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	<title>Annalisa Melandri&#187; Hernando Calvo Ospina</title>
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		<title>Hernando Calvo Ospina: “Stai zitto e respira a fondo”</title>
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		<pubDate>Sat, 17 May 2014 01:05:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ con estremo piacere che annuncio  l’uscita in Italia dell’ultimo  libro dello scrittore e giornalista colombiano  Hernando Calvo Ospina: “Stai zitto e  respira a fondo” in cui ricorda e racconta l’esperienza in carcere  in Ecuador negli anni ’80 in cui subisce prima la sparizione forzata e le torture della polizia segreta, e poi il carcere. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E’ con estremo piacere che annuncio  l’uscita in Italia dell’ultimo  libro dello scrittore e giornalista colombiano  <strong>Hernando Calvo Ospina</strong>: “<em>Stai zitto e  respira a fondo</em>” in cui ricorda e racconta l’esperienza in carcere  in Ecuador negli anni ’80 in cui subisce prima la sparizione forzata e le torture della polizia segreta, e poi il carcere. Una prosa fluida e brillante ne rendono la lettura estremamente gradevole nonostante il tema affrontato. La traduzione è a cura di Stefania Russo e <a href="http://www.annalisamelandri.it" target="_blank">Annalisa Melandri.</a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/10268442_882653938426711_25637007723424962_n.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-9596" alt="10268442_882653938426711_25637007723424962_n" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/10268442_882653938426711_25637007723424962_n.jpg" width="595" height="423" /></a></p>
<p> </p>
<p>La presentazione sarà il 25 maggio prossimo:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/hernando.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-9597" alt="hernando" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/hernando.jpg" width="576" height="432" /></a></p>
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		<title>Hernando Calvo Ospina: “La “pacificazione” in Colombia non si ferma neanche per prendere fiato ”</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Feb 2014 05:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[terrorismo di Stato]]></category>

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		<description><![CDATA[  di Annalisa Melandri 28/01/2014 Traduzione dallo spagnolo per Tlaxcala di   Francesco Giannatiempo   Hernando Calvo Ospina è autore di una dozzina di libri, tra cui “Colombia, laboratorio de embrujos. Democracia y terrorismo de Estado” (“Colombia, laboratorio di stregonerie. Democrazia e terrorismo di Stato”), che tratta della storia del sistema repressivo in questo paese. Di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/179338_1-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9458" alt="179338_1 (1)" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/179338_1-1.jpg" width="512" height="578" /></a></p>
<p> </p>
<p>di <a href="http://www.annalisamelandri.it">Annalisa Melandri</a></p>
<p>28/01/2014</p>
<p>Traduzione dallo spagnolo per<a href="http://www.tlaxcala-int.org/default.asp"> Tlaxcala</a> di   <a href="http://www.tlaxcala-int.org/biographie.asp?ref_aut=3001&amp;lg_pp=it">Francesco Giannatiempo</a></p>
<p> </p>
<p><i>Hernando Calvo Ospina è autore di una dozzina di libri, tra cui “Colombia, laboratorio de embrujos. Democracia y terrorismo de Estado” (“Colombia, laboratorio di stregonerie. Democrazia e terrorismo di Stato”), che tratta della storia del sistema repressivo in questo paese. Di seguito, ci racconta alcune tappe della “tradizione” violenta di uno Stato che mantiene l’immagine democratica.</i></p>
<p> </p>
<p><b>Annalisa Melandri. In America Latina, durante gli anni 70 e 80 la maggior parte dei paesi agonizzavano sotto dittature militari sanguinarie, come nei casi di Cile, Argentina e Uruguay tra gli altri. In Colombia, ad eccezione del Generale Rojas Pinilla che governò tra giugno del 1953 e maggio del 1957 e fu meno repressivo della maggioranza dei governi eletti, non ci sono mai stati né colpi di Stato né giunte  militari in senso stretto. Perché?</b></p>
<p>Hernando Calvo Ospina. Rileggendo la storia, ci rendiamo conto che in Colombia non è mai esistita una vera democrazia e quasi tutti i governi si sono distinti per le gravi violazioni ai diritti umani. Senza andare troppo indietro nel tempo, si prenda in considerazione il governo di Turbay Ayala (1978–1982), visto che ha avuto fondamentali peculiarità nel contesto repressivo. A un mese dal conferimento, promulgò lo Statuto di Sicurezza Nazionale, che fu il più vicino al modello imposto dalle dittature del Cono Sur, stabilendo i meccanismi a sostegno della terribile ondata repressiva che seguì. Le forze armate e quelle di polizia vennero investite di poteri straordinari, addirittura di quelli giudiziari. Venne criminalizzata ogni pratica politica e qualsiasi tipo di protesta sociale, associando tutto alla sovversione. Le forze armate presero il potere in Colombia attraverso un processo risalente agli anni sessanta, e senza danneggiare l’immagine “democratica”, grazie alla presenza di un civile a capo del governo.<span id="more-9490"></span></p>
<p>Turbay portò a termine ciò che il suo predecessore — Alfonso López Michelsen – aveva cominciato: militarizzare le città con il pretesto di porre termine alle “reti di appoggio” della guerriglia rurale. Secondo Amnesty International, 60mila persone passarono per le carceri, quasi tutte  certamente torturate. La quasi totalità senza alcuna relazione con i gruppi di guerriglieri che, nell’insieme, non arrivavano nemmeno ad avere mille combattenti. (1)</p>
<p>Un’altra peculiarità di questo governo è che, per la prima volta, la Colombia venne messa sotto giudizio dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani, come l’ONU. Fatto diventato consuetudine  fino a oggi. Anche a livello interno ci fu stupore, dato che alcuni “giovani” della borghesia intellettuale furono oggetto di repressione. E questo era troppo.</p>
<p> </p>
<p><b>Con il governo successivo di Belisario Betancur, cos’è successo? Non si è cercato in alcun modo una “pacificazione” nazionale?</b></p>
<p>Il governo di Belisario Betancur (1982–1986) è stato più “terribile” di quello di Turbay. Giunse alla presidenza parlando di pace, concesse l’amnistia ai prigionieri politici, e iniziò i dialoghi con alcune organizzazioni di guerriglieri. E allora cominciò la strage di ex prigionieri politici, dirigenti popolari e membri delle organizzazioni per i diritti umani. Certo, si disse che fosse responsabilità di sicari “ignoti” o di “nemici in agguato della pace”. Ma, poco a poco, venne confermato che si trattava di apparati speciali delle forze  di polizia e dell’esercito.</p>
<p>Questo governo istituzionalizzò la pratica più aberrante  della repressione statale, poiché in questo caso la vittima non era né viva né morta: la detenzione-sparizione. Questo governo, tra discorsi e negoziazioni di pace, cominciò anche a nazionalizzare il paramilitarismo. L’esercito coordinava, mentre proprietari terrieri, imprenditori e, in particolar modo, i narcotrafficanti finanziavano. Così venne fatta passare la “guerra sporca”, la cattiva immagine, a un apparato che giunse a essere essenziale al cuore del terrorismo di Stato. Questo governo fu responsabile dell’opposizione al disarmo delle FARC e alla loro conversione in partito politico; dell’inizio dello sterminio dei membri della Unión Patriótica – proposta dell’organizzazione guerrigliera con lo scopo di rinunciare  alle armi.</p>
<p><b> </b></p>
<p><b>Hernando, allora, si può dire  che la pratica del terrorismo di Stato è iniziata con questi governi? O ha altre origini?</b></p>
<p>Per comprendere l’attuale terrorismo di Stato, si devono ricordare i suoi primi passi lontani nel tempo. È fondamentale conoscere la storia, che ci dice che lo Stato colombiano è stato all’avanguardia continentale nella repressione della propria  popolazione.</p>
<p>Nei primi 25 anni del secolo passato iniziarono ad arrivare le aziende statunitensi che cercavano di impadronirsi principalmente di terre, oro, platino e petrolio. Bene, non se ne appropriarono: chiesero e i governi concessero loro. Nell’ottobre del 1924 ci fu uno sciopero contro la Tropical Oil. Sciopero che venne dichiarato “sovversivo”. Era la prima volta che si utilizzava questo termine nel paese per stigmatizzare e avere il pretesto di poter reprimere. Sui 3mila operai si lanciò l’esercito, che soltanto allora iniziava a essere un’istituzione nazionale.</p>
<p>Dinnanzi all’avanzata di scioperi e proteste, si pensò all’esistenza di un complotto internazionale del “comunismo”. A ciò, si sommò la creazione del Partito Socialista Rivoluzionario nel 1926. A metà del 1927, il ministro per la Guerra disse: ” L’onda impetuosa e demolitrice delle idee rivoluzionarie e dissolventi della Russia dei Soviet […] è venuta a colpire le spiagge colombiane, minacciando distruzione e rovina, spargendo il seme fatidico del comunismo .” (2) Non bisogna dimenticare che nel 1917 Lenin aveva creato il primo stato socialista.</p>
<p>Nell’ottobre del 1928, venne  promulgata la Legge di Difesa Sociale (Ley de Defensa Social), il cui cardine fu di proibire la formazione di organizzazioni di opposizione popolare e sindacale; impedire con ogni mezzo la diffusione di “idee socialiste”; stabilire meccanismi che condannassero rapidamente coloro che venivano implicati nei delitti contemplati da questa legge. Per di più, ometteva molto chiaramente chi fosse a decidere la legalità di un’espressione sociale  di anticonformismo. Questa legge segnò la regola nella concretizzazione di un contesto teorico altamente repressivo.</p>
<p>Così, la Colombia anticipò di 34 anni i teorici del Pentagono statunitense nella formulazione della dottrina che ordinava di combattere il “nemico interno”. (3)</p>
<p>Mi chiedo: differisce molto il precetto di questa legge del 1928 da ciò che viene attualmente disposto?</p>
<p> </p>
<p><b>Rispetto al tema di cui stiamo parlando, ovvero il terrorismo e la repressione di Stato, quali sono le differenze – se esistono – tra l’attuale governo del presidente Juan Manuel Santos e quello del suo predecessore, Álvaro Uribe?</b></p>
<p>In Colombia, il sistema repressivo non si ricicla: si modernizza e aumenta la propria socializzazione. Che necessità ha il presidente Santos di inventarsi altri meccanismi repressivi, quando li ha già tutti  a disposizione? Gli bastano e gli avanzano. L’unica cosa che sta facendo è seguire i passi di Uribe, che a sua volta si appoggiava a quelli di Andrés Pastrana, il quale riprese e aumentò quanto realizzato da Cesar Gaviria, che aveva adottato leggi altamente repressive per frenare le proteste che portarono la consegna dell’economia al neoliberismo.</p>
<p>Si ricordi che, quando fu ministro della Difesa di Uribe, si moltiplicarono i cosiddetti “falsi positivi”, ossia civili fatti passare come guerriglieri assassinati dall’esercito o dai suoi gruppi paramilitari, dimostrando così la propria “efficacia”. Santos oggi ripercorre i passi di Uribe, sebbene con un proprio stile. Uribe, con Santos ministro, mise la repressione in linea con il momento internazionale: la cosiddetta lotta contro il “terrorismo”. L’innovazione di Uribe fu di permettere alla CIA di portare la sua migliore tecnologia di spionaggio, repressione e morte, oltre che di consegnarle il coordinamento dei servizi di intelligence colombiani. In quel momento, Santos offrì più spazio al MOSSAD israeliano nelle operazioni di intelligence controinsurrezionale. Chissà se i militari e la polizia colombiana si vergognarono per il fatto di essere comandati da questi stranieri con grande esperienza. Ma è certo che, di fronte ai risultati, si sono levati gli applausi.</p>
<p> </p>
<p><b>Le differenze tra Santos e Uribe sarebbero più di forma che di sostanza?</b></p>
<p>Il modo di agire di Santos si differenzia da  quello di Uribe per lo stile. Per Uribe, proprietario terriero, la Colombia era la sua azienda, e la maggior parte degli abitanti, le sue vacche da mungere e uccidere. Santos fa parte dell’oligarchia tradizionale, abituata a governare, reprimere, abbeverare e uccidere le “vacche”, che si chiamino operai o contadini. In tal caso, reprime in maniera “naturale”, non ha necessità di gridare chi ha la frusta in mano.</p>
<p> </p>
<p><b>Si può dire che l’oligarchia colombiana, nell’ affanno di aggrapparsi al potere, si sia difesa facendo campagne di “pacificazione”? </b></p>
<p>Non bisogna dimenticare che l’oligarchia ha timore di tutto dato che, perfino uno sciopero di medici, è bastato a far dichiarare lo stato d’assedio! Tutte le oligarchie  del mondo hanno paura di perdere il potere e le relative ricchezze. E si saldano le differenze tra di loro quando i propri interessi vengono messi in pericolo. Poiché, loro sì che hanno coscienza di classe. La stessa che manca a molti dirigenti della sinistra  nel mondo. Le oligarchie della regione, a differenza di quella colombiana, sanno assorbire, integrare e manipolare la protesta sociale senza necessità di arrivare ai livelli repressivi usati in Colombia. Qui, le “campagne di pacificazione” non si fermano neanche per prendere fiato, che di certo non manca all’oligarchia per la sua azione repressiva.</p>
<p>Si è visto come cambia tattica, forma, come si predispone; ma la repressione contro il popolo non si è fermata, in particolare dal 1948, anno dell’assassinio del dirigente del partito Liberale, Jorge Eliecer Gaitán. Sebbene questa sia nata come strategia controinsurrezionale agli inizi degli anni cinquanta, periodo in cui i contadini delle pianure orientali e di altre zone del paese cominciarono a organizzarsi per richiedere terra e riforme. La Colombia ebbe la prima scuola controinsurrezionale dell’America Latina nel 1959. Le FARC e il ELN (Ejército de Liberación Nacional, Esercito di Liberazione Nazionale –) nacquero nel 1964…</p>
<p> </p>
<p><b>I dialoghi in atto a Cuba tra il gruppo di guerriglieri delle FARC e il governo colombiano, sembra che abbiano prodotto accordi su alcuni punti importanti. Malgrado ciò, dall’inizio di questo processo sono già tanti i morti e gli arresti illegali tra i combattenti per i diritti sociali e gli appartenenti alla Marcha Patriótica. Può essere una strategia del potere per  stancare l’opposizione e, intanto, prendere tempo? Quanto dovrà aspettare il popolo colombiano per vivere in pace e  con una giustizia sociale?</b></p>
<p>Dovunque  vadano a finire le organizzazioni popolari, sindacali, contadine o la Marcha Patriótica, ci saranno sempre processi o assassinii di alcuni dei loro dirigenti e dei loro militanti. Non dimenticarti che: “Spaventane uno e ne spaventerai cento. Uccidine uno e ne spaventerai mille “.</p>
<p>Ciò che sta accadendo è che una parte del popolo colombiano ha una capacità di resistenza  e di lotta incredibili. Non smette di stupirmi! Mi tolgo il cappello un milione di volte davanti a quelli che continuano a lottare laggiù, nel nostro paese, dove ci abituano a convivere con la morte, l’assassinio e la repressione. Un posto dove un dirigente sindacale o un contadino, un uomo o una donna, di colore o indio, non vengono salutati normalmente, tipo: “come si è alzato stamattina?”, ma così: “ma come?, si è alzato stamattina!?”</p>
<p>Quanto dovrà attendere il popolo colombiano per poter vivere in una reale democrazia, senza la paura di essere uccisi da proiettili o dalla fame? Quando la maggioranza si unirà e lo pretenderà, sia nelle città che nei campi. È ora che finisca questa lunghissima notte e che “la libertà sublime cosparga le aurore”, come recita l’inno nazionale. Può succedere in qualsiasi momento, visto che già esistono tutte le condizioni.</p>
<p> </p>
<p><b>Note</b></p>
<p>1) In quel momento, i principali gruppi di guerriglieri erano le Forze Armate Rivoluzionare della Colombia (FARC Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia);l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN — Ejercito de Liberación Nacional); L?Esercito di Liberazione Popolare (EPL — Ejército Popular de Liberación), il Movimento 19 Aprile (M-19) e l’Autodifesa Operaia (ADO-Autodefensa Obrera).</p>
<p>2) Documenti del Ministero della Guerra, Ignacio Rengifo , 1927 . Citato in Renán Vega Cantor: Colombia entre la Democracia y el Imperio . Editorial El Búho, Bogotá, 1989.</p>
<p>3) Hernando Calvo Ospina. Colombia, laboratorio de embrujos. Democracia y terrorismo de Estado. Ed. Foca. Madrid, 2008.</p>
<p> </p>
<p> </p>
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		<title>Hernando Calvo Ospina: l’uomo che minacciava la Francia</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 02:39:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Società/Sociedad]]></category>
		<category><![CDATA[Hernando Calvo Ospina]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando nell’aprile del 2009 all’aereo sul quale viaggiava venne  negata l’autorizzazione a sorvolare lo spazio aereo degli Stati Uniti perche’ il suo nominativo era inserito in una lista di persone non gradite “per motivi di sicurezza personale”, lo avevamo denunciato qui.  Successivamente un caso analogo accadde  a Paul Emile Dupret, cittadino belga e consigliere del [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="titolo">
<div id="attachment_6904" style="width: 170px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/images.jpg"><img class="size-full wp-image-6904" title="images" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/images.jpg" alt="" width="160" height="194" /></a><p class="wp-caption-text">Hernando Calvo Ospina</p></div>
</div>
<div></div>
<div><em>Quando nell’aprile del 2009 all’aereo sul quale viaggiava venne  negata l’autorizzazione a sorvolare lo spazio aereo degli Stati Uniti perche’ il suo nominativo era inserito in una lista di persone non gradite “per motivi di sicurezza personale”, lo avevamo denunciato <a href="http://www.annalisamelandri.it/2009/09/guerra-al-terrorismo-o-nuovo-maccartismo/" target="_blank">qui</a>.  Successivamente un caso analogo accadde  a Paul Emile Dupret, cittadino belga e consigliere del gruppo Sinistra Unitaria del Parlamento Europeo. Hernando Calvo Ospina vive e lavora in Francia da oltre venticinque anni e ha due figli francesi. La Francia gli ha negato recentemente la nazionalita’ con motivazioni inaccettabili. Chi osa parlare di Unione Europea? Esiste la sovranita’ europea?  (A.M.)</em></div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div>di R. L.</div>
<div>Fonte: <a href="http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Gennaio-2012/pagina.php?cosa=1201lm07.01.html" target="_blank">Le Monde diplomatique</a></div>
<div></div>
<div id="testo">Il ministero dell’interno, dell’oltremare, delle collettività territoriali e dell’immigrazione ha recentemente rifiutato la nazionalità francese al nostro collaboratore colombiano Hernando Calvo Ospina, residente in Francia da venticinque anni e padre di due figli francesi. La decisione è stata motivata in una lettera dello scorso 22 settembre.<span id="more-6903"></span></div>
<div></div>
<div>Il vicedirettore dell’ufficio interessato, Laurent Audinet, spiega che non si è ritenuto «opportuno» acconsentire alla richiesta di una persona che figura dal 2009 in «<em>una lista americana di persone a cui è proibito sorvolare lo spazio aereo degli Stati uniti</em>». Condanna inoltre le «relazioni» di Calvo Ospina «<em>con la rappresentanza diplomatica cubana a Parigi</em>», l’analisi critica del giornalista di quelle che egli considera «<em>misure di ritorsione prese dall’Unione europea contro il regime castrista</em>» o ancora i suoi incontri con «<em>diversi membri delle Forze armate rivoluzionarie di Colombia (Farc) nel corso delle [sue] attività</em>». In altri termini, ciò che si rimprovera al nostro collaboratore è di avere fatto il suo lavoro, espresso la propria opinione e contrariato Washington.</div>
<div></div>
<div>Le Monde diplomatique ha sollecitato chiarimenti sul come sia possibile che:</div>
<div></div>
<div>– un divieto americano di sorvolo del suo territorio influisca sull’attribuzione della nazionalità francese;</div>
<div>– essere in contatto con una delegazione diplomatica riconosciuta dal Quai d’Orsay disturbi il ministero dell’interno;</div>
<div>– una critica non alla Francia, ma alle sue scelte diplomatiche, denoti una mancanza di «lealtà» verso un paese democratico;</div>
<div>– un contatto di Calvo Ospina con membri delle Farc «in occasione delle [sue] attività di giornalista» crei dei problemi laddove non ne hanno mai creati incontri dello stesso tipo con membri del Cartello di Medellín, ad esempio.</div>
<div>Nonostante le nostre pressioni, il ministero dell’Interno non ha risposto.</div>
<div></div>
<div id="linke"><strong>note:</strong><br />
(Traduzione di G. P.)</div>
<div></div>
<div>Leggi anche:</div>
<div>
<p><a href="http://hcalvospina.free.fr/spip.php?article371" target="_blank">Quella della fortezza assediata è una sindrome o è reale?</a> di Gianni Mina’</p>
<p><a href="http://hcalvospina.free.fr/spip.php?article370" target="_blank">Al periodista colombiano Hernando Calvo Ospina se le niega la nacionalidad francesa</a> de Santiago Alba Rico (con el texto del documento de denegacion de la nacionalidad)</p>
</div>
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		</item>
		<item>
		<title>Hernando Calvo Ospina: El Equipo de Choque de la CIA</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2011/01/hernando-calvo-ospina-el-equipo-de-choque-de-la-cia/</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 05:17:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[El equipo de choque de la CIA]]></category>
		<category><![CDATA[George Bush]]></category>
		<category><![CDATA[Hernando Calvo Ospina]]></category>
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		<description><![CDATA[El Equipo de Choque de la Cía. Cuba, Vietnam, Angola, Chile, Nicaragua. Il Corpo d’élite della Cia. Cuba, Vietnam, Angola, Cile, Nicaragua di Hernando Calvo Ospina El Viejo topo, 19 euro La storia del Il Corpo d’ Elite della Cia (El Equipo de Choque), la squadra d’assalto per la realizzazione delle operazioni «sporche» della politica [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/imagen-libro-CIA-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4993" style="margin: 10px;" title="El equipo de choque de la CIA" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/imagen-libro-CIA-2.jpg" alt="" width="300" height="500" /></a></p>
<p><strong>El Equipo de Choque de la Cía. Cuba, Vietnam, Angola, Chile, Nicaragua.</strong></p>
<p>Il Corpo d’élite della Cia. Cuba, Vietnam, Angola, Cile, Nicaragua</p>
<p>di <strong>Hernando Calvo Ospina </strong></p>
<p>El Viejo topo, 19 euro</p>
<p>La storia del Il Corpo d’ Elite della Cia (<em>El Equipo de Choque</em>), la squadra d’assalto per la realizzazione delle operazioni «sporche» della politica estera degli Stati uniti, ha inizio in Guatemala nel 1954 con l’operazione conosciuta come Pb Success. Fu un’operazione di destabilizzazione, di «<em>guerra psicologica, mercenaria e paramilitare</em>» che si concluse con il colpo di stato contro il presidente Jacobo Arbenz.</p>
<p>Arbenz nel 1951 aveva vinto le prime elezioni libere di quel paese e aveva dato avvio a un’importante riforma agraria nonché a una serie di politiche progressiste volte a limitare il potere delle imprese straniere che operavano in Guatemala. Tra le più colpite dalle riforme, vi fu la United Fruit Company definita un vero e proprio «<em>stato nello stato</em>» per il potere politico ed economico che deteneva. Tra i suoi azionisti figuravano John Foster Dulles e il fratello Allen, allora rispettivamente segretario di stato degli Stati uniti e direttore della Cia.</p>
<p>Tuttavia è con i tentativi di rovesciare fin dal principio la rivoluzione cubana del 1959, che il gruppo si consolida e si qualifica. Negli anni successivi lo ritroveremo come attore principale in ogni tentativo di imporre con mezzi non democratici l’imperialismo statunitense nel pianeta. <em>El Equipo de Choque de la Cía</em>, costituitosi pertanto come una vera e propria squadra di terrorismo internazionale, non operò solamente in America latina. Il Congo fu il primo paese africano dove approdò e dove partecipò alla destabilizzazione politica culminata con l’assassinio nel 1961 di Patrice Lumumba, fondatore nel 1958 del Movimento nazionale congolese, fautore dell’indipendenza del suo paese e simbolo delle lotte indipendentiste in Africa.</p>
<p>Scrive Hernando Calvo Ospina che è in Vietnam che il «Corpo d’Elite» si «<em>amplia, si qualifica, si consolida e si perfeziona</em>», utilizzando metodi di una crudeltà indescrivibile soprattutto contro i Vietcong del Fronte di liberazione nazionale (Fln). In una testimonianza resa dinanzi al Congresso degli Stati uniti, William Colby, direttore dell’Agenzia in Vietnam tra il 1973 e il 1976, confessò che il Programma Phoenix (conosciuto anche come Programma di Pacificazione Rapida) era stato concepito per «<em>proteggere la popolazione dal terrorismo comunista</em>». Riconobbe la morte di 20.587 persone tra il 1968 e il 1971, l´87% delle quali – disse – era caduto nel corso di combattimenti. Tuttavia, indagini successive dimostrarono che per «proteggere la popolazione dal terrorismo comunista» erano stati giustiziati sommariamente circa 40mila sospetti.</p>
<p>Questo lavoro di Calvo Ospina rappresenta una ricerca minuziosa che evidenzia il ruolo chiave svolto, in tutte le operazioni eseguite dal «corpo d’Elite», non solo da personaggi che poi ricopriranno incarichi di prestigio nel panorama politico degli Stati uniti, ma anche da mercenari cubani anticastristi, terroristi di mezzo mondo e mafiosi colombiani e italiani.</p>
<p>Un intreccio di nomi che ricorre frequentemente in circostanze, tempi e paesi diversi. George H. Bush (padre) e Porter Goss li troviamo insieme nella preparazione e realizzazione del «Progetto Cuba», il piano Cia per rovesciare Fidel Castro, approvato dal presidente Eisenhower. George Bush padre fu inserito nel circuito dei servizi di sicurezza statunitensi e nel «Progetto Cuba» da quello stesso Allen Dulles che avevamo già visto qualche anno prima in Guatemala, azionista della UnitedFruit Company e capo della Cia. Porter Goss era invece nell’ambito del «Progetto Cuba», l’uomo incaricato di reclutare i mercenari cubani. Diventerà nel 2004, a sua volta direttore della Cia, nominato da George W. Bush figlio.</p>
<p>Tutti gli altri uomini del «Progetto Cuba» erano stati reclutati tra i partecipanti al Pb Success guatemalteco, un successo rispetto al fallimento dei numerosi propositi di intervento nell’ isola ribelle messi a punto dall’ Agenzia a partire dal 1960 in avanti. Fu da quel momento che Kennedy, nell’ambito della Guerra Fredda e della conseguente lotta contro la nascente «minaccia comunista», impose la Dottrina di sicurezza nazionale. Un imperativo quasi religioso che tante vittime causò in America latina e nel resto del mondo con l’appoggio diretto degli Stati uniti alle  peggiori dittature della storia moderna.</p>
<p>Racconta tutto ciò e altro ancora questo libro del giornalista e scrittore colombiano (residente a Parigi) Calvo Ospina, autore tra gli altri di <em>Dissidenti o mercenari?</em>; <em>Cuba: la guerra occulta del Ron Bacardi </em>(entrambi editi in Italia da Achab), <em>Colombia: laboratorio de embrujos, democracia y terrorismo de Estado</em> (2008).</p>
<p>Calvo Ospina è inoltre collaboratore fisso di <em>Le Monde diplomatique</em>.</p>
<p>Si tratta, per la casa editrice spagnola El Viejo Topo, della riproposizione di un lavoro di ricerca notevole, già presentato al Salone del libro di L’Avana nel 2008 con il titolo <em>Bush y el Equipo Estrella de la Cia</em>, successivamente tradotto e pubblicato anche in Francia.</p>
<p>di <strong>Annalisa Melandri</strong> – <a href="http://www.annalisamelandri.it/">www.annalisamelandri.it</a></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">recensione  per  <em><a href="http://www.monde-diplomatique.it/" target="_blank">LE MONDE diplomatique</a> </em> in vendita con  <em>il manifesto</em> per  tutto il mese di gennaio  2011</span></p>
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		<title>Hernando Calvo Ospina: Il massacro delle bananiere</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 16:23:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Hernando Calvo Ospina]]></category>
		<category><![CDATA[Masacre bananeras]]></category>
		<category><![CDATA[paramilitarismo]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo di Stato]]></category>
		<category><![CDATA[United Fruit Company]]></category>

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		<description><![CDATA[Non si è trattato del  frutto della  fantasia  del colombiano Gabriel García Márquez, premio Nobel della Letteratura. No. Quello da  lui ha narrato  nella sua opera principale  «Cent’ anni di solitudine»  fu la triste realtà. Il massacro e la repressione degli operai iniziò all’alba del 6 dicembre del 1928 e proseguì per tre settimane. Avvenne [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!--[if gte mso 9]><xml> <w:worddocument> <w:view>Normal</w:view> <w:zoom>0</w:zoom> <w:trackmoves /> <w:trackformatting /> <w:hyphenationzone>14</w:hyphenationzone> <w:punctuationkerning /> <w:validateagainstschemas /> <w:saveifxmlinvalid>false</w:saveifxmlinvalid> <w:ignoremixedcontent>false</w:ignoremixedcontent> <w:alwaysshowplaceholdertext>false</w:alwaysshowplaceholdertext> <w:donotpromoteqf /> <w:lidthemeother>ES</w:lidthemeother> <w:lidthemeasian>X-NONE</w:lidthemeasian> <w:lidthemecomplexscript>AR-SA</w:lidthemecomplexscript> <w:compatibility> <w:breakwrappedtables /> <w:snaptogridincell /> <w:wraptextwithpunct /> <w:useasianbreakrules /> <w:dontgrowautofit /> <w:splitpgbreakandparamark /> <w:enableopentypekerning /> <w:dontflipmirrorindents /> <w:overridetablestylehps /> </w:compatibility> <m:mathpr> <m:mathfont m:val="Cambria Math" /> <m:brkbin m:val="before" /> <m:brkbinsub m:val="&#45;-" /> <m:smallfrac m:val="off" /> <m:dispdef /> 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<p style="text-align: center;"><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/masacre-pie-22-580b.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4878" title="Masacre de las bananeras" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/masacre-pie-22-580b.jpg" alt="" width="580" height="432" /></a></p>
<p><strong>Non si è trattato del  frutto della  fantasia  del colombiano Gabriel García Márquez, premio Nobel della Letteratura. No. Quello da  lui ha narrato  nella sua opera principale  «Cent’ anni di solitudine»  fu la triste realtà. Il massacro e la repressione degli operai iniziò all’alba del 6 dicembre del 1928 e proseguì per tre settimane. Avvenne  nelle piantagioni di banane della United Fruit Company, nel <em>Caribe</em></strong> <strong>colombiano. Così nacque  il  terrorismo di Stato in Colombia…</strong></p>
<p>Di <strong>Hernando Calvo Ospina*</strong></p>
<p>fonte:  <a href="http://hcalvospina.free.fr/" target="_blank">http://hcalvospina.free.fr/</a></p>
<p>In Colombia, all’alba del ventesimo secolo,  i giacimenti di petrolio, oro, platino ed altri minerali preziosi erano praticamente  regalati alle imprese statunitensi o inglesi. Allo stesso modo, erano ceduti loro vasti territori  per lo sfruttamento illimitato di banano, cacao, tabacco e caucciù. Con il beneplacito del governo, il personale utilizzato da queste compagnie era trattato come nel  periodo coloniale.</p>
<p>La nascente industrializzazione di quel primo ventennio dette origine a  una borghesia urbana e a una classe operaia che poco a poco andava reclamando  migliorie sociali. Seguendo il loro esempio, i contadini, gli indigeni e gli artigiani cercavano di  organizzarsi. I nuovi movimenti rivendicativi dettero origine  così alle prime organizzazioni sindacali e politiche.<span id="more-4877"></span></p>
<p>Questo originario processo ricevette un apporto esterno fondamentale. Nel  1917 si ebbe la Rivoluzione d’Ottobre in Russia guidata da Vladimir Lenin e la  formazione dell’Unione sovietica con la prima esperienza di costruzione del socialismo. Tali avvenimenti avrebbero influenzato in modo determinante il pensiero politico e sociale mondiale, come avvenuto nel 1798 con la Rivoluzione Francese.  In Colombia non meno che altrove, anche perché la parola “socialismo” non era sconosciuta in alcuni ambienti intellettuali liberali.</p>
<p>Ora l’uguaglianza sociale poteva essere  vista come  una possibilità. Con le mobilitazioni e gli scioperi si stavano ottenendo diritti e concessioni inimmaginabili alcuni anni prima e l’avanguardia della lotta era  rappresentata dagli operai petroliferi  della Tropical Oil Company.</p>
<p>Agli occhi del governo conservatore, dell’oligarchia e della gerarchia ecclesiastica – i maggiori latifondisti del paese,   l’organizzazione e il malcontento sociale erano la prova dell’esistenza di  un complotto comunista internazionale per porre fine alle loro proprietà ed esistenze.  La loro paranoia aumentò quando nel 1926 si costituì il   Partito Socialista Rivoluzionario, un’alternativa ai partiti tradizionali,  Liberale e Conservatore. Di fatto, un settore importante degli intellettuali liberali era favorevole ai cambiamenti sociali, non per costruire il socialismo, ma per modernizzare  uno Stato che amministrava il paese come un maggiordomo amministra l’azienda del suo datore di lavoro.<a href="#_ftn1">[1]</a></p>
<p>Dal  governo, il parlamento, la Chiesa e i giornali, le prediche non davano tregua contro la “sovversione bolscevica”. L’ élite conservatrice e la gerarchia cattolica, terrorizzate,  decisero allora di agire.</p>
<p>A metà del 1927, il ministro di Guerra,  Ignacio Rengifo, un  intellettuale che  prima si era dichiarato “rivoluzionario” affermò: “Al riparo dell’ aria di ampia libertà che si respira in  territorio colombiano non pochi connazionali e stranieri, o indipendentemente o in qualità di agenti al soldo del governo sovietico, svolgono in ogni luogo un’attiva e costante propaganda comunista.“<a href="#_ftn2">[2]</a></p>
<p>Rengifo fu il principale ispiratore della legge di Difesa Sociale, meglio  conosciuta come “<em>Ley Heroica</em>” (Legge Eroica).  Promulgata nell’ ottobre del 1928,  ha segnato la messa in pratica  di un quadro teorico  altamente repressivo.  Con questa legge la Colombia aveva superato i teorici delle guerre coloniali europee e statunitensi, formulando una dottrina destinata a sconfiggere quello che al principio degli anni sessanta si sarebbe chiamato “nemico interno”. La legge classificava come “sovversiva”  l’ azione rivendicativa politica e sociale dei sindacati e delle nascenti organizzazioni popolari.</p>
<p><strong>La United Fruit e il potere </strong></p>
<p>Alla fine del diciannovesimo  secolo la compagnia statunitense United Fruit Company si era stabilita a Santa Marta, sulla costa caraibica della Colombia.  Il governo non solo le aveva assegnato estesi territori, ma anche alcuni privilegi che non godeva  nessun’altra impresa straniera. La United Fruit iniziò in quella regione a funzionare e ad attuare come una  repubblica indipendente.</p>
<p>Nel 1927, più di 25mila persone lavoravano nelle sue piantagioni con giornate lavorative  per lo meno di 12 ore.  Gli operai non ricevevano salario in danaro: gli erano consegnati dei buoni che potevano essere utilizzati soltanto nei negozi della compagnia, in cambio di prodotti trasportati  dagli Stati Uniti nelle stesse barche che portavano le banane. Oltre a non godere di assistenza medica, i lavoratori dormivano ammassati in baracche insalubri. Un sistema di subappaltatori intermedi era l’unico contatto con i lavoratori e questo permetteva alla compagnia di disattendere ai suoi obblighi principali con gli operai. Cercando di migliorare la situazione, il sindacato presentò un pacchetto di richieste.</p>
<p>I negoziati  non avanzavano ma si bloccarono quando fu approvata la <em>Ley Heroica</em>. La United Fruit  respinse il pacchetto considerandolo sovversivo. Ai lavoratori non rimase altra alternativa che scendere in sciopero il 12 novembre del 1928. Il motto era: “<em>Per l’operaio e per la Colombia</em>”. Ovviamente il movimento fu catalogato come “sovversivo” dal governo, dalla chiesa e dalla stampa. Venne dato per certo che “agenti  di Mosca” erano sbarcati clandestinamente per preparare l’insurrezione.</p>
<p><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/General-Vargas.jpg"><img class="size-full wp-image-4879 alignleft" style="margin: 10px;" title="General  Cortés Vargas" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/General-Vargas.jpg" alt="" width="175" height="247" /></a>I vertici  della United Fruit pretesero  dal governo la presenza dell’esercito. Immediatamente il presidente Miguel Abadía Méndez dichiarò lo stato d’assedio nella zona, incaricando il generale Carlos Cortés Vargas di porre fine a  quella “banda di malfattori”. Il quartier generale si allestì negli uffici della  compagnia, dove il Corpo ufficiali aveva a disposizione liquori, sigarette, uno stipendio e la possibilità di organizzare grandi orge  con le prostitute “raccolte” nella zona.<a href="#_ftn3">[3]</a></p>
<p>La priorità era proteggere la vita dei dirigenti  della United Fruit, tutti statunitensi, perché si diceva che i lavoratori li avrebbero sgozzati insieme alle loro  famiglie.</p>
<p>Il clima lavorativo si deteriorò e i lavoratori realizzarono presidi permanenti e blocchi della linea ferroviaria utilizzata per trasportare le banane al porto. Il 5 dicembre gli scioperanti furono convocati al  villaggio di Ciénaga con la scusa di dare il benvenuto al  governatore, il quale probabilmente avrebbe partecipato ai negoziati. Non arrivò mai. Al suo posto c’era il generale Cortés Vargas, il quale la sera, alle 11 e mezza,  emise un decreto con il quale ordinava di   disperdere “ogni riunione formata da più di tre persone” e minacciava di sparare “sulla folla se fosse stato necessario”.</p>
<p>Due ore dopo il generale Vargas, completamente ubriaco, lesse il decreto  alla folla che stava dormendo. Alla fine, mentre alcuni scioperanti gridando “Viva la Colombia!”, “Viva l’esercito!” si rifiutavano di  sgomberare la piazza, ordinò alle truppe di aprire il fuoco con le mitragliatrici piazzate sui tetti. <a href="#_ftn4">[4]</a> Successivamente il generale disse, “era necessario far rispettare la legge e così fu fatto”.</p>
<p>Si è calcolato che, circondati da 300 soldati,  ci fossero circa 5mila contadini, molti accompagnati dalle loro donne e dai loro  figli.</p>
<p>Quelli che non morirono sul momento,  furono finiti con le baionette o vennero sotterrati vivi in fosse comuni. Sui treni della compagnia furono caricati   centinaia di cadaveri e  portati fino al mare dove vennero gettati come le banane di cattiva qualità. Così come avrebbe raccontato  García Márquez in “Cent’anni di solitudine”.</p>
<p><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/IMAGEN-7673271-2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4880" title="Página del 10 de diciembre de 1928, EL TIEMPO. Viernes 7 de diciembre de 1928, EL TIEMPO. Carlos Cortés Vargas: ¡Yo maté cien!... Miguel Abadía Méndez: Eso no es nada, yo maté doscientos." src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/IMAGEN-7673271-2-300x152.jpg" alt="" width="300" height="152" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em><span style="font-size: small;">Pagina del 10 dicembre del 1928, EL TIEMPO. Venerdi 7 dicembre 1928, EL TIEMPO. Carlos Cortés Vargas: Ne ho uccisi 100! Miguel Abadía Méndez: Non é niente, io ne ho uccisi 200!</span></em></p>
<p>Si ordinò il massacro di  tutti i sopravvissuti, anche se non lavoravano per la United Fruit. Centinaia furono brutalmente picchiati e poi arrestati, mentre i leader  erano giudicati velocemente nei tribunali militari.</p>
<p>Il massacro  durò alcuni giorni fino a  quando la  notizia, nonostante la censura imposta dalla stampa, si  diffuse in tutto il paese e iniziarono le mobilitazioni di protesta. Per la United Fruit e il governo le cose continuavano come se nulla fosse accaduto, tanto che  il generale Cortés firmò con  gli operai un “accordo lavorativo”. Alcuni lavoratori si organizzarono in una specie di guerriglia e bruciarono le piantagioni, sabotarono il servizio telegrafico ed  elettrico e spezzarono  i binari della compagnia. La zona rimase militarizzata quasi un anno.</p>
<p>Il generale Carlos Cortés Vargas ammise  nove morti. Il governo tredici e 19 feriti. Il 16 gennaio del 1929, il diplomatico statunitense Jefferson Caffery riferì al Dipartimento di Stato: “Ho l’onore di informare che il rappresentate della United Fruit Company a Bogotá, mi ha detto ieri che il numero di scioperanti uccisi dalle  forze militari colombiane supera il migliaio”. In effetti, la commissione investigativa del Congresso, guidata da Jorge Eliécer Gaitán scoprì alcune fosse comuni, per cui sicuramente le vittime furono più di 1.500.</p>
<p>Il generale Vargas Cortés  si giustificò spiegando  che esisteva una situazione di insurrezione e che questa  avrebbe potuto provocare  uno sbarco statunitense per proteggere gli interessi della compagnia. E disse che egli in questo modo volle evitare un’invasione in Colombia.</p>
<p>Il presidente della Repubblica si complimentò con il generale Cortés  per aver salvato il paese dall’anarchia. Un editoriale del quotidiano liberale <em>El Tiempo</em> del 17 di dicembre però riportava: “bisogna interrogarsi  se non esistono misure  più efficaci che non quella di impiegare  la metà dell’ esercito della Repubblica per la  mattanza dei lavoratori.”</p>
<p>Durante la presentazione dell’inchiesta parlamentare, nel settembre del 1929, Jorge Eliécer Gaitán, in una accorata  denuncia segnalò l’ oligarchia come la responsabile del massacro. A proposito del clero disse: “quei missionari di cristo sono farisei che tradiscono la loro dottrina, non compiono con i loro doveri per entrare nella palestra delle miserabili lotte politiche, terrene e opportuniste”. Gaitán constatò che era stata applicata contro i lavoratori in sciopero e  in favore degli interessi statunitensi, la politica del “nemico interno”: “Io non sto negando che  una grande mobilitazione per la  giustizia sociale percorra da un estremo all’altro il paese. Esiste,  ma non come frutto del comunismo, bensì come ragione vitale di un popolo che vuole difendersi contro la casta dei politici senza scrupoli (…) Così agiscono le autorità colombiane quando si affronta in questo paese la lotta tra l’ambizione smisurata degli stranieri e la giustizia delle rivendicazioni  dei colombiani. (…) Naturalmente non si può pensare  che il governo esercitò nessun potere per far giustizia agli operai. Questi erano colombiani e la compagnia era americana, e tristemente lo sappiamo che in questo paese il governo ha per i colombiani la mitraglia omicida e davanti  all’oro americano un tremante ginocchio in terra”. <a href="#_ftn5">[5]</a></p>
<p>La mattanza delle bananiere non generò  nessuna responsabilità penale e nemmeno politica.</p>
<p>Il generale Carlos Cortés Vargas fu promosso  direttore della Polizia Nazionale. Fu destituito  non per il massacro delle bananiere ma per l’omicidio di un giovane, l’8 giugno del 1929, durante una protesta di piazza nella capitale.  Era uno studente dell’ élite  di Bogotá e figlio di un amico del presidente Abadía Méndez. L’oligarchia e l’alto clero si scandalizzarono. Per lo stesso motivo fu destituito il ministro Rengifo,  che prima era stato elogiato come l’uomo della provvidenza del regime.</p>
<p>Da quel momento di dimostrò  l’asimmetria morale e politica del sistema che si sarebbe costruito poi in Colombia.</p>
<p>* © “Valise Diplomatique” de Le Monde Diplomatique, Francia.</p>
<p><a href="http://www.monde-diplomatique.fr/carnet/2010-12-16-colombie">http://www.monde-diplomatique.fr/carnet/2010–12-16-colombie</a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>traduzione di Annalisa Melandri</p>
<p><a href="http://www.annalisamelandri.it">www.annalisamelandri.it</a></p>
<hr size="1" />
<p><a href="#_ftnref1">[1]</a> Calvo Ospina, Hernando. Colombia, historia del terrorismo de Estado. Editorial Akal. Madrid 2008</p>
<p><a href="#_ftnref2">[2]</a> Rengifo, Ignacio. Memorias del Ministerio de Guerra. Bogotá, 1927.</p>
<p><a href="#_ftnref3">[3]</a> Lo sviluppo dello sciopero e la successiva repressione subita dai lavoratori fece  parte dell’ indagine svolta  dal rappresentante liberale, Jorge Eliécer Gaitán, e presentata al Congresso della Colombia nel settembre del 1929.</p>
<p><a href="#_ftnref4">[4]</a> Sánchez, Ricardo, Historia Política de la Clase obrera en Colombia, Ed La Rosa Roja, Bogotá</p>
<p><a href="#_ftnref5">[5]</a> Gaitán essendo candidato alla presidenza e diventato il grande nemico dell’oligarchia, fu assassinato il 9 aprile del 1948 a Bogotá. Questo scatenò  il  periodo noto con il nome di   “Violenza” che in 6 anni ha causato circa 300 mila morti, quasi tutti contadini.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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