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	<title>Annalisa Melandri&#187; Repubblica Dominicana</title>
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		<title>La fabbrica degli apolidi</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jan 2014 17:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Comisión Nacional Derechos Humanos]]></category>
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		<description><![CDATA[      di Annalisa Melandri* - www.annalisamelandri.it  in esclusiva per il Corriere delle Migrazioni    “Genocidio civile”,  cosi è stata definita dalle voci più progressiste della Repubblica Dominicana, la sentenza n. 168 del 23 settembre scorso, emessa dal Tribunale Costituzionale di questo paese,  che ha di fatto condannato all’apolidia  migliaia di dominicani di origine [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/nnn-013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9462" alt="nnn 013" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/nnn-013.jpg" width="558" height="377" /></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>di <strong>Annalisa Melandri</strong>* -<a href="http://www.annalisamelandri.it"> www.annalisamelandri.it </a></p>
<p>in esclusiva per il <a href="http://www.corrieredellemigrazioni.it">Corriere delle Migrazioni </a></p>
<p> </p>
<p><strong>“Genocidio civile”</strong>,  cosi è stata definita dalle voci più progressiste della Repubblica Dominicana, la sentenza n. 168 del 23 settembre scorso, emessa dal Tribunale Costituzionale di questo paese,  che ha di fatto condannato all’apolidia  migliaia di dominicani di origine  haitiana.</p>
<p>Juliana Deguis Pierre, nata in Repubblica Dominicana 28 anni fa da genitori haitiani, aveva presentato infatti ricorso a questa corte   contro una sentenza di un Tribunale Civile che le  aveva negato la restituzione del documento d’identità dominicano sottrattole tempo fa da un funzionario della Giunta Centrale Elettorale. Juliana, nata e cresciuta in Repubblica Dominicana, non è mai stata ad Haiti nemmeno in vacanza e fino ad oggi pensava di essere cittadina dominicana. Il  Tribunale Costituzionale era l’ultima istanza alla quale la giovane aveva fatto appello, sperando di concludere così positivamente la sua odissea iniziata nel 2008, quando l’ufficio del registro pubblico dove si era presentata per ottenere il documento di identità, non solo glielo aveva negato ma le aveva sottratto anche  il  certificato di nascita sulla base di irregolarità nella posizione migratoria dei genitori haitiani.</p>
<p><strong>La sentenza del tribunale inoltre, violando la stessa Costituzione dominicana (art.110) che sancisce esplicitamente l’ irretroattività della  legge, ha dato  disposizione all’organo elettorale di istituire  un registro di tutti i cittadini dominicani di discendenza haitiana nati dal  1929 ad oggi.</strong> La situazione di ognuno  – almeno di quelli ancora in vita, si tratta infatti di circa  tre generazioni di persone – sarà  attentamente valutata e poi inoltrata al  Ministero dell’Interno e Polizia per l’applicazione di quanto stabilito da un Piano Nazionale di Regolarizzazione che le autorità stanno approntando.</p>
<p>Le conseguenze di tutto ciò non sono ancora chiare ed è difficile prevedere cosa accadrà a quanti non riuscissero a dimostrare la legalità della posizione migratoria dei loro genitori.<span id="more-9461"></span></p>
<p>Molti  si troveranno a dover pagare per gli errori commessi dai loro padri o dai loro nonni o addirittura per quelli eventualmente commessi dai funzionari del Registro Civile al momento della registrazione della loro nascita, nonché per le frodi elettorali risalenti a un’epoca più moderna, quando i voti venivano scambiati con  documenti di identità. <strong>All’anagrafe inoltre, regna ancora il caos, dopo decenni di omissioni e di irregolarità di varia natura.</strong></p>
<p>Soltanto il contatto diretto con le persone e le loro storie, che a tratti hanno dell’incredibile, rendono davvero l’idea della portata del problema e, quindi, del motivo per cui la sentenza ha incontrato la condanna unanime di tutti gli organismi internazionali per la difesa dei diritti umani, tra i quali la Corte Interamericana dei Diritti Umani e le stesse Nazioni Unite.</p>
<p><strong>Emblematico è per esempio il caso di Juana, nata in Repubblica Dominicana, nella provincia di Elías Piña, alla frontiera con Haiti nel 1970 da genitori haitiani.</strong> Il padre alla fine degli anni ’60 era venuto in questo paese con sua moglie in cerca di una vita migliore e aveva trovato  lavoro in una delle tante aziende agricole della zona che allora in vario modo incentivavano l’immigrazione haitiana per necessità di manodopera a basso costo.</p>
<p>In quegli anni l’ingresso degli  haitiani, da utilizzare come braccianti agricoli stagionali, soprattutto nel settore della canna da zucchero, era regolamentato da accordi tra  le autorità dei due paesi. Il Governo dominicano concedeva agli immigranti una  <i>ficha</i> (un numero di registro) con la quale potevano andare, tra le altre cose, al registro civile a regolarizzare la nascita dei loro figli. Il padre di Juana ha così potuto registrare come cittadini dominicani  tutti i suoi figli. Fino al 2010 infatti, per la concessione della nazionalità vigeva  il principio dello ius solis, cambiato in jus sanguinis con la riforma costituzionale di quell’anno.</p>
<p>Juana oggi lavora in una villa nella zona orientale dell’isola come cameriera, alle dipendenze di una facoltosa famiglia. Vive con la sua famiglia, il marito, le  tre figlie e la madre anziana e malata a molta distanza dal luogo dove è nata e di suo padre ha perso ogni traccia. La donna per la quale lavora l’ha invitata a trascorrere un mese con lei negli Stati Uniti, offrendole il viaggio e il soggiorno. Lei vorrebbe tanto approfittare della generosa offerta ma ha il passaporto scaduto, così come scaduta è la sua <i>cedula</i> (carta d’identità) e quindi inizia le pratiche per il rinnovo di entrambi i documenti.</p>
<p>E qui iniziano  i problemi. Si rende conto che probabilmente il passaporto non le verrà mai concesso perché la sua cedula è “sospesa”, almeno così le dicono, ma <strong> molto presto capisce  che, per quanto paradossale possa sembrare, ad essere “sospesa” è proprio la sua condizione di  cittadina dominicana.</strong></p>
<p>Tutto accade praticamente verso la fine di settembre del 2013, una settimana dopo la controversa sentenza.</p>
<p>Nell’ufficio dove Juana si reca a rinnovare il passaporto, appena l’addetta allo sportello vede scritta (a penna) sul documento il numero di  <i>ficha,  </i>la indirizza presso un altro ufficio dove deve richiedere un certificato di nascita aggiornato. Anche qui la risposta che le viene data  è vaga e imprecisa e la inviano altrove. Di ufficio in ufficio, senza risolvere nulla e dopo aver speso circa 1000 <i>pesos</i> in trasporto pubblico (ne guadagna 8mila, circa 160euro), l’unica cosa che ha capito è che al momento della registrazione della sua nascita sono stati commessi degli errori per cui il numero di carta d’identità di suo padre corrisponde a quello di un’altra persona e così è anche per sua  madre. In pratica i suoi genitori almeno legalmente, non sono quelli che lei riteneva tali. L’errore può essere stato fatto anche successivamente, durante il processo di informatizzazione dei registri (si stima che buona parte del  registro civile, almeno per quello che riguarda le registrazioni effettuate in passato, sia viziato da errori di questo tipo): può essere stato un semplice errore di trascrizione o,  come spesso accade anche oggi, il padre avendo avuto difficoltà nella registrazione per via della sua condizione di migrante, abbia chiesto il “favore” ad altre persone.</p>
<p><strong>Di casi come quello di Juana  in Repubblica Dominicana se ne contano a migliaia. Le difficoltà non sono solo nella concessione dei passaporti</strong>. Dal  2007, anno in cui la Giunta Centrale Elettorale  ha approvato la risoluzione n. 12  con lo scopo di “depurare” il registro civile dominicano, è iniziata una pratica sistematica di negazione della concessione dei certificati di nascita dei cittadini dominicani di discendenza haitiana. <strong>Centinaia di giovani, nati e cresciuti in Repubblica Dominicana, che negli anni  trascorsi nelle scuole di questo paese  hanno cantato ogni mattina l’inno nazionale dominicano e che hanno imparato l’amore e il rispetto per questa Patria che considerano la loro, si sono visti negare la concessione – al compimento della maggiore età – del documento necessario per l’iscrizione  all’ università</strong>. Centinaia di persone che hanno esercitato sempre regolarmente  il diritto al voto, professionisti, maestri, agenti di polizia, avvocati, che improvvisamente non sanno più a quale paese appartengono perché lo Stato gli sta negando la cittadinanza  della quale hanno goduto fino a  questo momento, ma che non sono e non si sentono nemmeno haitiani, perché  nella maggior parte dei casi Haiti è solo quel paese “che sta dall’altra parte dell’isola”.</p>
<p>I casi sono tanti e diversi fra loro, ma fra tutte le  persone colpite in qualche modo dalla risoluzione n. 12 della Giunta Centrale Elettorale prima e dalla sentenza 168/13 del Tribunale Costituzionale poi – si stima siano oltre duecentomila – i sentimenti predominanti sono la paura e la disillusione.</p>
<p>Zoraida ad esempio, è figlia di un <i>cocolo</i> (così vengono chiamati gli immigrati discendenti dagli schiavi africani provenienti dalle isole inglesi del <i>Caribe</i>  portati  in Repubblica Dominicana come braccianti agricoli alla fine del XIX secolo) e di una donna haitiana. È nata  qui, possiede il suo documento d’identità dominicano, ha sempre votato, ma ora ha paura che glielo tolgano.</p>
<p>Anche Angel è iscritto nel registro dominicano e ha regolari documenti, ma risulta  iscritto anche ad Haiti perché al momento della sua nascita, avvenuta in un paesino della Repubblica Dominicana vicino alla frontiera, qualche parente si prese la briga di registrarlo anche ad Haiti, per qualsiasi evenienza. Cosa sarà di lui e dei suoi figli, che ormai adolescenti vivono e studiano qui, e qui hanno la loro vita?</p>
<p>C’è inoltre da aggiungere che nel vicino paese la situazione anagrafica è anche peggiore di quella della Repubblica Dominicana. Dopo il terremoto del gennaio 2010, quel poco di registro  civile esistente è andato completamente perduto e distrutto. Le persone con le loro case, hanno perso tutto, anche i documenti.</p>
<p><strong>La tratta umana resta comunque la grande sfida alla quale devono far fronte i due governi nel momento di decidere la strategia da intraprendere  per risolvere il problema della migrazione illegale.</strong></p>
<p>Attraverso la frontiera, estremamente permeabile, e spesso grazie alla corruzione dilagante tra le autorità preposte dei due paesi,  entrano non solo uomini da impiegare illegalmente come manodopera a basso costo e senza diritti nel mercato del lavoro, ma anche bambini, che una volta raggiunta la Repubblica Dominicana non possono più essere deportati e che saranno  utilizzati dalla criminalità organizzata come manovalanza, per strada come mendicanti o nei mercati del sesso. O donne, che  verranno  sfruttate nella prostituzione o al  limite della schiavitù nei lavori domestici. In ogni caso  invisibili, senza diritti, senza protezione, metteranno al mondo moltitudini di bambini che finiranno per crescere  in completa solitudine e miseria, perché qui, in pieno medioevo moderno, dove la Chiesa cattolica e le miriadi di Chiese evangeliche decidono e amministrano i corpi e le anime di ognuno come se fossero  patrimonio personale, parlare di politiche di controllo delle nascite è  ancora un tabù e di aborto libero e gratuito, una vera e propria eresia. Tanto è vero che quasi tutte le varie organizzazioni internazionali che si occupano dei migranti, evitano il tema.</p>
<p><strong>Ma la Repubblica Dominicana non è solo terra di arrivo e di speranze. Sempre più spesso ultimamente, per i migranti haitiani  sta  diventando  territorio di transito</strong>. Mentre  fino a  pochi anni fa la migrazione illegale via mare verso la vicina Porto Rico o verso le isole inglesi del Mar dei Caraibi come  le Turks e Caicos era prerogativa dei dominicani, sta aumentando esponenzialmente il numero  degli haitiani che condividono con loro il difficile viaggio. Dopo aver pagato ai trafficanti  cifre che vanno dai mille ai duemila dollari,  in fragili imbarcazioni cercano di attraversare i 130 km del pericolosissimo (a causa di forti correnti e banchi di sabbia) canale della Mona che separa le coste della Repubblica Dominicana da quelle di Porto Rico.</p>
<p>Parecchi vengono arrestati ancora prima di iniziare la traversata, altri all’arrivo a Porto Rico, dove vengono immediatamente  deportati verso il loro paese di origine. Molti, moltissimi non ce la fanno. Le tiepide acque del Mar dei Caraibi saranno la loro tomba.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>* Commissione Nazionale per la Difesa dei Diritti Umani (CNDH) Repubblica Dominicana </strong></p>
<p> </p>
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		<title>La resurrezione del “Brujo Pití”</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jan 2014 03:43:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ha promesso a tutti, prima di morire, che una volta morto sarebbe risorto, esattamente a mezzanotte, tra il 15 e il 16 gennaio.  Il “Brujo Pití” , lo stregone Tití Liriano, haitiano, è passato a miglior vita il 12 gennaio e da tre giorni  centinaia di suoi connazionali, ma anche dominicani, aspettano nei pressi della [&#8230;]]]></description>
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</p>
<p lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Ha promesso a tutti, prima di morire, che una volta morto sarebbe risorto, esattamente a mezzanotte, tra il 15 e il 16 gennaio.</span><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Il “<i>Brujo Pití</i>” , lo stregone Tití Liriano, haitiano, <span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: medium;">è</span> passato a miglior vita il 12 gennaio e da tre giorni  centinaia di suoi connazionali, ma anche dominicani, aspettano nei pressi della casa dove viveva, la sua resurrezione.</span><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Tití Liriano viveva a Verón,  nei pressi di Bavaro, nota località turistica nella parte orientale della Repubblica Dominicana. Una zona di contrasti stridenti, dove all’orizzonte  l’azzurro del cielo  si fonde con il verde perenne della canna da zucchero che cresce rigogliosa alle spalle dei resort di lusso da una parte, e con il punto esatto dove il Mar dei Caraibi tocca l’Oceano Atlantico dall’altra.</span><span style="font-size: small;"> <span id="more-9445"></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Fuori dalle alte mura degli hotel a cinque stelle vive un’umanità variegata. Gli haitiani e i loro discendenti convivono qui da quasi  un secolo con i dominicani. <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">È</span> una convivenza pacifica, la miseria li unisce. Ma li uniscono anche  radici comuni, quelle africane che la borghesia dominicana, quasi tutta bianca, è riuscita a lasciare dietro di sé nel suo albero genealogico,  segnato da troppe discendenze europee, mentre il <em>pueblo</em> dominicano invece rinnega e vorrebbe cancellare con l’aiuto di creme sbiancanti e prodotti liscianti per capelli.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il giorno del funerale di Liriano il cimitero è stato preso d’assalto da centinaia di haitiani, i quali dopo la sepoltura si sono recati a casa dello stregone per aspettare la sua resurrezione, che, come lui ha lasciato detto, dovrebbe avvenire esattamente tra tre giorni, esattamente stanotte a mezzanotte, in un’ eloquente sincretismo, che fonde elementi della religione cattolica —  i tre giorni della resurrezione di Cristo — con la stregoneria haitiana di origini africane. Religioni diverse, stesso oppio.</span><span style="font-size: medium;"><br />
</span></p>
<p>P.S. secondo il  video sembrerebbe essere resuscitato davvero</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> </span></p>
<p> </p>
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		<title>Soleterre: In Repubblica Dominicana 200mila persone private della nazionalità da legge retroattiva</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Dec 2013 12:47:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
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		<category><![CDATA[Soleterre]]></category>

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		<description><![CDATA[  COMUNICATO STAMPA 18 dicembre III Giornata d’Azione Globale per i Diritti delle e dei Migranti, Rifugiati e Sfollati In Repubblica Dominicana 200mila persone private della nazionalità da legge retroattiva   La Commissione Interamericana per i Diritti Umani ha concluso nei primi di dicembre la sua visita in Repubblica Dominicana con un amaro comunicato stampa che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/31-soleterre.jpg"><img class="size-full wp-image-9370 aligncenter" alt="31-soleterre" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/31-soleterre.jpg" width="500" height="198" /></a></p>
<p> </p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8934" style="text-align: center;"><strong>COMUNICATO STAMPA</strong></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8935" align="center">
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8938" align="center">18 dicembre III Giornata d’Azione Globale per i Diritti delle e dei Migranti, Rifugiati e Sfollati</p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8939" align="center"><b id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8941"><br />
In Repubblica Dominicana 200mila persone </b><b id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8946">private della nazionalità da legge retroattiva</b></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8960"><i> </i></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8963" align="center"><i id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8962">La Commissione Interamericana per i Diritti Umani ha concluso nei primi di dicembre la sua visita in Repubblica Dominicana con un amaro comunicato stampa che descrive le pesanti discriminazioni a cui sono sottoposti i dominicani di origine haitiana che vivono nel Paese. Soleterre, che lavora in RD al fianco delle associazioni dei difensori dei diritti umani dei migranti, in questa giornata d’azione globale si unisce alla denuncia del Servizio Gesuita per i Rifugiati e delle numerose associazioni e organizzazioni che chiedono di fermare il genocidio civile.</i></p>
<p align="center">
<p>L’<b>87% della migrazione</b> internazionale in Repubblica Dominicana (RD) è costituito da haitiani. Per questo la popolazione haitiana e dominicana di ascendenza haitiana è molto numerosa, più di <b>700.000 persone</b> su un totale di circa 9 milioni di abitanti (dati 2013 UNPFA, <i>United Nations Population Fund</i>). <span id="more-9369"></span></p>
<p>Nonostante l’economia agricola ed edilizia si basi sulla manodopera haitiana, nel Paese la <b>xenofobia</b> e le <b>discriminazioni</b> a cui vengono sottoposti gli haitiani e i dominicani di ascendenza haitiana è fortissima e in costante aumento. <b>Ne sono prova le recenti modifiche legislative</b> e amministrative fortemente criticate dalla <a href="http://difendereidiritti.wordpress.com/2013/12/10/i-diritti-umani-violati-in-repubblica-dominicana/" target="_blank" rel="nofollow">Commissione Interamericana per i Diritti Umani</a>.</p>
<p>Fino al 2010 era infatti garantito lo <i>ius soli</i> che — almeno formalmente - <b>garantiva ai minori la tutela dei loro diritti fondamentali</b>. La situazione è peggiorata dopo la sentenza di ottobre (Tribunale Costituzionale, n.168/13) che <b>rende la modifica retroattiva</b>, privando arbitrariamente della nazionalità circa <b>200 mila dominicani </b>di origine haitiana (dati UNPFA).</p>
<p>Contestualmente <b>peggiora la situazione dei nuovi migranti</b>. Il governo ha reso più complessa e costosa la procedura per la migrazione regolare: il costo per un visto varia tra i <b>70 e i 200 dollari US</b> ed è richiesto un <b>conto corrente bancario</b>, requisito improbabile per la maggior parte degli haitiani (76%) che vive sotto la soglia di povertà.</p>
<p>Così i migranti <b>attraversano il confine illegalmente</b>, spesso con l’aiuto di trafficanti di persone (i <i>buscones</i>) o piegandosi alle <b>estorsioni degli agenti di frontiera</b>. Sono vittime di soprusi e discriminazione, e spesso vengono inseriti nella tratta di persone, <b>obbligati alla prostituzione e al lavoro forzato</b>.</p>
<p>La maggior parte dei lavoratori haitiani vive nei <i>bateyes</i>, campi di lavoro dove mancano i servizi essenziali (acqua potabile, servizi igienici, smaltimento di rifiuti, elettricità) e vi sono <b>altissimi tassi di infezione da HIV/AIDS</b>, mortalità materna e <b>violenza sessuale su donne e bambine</b>.</p>
<p>Diverse associazioni si adoperano ogni giorno per difendere i diritti di uomini, donne e bambini haitiani o di ascendenza haitiana. Questi<b>difensori dei diritti umani sono considerati e trattati come “traditori della patria”</b>, vengono sistematicamente minacciati, hanno problemi con i propri documenti e con le conseguenti limitazioni della propria libertà.</p>
<p>Soleterre lavora in Repubblica Dominicana a fianco di queste associazioni e, per sensibilizzare e informare sulle gravi violazioni che avvengono nel Paese, ha lanciato la campagna <b>Sin Nombre</b>, a tutela dei diritti dei migranti e dei loro difensori in Centroamerica, Messico e Repubblica Dominicana.<b> </b></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8981">«La xenofobia crescente nei confronti dei migranti haitiani e dei dominicani di ascendenza haitiana in RD ha ormai raggiunto proporzioni insopportabili — afferma <b>Valentina Valfrè, Responsabile del Programma Diritti e Partecipazione di Soleterre. </b>In questa Giornata d’azione Globale, istituita per affermare e difendere i diritti umani dei migranti, sfollati e rifugiati, Soleterre rilancia <a rel="nofollow" name="_GoBack"></a>la denuncia del Servizio Gesuita per i Rifugiati sulle conseguenze della nuova legge sui diritti umani e si unisce alle numerose organizzazioni e associazioni che chiedono di fermare il genocidio civile nel Paese».</p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8975">Per saperne di più:<br />
<a href="http://www.soleterre.org/" target="_blank" rel="nofollow"><b>www.soleterr</b><b>e.org</b></a><b>; </b><a href="http://difendereidiritti.wordpress.com/" target="_blank" rel="nofollow"><b>www.sinnombre.org</b></a><b>, </b><b id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8978"><a id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8976" rel="nofollow"></a>dominicanosxderecho.wordpress.com</b></p>
<p> </p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8974">Ufficio Stampa Soleterre: Cinzia Peschechera, cell. 342.1580041, <span id="emoba-3481"><span class="emoba-pop"><span class="emoba-em">cinzia<img src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/plugins/emoba-email-obfuscator-advanced/dot-glyph.gif" alt="dot" class="emoba-glyph" />peschechera<img src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/plugins/emoba-email-obfuscator-advanced/at-glyph.gif" alt="at"  class="emoba-glyph" />soleterre<img src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/plugins/emoba-email-obfuscator-advanced/dot-glyph.gif" alt="dot" class="emoba-glyph" />org</span><span >  (<span class="emoba-em">cinzia<img src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/plugins/emoba-email-obfuscator-advanced/dot-glyph.gif" alt="dot" class="emoba-glyph" />peschechera<img src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/plugins/emoba-email-obfuscator-advanced/at-glyph.gif" alt="at"  class="emoba-glyph" />soleterre<img src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/plugins/emoba-email-obfuscator-advanced/dot-glyph.gif" alt="dot" class="emoba-glyph" />org</span>)  </span></span></span><script type="text/javascript">emobascript('%63%69%6E%7A%69%61%2E%70%65%73%63%68%65%63%68%65%72%61%40%73%6F%6C%65%74%65%72%72%65%2E%6F%72%67','&lt;span class="emoba-em">cinzia&lt;img src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/plugins/emoba-email-obfuscator-advanced/dot-glyph.gif" alt="dot" class="emoba-glyph" />peschechera&lt;img src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/plugins/emoba-email-obfuscator-advanced/at-glyph.gif" alt="at"  class="emoba-glyph" />soleterre&lt;img src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/plugins/emoba-email-obfuscator-advanced/dot-glyph.gif" alt="dot" class="emoba-glyph" />org&lt;/span>','emoba-3481','','','0'); </script></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8969"><b>Soleterre è un’organizzazione umanitaria</b> laica e indipendente che opera per garantire i diritti inviolabili degli individui nelle “terre sole”. <b>Realizza progetti e attività a favore di soggetti in condizione di vulnerabilità</b> in ambito sanitario, psico-sociale, educativo e del lavoro. <b>Interviene con strategie di pace</b> per favorire la risoluzione non violenta delle conflittualità e per l’affermazione di una cultura di solidarietà. <b>Adotta metodologie di partenariato e di co-sviluppo</b> per promuovere la partecipazione attiva dei beneficiari degli interventi sia nei Paesi di origine che in terra di migrazione per garantire la loro efficacia e sostenibilità nel tempo.</p>
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		<title>Repubblica Dominicana: sentenza apre la porta a denazionalizzazione in massa di discendenti haitiani</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Oct 2013 14:15:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Annalisa Melandri — www.annalisamelandri.it In esclusiva per L’Indro — 4 ottobre 2013 Repubblica Dominicana - La sentenza n. 168/13 emessa lo scorso  23 settembre dal Tribunale Costituzionale della Repubblica Dominicana, che  di fatto  apre la porta alla denazionalizzazione in massa di migliaia di dominicani figli di haitiani nati nel Paese, ha scatenato  un’onda generalizzata di indignazione, mentre a  livello internazionale [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9287" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-9287" title="" alt="" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/526961_366020870197228_2120700387_n1.jpg" width="600" height="387" /><p class="wp-caption-text">Solange Manuela figlia di  Sonia Pierre — Foto de Fran Afonso www.franafonso.com</p></div>
<p style="text-align: left;">di <strong>Annalisa Melandri</strong> — <a href="http://www.annalisamelandri.it" target="_blank">www.annalisamelandri.it</a></p>
<p style="text-align: left;">In esclusiva per <a href="http://www.lindro.it/politica/2013-10-04/102666-come-denazionalizzare-i-discendenti-haitiani" target="_blank">L’Indro</a> — 4 ottobre 2013</p>
<p><em>Repubblica Dominicana -</em> La <a href="http://recursos.diariolibre.com/contenidodl/SentenciaTC.pdf">sentenza</a> n. 168/13 emessa lo scorso  23 settembre dal Tribunale Costituzionale della Repubblica Dominicana, che  di fatto <strong> apre la porta alla denazionalizzazione in massa di migliaia di dominicani figli di haitiani nati nel Paese,</strong> ha scatenato  un’onda generalizzata di <a href="http://www.noticiassin.com/2013/09/precedente-y-revuelo/">indignazione</a>, mentre a  livello internazionale già alcuni organismi come Amnesty International, le Nazioni Unite e la Corte Interamericana dei Diritti Umani si sono espressi, condannandola. Non solo, sul piano diplomatico ha aperto  una crisi con il <strong>vicino Governo di Haiti che ha richiamato il suo ambasciatore in patria per consultazioni.  </strong></p>
<p><strong>Juliana Deguis Pierre</strong>, cittadina dominicana di discendenza haitiana di 28 anni, aveva presentato un ricorso al Tribunale Costituzionale contro una sentenza del Tribunale Civile che le aveva negato la restituzione del  documento d’identità (dominicano) sottrattole già da diverso tempo dalla Giunta Centrale Elettorale. <strong>Juliana non è mai stata ad Haiti, nata e cresciuta in Repubblica Dominicana, fino ad oggi  pensava di essere cittadina dominicana. </strong> Il  Tribunale Costituzionale, era l’ultima istanza alla quale la giovane aveva fatto ricorso, sperando di concludere positivamente la sua odissea iniziata nel 2008,  quando la Giunta Centrale Elettorale dove  si era presentata per ottenere il suo documento di identità, glielo aveva negato e le aveva sottratto anche il suo certificato di nascita sulla base di irregolarità nella posizione migratoria dei suoi genitori.<span id="more-9277"></span></p>
<p>Il Tribunale Costituzionale ha risposto invece <strong>privandola anche della cittadinanza dominicana</strong>,  (rendendola di fatto <strong>apolide</strong>) in quanto nata sul territorio dominicano da genitori stranieri “<em>in transito</em>” (secondo la costituzione vigente nel 1966, anno della sua nascita la cittadinanza dominicana spettava ai nati sul territorio dominicano con esclusione del personale diplomatico e degli stranieri “in transito”). Secondo il tribunale infatti, la giovane non ha potuto dimostrare che «<em>per lo meno uno dei suoi genitori avesse residenza legale in Repubblica Dominicana</em>» al momento della sua nascita avvenuta  il 1 aprile 1984.</p>
<p>Inoltre, sempre il tribunale ha dato  disposizione alla Giunta Centrale Elettorale di istituire  <strong>un registro  di tutti i cittadini dominicani di discendenza haitiana presenti nel territorio  dominicano fin dal 1929, </strong>da quando cioè venne prevista nella Costituzione entrata  in vigore in quell’anno,  la figura di straniero “<em>in transito</em>”. La Giunta Centrale Elettorale dovrà inoltre valutare le posizioni di ognuno e trasmettere i fascicoli al Ministero dell’Interno e Polizia perché agisca secondo il Piano Nazionale di Regolarizzazione che è ancora da approntare.</p>
<div id="attachment_9289" style="width: 605px" class="wp-caption aligncenter"><img class=" wp-image-9289 " alt="" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/Protesta-contra-la-sentencia-del-Tribunal-Contitucional-.-Foto-Fran-Afonso.jpg-12.jpg" width="595" height="397" /><p class="wp-caption-text">Foto Fran Afonso — www.franafonso.com</p></div>
<p>Le conseguenze di tutto ciò non sono ancora chiare ed è difficile da prevedere  cosa potrebbe accadere a tutte queste persone. In un <a href="http://tiempohabitualonline.blogspot.com/2013/10/organizaciones-rechazan-sentencia-tc-y.html">documento</a> firmato dalle principali associazioni di difesa dei diritti umani del paese, tra le quali la Commissione Nazionale per la Difesa dei Diritti Umani (CNDH), alla quale la sottoscritta appartiene, si dichiara che «<em>migliaia di dominicani e dominicane si vedranno impediti nell’esercizio dei loro diritti fondamentali, affronteranno quotidianamente il rischio di deportazioni di massa, affronteranno innumerevoli difficoltà nello studio, nel lavoro, nel pagamento delle loro assicurazioni sanitarie, nella riscossione delle loro pensioni, nel contrarre matrimonio civile, nell’apertura di conti correnti, nel fare acquisti e nel ricevere eredità; inoltre non potranno nemmeno uscire dal paese che li sta rifiutando perché non gli sarà rilasciato un passaporto</em>».</p>
<p>Di fatto verrà creato un esercito di apolidi senza diritti che non contribuirà certamente al miglioramento delle condizioni socio economiche del paese  in termini di sicurezza e di convivenza civile e ammesso che si decida in tempi non brevi di nazionalizzarli (anzi ri-nazionalizzarli)  secondo gli iter burocratici richiesti dal paese  per la concessione dei permessi di residenza provvisoria prima e definitiva dopo,  i costi per queste persone potrebbero essere veramente insostenibili.</p>
<p><strong>Il punto nodale della questione verte tutto sul  concetto di “<em>transito</em>”,  perché secondo le normative migratorie sarebbe in “transito” una persona che «circola nel territorio per non più di 10 giorni».</strong></p>
<p>Gli haitiani  dall’inizio  del XIX secolo e fino a tutti gli anni ’80 entrarono a fiotte nella Repubblica Dominicana grazie ad accordi migratori tra i due paesi  per essere impiegati come braccianti nelle piantagioni  di canna da zucchero. L’unica costanza di ingresso nel paese era rappresentata da una <em>ficha (</em>scheda) abbinata ad un numero,  che spesso era accettata anche dalle autorità amministrative  per poter inscrivere i  figli nel Registro Civile come dominicani. Successivamente, a causa della crisi del settore e dello sviluppo di un diverso modello economico,  rimasero in Repubblica Dominicana,  inserendosi in altri settori produttivi, come quello dell’economia informale, delle costruzioni, del lavoro domestico e della produzione  di caffè, riso  e banane.</p>
<p>Parallelamente, con il peggiorare delle condizioni socioeconomiche (e politiche) della vicina Haiti, aumentarono progressivamente anche il numero di coloro che riuscirono ad entrare in maniera illegale. <strong>Ad oggi, la sentenza, denazionalizzando di fatto tutti i dominicani figli di haitiani irregolari nati fin dal 1929, va a decretare lo stato di apolidia per circa tre, quattro generazioni di persone, di cui le ultime probabilmente,  saranno le più colpite</strong>. Molti giovani dominicani si troveranno a dover pagare per gli errori dei loro nonni o dei loro padri o addirittura per quelli del  Registro Civile,  nonché per le frodi elettorali commesse in epoca più moderna, nel caso dello scambio di documenti di identità con voti. I numeri sono controversi, si parla di 500mila/1milione di  persone tra dominicani di discendenza haitiana e haitiani presenti in modo irregolare sul territorio, ma probabilmente sono molti di più.</p>
<p>La sentenza del Tribunale Costituzionale, secondo il parere di avvocati, giudici e costituzionalisti che in questi giorni si sono espressi al riguardo, violerebbe apertamente almeno quattro articoli della Costituzione dominicana vigente e vari trattati internazionali firmati e ratificati dalla Repubblica Dominicana.</p>
<p>La Costituzione dominicana emanata nel 2010, nel tentativo di porre un argine alla crescente  immigrazione haitiana (incrementatasi in modo esponenziale soprattutto dopo il terremoto del 12 gennaio di quell’anno e della successiva epidemia di colera) ha modificato il principio di acquisizione della cittadinanza passando dallo “<em>Jus Solis</em>” allo “<em>Jus Sanguinis</em>”, ma confermando la nazionalità dominicana a tutti coloro i quali ne godevano prima dell’entrata in vigore della stessa.</p>
<p>La sentenza violerebbe intanto il  principio di irretroattività della legge, espresso dalla Costituzione nel suo articolo n. 110, poi, come abbiamo visto lo stesso concetto di nazionalità sancito nell’articolo 18. Viola inoltre il principio di interpretazione, per cui invece di emanare una sentenza in protezione del diritto inviolabile della persona, dichiara l’avvocato costituzionalista <strong>Cristóbal Rodríguez</strong>, ne emana una «<em>sulla base di un metodo interpretativo di tale diritto</em>».</p>
<p>Viola inoltre il diritto alla difesa e al debito processo, perché ordinando un registro di tutti gli stranieri presenti i nel Paese a partire dal 1929, vengono automaticamente messe dentro in un processo giudiziario centinaia di migliaia di persone che non hanno avuto la possibilità di discutere la loro posizione migratoria in sede legale.</p>
<p>Come dicevamo, difficile prevedere cosa accadrà e come tra un anno –questo il tempo concesso dal Tribunale Costituzionale per la redazione del registro– le autorità risolveranno il problema che una <strong>moltitudine apolide</strong> potrebb<em>e rappresentare. «Non ci saranno deportazioni di massa</em>», assicura  il Direttore Generale di Migrazione <strong>José Ricardo Taveras</strong>,  dichiarando alla stampa che non è assolutamente vero che «<em>le autorità dominicane commetteranno atti di ingiustizia</em>» ma che «<em>rispondendo al dramma umano di migliaia di haitiani residenti nel paese, non si può farlo al margine della legge</em>».  Resta sempre e comunque il fatto che Juliana per 28 anni non è stata una “haitiana residente nel paese” ma una cittadina dominicana iscritta nel Registro Civile.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-9290" style="margin: 10px 5px;" title="Protesta frente al Tribunal Constitucional Foto Fran Afonso" alt="" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/Protesta-contra-la-sentencia-del-Tribunal-Contitucional-.-Foto-Fran-Afonso.jpg-6-300x200.jpg" width="300" height="200" />Quello che più è certo è che la  Repubblica Dominicana incorrerà,  come già accaduto in passato,  in una condanna della <strong>Corte Interamericana dei Diritti Umani </strong>che sta esaminando la sentenza. Questo sembra un tentativo piuttosto maldestro e abbastanza arrogante, come già altri in passato,  di <strong>risolvere il problema  degli indici di povertà, sempre piuttosto elevati nel paese, denazionalizzando i più poveri tra i poveri</strong>, e cioè i discendenti di quegli haitiani che nei decenni passati hanno contribuito invece all’incremento  degli  indici (che paradosso) di crescita  economica della Repubblica Dominica.</p>
<p>Decine di associazioni sono insorte e stanno organizzando manifestazioni di condanna in varie parti del paese oltre ai ricorsi presso le istanze internazionali, dal  momento che la sentenza del Tribunale Costituzionale è inappellabile. Il Presidente della Repubblica, <strong>Danilo Medina</strong>, guarda un significativo silenzio. In una riunione tenuta appena qualche settimana  fa con delegati delle Nazioni Unite venuti nel Paese  proprio per discutere del tema dei dominicani di discendenza haitiana, ha dichiarato  che non può prendere parte nella questione per la  divisione dei poteri vigente nell’ordinamento costituzionale e che la Giunta Centrale Elettorale, l’organo che fino a  questo momento ha portato avanti la mano dura ( o il lavoro sporco) della nuova politica migratoria,  è un organo completamente indipendente nelle sue deliberazioni.</p>
<p>Tuttavia analisti coincidono nel fatto che il peso politico della sicura  condanna  degli organismi internazionali cadrà tutta sulla sua persona. Questo è vero solo in parte. La presidenza di Danilo Medina si sta caratterizzando per gli alti indici di consenso tra la  tra la popolazione grazie soprattutto alle sue politiche di riduzione degli sprechi che hanno caratterizzato il governo precedente di  Leonel Fernández, del suo stesso partito (Partito della Liberazione Dominicana). Inoltre sostanzialmente l’umore popolare dominicano vede nella politica migratoria più dura in modo generale e nella sentenza del Tribunale Costituzionale in modo particolare, una forma di risolvere il problema degli “haitiani”, identificando erroneamente come haitiani anche quelli come Juliana che di fatto non lo sono.</p>
<p>Alla base di tutto in Repubblica Dominicana  è  reale e si percepisce una  profonda discriminazione razziale e di classe, basata anche su antichi dissapori tra i due Paesi originatisi fin dalla dominazione haitiana sulla parte orientale dell’isola La Hispaniola durata dal 1822 al 1843. Alla fine, soprattutto, si tratta di una guerra tra poveri dove  vince chi ha il potere dello Stato dalla sua.</p>
<p> </p>
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		<title>Crisi commerciale dominico-haitiana</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jul 2013 02:27:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Annalisa Melandri — in esclusiva per l’ Indro — 19 Giugno 2013 Potrebbe rappresentare il detonante di una crisi diplomatica tra i due Paesi, la decisione del governo di Haiti di bloccare il commercio di carne avicola e derivati,  provenienti  dalla confinante Repubblica Dominicana. La decisione è stata presa la settimana scorsa, sulla base di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-9085" title="" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/haitianos-quieren-comprar-los-huevos-y-pollos-en-pais-porque-alla-son-mas-caros1.jpg" alt="" width="540" height="315" /></p>
<p>di Annalisa Melandri — in esclusiva per l’ <a href="http://www.lindro.it%20" target="_blank">Indro</a> — 19 Giugno 2013</p>
<p>Potrebbe rappresentare il detonante di una crisi diplomatica tra i due Paesi, la decisione del governo di Haiti di <strong>bloccare il commercio di carne avicola e derivati,  provenienti  dalla confinante Repubblica Dominicana</strong>. La decisione è stata presa la settimana scorsa, sulla base di una presunta, quanto inverosimile, epidemia di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Influenza_aviaria">influenza aviaria</a> (H5N1)  presente in Repubblica Dominicana.</p>
<p>Vista da qui la situazione ha del paradossale. Non esiste infatti nessun caso  di influenza aviaria nel Paese,  come dichiarato anche dalla Organizzazione Panamericana della Salute e dalle autorità dominicane. La decisione, da parte delle autorità haitiane, presa su indicazione della ministra della Salute, <strong>Florence Guillaume Duperval</strong> - e qui sta il primo paradosso <span id="more-9084"></span>- sarebbe stata adottata sulla base di una <strong>errata interpretazione di un comunicato del Ministero del Commercio e Industria che indicava la presenza di influenza aviaria nella Repubblica Dominicana</strong>.</p>
<p>Ma la cosa più grave, al di la dell’improvvisazione e della superficialità con la quale è stata adottata  una misura così drastica, è sicuramente il fatto che nel comunicato del Ministero del Commercio e Industria sarebbe stata scambiata l’influenza AH1N1 o febbre suina (forse ancora sull’onda della psicosi originata in seguito alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pandemia_influenzale_del_2009">pandemia</a> del 2009), che in Repubblica Dominicana ha registrato qualche caso, così come in altri Paesi della regione, con l’influenza aviaria, o H5N5, che a differenza della febbre suina colpisce gli uccelli e che può trasmettersi agli uomini.</p>
<p>L’altro paradosso è che sebbene la ministra haitiana Duperval abbia ammesso che si sia trattato di un «errore di redazione» nel comunicato del Ministero del Commercio e Industria,  <strong>una serie di incontri bilaterali tra le autorità dei due Paesi non sono ancora riusciti a risolvere la situazione.</strong></p>
<p>Il terzo paradosso è che se è vero che la misura colpisce  in maniera grave i piccoli e medi  produttori avicoli che lavorano con la frontiera, è vero anche che  la stessa popolazione haitiana si vede notevolmente colpita, non avendo Haiti certamente sviluppato una propria capacità produttiva:  il mercato binazionale che si tiene bisettimanalmente a Dajabón, proprio sulla linea di confine, è importantissimo per gli scambi di merci e prodotti e fondamentale per la stessa sopravvivenza degli haitiani.</p>
<p>A tredici giorni dalla decisione del governo haitiano,  nessuna soluzione si profila all’orizzonte, anzi, la situazione sembra complicarsi ogni giorno di più. Lunedì scorso i commercianti dominicani in segno di protesta hanno chiuso il  mercato  impedendo così l’ingresso ad Haiti  di ogni tipo di prodotto mentre  nella stessa giornata i rispettivi ministri degli esteri dei due Paesi si sono incontrati a  Santo Domingo. L’incontro tuttavia non ha ha dato nessun frutto e  sembrerebbe che il dominicano <strong>Carlos Morales Troncoso</strong> ne sia uscito visibilmente  irritato.</p>
<p>I danni infatti con il passare dei giorni diventano ingenti, l’Associazione Agroimprenditoriale Dominicana stima che la Repubblica Dominicana venda ad Haiti circa 25 milioni di uova e otto milioni di polli al mese. <strong>La superficialità con cui la stampa locale sta trattando la questione</strong>, che pure appare delicata per tanti aspetti, relegandola a pura notizia di cronaca, rende difficile un’analisi approfondita di quanto sta accadendo.</p>
<p>L’unica  degna di nota sembra quella del giovane economista <a href="http://www.annalisamelandri.it/2013/06/crisis-comercial-dominico-haitiana-ya-es-casi-crisis-diplomatica-entrevista-a-hecmilio-galvan/" target="_blank"><strong>Hecmilio Galván</strong></a>, direttore generale della Confederazione Nazionale dei Produttori del Settore Agricolo e Zootecnico (Confenagro) e  autore del libro ‘<em>La isla frente al espejo</em>’, 2012  (L’Isola allo specchio) sulle  relazioni tra i due Paesi, che nel suo articolo ‘<em><a href="http://www.almomento.net/articulo/138220/Unas-nuevas-relaciones-con-Haiti">Nuove relazioni con Haiti</a></em>’  scrive che «<em>la misura del governo haitiano sull’importazione di polli ed uova sembra avere uno sfondo  economico e politico e non sanitario e il suo obiettivo principale  potrebbe essere quello di provocare una deviazione del commercio  dalla Repubblica Dominicana verso altri paesi come il Brasile o gli Stati Uniti</em>».</p>
<p>In pratica «<em>si tratterebbe quindi di un’aggressione economica di gruppi corporativi che operano in quel Paese e che non si basa su ragioni sanitarie, né di biosicurezza,  ma sugli interessi di grandi importatori a danno delle migliaia di commercianti haitiani e  milioni di consumatori poveri di quel Paese. Mentre le importazioni dal Brasile o dagli Stati Uniti hanno bisogno di capitali, logistica e relazioni che solo posseggono le grandi imprese, il commercio con la Repubblica Dominicana è un’attività sociale di migliaia di piccoli commercianti haitiani</em>».</p>
<p>Galván vede inoltre come soluzione possibile la stipula di  «<em>regole e accordi chiari che permettano di dare una struttura a relazioni cosi importanti</em>». <strong>Nel frattempo le associazioni di produttori dominicani stanno esplorando soluzioni alternative per far fronte all’emergenza, come la possibile vendita di prodotti al Venezuela nel quadro dell’accordo Petrocaribe</strong> in vigore con quel paese. La difficoltà sta nel fatto che dovrebbero essere le istituzioni dominicane  a finanziare i produttori nazionali e ridurre così il debito dello Stato con Petrocaribe. Ce la farà l’economia nazionale, già in difficoltà  a sostenere questo gravoso e imprevisto impegno?</p>
<p>C’e da aggiungere inoltre che in realtà la  proibizione del commercio avicolo dalla Repubblica Dominicana era vigente dal  fin dal 2008, anno in cui effettivamente si registrarono nella zona orientale del Paese  alcuni casi di influenza aviaria in galli da combattimento. Tuttavia come spesso accade da queste parti, ad allarme  rientrato, la misura non venne mai revocata dalle autorità haitiane e il commercio si svolgeva liberamente.  Altro aspetto infine, ma non meno importante da tenere in considerazione, vista la pericolosità che rappresenta rispetto alla questione sociale, <strong>è  la presenza in Repubblica Dominicana di migliaia di haitiani: si calcola che rappresentino circa il 10 per cento della popolazione totale,  molti  dei quali in condizione migratoria non regolare. </strong></p>
<p>La Repubblica Dominicana nel tempo si è dimostrata fin troppo generosa con i suoi vicini, in occasione di ogni disastro climatico, in occasione del terremoto del 12 gennaio del 2010 e anche in occasione della recente epidemia di colera. L’ex presidente <strong>Leonel  Fernández</strong> ha donato al popolo haitiano appena l’anno scorso una nuova e fiammante università, nonostante le carenze del sistema universitario dominicano e il 6 giugno scorso, proprio mentre le autorità haitiane  decretavano la sospensione del commercio di prodotti avicoli dal vicino paese,  il presidente  dominicano Danilo Medina firmava uno storico accordo con il suo omologo Michel Martelly con la consegna di 44 vivai destinati al  piano di riforestazione di Haiti.</p>
<p><strong>Settori politici ultranazionalisti, riattizzando lo strisciante razzismo dominicano</strong>, stanno  chiedendo che vengano adottate misure migratorie più severe di quanto non lo siano già e soprattutto l’espulsione in massa di tutti i dominicani con posizione irregolare. Molti di loro,  nati in Repubblica Dominicana  da genitori irregolari, non hanno mai conosciuto il loro paese  di origine, non parlano il creolo e sanno solo che Haiti sta dall’altra parte dell’isola.</p>
<p> </p>
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		<title>“¡Viva las Mariposas!”</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 03:28:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica Dominicana]]></category>
		<category><![CDATA[Hermanas Mirabal]]></category>

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		<description><![CDATA[Con immenso piacere segnalo: Domenica 28 aprile 2013 ore 21.00 Cinema Teatro Dorico — Ancona Compagnia Marivò e Associazione culturale Ubiqua presentano Liberamente tratto da “In the Time of the Butterflies” di Julia Alvarez di Laura Bastianelli, Elena Bellu, Susanna Mobili “¡Viva las Mariposas!” Regia: Laura De Carlo con: Laura Bastianelli Elena Bellu Susanna Mobili [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8831" title="manifesto" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/manifesto-767x1024.jpg" alt="" width="614" height="819" /></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Con immenso piacere segnalo:</strong></p>
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<div><strong>Domenica 28 aprile</strong> 2013 ore 21.00<br />
Cinema Teatro Dorico — <strong>Ancona</strong></p>
<p><strong>Compagnia Marivò e Associazione culturale Ubiqua</strong><br />
presentano<br />
Liberamente tratto da “In the Time of the Butterflies” di Julia Alvarez</p>
<p>di <strong>Laura Bastianelli, Elena Bellu, Susanna Mobili</strong></p>
<p><span style="font-size: medium; color: #ff0000;"><strong>“¡Viva las Mariposas!”</strong></span></p>
<p>Regia: <strong>Laura De Carlo</strong></p>
<p>con:<br />
Laura Bastianelli<br />
Elena Bellu<br />
Susanna Mobili</p>
<p>Tecnico audio-luci:<br />
Marrico Rocchi</p>
<p>Servi di scena:<br />
Michele Grilli, Riccardo Stecconi</p>
<p>Trama:<br />
La bellezza, la vivacità e l’indomabile fragilità delle quattro sorelle Mirabal — passate alla storia come le eroine della lotta di liberazione dominicana contro la terribile dittatura del generale Trujillo, e ancora oggi celebrate in tutto il mondo nella Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne — avevano guadagnato loro il nome di battaglia di las mariposas, le farfalle. Nate in una famiglia benestante e colta, le quattro ragazze rimasero sempre legate da un affetto complesso e profondo, nonostante le notevoli diversità d’indole e destino; la ribelle Minerva sceglie giovanissima di frequentare la facoltà di giurisprudenza per poter diventare l’avvocato degli oppressi, Patria la devota arriva alla guerriglia per le vie imperscrutabili della fede religiosa, la frivola e romantica Mate s’impegna nella causa per amore, mentre Dedè, l’unica sopravvissuta e la meno incline all’impegno politico e alla rivolta, narrando molti anni dopo la loro polifonica storia, si riunisce finalmente e senza riserve alle sorelle.</p>
<p>Note di Regia:<br />
L’esigenza di mettere in scena questo spettacolo nasce dal desiderio di riflettere sui regimi totalitari e su quegli aspetti che li caratterizzano e che troppo spesso fanno capolino in paesi democratici. Così, il controllo dei mezzi d’informazione, la propaganda, lo svilimento della figura della donna ricorrono pericolosamente in luoghi, epoche e culture anche profondamente diversi tra loro.<br />
Fortunatamente, però, quando le persone ordinarie si trovano a vivere capitoli straordinariamente bui della storia, sono portate ad agire in maniera straordinariamente luminosa. È nel desiderio di recuperare una serena quotidianità che viene trovata la forza per affrontare i pericoli e i drammi di una rivoluzione.<br />
Così accade per le quattro sorelle Mirabal, nome di battaglia Mariposas. Nella quotidianità e per difendere la quotidianità, Patria, Minerva, Mate e Dedè diventano eroine della Repubblica Dominicana.<br />
In contrasto impietoso con l’espropriazione dei beni a favore del dittatore, l’abuso organizzato e sistematico delle ragazzine, le misteriose sparizioni degli oppositori, le torture, le uccisioni spiccano il sole cocente dell’isola caraibica, gli scherzi tra sorelle, il merengue, l’allegria, i colori vivaci, i sapori dolci.<br />
Al centro dello spettacolo la vita di queste donne comuni: gli amori, i figli, le risate, la religione, la rivoluzione. Una rappresentazione che restituisca la complessità tridimensionale alle quattro donne nelle loro molteplici sfaccettature, umori, idee, sentimenti, salvandole dal rischio di venire appiattite nell’iconografia di eroine rivoluzionarie.<br />
Laura De Carlo</p>
<p>Posto unico € 8<br />
per info e prenotazioni: <span id="emoba-6175"><span class="emoba-em">info<img src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/plugins/emoba-email-obfuscator-advanced/at-glyph.gif" alt="at"  class="emoba-glyph" />ubiquaz<img src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/plugins/emoba-email-obfuscator-advanced/dot-glyph.gif" alt="dot" class="emoba-glyph" />it</span></span><script type="text/javascript">emobascript('%69%6E%66%6F%40%75%62%69%71%75%61%7A%2E%69%74','&lt;span class="emoba-em">info&lt;img src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/plugins/emoba-email-obfuscator-advanced/at-glyph.gif" alt="at"  class="emoba-glyph" />ubiquaz&lt;img src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/plugins/emoba-email-obfuscator-advanced/dot-glyph.gif" alt="dot" class="emoba-glyph" />it&lt;/span>','emoba-6175','','','0'); </script> — 392.7353468</p>
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		<title>La Repubblica Dominicana sfida il gigante dell’oro</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2013/03/la-repubblica-dominicana-sfida-il-gigante-delloro/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 03:35:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Miei articoli/Mis artículos]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica Dominicana]]></category>
		<category><![CDATA[Barrick Gold]]></category>
		<category><![CDATA[Danilo Medina]]></category>
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		<description><![CDATA[La revisione del contratto con la canadese Barrick Gold, annunciato da Medina, riscuote consensi in patria e discussioni all’estero di Annalisa Melandri — in esclusiva per l’Indro — 8 Marzo  2013 Nel suo discorso alla nazione, pronunciato al cospetto dell’ Assemblea Nazionale il 27 febbraio scorso, in occasione del 169° anniversario dell’Indipendenza, il presidente della Repubblica [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8737" title="DANILO MEDINA PRESIDENTE REPUBLICA DOMINICANA PODIUM PALACIO" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/danilo-medina2.jpg" alt="" width="595" height="453" /></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;"><em><strong>La revisione del contratto con la canadese Barrick Gold, annunciato da Medina, riscuote consensi in patria e discussioni all’estero</strong></em></span></p>
<p>di <strong>Annalisa Melandri</strong> — in esclusiva per l’Indro — 8 Marzo  2013</p>
<p>Nel suo discorso alla nazione, pronunciato al cospetto dell’ Assemblea Nazionale il 27 febbraio scorso, in occasione del <strong>169° anniversario dell’Indipendenza</strong>, il presidente della Repubblica Dominicana <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Danilo_Medina">Danilo Medina</a></strong>,  ha toccato molti tempi importanti di interesse nazionale.</p>
<p>Per Medina si è trattato del suo primo discorso annuale della “<em>rendición de cuentas</em>” (assunzione di responsabilità) al paese, evento che quest’anno coincideva, oltre che con l’anniversario dell’Indipendenza Nazionale, anche con altre due  ricorrenze importanti per il popolo dominicano: <strong>il bicentenario della nascita di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Juan_Pablo_Duarte">Pablo Duarte</a></strong>, uno dei padri della Patria, e il 50° anniversario <span id="more-8736"></span>dell’insediamento di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Juan_Bosch">Juan Bosch</a></strong>, avvenuto il 27 febbraio del 1963, dopo le prime elezioni  libere e democratiche della storia politica della Repubblica Dominicana.<strong> Juan Bosch venne tuttavia  destituito per le sue posizioni progressiste pochi mesi dopo,  da un colpo di stato militare organizzato con l’appoggio degli Stati Uniti</strong>.</p>
<p>Danilo Medina ha definito  Juan Bosch, che nel 1973 fondò il partito al quale appartiene, il Partito della Liberazione Dominicana, PLD (di centro, liberale) come suo “<em>mentore, maestro e leader</em>” e ha detto che le priorità del suo governo saranno la “<em>lotta contro la disuguaglianza  e la povertà</em>” e la  trasformazione del sistema educativo.</p>
<p>Ha parlato di gestione di finanza pubblica e di politiche volte a evitare “<em>spese inutili  e irrazionali</em>”, di salute pubblica e di un piano programmato con il ministero delle Opere Pubbliche per il completamento della viabilità e degli alloggi popolari, di sicurezza della popolazione e del <strong>Piano Nazionale di Sicurezza Cittadina</strong> che una apposita commissione sta approntando, del settore agricolo e dell’allevamento e delle sfide e difficoltà che stanno attraversando   in questo momento.</p>
<p>I temi trattati sono stati molti e  tutti nevralgici per il paese e il discorso, nel suo complesso, al di là dell’ovvia retorica di circostanza, ha riscosso grande successo nella società civile,  contribuendo ad aumentare il <strong>già discreto indice di popolarità di Danilo Medina</strong>.</p>
<p>Uno tra i vari argomenti affrontati dal presidente ha tuttavia attirato, per la forma con il quale è stato affrontato, oltre al consenso generalizzato della popolazione, anche <strong>l’attenzione dei media internazionali</strong> e le preoccupazioni di una parte del settore imprenditoriale e di alcune rappresentanze diplomatiche presenti nel paese. Si tratta di quanto espresso da Danilo Medina rispetto al<strong>contratto che la Repubblica Dominicana ha con la canadese <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Proyecto_Pueblo_Viejo">Barrick Gold Pueblo Viejo</a> per lo sfruttamento delle risorse minerarie</strong>, oro e argento in modo particolare.</p>
<p>Da tempo ampi settori della società civile stavano reclamando la revisione delle condizioni finanziarie di tale contratto, stipulato dall’ex presidente<strong> Leonel Fernández</strong> con la Placer Dome alla quale nel 2006 era subentrata la Barrick Gold.</p>
<p>Allora, ha puntualizzato Medina,  “<em>il 25 marzo del 2002, alla borsa di Londra il prezzo dell’oro era quotato in 298 dollari l’oncia</em>”, oggi invece sta a <strong>1700 dollari  l’oncia</strong> “<em>sei volte più alto</em>”.</p>
<p>Il presidente  ha criticato la compagnia canadese, perché,  nonostante le decine di riunioni che hanno avuto luogo negli ultimi sei mesi con i suoi dirigenti, il  governo dominicano non è  riuscito “<em>a convincerla sulla necessità e l’urgenza di apportare le correzioni necessarie allo schema attuale di distribuzione delle entrate</em>”.</p>
<p><strong>Le condizioni sono cambiate e le circostanze sono diverse</strong>, “<em>se per mutuo accordo non cambiamo i termini fiscali del contratto durante i primi anni, va a finire che la Barrick Gold rimane praticamente con tutto e il popolo dominicano con niente</em>” ha aggiunto Danilo Medina.</p>
<p>La Barrick Gold, dallo sfruttamento della miniera di Pueblo Viejo, otterrebbe ai prezzi attuali dell’oro,  entrate al netto dei costi operativi di 2 miliardi e 600 milioni di dollari nei primi anni di produzione, “<em>recuperando il capitale iniziale investito in poco più di due anni</em>”.</p>
<p>“<strong><em>Mai prima di adesso, nella storia dell’umanità si è verificato che  un’ impresa estrattiva abbia  recuperato  il suo investimento in tanto poco tempo,  mentre lo Stato del paese ricettore dell’investimento sta ricevendo solo briciole</em></strong>” ha continuato il presidente  davanti di un’Assemblea sempre più entusiasta.</p>
<p>“<em>Dei 753 milioni di dollari  di entrate annuali di esportazione il Governo dominicano appena riceverà 56 milioni di dollari. In altre parole, durante i primi  anni, di ogni 100 dollari di entrate per le esportazioni di oro ed altri metalli, la Barrick ne riceverà  97 e il popolo dominicano 3! Questo, dominicane e dominicani è semplicemente <strong>inaccettabile</strong>!</em>” ha concluso Danilo Medina tra gli applausi dei presenti in piedi.</p>
<p>Le reazioni non si sono fatte attendere, nonostante durante il suo discorso il presidente abbia più volte ribadito che nel paese vige un clima ottimale per gli investimenti stranieri e che la certezza del diritto verrà garantita.</p>
<p>L’ambasciatore canadese in  Repubblica Dominicana, <strong>George Boisse</strong> ha detto che <strong>l’argomento riguarda solo l’impresa e la Repubblica Dominicana, che le relazioni tra i due paesi sono forti e stabili da molto tempo e che il dialogo risolverà tutto</strong>, mentre il capo della rappresentanza diplomatica statunitense, l’ambasciatore  <strong>Raúl Izaguirre</strong> ha invece dichiarato che la decisione del presidente Medina di rinegoziare il  contratto potrebbe avere “<strong>conseguenze</strong>”  per il paese e potrebbe essere “<strong>pericolosa</strong>” per le relazioni internazionali.</p>
<p>In particolare, proprio queste dichiarazioni hanno preoccupato alcune associazioni di imprenditori tra le quali l’<strong>Associazione Nazionale dei Giovani Imprenditori</strong> secondo la quale la presa di posizione di Danilo Medina rappresenterebbe una minaccia alla certezza del diritto e potrebbe disincentivare gli investimenti stranieri.</p>
<p>Anche se ancora non sono ben chiare le mosse future, per ora il governo dominicano continuerà sulla via del dialogo con la Barrick Gold che  ha offerto soltanto di anticipare le tassazioni future, e che ha dichiarato che non sono sul tavolo delle trattative  “<em>la rinegoziazione</em><em>del</em> <em> contratto, la ridefinizione delle regole e cambiare il quadro giuridico che protegge gli investimenti”.</em></p>
<p>Oltre alla difesa della sovranità nazionale e delle risorse del paese,  c’è anche da parte del governo l’impellente necessità di far cassa per far fronte all’enorme deficit fiscale rilevato al 2012 che ammonta a oltre 4 miliardi di dollari.</p>
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		<title>Tensione al confine tra Repubblica Dominicana e Haiti</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2013/02/tensione-al-confine-tra-repubblica-dominicana-e-haiti/</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Feb 2013 02:27:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Haiti]]></category>
		<category><![CDATA[Miei articoli/Mis artículos]]></category>
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		<category><![CDATA[migranti]]></category>

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		<description><![CDATA[A migliaia di haitiani senza documenti è stato negato il rientro dopo le feste. di Annalisa Melandri in esclusiva per L’Indro — 11 gennaio 2013 Momenti di tensione si stanno vivendo in questi giorni a Dajabòn in Repubblica Dominicana, nei pressi del confine dominico-haitiano.Migliaia di haitiani senza documenti hanno occupato il ponte sul fiume Masacre, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="aligncenter  wp-image-8583" title="haiti" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/haiti.jpg" alt="" width="578" height="395" /></h4>
<h4 style="text-align: center;">A migliaia di haitiani senza documenti è stato negato il rientro dopo le feste.</h4>
<p>di <strong>Annalisa Melandri</strong> in esclusiva per <a href="http://www.lindro.it/societa/societa-news/societa-news-esteri/2013-01-11/65195-repubblica-dominicana-haiti" target="_blank">L’Indro</a> — 11 gennaio 2013</p>
<p>Momenti di tensione si stanno vivendo in questi giorni a Dajabòn in Repubblica Dominicana, nei pressi del confine dominico-haitiano.<strong>Migliaia di haitiani senza documenti hanno occupato il ponte sul fiume Masacre</strong>, teatro nel 1937  del massacro — di qui il nome — di circa 15mila haitiani che furono trucidati in due giorni a colpi di <em>machete</em> per mano dell’esercito del dittatore dominicano<strong>Leónidas Trujillo</strong>. Una  vera e propria pulizia etnica, una delle pagine  più nere della storia recente dominicana.</p>
<p>Il 6 gennaio scorso, <strong>le autorità dominicane hanno negato l’ingresso a oltre duemila haitiani</strong>, che lavoravano privi di documenti  nei campi e nei cantieri edili della zona nord orientale della Repubblica Dominicana, ai quali  un accordo intercorso tra le autorità della Direzione Generale di Migrazione e il padre gesuita Regino Martínez, presidente dell’associazione <a href="http://www.solidaridadfronteriza.org/">Solidaridad Fronteriza</a>, aveva permesso di poter trascorrere le vacanze natalizie ad Haiti insieme ai loro familiari.<span id="more-8582"></span></p>
<p>Il gruppo di haitiani era entrato ad Haiti il 23 dicembre scorso, tuttavia,<strong> al momento di far ritorno in Repubblica Dominicana si è visto negare l’autorizzazione per il reingresso  nel paese, perché privi di documenti. </strong>La situazione con il trascorrere dei giorni  si è fatta via via più incandescente, ne sono nate  accuse reciproche tra l’ONG  e Josè Ricardo Tavares, direttore della Direzione Generale di Migrazione il quale ha dichiarato di <strong>non poter permettere l’entrata nel paese in forma illegale di migliaia di persone</strong>, mentre padre Martìnez ha accusato  le autorità di aver disatteso un accordo precedentemente stabilito.</p>
<p>I 2230 haitiani che facevano parte della lista di coloro ai quali il 23 dicembre è stato permesso l’ingresso in Repubblica Dominicana, hanno occupato il ponte sul fiume che collega i due paesi <strong>provocando il blocco  del commercio transnazionale  che avviene attraverso quella via tra i due paesi e la sospensione del mercato binazionale che si tiene due volte a settimana a Dajabón</strong> e che è di importanza nevralgica per le fragili economie familiari che vivono ai due lati della frontiera, oltre alla militarizzazione della zona e della linea di confine.</p>
<p>Padre Martìnez fin dal primo giorno è rimasto con gli haitiani in attesa che la situazione venisse risolta dalle autorità, mentre davanti agli uffici della  sua associazione  sono state  bruciate  gomme di auto da persone che non vedono di buon occhio il suo operato e il lavoro svolto in favore dei migranti.</p>
<p>Gli oltre duemila haitiani che a dicembre sono andati nel loro paese per le vacanze natalizie, <strong>da oltre cinque anni lavoravano in Repubblica Dominicana in forma illegale</strong>, cioè senza essere in possesso di regolari documenti  e di visti di ingresso nel paese. Da dieci anni  l’ONG <strong>Solidaridad Fronteriza</strong> congiuntamente con il vescovo della Diocesi di Mao-Montecristi <strong>sostiene e aiuta  i migranti haitiani nell’ espletamento delle formalità di legge</strong>, complicate e costose,  ed effettua  accompagnamento di gruppi di migranti al di qua e al di là della linea di frontiera che separa i due paesi. Da qualche anno, le due organizzazioni religiose hanno iniziato ad organizzare viaggi per le festività e di visita ai familiari inoltrando alla Direzione Generale di Migrazione una lista  completa dei migranti, con i loro dati e il luogo di lavoro in Repubblica Dominicana. Fino all’anno scorso  tutto si era svolto in modo abbastanza regolare.</p>
<p><strong>La legislazione  rispetto alla imponente immigrazione haitiana in Repubblica Dominicana, che ha originato un’impennata dopo il terremoto del 2010,  tuttavia si è complicata in questi ultimi anni, originando confusione e applicazioni arbitrarie ed erronee.</strong> Basti pensare infatti che fino al 2010 la Costituzione del paese riconosceva il principio dello<em>Ius Solis</em>,  la nuova Costituzione redatta in quell’anno  invece,  ha emesso una restrizione  in base al quale i figli di stranieri presenti illegalmente  nel territorio non ne  hanno diritto alla nazionalità. In alcuni casi questa modifica costituzionale è stata <strong>applicata  anche in forma retroattiva</strong> provocando la condanna delle organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani.</p>
<p>In una lettera inviata alla Direzione Generale di Migrazione, Padre Regino Martínez e il vescovo Diómedes Mercedes scrivono: <strong>“</strong><em><strong>Di fronte alla realtà della presenza e importanza economica dei lavoratori migranti</strong>  stabiliti da alcuni anni nella regione nordest, considerando il ritardo  istituzionale nell’implementazione  di una politica migratoria ragionevole e giusta e al fine di evitare il traffico di persone e le estorsioni  nei confronti dei  migranti e per garantire loro il passaggio  alla frontiera in modo organizzato e sicuro [abbiamo] offerto durante vari anni una <strong>soluzione umanitaria e transitoria</strong>, in attesa di un meccanismo di regolazione migratoria accessibile, veloce e coerente con la realtà  economica e sociale  della regione</em>”.</p>
<p><strong>Il tema dell’immigrazione haitiana in Repubblica Dominicana suscita da sempre reazioni contrastanti, spesso diametralmente opposte</strong>. Alcuni  settori, rappresentanti di istanze conservatrici e nazionaliste hanno condannato duramente l’operato dell’ONG  Solidaridad Fronteriza, accusando padre Regino di farsi  strumento di forze politiche che vogliono l’annessione dei due Stati. Se questa appare l’accusa più estrema,  certo è che la problematica è sentita fortemente dai dominicani che vedono nell’imponente presenza haitiana una <strong>minaccia per la sicurezza e  per l’occupazione</strong>. Quella che in una prima analisi sembrerebbe essere una guerra tra poveri ha radici lontane e risale ai ventidue anni di occupazione haitiana della Repubblica Dominicana intercorsi  tra il 1822 e il 1843.</p>
<p><strong>L’anti-haitianismo è un  sentimento ancora fortemente radicato nella società moderna dominicana,</strong> alimentato negli anni dai governi che si sono succeduti al potere. Ha provocato  livelli enormi di  violenza soprattutto, come abbiamo visto,  durante il  regime di Trujillo, che se da una parte effettuava la pulizia etnica al confine con Haiti nel tentativo di ‘dominicanizzare’ la frontiera e di ‘purificare’ la razza dominicana, nello stesso tempo stipulava accordi con il governo haitiano per permettere <strong> l’entrata in Repubblica Dominicana dei  braccianti da impiegare nelle piantagioni  di canna da zucchero</strong>.</p>
<p>Certo è che la manodopera haitiana è stata di fondamentale importanza per la crescita dell’economia della Repubblica Dominicana nel settore agricolo da oltre un secolo a questa parte. Gli  haitiani lavorano oltre che in quelle di canna da zucchero, anche nelle piantagioni di  caffè, di banane, di riso e di tabacco, e  nel settore edile, generalmente svolgendo lavori che la maggior parte dei dominicani non accettano più.</p>
<p>Proprio ieri il presidente<strong> Danilo Medina si è riunito con l’ambasciatore haitiano in Repubblica Dominicana Fritz Cineas e con José Ricardo Taveras della Direzione Generale di Migrazione</strong>, dopo che una  moltitudine di haitiani aveva circondato la sede consolare dominicana a Juana Méndez (Haiti)  minacciando i suoi  occupanti che sono stati evacuati sotto  stretta protezione militare.</p>
<p><strong>Le autorità dei due paesi, congiuntamente con il padre Regino Martínez, sembrerebbero aver  raggiunto  un accordo per cui sarà permesso l’ingresso in Repubblica Dominicana di  1080 haitiani.</strong>   Tuttavia, ulteriori divergenze nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa,  emerse in queste ore sulle modalità di espletamento dei documenti necessari (passaporti, atti di nascita e visti di ingresso) lasciano intendere che la situazione sia tutt’altro che risolta.</p>
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		<title>Elezioni Repubblica Dominicana 2012</title>
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		<pubDate>Sun, 20 May 2012 23:04:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Miei articoli/Mis artículos]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica Dominicana]]></category>

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		<description><![CDATA[  Sono le 8.30 del mattinodi lunedi 21 maggio, giorno successivo alle elezioni. I dati ormai sono abbastanza chiari, l’ultimo bollettino della Giunta Centrale Elettorale parla di un 51.30%per Danilo Medina (PLD) e di un 46.91% per Mejía (PRD). Il PRD comunica  di voler aspettare il conteggio totale dei voti per rendere pubblica la denuncia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7486" style="width: 229px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/elezioni.jpg"><img class="size-medium wp-image-7486 " src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/elezioni-219x300.jpg" alt="" width="219" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Danilo Medina (sin.) e Hipólito Mejía</p></div>
<p> </p>
<p>Sono le 8.30 del mattinodi lunedi 21 maggio, giorno successivo alle elezioni. I dati ormai sono abbastanza chiari, l’ultimo bollettino della Giunta Centrale Elettorale parla di un 51.30%per Danilo Medina (PLD) e di un 46.91% per Mejía (PRD).</p>
<p>Il PRD comunica  di voler aspettare il conteggio totale dei voti per rendere pubblica la denuncia e le prove sulle irregolarità  dei voti, che tuttavia molti analisti e giornalisti dubitano che abbia. Circa 4 punti di differenza sono troppi per poter parlare di brogli nel conteggio.<span id="more-7485"></span></p>
<p>Non ci sono ancora dati sui voti ottenuti singolarmente dai due grandi partiti, ambedue infatti partecipavano insieme ad altri partiti minori (13 con il PLD e 6 con il PRD) e ad oggi si conosce solo il dato complessivo.</p>
<p>L’astensionismo e’  stato del 31 % circa in netto aumento rispetto agli anni precedenti, si suppone che sia per il fenomeno di vendita del documento (e quindi non esercizio del voto) ampiamente denunciato da Participación Ciudadana (associazione civica osservatrice nel processo elettorale), dall’OEA e dalla stessa Giunta Elettorale.</p>
<p>Sicuramente la vittoria di Danilo Medina rassicura i mercati internazionali e gli investitori stranieri, Hipólito Mejía e’  una figura che lascia molte perplessità , imprevedibile, populista (il suo slogan era Llegó Papá, e arrivato papa’ …) e durante il suo governo tra il 2000 e il 2004 si e’  registrata la crisi bancaria più grave del paese dovuta ad una mega truffa (alcuni parlano della truffa bancaria più  grande del mondo) che ha portato l’economia e l’inflazione a livelli terribili.</p>
<p>Danilo Medina e Margarita Cedeño hanno fatto grandi promesse rispetto ai settori che più  hanno bisogno di investimenti, salute, educazione, settore agrario, il governo precedente pero’, del quale ne sono la perfetta continuità  si e’  distinto più per l’attenzione ai grandi capitali stranieri e alle  grandi opere che non per il sociale e i settori meno abbienti della popolazione.</p>
<p>L’OEA ha accettato la vittoria di Danilo Medina, tuttavia raccomanda al prossimo presidente della Repubblica e al partito che si troverà al governo di non influire sul prossimo processo elettorale. Cosa che evidentemente non ha fatto Leonel Fernández.</p>
<p>Staremo a vedere, certo e’ che grande sconfitta ne esce la democrazia. Non si riesce a capire come si possa parlare di libere e democratiche elezioni quando queste sono state caratterizzate da una presente e diffusa militarizzazione nel paese, da ambiguità sul ruolo e perfino sul presidente della Giunta Centrale Elettorale (che e’  anche un funzionario del PLD), da un uso sfrontato e massiccio delle risorse dello Stato nella campagna elettorale da parte del partito al governo, dalle denunce di compravendita del documento soprattutto da parte dei militanti del PLD.</p>
<p>Infine, la democrazia muore lentamente nel consolidamento  del bipartidismo e nella polarizzazione del panorama politico e sociale.  I partiti minori che potevano veramente rappresentare il “<em>deseo de cambio</em>” hanno a malapena raggiunto, tutti insieme  il 2% dei voti.</p>
<p>h. 11.30</p>
<p>La dirigente politica  Taína Gautreau,  del PLD passata recentemente al PRD,  denuncia che la compravendita dei documenti elettorali ha influito sull’8% dei voti  delle elezioni di ieri.  <strong>“Il potere ha lasciato solo il PRD di fronte alla situazione creata dal PLD. Anche quello che hanno fatto gli osservatori OEA e’ stato certificare quello fatto dalla Giunta Centrale Elettorale”.</strong></p>
<p>.…</p>
<p>20/05/2012</p>
<p>Si sono aperti questa mattina alle 6, e si sono chiusi da circa un’ora,  i seggi elettorali in tutta la Repubblica Dominicana per l’ elezione del nuovo presidente della Repubblica. Sono 6 i candidati. Il favorito secondo gli ultimi sondaggi della Gallup è Danilo Medina (50,6%) del Partido de la Liberación Dominicana (PLD) liberale, gruppo politico attualmente al governo (l’attuale presidente del paese  Leonel Fernàndez è anche il  presidente del partito). Segue a ruota Hipólito Mejía del Partido Revolucionario Dominicano, (PRD),  socialdemocratico, all’opposizione,  con il 44,6%.</p>
<p>Gli altri candidati sono: Guillermo Moreno (Alianza País con il 2%), Eduardo Estrella (Partido Dominicanos por el Cambio con l’1,4%), Max Puig (Alianza por la Democracia, circa 1%) e Julián Serulle (Frente Amplio, circa  1%).</p>
<p>Il popolo dominicano si è recato alle urne in questa giornata mosso da enorme  “<em>deseo de cambio</em>” (volontà di cambiare) che è la frase che più ha caratterizzato queste  intense e concitate settimane  di campagna elettorale. Non si riesce tuttavia a capire dove possa risiedere  questo cambiamento.</p>
<p>Danilo Medina e la sua candidata alla vicepresidenza,  Margarita Cedeño (moglie dell’attuale presidente Leonel Fernández),  rappresentano il pieno e assoluto continuismo della politica neoliberale del governo attuale. Tanto è  vero che lo slogan della campagna è  stato:  “<em>Continuar lo que está bien, Corregir lo que está mal y, Hacer lo que nunca se hizo”</em>, cioè “Continuare quello che va bene, Correggere  quello che va male e Fare quello che non si è mai fatto”.</p>
<p>D’altra parte il PLD,   proprio con Leonel Fernàndez, che non poteva ricandidarsi per una terza volta consecutiva, e che probabilmente lo rifarà nel  2016,  ha governato quasi ininterrottamente dal 1996 ad oggi. Il primer mandato di Fernández si é svolto tra  il 1996 e il 2000. Dal 2000 al 2004 Hipòlito Mejía (PRD), che aveva vinto le elezioni (il suo avversario fu allora Danilo Medina, come oggi) e che pensava di candidarsi ancora una volta, modificò la costituzione per permettere un secondo mandato consecutivo. Nel 2004 invece  perse proprio contro Leonel Fernández, che così governò ininterrottamente fino  ad oggi.  Dove sta il cambiamento? Sono ben 16 anni che in Repubblica Dominicana governano le stesse persone e gli stessi gruppi di potere.</p>
<p>Alcuni partiti minori si sono alleati o con l’uno o con l’altro (in qualche caso con l’uno e con l’altro) i due grandi partiti che formano il panorama politico dominicano e che tengono letteralmente divisa la popolazione.</p>
<p>Con il PRD vanno tra gli altri,  il Partido Humanista Dominicano (PHD) e l’ Alianza Social Dominicana (ASD) mentre  con il PLD,  la Fuerza Nacional Progresista, di estrema destra, il Partido Reformista Social Cristiano (dell’ex presidente Balaguer) e il  Partido de los Trabajadores Dominicanos (PTD) oltre a vari altri.</p>
<p>Alleanze quindi, molto variegate, spesso multiple, nel senso che nello stesso partito correnti diverse appoggiano diversi candidati, per nulla indicative della linea politica principale, ammesso che ne esista una, ma piuttosto una corsa a posti e ruoli garantiti in caso di vittoria.</p>
<p>La politica dominicana e ancor di più nel perido elettorale,  si conferma purtoppo in maniera anche abbastanza sfrontata e volgare come un gran mercato e una occasione per far carriera ed ottenere benefici di varia natura a discapito dei veri interessi del popolo.</p>
<p>Anche se la televisione, tutti i media in generale e la stessa Giunta Centrale Elettorale, perfino la OEA,  continuano a ripetere che tutto si è svolto nel modo migliore possibile, in un clima di grande civiltà,   continuano a giungere notizie preoccupanti ed  inquietanti, come la denuncia della compravendita dei documenti (per impedire di andare a votare) da parte dei militanti dei due partiti, denunce di frodi di vario tipo, arresti di numerose persone in possesso di armi nei pressi dei centri elettorali.</p>
<p>A  Capotillo, quartiere di Santo Domingo, militanti dei due partiti hanno dato inizio a una sparatoria, mentre il movimento La Multitud denuncia la presenza di “gruppi paramilitari” che “hanno atteggiamento di intimidazione, persecuzione e repressione e che si registrano già numerosi feriti in varie zone del paese”.</p>
<p>La Giunta Centrale Elettorale con l’emissione del “bollettino n. 0” ha dato avvio formale alle operazioni di voto dichiarando che già in nottata si conosceranno i risultati.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>1 Aggiornamento ore 20 (locali)</strong></p>
<p>La Giunta Centrale Elettorale ha dato disposizione di chiudere il canale 11 perché stava trasmettendo sondaggi raccolti “a boca de urna” cioè fuori dalle urne elettorali. Gli unici risultati ammessi per legge sono quelli che trasmetterà la stessa Giunta Centrale Elettorale nelle prossime ore.</p>
<p><strong>2 Aggiornamento ore 20.40 circa (locali)</strong></p>
<p>Primo bollettino  della  JCE: PRD 46.77%, PLD 51.02%, APD 0.12%, Frente Amplio 0.14%, DXC 0.22%, Alianza País 1.74%</p>
<p><strong>3 Aggiornamento ore 21.50 (locali)</strong></p>
<p>Esquea Guerrero denuncia che la Giunta Centrale Elettorale non sta computando i voti favorevoli al PRD ma solo quelli che favoriscono Danilo Medina e che i risultati del 1 bollettino sono completamente falsi</p>
<p><strong>4 Aggiornamento ore 22 circa (locali)</strong></p>
<p>secondo bollettino Giunta Centrale Elettorale PRD 46.86%, PLD 51.29%  PRD continua denuncia di gravi incongruenze ricordando anche che il presidente della Giunta Centrale Elettorale e’ un funzionario del PLD</p>
<p><strong>5 Aggiornamento ore 23 circa (locali)</strong></p>
<p>3 bollettino della Giunta Centrale Elettorale PLD 51,46%, PRD 46, 68% quasi il 40% dei seggi elettorali</p>
<p><strong>il PLD si dichiara vincitore</strong></p>
<p>…</p>
<p><strong>anche il PRD si dichiara vincitore  e parla di frode senza tuttavia essere in grado di fornire dati e prove</strong></p>
<p> </p>
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		<title>Trouble in paradise: intervista a Manuel María Mercedes, presidente della Commissione Diritti Umani della Repubblica Dominicana</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 01:55:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Comisión Nacional Derechos Humanos]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica Dominicana]]></category>
		<category><![CDATA[CNDH]]></category>

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		<description><![CDATA[di Maurizio Campisi  Con più di quattro milioni di turisti l’anno –quarta meta favorita in America Latina dopo Messico, Argentina e Brasile– la Repubblica Dominicana è considerata il classico paradiso tropicale. Una specie di prodotto usa e getta, consono alla nostra epoca, che non lascia il tempo di conoscere ed apprezzare la vera anima del [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7010" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/Santo-Domingo1-300x199.jpg"><img class="size-full wp-image-7010" title="Santo-Domingo1-300x199" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/Santo-Domingo1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Manuel María Mercedes</p></div>
<p>di <a href="http://www.mauriziocampisi.com/trouble-in-paradise-intervista-a-manuel-maria-mercedes-presidente-della-commissione-diritti-umani-della-repubblica-dominicana/" target="_blank">Maurizio Campisi </a></p>
<p>Con più di quattro milioni di turisti l’anno –quarta meta favorita in America Latina dopo Messico, Argentina e Brasile– la Repubblica Dominicana è considerata il classico paradiso tropicale. Una specie di prodotto usa e getta, consono alla nostra epoca, che non lascia il tempo di conoscere ed apprezzare la vera anima del posto e del suo popolo. Come non lascia nemmeno il tempo di conoscerne le contraddizioni o quanto meno le problematiche. Amnesty International, la Commissione nazionale per i diritti umani ed altre organizzazioni hanno provato a denunciare da tempo le deficienze del sistema e le violazioni ai diritti delle persone, trovandosi però di fronte il classico muro di gomma. Nel dicembre passato, la Cndh (Comisión Nacional de los Derechos Humanos) ha presentato il rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica Dominicana. La relazione, insieme al recente rapporto di Amnesty International (novembre 2011), non è piaciuta agli alti vertici dell’Interno e della Polizia che da allora segnalano una campagna di discredito nei confronti non solo dell’istituzione dello Stato, ma dell’immagine della nazione all’estero. Per farlo si sono scomodati lo stesso ministro dell’Interno, José Ramón Fadul ed il capo della Policia Nacional, José Armando Polanco. Qui sul blog ospitiamo un’intervista a Manuel María Mercedes, presidente della Cndh, una delle organizzazioni accusate dalla Polizia, con cui abbiamo conversato –grazie all’intermediazione di Annalisa Melandri– sulla natura delle violazioni ai diritti umani e delle questioni irrisolte della società dominicana.</p>
<p> </p>
<p><strong>Qual’è la situazione dei diritti umani nella Repubblica Dominicana?</strong></p>
<p>È una situazione difficile. E’ difficile infatti parlare di diritti umani di questi tempi, e se ne parliamo in maniera conforme ai patti ed ai convegni internazionali, troviamo in questo momento la Repubblica Dominicana in una posizione deficitaria. Questo perché i diritti umani comprendono i diritti civili e politici (detti di “prima generazione”), tra i quali ci sono i diritti individuali ed il diritto alla vita. Ciononostante, nel caso della Repubblica Dominicana, come si desume dalla Relazione sui diritti umani del 2011 che abbiamo presentato lo scorso 10 dicembre, abbiamo analizzato il problema della casa (dove esiste un deficit di un milione di alloggi), della salute (4 o 5 milioni di dominicani non hanno accesso alla salute), del lavoro –con una disoccupazione del 17%-. Inoltre, dobbiamo fare i conti con le 400–500 persone che ogni anno sono vittima dell’istituzione che è chiamata a proteggere i diritti umani e che vengono uccise in presunti “scontri a fuoco” e con una situazione come la tortura, con le carcerazioni generalizzate, e questo ci fa concludere che la situazione è abbastanza complicata e deprimente. C’è molto da fare rispetto a quelli che sono i diritti economici, sociali e culturali garantiti dalla Costituzione e noi stiamo dedicando il nostro sforzo maggiore perché questa situazione possa cambiare.<span id="more-7008"></span></p>
<p><strong> </strong><strong>Quali sono i casi più eclatanti sui quali state lavorando?</strong></p>
<p>I casi più preoccupanti si riferiscono alla situazione di insicurezza cittadina, che è uno degli elementi che si riferisce alle violazioni dei diritti umani. La mancanza di sicurezza è documentata da una grande quantità di morti, di carcerati, di persone torturate e in una serie di elementi che sono la conseguenza della strategia sbagliata dello Stato dominicano, che crede che con questi meccanismi può garantire una società tranquilla. Per esempio, nel 2010 ci sono stati un migliaio di omicidi, nel 2011 la cifra è salita a 1300, di cui trecento a mano della polizia, in presunti “conflitti a fuoco”. In questo contesto, il punto cruciale è rappresentato dalle esecuzioni extragiudiziarie realizzate dalla Policia Nacional, istituzione dello Stato e che, secondo la Costituzione e gli accordi internazionali, deve garantire il diritto alla vita di tutti i cittadini.</p>
<p><strong>Qual è la risposta delle autorità locali di fronte all’esigenza di un maggior rispetto dei diritti umani?</strong></p>
<p>Credo che questo sia l’unico Paese dove, in materia di diritti umani, le autorità rispondono con indifferenza, facendo ¨<em>oído sordo</em>¨ come diciamo qui. Noi, per esempio, nei giorni scorsia abbiamo organizzato una conferenza stampa per chiedere al capo della Policia Nacional di frenare le violazioni ai diritti umani. La risposta, però, è sempre stata la stessa: non abbiamo ragione, le nostre sono menzogne. Non indagano, non ci ascoltano e poi devono intervenire quando però è già tardi. Questo dimostra un grave problema con relazione ai diritti umani.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Qual è attualmente la situazione degli immigrati haitiani? Continua a rifiutarsi lo Stato dominicano a concedere lo status di rifugiati a queste persone?</strong></p>
<p>La política dello Stato è grave e viola la Dichiarazione Universale sui diritti umani e, nello specifico, la convenzione sui diritti civili, politici, economici, sociali e culturali. L’estremo di questa violazione sta nel fatto che più di 5000 dominicani di discendenza haitiana non possiedono documenti come risultato della politica di denazionalizzazione voluta dallo Stato attraverso la Giunta centrale elettorale. È una situazione sulla quale deve intervenire la comunità internazionale.</p>
<p>Inoltre, c’è anche un gran numero di immigrati che per venti-trenta anni, perfino per  50 anni, hanno dato la loro vita, i loro sforzi. Contrattati dallo Stato dominicano oggi si vedono negare ogni tipo di documento in una situazione di violazione totale dei diritti umani dei lavoratori immigrati. Bisogna ricordare che la Repubblica Dominicana non ha ratificato la Convenzione sui diritti dei lavoratori immigrati, che è stata approvata invece dalle Nazioni Unite. La Convenzione non è stata ratificata a causa del debito dello Stato con gli immigrati haitiani che, avendolo dato tutto, non stanno ricevendo nulla.</p>
<p><strong>Circa un 40% della popolazione dominicana vive in povertà. Quali misure sono state prese per ridurre questa percentuale che è tra le più alte dell’America Latina?</strong></p>
<p>Posso dire che non è stata presa nessuna misura e non esiste nemmeno nessuna strategia. Posso dire che è stato creato il piano <em>Comer es primero</em>, con il risultato di aver peggiorato le cose. Lo stesso vale per la <em>Tarjeta de Solidaridad</em> i cui risultati dimostrano che i dominicani che l’hanno ricevuta continuano ad essere poveri. Quando analizziamo gli studi degli organismi internazionali, ci rendiamo conto che la povertà nella Repubblica Dominicana è rimasta la stessa o addirittura è peggiorata. Non possiamo dimostrare che ci siano stati dei risultati, come si possono osservare per esempio in Brasile a conseguenza della politica di Lula, o in Venezuela dove le misure di Chávez hanno contribuito a diminuire la povertà. Qui si sono spesi milioni, si è investito con lo scopo di diminuire la povertà, ma al contrario quello che possiamo vedere è che i responsabili di queste politiche si sono arricchiti, mentre i poveri sono rimasti poveri, una costante nella società dominicana.</p>
<p><strong>Corruzione, narcotraffico, emigrazioni. Qual è l’emergenza inderogabile nella Repubblica Dominicana?</strong></p>
<p>L’emergenza principale, ed è documentata nella relazione sui diritti umani del 2011 che abbiamo appena pubblicato, è quella della corruzione. I dominicani sono preoccupati e le autorità devono intervenire prima che il paese si trasformi in un paese in fallimento. Lo stesso discorso vale per il narcotraffico, che è penetrato nei settori dello Stato al punto che alcuni –anche se io non sono d’accordo– stanno già parlando di narco-Stato. Certo che ad osservare la realtà ci rendiamo conto che, se proprio non siamo in presenza di un narco-Stato, siamo comunque sulla strada per diventarlo. Potremmo anche vivere situazioni come quelle messicane e colombiane, se non peggiori. Poi viene il problema degli immigrati, con l’aggravante che ci sono settori che sulla base del nazionalismo e del patriottismo hanno diviso la società dominicana. Si usa un linguaggio aggressivo e ci si dimentica che la Repubblica Dominicana è un paese che non solo riceve, ma invia emigranti. Più di un milione di dominicani vive all’estero e le rimesse che arrivano da fuori sono un toccasana per la nostra società. Poi, però, ci lamentiamo quando parliamo degli haitiani, obbligati dalla situazione economica a vivere qui, dove tutti i loro diritti sono violati e dove sono vessati e discriminati. Lo Stato dominicano deve farla finita con la miseria e le violazioni degli immigrati haitiani.</p>
<p><strong>La questione delle terre ha scatenato vari conflitti. Che situazione si vive al momento?</strong></p>
<p>È un problema complicato, per vari aspetti. Innanzi tutto perché non esiste una volontà política da parte dello Stato di applicare una distribuzione equa e poi perché non si vuole sviluppare un’autentica riforma agraria. Non esiste una volontà politica per mettere in pratica un piano di sviluppo nazionale che appoggi la produzione nazionale. Per esempio, nella relazione 2011, la Fao informa con molta precisione e chiarezza che la maggior parte delle terre della Repubblica Dominicana è stata acquistata da stranieri, mentre ci sono migliaia di persone che ne richiedono l’uso. La situazione è ancor più grave se si pensa che la maggior parte di questi terreni è stata acquisita da compagnie per la produzione di etanolo: mentre c’è tanta gente che non sa dove seminare per alimentare la propria famiglia, ci sono pochi beneficiari che possiede terra in quantità, nonostante la proibizione e regolarizzazione del latifondo da parte della Costituzione.</p>
<p><strong>L’Onu recentemente ha raccomandato il trattamento dei malati di Aids. Esiste una campagna di prevenzione nella Repubblica Dominicana per educare ed avvisare la popolazione?</strong></p>
<p>Nonostante si sia creata una commissione sull’Aids, questo organismo è immerso nella burocrazia. Gli avvisi di prevenzione vengono pubblicati sui mezzi di comunicazione, ma non arrivano a quelle persone che poi risultano contagiate. L’Aids è uno dei tanti problemi non risolti della società dominicana.</p>
<p><strong>Presto –a maggio– ci saranno le elezioni presidenziali. I candidati sono attenti al tema dei diritti umani?</strong></p>
<p>I candidati stanno parlano di tutto, ma non di implicarsi nell’elaborazione di politiche pubbliche, di strategie che garantiscano i diritti umani nella loro prospettiva più ampia, come il problema della casa, della salute, dell’educazione, del lavoro e dell’ambiente. Parlano molto, ma non presentano un programma, per esempio, per la costruzione del milione di alloggi che manca o per la riduzione della disoccupazione. Questi candidati continuano ad ingannare la società dominicana, come l’hanno fatto nei quasi cinquanta anni di vita democratica del nostro paese.</p>
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