L’ isteria  statunitense per la visita di Ahmadinejad in America latina è di matrice sionista?

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Fareed Zakaria, prestigioso  giornalista,  redattore di Newsweek International , nel 2008 scriveva  che gli Stati Uniti  sono una “nazione consumata dall’ansia, dalla paura dei terroristi, degli Stati canaglia, dei musulmani, dei messicani, dalle  imprese straniere, del libero scambio, degli immigranti, delle organizzazioni internazionali”.

Le molte preoccupazioni (e altrettanti isterismi)  che sta scatenando la  visita  del presidente iraniano Ahmadinejad di questi giorni in America latina (Venezuela, Cuba, Ecuador e Nicaragua) per la stipula di nuovi  accordi economici e commerciali e per il  consolidamento di nuove relazioni bilaterali,  fanno  pensare che sia tremendamente vero quello che scrive il giornalista indiano.

Tuttavia, analizzando le reazioni, le mosse e le contromosse che gli Stati Uniti  stanno mettendo in atto come  reazione alla visita del presidente iraniano in zona ALBA,  quello che invece  risalta maggiormente è   che  la matrice di tale isteria  si origina nei settori dell’estrema destra venezuelana e cubana che  agiscono in sinergia o su mandato di elementi della potente lobby sionista statunitense. (continua…)


Posizione dei paesi ALBA sulla conferenza del clima di DURBAN

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Ghiacciaio Chacaltaya

 

I ministri degli esteri e dell’ambiente dei paesi appartenenti all’ Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) in riunione questa settimana a Santa Cruz in  Bolivia, hanno informato della decisione di prendere accordi con gli altri paesi in via di sviluppo allo  scopo di presentare una “forte posizione comune” nel vertice delle Nazioni Unite sul Cambio Climatico che si terrà a Durban in Sud Africa nel prossimo dicembre. Quello di Durban è il terzo vertice mondiale sul clima dopo quello del 2009 di Copenaghen e di Cancún del 2011 , che si sono conclusi mettendo a nudo la mancanza di volontà da parte dei governi dei paesi più industrializzati (Cina e Stati Uniti soprattutto) di risolvere e mettere un freno a un disastro per la maggior parte proprio da questi causato.  (continua…)


Liberazione?

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Berlusconi si dimette e viene da pensare alla Liberazione. E’ inevitabile. Anche se sarebbe stato decisamente più esaltante  che a cacciarlo fossero state le pedate degli italiani e non il potere della finanza mondiale. Accontentiamoci per ora.

Tuttavia so che l’Italia cadra’ nelle mani di altri fascismi, forse più globalizzati,  e sudore e sangue saranno versati ancora e sempre dal popolo.

E purtroppo i giovani ne pagheranno lo scotto più alto.

Non so se siamo pronti per una rivoluzione culturale che e’  quella che ci potrà salvare ma sicuramente la parte migliore di questo paese e’ quella che come sempre, sta fuori dal teatrino squallido della politica. Io la vedo tra i tanti collettivi che animano i quartieri e le università, tra le associazioni di volontariato, tra i movimenti sociali e le radio alternative, tra i militanti,  singoli o associati che lottano e sognano un paese migliore, contro gli squali del potere; tra gli internazionalisti che sognano un mondo migliore, contro gli squali delle multinazionali.

La vedo nel Club dei Disadattati. Se la realta’ e’ questa, felici di esserlo. Iscrizioni aperte.

 


La globalización de la protesta

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La globalización de la protesta

Escrito por Joseph E. Stiglitz, Economía

Lunes, 07 de Noviembre de 2011 21:07

 

El 99 % de los norteamericanos rechaza dictadura financieraEl 99 % de los norteamericanos rechaza dictadura financiera

El movimiento de protesta que nació en enero en Túnez, para luego extenderse a Egipto y de allí a España, ya es global: la marea de protestas llegó a Wall Street y a diversas ciudades de Estados Unidos. La globalización y la tecnología moderna ahora permiten a los movimientos sociales trascender las fronteras tan velozmente como las ideas. Y la protesta social halló en todas partes terreno fértil: hay una sensación de que el “sistema” fracasó, sumada a la convicción de que, incluso en una democracia, el proceso electoral no resuelve las cosas, o por lo menos, no las resuelve si no hay de por medio una fuerte presión en las calles. En mayo visité el escenario de las protestas tunecinas; en julio, hablé con los indignados españoles; de allí partí para reunirme con los jóvenes revolucionarios egipcios en la plaza de Tahrir de El Cairo; y hace unas pocas semanas, conversé en Nueva York con los manifestantes del movimiento Ocupar Wall Street (OWS). Hay una misma idea que se repite en todos los casos, y que el movimiento OWS expresa en una frase muy sencilla: “Somos el 99%”.Un multimillonario como Warren Buffett paga menos impuestos que su secretaria

Tenemos un sistema donde a los banqueros se los rescató, y a sus víctimas se les abandonó

Este eslogan remite al título de un artículo que publiqué hace poco. El artículo se titula Del 1%, por el 1% y para el 1%, y en él describo el enorme aumento de la desigualdad en Estados Unidos: el 1% de la población controla más del 40% de la riqueza y recibe más del 20% de los ingresos. Y los miembros de este selecto estrato no siempre reciben estas generosas gratificaciones porque hayan contribuido más a la sociedad (esta justificación de la desigualdad quedó totalmente vaciada de sentido a la vista de las bonificaciones y de los rescates); sino que, a menudo, las reciben porque, hablando mal y pronto, son exitosos (y en ocasiones corruptos) buscadores de rentas. (continua…)


La morte di Gheddafi e gli studenti italiani

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Pubblico volentieri la lettera di Alessandro Marescotti, redattore di PeaceLink,  a Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace. Alessandro e’ anche docente di Lettere di un Istituto Tecnico Industriale di Taranto. Vorrei che le scuole italiane fossero piene di insegnanti come lui.  Grazie Alessandro, la tua lettera mi ha commossa profondamente. Vorrei che i miei figli un giorno incontrassero maestri e docenti come te, di quelli che lasciano il segno. Io ho avuto questa fortuna, in Italia ma anche in un paesino sperduto della Colombia, dove ho capito perché in quel paese  fare il maestro può anche essere un mestiere pericoloso.(AM)

 

Lettera aperta a Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace

Oggi i miei studenti hanno detto cose terribili

L’epilogo vergognoso di questa vergognosa guerra richiede a mio parere una netta condanna della Tavola della Pace. A che e’ servito marciare da Perugia ad Assisi per ricordare Capitini se poi i ragazzi vedono torturare Gheddafi senza alcuna immediata presa di distanza di Napolitano e della stessa Tavola della Pace? Lo tsunami della “guerra giusta” oggi ha annichilito decenni di impegno di educazione alla pace e non possiamo continuare a fare finta di nulla.
25 ottobre 2011 - Alessandro Marescotti

Caro Flavio,
condivido in rete queste poche parole, spero sensate. Comunque scritte con il cuore e con sincerita’.

L’epilogo vergognoso di questa vergognosa guerra richiede a mio parere una netta presa di distanza da parte della Tavola della Pace.Marcia Perugia Assisi 2011

Come sai sono un docente e ti scrivo dalla mia aula scolastica, fortemente colpito dalle reazioni dei miei studenti di fronte alla fine di Gheddafi. (continua…)

¿Cual salida de la crisis? – La “crisis” desde otro punto de vista.

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¿Cual salida de la crisis? – La “crisis” desde otro punto de vista.

por  Salvatore Ricciardi*

Octubre  2011

 

Empezamos por las consignas,  si corresponde a verdad que las consignas en sus síntesis representan los sentimientos, la conciencia y el trayecto político de un movimiento.

“No hemos provocado nosotros la crisis”… “No queremos pagar  nosotros la crisis”…

Mientras la segunda consigna tiene sentido y expresa una voluntad de lucha, la primera está completamente equivocada.

“No hemos provocado nosotros la crisis”:

*tiene un significado “defensivo”, lamentoso y hasta justicialista,  utilizando la lógica del código penal (no fui yo, no tengo la culpa, no quiero pagar por algo que no he hecho…).

*sobretodo es una consigna completamente ¡falsa y equivocada! La actual  crisis del capitalismo  es sin duda originada por el  efecto de contradicciones internas al mismo modelo de acumulación capitalista puesto en dificultades  por la ofensiva de la clase obrera en las décadas de los Sesenta y Setenta. ¡Entonces seguramente esta crisis la hemos provocada nosotros!  ¡Y somos orgullosos de esto!

Si por  “nosotros” entendemos la  clase obrera, el  proletariado (pero también  la pequeña y pequeñísima  burguesía que podemos definir como “proletarizada”,  o sea  los pequeños comerciantes y artesanos, las pequeñas cooperativas, etc. etc).   (continua…)


Quale uscita dalla crisi? La “crisi” da un altro punto di vista.

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QUALE  USCITA  DALLA “CRISI”?

 

di Salvatore Ricciardi* - ottobre 2011

 

Partiamo dagli slogan. Se è vero che gli slogan nella loro sintesi rappresentano il sentore, la consapevolezza e il percorso politico di un movimento.

 

   “la crisi non l’abbiamo provocata noi”… “la crisi non la paghiamo”… 

 

Mentre la seconda affermazione ha un senso ed esprime una volontà di lotta, la prima è profondamente sbagliata.

 

“La crisi non l’abbiamo provocata noi”:

 

*ha un significato “difensivo”, “lamentoso” ed anche “giustizialista”, quasi a voler utilizzare la logica del codice penale (non l’ho commesso io, non ho colpa, non vado punito per qualcosa che non ho fatto…)

 

*ma soprattutto è un’affermazione non vera! Questa crisi capitalistica è si il portato di contraddizioni interne al modello di accumulazione capitalistica messo però in crisi da un’offensiva della classe operaia nei decenni Sessanta e Settanta. Quindi l’abbiamo provocata noi! E ne siamo orgogliosi!!!

 

Se per noi intendiamo la classe operaia, il proletariato (ma anche la “piccolissima borghesia” che possiamo definire “proletarizzata”, per intenderci: il piccolo commercio e artigianato, le piccole cooperative, le partite Iva, ecc…).

 

Acuire la crisi” è un “compito storico” della classe lavoratrice, è il suo “dovere” fondamentale. La crisi capitalistica non è necessariamente un problema, può essere parte della soluzione, dal versante proletario. Può essere l’inizio della soluzione dei problemi dello sfruttamento e dell’oppressione; se però la classe lavoratrice inasprisce la crisi e non aiuta certo a risolverla; altrimenti diventa “collaborazionista” con il capitale.

 

La classe lavoratrice deve impedire che si “superi” la crisi, che si “esca” dalla crisi con una “ripresa economica” (che vuol dire “ripresa dei profitti del capitale”, instaurazione di un nuovo modello di sfruttamento che sottometterà e disciplinerà per un altro lungo ciclo la classe lavoratrice).  La classe deve impedire che si stabilizzi il meccanismo di accumulazione imposto dal capitale in ogni sua fase di sviluppo.

(continua…)


Non sono d’accordo con chi condanna le violenze

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posto qui di seguito il secondo articolo che considero valga la pena di leggere rispetto al 15 ottobre.

Consiglio inoltre questo di Gennaro Carotenuto, da Giornalismo Partecipativo :

Caccia all’uomo: cambia l’ Italia, denuncia un Black bloc!

 

Rivolta morale in Italia! Finalmente i cittadini compatti denunciano il crimine. I mafiosi? No! Gli evasori che tutti conoscono? Nooo! I politici corrotti? Nooooo! Sbatti il mostro in prima pagina, denuncia un black bloc! (continua sul sito)

e con questi la mia rassegna stampa sul 15 ottobre finisce qui… il resto e’ aria fritta

Non sono d’accordo con chi condanna le violenze

di Francesco Piccinini — AgoraVOX  Italia 

“E’ meglio essere violenti, se c’è violenza nei nostri cuori, che vestire i panni della non violenza per nascondere l’impotenza. C’è speranza perché il violento diventi non-violento. Non c’è speranza per colui che è impotente”.

Mahatma Gandhi

 

Se per trent’anni si è spinta la società dei consumi oltre il limite stesso del denaro, il “conflitto” è il meno che possa accadere.

Ho letto centiaia di articoli, analisi e opinioni sugli scontri di Roma. In tutti si stigmatizza la violenza senza se e senza ma. Fiumi di parole per criticare chi ha distrutto vetrine e auto, critiche perché “avevano l’iPhone”, perché sono “fuori dalla democrazia” o perché sono dei “poveracci”. Alla fine di questa lava di parole mi resta un solo sentimento: la tristezza. Anni di informazione da stadio hanno trasformato questo mondo in un’arena in cui il migliore è colui sa puntare il dito verso il fango piuttosto che investigarlo. Il migliore è colui che si “eleva” sopra questo “fango” per dirci cosa è giusto e cosa è sbagliato. Il migliore è colui che decide chi può indignarsi e chi no. Il migliore è colui che celebra per giorni la morte di Jobs e poi critica il manifestante sfasciavetrina che compra l’iPhone.  (continua…)


Io Amo i Black Bloc

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Il miglior articolo letto sul 15 ottobre. Lucido, sentito, sofferto, onesto, sincero… Di Riccardo M. Cefalà. Qui il suo blog. Non ti conoscevo ma non posso che ringraziarti. (AM)

scontri Roma 15 ottobre

Ad un certo punto ho deciso che mi dovevo dare una mossa e scrivere ‘ste quattro cose. E dire un sacco di parolacce. Semplicemente perché posso e perché nessuno pare farlo. Perché è frustrante guardare le cose da lontano ed anche perché credo di avere qualcosa di diverso per la testa a parte la voyeuristica e diffusa indignazione del giorno dopo.

Il 15 Ottobre ho partecipato anche io alla manifestazione degli Indignados. Solo che sono da qualche mese ad Amsterdam. Ed ecco cosa ho visto: c’erano dei cartelli molto indignati. Applausi indignati, dread lock indignati, padri e madri molto perbene, molto alti, molto biondi e molto indignati. Alcuni spingevano passeggini, altri avevano bimbi sulle spalle con altri cartelli indignati. Perfino jam session indignate di una inaspettata qualità. I più indignati di tutti erano quelli di free hugs , probabilmente. Tutti molto indignati. (continua…)


Libia: nuove menzogne dei media mainstream

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TRIPOLI, ABU SLIM, 25 settembre: UN BUCO CON ALCUNE OSSA ANIMALI DIVENTA FOSSA COMUNE CON OLTRE 1.200 CORPI (o forse 1.700).  IL CNT ALLA FINE DEVE AMMETTERE “OSSA TROPPO GRANDI  PER ESSERE UMANE. FORSE E’ QUALCOS’ALTRO”. MA MOLTI MEDIA NON SE NE ACCORGONO

Avevano già funzionato benissimo a febbraio le false fosse comuni sul mare di Tripoli: un video e delle foto, il sito americano One day on Earth (http://www.onedayonearth.org/profiles/blogs/mass-burial-tripoli-libya-feb) aveva spacciato per tali il rifacimento di un cimitero avvenuto nell’agosto scorso. Il mondo credette, e anche se in pochi giorni il trucco fu svelato, chi se n’è accorto? Nell’immaginario rimanevano a pesare le “fosse scavate in fretta dai miliziani di Gheddafi” per nascondere parte dei “diecimila morti e 50mila feriti fra i manifestanti”, cifre sparate da un twitter della saudita Al Arabiya il 22 febbraio, fonte un sedicente membro libico del Tribunale penale internazionale, il quale ultimo lo sconfessava il giorno dopo, ma sempre invano.

Come ha insegnato la propaganda nazista, dire menzogne enormi e ripeterle come un disco rotto paga; le smentite non saranno udite. (continua…)


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