Le forze di sicurezza egiziane trattengono partecipanti alla Gaza Freedom March a el-Arish e bloccano le commemorazioni al Cairo

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Oggetto: Le forze di sicurezza egiziane trattengono cittadini internazionali a el-Arish e bloccano le commemorazioni per Gaza al Cairo.
 
Quando: Nel pomeriggio di domenica 27 dicembre, le forze di sicurezza egiziane hanno trattenuto un gruppo di 30 internazionali nei loro hotel a el Arish, e un altro gruppo di 8 internazionali alla stazione dei pullman. Le forze di polizia hanno anche interrotto le commemorazioni del massacro “Piombo Fuso” presso il ponte Kasr al Nil.
 
Nel pomeriggio del 27 dicembre, le forze di sicurezza egiziane hanno trattenuto un gruppo di 30 attivisti nei loro hotel di el Arish mentre si stavano preparando a partire per Gaza, mettendoli agli arresti domiciliari. I delegati – tutti partecipanti della Gaza Freedom March, composta da 1.300 persone – erano cittadini spagnoli, francesi, inglesi, statunitensi e giapponesi. Le forze di sicurezza egiziane hanno poi finalmente ceduto, permettendo alla maggior parte dei manifestanti di lasciare gli alberghi, ma senza consentire loro di lasciare la città. Quando due giovani delegati – un francese e una donna giapponese – hanno tentato di lasciare el Arish, le autorità egiziane hanno fermato i loro taxi facendogli scaricare i bagagli.
 
Un altro gruppo composto da otto persone, di cui facevano parte statunitensi, inglesi, spagnoli, giapponesi e greci, sono stati trattenuti invece alla stazione dei pullman di el Arish nel pomeriggio del 27 dicembre. Alle 15.30 circa non erano ancora stati rilasciati.
 
Contemporaneamente, la polizia egiziana ha interrotto la commemorazione dell’invasione israeliana “Piombo Fuso” di Gaza organizzata dai partecipanti alla Gaza Freedom March presso il ponte di Kasr al Nil, uno dei principali collegamenti tra la Zamalek Island, al centro del fiume Nilo, e la città del Cairo. Come forma di dimostrazione nonviolenta in memoria degli oltre 1.300 palestinesi uccisi durante l’attacco israeliano di Gaza – iniziato un anno fa, il 27 dicembre del 2008 – i partecipanti della Gaza Freedom March hanno legato insieme centinaia di biglietti con pensieri, poesie, disegni, e i nomi delle vittime.
 
“Siamo amareggiati dal fatto che le autorità egiziane abbiano ostacolato la libertà di movimento dei partecipanti e abbiano interferito con la commemorazione pacifica delle vittime del massacro” ha detto Medea Benjamin di CODEPINK, una delle organizzatrici della Marcia.
 
Benjamin ha aggiunto che i partecipanti alla Gaza Freedom March stanno continuando a sollecitare il governo egiziano perché consenta loro di raggiungere Gaza. I manifestanti si sono recati presso la Lega Araba, chiedendo supporto, presso diverse ambasciate straniere e il Palazzo Presidenziale, per portare un appello rivolto al presidente Mubarak. Hanno inoltre rivolto un appello a tutti i loro sostenitori nel mondo perché contattassero le ambasciate egiziane sollecitandole a lasciare liberi i manifestanti, consentendo loro di arrivare a Gaza.
 
Manda la tua email all’Ambasciata Egiziana:


Copenhagen, 16 dicembre 2009

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Nigeria: il leader del Mend Henry Okah accetta l’amnistia del governo

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di Edo Dominici
 
Il leader del Movimento per l’emancipazione del delta del Niger (Mend), Henry Okah, sotto processo per traffico di armi e tradimento, ha accettato l’offerta di amnistia fatta dal governo, lo ha confermato oggi il suo avvocato, Femi Falana.
Falana ha detto oggi che non sa quando il leader dei ribelli sarà rilasciato e precisando che “questo dipende da ciò che il governo decide”, ma ha espresso fiducia nel fatto che “succederà molto presto”.
“Henry Okah ha accettato l’amnistia incondizionata offerta dal Presidente Yar’Adua,” ha dichiarato l’avvocato e difensore dei diritti umani alla AFP.
” Okah è preoccupato per il deterioramento del suo stato di salute in carcere e vuole essere al più presto liberato”.
Falana ha detto che il suo cliente “non ha ancora firmato alcun documento formale per la sua accettazione dell’offerta di amnistia ma sono in corso i colloqui tra i funzionari del governo e i suoi avvocati sui dettagli della sua liberazione”.
Un altro dei legali di Okah, Wilson Ajuwa, ha fatto lo stesso annuncio, senza chiarire se questo passo vincoli anche il Mend che nei giorni scorsi ha continuato ad attaccare gli impianti delle compagnie straniere nel delta del Niger. Il governo “gli ha offerto l’amnistia ieri e Okah l’ha accettata”, ha spiegato l’avvocato, aggiungendo che “stiamo per raggiungere l’accordo. Spero che tutto sia risolto la prossima settimana”.
Al momento non ci sono reazioni ufficiali alla notizia della possibile liberazione del loro leader da parte del Mend.
La liberazione di Henry Okah era la precondizione posta dal movimento per l’inizio di “qualsiasi” trattativa per portare la pace nella tormentata regione ricca di petrolio.
Molto probabilmente l’annuncio di oggi fermerà gli attacchi del Mend alle compagnie petrolifere e si attenderà la liberazione di Okah per “verificare” la reale volontà del governo di avviare una vera trattativa di pace nella regione sulle base delle richieste del movimento.
Potrebbe essere il primo piccolo passo vero la soluzione di un conflitto nato dalla “tragedia umana” della popolazione del delta del Niger colpevole di vivere nella regione più ricca di risorse del paese e privata di tutto quello che serve per vivere.
 

Barack Obama super eroe

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IMPERDIBILE!!!!!


Il Mend attacca impianto Agip. “Piper Alpha” continua

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di Edo Dominici su Porta Metronia
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Prosegue l’uragano “Piper Alpha”, la guerra dichiarata dal Mend agli impianti petroliferi del delta del Niger. Dopo i devastanti attacchi dei giorni scorsi agli impianti nel Delta State della Chevron, da ieri gli attacchi, come anticipato dal gruppo ribelle si sono estesi allo Stato di Bayelsa. Dopo l’attacco alla Shell questa notte i militanti hanno distrutto un importante oleodotto dell’Agip (Eni).
Attaccato un impianto Agip nella regione di Bayelsa, nel sud della Nigeria. La responsabilità dell’azione è stata rivendicata dal Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger. Un comunicato ha annunciato che ” l’oleodotto è stato distrutto ”.
Il Mend aveva esortato le numerose compagnie petrolifere straniere che operano nel delta del Niger a evacuare il loro personale dopo che il 7 giugno scorso, i ribelli avevano proclamato la ”guerra del petrolio”. Dopo l’evacuazione del personale deciso ed attuato dalla Chevron mercoledì 17 il gruppo aveva esortato le altre compagnie a seguirne l’esempio per evitare il rischio di vittime civili.
Al momento l’Eni non ha rilasciato dichiarazioni sull’accaduto.
Puntuale invece il comunicato di rivendicazione del Mend, pubblicato integralmente da Saharareporters:
“Un importante oleodotto che fornisce greggio per l’esportazione al terminale di Brass è stato fatto esplodere a Nembe Creek nello Stato di Bayelsa questa mattina Venerdì, 19 giugno 2009 verso le h.3.00 da combattenti pesantemente armati del Movimento per l’emancipazione del delta del Niger (Mend) .
Il gasdotto appartiene all’ Agip (ENI). I nostri combattenti hanno intercettato un’imbarcazione militare e tutti i sette soldati a bordo sono stati disarmati. Le armi a bordo sono state prese dai combattenti e l’imbarcazione è stata fata esplodere.
I soldati hanno chiesto di essere risparmiati e lo abbiamo fatto”
. Nel comunicato del Mend, firmato dal portavoce Jomo Gbomo, anche un appello alla popolazione per identificare i due fratelli uccisi barbaramente dall’esercito e ripresi da un video.
“Vogliamo approfittare di questa occasione per chiedere alla popolazione tra Bonny e Port Harcourt di guardare il video delle uccisioni extra giudiziarie da parte della JTF di Boma e di suo fratello su You Tube per rintracciare la famiglia e gli amici in modo che denuncino gli autori del reato che la JTF sta cercando di insabbiare”.
Più o meno un anno fa, le strutture di pompaggio dello stesso impianto Agip (Eni) furono danneggiate e tratti dell’oleodotto fatti esplodere. La comunità Ijaw spiegò che l’azione di forza era stata decisa per protestare contro le condizioni di vita della popolazione. Il Mend rivendica il diritto su una quota dei proventi delle compagnie petrolifere da ridistribuire tra gli abitanti più poveri della regione.
Vedi anche:
Il Mend attacca l’oleodotto dell’Eni
di Enzo Mangini su Carta.
Interessante notare che la Reuters definisce il Mend un “gruppo politico”.

ENI premiata per Responsabilità Sociale: una farsa all’italiana

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Redazione  A Sud
L’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, è stato insignito pochi giorni fa del premio Corporate Social Responsibility Award 2009, assegnato dalla FPA — Foreign Policy Association alle aziende e alle personalità distintesi nella responsabilità sociale di impresa e nel contributo allo sviluppo sostenibile delle aree in cui operano.
Nel ricevere notizia del premio — che verrà consegnato durante una cerimonia di premiazione a New York — l’amministratore delegato ha sottolineato la soddisfazione dell’impresa italiana, ribadendo che “esso testimonia il forte impegno dell’ENI per la responsabilità sociale, che è parte integrante della storia dell’impresa, sin dai tempi di Mattei”.

Probabilmente la FPA – che dal 1918 si occupa prevalentemente di studiare e divulgare informazioni sulla politica estera degli Stati Uniti e su questioni di interesse globale — ha dimenticato, prima di decidere di assegnare il premio all’impresa petrolifera nostrana, di monitorarne l’operato nei circa 70 paesi in cui è presente, dove forti sono i dubbi sulla sostenibilità ambientale e sociale delle attività estrattive.

In Nigeria ad esempio, in particolare sul delta del fiume Niger, l’impatto delle perforazioni petrolifere — cui da principio partecipa l’ENI — ha causato contaminazione del terreno e dei corsi d’acqua, distruzione dell’ecosistema di mangrovie, sfollamento e persecuzione di milioni di abitanti che traevano dalle fertili terre del delta la loro sussistenza, oltre che numerosi massacri operati dalle forze armate per difendere gli interessi delle imprese dall’opposizione delle comunità danneggiate.

Gli enormi proventi dell’estrazione e commercializzazione degli idrocarburi estratti sul delta, hanno rimpinguato le casse delle grandi multinazionali del petrolio, tra cui l’ENI, e dei ricchi e corrotti funzionari nigeriani, ma nessun meccanismo di redistribuzione reale della ricchezza prodotta è stato adottato per beneficiare la popolazione gravemente danneggiata dalle attività estrattive.

Oltre a ciò l’ENI – così come gran parte delle multinazionali presenti nella regione – utilizza in Nigeria e in altri paesi pratiche vietate in Europa: tra esse il Gas Flaring, che consiste nel bruciare a bordo-pozzo il gas di scarto. Tale pratica, altamente inquinante, ha reso la Nigeria il primo paese al mondo per inquinamento da CO2 causato da Gas Flaring.

Nei mesi scorsi l’esercito ha dato il via ad una offensiva feroce in alcuni stati dell’area del Delta, con la scusa di fermare le azioni dimostrative del Mend, Movimento di Emancipazione del Delta del Niger, levatosi in armi per chiedere una equa distribuzione dei proventi del petrolio e una giusta compensazione per la devastazione della regione. Il bilancio delle vittime è incerto, mentre certo è che sono stati uccisi in maniera indiscriminata centinaia di civili.

Pochi giorni fa è stato diffuso un video-shock che mostra senza possibilità di equivoci le barbarie commesse dalle forze armate nigeriane, che non esitano a massacrare civili innocenti.

 
La nostrana Eni continua a fare affari lucrosi con quel governo, colpevole di un genocidio perpetrato da ormai mezzo secolo. Sono forse tenuti in conto il concorso in violazioni di diritti umani, sfollamento massivo, contaminazione insanabile di una intera regione nelle credenziali per l’assegnazione del premio per la responsabilità sociale d’impresa?

La Nigeria costituisce forse l’esempio più eclatante di violazione dei diritti umani, civili, politici, economici e sociali; di impatti ambientali disastrosi causati da imprese petrolifere come l’ENI che restano nel tempo ferite aperte nella società nigeriana. Molti altri casi di violazioni similari sono tuttavia rintracciabili (grazie sopratutto alle denunce di organizzazioni internazionali e all’opposizione delle comunità coivnolte) in altre regioni del globo: medio oriente, america latina, europa e in molti altri paesi dell’africa sub sahariana.
 
Redazione A Sud 
 
A Sud porta avanti una campagna sull’ENI: Eni’s Watch. Visita la pagina
 
Qui di seguito il codice etico dell’ENI:
Eni si impegna a contribuire allo sviluppo e al benessere delle comunità in cui opera perseguendo l’obiettivo di garantire la sicurezza e la salute dei dipendenti, dei collaboratori esterni, dei clienti e delle comunità interessate dalle attività stesse e di ridurre l’impatto ambientale.
 

La Nigeria e il MEND a Radio Onda Rossa

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Si tengono  su Radio Onda Rossa una serie di puntate che avranno per tema la Nigeria e la lotta del MEND (il movimento per la liberazione del Delta del Niger) rispetto alle multinazionali del petrolio.

Per aggiornamenti costanti si possono visitare i siti Porta Metronia e A Sud. Qui di seguito saranno disponibili  invece i link ai file audio delle trasmissioni.

Audio trasmissione del 10 Giugno 2009

Audio trasmissione del 17 Giugno 2009 con l’intervento di Enzo Mangini di Carta




Soldati nigeriani uccidono due civili. Il Mend chiede un’inchiesta internazionale

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Ricordo che domani mattina su Radio Onda Rossa la seconda puntata della serie di trasmissioni sulla Nigeria e il Mend. Alle 11.
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di Edo Dominici (A Sud) per Porta Metronia
Un video di soldati nigeriani che uccidono due fratelli disarmati nel delta del Niger. Il Mend condanna le esecuzioni definendole “crimini di guerra” e richiede un’inchiesta internazionale.
Proseguono gli attacchi del gruppo ribelle agli impianti petroliferi.
Lunedì la Chevron aveva confermato danni all’oleodotto Makaraba-Utonana-Abiteye e un incendio all’impianto Makaraba Jacket 5 nello Stato del Delta. Ieri i militanti hanno colpito la stazione di Abiteye sempre gestita dalla Chevron, “provocando un altro problema ai sistemi sfociato in un vasto incendio che sta consumando l’intero impianto”, dice un comunicato del Mend. Non è stata possibile per il momento una verifica indipendente in assenza di comunicati della compagnia.
 
Un filmato pubblicato da diversi siti internet di giornali Nigeriani, in cui soldati della JTF uccidono sommariamente due fratelli, sta mettendo fortemente in imbarazzo il governo nigeriano. Il portavoce della JTF Abubakar ha parlato di “trovata propagandistica del Mend” e di “montatura”. Diverso l’atteggiamento del Ministro degli Esteri Ojo Maduekwe che oggi a Washington per manifestazione internazionale ha dichiarato che il “governo nigeriano sta indagando sulle esecuzioni sommarie ed extragiudiziali nel Delta del Niger”. “”Noi non tolleriamo violazioni dei diritti umani. Noi indagheremo su questo video e se sono stati commessi dei crimini i responsabili saranno puniti “.
Nel video pubblicato su Youtube – secondo quanto riferisce TheTimesofNigeria.com — si vede un uomo giovane disteso sul pontile vicino una vedetta della marina e accanto al corpo senza vita di suo fratello. L’uomo invoca per la sua vita, mentre circa 20 soldati nigeriani sono intorno a lui e gli fanno domande.
 
Uno dei soldati chiede in inglese “guardare la fotocamera?” Un altro soldato chiede: “Chi siete?” Poi si vede che il ragazzo impaurito sta toccando il corpo senza vita di suo fratello con la mano destra.
Il soldato nigeriano ripete l’ordine “Chi sei?”
L’uomo risponde “Boma”
“Da dove vieni ?” Chiede il soldato
“Bonny” risponde l’uomo. Poi il soldato gli spara alla testa e l’uomo muore all’istante.
 
Nella sua reazione, il Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger (Mend) chiede che alla Corte internazionale di giustizia, ad Amnesty International e a Human Rights Watch, di condurre una inchiesta giudiziaria su questo “crimine di guerra”.
 
In una petizione inviata alle organizzazioni, all’ex presidente americano Jimmy Carter, al Senatore americano Russ Feingold, il Mend , ha dichiarato:
 
“Avete visto il nastro di un omicidio extra giudiziario di due fratelli, di recente, nel delta del Niger. Questa pratica è coperta con l’impunità e viene negata dal governo e dall’esercito nigeriano.
 
“Non passa giorno senza che un incidente come quello che avete visto nel video. Le distruzione di proprietà e il bombardamento indiscriminato di civili da parte delle folli formazioni militare può essere lasciato alla vostra immaginazione.
 
“E in mezzo a queste brutalità che le major del petrolio svolgono le loro attività. Questa è la vera definizione “sangue del petrolio”, che il mondo deve condannare.
 
“Ci appelliamo alle Nazioni Unite e alla comunità internazionale per indagare su questo crimine di guerra e per consegnare i responsabili alla giustizia.
 
“Noi vogliamo una commissione internazionale guidata dalle Nazioni Unite per condurre un’indagine sui crimini di guerra contro il nostro popolo da parte dello Stato nigeriano”. La dichiarazione è stata firmata da Jomo Gbomo.
 
 

La Shell sotto processo per la morte di Ken Saro Wiwa

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Ken Saro WiwaL’ esecuzione di Ken Saro Wiwa, poeta e attivista per la difesa dei  diritti umani, e di altri otto militanti del Movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni (Mosop), da lui fondato nel 1990,  avvenuta per mano di un gruppo di paramilitari il 10 novembre 1995, fu decisa dal regime dittatoriale nigeriano di Sani Abacha   per reprimere la battaglia che il leader ambientalista da tempo stava portando avanti contro lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio e in difesa del popolo Ogoni.
Da Ogoniland, il territorio del Delta del Niger dove questi vivono e dove sorgevano gli impianti della multinazionale anglo-olandese Shell, in 30 anni sono stati estratti 30 miliardi di dollari di petrolio, senza che gli abitanti di quella zona  ne traessero alcun beneficio. Anzi,quella zona  ha subito nel tempo una devastazione ambientale spaventosa e permanente, restandone definitivamente compromessa, tanto che il Delta del Niger è una delle aree più inquinate del mondo.
La Shell inoltre, per difendere le proprie attività estrattive e il proprio  personale presente nella zona, negli anni scorsi ha finanziato ed armato gruppi di paramilitari,  nonché la stessa polizia nigeriana, come hanno ammesso anche alcuni suoi funzionari.
Il governo nigeriano, finanziato economicamente e militarmente  dalla multinazionale del petrolio ha commesso contro il popolo Ogoni numerose e documentate violazioni dei diritti umani: dalle detenzioni arbitrarie,  alle torture, agli omicidi e ai sequestri, come accadde nel caso di Ken Saro Wiwa e dei suoi compagni, barbaramente torturati e infine impiccati dopo un sommario processo in cui senza nessuna prova furono accusati dell’omicidio di 4 Ogoni.
Proprio in questi giorni,  ben quattordici anni dopo, si apre  a New York il processo contro la Royal Dutch Shell, accusata di complicità con l’allora regime dittatoriale nell’uccisione di Ken Saro Wiwa. Se si confermassero le accuse sarebbe questo uno dei primi casi di condanna per violazione dei diritti umani di una multinazionale.
Si sono dichiarati parte civile il figlio di Ken Saro Wiwa, Ken Wiwa jr, e il fratello Owens Wiwa, che ha denunciato  a sua volta la multinazionale per aver subito lui stesso torture, detenzione illegale e infine per essere stato costretto all’esilio.
La  Shell ha sempre respinto tutte le accuse, tuttavia dalla morte di Ken Saro Wiwa non è più riuscita ad operare in Nigeria per le fortissime proteste della popolazione.
Oggi la resistenza nella zona del Delta del Niger continua, sebbene in forma diversa:  il MEND (Movimento per l’Emancipazione del  Delta del Niger) porta avanti, pur se con altri metodi, sicuramente diversi dalla  disobbedienza civile dei militanti non-violenti del MOSOP, la legittima battaglia per la liberazione del  Delta del Niger, una delle regioni più ricche della Terra e abitata da uno dei popoli più poveri del pianeta.

Il video che la Shell non vorrebbe mai farti vedere …

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www.shallguilty.com

http://wiwavshell.org

 


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