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	<title>Annalisa Melandri&#187; migranti</title>
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	<description>America Latina, e non solo</description>
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		<title>La fabbrica degli apolidi</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jan 2014 17:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Comisión Nacional Derechos Humanos]]></category>
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		<description><![CDATA[      di Annalisa Melandri* - www.annalisamelandri.it  in esclusiva per il Corriere delle Migrazioni    “Genocidio civile”,  cosi è stata definita dalle voci più progressiste della Repubblica Dominicana, la sentenza n. 168 del 23 settembre scorso, emessa dal Tribunale Costituzionale di questo paese,  che ha di fatto condannato all’apolidia  migliaia di dominicani di origine [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/nnn-013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9462" alt="nnn 013" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/nnn-013.jpg" width="558" height="377" /></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>di <strong>Annalisa Melandri</strong>* -<a href="http://www.annalisamelandri.it"> www.annalisamelandri.it </a></p>
<p>in esclusiva per il <a href="http://www.corrieredellemigrazioni.it">Corriere delle Migrazioni </a></p>
<p> </p>
<p><strong>“Genocidio civile”</strong>,  cosi è stata definita dalle voci più progressiste della Repubblica Dominicana, la sentenza n. 168 del 23 settembre scorso, emessa dal Tribunale Costituzionale di questo paese,  che ha di fatto condannato all’apolidia  migliaia di dominicani di origine  haitiana.</p>
<p>Juliana Deguis Pierre, nata in Repubblica Dominicana 28 anni fa da genitori haitiani, aveva presentato infatti ricorso a questa corte   contro una sentenza di un Tribunale Civile che le  aveva negato la restituzione del documento d’identità dominicano sottrattole tempo fa da un funzionario della Giunta Centrale Elettorale. Juliana, nata e cresciuta in Repubblica Dominicana, non è mai stata ad Haiti nemmeno in vacanza e fino ad oggi pensava di essere cittadina dominicana. Il  Tribunale Costituzionale era l’ultima istanza alla quale la giovane aveva fatto appello, sperando di concludere così positivamente la sua odissea iniziata nel 2008, quando l’ufficio del registro pubblico dove si era presentata per ottenere il documento di identità, non solo glielo aveva negato ma le aveva sottratto anche  il  certificato di nascita sulla base di irregolarità nella posizione migratoria dei genitori haitiani.</p>
<p><strong>La sentenza del tribunale inoltre, violando la stessa Costituzione dominicana (art.110) che sancisce esplicitamente l’ irretroattività della  legge, ha dato  disposizione all’organo elettorale di istituire  un registro di tutti i cittadini dominicani di discendenza haitiana nati dal  1929 ad oggi.</strong> La situazione di ognuno  – almeno di quelli ancora in vita, si tratta infatti di circa  tre generazioni di persone – sarà  attentamente valutata e poi inoltrata al  Ministero dell’Interno e Polizia per l’applicazione di quanto stabilito da un Piano Nazionale di Regolarizzazione che le autorità stanno approntando.</p>
<p>Le conseguenze di tutto ciò non sono ancora chiare ed è difficile prevedere cosa accadrà a quanti non riuscissero a dimostrare la legalità della posizione migratoria dei loro genitori.<span id="more-9461"></span></p>
<p>Molti  si troveranno a dover pagare per gli errori commessi dai loro padri o dai loro nonni o addirittura per quelli eventualmente commessi dai funzionari del Registro Civile al momento della registrazione della loro nascita, nonché per le frodi elettorali risalenti a un’epoca più moderna, quando i voti venivano scambiati con  documenti di identità. <strong>All’anagrafe inoltre, regna ancora il caos, dopo decenni di omissioni e di irregolarità di varia natura.</strong></p>
<p>Soltanto il contatto diretto con le persone e le loro storie, che a tratti hanno dell’incredibile, rendono davvero l’idea della portata del problema e, quindi, del motivo per cui la sentenza ha incontrato la condanna unanime di tutti gli organismi internazionali per la difesa dei diritti umani, tra i quali la Corte Interamericana dei Diritti Umani e le stesse Nazioni Unite.</p>
<p><strong>Emblematico è per esempio il caso di Juana, nata in Repubblica Dominicana, nella provincia di Elías Piña, alla frontiera con Haiti nel 1970 da genitori haitiani.</strong> Il padre alla fine degli anni ’60 era venuto in questo paese con sua moglie in cerca di una vita migliore e aveva trovato  lavoro in una delle tante aziende agricole della zona che allora in vario modo incentivavano l’immigrazione haitiana per necessità di manodopera a basso costo.</p>
<p>In quegli anni l’ingresso degli  haitiani, da utilizzare come braccianti agricoli stagionali, soprattutto nel settore della canna da zucchero, era regolamentato da accordi tra  le autorità dei due paesi. Il Governo dominicano concedeva agli immigranti una  <i>ficha</i> (un numero di registro) con la quale potevano andare, tra le altre cose, al registro civile a regolarizzare la nascita dei loro figli. Il padre di Juana ha così potuto registrare come cittadini dominicani  tutti i suoi figli. Fino al 2010 infatti, per la concessione della nazionalità vigeva  il principio dello ius solis, cambiato in jus sanguinis con la riforma costituzionale di quell’anno.</p>
<p>Juana oggi lavora in una villa nella zona orientale dell’isola come cameriera, alle dipendenze di una facoltosa famiglia. Vive con la sua famiglia, il marito, le  tre figlie e la madre anziana e malata a molta distanza dal luogo dove è nata e di suo padre ha perso ogni traccia. La donna per la quale lavora l’ha invitata a trascorrere un mese con lei negli Stati Uniti, offrendole il viaggio e il soggiorno. Lei vorrebbe tanto approfittare della generosa offerta ma ha il passaporto scaduto, così come scaduta è la sua <i>cedula</i> (carta d’identità) e quindi inizia le pratiche per il rinnovo di entrambi i documenti.</p>
<p>E qui iniziano  i problemi. Si rende conto che probabilmente il passaporto non le verrà mai concesso perché la sua cedula è “sospesa”, almeno così le dicono, ma <strong> molto presto capisce  che, per quanto paradossale possa sembrare, ad essere “sospesa” è proprio la sua condizione di  cittadina dominicana.</strong></p>
<p>Tutto accade praticamente verso la fine di settembre del 2013, una settimana dopo la controversa sentenza.</p>
<p>Nell’ufficio dove Juana si reca a rinnovare il passaporto, appena l’addetta allo sportello vede scritta (a penna) sul documento il numero di  <i>ficha,  </i>la indirizza presso un altro ufficio dove deve richiedere un certificato di nascita aggiornato. Anche qui la risposta che le viene data  è vaga e imprecisa e la inviano altrove. Di ufficio in ufficio, senza risolvere nulla e dopo aver speso circa 1000 <i>pesos</i> in trasporto pubblico (ne guadagna 8mila, circa 160euro), l’unica cosa che ha capito è che al momento della registrazione della sua nascita sono stati commessi degli errori per cui il numero di carta d’identità di suo padre corrisponde a quello di un’altra persona e così è anche per sua  madre. In pratica i suoi genitori almeno legalmente, non sono quelli che lei riteneva tali. L’errore può essere stato fatto anche successivamente, durante il processo di informatizzazione dei registri (si stima che buona parte del  registro civile, almeno per quello che riguarda le registrazioni effettuate in passato, sia viziato da errori di questo tipo): può essere stato un semplice errore di trascrizione o,  come spesso accade anche oggi, il padre avendo avuto difficoltà nella registrazione per via della sua condizione di migrante, abbia chiesto il “favore” ad altre persone.</p>
<p><strong>Di casi come quello di Juana  in Repubblica Dominicana se ne contano a migliaia. Le difficoltà non sono solo nella concessione dei passaporti</strong>. Dal  2007, anno in cui la Giunta Centrale Elettorale  ha approvato la risoluzione n. 12  con lo scopo di “depurare” il registro civile dominicano, è iniziata una pratica sistematica di negazione della concessione dei certificati di nascita dei cittadini dominicani di discendenza haitiana. <strong>Centinaia di giovani, nati e cresciuti in Repubblica Dominicana, che negli anni  trascorsi nelle scuole di questo paese  hanno cantato ogni mattina l’inno nazionale dominicano e che hanno imparato l’amore e il rispetto per questa Patria che considerano la loro, si sono visti negare la concessione – al compimento della maggiore età – del documento necessario per l’iscrizione  all’ università</strong>. Centinaia di persone che hanno esercitato sempre regolarmente  il diritto al voto, professionisti, maestri, agenti di polizia, avvocati, che improvvisamente non sanno più a quale paese appartengono perché lo Stato gli sta negando la cittadinanza  della quale hanno goduto fino a  questo momento, ma che non sono e non si sentono nemmeno haitiani, perché  nella maggior parte dei casi Haiti è solo quel paese “che sta dall’altra parte dell’isola”.</p>
<p>I casi sono tanti e diversi fra loro, ma fra tutte le  persone colpite in qualche modo dalla risoluzione n. 12 della Giunta Centrale Elettorale prima e dalla sentenza 168/13 del Tribunale Costituzionale poi – si stima siano oltre duecentomila – i sentimenti predominanti sono la paura e la disillusione.</p>
<p>Zoraida ad esempio, è figlia di un <i>cocolo</i> (così vengono chiamati gli immigrati discendenti dagli schiavi africani provenienti dalle isole inglesi del <i>Caribe</i>  portati  in Repubblica Dominicana come braccianti agricoli alla fine del XIX secolo) e di una donna haitiana. È nata  qui, possiede il suo documento d’identità dominicano, ha sempre votato, ma ora ha paura che glielo tolgano.</p>
<p>Anche Angel è iscritto nel registro dominicano e ha regolari documenti, ma risulta  iscritto anche ad Haiti perché al momento della sua nascita, avvenuta in un paesino della Repubblica Dominicana vicino alla frontiera, qualche parente si prese la briga di registrarlo anche ad Haiti, per qualsiasi evenienza. Cosa sarà di lui e dei suoi figli, che ormai adolescenti vivono e studiano qui, e qui hanno la loro vita?</p>
<p>C’è inoltre da aggiungere che nel vicino paese la situazione anagrafica è anche peggiore di quella della Repubblica Dominicana. Dopo il terremoto del gennaio 2010, quel poco di registro  civile esistente è andato completamente perduto e distrutto. Le persone con le loro case, hanno perso tutto, anche i documenti.</p>
<p><strong>La tratta umana resta comunque la grande sfida alla quale devono far fronte i due governi nel momento di decidere la strategia da intraprendere  per risolvere il problema della migrazione illegale.</strong></p>
<p>Attraverso la frontiera, estremamente permeabile, e spesso grazie alla corruzione dilagante tra le autorità preposte dei due paesi,  entrano non solo uomini da impiegare illegalmente come manodopera a basso costo e senza diritti nel mercato del lavoro, ma anche bambini, che una volta raggiunta la Repubblica Dominicana non possono più essere deportati e che saranno  utilizzati dalla criminalità organizzata come manovalanza, per strada come mendicanti o nei mercati del sesso. O donne, che  verranno  sfruttate nella prostituzione o al  limite della schiavitù nei lavori domestici. In ogni caso  invisibili, senza diritti, senza protezione, metteranno al mondo moltitudini di bambini che finiranno per crescere  in completa solitudine e miseria, perché qui, in pieno medioevo moderno, dove la Chiesa cattolica e le miriadi di Chiese evangeliche decidono e amministrano i corpi e le anime di ognuno come se fossero  patrimonio personale, parlare di politiche di controllo delle nascite è  ancora un tabù e di aborto libero e gratuito, una vera e propria eresia. Tanto è vero che quasi tutte le varie organizzazioni internazionali che si occupano dei migranti, evitano il tema.</p>
<p><strong>Ma la Repubblica Dominicana non è solo terra di arrivo e di speranze. Sempre più spesso ultimamente, per i migranti haitiani  sta  diventando  territorio di transito</strong>. Mentre  fino a  pochi anni fa la migrazione illegale via mare verso la vicina Porto Rico o verso le isole inglesi del Mar dei Caraibi come  le Turks e Caicos era prerogativa dei dominicani, sta aumentando esponenzialmente il numero  degli haitiani che condividono con loro il difficile viaggio. Dopo aver pagato ai trafficanti  cifre che vanno dai mille ai duemila dollari,  in fragili imbarcazioni cercano di attraversare i 130 km del pericolosissimo (a causa di forti correnti e banchi di sabbia) canale della Mona che separa le coste della Repubblica Dominicana da quelle di Porto Rico.</p>
<p>Parecchi vengono arrestati ancora prima di iniziare la traversata, altri all’arrivo a Porto Rico, dove vengono immediatamente  deportati verso il loro paese di origine. Molti, moltissimi non ce la fanno. Le tiepide acque del Mar dei Caraibi saranno la loro tomba.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>* Commissione Nazionale per la Difesa dei Diritti Umani (CNDH) Repubblica Dominicana </strong></p>
<p> </p>
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		<title>Soleterre: In Repubblica Dominicana 200mila persone private della nazionalità da legge retroattiva</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Dec 2013 12:47:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  COMUNICATO STAMPA 18 dicembre III Giornata d’Azione Globale per i Diritti delle e dei Migranti, Rifugiati e Sfollati In Repubblica Dominicana 200mila persone private della nazionalità da legge retroattiva   La Commissione Interamericana per i Diritti Umani ha concluso nei primi di dicembre la sua visita in Repubblica Dominicana con un amaro comunicato stampa che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/31-soleterre.jpg"><img class="size-full wp-image-9370 aligncenter" alt="31-soleterre" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/31-soleterre.jpg" width="500" height="198" /></a></p>
<p> </p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8934" style="text-align: center;"><strong>COMUNICATO STAMPA</strong></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8935" align="center">
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8938" align="center">18 dicembre III Giornata d’Azione Globale per i Diritti delle e dei Migranti, Rifugiati e Sfollati</p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8939" align="center"><b id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8941"><br />
In Repubblica Dominicana 200mila persone </b><b id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8946">private della nazionalità da legge retroattiva</b></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8960"><i> </i></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8963" align="center"><i id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8962">La Commissione Interamericana per i Diritti Umani ha concluso nei primi di dicembre la sua visita in Repubblica Dominicana con un amaro comunicato stampa che descrive le pesanti discriminazioni a cui sono sottoposti i dominicani di origine haitiana che vivono nel Paese. Soleterre, che lavora in RD al fianco delle associazioni dei difensori dei diritti umani dei migranti, in questa giornata d’azione globale si unisce alla denuncia del Servizio Gesuita per i Rifugiati e delle numerose associazioni e organizzazioni che chiedono di fermare il genocidio civile.</i></p>
<p align="center">
<p>L’<b>87% della migrazione</b> internazionale in Repubblica Dominicana (RD) è costituito da haitiani. Per questo la popolazione haitiana e dominicana di ascendenza haitiana è molto numerosa, più di <b>700.000 persone</b> su un totale di circa 9 milioni di abitanti (dati 2013 UNPFA, <i>United Nations Population Fund</i>). <span id="more-9369"></span></p>
<p>Nonostante l’economia agricola ed edilizia si basi sulla manodopera haitiana, nel Paese la <b>xenofobia</b> e le <b>discriminazioni</b> a cui vengono sottoposti gli haitiani e i dominicani di ascendenza haitiana è fortissima e in costante aumento. <b>Ne sono prova le recenti modifiche legislative</b> e amministrative fortemente criticate dalla <a href="http://difendereidiritti.wordpress.com/2013/12/10/i-diritti-umani-violati-in-repubblica-dominicana/" target="_blank" rel="nofollow">Commissione Interamericana per i Diritti Umani</a>.</p>
<p>Fino al 2010 era infatti garantito lo <i>ius soli</i> che — almeno formalmente - <b>garantiva ai minori la tutela dei loro diritti fondamentali</b>. La situazione è peggiorata dopo la sentenza di ottobre (Tribunale Costituzionale, n.168/13) che <b>rende la modifica retroattiva</b>, privando arbitrariamente della nazionalità circa <b>200 mila dominicani </b>di origine haitiana (dati UNPFA).</p>
<p>Contestualmente <b>peggiora la situazione dei nuovi migranti</b>. Il governo ha reso più complessa e costosa la procedura per la migrazione regolare: il costo per un visto varia tra i <b>70 e i 200 dollari US</b> ed è richiesto un <b>conto corrente bancario</b>, requisito improbabile per la maggior parte degli haitiani (76%) che vive sotto la soglia di povertà.</p>
<p>Così i migranti <b>attraversano il confine illegalmente</b>, spesso con l’aiuto di trafficanti di persone (i <i>buscones</i>) o piegandosi alle <b>estorsioni degli agenti di frontiera</b>. Sono vittime di soprusi e discriminazione, e spesso vengono inseriti nella tratta di persone, <b>obbligati alla prostituzione e al lavoro forzato</b>.</p>
<p>La maggior parte dei lavoratori haitiani vive nei <i>bateyes</i>, campi di lavoro dove mancano i servizi essenziali (acqua potabile, servizi igienici, smaltimento di rifiuti, elettricità) e vi sono <b>altissimi tassi di infezione da HIV/AIDS</b>, mortalità materna e <b>violenza sessuale su donne e bambine</b>.</p>
<p>Diverse associazioni si adoperano ogni giorno per difendere i diritti di uomini, donne e bambini haitiani o di ascendenza haitiana. Questi<b>difensori dei diritti umani sono considerati e trattati come “traditori della patria”</b>, vengono sistematicamente minacciati, hanno problemi con i propri documenti e con le conseguenti limitazioni della propria libertà.</p>
<p>Soleterre lavora in Repubblica Dominicana a fianco di queste associazioni e, per sensibilizzare e informare sulle gravi violazioni che avvengono nel Paese, ha lanciato la campagna <b>Sin Nombre</b>, a tutela dei diritti dei migranti e dei loro difensori in Centroamerica, Messico e Repubblica Dominicana.<b> </b></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8981">«La xenofobia crescente nei confronti dei migranti haitiani e dei dominicani di ascendenza haitiana in RD ha ormai raggiunto proporzioni insopportabili — afferma <b>Valentina Valfrè, Responsabile del Programma Diritti e Partecipazione di Soleterre. </b>In questa Giornata d’azione Globale, istituita per affermare e difendere i diritti umani dei migranti, sfollati e rifugiati, Soleterre rilancia <a rel="nofollow" name="_GoBack"></a>la denuncia del Servizio Gesuita per i Rifugiati sulle conseguenze della nuova legge sui diritti umani e si unisce alle numerose organizzazioni e associazioni che chiedono di fermare il genocidio civile nel Paese».</p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8975">Per saperne di più:<br />
<a href="http://www.soleterre.org/" target="_blank" rel="nofollow"><b>www.soleterr</b><b>e.org</b></a><b>; </b><a href="http://difendereidiritti.wordpress.com/" target="_blank" rel="nofollow"><b>www.sinnombre.org</b></a><b>, </b><b id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8978"><a id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8976" rel="nofollow"></a>dominicanosxderecho.wordpress.com</b></p>
<p> </p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8974">Ufficio Stampa Soleterre: Cinzia Peschechera, cell. 342.1580041, <span id="emoba-4281"><span class="emoba-pop"><span class="emoba-em">cinzia<img src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/plugins/emoba-email-obfuscator-advanced/dot-glyph.gif" alt="dot" class="emoba-glyph" />peschechera<img src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/plugins/emoba-email-obfuscator-advanced/at-glyph.gif" alt="at"  class="emoba-glyph" />soleterre<img src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/plugins/emoba-email-obfuscator-advanced/dot-glyph.gif" alt="dot" class="emoba-glyph" />org</span><span >  (<span class="emoba-em">cinzia<img src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/plugins/emoba-email-obfuscator-advanced/dot-glyph.gif" alt="dot" class="emoba-glyph" />peschechera<img src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/plugins/emoba-email-obfuscator-advanced/at-glyph.gif" alt="at"  class="emoba-glyph" />soleterre<img src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/plugins/emoba-email-obfuscator-advanced/dot-glyph.gif" alt="dot" class="emoba-glyph" />org</span>)  </span></span></span><script type="text/javascript">emobascript('%63%69%6E%7A%69%61%2E%70%65%73%63%68%65%63%68%65%72%61%40%73%6F%6C%65%74%65%72%72%65%2E%6F%72%67','&lt;span class="emoba-em">cinzia&lt;img src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/plugins/emoba-email-obfuscator-advanced/dot-glyph.gif" alt="dot" class="emoba-glyph" />peschechera&lt;img src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/plugins/emoba-email-obfuscator-advanced/at-glyph.gif" alt="at"  class="emoba-glyph" />soleterre&lt;img src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/plugins/emoba-email-obfuscator-advanced/dot-glyph.gif" alt="dot" class="emoba-glyph" />org&lt;/span>','emoba-4281','','','0'); </script></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8969"><b>Soleterre è un’organizzazione umanitaria</b> laica e indipendente che opera per garantire i diritti inviolabili degli individui nelle “terre sole”. <b>Realizza progetti e attività a favore di soggetti in condizione di vulnerabilità</b> in ambito sanitario, psico-sociale, educativo e del lavoro. <b>Interviene con strategie di pace</b> per favorire la risoluzione non violenta delle conflittualità e per l’affermazione di una cultura di solidarietà. <b>Adotta metodologie di partenariato e di co-sviluppo</b> per promuovere la partecipazione attiva dei beneficiari degli interventi sia nei Paesi di origine che in terra di migrazione per garantire la loro efficacia e sostenibilità nel tempo.</p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1387368419776_8967">
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		<title>Tensione al confine tra Repubblica Dominicana e Haiti</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2013/02/tensione-al-confine-tra-repubblica-dominicana-e-haiti/</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Feb 2013 02:27:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[A migliaia di haitiani senza documenti è stato negato il rientro dopo le feste. di Annalisa Melandri in esclusiva per L’Indro — 11 gennaio 2013 Momenti di tensione si stanno vivendo in questi giorni a Dajabòn in Repubblica Dominicana, nei pressi del confine dominico-haitiano.Migliaia di haitiani senza documenti hanno occupato il ponte sul fiume Masacre, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="aligncenter  wp-image-8583" title="haiti" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/haiti.jpg" alt="" width="578" height="395" /></h4>
<h4 style="text-align: center;">A migliaia di haitiani senza documenti è stato negato il rientro dopo le feste.</h4>
<p>di <strong>Annalisa Melandri</strong> in esclusiva per <a href="http://www.lindro.it/societa/societa-news/societa-news-esteri/2013-01-11/65195-repubblica-dominicana-haiti" target="_blank">L’Indro</a> — 11 gennaio 2013</p>
<p>Momenti di tensione si stanno vivendo in questi giorni a Dajabòn in Repubblica Dominicana, nei pressi del confine dominico-haitiano.<strong>Migliaia di haitiani senza documenti hanno occupato il ponte sul fiume Masacre</strong>, teatro nel 1937  del massacro — di qui il nome — di circa 15mila haitiani che furono trucidati in due giorni a colpi di <em>machete</em> per mano dell’esercito del dittatore dominicano<strong>Leónidas Trujillo</strong>. Una  vera e propria pulizia etnica, una delle pagine  più nere della storia recente dominicana.</p>
<p>Il 6 gennaio scorso, <strong>le autorità dominicane hanno negato l’ingresso a oltre duemila haitiani</strong>, che lavoravano privi di documenti  nei campi e nei cantieri edili della zona nord orientale della Repubblica Dominicana, ai quali  un accordo intercorso tra le autorità della Direzione Generale di Migrazione e il padre gesuita Regino Martínez, presidente dell’associazione <a href="http://www.solidaridadfronteriza.org/">Solidaridad Fronteriza</a>, aveva permesso di poter trascorrere le vacanze natalizie ad Haiti insieme ai loro familiari.<span id="more-8582"></span></p>
<p>Il gruppo di haitiani era entrato ad Haiti il 23 dicembre scorso, tuttavia,<strong> al momento di far ritorno in Repubblica Dominicana si è visto negare l’autorizzazione per il reingresso  nel paese, perché privi di documenti. </strong>La situazione con il trascorrere dei giorni  si è fatta via via più incandescente, ne sono nate  accuse reciproche tra l’ONG  e Josè Ricardo Tavares, direttore della Direzione Generale di Migrazione il quale ha dichiarato di <strong>non poter permettere l’entrata nel paese in forma illegale di migliaia di persone</strong>, mentre padre Martìnez ha accusato  le autorità di aver disatteso un accordo precedentemente stabilito.</p>
<p>I 2230 haitiani che facevano parte della lista di coloro ai quali il 23 dicembre è stato permesso l’ingresso in Repubblica Dominicana, hanno occupato il ponte sul fiume che collega i due paesi <strong>provocando il blocco  del commercio transnazionale  che avviene attraverso quella via tra i due paesi e la sospensione del mercato binazionale che si tiene due volte a settimana a Dajabón</strong> e che è di importanza nevralgica per le fragili economie familiari che vivono ai due lati della frontiera, oltre alla militarizzazione della zona e della linea di confine.</p>
<p>Padre Martìnez fin dal primo giorno è rimasto con gli haitiani in attesa che la situazione venisse risolta dalle autorità, mentre davanti agli uffici della  sua associazione  sono state  bruciate  gomme di auto da persone che non vedono di buon occhio il suo operato e il lavoro svolto in favore dei migranti.</p>
<p>Gli oltre duemila haitiani che a dicembre sono andati nel loro paese per le vacanze natalizie, <strong>da oltre cinque anni lavoravano in Repubblica Dominicana in forma illegale</strong>, cioè senza essere in possesso di regolari documenti  e di visti di ingresso nel paese. Da dieci anni  l’ONG <strong>Solidaridad Fronteriza</strong> congiuntamente con il vescovo della Diocesi di Mao-Montecristi <strong>sostiene e aiuta  i migranti haitiani nell’ espletamento delle formalità di legge</strong>, complicate e costose,  ed effettua  accompagnamento di gruppi di migranti al di qua e al di là della linea di frontiera che separa i due paesi. Da qualche anno, le due organizzazioni religiose hanno iniziato ad organizzare viaggi per le festività e di visita ai familiari inoltrando alla Direzione Generale di Migrazione una lista  completa dei migranti, con i loro dati e il luogo di lavoro in Repubblica Dominicana. Fino all’anno scorso  tutto si era svolto in modo abbastanza regolare.</p>
<p><strong>La legislazione  rispetto alla imponente immigrazione haitiana in Repubblica Dominicana, che ha originato un’impennata dopo il terremoto del 2010,  tuttavia si è complicata in questi ultimi anni, originando confusione e applicazioni arbitrarie ed erronee.</strong> Basti pensare infatti che fino al 2010 la Costituzione del paese riconosceva il principio dello<em>Ius Solis</em>,  la nuova Costituzione redatta in quell’anno  invece,  ha emesso una restrizione  in base al quale i figli di stranieri presenti illegalmente  nel territorio non ne  hanno diritto alla nazionalità. In alcuni casi questa modifica costituzionale è stata <strong>applicata  anche in forma retroattiva</strong> provocando la condanna delle organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani.</p>
<p>In una lettera inviata alla Direzione Generale di Migrazione, Padre Regino Martínez e il vescovo Diómedes Mercedes scrivono: <strong>“</strong><em><strong>Di fronte alla realtà della presenza e importanza economica dei lavoratori migranti</strong>  stabiliti da alcuni anni nella regione nordest, considerando il ritardo  istituzionale nell’implementazione  di una politica migratoria ragionevole e giusta e al fine di evitare il traffico di persone e le estorsioni  nei confronti dei  migranti e per garantire loro il passaggio  alla frontiera in modo organizzato e sicuro [abbiamo] offerto durante vari anni una <strong>soluzione umanitaria e transitoria</strong>, in attesa di un meccanismo di regolazione migratoria accessibile, veloce e coerente con la realtà  economica e sociale  della regione</em>”.</p>
<p><strong>Il tema dell’immigrazione haitiana in Repubblica Dominicana suscita da sempre reazioni contrastanti, spesso diametralmente opposte</strong>. Alcuni  settori, rappresentanti di istanze conservatrici e nazionaliste hanno condannato duramente l’operato dell’ONG  Solidaridad Fronteriza, accusando padre Regino di farsi  strumento di forze politiche che vogliono l’annessione dei due Stati. Se questa appare l’accusa più estrema,  certo è che la problematica è sentita fortemente dai dominicani che vedono nell’imponente presenza haitiana una <strong>minaccia per la sicurezza e  per l’occupazione</strong>. Quella che in una prima analisi sembrerebbe essere una guerra tra poveri ha radici lontane e risale ai ventidue anni di occupazione haitiana della Repubblica Dominicana intercorsi  tra il 1822 e il 1843.</p>
<p><strong>L’anti-haitianismo è un  sentimento ancora fortemente radicato nella società moderna dominicana,</strong> alimentato negli anni dai governi che si sono succeduti al potere. Ha provocato  livelli enormi di  violenza soprattutto, come abbiamo visto,  durante il  regime di Trujillo, che se da una parte effettuava la pulizia etnica al confine con Haiti nel tentativo di ‘dominicanizzare’ la frontiera e di ‘purificare’ la razza dominicana, nello stesso tempo stipulava accordi con il governo haitiano per permettere <strong> l’entrata in Repubblica Dominicana dei  braccianti da impiegare nelle piantagioni  di canna da zucchero</strong>.</p>
<p>Certo è che la manodopera haitiana è stata di fondamentale importanza per la crescita dell’economia della Repubblica Dominicana nel settore agricolo da oltre un secolo a questa parte. Gli  haitiani lavorano oltre che in quelle di canna da zucchero, anche nelle piantagioni di  caffè, di banane, di riso e di tabacco, e  nel settore edile, generalmente svolgendo lavori che la maggior parte dei dominicani non accettano più.</p>
<p>Proprio ieri il presidente<strong> Danilo Medina si è riunito con l’ambasciatore haitiano in Repubblica Dominicana Fritz Cineas e con José Ricardo Taveras della Direzione Generale di Migrazione</strong>, dopo che una  moltitudine di haitiani aveva circondato la sede consolare dominicana a Juana Méndez (Haiti)  minacciando i suoi  occupanti che sono stati evacuati sotto  stretta protezione militare.</p>
<p><strong>Le autorità dei due paesi, congiuntamente con il padre Regino Martínez, sembrerebbero aver  raggiunto  un accordo per cui sarà permesso l’ingresso in Repubblica Dominicana di  1080 haitiani.</strong>   Tuttavia, ulteriori divergenze nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa,  emerse in queste ore sulle modalità di espletamento dei documenti necessari (passaporti, atti di nascita e visti di ingresso) lasciano intendere che la situazione sia tutt’altro che risolta.</p>
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		<title>Migranti scomparsi: le madri arrivano in Messico</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Oct 2012 21:46:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[desaparecidos]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento Migrante Mesoamericano]]></category>

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		<description><![CDATA[di Annalisa Melandri — per L’Indro*- 17 ottobre 2012 Ogni anno migliaia di persone provenienti dal Sud America e diretti negli Stati Uniti svaniscono nel nulla. La Carovana della Speranza ripercorre le loro tracce — Intervista al Movimento Migrante Mesoamericano    Sono circa 40 e provengono da tutto il Centro America. Sono le madri e le [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/tren3.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8130" title="tren3" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/tren3.jpg" alt="" width="576" height="333" /></a></div>
<div></div>
<p><strong><span style="font-size: small;">di Annalisa Melandri — per L’Indro*- 17 ottobre 2012</span></strong></p>
<div><em>Ogni anno migliaia di persone provenienti dal Sud America e diretti negli Stati Uniti svaniscono nel nulla. La Carovana della Speranza ripercorre le loro tracce — Intervista al Movimento Migrante Mesoamericano </em></div>
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<div><em> </em></div>
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<p>Sono circa 40 e provengono da tutto il Centro America. <strong>Sono le madri e le mogli dei migranti scomparsi durante i ’viaggi della speranza’</strong> che compiono dai loro paesi verso gli Stati Uniti, attraversando l’immenso territorio messicano. Uomini, giovani e meno giovani, ma anche donne e bambine, che dall’Honduras, Nicaragua, El Salvador e Guatemala, rincorrendo il ’sogno americano’ cercano di raggiungere la frontiera statunitense e che <strong>il Messico invece inghiottisce nelle sue spirali di violenza, criminalità e, spesso morte, senza dare più nessuna notizia di loro.</strong></p>
<p>Queste donne, ripercorrendo lo stesso percorso dei loro figli, mariti e compagni, tappa dopo tappa, seguendo segnali, indicazioni, messaggi ricevuti negli sporadici contatti telefonici avuti nel corso del viaggio, <strong>cercano di seguirne le tracce fino al punto dove ogni contatto svanisce definitivamente nel nulla</strong>.</p>
<p><strong>La Carovana ’Liberando la Speranza’ con lo slogan “<em>todos</em><em> los dolores, todas las luchas,toda la rabia, toda la esperanza</em>”</strong> (tutti i dolori, tutte le lotte, tutta la rabbia, tutta la speranza) ha lo scopo di <strong>percorrere il paese fino al confine con gli Stati Uniti per cercare qualche indizio che ricongiunga queste donne ai loro cari, </strong>in qualche caso per aiutarle ad elaborare il lutto per la notizia di una morte, ma anche per <strong>richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica</strong> e delle autorità nazionali su questo terribile fenomeno.</p>
<p><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/caravana1.jpg"><img class="alignleft  wp-image-8131" style="margin: 10px 5px;" title="caravana1" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/caravana1.jpg" alt="" width="240" height="134" /></a>Ruben Figueroa, coordinatore del <a href="http://www.movimientomigrantemesoamericano.org/" rel="external">Movimento Migrante Mesoamericano</a>, raggiunto telefonicamente in queste ore in Messico, a El Ceibo, nello stato di Tabasco, racconta di quanto sia <strong>carico di speranza il viaggio che queste madri stanno compiendo dai loro paesi di origine</strong>.</p>
<p><strong><em>“Proprio lunedì”</em>, spiega,<em> “all’entrata in territorio messicano della Carovana, una di queste donne ha potuto riabbracciare il figlio che non vedeva da nove anni.</em></strong><em> Servelio MateoCampos”</em>, racconta Rubén, <em>“aveva solo 17 anni quando lasciò la sua comunità a La Lempira, inHonduras 9 anni fa”</em>. Raggiunto il Messico, era salito sul tristemente noto ’treno della morte’ o ’la bestia’, il convoglio merci che dalla frontiera sud con il Guatemala <strong>percorre tutto il paese fino al confine al nord con gli Stati Uniti e al quale si aggrappano ogni anno migliaia di migranti irregolari </strong>che cercano di arrivare alla frontiera.</p>
<p><strong>Molti muoiono cadendo durante il viaggio o per fame e disidratazione</strong>, altri cercando di salire sul treno in corsa riportano amputazioni e gravi lesioni. Molti, soprattutto le donne subiscono violenze e abusi, altri ancora devono dare del denaro alla polizia per non essere arrestati, <strong>quando sfuggono a tutto ciò rischiano di finire nelle mani dei </strong><em><strong>narcos</strong>.</em></p>
<p>Servelio, dopo essere caduto, si è smarrito e non è più riuscito a riunirsi al suo gruppo, ha perso con il tempo i contatti con la sua famiglia che manteneva soltanto attraverso una radio comunitaria e<strong> in questi 9 anni ha cercato di sopravvivere facendo i lavori più umili. Oggi fa il contadino, ha una moglie e dei figli. Può dirsi fortunato</strong>, tutto sommato.</p>
<p>E’ riuscito quindi a contattare il Movimento Migrante Mesoamericano; <strong>Ruben ha rintracciato sua madre a La Lempira, in </strong><strong>Honduras</strong> e proprio ieri, in territorio messicano, i due si sono riabbracciati.<span id="more-8126"></span></p>
<p><strong></strong>Ruben denuncia anche <strong><em>“l’appoggio quasi inesistente da parte dello Stato e l’indifferenza”</em>rispetto a questo dramma umano e sociale e d</strong><strong>ichiara anche le <em>“responsabilità da parte degli agenti statali</em></strong><em> sia per omissioni e mancanza di attenzione nelle indagini ma anche per responsabilità diretta in alcuni casi di abusi e violenze contro i migranti” </em>e parla di pratiche costanti di<strong><em> “abusi contro i migranti, crimini, sequestri e tratta di persone”</em>. </strong>Quello di Servelio non è l’unico caso di ricongiungimento, nel corso delle precedenti carovane per lo meno altre tre persone che risultavano scomparse hanno potuto riabbracciare le loro famiglie.</p>
<p>Questa Carovana, che è riuscita a ottenere una <strong>notevole copertura mediatica</strong>, per 19 giorni percorrerà tutto il paese con un <strong>calendario ricchissimo di incontri, interviste, riunioni, dibattiti</strong>, ed è appoggiata nelle varie tappe dalle case di accoglienza per i migranti dislocate nel paese lungo tutta la cosiddetta ’rotta dei migranti’. Di fatto, spiega Ruben, <em>“gli unici ad accogliere le donne al loro arrivo in Messico lunedì scorso, sono stati i volontari della casa rifugio per migranti conosciuta come ’la 72’ diretta dal padre </em><strong><em>Fray Tomas González</em></strong><em>”</em><strong>,</strong> il quale nel passato ha ricevuto anche minacce per la sua attività di difesa dei diritti dei migranti.</p>
<p><strong><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/carvana2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-8132" style="margin: 10px 5px;" title="carvana2" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/carvana2.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>Risale a due anni fa il massacro di Tamaulipas</strong>, avvenuto nell’omonimo stato messicano al confine nordorientale con gli Stati Uniti nell’agosto del 2010, quando<strong> vennero trovati in una fossa comune i cadaveri di <a href="http://72migrantes.com/" rel="external">72 migranti</a> trucidati a sangue freddo dall’organizzazione criminale dedita al narcotraffico conosciuta come ’Los Zetas’. </strong></p>
<p>Un sopravvissuto, un migrante ecuadoriano, aiutò a identificare il luogo, una fattoria abbandonata, dove si trovavano i corpi. <strong>I migranti erano stati sequestrati e derubati di tutti i loro averi</strong>, alcuni familiari furono contattati dai telefoni cellulari rubati e venne chiesto loro del <strong>denaro per la liberazione dei loro cari</strong>.</p>
<p><strong>Una tragedia che per un attimo riaccese i riflettori sul dramma</strong> e sulla violenza che circonda il mondo dei <em>migrantes</em>, su una realtà tanto complessa quanto semplice la causa che la origina: <strong>la povertà che spinge migliaia di persone ogni anno a rischiare anche la vita per attraversare il muro <em>“materiale e virtuale”</em></strong> che rappresenta<strong> la <em>“frattura tra un’America ricca e dominante nei programmi economici e politici e un’ America povera e sommessa alle regole del gioco stabilite dal vicino Nord”</em></strong>, come si legge nella relazione presentata dalla Federazione Internazionale del Diritti Umani (FIDH) in occasione di una missione realizzata nel 2007 nell’ambito della Campagna internazionale su ’Migrazioni e Diritti Umani’ realizzata nelle due zone di frontiera più critiche per la situazione delle violazioni dei diritti umani dei migranti e che sono quella al sud del Messico con il Guatemala e quella al nord con gli Stati Uniti</p>
<p><strong></strong><a href="http://www.peacelink.it/latina/a/35293.html" rel="external">Amnesty International</a> proprio lo scorso 5 ottobre ha denunciato che<strong> 40 migranti sarebbero stati sequestrati da un treno merci nello stato di Veracruz, di loro non si sa più nulla. </strong>La Commissione Nazionale per i Diritti Umani (CNDH) ha denunciato che negli ultimi sei mesi sarebbero stati <strong>sequestrati circa 11mila migranti</strong>.</p>
<p>Sequestrati, uccisi, reclutati nelle bande criminali vincolate ai cartelli del narcotraffico, le donne violate e vendute sulle strade, il tutto spesso con la complicità di membri delle forze di sicurezza dello stato, <strong>uomini e donne, spesso bambini in fuga da una realtà di povertà e miseria ignari del tragico destino che li aspetta sulla via del ’sogno americano’.</strong></p>
<p> </p>
<p>*Pubblicato in esclusiva su L’Indro www.lindro.it e qui ripubblicato per gentile concessione</p>
<p> </p>
<p>Leggi anche di RadicalShock : <a href="http://radicalshock.wordpress.com/2010/04/26/diario-da-tapachula-cavalcando-la-bestia/" target="_blank">Diario da Tapachula: cavalcando la bestia</a>.</p>
</div>
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		<title>Tragedia di migranti in mare in Repubblica Dominicana: solo persone con “spirito di avventura”.</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2012/03/tragedia-di-migranti-in-mare-in-repubblica-dominicana-solo-persone-con-spirito-di-avventura/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2012 20:35:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Miei articoli/Mis artículos]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica Dominicana]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[yola]]></category>

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		<description><![CDATA[Oltre 50  morti e una decina di scomparsi. E’ il tragico bilancio dell’ ennesimo viaggio della speranza che i migranti della Repubblica Dominicana  compiono in imbarcazioni di fortuna tentando di raggiungere le coste di Porto Rico in cerca di una vita migliore. Le due isole sono divise dal Canale della Mona, circa 60 miglia (111 [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/download1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6951" title="yola" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/download1.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a></p>
<p>Oltre 50  morti e una decina di scomparsi. E’ il tragico bilancio dell’ ennesimo viaggio della speranza che i migranti della Repubblica Dominicana  compiono in imbarcazioni di fortuna tentando di raggiungere le coste di Porto Rico in cerca di una vita migliore. Le due isole sono divise dal Canale della Mona, circa 60 miglia (111 km.) estremamente pericolose per la presenza di forti correnti e la convergenza di quattro venti.<span id="more-6950"></span></p>
<p>Ogni anno nelle sue acque perdono la vita centinaia di persone, ma in questo periodo dell’anno, quando la stagione dei cicloni non è ancora iniziata,  i viaggi riprendono, soprattutto dalla parte orientale della Repubblica Dominicana,  la più vicina alle coste di Porto Rico.</p>
<p>L’ultima tragedia avvenuta circa due settimane,  fa ha registrato un alto numero di morti, di 70 persone imbarcate in una piccola <em>yola</em> (così vengono chiamate le barche che compiono i viaggi) sono stati recuperati i cadaveri di 57 persone, alcuni dilaniati  dagli squali che popolano queste acque. Tredici sono i dispersi.</p>
<p>Il senatore del Partito della Liberazione Dominicana (PLD, al governo) della città di Santiago, Julio César Valentín, tuttavia crede che tali viaggi avvengono per “<strong>spirito di avventura</strong>” (sic) del popolo dominicano, evidentemente ignorando la miseria e la disperazione che stanno dietro a tali gesti.</p>
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		<title>Sonia Pierre: la sua vita, la sua lotta.</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 01:07:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Haiti]]></category>
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		<description><![CDATA[  di Annalisa Melandri E’ morta il 4 dicembre scorso, all’età di 48 anni, per complicazioni cardiache, l’attivista dominicana di origini haitiane Sonia Pierre. Sebbene in un primo momento si fosse diffusa la notizia che la causa della morte era imputabile a un infarto fulminante, soltanto alcuni giorni dopo il decesso l’esito della autopsia alla [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/sonia_pierre302.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6594" title="sonia_pierre302" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/sonia_pierre302.jpg" alt="" width="320" height="240" /></a></p>
<p>di <strong>Annalisa Melandri</strong></p>
<p>E’ morta il 4 dicembre scorso, all’età di 48 anni, per complicazioni cardiache, l’attivista dominicana di origini haitiane Sonia Pierre. Sebbene in un primo momento si fosse diffusa la notizia che la causa della morte era imputabile a un infarto fulminante, soltanto alcuni giorni dopo il decesso l’esito della autopsia alla quale era stata sottoposta, ha confermato che Sonia è deceduta per una trombosi scatenata da un coagulo alle valvole cardiache che portava dopo un intervento urgente effettuato negli Stati Uniti. Sembra che non avesse presso l’anticoagulante, la cui assunzione è fondamentale nelle patologie come quelle di cui soffriva Sonia, da oltre 48 ore. La militante ed attivista dominico-haitiana lascia quattro figli.</p>
<p>Originaria del <em>batey</em> (comunità rurale dove risiedono i tagliatori di canna da zucchero) “La lechería” nel municipio di La Altagracia, <strong>aveva trascorso tutta la vita nella difesa del diritto all’identità degli haitiani di seconda generazione nati in Repubblica Dominicana.</strong></p>
<p>I suoi genitori erano giunti in Repubblica Dominicana dalla vicina Haiti, circa 50 anni fa, nell’ambito degli accordi stipulati tra il dittatore Trujillo e il governo haitiano per l’ingresso nel paese di manodopera da utilizzare nelle piantagioni di canna da zucchero. Il padre di Sonia muore lo stesso giorno nel quale lei viene al mondo, malato e vittima di una febbre altissima mentre si sta recando in ospedale e vedere la figlia appena nata. La madre resta sola al mondo con dieci figli e deve affrontare miseria e umiliazioni per poterli crescere. Sonia la aiuta fin da piccola come può anche con i lavori più umili ma già giovane adolescente inizia a sentire brucianti sulla sua pelle le ferite per le ingiustizie e le umiliazioni inferte da un sistema che se da un lato era profondamente razzista ed escludente, dall’altro si beneficiava altamente dell’ ingresso, anche illegale nel paese di braccia a basso costo e senza diritti proveniente dalla vicina Haiti per le esigenze del settore legato alla produzione e commercio dello zucchero.<span id="more-6592"></span></p>
<p><strong>A tredici anni Sonia viene arrestata per la sua partecipazione ad uno sciopero dove affronta con coraggio la guardia campestre al servizio dei latifondisti locali</strong>. Comincia in quel momento la lotta al fianco della sua gente, della quale per il suo coraggio (verrà chiamata <em>mujer coraje</em>, donna coraggio) conquista la fiducia e la stima. Attira tuttavia su di sé inevitabilmente anche minacce di morte e repressione, aggiunte ad una campagna mediatica volta a screditarla ed umiliarla, al servizio dei potenti proprietari terrieri che vedevano nelle sua battaglie una minaccia al loro <em>status quo.</em></p>
<p>Il suo impegno la porta fuori dal paese, spesso negli Stati Uniti, dove ottiene riconoscimenti internazionali e attestati di merito per il suo impegno nella difesa dei diritti civili delle minoranze, tra i quali nel 2006 il Robert F. Kennedy Human Rights Award e più recentemente, l’anno scorso, il Premio al Coraggio della Donna, del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, consegnatole direttamente da Hillary Clinton insieme ad altre nove donne al mondo di riconosciuta traiettoria per il “coraggio e leadership eccezionali” nel movimento femminista internazionale.</p>
<p><strong>Sonia Pierre è stata infatti anche la fondatrice del Movimento delle Donne dominico – haitiane (MUDHA)</strong> che ha la finalità di “promuovere l’integrazione e partecipazione delle donne dominicane di discendenza haitiana e di donne haitiane nei processi sociali che si sviluppano nelle rispettive comunità con al finalità di contrastare il sessismo, il razzismo, l’anti-haitianismo che permea ampi settori della società, oltre a difendere e salvaguardare i diritti civili, politici, economici, sociali, culturali e umani della popolazione dominicana di discendenza haitiana”.</p>
<p>Amatissima dalla comunità haitiana e di discendenza haitiana della Repubblica Dominicana, non godeva di altrettanta simpatia purtroppo nella maggiornanza della popolazione dominicana.</p>
<p><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/Sonia-Pierre1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6593" style="margin: 10px;" title="Sonia Pierre" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/Sonia-Pierre1-300x157.jpg" alt="" width="300" height="157" /></a>Molti la consideravano “nemica del paese”, la accusavano di essere una portavoce di istanze straniere che tramano per il ricongiungimento di Haiti e della Repubblica Dominicana, accuse queste diffuse anche attraverso i media dai settori ultra nazionalisti, in un paese dove il razzismo verso gli haitiani è fortemente radicato e dove è stato sempre fomentato in tempi passati anche dai vari governi che si sono succeduti alla guida della Repubblica Dominicana . La campagna di discredito contro Sonia si era fatta più forte soprattutto dopo la condanna al paese dalla Corte Interamericana dei Diritti Umani avvenuta nel 2005 per non aver concesso la nazionalità a due bambine di discendenza haitiana. La Repubblica Dominicana fu condannata al pagamento di 8mila dollari ad ogni bambina ed altrettanti alle tre organizzazioni che portarono avanti la denuncia, il MUDHA di Sonia Pierre, il Centro per la Giustizia e il Diritto Internazionale (CEJAIL) e la International Human Right Law Clinic della Scuola di Diritto dell’ Università di Berkley.</p>
<p>Il governo dominicano ha sempre respinto con veemenza tale condanna qualificando le pretese come “infamanti” e negando ogni accusa sulla base delle leggi nazionali. Fino al 2010 vigeva nel paese lo<em> ius soli </em>senza restrizioni al diritto di nazionalità degli haitiani nati in territorio dominicano. Tuttavia già nel 2005 una sentenza della Suprema Corte di Giustizia dette il via a limitazioni dello <em>ius soli </em>che furono definite formalmente nella nuova Costituzione del 2010 con l’introduzione del paragrafo in cui si specifica che “sono dominicane tutte le persone nate in territorio della Repubblica Dominicana con eccezione dei figli degli stranieri residenti in rappresentazioni diplomatiche o di quelli in transito o residenti illegalmente nel paese”. Secondo dati in eccesso sarebbero circa 500mila i migranti haitiani di prima e seconda generazione che vivono in Repubblica Dominicana, su una popolazione complessiva di circa 10 milioni di abitanti.</p>
<p>La popolazione migrante proveniente da Haiti è al momento fortemente diversificata, ci sono migranti recenti ma anche come abbiamo visto una considerevole quota di haitiani di seconda e terza generazione che non hanno alcun legame con Haiti (se non affettivo, culturale e come forma di rispetto per i loro genitori) dove spesso non sono nemmeno mai stati, che sono generalmente ben integrati con il resto della popolazione domenicana (per lo meno con quella della stessa classe sociale), ci sono inoltre i discendenti di unioni miste tra haitiani e dominicani nati nel paese.</p>
<p>Tuttavia la “distinzione tra haitiano e dominico-haitiano viene rifiutata o per lo meno evitata da forti opinioni che prevalgono nella burocrazia statale e in certi settori della popolazione . Questi settori pretendono negare la nazionalità dominicana ai figli degli haitiani e considerano i nati e i non nati nel paese nello stesso modo”.<a href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a></p>
<div id="attachment_6595" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/sepelio-sonia-pierre1.jpg"><img class="size-medium wp-image-6595 " style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" title="sepelio sonia pierre1" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/sepelio-sonia-pierre1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">i funerali di Sonia Pierre</p></div>
<p>L’origine di questo atteggiamento risale ai pregiudizi scatenati dalla campagna di “dominicanizzazione” portata avanti da Trujillo durante la sua dittatura (e culminata con il tragico massacro degli haitiani avvenuto sulle rive del fiume Dajabón da allora ribattezzato <em>Masacre</em>, che in spagnolo vuol dire “massacro”, nel 1937), ma anche dalla successiva politica di Joaquín Balaguer, uomo profondamente legato a Trujillo, razzista e conservatore, figura chiave nella politica dominicana che governò il paese per 24 anni divisi in tre mandati presidenziali (l’ultimo conclusosi nel 1996).</p>
<p><strong>Più recentemente, nel 2007 una risoluzione della Giunta Centrale Elettorale ha negato la consegna degli atti di nascita a cittadini discendenti da stranieri che non possano provare la residenza o lo status legale dei loro genitori.</strong> Evidentemente la risoluzione aveva come obiettivo gli haitiani di seconda generazione nati in Repubblica Dominicana e almeno formalmente fu emessa con l’intenzione di depurare le liste da errori e falsificazioni commesse nel passato. Di fatto però nega il rilascio di documenti di identità a un numero considerevole di persone di discendenza haitiana (secondo il MUDHA almeno 200mila) già adulte che ad Haiti non sono mai state, che non sanno parlare il creolo, che si sentono a tutti gli effetti dominicani e che a un certo punto si pretende di rispedire in quello che sicuramente non è il loro paese, dopo che la migrazione legale e illegale dei loro genitori, zii o nonni è stata favorita e incentivata (vedi per esempio gli accordi tra i governi dominicano e haitiano degli anni passati ) per necessità di avere manodopera a basso costo e zero diritti per la raccolta della canna da zucchero.</p>
<p>Applicando tale politica volta a contrastare l’immigrazione ma anche a liberarsi di un certo numero di dominico-haitiani la Repubblica Dominicana ha in diverse occasioni effettuato delle vere e proprie deportazioni massive e arbitrarie vietate tra l’altro da ogni trattato internazionale e dai trattati con la stessa Haiti. Il quotidiano <em>El Caribe</em> riporta quanto avvenuto nel corso di uno degli operativi militari dell’ Ufficio di Migrazione il 1 novembre del 2003: “Nell’ autobus della Migrazione stazionato nel chilometro nove dell’autopista Duarte era in corso un dramma, le grida scuotevano i finestrini del veicolo coperti di inferriate. Molte donne, alcune con bambini in braccio anche appena nati, piangevano sconsolatamente non potendo tornare quella sera nelle loro case dove avevano lasciato i figli e i mariti. I militari della Migrazione erano arrivati al chilometro nove dopo le sei del pomeriggio, come ormai di consuetudine tutti i venerdì. A tutti gli haitiani che passavano e anche a persone semplicemente di pelle scura, chiedevano i loro documenti e quelli che non li avevano in ordine erano portati fino all’autobus. I veicoli del trasporto pubblico che si fermavano al chilometro nove erano perquisiti dai militari in cerca di illegali. Il console generale di Haiti nel paese criticò gli operativi affermando che “in molti casi sono eccessivi e disumani non permettendo che gli haitiani detenuti possano comunicare con i loro familiari e raccogliere le loro cose. In molti casi i familiari li danno per dispersi perché non sanno cosa gli è  successo”.<a href="#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a></p>
<p>Con la crisi del settore dello zucchero negli anni ’80, ma anche con la caduta ad Haiti del regime di Duvalier figlio, Baby Doc, nel 1986 la politica migratoria tra i due paesi cambia radicalmente, la popolazione di discendenza haitiana è diventata “scomoda” e si cerca in qualche modo di rimediare a una situazione complicata, trattata sempre con superficialità ed evidente ambiguità dai governi dei due lati della frontiera, anche se gli immigranti haitiani di prima e seconda generazione vengono comunque impiegati come manodopera (sempre a basso costo e senza diritti) in altri settori quali quello edilizio e del turismo.</p>
<p>Le misure che si sono volute adottare e che ancora oggi si perseguono per ovviare a tale situazione tuttavia violano i diritti umani, civili e politici di una comunità consistente di persone. Oltre alle deportazioni indiscriminate in un paese che non hanno mai conosciuto se non nei racconti dei loro nonni o genitori, che raggiunsero il culmine nel 1991 sotto Balaguer (si stima che furono espulse 35 mila persone in quell’anno<a href="#sdfootnote3sym"><sup>3</sup></a>) ma che abbiamo visto continuarono anche negli anni successivi, <strong>si è anche provveduto a cancellare dai registri civili documenti come gli atti di nascita e le carte di identità a persone che ne erano in possesso da decenni, con la motivazione che erano stati rilasciati sulla base di documentazioni false.</strong> Varie associazioni per la difesa dei diritti civili degli immigranti haitiani denunciano che tali cancellazioni sono state fatte sulla base di supposizioni o illazioni senza nessun fondamento, a volte soltanto sulla base del colore della pelle o di un cognome haitiano. In ogni caso si è negato a persone adulte in possesso dei propri documenti fin dalla nascita, per esempio la possibilità di trovare un lavoro o di iscriversi all’università, di chiedere un prestito, di avere un conto corrente bancario, diventando improvvisamente apolidi, cioè privi di nazionalità, in evidente violazione della Dichiarazione Internazionale dei Diritti dell’Uomo che proprio nel suo articolo n. 15 stabilisce che “ogni persona ha diritto a una nazionalità” e che “nessuno verrà privato arbitrariamente della sua nazionalità o del diritto a cambiare nazionalità”.</p>
<p>Per questa ragione in Repubblica Dominicana l’ Agenzia dell’ONU per i Rifugiati <a href="http://www.unhcr.it/" target="_blank">(UNHCR</a>), che ha riaperto la sua sede dopo il recente terremoto che ha colpito la vicina Haiti nel 2010, sta seguendo da vicino oltre agli haitiani che cercano rifugio in Repubblica Dominicana dalla fame e miseria del loro paese, anche la situazione delle persone di discendenza haitiana che vivono qui da decenni.</p>
<p>Antonio Guterres, l’ Alto Commissario per le Nazioni Unite per i Rifugiati, in una sua recente visita ha visitato molte comunità di discendenti haitiani nati e vissuti in Repubblica Dominicana che dal 2007 si stanno vedendo negare i loro documenti da funzionari del registro civile.</p>
<p>L’UNHCR considera che “centinaia di migliaia di persone nate fuori da Haiti da genitori haitiani migranti potrebbero potenzialmente diventare apolidi o correre il rischio di diventarlo”<a href="#sdfootnote4sym"><sup>4</sup></a>.</p>
<p>L’UNHCR ha recentemente dato il via ad una campagna mondiale per combattere l’apolidia,<a href="#sdfootnote5sym"><sup>5</sup></a> considerando che “questa condizione rende (gli apolidi) tra le persone più escluse al mondo. Oltre alla sofferenza che viene inferta loro, l’effetto di emarginare gruppi interi di persone attraverso le generazioni, crea grosse tensioni nelle società in cui vivono e a volte può essere fonte di conflitto.”</p>
<p> </p>
<p><a href="#sdfootnote1anc">1</a>Inmigrantes haitianos y dominicanos de ascendencia haitiana en la República Dominicana – a cura di SJR e CID pag. 34</p>
<p><a href="#sdfootnote2anc">2</a>Inmigrantes haitianos y dominicanos de ascendencia haitiana en la República Dominicana – a cura di SJR e CID pag 10</p>
<p><a href="#sdfootnote3anc">3</a>La Commissione Interamericana dei Diritti Umani in un rapporto del settembre 1991 conclude che il decreto per le espulsioni disposto da Balaguer “aveva imposto una esplusione collettiva” e “scatenato una persecuzione indiscriminata contro gli haitiani e i loro discendeti, nati o no in Repubblica Dominicana con l’intenzione di espellerli”. Fonte “Inmigrantes haitianos y dominicanos de ascendencia haitiana en la República Dominicana” – a cura di SJR e CID pag. 79</p>
<p><a href="#sdfootnote4anc">4</a><a href="http://www.acnur.org/t3/noticias/noticia/el-alto-comisionado-visita-las-operaciones-del-acnur-en-la-republica-dominicana/" target="_blank">http://www.acnur.org/t3/noticias/noticia/el-alto-comisionado-visita-las-operaciones-del-acnur-en-la-republica-dominicana/</a></p>
<p><a href="#sdfootnote5anc">5</a><a href="http://www.unhcr.it/news/print/1039/28/l-unhcr-lancia-la-campagna-per-combattere-l-apolidia.html">http://www.unhcr.it/news/print/1039/28/l-unhcr-lancia-la-campagna-per-combattere-l-apolidia.html</a></p>
<p> </p>
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