko bila.
    DAZVIDANIA

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    Annalisa ha detto:

    A Ivancho le digo en español, que imagino entienda muy bien, pero no se porque escribe en ingles, que lo que yo escribo sobre la Betancourt desde Italia son las mismas cosas que dicen otras personas desde America Latina incluido personas desde la misma Colombia. Por ejemplo lo que reflexione yo sobre Calderon lo comunico el EPR (Ejercito Popular Revolucionario) hace unos dias en un comunicado y otras reflexiones semejantes las hizo hasta Luis Heladio Perez desde Miami. Saludos.

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    Mauricio ha detto:

    Al igual que ingid en este articulo, usted tambien no tiene ni idea de lo que pasa en nuestra colombia. Ud. como la propaganda mediatica que denuncia, solo muestra lo que quiere mostrar (numeros sin fuentes y estadisticas de baja calidad), ocultando la realidad y el motivo de existencia perverso que tiene la guerrilla en Colombia.

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    Anonimo ha detto:

    De acuerdo con Mauricio, la guerrilla colombiana no tiene ideales, luchan solo por sus propios intereses, trafican droga, secuestran, extorsionan.…como cualquier grupo de delincuencia comun por no decir mafia

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    Gianluca Bifolchi ha detto:

    Una pregunta por los amigos colombianos que saben todo de las FARC. Porque Ingrid Betancourt està bien y gordita y Guillermo Rivera està muerto?

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    Anonimo ha detto:

    ttp://www.polodemocratico.net/Ingrid-la-victima
    leggete questo articolo scritto dal partito Polo democratico Alternativo che rappresenta la legitima sinistra colombiana. Ogni tanto informatevi anche da fonti colombiane diverse!

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