La mafia non esiste? Antonio Mazzeo mafioso? Vittorio Sgarbi VERGOGNATI!!!

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E’ stato vergognoso l’intervento  (vedi qui il video) di Vittorio Sgarbi  alla 57^ rassegna cinematografica di Taormina di venerdì  scorso.  Ancora più  vergognoso perché rivolto ad una platea composta per la maggior parte da giovani, studenti  e giornalisti internazionali.

Sgarbi, sindaco di Salemi (Trapani)  doveva parlare de “L’arte e la cultura in una società senza valori” invece il suo intervento si é trasformato in un lungo e violento attacco alle istituzioni dello Stato, all’ Antimafia, alla Magistratura , trattando il tema della mafia in Sicilia  in maniera superficiale e revisionista, come da tempo fanno i nostri politici al governo (soprattutto quelli che con la mafia sono o sono stati collusi).

La sua affermazione “la mafia é una leggenda” ricorda tanto la dichiarazione che fece Dell’ Utri nel corso di un’intervista rilasciata  a Chiambretti nel 1997: “No, non esiste la mafia. La mafia è un modo di essere, di pensare”. Lo stesso Dell’ Utri che, ricordate, definì Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore, mafioso, “un eroe”.

Dell’Utri, senatore della Repubblica (sic), braccio destro di Berlusconi e fondatore con lui nel 1993 di Forza Italia, il 29 giugno 2010 è stato condannato presso la Corte di Appello di Palermo a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione di tipo mafioso.

Vittorio Sgarbi, invece, attualmente sindaco di Salemi, nella sua vita ha fatto di tutto, dal critico d’arte, al personaggio televisivo, dall’interprete teatrale al politico. In politica praticamente ha militato in tutti i partiti sia di destra che di sinistra passando per tutti centri possibili e immaginabili. Adesso si dedica appunto al revisionismo, attività volta a riabilitare le peggiori schifezze nazionali,  sempre di moda nel nostro paese,  soprattutto negli ultimi anni. Adesso l’ultima moda in fatto di revisionismo è proprio quella di dire che la “mafia non esiste”. Lo ha detto  il prefetto di Milano a gennaio del 2010 (“A Milano la mafia non esiste”), lo aveva già detto Sgarbi nel 2009, lo hanno detto Formigoni e Berlusconi decine di volte.

Per Sgarbi al festival di Taormina la mafia oltre a non esistere ormai più, “è una leggenda”. Poveri Falcone e Borsellino passati all’ Olimpo degli Dei…

Ancora più gravi tuttavia le sue affermazioni secondo le quali “in Sicilia l’Antimafia blocca l’economia siciliana per magnificare la propria capacità di combattere la mafia” (???) o  (probabilmente influenzato dagli attacchi di Berlusconi alla magistratura) “quando un magistrato o un questore stabilisce di verificare gli atti per vedere le infiltrazioni mafiose, quello è peggio della mafia”. Dalle toghe rosse alle toghe mafiose è breve il passo…

Tuttavia per fortuna ci ha pensato il giornalista e scrittore siciliano Antonio Mazzeo, autore di  “I Padrini del Ponte” a svegliare la platea e a ridare un momento di dignità alla serata. Mazzeo si è sentito in dovere di protestare contro le affermazioni vergognose di Sgarbi fatte davanti a un pubblico giovane e con ospiti e invitati internazionali, attirandosi gli insulti del sindaco di Salemi che per ben tre volte lo ha chiamato mafioso, senza che nessuno tra gli organizzatori abbia avuto il coraggio di intervenire.

Ad Antonio Mazzeo, che annuncia misure legali contro Vittorio Sgarbi, va tutta la mia solidarietà e stima per l’importante e delicato lavoro di denuncia che svolge in difesa del suo territorio, proprio contro le infiltrazioni criminali e mafiose che ancora e soprattutto oggi, forti di capitali internazionali di varia provenienza, se lo continuano a contendere.

Annalisa Melandri

 

 

Qui di seguito  un estratto, da non perdere,  dello spettacolo “Oltre le barricate – Il coraggio delle donne” di Pascal La Delfa presentato  da Magma Teatro al Premio Nazionale Paolo Borsellino (premiati  Pino Maniaci e Piero Marrazzo).  Riassume perfettamente lo Sgarbi pensiero (la mafia ringrazia):

Magari qualcuno può pensare che in Sicilia siamo mafiosi perché si usano espressioni del tipo:

sei una persona di un certo calibro, sei un tipo alle prime armi.

Magari qualcuno può pensare che io sono mafioso solamente perché porto il pizzo.
Si chiama rispetto delle tradizioni.

Vi faccio un esempio per farvi capire che in Sicilia la mafia non esiste.

Vai alla posta e ti metti in fila.
Davanti a te ci sono ventitré persone. È una calda giornata di Luglio e il ventilatore è rotto e c’è un solo sportello aperto.
C’è così caldo che l’impiegato al computer pur di fare entrare un po’ di aria ha aperto tutte le finestre di Windows.
Sei così sudato che se ti togli la maglietta compare la Sacra Sindone, ma come un povero pirla aspetti il tuo turno.
L’impiegato è così lento che per ogni pratica ci mette venti minuti.
Che ti chiedi ma perché chiamarla pratica se è in realtà è così complicata?
E perché chiamare una busta spedita se in realtà è così lenta?

Dopo due ore di attesa arriva finalmente il tuo momento.
Ancora un numero e toccherà a te!
Quando entra Lui; bello, perfetto, non un capello fuori posto, in giacca e cravatta.
Che solo a guardarlo ti viene caldo ma si vede che avrà un sistema di refrigerazione interna montato sulla giacca.
Bacia il direttore, perché in Sicilia se non fai il vasa vasa non sei nessuno,
saluta l’impiegato e si mette lì, davanti a te, nell’unico sportello aperto.

Potrebbe sembrare un atteggiamento mafioso ma non lo è.
Magari provi a chiedere spiegazioni a qualcuno ma tutti ti risponderanno:
non vedo, non sento e non parlo.

E siete messi male figli.
Infatti erano tutti lì per ritirare la pensione di invalidità.

Pensione di invalidità che in Sicilia si ottiene con dei requisiti rigorosissimi.
Devi avere un amico all’INPS e un dottore accondiscendente che ti scrive su un certificato che tu sei invalido.
Poi si vedono ciechi che leggono il giornale, sordi che ascoltano l’I-Pod e muti che parlano al telefono.
Non sono falsi invalidi, ma è gente che cerca di reagire.
Una sorta di terapia riabilitativa insomma.

Per conoscere qualcuno che lavora all’INPS basta andare al bar che sta sotto la sede
e lì trovi tutti gli impiegati nella pausa caffè, che va dalle 9.15 alle 12.45.
Poi per conoscere il medico accondiscendente basta farsi un giro per gli ambulatori.
Se entri e il medico ti dice buongiorno e basta, non è il vostro uomo. Se invece ti saluta e ti bacia, ti puoi fidare.
Perché se in Sicilia non fai il vasa vasa non sei nessuno.
Ci fai due chiacchiere e in quattro e quattro otto ti dà il certificato di invalidità e un santino elettorale.

Lui chiude un occhio e tu ci fai una croce sopra.

E non mi venite a dire per cortesia che questo significa comprarsi i voti.
Non è vero.
In Sicilia nessuno si compra i voti, semmai li affitta.
Questo si chiama sistema proporzionale.
In proporzione a te quanto ti conviene votarmi?

Vedete che la mafia in Sicilia non esiste.

E non mi venite a dire che in Sicilia c\’è la mafia perché gli appalti sono truccati.
Noi trucchiamo gli appalti per renderli più presentabili.
Un po’ di rossetto, un po’ di matita e il phard sotto gli occhi e rendiamo l’appalto una bellezza.
E non mi dite che c’è la mafia nelle grandi infrastrutture solo perché il cemento è armato.
E basta con questa storia che in Sicilia i politici favoriscono la mafia.
Semmai è la mafia che favorisce i politici.

Ora tornando da dove eravamo parti, la posta, l\’ufficio pieno e il signore in giacca e cravatta.
A me è successo una volta che uno mi è passato avanti.
Io non ho pensato che quello fosse un atteggiamento mafioso ma mi sono avvicinato
e con calma e tranquillità gli ho fatto capire che non sono cose che si fanno.
Ho preso la pistola e gli ho sparato.

E non mi venite a dire che in Sicilia siamo tutti mafiosi.

 


Nicola Cosentino, Forza Italia e la Camorra, patto per un disastro ambientale

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Nicola CosentinoRipropongo questo articolo scritto un anno fa. Ieri il Tribunale di Napoli ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare per Nicola Cosentino per concorso esterno in associazione camorristica. Ricordiamo che Nicola Cosentino è sottosegretario all’Economia (soldi, eh già!), coordinatore regionale del Pdl e stava per diventare Presidente della Regione Campania. Dalla televisione di Stato, il direttore del TG1 Minzolini fa l’avvocato difensore dei camorristi al governo. Vergogna! Ancora pagate il canone? Fino a quando staremo buoni? Sicuri che il No Berlusconi Day sia la risposta giusta? Sicuri che Berlusconi sia il solo problema?
di Annalisa Melandri
14/09/2009
Nicola Cosentino; E’  bene ripeterlo questo nome. Egli viene citato  nelle confessioni di Gaetano Vassallo, l’imprenditore legato sia  alla Camorra che a Forza Italia e che, con complicità e appoggi di vario tipo e di vario livello,   ha di fatto “avvelenato” una regione, la Campania per 20 lunghissimi anni, dal 1987 al 2008. Confessioni  raccolte dai due giornalisti de l’Espresso Gianluca Di Feo ed Emiliano Fittipaldi, e pubblicate sul numero in edicola del settimanale.
 
E’ bene ricordare anche che Nicola Cosentino,  già cooordinatore regionale di Forza Italia in Campania, è attualmente sottosegretario di Stato all’ Economia  e alle Finanze nel Governo di Silvio Berlusconi.
Tra le complicità e gli appoggi denunciati da Gaetano Vassallo a livello politico spiccava proprio quella di  Nicola Cosentino,  che avrebbe svolto la funzione di controllore della  società ECO4 dei fratelli Orsi, Sergio e Michele.
 
Michele, il “Salvo Lima della Camorra”,  come lo ha definito Roberto Saviano,  fu ucciso a Casal di Principe a giugno,  pochi giorni dopo aver preso la decisione di raccontare ai magistrati della direzione distrettuale Antimanfia tutto quello che sapeva sullo smaltimento dei rifiuti e sulle connivenze tra politica e mafia nella zona di Mondragone, dopo quanto già raccontato in precedenza e che costituiva parte integrante di un’inchiesta che aveva già prodotto arresti eccellenti.  Politica e mafia. Cosentino e la Mafia. Una relazione che ricorre spesso, anche nella confessione di Gaetano Vassallo, egli stesso tesserato di Forza Italia, che racconta di come lo stesso  Cosentino abbia ricevuto una volta una busta con una tangente di 50mila euro da parte di Sergio Orsi. E di come il boss Berando Cirillo, in un’altra occasione avesse parlato di Cosentino come uno dei “rappresentanti del Clan Bidognetti” da appoggiare  in occasione della sua candidatura alla provincia negli anni ’80. L’ordine di organizzargli un incontro elettorale veniva proprio da Francesco Bidognetti, “lo zio”,  condannato all’ergastolo nel processo Spartacus.
 
Successivamente Cosentino, pedina politica nelle mani della Camorra,  dovette  adeguarsi alle scelte strategiche, volte per lo più al controllo territoriale, che venivano fatte dai clan dall’alto e quindi  fu costretto ad  “avvantaggiare  solo il gruppo Schiavone” al posto di quello dei Bidognetti, nel grande affare della spazzatura, come denuncia ancora  Vassallo.
C’è da dire che sia Nicola Cosentino che Sergio Orsi, (attualmente sotto protezione dopo l’omicidio del fratello al quale però era  stata negata la scorta)  hanno smentito in due dichiarazioni separate i fatti raccontati dal Vassallo. Nicola Cosentino ha detto che si dimetterà soltanto se la magistratura accerterà che egli abbia commesso realmente i reati dei quali è accusato.  Parole non nuove in Italia. Intanto potrebbe continuare a fare il politico per anni.
Ma ci sono troppe coincidenze e particolari che non possono non far sorgere dubbi. In  primo luogo l’omicidio di Michele Orsi e il mistero della sua scorta negata. Le prime dichiarazioni di Orsi hanno permesso l’inchiesta che poi condusse in carcere il  presidente del consorzio Ce4, Giuseppe Valente e  alcuni consiglieri comunali di Mondragone e nella quale compariva come indagato lo stesso sindaco di Mondragone Ugo Conte, e un deputato di AN  Mario Landolfi, nome che appare anche nelle dichiarazioni di Gaetano Vassallo (Qui il dossier della Guardia di Finanza).
Poi la stessa perquisizione effettuata nelle abitazioni dei due giornalisti autori dell’inchiesta e nella sede de l’Espresso dalla Guardia di Finanza, dopo la pubblicazione del dossier, perquisizione che la redazione del settimanale ha giudicato come una “minaccia alla libertà di stampa e una violazione palese della recente sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, che sancisce la tutela del diritto di cronaca e di critica”.
 
Intanto non era un mistero per nessuno che nel casertano la spazzatura fosse diventata un affare di primo livello al quale, chi più, chi meno partecipava. La confessione di Vassallo, al di là dei nomi (alcuni dei quali come quello di Cosentino meritevoli di memoria) e dei fatti,  va letta soprattutto per capire come e chi in 20 anni hanno trasformato la regione Campania non solo in un enorme discarica a cielo aperto ma soprattutto in un deposito di veleni e sostanze chimiche pericolosissime, sopra le quali sono state versati cumuli e cumuli di rifiuti, legalmente e non.
 
Esiste il reato di disastro ambientale nel nostro paese che però non rende giustizia né al territorio né alle vittime inconsapevoli che lo abitano e che chissà quali conseguenze hanno subito,  subiscono e subiranno sulla loro salute da un tale sistematico, criminale  e continuativo avvelenamento di aria, acqua e suolo. Si tratta di un crimine ignobile perpetrato ai danni di una popolazione, che   per troppo tempo è stato vittima di  politici corrotti, malviventi, imprenditori del Nord, e affaristi senza scrupoli. Una popolazione che quando decide di alzare la testa e protestare, come sta facendo in questi mesi,  viene intimorito con l’esercito per le strade da quello stesso governo che localmente Nicola Cosentino rappresenta.
.…
Leggi anche:
 

La mafia è una montagna di merda!

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Redazione Dialogos a Telejato con Pino Maniaci

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Loro sono bravissimi, un valido esempio di coerenza e impegno per tutti noi. Lui è eccezionale. Chissà che ne verrà fuori…
 
I ragazzi di Corleone Dialogos domani condurranno il TG con Pino Maniaci di Telejato. Sono orgogliosa di essere loro amica (anche se a distanza) e supporter così come lo sono di aver conosciuto Pino  dal vivo e di avergli stretto la mano non tanto tempo fa,  in occasione della presentazione a Roma di AgoraVOX.
 
E’ bello percorrere le  strade dell’antimafia almeno idealmente insieme, perchè coloro che tra mille difficoltà e pericoli le battono quotidianamente,  sappiano di non essere soli.
 
Grandi ragazzi!

Nicola Cosentino, Gomorra al governo

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Nicola Cosentino

Ha ragione Roberto Saviano. Siamo tutti casalesi. La storia del nostro paese, soprattutto la storia politica del nostro paese,   non accetta più giustificazioni.  Ormai non ci possiamo più nascondere dietro “la questione meridionale del crimine”. Il silenzio con il quale l’Italia tutta, da Nord a Sud, passando per Roma e Casal di Principe, secondo quella traiettoria che unisce a doppio legame camorra e politica,  tace su quello che dovrebbe essere uno scandalo nazionale, e ci  rende pertanto complici dei disastri ambientali commessi nel casertano,  dei morti, delle stragi e finanche delle minacce di morte a Roberto Saviano.
 
L’espresso da settimane va denunciando e riportando notizie sui presunti vincoli dell’attuale sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino con il clan dei casalesi, l’Italia politica fa spallucce, gli italiani  ormai assuefatti all’ambiguità e all’ipocrisia si indignano solo per le minacce di morte a Saviano, mentre  Casal di Principe, paese natale di Cosentino e Roma, sede del Governo,  si danno la mano e tacciono complici. Dopo che la “cupola” del Popolo della Libertà si è stretta intorno all’onorevole, è calato il silenzio su tutta la vicenda.
 
Le accuse vengono da ben cinque pentiti della camorra, e secondo l’ultimo articolo del settimanale, Nicola Cosentino,  sarebbe adesso accusato anche da Dario De Simone, uno dei boss dei casalesi, di essere una persona completamente a disposizione del clan. Glielo avrebbe confermato lo stesso Cosentino  in diverse occasioni. Un’accusa gravissima, ma non l’unica.
 
Il coordinatore regionale del Popolo della Libertà, nonché sottosegretario all’Economia e alla Finanza dell’attuale governo,  è stato infatti  prima accusato dall’imprenditore camorrista  Gaetano Vassallo, di controllare  l’affare dei rifiuti gestito dai casalesi  tramite il consorzio Eco4.
Successivamente il  pentito Michele Froncillo lo ha  accusato di legami con il boss Raffaele Letizia.
Carmine Schiavone, cugino di Francesco Schiavone, detto Sandokan, ha affermato  invece che Nicola Cosentino sarebbe legato ai casalesi fin dal 1982.
L’ultimo in ordine di tempo, il pentito Domenico Frascogna, ha  raccontato  che Nicola Cosentino in realtà sarebbe il postino addetto  alla consegna dei messaggi di Sandokan.
 
Un po’ troppo per pensare a un complotto, organizzato, come molti sostengono, per screditare l’onorevole Cosentino o addirittura per “distruggergli la vita”.
Si parla di un fascicolo segreto che vedrebbe il sottosegretario all’Economia e alle Finanze, coordinatore della Campania di Forza Italia – Popolo della Libertà,  in veste di indagato, anche se  non è chiaro ancora con quale accusa.
 
Quello che però è certo è che invece sicuramente sono indagati Gianluca Di Feo ed Emiliano Fittipaldi,  i due giornalisti de L’espresso che per due volte,  in appena una settimana,   si sono visti  arrivare la Guardia di Finanza all’alba nelle loro case e nei loro uffici soltanto per aver svolto il proprio lavoro, e cioè quello di informare gli italiani del fatto che  al governo, ricoprendo una carica importante, siede un uomo probabilmente legato alla camorra.
 
E se è vero che chiunque è innocente fino a che non venga dimostrato il contrario, è anche vero che quella carica è incompatibile con i sospetti che gravano su Nicola Cosentino. Gravi e fondati sospetti, basati anche su alcuni episodi dimostrati e dimostrabili,  non solo sulle farneticazioni di qualche pentito come si racconta in giro.
 
Il 9 ottobre 1993 a Santa Maria Capua Vetere Nicola Cosentino e i suoi fratelli comprarono  un terreno della famiglia Schiavone,  direttamente da Mario, cugino e cognato di Sandokan. Mario Schiavone all’epoca era già conosciuto in zona per le sue attività (verrà arrestato solo il 30 settembre scorso) mentre Nicola Cosentino a quella data era già un politico affermato, era stato consigliere della Provincia di Caserta nel 1980 e successivamente nel 1985, Assessore alla Pubblica Istruzione. Nel 1990 ricopre per la terza volta la carica di Assessore provinciale all’Agricoltura.
 
Un politico non può comprare un terreno da un camorrista. Non può e non deve. Soprattutto se il politico è anche parente acquisito del boss dei casalesi Giuseppe Russo. Troppe coincidenze, troppi legami, troppi rimandi alla criminalità organizzata nella biografia di Nicola Cosentino.
 
Come scrivono Gianluca Di Feo ed Emiliano Fittipaldi,   si ha a che fare con “una gigantesca zona grigia, dove diventa impossibile distinguere i confini tra camorra, impenditoria e politica”.
Quella zona grigia che dalla Campania si estende fino al Lazio, entra nei palazzi del potere e lì si istituzionalizza, diventando la zona franca della criminalità organizzata.
 
Quella zona grigia che purtroppo è più vasta di quanto immaginiamo, che fa sì che quello che in tempi migliori sarebbe lo “scandalo Cosentino”, resta invece una vicenda marginale della cronaca giudiziaria italiana.
“A Caserta come a Napoli, ci si sarebbe aspettati un vento di tempesta che gonfiasse onde di sdegno. Invece nulla…” scrive amareggiato Roberto Saviano, sulla vicenda è ormai calato il silenzio, un ambiguo italo-casalese  silenzio.
Leggi anche:
 

Lettera aperta a Roberto Saviano

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Roberto Saviano

 

Caro Roberto,
Quando dicesti tempo fa che non avresti riscritto Gomorra,  ci rimasi malissimo.
Forse per un momento mi sentii tradita.
Mi dissi che non era giusto da parte tua dirlo in quel momento, soprattutto nei  confronti di  tante persone che trovano il coraggio di denunciare la criminalità organizzata e poi purtroppo vengono lasciate sole. Penso adesso   ad Adolfo Parmaliana, che si è suicidato qualche settimana fa proprio perchè si è sentito abbandonato dallo Stato,  l’ultimo di una lunga lista.
 
Adesso sentirti dire che vuoi andartene dal paese, risveglia in me quelle stesse sensazioni di allora.  Tu Roberto non sei solo, non lo sei mai stato e non sei abbandonato dalle Istituzioni.
 
So benissimo che nessuno ha il diritto di chiederti di diventare un martire. Io per prima non lo farei. Posso dirti anche che QUESTA ITALIA, O ALMENO UNA PARTE DI ESSA,  NON TI MERITA. E di questo ne sono convinta. Non ti meritiamo perchè la tua battaglia,  che a tratti qualcuno vuol far passare come una tua battaglia personale, in realtà è una lotta per il bene del paese. Ho letto una cosa bellissima qualche giorno fa: Saviano è un nostro bene comune. E’ un bene comune al quale abbiamo diritto, come l’acqua, l’aria, come la libertà…
La tua battaglia Roberto la combatti anche per ognuno di noi ed io,  che questo lo sento profondamente vero,  te ne sono grata.
 
Mi trovo nella strana condizione di volerti dire: “Roberto resta! L’Italia ha bisogno di te, noi abbiamo bisogno di te. Io ho bisogno di te, Roberto,  perchè sapere che ci sei e che lotti dà coraggio anche a me, nelle mie piccole battaglie quotidiane.
Ma mi trovo anche nella condizione di sentire di non avere il diritto di chiedertelo. Quale essere umano ha il diritto di chiedere ad un altro di sacrificarsi per lui?
Perchè, se dovesse accaderti qualcosa, ebbene sì, tu ti saresti sacrificato per ognuno di noi. Un amico mi ha detto qualche giorno fa, Roberto Saviano ha il diritto di non essere Che Guevara. Ed è vero.
 
E allora se con il cuore, egoisticamente ti chiedo di restare, per me, per noi tutti, per rispetto e solidarietà verso chi in quella terra ci resta e poi convive giorno dopo giorno con la paura di morire, di non farcela, con la coscienza ti dico che capisco,  accetto e condivido sicuramente qualsiasi tua scelta.
 
Chiedo solo a tutti quanti di fare la propria parte. Perchè da questo dipende. Da questo dipende che un domani in Italia non ci siano più persone come Roberto, costretto ad andar via,  come Pino Maniaci, costretto a subire minacce  e percosse, o come Arnaldo Capezzuto, mandato all’ospedale solo per essere testimone scomodo di una realtà criminale, o come Rosaria Capacchione, costretta a vivere sotto scorta, o come Adolfo Parmaliana costretto a gettarsi da un cavalcavia…
 
Perchè la mafia, la camorra, la criminalità organizzata vivono e si nutrono  anche di omertà e di silenzi, di sguardi rivolti altrove, di parole non dette o sussurrate all’orecchio. Si nutrono della strafottenza verso la legalità, dell’avidità e del desiderio di possesso, che sia di denaro o delle  vite di persone non fa differenza, si nutrono infine della  bramosia del potere.
 
Perchè per un Roberto che se ne va o per un Adolfo Parmaliana che muore, sicuramente ci sono un mafioso o un camorrista  che stanno facendo un brindisi.
Perchè se  ognuno di noi facesse invece la sua parte fino in fondo, il nostro paese probabilmente non avrebbe più bisogno di martiri. E Roberto potrebbe andare al bar con i suoi amici, bere una birra, innamorarsi,  parlare semplicemente del tempo che farà domani e magari tornare a sorridere…
 
Un abbraccio pieno di speranza, altro non posso…
 

Bacheca per Roberto Saviano

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Sul sito AgoraVox è possibile inviare a questo link, messagi di solidarietà a Roberto Saviano. La redazione provvederà a recapitarli allo scrittore.


Grati a Roberto Saviano — risposta alla redazione di Caserta 24ore

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Gentile Signor Parisi,
mi permetta di esprimerle nuovamente  riserve e perplessità riguardo all’ambiguità dìimostrata dal suo giornale nel condannare quanto sta accadendo a Roberto Saviano.
L’ironia di dubbio gusto sia nella conclusione della  sua “breve” che nella sua lettera di risposta, che ho reso pubblica nel blog, mi convincono sempre più di quanto sia importante e necessario tenere desta l’attenzione sui mezzi di informazione, per il ruolo fondamentale che dovrebbero svolgere  di formazione della coscienza civile.
 
Questa frase, da lei inviatami nella sua risposta  via mail:
 
“Saviano è abbastanza grande per badare a se stesso ed
essere consapevole delle conseguenze (benefici e costi)
delle proprie azioni, mi auguro solo che non metta mai a
repentaglio la vita di persone innocenti.”
 
che reputo di una gravità enorme, la dice lunga e testimonia ancora di più  quell’ “atteggiamento” vicino alla camorra  del quale ho scritto nel mio blog e che secondo lei  sarebbe stato offensivo nei riguardi della redazione del suo giornale.
Esistono vari livelli di compiacenza e di complicità con la criminalità organizzata e per questo si impone, da parte di tutti noi e soprattutto da chi fa informazione,  la coerenza e la schiettezza di un linguaggio franco e deciso.
 
Roberto Saviano, non mette a repentaglio la vita di persone innocenti , chi mette continuamente a repentaglio la vita e la salute  di persone innocenti, signor Parisi, giorno dopo giorno, non è certo Roberto Saviano e questo lei dovrebbe saperlo bene se si occupa di camorra da anni come dice.
 
Una regione intera è stata avvelenata dal clan dei casalesi, acqua, suolo e aria, nel quale vivono milioni di suoi connazionali. Nel casertano, migliaia di suoi concittadini rischiano in un prossimo futuro di sviluppare malattie gravissime, dovute allo scarico illegale di rifiuti tossici, come testimoniato da uno studio scientifico.
Non dimenticando le  centinaia  di innocenti morti in Campania, tra civili e forze dell’ordine per mano della camorra.
 
Le persone innocenti, gentile Signor Parisi, i cittadini onesti della Campania e del casertano dovrebbero invece, contrariamente a quanto lei scrive,  sentirsi sicuri e orgogliosi del fatto che  c’è ancora qualcuno come Roberto Saviano che ha il coraggio di denunciare quanti stanno rendendo la loro terra un cimitero.
 
 
Cordiali saluti.
 
 
 

Risposta ricevuta dalla redazione di Caserta24ore

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Questa è la mail ricevuta da Gianluca Parisi proprietario del quotidiano online Caseta24ore, in risposta alla pubblicazione di questo mio post nel quale denunciavo l’ambiguità di un loro articolo su Roberto Saviano
Gentilissima Melandri,
come proprietario della testata giornalistica e a nome del
direttore e della redazione ci sentiamo profondamenti offesi
da quanto da lei proferisce sul blog
 
Facciamo informazione come la fanno tutti e abbiamo dato la
notizia così come l’hanno data tutti i mezzi di
informazione comprese autorevoli testate e il servizio
pubblico della radiotelevisione italiana.
 
Ho scritto personalmente la ‘breve’ intuendo, cosa poi
avvenuta tramite la smentita del pentito Carmine Schiavone,
che la notizia poteva anche essere una “non notizia”. Non
sta a me sindacare perchè fonti investigative l’abbiano
messa in giro.
 
Facciamo informazione da 10 anni, informiamo i nostri
concittadini e scriviamo spesso di Camorra. Abbiamo ricevuto
pressioni ed intimidazioni da parte della criminalità
organizzata (puntualmente denunciate alle forze dell’ordine)
e continuiamo in silenzio a fare il nostro lavoro.
 
Saviano è abbastanza grande per badare a se stesso ed
essere consapevole delle conseguenze (benefici e costi)
delle proprie azioni, mi auguro solo che non metta mai a
repentaglio la vita di persone innocenti.
 
Tuteleremo la nostra immagine in apposita sede per le
affermazioni lesive della nostra immagine da Ella proferite
attraverso il blog sopracitato.
 
Saluti
Gianluca Parisi
 

Siete tutti camorristi…

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Roberto non sei solo

Questo “articolo” (sic!) è apparso oggi sul sito del quotidiano (sic!) on line Caserta 24 ore.
Non so come chiamarlo, questo certamente non è giornalismo, l’altra definizione che mi viene in mente è… camorra.
Perchè la camorra non è solo chi spara, chi ammazza, chi taglieggia e chi commette crimini. La camorra è anche un atteggiamento, quell’aria spavalda e strafottente, lo sfregio verso la legalità e l’onestà, l’idiozia di gente come questi di Caserta 24 ore…
 
 
La notizia pare sia stata presa sul serio, trapelata da ambienti investigativi secondo i quali a rifere della sentenza di morte sarebbe stato un pentito dei casalesi che dovrebbe essere Carmine Schiavone che vive nell’Italia del centro nord sotto falso nome.
Il pentito non avrebbe mai tagliato completamente i ponti con Casal di Principe ed avrebbe “fiutato” l’intenzione della cosca di eliminare definitivamente il ‘fastidio’ Saviano.
La missione dovrebbe essere portata a termine entro Natale e si ipotizzava l’utilizzo di esplosivo da far brillare sull’autostrada Napoli — Roma. Al riguardo, secondo alcune fonti, i clan avrebbero già preparato il materiale occorrente quali detonatore ed esplosivo.
La zona più indicata dove far brillare il Saviano sarebbe quella del casello autostradale di Capua e Vairano Cainello. Invitiamo tutti i nostri lettori ad evitare di prendere l’autostrada fino a Natale!!!!”
Leggi qui la risposta della redazione di Caserta24ore
Leggi qui la mia risposta
 
 

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