Dossier Curuguaty (Paraguay) a cura di Francesco Cecchini

0 commenti

c

Di quanto accaduto a Curuguaty (Paraguay) nel 2012 e cioè il massacro nel quale persero la vita 11 contadini e sei poliziotti nel corso di uno scontro armato che provoco  l’impeachment con cui il presidente del paese, l’ex vescovo Fernando Lugo fu destituito. 

Massacro di Curuguaty (Paraguay), ucciso testimone scomodo

Pubblico adesso qui di seguito un appello che sta circolando sulla situazione dei contadini ingiustamente detenuti per tale vicenda prodotto da Francesco Cecchini , scrittore e giornalista  che si sta interessando attivamente al caso e che conosce bene il paese.

Francesco, che ringrazio per avermi inviato il materiale e con il quale mi scuso pubblicamente per non aver avuto il tempo materiale per rispondergli ma anche per pubblicare il tutto, ha scritto anche un articolo che appare di seguito all’appello.

b

PER LA LIBERTÀ’ DEI CINQUE PRIGIONIERI POLITICI ACCUSATI SENZA PROVE PER IL MASSACRO DI CURUGUATY, PARAGUAY, IN SCIOPERO DELLA FAME DA OLTRE 50 GIORNI.

di Francesco Cecchini

L’ avvenimento risale al 15 giugno 2012, un battaglione della polizia fu inviato a Curuguaty con l’ordine di sgomberare un gruppo di contadini che occupavano la tenuta agricola Marina Cué chiedendo che fosse destinata alla riforma agraria, poiché al centro di un annoso conflitto tra lo Stato e la famiglia dell’imprenditore e senatore ‘colorado’ (conservatori, oggi di nuovo al governo, ndr) Blas N. Riquelme. Ne seguirono scontri con un bilancio di 17 morti – sei agenti e 11 contadini “senza terra” – sulla cui dinamica non è mai stata fatta finora chiarezza, avvenimento usato una settimana dopo per rimuovere l’allora presidente Fernando Lugo, l’ex vescovo di San Pedro giunto al governo con un’alleanza di centrosinistra, fatto eclatante e importante in un Paese come il Paraguay, da sempre soffocato da governi ultra reazionari e interminabili dittature, quella di Strossner durò dal 15 agosto 1954 al 3 febbraio 1989. La destituzione di Lugo fu condannata dall’Unione delle altre nazioni sudamericane, che condannò il Paraguay, per la rottura dello Stato di diritto. Gli unici accusati per la strage sono i campesinos’: undici di loro, da due anni in prigione preventiva, si dovranno presentare sul banco degli imputati il 26 giugno.

Il tribunale ieri, 9 marzo, ha deciso di non concedere ai contadini ormai in punto di morte ma fermi nella loro coraggiosa decisione gli arresti domiciliari, come richiesto da diverse organizzazioni della società civile paraguaiana e internazionale, anche in considerazione che si trovano incarcerati da 1 anno e 9 mesi senza che ci sia stato ancora un processo che ne abbia determinato o meno la colpevolezza, quindi, in stato di detenzione preventiva. Con questo chiediamo che si prendano le misure adeguate per evitare di avere altre vittime. Vogliamo rimanere vicini ai contadini e accompagnarli nella loro richiesta di avere giustizia. Felipe, Néstor, Adalberto, Rubén e Arnaldo non hanno ucciso nessuno, così risulta da molte indagini. È stato un gruppo di banditi che ha organizzato un massacro di poliziotti e contadini. È dimostrato che è stato fatto per annichilire un governo che cominciava a servire i poveri. La storia ed il popolo paraguaiano giudicheranno.

 

Lettera da Barcellona di Fabricio Arnelia, militante per la libertà dei  prigionieri politici per aver lottato, della Gioventù Comunista Paraguaiana e del Fronte Guasu. Un esempio di solidarietà di paraguaiani emigrati o esiliati in Europa.

Cari Felipe, Néstor, Adalberto, Rubén e Arnaldo, compagni detenuti per il massacro di Curuguaty, in sciopero della fame (NdR:gli arresti domiciliari sono stati finalmente concessi il 12 aprile 2014) .

Riguardo alla vostra lettera in cui avete attribuito la responsabilità di quello che vi potrebbe accadere allo Stato paraguaiano e alla famiglia Riquelme, ed essendo trascorsi già 50 giorni dall’inizio del vostro sciopero della fame, noi paraguaiani che viviamo a Barcellona, del collettivo “Paraguay Resiste” ci dichiariamo completamente d’accordo con voi nel responsabilizzare sia lo stato che la famiglia che menzionate di eventuali esiti tragici. Nello stesso tempo vi inviamo la più calda, fraterna e sentita solidarietà.

Dal poco che è possibile fare, da una città del “primo mondo”, davanti al vostro esempio e a voi che rischiate la vita perché vi sia giustizia in Paraguay, riteniamo doveroso e necessario esprimervi che la forma in cui state resistendo, davanti alla totale indifferenza di coloro che continuano a vendere e distruggere il nostro paese, costituisce uno degli atti più commoventi per chiunque capisca seppur minimamente che non si fa patria in Paraguay senza che erra senza che la terra sia per tutti.

All’interno della tanta resistenza della classe contadina voi siete, da oltre 50 giorni, la più viva dimostrazione che è incominciata una battaglia, senza ritorno, per la vita. Una battaglia del popolo paraguaiano che, in nome della vita, ha deciso di affrontare la morte. Speriamo che molta più gente si renda al più presto conto di ciò che voi significate.

Forse più di una volta avete pensato se valga la pena di fare quest’immenso Sacrificio; o forse no, forse la paura per voi già non esiste più.Questo lo sapete solo voi. Quello che sì noi sappiamo è che, con assoluto rispetto nei confronti della vostra decisione, in mezzo a tanta morte già seminata da questo modello di Paese che ci hanno imposto, in mezzo a tanta infamia, voi avete deciso di portare sulle vostre spalle il destino di tutto un paese.

Tutti gli atti più grandi del nostro popolo, dalla resistenza dei popoli indigeni che va avanti da cinque secoli, alla difesa durante la Guerra della Triple Alianza de la Patria creata dal Dr. Francia e da López, alla lotta contro la dittatura “entreguista” di Stroessner, al marzo paraguayo, tutto quello che pare addormentato nella memoria resuscita per dimostrarci che noi non ci venderemo mai, resuscita oggi in cinque nomi: Felipe, Néstor, Adalberto, Rubén e Arnaldo. Anche se il vostro sacrificio non terminasse in tragedia, cosa che desideriamo tutti noi che vi amiamo, i vostri nomi sono già incisi nella storia libera dall’ignominia che scriverà il nostro popolo.

Compagni, la lotta che si sta portando avanti contro lo snaturamento del lavoro e del ruolo del contadino, la lotta per la terra, per la sovranità alimentare, la lotta per la difesa delle risorse naturali, per l’autonomia, non è solo una lotta paraguaiana, è una lotta di tutto il mondo, e interessa sempre più persone di altri luoghi, come quello in cui ora noi risediamo.

Per questo pensiamo che la classe contadina di un piccolo Paese sconosciuto, rappresentata con più forza da voi da oltre 50 giorni, è oggi uno dei bastioni di quelli che rimangono nella lotta per un mondo e un tempo nuovi.

Sicuramente siete coscienti di questo, ma è ugualmente importante per noi ricordare l’immensità e la bellezza della vostra lotta. Voi siete parte dei primi sprazzi di luce dell’inizio della fine di una lunga notte.

Dall’altro lato dell’oceano, ma uniti a voi da un indistruttibile legame di sangue, storia e speranza, abbracciamo i nostri eroi.

Fabricio Armelia di Paraguay resiste, Barcellona 10 Aprile 2014

CURUGUATY, PARAGUAY. CRESCE IL SOSTEGNO AI CAMPESINOS ACCUSATI INGIUSTAMENTE DI UN MASSACRO.

L’ eurodeputato spagnolo Willy Meyer di Izquierda Unida ed altri dodici di Spagna, Francia, Germania, Danimarca, Portogallo, Italia, Portogallo, Irlanda, Grecia ed Olanda, nessun italiano si sono rivolti alla Comissione Interamericana di Diritti Umani dei Diritti Umani , un organo autonomo dell’Organizzazione degli Stati Americani ( OSA) denunciando che sul caso Curuguaty si stanno producendo gravi irregolarità.

Così hanno scritto in una lettera dello scorso aprile: “Ci preoccupa la mancanza di imparzialità ed indipendenza nei procedimenti di investigazione dei fatti accaduti. Esprimiamo nostra profonda preoccupazione per le gravi irregolarità nel comportamento del Pubblico Ministero, della magistratura e delle forze dell’ordine.”

Reclamano inoltre che si prendano in considerazione le denuncie delle vittime che affrmano che vi furono torture, incarcerazioni arbitrarie ed seecuzioni extragiudiziali.

Concludono: “ Sollecitiamo la Comissione che chieda allo Stato paraguaiano di sospendere il verdetto fono a che venga determinata la proprietà della terra nel processo in corso.”

Crescono quindi giorno dopo giorno le prese di posizione e doi sostegno ai campesinos di Curuguaty accusati ingiustamente.

Lo status dell’ azione a sostegno dei campesinos di Curuguaty è il seguente:

Adesioni:

Hugo Blanco Galdós, direttore di Lucha Indígena

Jorge Agurto, direttore di Servindi

Marcelo Martinessi, regista cinematografico paraguaiano

Gigi Bettoli, cooperatore sociale

Gaia Capogna

Daniele Barbieri, giornalista

Francesco Cecchini, scrittore

David Lifodi, giornalista

Alessandra Kersevan, storica

Lidia Menapace, vicepresidente ANPI

Avv. Francesco Tartini, Rete italiana di solidarietà Colombia Vive

Avv. Giuseppe Coscione, Rete italiana di solidarietà Colombia Vive

Carla Mariani, Rete italiana di solidarietà Colombia Vive

Flora Scala, Rete italiana di solidarietà Colombia Vive

Antonio Moscato, docente universitario

Camilo Duque, veterinario

Agatino Giuffré, pensionato ( vive in Perù)

Aldo Zanchetta, scrittore

Antonella Ricciardi, giornalista

Antonio Giuffre, Sinistra in Rete

Gianluca Valentini, regista e sceneggiatore

Carmela Plutino

Walter Valentini

Anna Mezzani

Mariella Gabrielli

Franco Fuselli. Associazione Italia-Nicaragua di Genova

Rodolfo Ricci, coordinatore nazionale FILEF (Federazione Italiana Emigranti e Famiglie)

Stefano Zecchinelli, blogger antimperialista

Prof. Francesco Calvanese ex parlamentare di Rifondazione Comunista

Franco Ricci

Ester Ferrara

Attilio Folliero, politologo italiano residente a Caracas, Venezuela

Cecylia Laya, economista venezuelana.

Gennaro Carotenuto, storico

Simone Oggionni portavoce nazionale Giovani Comunisti PRC

Daniele Rocchi

Maria Rosaria Stabili, docente universitaria

Redazione Contropiano,

Gregorio Piccin, scrittore e giornalista

Alberto Chicayban, musicista

Arnaldo Nesti, direttore di “Religioni e Società”

Associazione Culturale Il Sicomoro:

Giorgio Bongiovanni, presidente

Mara Della Colletta, segreteria

Anita Sonego, capogruppo Federazione della Sinistra e Presidente Comissione Pari Opportunità Comune di Milano.

Raffaele Morelli, Ristretti Orizzonti

 

PARAGUAY, DA CURUGUATY VERSO IL FUTURO di Francesco Cecchini

 

El trueno cae y se queda entre las hojas. Los animales comen las hojas. Los animales comen las hojas. Los animales comen las hojas y se ponen violentos. Los hombres comn los animales y se ponen violentos. La tierra se come a los hombres y empieza a rugir como el trueno. Il tuono cade e resta tra le foglie. Gli animali mangiano le foglie e diventano violenti. Gli uomini mangiano gli animali e diventano violenti. La terra mangia gli uomini ed inizia a ruggire come il tuono. (da una leggenda di un popolo originario del Paraguay)

E in Paraguay, di questi tempi, la terra sta proprio ruggendo. Una terra color rosso, non solo perché impregnata di titanio, il Paraguay ha le maggiori riserve mondiali di questo minerale, ma perché macchiata dal sangue di molti contadini assassinati dai vari regimi. Sangre seca sobre tierra roja, sangue secco su terra rossa, è il titolo un articolo del settimanale uruguaiano Brecha su questo paese. Solamente dalla caduta della dittatura di Stroessener, nel 1989, si sono registrati circa 200 assassini di dirigenti sindacali campesinos. Ai quali si sono aggiunti gli undici contadini massacrati a Curuguaty, due anni fa.

SAN ISIDRO LABRADOR DE CURUGUATY.

 

Curuguaty, prende il nome da una parola guaraní, Curuguá, una pianta da frutti, si trova nel nord est del paese a circa 250 km da Assunción e non lontano dai confini con il Brasile. Ora non è solo un luogo geografico, ma l’emblema di tutta la storia del Paraguay.

Un agile documentario, 12 minuti, di un giovane regista, Marcelo Martinessi, La tierra en Paraguay , aiuta a capire la storia del latifondo, dalla guerra della triplice alleanza ad oggi e delle sue conseguenze sociali e politiche compreso il conflitto per la terra a Curuguaty.

http://www.youtube.com/watch?v=MxW5guGc5go&feature=youtube_gdata_player

L’ espulsione dalle campagne dei contadini paraguaiani ha le sue radici nell’ esproprio generale che segui alla sconfitta subita dal Paraguay nel 1870 da Brasile, Argentina e Uruguay quando il sistema di proprietà pubblica della terra costruito dal governo di Gaspar Rodriguez de Francia venne liquidato. Bernardino Caballero, presidente dal 1880 al 1886, decretò la vendita di milioni di ettari per far fronte alle spese e ai debiti della guerra e per incentivare lo sviluppo economico attraverso l ‘ azione privata. I contadini sopravvissuti alla guerra furono costretti ad abbondonare le terre dove avevano vissuti per generazioni a diventare proletari in città o braccianti dei nuovi padroni.

In Paraguay l’ 85% della terra è in mano al 2,5% della popolazione, i terratenintes, ma Il sentimento dei campesinos che la terra appartiene naturalmente a loro, il desiderio di riconquistarla, le loro lotte per questo obiettivo sono il filo rosso che unisce la storia paraguaiana dal saccheggio che seguì la guerra della Triplice Alleanza fino ai giorni nostri.

A Curuguaty l’ ex presidente del Partido Colorado Blas Riquelme, morto il 2 settembre 2012, aveva, ora è degli eredi, una proprietà di 70.000 ettari, acquisita, assieme ad altre, durante la dittatura di Stroessener. Inoltre asseriva di essere il legittimo proprietario, attraverso sua impresa Campos Morombi, di Marina Kué . Marina Kué è un caso esemplare di quella che in Paraguay viene chiamata “ tierra mal habida”, terra mal ottenuta. Sia durante lo stroenismo che dopo enormi quantità di campi che avrebbero dovuto essere oggetto di riforma agraria furono consegnati a politici, impresari e miltari in maniera fraudolenta. È il caso di Marina Kué. Nell’ anno 1967, Industrial Paraguaya S.A. donò allo Stato una proprietà e lì si installò un distaccamento della Marina fino al 1999 quando per problemi economici abbandonò il presidio. Per questa ragione il luogo è conosciuto come Marina Kué, la Vecchia Marina. La Marina paraguaiana rimase sul posto per circa trent’ anni operando secondo i criteri della Doctrina de Seguridad Nacional. Dopo un lungo abbandono da parte dello stato famiglie contadine iniziarono a fare pratiche per abitare legalmente e coltivare i campi. Riquelme iniziò ad interessarsi allora allora per avere Marina Kué quando si rese conto che le pratiche dei contadini presso l’ INDERT (Istituto Nacional de Desarollo Rural y de la Tierra) andavano avanti. Il 4 ottobre del 2004 il potere esecutivo dichiarò le terre di interesse sociale per iniziare un processo di riforma agraria. Contemporaneamente Riquelme iniziò una causa per usucapione ed un giudice corrotto emise una falsa sentenza, confermata anche in seconda istanza, che le terre gli appartenevano. Una sentenza che i campesinos non riconobbero e non accettarono sia sul piano giuridico che su quello delle azioni pratiche di riappropriazione. I campesinos consideravano e considerano che Marina Kuè non sia proprietà del terrateniente Riquelme, ma dello stato. Va sottolineato che la Comision de la Verdad sulla dittatura di Stroessner provò l’ esistenza di gravi irregolarità negli acquisti di tutti i terreni che Riquelme fece in quel periodo.

A maggio 2012 una sessantina di contadini con donne e bambini occuparono i 2000 ettari di Marina Kuè .Il metodo di lotta fu quello utilizzato in altri paesi dell’ America Latina, innanzitutto in Brasile dal movimento dei sem terra: occupare i campi, coltivarli, negoziare con il governo per tenerli in possesso. Il terrateniente Riquelme che si credeva padrone, oltre che di migliaia e migliaia di ettari, anche dei 2000 di Marina Kué, reagì chiedendo lo sgombero perché ritenne l’occupazione illegale. La sua richiesta, invece, non era legale; lo mise in evidenza anche un editoriale del giornalista Alcibiades Gonzales Del Valle apparso su ABC Color, il maggior quotidiano paraguaiano e non certo di sinistra. La richiesta venne però accolta dal l Ministro dell’ Interno del governo di LUGO, Carlos Fillizola, che inviò il Grupo Especial de la Policia Nacional, specializzato in sgomberi di terre occupate. Va detto che in seguito Lugo dimise Fillizola.

Il mattino di venerdì 15 giugno 2012 iniziano le operazioni di sgombero.
“Mba’ére peju péicha.Oi  orendive kuña ha mitá .Pepytána ñañemongeta”,
 “Perché vengono così. Tra di noi ci ono donne e bambini. Si fermino a parlare.” Queste furono le parole di Rubén Villalba, leader dei campesinos a Erven Lovera, capo del contingente di polizia, ma non ci fu conversazione; la parola passò alle armi e rimasero uccise 17 persone, 11 contadini e sei agenti di polizia. Un massacro. La versione immediata ed ufficiale dell’accaduto fu che i contadini armati avevano teso un’imboscata, si parlò anche di infiltrazione dell’ EPP ( Ejercito del Pueblo Paraguayo), alla quale il contingente di polizia reagì, difendendosi e reprimendo l’ attacco.

In base a queste bugie il 9 ottobre 2012 dodici contadini vennero incriminati dal Procuratore della Repubblica Jalil Rachid per associazione criminale, invasione di proprietà privata, omicidio doloso, etc., etc..

Anche molti giornali e televisioni di Assunción raccontarono storie parziali, mostrarono immagini di poliziotti feriti o morti, ma non quelle dei contadini. Fecero eccezione TV Publica de Paraguay diretta allora da Marcelo Martinessi ed articoli apparsi qua e là.

Immagini prese con il telefono cellulare da giovani reporters raccontarono invece la storia non ufficiale di quanto avvenuto.

http://www.youtube.com/watch?v=t1aVAG5U0XA&feature=youtube_gdata_player

Anche Radio Comunitaria Popular gridò che la verità non era quella raccontata dal potere.

Un libro edito nel 2013, “ Masacre de Curuguaty, golpe sicario en Paraguay”, scritto dal giornalista Julio Benegas Vidallet, racconta in 124 pagine l’ intera verità. Il modello del lavoro è il miglior giornalismo investigativo latino americano, quello di Rodolfo Walsh , di Rogelio Garcia Lupo e di Horacio Verbintski. Il libro di Benegas, ex giornalista di ABC Color ed ora collaboratore dei settimanale on line E’a, è il frutto di quattro mesi di ricerca sul campo. Raccoglie testimonianze di contadini ed agenti e rivela che le prime pallottole sparate furono di poliziotti con un fucile mitragliatore israeliano Galil. Vi fu ovviamente risposta dei contadini armati di escopetas, fucili da caccia, ma la reazione fu tremenda, furono uccisi anche feriti che giacevano inermi al suolo. In una dichiarazione apparsa in Paraguay.com del 21 marzo del 2013 Benegas affermò: “ Tutta l’operazione fu illegale, perché le terre appartengono allo stato. Dovrebbero essere processati il giudice, il fiscal il ministro dell’interno. I contadini aspettavano che andassero a parlare con loro, mostrassero i documenti di proprietà. Non andarono a parlare, furono sloggiati con violenza, con un’ ordine di perquisizione e non di sgombero, tutto questo processo deve dichiararsi nullo, assolutamente nullo e mettere sotto processo i responsabili di quest’ operazione infame.”

 

Ha contribuito a sbugiardare le menzogne ufficiali un reportage della giornalista brasiliana Natalia Viana dell’ Agencia Publica del Periodismo Investigativo del Brasile pubblicato da El Puercospin e ripreso tra l’altro da E’a e da Brecha .

http://ea.com.py/curuguaty-la-masacre-que-derrumbo-a-lugo/

Prima ancora sono da segnalare :

il consistente Informe de derechos humanos sobre el caso Marina Kue redatto dalla Coordenadora de Derechos Humanos del Paraguay

http://www.codehupy.org/index.php?option=com_docman&task=doc_download&gid=18&Itemid=21

e l’ Informe preliminar misión de investigación caso Marina Cué della Via Campesina. Entrambi i lavori risalgono a settembre 2012.

È intressante inoltre guardare il documentario Detrás de Curuguaty della giornalista e regista paraguaiana Daniela Candia fatto a sette mesi dai fatti.


http://www.youtube.com/watch?v=9tSNrgrkIHU&feature=youtube_gdata_player

La narrazione si svolge su 6 assi tematici: i fatti del 15 giugno 2012, l’ investigazione, lo smembramento famigliare dei contadini, la giustizia, i duemila ettari all’origine del conflitto e la speranza.

Dall’ analisi dei difensori dei contadini sono emerse con chiarezza delle contraddizioni che permettono di definire l’eventuale processo del 26 giugno una farsa:

  • La proprietà della terra, come abbiamo visto, non è di Riquelme, ma dello stato.
  • Il materiali sequestrati sono fucili da caccia in cattivo stato, una carabina ad aria compressa, cellulari, cinture, una borsa militare, chiavi di motocicletta, colla per giunti, inadatti a causare una strage di quelle dimensioni
  • La criminalizzazione arbitraria dei contadini. Non ci sono prove inoltre la richiesta di habeas corpus è stata respinta.
  • Tutti gli accusati sono contadini, nessun poliziotto è stato incriminato. Per la morte degli 11 campesinos nessuno è stato incriminato,fatto indicativo dell’unilateralità delle indagini.
  • Investigatori e giudici parziali. Per esempio chi condusse l’investigazione è stato Jalil Rachid, figlio di Blader Rachid, ex presidente del Partido Colorado come Blas Riquelme. La famiglia Rachid è coinvolta nell’assegnazione fraudolenta di quantità ingenti di terre.
  • Violazione dei diritti basici dei detenuti: ritardi a dare risposta a reclami ed in molti casi nessuna risposta, assistenza medica insufficiente a prigionieri in sciopero della fame, dichiarazioni di testimoni strappate con la tortura.
  • Non vennero analizzate le prove a carico e a discarico.
  • La scena del crimine venne contaminata.
  • Introduzione di prove precostituite.
  • Violazione del diritto di difesa.

Cresce la mobilitazione nazionale ed internazionale. Una campagna organizzata da sindacati ed organizzazioni politiche, da comunità contadine che reclamano la terra, da Oxfan ed Articulación por Curuguaty, 40 organizzazioni e collettivi paraguaiani si sta sviluppando negli Stati Uniti, Messico, Brasile, Colombia, Perú, Nicaragua, Honduras, Guatemala, El Salvador ed Europa, innanzitutto in Spagna. A Madrid la penultima settimana di Aprile 1500 persone hanno firmato una petizione diretta al governo paraguaiano. Hanno preso posizione Amnesty International e La Confederación Sindical de Trabajadores de Las Americas ( CSA). Anche l’ ONU si è espressa per un processo giusto.

Una prima vittoria è stata la decisione di concedere gli arresti domiciliari ai cinque campesinos in sciopero della fame, anche se uno di loro, Rubén Villalba è stato subito dopo incarcerato per un altro caso.

Il processo del 26 giugno avverrà in una situazione politico e sociale locale , non normalizzata, ma in movimento.

L’ obiettivo della libertà per i prigionieri politici diventa quindi possibile La dichiarazione di Rubén Villalba di ritorno alla prigione: “ Ritorneremo a Marina Kué”, può diventare realtà

Ritorno a Curuguaty.

HUELGA GENERAL,SCIOPERO GENERALE.

Manifestazione a ad Assunción.

Lo sciopero generale dello scorso 26 marzo, contro il governo neoliberale e di destra di Horacio Cateres proclamato dalla Federación Nacional Campesina (FNC), la Corriente Sindical Clasista (CSC), il Partido Paraguay Pyahurã (PPP) y la Organización de Trabajadores de la Educación  (OTEP-SN). è stato un fatto storico, il primo dopo 20 anni ed il terzo in tutta la storia dl Paraguay. Le rivendicazioni: aumento salariale del 25%, stop all’aumento dl costo del trasporto pubblico e di altri prodotti e servizi pubblici, difesa del diritto di organizzazione e libertà sindacale, deroga delle leggi di Alianza Publico-Privada e la Ley de Defensa Nacional, contro il modello neoliberale ed autoritario e per uno sviluppo negli interessi del popolo hanno dato un carattere fortemente politico e di lotta: contrastare la linea del governo Cateres che implementa, la supremazia del mercato nell’ economia e nella società, del privato sul pubblico dei più ricchi sui più poveri. Gli effetti positivi dello sciopero sono stati vari:

- la scesa in campo di un vasto schieramento. Oltre i promotori lo sciopero ha avuto l’appoggio di un vasto arco di forze politiche e sociali di opposizione, dal Frente Guazú al Partido Comunista del Paraguay, ad altri soggetti.

- il ritorno di un movimento contadino ed innanzitutto operaio sulla scena nazionale. In Paraguay l’azione del movimento operaio non fu una costante della storia di questo paese. La lotta di classe fu sempre condizionata da un’economia poco industriale e poco urbana. Il confronto sindacale vero e proprio fu sostituito in genere dal clientelarismo

- la partecipazione allo sciopero fu molto alta: parteciparono l’ 80% dei lavoratori del paese. Coinvolse 35 regioni del paese e vi furono 40 punti di moblitazione. 30.000 attivisti e militanti organizzarono l’evento. Vi furono 30 sbarramenti di strada compreso il Puente de la Amistad con Brasile e 10 picchetti nella capitale e nella sua area metropolitana che fecero collassare il traffico automobilistico. Anche il lontano Chaco, el impenetrable partecipò. Asunción fu invasa da migliaia e migliaia di operai, contadini, coomercianti, impiegati amministrativi, popoli originari, gay, lesbiche ed altri soggetti

- l’ aver costretto il governo a riconoscere la magnitudine del reclamo popolare e a prendere in considerazione le rivendicazioni. Non è certamente la vittoria, ma un’indice della forza del movimento. Significative sono le parole le parole della dirigente femminista socialista del partito Kuña Pirenda: “ Dopo settimane di discorsi aggressivi e minacciosi, d’interferire con i sindacati del settore pubblico, di propaganda pagata per disattivare lo sciopero, di minacce di violenza e d’ invenzioni di cospirazioni; tra ieri ed oggi, Cateres ed i suoi portavoce hanno dovuto chinare la testa chieder negoziazione e perfino lodare lo sciopero Oggi, a Cartes non gli rimane che capire che le sue misure di impresario prepotente e incapace di comprendere il valore del bene collettivo hanno stufato la gente. Può favorire i suoi amici potenti e calpestare i diritti della maggioranza, ma difficilmente il silenzio e la rassegnazione saranno la risposta di tutta la gente. Bisogna cambiare la direzione, perché questo non è una barca privata, ma un paese di cui sono padrone tutte le persone che abitano il Paraguay.”

Un punto di debolezza fu una sostanziale separazione tra operai, contadini ed altre categorie sociali in lotta. Sindacati contadini ed operai fecero coincidere l’ annuale marcia campesina con lo sciopero degli operai, degli autisti, degli insegnanti. Lo stesso, la stessa ora, la stessa direzione, ma non uniti. Ci sono due velocità, altre condizioni, interessi ed esperienze. Operai e contadini paraguaiani non sono ancora un collettivo.

La conquista degli obiettivi dipende dal rafforzamento dell’unità non perfetta, dalla continuazione della lotta e dalla capacità di cambiare il quadro economico politico e sociale generale. La partita è aperta, ma il cammino lungo..

UNA VALUTAZIONE DEL PARAGUAY D’ OGGI.

Valutare, anche sinteticamente, la situazione del Paraguay attuale, significa prendere in considerazione il passato prossimo di questo paese e rispondere ad alcune domande: cosa ha significato il governo Lugo? Quali sono le cause che hanno portato alla destituzione di Lugo? Qual è la natura del governo di Horacio Cartes? Qual’ è la situazione del movimento di opposizione?

La vittoria di Fernando Lugo nel 2008 fu la fine di 60 anni di governi del Partido Colorado, compresi i 35 anni ( 1954–1989) della dittatura di Alfredo Stroessner. Negli anni novanta il Paraguay visse la crisi del regime di clientele e di prebende del Partido Colorado che sopravvisse alla caduta di Stroessner e fu caratterizzato da tentativi di colpi di stato, da omicidi politici, quello del Vice Presidente Luis Maria Argaña nel 1999 e da elezioni fraudolente in presenza di forti mobilitazioni popolari. La rottura di questo quadro fu l’ elezione di Lugo a Presidente, ex vescovo di San Pedro, una delle regioni più povere del paese sempre molto vicino alle lotte campesinas. Per vincere Lugo dovette allearsi con il PLRA ( Partido Liberal Radical Autentico) molto lontana da posizioni progressiste. La sinistra quasi non ottenne dei seggi in Parlamento che furono occupati da liberali, colorados ed altri partiti di destra come Patria Querida y la Unión de Ciudadanos Eticos. Nel parlamento Lugo aveva l’appoggio solo di tre senatori e di una deputata.

Lugo tentò di democratizzare lo stato, promuovendo la partecipazione politica sociale, negoziò favorevolmente con Brasile una ripartizione più equa dei benefici della diga di Itaipú, che aumentarono in maniera considerevole le entrate dello stato paraguaiano, promosse un sistema di assistenza sanitaria gratuita, coperture sociali per i più poveri ed altro. Ma non fu un governo di fronte popolare o di sinistra, in quanto non esisteva di fatto un fronte popolare che lo sostenesse. Nella sostanza un programma iniziale basato su 3 punti cardini una democratizzazione della società, su una riforma agraria integrale con partecipazione popolare e sulla sovranità nazionale con particolare riguardo alla questione enrgetica, non venne attuato se non in maniera molto parziale. Per molti aspetti il governo di Lugo fu di destra. Lugo non contrastò, anzi promosse, l’ingernza degli Stati Uniti in Paraguay attraverso l’ USAID e i Plan Umbral I e II o Iniciativazona Norte (IZN), nel settembre del 2008 strinse un patto con l’allora narco presidente della Colombia Alvaro Uribe. Vi furono grandi capitolazioni antinazionali ed antipopolari quali i progetto di privatizzazioni di strade, vie fluviali ed areoporti. Non si oppose anzi sembra agì in favore all’ installazione di una multinazionale dell’alluminio Rio Tinto Acan, che oltre acreare pochi posti di lavoro è altamente inquinante, consuma tanta energia elettrica quanto l’industria nazionale e chiede che questa venga somministrata a prezzo di favore. Quindi se si fa un bilancio del governo Lugo sono molte di più le misure a sfavore del popolo paraguaiano che quelle a favore.

Il golpe istituzionale che portò alla caduta di Lugo fu il culmine di un processo che iniziò il giorno stesso che Lugo diventò capo del governo, il 15 agosto del 2008. Durante il suo governo fu minacciato di giudizio politico e destituzione in più di venti occasioni. Alla fine il golpe fu messo in atto da un fronte di partiti di desta che rappresenta l’ oligarchia paraguaiana. Il governo Lugo con tutti i limiti elencati favorì uno spazio di crescita ed influenza politica insopportabile. Come descrisse bene il giornalista argentino Rogelio Garcia Lupo nei suoi articoli e nel suo lavoro IL Paraguay de Stroessner il stroesnismo costruì una solida società fatta di affari più o meno puilti, di narcotraffico e anticomunismo che perdurò dopo la caduta del dittatore e che il pur timido e contraddittorio riformismo di Fernando Lugo metteva in discussione. In poche parole il governo di Lugo costituiva un ostacolo ad modello di potere politico e di società rappresentato da quello attuale di Cartes.

Il governo di Cartes è quello degli sfruttatori dei settori agroesportatori, dei latifondisti, degli impresari impresari speculativi, tutti nemici di uno sviluppo nazionale che favorisca il popol paraguaiano. Una delle prime importanti decisioni è stata quella di concentrare il potere nell’ Esecutivo sminuendo il ruolo del parlamento. Con la modifica della Ley de Defensa Nacional Cartes come presidente può decidere direttamente senza consultarsi con nessuna istituzione l’ impiego delle forze armate. La ley de AlianzaPúblico Privada significa saccheggio consegna di imprese produttrici di beni e servizi a capitali privati e stranieri. . Con questa legge tutti i beni statali ( strade, idrocarburi, elettricità, comunicazione acqua, energia, etc) a capitali privati e multinazionali pr un periodo di 30 anni con possibilità di un’estensione di ulteriori 10 anni.I n questa legge esiste una clausola che prevede che lo Stato paraguaiano garantisca l’ investimnto privato; se un’impresa investe nella costruzione di una strada e questa non genera profitti lo Stato deve intervenire a compensare perdite e mancati profitti. È questa una delle ragioni per cui in questo momento Paraguay attira capitali privati di rapina. La Ley de responsabilidadfiscal serve essenzialmente a mantenere i privilegi dei pochi padroni del paese.

La caduta di Fernando Lugo ha prodotto disillusione e rabbia nel popolo paraguaiano. Lugo fu eletto con più di 840.000 voti e fu tolto di mezzo con gravi violazioni costituzionali da 117 parlamentari. L’ opposizione si manifestò in manifestazioni di protesta, Lugo poi non chiamò ad una resistenza popolare contro il golpe, ma non riuscì ad affermarsi nelle elezioni del 2013, caratterizzate da vari brogli. Punto di partenza per una alternativa al governo di Cartes è lo sciopero generale del 26 marzo scorso

PROSPETTIVE.

Il Paraguay di oggi è un paese autoritario ed ultra librale dove Il sentiero verso il futuro non è completamente luminoso. Vi sono luci, certo, ma anche ombre. Una di queste è un’ unità politica delle opposizioni che lo sciopero generale non ha consolidato. Significativa è stata la celebrazione separata dello scorso primo maggio. La CNT ( Central Nacional deTrabajadores)che dopo lo sciopero del 26 marzo partecipa a negoziazioni con il governo si è riunita con il ministro del Lavoro, Guillermo Sosa e parallelamente ha denunciato licenziamenti per attività sindacali e processi in corso di sub contrattazioni che violano diritti dei lavoratori. La CSC ( Corriente Sindical Classista) organizzò un atto separato ed il suo presidente Eduardo Ojeda dichiarò : “ Denunciamo i dirigenti che partecipano al tavolo delle negoziazioni per voler svendere lo sciopero”. Altre organizzazioni realizzarono una manifestazione al Panteón de los Héroes dove riposano i resti di ex-presidenti paraguaiani.

Uno dei gravi problemi che ha il movimento sindacale e politico in genere è che i suoi dirigenti non si sono rinnovati. C’ è una dirigenza burocratizzata che si è formata nelle lotte contro la dittatura e occupa le cariche sindacali, politiche e sociali. Lo si è notato anche durante il governo Lugo che incorporò parte di questo personale che si convertirono in burocrati ed in un certo modo impedirono l’approfondimento dei cambi. È vitale che si promuova un processo di rinnovamento orientato verso l’unità . Tanto più che esiste una piattaforma programmatica comune per l’immediato futura che quella dello sciopero generale del 26 marzo: un modello economico produttivo al servizi degli interessi del popolo paraguaiano, lotta contro la politica ultraliberale di Cartes, la revoca delle leggi di Alianza Público-Privada e di Militarización, fine alla repressioni delle lotte sociali, libertà per i prigionieri politici di Curuguaty, riforma agraria recupero delle terre mal habidas, male ottenute, aumenti salariali ed altro. Le divisioni che attraversano il movimento politico e sindacale sul rapporto con il governo: negoziazione o lotta frontale o lotta e negoziazione allo stesso tempo, sono indicative delle difficoltà attuali.