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	<title>Annalisa Melandri&#187; Libia</title>
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	<description>America Latina, e non solo</description>
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		<title>Agostino Spataro: Osservatore del PCI nella Libia di Gheddafi-Un viaggio a Tripoli</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Aug 2013 04:51:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Invito alla lettura/Invitación a la lectura]]></category>
		<category><![CDATA[Agostino Spataro]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>

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		<description><![CDATA[Agostino Spataro, giornalista, già deputato nazionale, svolge una lettura controcorrente del crollo del regime di Gheddafi e traccia un nuovo, inquietante scenaro“il cerchio Mena” per il Mediterraneo e il M.O. Più volte inviato del PCI in Libia, racconta alcuni aspetti delle relazioni italo-libiche e fra Gheddafi e i principali leader politici italiani:Aldo Moro, Giulio Andreotti, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="book_abstract"><img class="alignleft  wp-image-9182" style="margin: 10px 5px;" title="osservatore-pc-libia-gheddafi" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/osservatore-pc-libia-gheddafi.jpg" alt="" width="238" height="310" /></div>
<div></div>
<div>Agostino Spataro, giornalista, già deputato nazionale, svolge una lettura controcorrente del crollo del regime di Gheddafi e traccia un nuovo, inquietante scenaro“il cerchio Mena” per il Mediterraneo e il M.O. Più volte inviato del PCI in Libia, racconta alcuni aspetti delle relazioni italo-libiche e fra Gheddafi e i principali leader politici italiani:Aldo Moro, Giulio Andreotti, Bettino Craxi, Enrico Berlinguer, Giovanni Spadolini, Giancarlo Pajetta, Giorgio Napolitano, Silvio Berlusconi.</div>
<h2 id="bookdetails_info_title">Informazione del libro</h2>
<div id="bookdetails_info">
<div>ISBN : 2120010102087</div>
<div>Edizione : 6a</div>
<div>Anno pubblicazione : 2013</div>
<div>Formato : 15x23</div>
<div>Foliazione : 268 pagine</div>
<div>Copertina : Morbida</div>
<div>Stampa : bianco e nero</div>
</div>
<div></div>
<div>
<p><strong>Editore: </strong><br />
Centro Studi Mediterranei<br />
6° edizione, luglio, 2013<br />
Codice ISBN n. 9788891052650<br />
Pagg. 268<br />
Prezzo di copertina <em>€ 17,00</em></p>
<p><strong>Acquisto:</strong><br />
Il libro può essere acquistato presso tutte le librerie<br />
Feltrinelli e presso diverse librerie on line fra cui:<br />
www.lafeltrinelli.it / www.ilmiolibro.it</p>
<p><strong>Formato Kindle in: </strong>www.amazon.com<br />
<em>€ 2,00</em></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Prima presentazione del libro,  8 ottobre 2013 in Messico, presso la Benemerita Università di Puebla.</span></strong></p>
</div>
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		<title>Sibia, Liria. Inquietante cuneo dentro le primavere arabe</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Mar 2012 03:46:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[primavera araba]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[di Marinella Correggia Fonte: Contropiano  Sibia e Liria. Possiamo mescolare le sillabe di Siria e Libia. Perché due paesi così diversi da un anno hanno molto in comune. Poco importano le responsabilità dei due governi nazionali. Il copione internazionale ne prescinde. Così come le agende geopolitiche delle potenze esterne coinvolte. Sibia e Liria. Due sollevazioni che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marinella Correggia</strong></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.contropiano.org/it/archivio-news/documenti/item/7121-sibia-liria-inquietante-cuneo-dentro-le-primavere-arabe" target="_blank">Contropiano </a></p>
<p>Sibia e Liria. Possiamo mescolare le sillabe di Siria e Libia. Perché due paesi così diversi da un anno hanno molto in comune. Poco importano le responsabilità dei due governi nazionali. Il copione internazionale ne prescinde. Così come le agende geopolitiche delle potenze esterne coinvolte.</p>
<p>Sibia e Liria. Due sollevazioni che hanno richiesto e richiedono un’incredibile operazione di demonizzazione dei due governi e santificazione degli oppositori, da parte dell’Onu, di tanti governi e dei media, con menzogne e omissioni così da spacciare per “protezione dei civili e dei diritti umani” quella che è un’operazione politico-militare di cambio di regime. In Libia una vera congiura fra più attori – interni e internazionali, governativi e non governativi – radicò nell’inconscio dell’opinione pubblica mondiale la convinzione che Gheddafi e i suoi “mercenari” avessero fatto seimila o diecimila morti civili nei primi giorni di scontri; erano stati in realtà poco più di cento come riconobbe la stessa Amnesty, e distribuiti fra le due parti (con atti efferati da parte dei “ribelli”). <span id="more-6997"></span>Nel caso siriano la conta dei morti da parte di Onu e media e le notizie di massacri e atrocità su bambini e adulti provengono da fonti di parte (“attivisti dei diritti umani” dell’opposizione, “disertori” ecc.). I media si collegano con combattenti definendoli “attivisti” (Rainews24 il 28 febbraio). Oppositori esterni al paese i quali sostengono di avere centinaia di informatori sul campo (questi ultimi mandano liste di vittime, e “video amatoriali” sempre riportati dai media seppure con l’irrilevante precisazione “non possono essere indipendentemente verificati”); l’opera è completata da media presenti nel paese ed embedded nell’opposizione armata. Inoltre, sia nel caso libico che in quello siriano, sono definiti “civili disarmati” quelli che invece sono gruppi armati e violenti (tale è la confusione che c’è chi considera “pacifista” e “umanitario” un possibile intervento dalla parte degli oppositori armati). I rapporti Onu (anche la più recente stima di fine febbraio che parla di “ben oltre 7.500 persone morte negli 11 mesi di rivolte) danno a intendere che si tratti a) di vittime disarmate, b) fatte tutte dalle forze del governo. Inoltre si basano so “rapporti credibili” che provengono in realtà dall’opposizione. Onu, Ong e media òe prendono sempre per buone e obiettive, senza prove, con corredo di video che spesso non mostrano nulla, nomi e circostanze spesso verificatisi falsi e perfino grossolanamente “copiati”, a un minimo controllo (vedi “Guerra mediatica”, dossier a puntate per Contropiano, in particolare<a href="http://www.contropiano.org/it/esteri/item/6818-siria-guerra-mediatica-sesta-puntata">http://www.contropiano.org/it/esteri/item/6818-siria-guerra-mediatica-sesta-puntata</a>). Certamente in Siria i civili muoiono, ma come risultato dello scontro fra esercito e oppositori armati. Anche solo la domanda “cui prodest?” induce a ritenere che il governo siriano non abbia convenienza ad attirarsi addosso ancor più le ire del mondo colpendo deliberatamente i civili. In Libia gli unici “civili” (fra virgolette) che la Nato ha davvero difeso sono stati i “ribelli”, armatissimi e responsabili di atti molto violenti contro i civili (si pensi all’assedio feroce a Sirte, agli abitanti di Tawergha deportati, ai detenuti torturati e uccisi). In Siria cd “Esercito libero” è responsabile di uccisioni di soldati e civili (ci sono elenchi nominativi documentati; v. <a href="http://www.forumpalestina.org/news/2012/Febbraio12/12-02-12GuerraMediatica3.htm">http://www.forumpalestina.org/news/2012/Febbraio12/12–02-12GuerraMediatica3.htm</a>) e atti di sabotaggio e terrorismo. Anche a Homs nella fase attuale (<a href="http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/7707-homs-un-testimone-racconta-il-terrore-gruppi-armati-non-damasco.html">http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/7707-homs-un-testimone-racconta-il-terrore-gruppi-armati-non-damasco.html</a>). Questo è sottolineato anche dal rapporto degli Osservatori della Lega Araba (<a href="http://www.peacelink.it/conflitti/a/35517.html">http://www.peacelink.it/conflitti/a/35517.html</a>) che per questa ragione Arabia Saudita e Qatar hanno occultato. Omissione totale da parte dei media e della “comunità internazionale”(asse Occidente-petromonarchie) dei quotidiani resoconti di uccisioni, rapimenti, sabotaggi per opera dei gruppi armati che come nel caso della Libia il ministero dell’informazione siriano diffonde quotidianamente, come fa il Siryan Observatory on Victims of Violence and Terrorism-Sovvt, da non confodersi con il citatissimo Osservatorio siriano sui diritti umani basato a Londra e fonte privilegiata dei media e della stessa Onu.</p>
<p>Sibia e Liria. Due sollevazioni armate incuneatesi nella “primavera araba” diventata “inverno islamico” secondo la definizione del movimento palestinese Hamas finanziato da Fratelli musulmani e Qatar, e lieto di questa svolta che spazza via i regimi laici (potremmo parlare anche di inverno atlantislamico). Le componenti maggioritarie di queste opposizioni appoggiano e fiancheggiano i gruppi armati. E’ successo in Libia e succede in Siria dove il Consiglio nazionale siriano (Cns), enfant chéri degli Occidentali e petromonarchi, ha un patto di cooperazione con la nebulosa chiamata “Free Syrian Army-Fsa (Esercito siriano libero) con basi in Libano e Turchia. Come nel caso libico, la cosiddetta opposizione siriana è eterodiretta: appoggi e suggerimenti internazionali (vedi oltre), ruolo di espatriati nell’avviare la protesta (e nel dirigerla, quanto al caso del Consiglio nazionale siriano: basato in Turchia e diretto da un professore siriano della Sorbona, da decenni in Francia), e perfino presenza di combattenti stranieri jihadisti. Certo se in Siria ci fossero basi militari statunitensi si direbbe che Assad sta difendendo il paese da terroristi. Migliaia di libici sarebbero addestrati in Giordania, per 1.000 dollari al mese forniti da Qatar e Arabia Saudita(<a href="http://rt.com/news/jordan-syria-intelligence-training-859/">http://rt.com/news/jordan-syria-intelligence-training-859/</a>). Oltre ai libici (<a href="http://www.corriere.it/esteri/11_novembre_24/olimpio-scenario-siria_baea5e0a-166c-11e1-a1c0-69f6106d85c1.shtml">http://www.corriere.it/esteri/11_novembre_24/olimpio-scenario-siria_baea5e0a-166c-11e1-a1c0-69f6106d85c1.shtml</a>) a quelli che giungono dall’Iraq (come ha affermato il ministro dell’interno iracheno (New York Times 12 febbraio 2012,”<a href="http://www.nytimes.com/2012/02/13/world/middleeast/for-iraqis-aid-to-syrian-rebels-repays-a-war-debt.html?pagewanted=all">For Iraqis, Aid to Rebels in Syria Repays a Debt</a> »). Direttamente da Al Qaeda arriva l’appello di solidarietà lanciato dal capo della rete terroristica, Al Zawahiri, e della presenza della Rete terrorista ha riferito invano al Congresso Usa il direttore della National Intelligence Usa James Clapper(<a href="http://www.mcclatchydc.com/2012/02/16/139139/top-us-intelligence-officials.html">http://www.mcclatchydc.com/2012/02/16/139139/top-us-intelligence-officials.html</a>), e ribadito dal generale statunitense Martin Dempsey: “La Siria è un’arena con molti attori e ciascuno cerca di rafforzare la propria posizione. Non parla di bombardamenti sui civili (<a href="http://www.lesdebats.com/editions/220212/les%20debats.htm">http://www.lesdebats.com/editions/220212/les%20debats.htm</a>).L’Occidente si prepara a fare da aviazione ad Al Qaeda come in Libia? Come nel caso libico e in precedenza in Afghanistan, in Siria Occidente/petromonarchie e Al Qaeda/islamisti lavorano insieme ognuno contro il comune nemico (Bashar al Assad), sperando di avere la meglio gli uni sugli altri in seguito (<a href="http://rt.com/news/us-al-qaeda-syria-otrakji-635/">http://rt.com/news/us-al-qaeda-syria-otrakji-635/</a>). I gruppi armati sono responsabili di uccisioni di molti civili e militari e di sabotaggi. Le uccisioni per vendetta sono rivendicate dagli stessi gruppi armati (reportage del libanese Daily Star dal titolo “FSA soldier in Lebanon discloses tactics ») ; sgozzamenti stile Al Qaeda sono stati mostrati su un video dai combattenti anti-governativi all’inviato della Bbc a Homs – che non si è scandalizzato troppo (<a href="http://www.bbc.co.uk/news/world-middle-east-16984219">http://www.bbc.co.uk/news/world-middle-east-16984219</a>).</p>
<p>Sibia Liria. Due sollevazioni le cui componenti maggioritarie chiedono (e nel caso della Libia hanno ottenuto) l’intervento armato estero diretto. “Se il mondo ci abbandona dichiareremo la Jihad” ha dichiarato un ufficiale del cosiddetto Esercito siriano libero Abdel Razzak Atlas a Jonathan Littell di Le Monde. Nel caso della Siria, l’opposizione interna e progressista che rifiuta risolutamente l’ingerenza esterna e la lotta armata, è schiacciata dal Consiglio nazionale siriano. Da notare anche che il quest’ultimo ha avuto il primo (surreale) riconoscimento come “legittimo rappresentante del popolo siriano” da parte proprio del Cnt libico, arrivato al potere sulle ali della Nato.</p>
<p>Sibia e Liria. Due sollevazioni le cui componenti maggioritarie hanno goduto e godono del totale appoggio da parte dell’Occidente e delle petromonarchie del Golfo, con il pretesto del sostegno alla democrazia e della protezione dei civili ma con un segreto di Pulcinella: l’obiettivo del cambio di regime. Per questo, gli alleati internazionali degli oppositori boicottano qualunque tentativo negoziale. Nel marzo 2011 si riunirono a Parigi (e poi in Qatar) i cosiddetti “Amici della Libia”, franco–anglosassoni e petromonarchi in testa, seguiti da alleati minori. Poco meno di un anno dopo, a Tunisi decine di paesi di riuniscono come “amici della Siria”. Nel caso libico ci fu un’ alleanza armata diretta, con bombardamenti Nato/Qatar e invio di armi e commandos. Nel caso siriano (per ora) c‘è un sostegno indiretto all’opposizione armata. I servizi segreti russi dichiarano alla Itar Tass che da Libano, Iraq e Turchia arrivano non ufficialmente (cioè non attraverso i governi) fucili di precisione (per i cecchini), lanciarazzi, MACHINE GUNS. Finanziamenti e forniture di armi (<a href="http://rt.com/news/syria-opposition-weapon-smuggling-843/">http://rt.com/news/syria-opposition-weapon-smuggling-843/</a>) da parte sono sostenuti dalle petromonarchie (Qatar e Arabia Saudita che chiedono all’Occidente di ufficializzare l’appoggio). La base logistica alla Free Syrian Army è offerta dalla Turchia. Forze speciali di consiglieri ed esperti militari britanniche, francesi, giordane e del Qatar nella base turca di Iskenderun addestrerebbero i combattenti insieme ai militari di Ankara. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato ufficialmente la presenza di agenti inglesi del M16 già sul terreno in Siria. L’esercito siriano ha catturato diversi combattenti e consiglieri stranieri, in numero tale da innescare <a href="http://www.haaretz.com/news/middle-east/report-u-s-drones-flying-over-syria-to-monitor-crackdown-1.413348" target="_blank">grandi trattative per il rilascio</a> (<a href="http://www.haaretz.com/news/middle-east/report-u-s-drones-flying-over-syria-to-monitor-crackdown-1.413348">http://www.haaretz.com/news/middle-east/report-u-s-drones-flying-over-syria-to-monitor-crackdown-1.413348</a>). Secondo il Réseau Voltaire, una dozzina di francesi hanno chiesto lo status di prigioniero di guerra fornendo la loro identità, il grado e il corpo di appartenenza. Uno di questi è un colonnello del servizio trasmissioni della Dgse (Direction générale de la sécurité extérieure): “Nell’armare la rivolta wahhabita e nel fornirle informazioni satellitari, la Francia ha dunque condotto una guerra segreta contro l’esercito siriano, che ha portato, in dieci mesi di combattimenti, all’uccisione di circa 3.000 militari e oltre 1.500 civili”. In Libia come in Siria l’ingerenza esterna ha fomentato gli scontri e impedito la riconciliazione e l’avvio di un percorso di pace senza interferenze. Del resto, secondo rivelazioni della Press Tv (iraniana), nel 2008 l’ambasciatore saudita e quello degli Stati Uniti in Libano idearono un piano per detronizzare il governo siriano.</p>
<p>Sibia e Liria. Due sollevazioni di fronte alle quali la frase “manifestanti inermi uccisi da un regime che massacra il suo stesso popolo” accomuna il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon con l’ultimo militante della “sinistra umanitaria” occidentale. Uniti ieri nella demonizzazione di Gheddafi, oggi nel biasimare Cina e Russia che in sede di Consiglio di Sicurezza dell’Onu hanno posto due volte il veto a una risoluzione proposta dall’Occidente e dai petromonarchi e fatta apposta per permettere un intervento armato “umanitario” in Siria sulla falsariga di quello in Libia. Il 16 febbraio una nuova alleanza si è delineata: all’Assemblea dell’Onu, Russia e Cina e altri 9 paesi – i cinque paesi dell’Alleanza Bolivariana per l’America-Alba, Venezuela, Cuba, Ecuador, Bolivia, Nicaragua, e poi Iran, Bielorussia, Zimbabwe, Corea del Nord – oltre ovviamente alla Siria sono stati gli unici al mondo a votare contro una risoluzione proposta dall’Arabia Saudita, che condanna delle sole violenze governative e propone l’appoggio all’opposizione siriana in nome della protezione della popolazione. Ricordiamo che i paesi dell’Alba sono stati protagonisti, sia nel caso della Libia che in quello della Siria, di proposte di pace e mediazione, con l’invio di osservatori neutrali, accettate anche dai due governi interessati ma del tutto boicottate dalle opposizioni armate libica e siriana e dalla “comunità internazionale”.</p>
<p>Sibia e Liria. Due sollevazioni in grado di frammentare i rispettivi paesi e farli piombare in un inferno armatissimo governato di fatto da milizie e gruppi contrapposti. In Libia è già successo.</p>
<p>Sibia e Liria. Due sollevazioni contro due governi laici e tradizionalmente non allineanti, nel contesto di un mondo arabo completamente islamizzato (un islam che sul piano economico e politico è alleato dell’Occidente).</p>
<p>Sibia e Liria. Due sollevazioni la cui parte maggioritaria vuole smantellare lo stato, cambiando financo la bandiera del paese (Libia: da quella verde della Jamahiryia a quella a strisce rosso, verde e nero con stella e mezzaluna della monarchia pre-1969. Siria: dal rosso-bianco-nero con due stelle al verde-bianco-nero con tre stelle.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<div></div>
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		<title>Libia: nuove menzogne dei media mainstream</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 01:10:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Dis-informazione/Des-información]]></category>
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		<category><![CDATA[Libia]]></category>
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		<description><![CDATA[TRIPOLI, ABU SLIM, 25 settembre: UN BUCO CON ALCUNE OSSA ANIMALI DIVENTA FOSSA COMUNE CON OLTRE 1.200 CORPI (o forse 1.700).  IL CNT ALLA FINE DEVE AMMETTERE “OSSA TROPPO GRANDI  PER ESSERE UMANE. FORSE E’ QUALCOS’ALTRO”. MA MOLTI MEDIA NON SE NE ACCORGONO Avevano già funzionato benissimo a febbraio le false fosse comuni sul mare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>TRIPOLI, ABU SLIM, 25 settembre: UN BUCO CON ALCUNE OSSA ANIMALI DIVENTA FOSSA COMUNE CON OLTRE 1.200 CORPI (o forse 1.700).  IL CNT ALLA FINE DEVE AMMETTERE “OSSA TROPPO GRANDI  PER ESSERE UMANE. FORSE E’ QUALCOS’ALTRO”. MA MOLTI MEDIA NON SE NE ACCORGONO</strong></p>
<p>Avevano già funzionato benissimo a febbraio le false fosse comuni sul mare di Tripoli: un video e delle foto, il sito americano <em>One day on Earth</em> (<a href="http://www.onedayonearth.org/profiles/blogs/mass-burial-tripoli-libya-feb">http://www.onedayonearth.org/profiles/blogs/mass-burial-tripoli-libya-feb</a>) aveva spacciato per tali il rifacimento di un cimitero avvenuto nell’agosto scorso. Il mondo credette, e anche se in pochi giorni il trucco fu svelato, chi se n’è accorto? Nell’immaginario rimanevano a pesare le “fosse scavate in fretta dai miliziani di Gheddafi” per nascondere parte dei “diecimila morti e 50mila feriti fra i manifestanti”, cifre sparate da un twitter della saudita <em>Al Arabiya</em> il 22 febbraio, fonte un sedicente membro libico del Tribunale penale internazionale, il quale ultimo lo sconfessava il giorno dopo, ma sempre invano.</p>
<p>Come ha insegnato la propaganda nazista, dire menzogne enormi e ripeterle come un disco rotto paga; le smentite non saranno udite.<span id="more-6278"></span></p>
<p>Adesso, forse poiché non ancora tutti i membri belligeranti della Nato hanno deciso il rinnovo dell’adesione alla Operazione Unified Protector, quella sì già rinnovata dalla Nato per gli ultimi tre mesi di quest’anno, era forse utile un’altra notizia della serie “demonizza il nemico per giustificare la presenza umanitaria internazionle e legittimare ulteriormente il nuovo regime libico”. Ed ecco che domenica 25, tal Salem Fergani membro del Tnc di Abdel Jalil (dal lontano febbraio autonominatosi “unico rappresentante del popolo libico”, poi via via riconosciuto da vari paesi), tira fuori dal cappello di prestigiatore (in dotazione a tutti i membri del Cnt, pare) un altro orrore: una fossa comune di prigionieri uccisi.</p>
<p>La prima forse a riferire con gioia è al Jazeera che senza alcun dubbio titola nella versione inglese (<a href="http://english.aljazeera.net/news/africa/2011/09/20119251823889148.html">http://english.aljazeera.net/news/africa/2011/09/20119251823889148.html</a>) “Mass grave of Libyan prisoners found”. Il pezzo sul sito annuncia/denuncia: “Trovata una fossa comune con i resti di 1.700 prigionieri uccisi. La notizia è arrivata domenica mentre centinaia di combattenti del Cnt entrano a Sirte, che gli aerei Nato hanno bombardato due volte nella giornata”. Ovviamente <em>Al Jazeera</em> non si fa alcun problema per la città assediata, centrata dai Grad (quando li lanciavano i lealisti, la Nato li bombardava a tutto spiano perché sono un’arma indiscriminata e dunque “minaccia ai civili”), Sirte e le altre città bombardate e piene di civili. E sulla fossa prosegue:  “Khalid Sharif, portavoce del consiglio militare del Cnt, dice: ‘abbiamo trovato il luogo dove tutti quei martiri sono sepolti’ aggiungendo che è ‘la prova degli atti criminali del regime di Gheddafi’”.  Una prova necessaria. E Salim Al Ferjani, membro del Comitato nominato dal Cnt per identificare i resti, precisa: “Hanno infierito con l’acido sui corpi, per eliminare le tracce”.  Non è male evocare una crudeltà ulteriore.</p>
<p>Poi il Cnt pensa bene di portare i giornalisti sul posto. eD ecco cosa vede la Cnn, non certo filo-Gheddafi: non le ossa di migliaia di persone ma alcune ossa di animali senza nessuno scavo. La prima versione dell’articolo della Cnn, visibile fino a lunedì mattina, riferiva la dichiarazione del Cnt ma poi aggiungeva: “Non è chiaro se il sito sia una fossa comune, perché non ci sono stati scavi. Hanno mostrato ossa ai media, ma dei medici lì presenti con lo staff della Cnn hanno sostenuto che non sono ossa umane”.  Poi questa frase, nell’articolo di cui al link <a href="http://www.cnn.com/2011/09/25/world/africa/libya-mass-grave/index.html?hpt=wo_c2">http://www.cnn.com/2011/09/25/world/africa/libya-mass-grave/index.html?hpt=wo_c2</a> toglie il riferimento ai medici ma lascia i dubbi e diventa: “Il Cnt sospetta si tratti di una fossa comune, benché non ci siano stati scavi e non siano stati trovati resti umani. Un team della Cnn è stato portato sul posto, un campo fangoso, con latri media, e ha trovato solo ossa apparentemente animali”.</p>
<p>Non finisce qui: la Cnn precisa che secondo i “rivoluzionari” di Abdel Jalil il sito è stato individuato il 20 agosto.  Allora perché la notizia fa scalpore adesso?</p>
<p>Ma il più bello deve ancora venire. Dopo qualche ora la Cnn aggiorna lo stesso link e si può leggere questo: “Il Cnt ha spiegato ai reporter che alcune ossa trovate sono in effetti troppo grandi per essere umane. Per il Cnt, Jamal Ben Noor ammette penosamente che “il sito potrebbe essere qualcos’altro, stiamo investigando”.</p>
<p>Aspettiamo il prossimo colpo di scena.</p>
<p>Eppure ore dopo questa penosa smentita, Repubblica ancora manteneva sul suo sito (<a href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/09/25/news/tripoli_trovata_fossa_comune_1200_cadaveri_tra_prigionieri_e_insorti-22199360/">http://www.repubblica.it/esteri/2011/09/25/news/tripoli_trovata_fossa_comune_1200_cadaveri_tra_prigionieri_e_insorti-22199360/</a>) quanto tratto il giorno prima da Al Jazeera, come fonte sacra: “Una fossa comune con 1200 cadaveri è stata trovata nei pressi della prigione di Abu Salim. Lo riporta la tv qatariota (dal sito definita “panaraba”)  Al Jazeera, <em>confermando</em> la notizia senza però fornire ulteriori dettagli”.  (Il corsivo è nostro!). Poi Repubblica.it aggiunge di suo che fra i cadaveri ci sarebbero non solo i prigionieri del 1996 ma anche gli insorti di adesso.</p>
<p><em>Repubblica</em> cartaceo dedica tutta la pagina 17 del 26 settembre, a firma Renato Caprile da Tripoli, alla triste scoperta: ”1.700 cadaveri” (come se ogni cadavere fosse già lì, in evidenza sotto l’occhio del reporter), “una delle più agghiaccianti fosse comuni mai scoperte”. Il giornalista è portato sul posto a vedere il “cimitero senza lapidi” che “attivisti del Cnt” (attivisti, una bella definizione, non come mercenari o miliziani) hanno portato “ieri” alla luce. “La prova di un massacro”: un’altra delle pistole fumanti così ecessarie a questa guerra. Ed ecco, scrive Caprile, “brandelli di stoffa intrisi di sangue e scoloriti dal tempo” (un armato del Cnt ha trovato  “stringe al petto come una reliquia” proprio la tuta con il nome del suo vecchio amico Abdul Salem, il nome c’è ancora e così  il foro del proiettile che l’ha ucciso 15 anni fa; l’ha trovata “come per miracolo”: già) :  “la prova di un massacro”. Insieme a “teschi, femori, tibbie, costole ammucchiati qua e là alla rinfusa”.</p>
<p>Del resto, qualche settimana fa Repubblica.it parlava della denuncia delle amazzoni di Gheddafi (“Lui e tutti i suoi figli e i suoi funzionari ci stupravano”: un altro classico della guerra in Libia), senza controllare la fonte dalla quale proveniva, una fonte screditatissima dalla stessa Onu.  E’ quella psicologa di Bengasi, la Sergewa, dai cui era partita tutta la campagna diffamatoria nei confronti dei “mercenari di Gheddafi stupratori di massa”, campagna rivelatasi falsa. Repubblica non ricordava che la psicologa era già stata sbugiardata dall’inviato dell’Onu e da Amnesty. La quale ultima pure non è certo filoGheddafi.  Ad esempio Amnesty, che a gran voce e a lungo ha denunciato l’assedio a Misurata da parte dei lealisti – vedi il rapporto <em>Misrata under Siege</em> – da settimane tace sugli assedi alle città lealiste, che la Nato bombarda e il Cnt attacca dichiaratamente con Grad, missili che la Nato stessa chiama “armi indiscriminate”. Minaccia ai civili.</p>
<p>Marinella Correggia</p>
<p> </p>
<p><em> </em></p>
<p> </p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Nasce l’ Agenzia di Notizie della Resistenza Libica — solidarietà</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 19:28:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre in Italia, il movimento pacifista e internazionalista (esiste ancora? converrebbe chiedersi)  tace gravemente sul ruolo dell’Italia nell’ invasione della Libia, rendendosi di fatto complice di una guerra di stampo neocoloniale, a Caracas nasce Al Mukawana —  l’Agenzia di Notizie della Resistenza Libica, con lo scopo preciso di “dare battaglia mediatica contro la manipolazione delle [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/libia61.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6203" title="libia61" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/libia61-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p><em>Mentre in Italia, il movimento pacifista e internazionalista (esiste ancora? converrebbe chiedersi)  tace gravemente sul ruolo dell’Italia nell’ invasione della Libia, rendendosi di fatto complice di una guerra di stampo neocoloniale, a Caracas nasce <a href="http://resistencialibia.info/" target="_blank">Al Mukawana</a> —  l’Agenzia di Notizie della Resistenza Libica, con lo scopo preciso di “dare battaglia mediatica contro la manipolazione delle informazioni che realizzano le grandi multinazionali come Al-Jazzera, Al-Arabiya, Reuters, BBC, Euronews, AFP, EFE, tra le altre”.  Quello che segue e’ un comunicato che insieme alla grande giornalista argentina Stella Calloni e Marinella Correggia giornalista de il Manifesto, con  altri operatori dell’informazione, militanti ed attivisti abbiamo voluto far giungere al collettivo venezuelano che gestisce l’ Agenzia. Il comunicato ‘e stato letto e reso noto nel corso della presentazione pubblica dell’ Agenzia che si e’ tenuta lunedì scorso, 19 settembre a Caracas e al quale hanno partecipato la giornalista Cristina Gonzales, Hindú Anderi, per il  Foro Itinerante de Participación Popular, l’ Ambasciatore siriano in Venezuela,  Dr. Ghasan Abbas, il corrispondente di  TeleSur in  Libia, Rolando Segura y l’ analista internazionale  Miguel Koba. (A.M) </em></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-size: xx-large; color: #ff0000;">FUORI L’ ITALIA DALLA NATO!!!</span></strong></p>
<p> </p>
<p>I sottoscritti  firmatari, giornalisti, intellettuali, militanti politici e sociali, tutto il movimento sociale  mobilitato in sostegno dei popoli e contro i soprusi di un impero genocida,<strong> invitiamo l’opinione pubblica ad unirsi in una azione solidale con i fratelli libici e il loro legittimo governo.</strong> Esprimiamo il nostro ripudio di fronte all’invasione coloniale delle grandi potenze che hanno negato ogni possibilità di dialogo per la pace, come avevano prospettato i paesi dell’ Unione Africana e dell’ ALBA.</p>
<p>Gli invasori, potenze pro imperialiste, riunite sotto la bandiera genocida della NATO, di fatto già avevano pianificato l’occupazione e il saccheggio di quel  paese e la negazione  del suo diritto all’ autodeterminazione.</p>
<p>Paese, che vale la pena ricordare, in alcuni momenti storici ha dato prove innegabili di  solidarietà con i popoli del mondo e con le loro  lotte di liberazione quando questi  soffrivano situazioni simili a quelle che oggi si stanno vivendo in Libia.<span id="more-6262"></span></p>
<p>Rifiutiamo con assoluta fermezza che si invochi l’ “umanitarismo” mentre si scaricano tonnellate di bombe  intelligenti contro la popolazione disarmata,  giustificandosi con le  menzogne più ignobili  come il presunto bombardamento contro i civili da parte delle truppe di  Gheddafi,  cosa che non è  mai successa,  come comprovato anche dagli osservatori indipendenti ai quali non è  stato dato ascolto.</p>
<p>Respingiamo inoltre la Risoluzione 1973 dello scorso 17 marzo del Consiglio di Sicurezza dell’ ONU, approvata senza ascoltare gli osservatori indipendenti, mentre appena due giorni dopo,  violandola apertamente,  gli invasori hanno iniziato i  bombardamenti che continuano ancora oggi su una popolazione disarmata di soltanto sei milioni e mezzo di abitanti.</p>
<p><strong>Rifiutiamo il riconoscimento che alcuni paesi hanno concesso al governo coloniale dei cosiddetti “ribelli”, avallando i crimini di guerra che si stanno commettendo contro il popolo libico.</strong>  Avallando la tortura, i massacri, gli atti brutali commessi dai <strong>mercenari che la NATO ha inviato in Libia mascherati da “opposizione ribelle”.</strong></p>
<p>Ricordiamo che su questa terra sono caduti i corpi di oltre 50mila libici, tra i quali bambini, e anziani, donne e leader religiosi.</p>
<p><strong>Avvisiamo la comunità internazionale sui massacri di stampo razzista che si stanno commettendo contro la popolazione negra.</strong></p>
<p>Esigiamo giudizio e castigo per i responsabili di questi crimini di lesa umanità, cosi come ripudiamo coloro i quali oggi sono diventati complici delle peggiori  aberrazioni.</p>
<p>Avvertiamo inoltre l’opinione pubblica  internazionale che <strong>in Libia si sta avviando un  sinistro precedente,</strong> non si avrà infatti in futuro nessuna remora nell’attaccare qualsiasi paese  dotato di grosse risorse naturali. A partire dalla crisi del capitalismo,  con la sua disperazione, non  avranno dubbi quando si tratterà di scaricare la loro voracità contro qualsiasi altro popolo.</p>
<p>Per tutto questo appoggiamo e salutiamo la nascita dell’Agenzia di Notizie della Resistenza Libica (ANRL) e invitiamo i comunicatori sociali, i giornalisti, gli scrittori a collaborare con questo progetto con lo scopo di condurre  questa necessaria battaglia mediatica.</p>
<p>Alla comunità internazionale chiediamo collaborazione per la diffusione di ogni materiale che possa mettere a nudo l’orrore che si sta commettendo contro un popolo che ha fatto uso del suo legittimo diritto: decidere  chi deve governarlo.</p>
<p>Inviamo la nostra piena solidarietà a tutto il gruppo di lavoro dell’ Agenzia di Notizie della Resistenza Libica (ANRL)  in modo particolare al suo collettivo che la presenterà formalmente a Caracas il prossimo 19 settembre negli spazi del CELARG alle 5:00 pm.</p>
<p>SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO LIBICO, BASTA CON LE INVASIONI IMPERIALISTE che hanno prodotto già tanti genocidi in pieno secolo XXI, in nome della libertà.</p>
<p>Stella Calloni, periodista, escritora investigadora, Argentina</p>
<p>Annalisa Melandri, activista por los derechos humanos</p>
<p>Marinella Correggia,  ecoattivista Red No War, periodista, escritora</p>
<p>Dick Emanuelsson. Periodista sueco.</p>
<p>Miriam Emanuelsson. Camarógrafa hondureña.</p>
<p>Ingrid Storgen. Periodista. Argentina</p>
<p>Cristina Castello, poeta y periodista argentina,  Francia</p>
<p>Alberto Cabrera — Comunicador, reportero gráfico, Argentina</p>
<p>Geraldina Colotti, giornalista e scrittrice, Italia</p>
<p>Aurora Tumanischwili Penelòn</p>
<p>Guillermo López</p>
<p>Igor Calvo. Militante de base del FNRP, Honduras</p>
<p>Aline Castro, Red por Ti America, Brasil</p>
<p>Carlos Loza, Junta Interna de ATE, AGP (Asociacion General de Puertos en la Central de Trabajadores de la Argentina, CTA)</p>
<p>Carlos Guanciarrosa, Agrupacion Enrique Mosconi, Fetera en CTA Argentina</p>
<p>FeTERA Flores (colectivo de base de la Federación de Trabajadores de la Energía de la República Argentina en CTA.)</p>
<p>Eduardo Espinosa, ATE, (Asociacion de Trabajadores del Estado, en CTA) Ministerio de desarrollo humano de la provincia de Buenos Aires, Argentina</p>
<p>Convocatoria por la Lineracion Nacional y Social Frente Sindical Argentina</p>
<p>Carina Maloberti, secretaria de organización nacional de ATE, CTA Argentina</p>
<p>Alejandro Cabrera Britos delegado ATE (Asociacion de Trabajadores del Estado) de la CTA en el SENASA (Servicio Nacional de Saniodad y Calidad Agroalimentaria)</p>
<p>Junta Interna  delegados en DILAB (Direccion de Laboratorios)</p>
<p>Martinez – Buenos Aires Argentina</p>
<p>Compañeras y compañeros de Convocatoria por la Liberacion Nacional y Social Argentina</p>
<p>Agrupación “Tolo Arce”- ATE-SENASA Capital Federal</p>
<p>Agrupación “Germán Abdala” — ATE-Ministerio de Trabajo de la Nación</p>
<p>Agrupación “8 de Marzo ” — ATE– UBA — Fac. de Ingeniería</p>
<p>Agrupación ” Agustín Tosco” — Río Segundo — Córdoba</p>
<p>Democracia Popular — Rosario — Santa Fe</p>
<p>Agrupación Martín Fierro ( Varela — Alte. Brown - Mar del Plata y Cipoletti )</p>
<p>Maria Rosa Gonzales, comunicadora social Argentina</p>
<p>Josep M. Pijuan</p>
<p>Norberto Ganci, Director – El club de la Pluma,  Argentina</p>
<p>De Pana!!! Periódico Alternativo</p>
<p>Jorge Téllez,  Nicaragua.</p>
<p>Ahmine Salah — red Nicaragua_Socialista — Nicaragua</p>
<p>Giorgio Trucchi — periodista – Nicaragua</p>
<p>Andrea Quispe (Dirigente del Movimiento José María Arguedas).</p>
<p>Diego Motta (Secretario de Prensa del Gremio de Escritores del Perú)</p>
<p>Jaime Lastra (Director del Área Político de la Universidad Socialista del Perú José Carlos Mariátegui)</p>
<p>Zelideth Chávez Cuentas (Presidenta del Gremio de Escritores del Perú)</p>
<p>Martín Reátegui (Presidente del Bloque Popular Amazónico — Iquitos).</p>
<p>Martín Guerra (Primer Secretario del Movimiento José María Arguedas)</p>
<p>Winston Orrillo  Premio Nacional de Periodismo del Perú. Catedrático Principal de la Universidad de San Marcos,  de Lima</p>
<p>Comité Amigos Puerto Rico</p>
<p>Salvador Tió, defensor derechos humanos y comunicador Puerto Rico</p>
<p>Nelly Mendez – comunicadora social Argentina<br />
Raul Moreno – comunicador social Argentina<br />
Guillermo Ponce – poeta y comunicador social Argentina</p>
<p>Julio Carmona, poeta y escritor, Perú</p>
<p>Marta Speroni, militante por los DD.HH.</p>
<p>Luis Britto García, escritor, venezolano</p>
<p>Ángel Guerra Cabrera</p>
<p>Carlos Zelaya Herrera  Periodista en Resistencia Miembro de la Red Profesionales Latinoamericanos contra el Abuso de Poder.</p>
<p>Alfredo Viloria P. Ing. Y Comunicador, Productor y Conductor en Guachirongo 98,5 fm y en Barquisimeto FM 88.5 Venezuela</p>
<p>Henry Rueda– desde Nueva Esparta Venezuela</p>
<p>Hindu Anderi, periodista y activista, coordinadora del Foro Itinierante de Participacion Popular</p>
<p>Yásser Gómez. Periodista. Editor de Mariátegui. La revista de las ideas.</p>
<p>Bayardo Ariza Olarte</p>
<p>Victor Nogal, Comunicador Alternativo</p>
<p>Attilio Folliero, economista, profesor  universitario en la facultad de Ciencias de Comunicaciones en la UCV de Caracas</p>
<p>Florencia Beloso Periodista Tv Pública Argentina</p>
<p>Chela Vargas, historiadora. Docente U.CV. articulista del Correo del Orinoco.</p>
<p>Carmen Bohórquez Historiadora y Filósofa Venezuela</p>
<p>Frente Popular (Guatemala)</p>
<p>Sara Guterriez y  Américo Roca Dalton,   www.hondurastierralibre.com</p>
<p>Grupo SakerTi (Nuevo Amanecer)</p>
<p>Carlos Molina Velásquez profesor universitario-El Salvador.</p>
<p>Carlos Aznárez, director de RESUMEN LATINOAMERICANO</p>
<p>Luis Miranda Resendiz – Comision política del Partido Popular Socialista de Mexico</p>
<p>Lcda. Aleida Centeno Rodriguez , Puerto Rico</p>
<p>Milena Kantor Docente del IUNA Instituto Universitario Nacional de Arte Argentina</p>
<p>Humberto Carrillo delegado del Frente Popular de Guatemala en USA</p>
<p>Carlos Valencia FMLN Ciudad Delgado</p>
<p>Víctor Manuel Ramos Escritor, Académico, Profesor Universitario. Honduras</p>
<p>Maruca González  por APIA — Agencia Periódistica de Información Alternativa de México.D.F.</p>
<p>Gerardo Benavides Caldas Economista, docente de la UNMSM</p>
<p>Luis Vicente Moreno    Director Periódico El Mundo de Lomas de  Zamora Bs. As. Argentina</p>
<p> </p>
<p> </p>
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		<title>Nace la Agencia de Noticias de la Resistencia Libia (ANRL)</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 21:56:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[En español]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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		<category><![CDATA[Resistenze globali]]></category>
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		<description><![CDATA[La ANRL será inaugurada con un foro organizado por la Camarada Hindú Anderi, a través del Foro Itinerante de Participación Popular el día lunes 19 de septiembre, titulado Palestina, Libia y Siria entre la revoluciona y la contrarrevolución, con la participación de los ponente: Embajador de la República Árabe Siria en Venezuela, Dr. Ghasan Abbas, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/libia61.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6203" title="" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/libia61-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p><em>La <a href="http://resistencialibia.info/" target="_blank">ANRL</a> será inaugurada con un foro organizado por la Camarada Hindú Anderi, a través del Foro Itinerante de Participación Popular el día lunes 19 de septiembre, titulado Palestina, Libia y Siria entre la revoluciona y la contrarrevolución, con la participación de los ponente: Embajador de la República Árabe Siria en Venezuela, Dr. Ghasan Abbas, el reportero de TeleSur en Libia, Rolando Segura y el internacionalista Miguel Koba, en los espacios del CELARG a la 5:00 PM.</em></p>
<p><em>A traves de este comunicado le brindamos y ofrecemos nuestro apoyo y solidaridad:</em></p>
<p>Los abajo firmantes, periodistas, intelectuales, militantes políticos y sociales, el campo popular movilizado en favor de los pueblos y contra los atropellos de un imperio genocida, <strong>llamamos a la opinión pública internacional a unirnos en una acción solidaria con el pueblo libio y su gobierno legítimo pues fue elegido por su pueblo.</strong><strong></strong></p>
<p>Manifestamos nuestro repudio frente a la invasión colonial de las grandes potencias que negaron toda posibilidad de diálogo en pos de la paz, tal como ofrecieron los países de la Unión Africana y de la ALBA.</p>
<p>Los invasores, potencias pro imperialistas, reunidas bajo la bandera genocida de la OTAN, de hecho tenían ya planificada la ocupación y el saqueo de un país y el aniquilamiento de la autodeterminación de su pueblo.<span id="more-6202"></span></p>
<p>País que vale recordar, en momentos históricos ha dado muestras innegables de solidaridad con los pueblos del mundo y sus luchas de liberación cuando esos pueblos padecían situaciones similares a las que hoy padecen en Libia.</p>
<p>Rechazamos con absoluta firmeza que se invoque el “humanitarismo” mientras se descargan toneladas de bombas inteligentes contra el pueblo desarmado, apoyados en la mentira más espuria como el supuesto bombardeo de Moammar El Khadafi contra la población civil, cosa que jamás existió y esto mismo fue comprobado por observadores independientes a los que no se quiso escuchar.</p>
<p>Rechazamos tanto la Resolución 1973 del pasado 17 de marzo del Consejo de Seguridad de la ONU, sin escuchar a los observadores, así como  recordamos a este organismo que nada hizo  cuando sólo dos días después de la aprobación y violando su propia resolución,  los invasores   comenzaron los bombardeos que perduraron durante seis meses y continúan hasta hoy  sobre una población desarmada de sólo seis millones y medio de habitantes.</p>
<p><strong>Rechazamos el reconocimiento que algunos países han otorgado al gobierno colonial de los mal llamados “rebeldes”, avalando los crímenes que se están cometiendo contra ese pueblo</strong>. Avalando la tortura, las masacres, los actos brutales cometidos por los mercenarios que la OTAN envió a Libia, pertrechados bajo disfraces de “oposición rebelde”</p>
<p>Recordamos que sobre ese suelo han quedado estampadas las siluetas destrozadas de más de 50 mil libios, entre los que se pueden ver niños y ancianos, mujeres y líderes religiosos.</p>
<p>Advertimos al mundo sobre la cacería racista que se está cometiendo contra  la población negra.</p>
<p>Exigimos juicio y castigo para los responsables de esos crímenes de lesa humanidad, así como repudiamos a quienes hoy mismo se situaron en el lugar de cómplices de las aberraciones más indignantes.</p>
<p>Alertamos, además, a la comunidad internacional que en Libia se está dejando un precedente siniestro, ellos no dudarán en atacar cada país dotado por grandes recursos naturales. A partir de la crisis del capitalismo, en su desesperación, no dudarán en descargar su voracidad contra cualquier pueblo.</p>
<p><strong>Por todo esto es que saludamos y apoyamos el nacimiento de la Agencia de Noticias de la Resistencia Libia , a la vez que llamamos a los comunicadores sociales, periodistas, escritores a colaborar con este proyecto con el fin de dar batalla a esta batalla mediática nefasta.</strong><strong></strong></p>
<p>A la comunidad internacional solicitamos colaboración para la difusión de todo material que deje al desnudo el horror que están cometiendo contra un pueblo que hizo uso de su legítimo derecho: decidir quién habría de gobernarlo.</p>
<p><strong>Hacemos llegar nuestra más firme solidaridad a todo el equipo de la Agencia y en especial al colectivo que presentará  formalmente la nueva Agencia de Noticias de la Resistencia Libia en Caracas el próximo lunes 19 de setiembre en los espacios del CELARG a las 5:00 pm.</strong></p>
<p>SOLIDARIDAD CON EL PUEBLO LIBIO</p>
<p>NUNCA MÁS A LAS INVASIONES IMPERIALISTAS que ya han producido tantos genocidios en pleno siglo XXI, en nombre  de la libertad.</p>
<p> </p>
<p>Stella Calloni, periodista, escritora investigadora, Argentina</p>
<p>Annalisa Melandri, activista por los derechos humanos</p>
<p>Marinella Correggia,  ecoattivista Red No War, periodista, escritora</p>
<p>Dick Emanuelsson. Periodista sueco.</p>
<p>Miriam Emanuelsson. Camarógrafa hondureña.</p>
<p>Ingrid Storgen. Periodista. Argentina</p>
<p>Cristina Castello, poeta y periodista argentina,  Francia</p>
<p>Alberto Cabrera — Comunicador, reportero gráfico, Argentina</p>
<p>Geraldina Colotti, giornalista e scrittrice, Italia</p>
<p>Aurora Tumanischwili Penelòn</p>
<p>Guillermo López</p>
<p>Igor Calvo. Militante de base del FNRP, Honduras</p>
<p>Aline Castro, Red por Ti America, Brasil</p>
<p>Carlos Loza, Junta Interna de ATE, AGP (Asociacion General de Puertos en la Central de Trabajadores de la Argentina, CTA)</p>
<p>Carlos Guanciarrosa, Agrupacion Enrique Mosconi, Fetera en CTA Argentina</p>
<p>FeTERA Flores (colectivo de base de la Federación de Trabajadores de la Energía de la República Argentina en CTA.)</p>
<p>Eduardo Espinosa, ATE, (Asociacion de Trabajadores del Estado, en CTA) Ministerio de desarrollo humano de la provincia de Buenos Aires, Argentina</p>
<p>Convocatoria por la Lineracion Nacional y Social Frente Sindical Argentina</p>
<p>Carina Maloberti, secretaria de organización nacional de ATE, CTA Argentina</p>
<p>Alejandro Cabrera Britos delegado ATE (Asociacion de Trabajadores del Estado) de la CTA en el SENASA (Servicio Nacional de Saniodad y Calidad Agroalimentaria)</p>
<p>Junta Interna  delegados en DILAB (Direccion de Laboratorios)</p>
<p>Martinez – Buenos Aires Argentina</p>
<p>Compañeras y compañeros de Convocatoria por la Liberacion Nacional y Social Argentina</p>
<p>Agrupación “Tolo Arce”- ATE-SENASA Capital Federal</p>
<p>Agrupación “Germán Abdala” — ATE-Ministerio de Trabajo de la Nación</p>
<p>Agrupación “8 de Marzo ” — ATE– UBA — Fac. de Ingeniería</p>
<p>Agrupación ” Agustín Tosco” — Río Segundo — Córdoba</p>
<p>Democracia Popular — Rosario — Santa Fe</p>
<p>Agrupación Martín Fierro ( Varela — Alte. Brown - Mar del Plata y Cipoletti )</p>
<p>Maria Rosa Gonzales, comunicadora social Argentina</p>
<p>Josep M. Pijuan</p>
<p>Norberto Ganci, Director – El club de la Pluma,  Argentina</p>
<p>De Pana!!! Periódico Alternativo</p>
<p>Jorge Téllez,  Nicaragua.</p>
<p>Ahmine Salah — red Nicaragua_Socialista — Nicaragua</p>
<p>Giorgio Trucchi — periodista – Nicaragua</p>
<p>Andrea Quispe (Dirigente del Movimiento José María Arguedas).</p>
<p>Diego Motta (Secretario de Prensa del Gremio de Escritores del Perú)</p>
<p>Jaime Lastra (Director del Área Político de la Universidad Socialista del Perú José Carlos Mariátegui)</p>
<p>Zelideth Chávez Cuentas (Presidenta del Gremio de Escritores del Perú)</p>
<p>Martín Reátegui (Presidente del Bloque Popular Amazónico — Iquitos).</p>
<p>Martín Guerra (Primer Secretario del Movimiento José María Arguedas)</p>
<p>Winston Orrillo  Premio Nacional de Periodismo del Perú. Catedrático Principal de la Universidad de San Marcos,  de Lima</p>
<p>Comité Amigos Puerto Rico</p>
<p>Salvador Tió, defensor derechos humanos y comunicador Puerto Rico</p>
<p>Nelly Mendez – comunicadora social Argentina<br />
Raul Moreno – comunicador social Argentina<br />
Guillermo Ponce – poeta y comunicador social Argentina</p>
<p>Julio Carmona, poeta y escritor, Perú</p>
<p>Marta Speroni, militante por los DD.HH.</p>
<p>Luis Britto García, escritor, venezolano</p>
<p>Ángel Guerra Cabrera</p>
<p>Carlos Zelaya Herrera  Periodista en Resistencia Miembro de la Red Profesionales Latinoamericanos contra el Abuso de Poder.</p>
<p>Alfredo Viloria P. Ing. Y Comunicador, Productor y Conductor en Guachirongo 98,5 fm y en Barquisimeto FM 88.5 Venezuela</p>
<p>Henry Rueda– desde Nueva Esparta Venezuela</p>
<p>Hindu Anderi, periodista y activista, coordinadora del Foro Itinierante de Participacion Popular</p>
<p>Yásser Gómez. Periodista. Editor de Mariátegui. La revista de las ideas.</p>
<p>Bayardo Ariza Olarte</p>
<p>Victor Nogal, Comunicador Alternativo</p>
<p>Attilio Folliero, economista, profesor  universitario en la facultad de Ciencias de Comunicaciones en la UCV de Caracas</p>
<p>Florencia Beloso Periodista Tv Pública Argentina</p>
<p>Chela Vargas, historiadora. Docente U.CV. articulista del Correo del Orinoco.</p>
<p>Carmen Bohórquez Historiadora y Filósofa Venezuela</p>
<p>Frente Popular (Guatemala)</p>
<p>Sara Guterriez y  Américo Roca Dalton,   www.hondurastierralibre.com</p>
<p>Grupo SakerTi (Nuevo Amanecer)</p>
<p>Carlos Molina Velásquez profesor universitario-El Salvador.</p>
<p>Carlos Aznárez, director de RESUMEN LATINOAMERICANO</p>
<p>Luis Miranda Resendiz – Comision política del Partido Popular Socialista de Mexico</p>
<p>Lcda. Aleida Centeno Rodriguez , Puerto Rico</p>
<p>Milena Kantor Docente del IUNA Instituto Universitario Nacional de Arte Argentina</p>
<p>Humberto Carrillo delegado del Frente Popular de Guatemala en USA</p>
<p>Carlos Valencia FMLN Ciudad Delgado</p>
<p>Víctor Manuel Ramos Escritor, Académico, Profesor Universitario. Honduras</p>
<p>Maruca González  por APIA — Agencia Periódistica de Información Alternativa de México.D.F.</p>
<p>Gerardo Benavides Caldas Economista, docente de la UNMSM</p>
<p>Luis Vicente Moreno    Director Periódico El Mundo de Lomas de  Zamora Bs. As. Argentina</p>
<p> </p>
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		<title>La guerra in Libia: come e perché</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Aug 2011 22:22:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Libia: come e perchè la guerra]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=3lrDGa5UWg4">Libia: come e perchè la guerra</a></p>
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		<title>Libia: menzogne e omissioni dei media. Verità al telefono</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 02:36:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[LIBIA. ULTIME MENZOGNE E OMISSIONI DEI MEDIA E VERITA’ DI TESTIMONI RAGGIUNTI AL TELEFONO Marinella Correggia  Menzogne di una notte insonne (anche sotto il fortunato cielo italiano che nessuno bombarda dal 1945). Menzogne e arroganza fino all’ultimo in una guerra cominciata e continuata con notizie false, in cui i media hanno avuto il ruolo dell’aiuto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/020025869-8267ccc7-2c3a-456f-a5c7-237f6d6ed5dd.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6135" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="020025869-8267ccc7-2c3a-456f-a5c7-237f6d6ed5dd" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/020025869-8267ccc7-2c3a-456f-a5c7-237f6d6ed5dd.jpg" alt="" width="300" height="259" /></a>LIBIA. ULTIME MENZOGNE E OMISSIONI DEI MEDIA E VERITA’ DI TESTIMONI RAGGIUNTI AL TELEFONO</strong></p>
<p><strong>Marinella Correggia</strong><strong> </strong></p>
<p>Menzogne di una notte insonne (anche sotto il fortunato cielo italiano che nessuno bombarda dal 1945). Menzogne e arroganza fino all’ultimo in una guerra cominciata e continuata con notizie false, in cui i media hanno avuto il ruolo dell’aiuto carnefice. Solo la tivù russa<em> Rt</em> e quella venezuelana<em> Telesur</em> spiegano che è una vittoria dovuta alla carneficina compiuta dalla Nato anche con droni ed elicotteri Apache soprattutto negli ultimi giorni. Per la democrazia che il popolo libico merita, dice il premier britannico Cameron. Peccato che in tutti i mesi scorsi proprio la Nato e i “ribelli” avessero sempre lasciato cadere le proposte di libere elezioni con controllo internazionale avanzate dal governo libico.</p>
<p><strong>Cosa dicono i soliti media</strong></p>
<p>La Nato fa strage a Tripoli bombardando di tutto e uccidendo 1.300 persone in poche ore come denuncia Tierry Meyssan del <em>Réseau Voltaire</em>; ma <em>Repubblica </em>on line scrive che Gheddafi bombarda la folla. Giusto un titolo, senza spiegazione, giusto un modo per non perdere l’allenamento. La stessa <em>Repubblica </em>che non si è mai degnata di chiamare soldati i membri –decimati — dell’esercito di un paese sovrano (erano sempre definiti “mercenari e miliziani”), adesso chiama “soldati del Cnt” i ribelli, tacciando invece di “pretoriani di Gheddafi” i superstiti soldati libici (quelli non decimati dalla Nato). (A proposito: uno del Cnt, Jibril, ha fatto appello ai suoi armatissimi “ragazzi” affinché diano prova di moderazione e non attacchino gli stranieri e chi non li appoggia (il rischio è certo visti i precedenti).</p>
<p><em>L’Unità </em>scrive che Tripoli “è insorta”, quando in realtà è occupata dai cosiddetti ribelli con la copertura aerea della Nato e i civili cioè i disarmati se ne stanno rintanati nelle case (vedi le testimonianze ottenute al telefono). <span id="more-6134"></span></p>
<p>Il <em>Corsera</em> con il suo embedded sceso dalle montagne insieme ai ribelli spiega enfatico che dopo la “liberazione” di Zawya, “Tripoli si è sollevata” quando in realtà è stata piuttosto atterrata dai bombardamenti.</p>
<p>E <em>Rai News 24</em>? Peacelink protesta con la redazione: “Nel vostro servizio avete nascosto il ruolo dei bombardamenti Nato, presentando i ribelli che libravano la Libia soli e festanti, per acclamazione popolare; alterato il senso della risoluzione 1973 che non prevedeva l’appoggio militare Nato agli insorti; taciuto il massacro in corso a Tripoli; presentato prevalentemente il punto di vista Nato (e sempre ripetono la storia dei mercenari neri e dei cecchini).</p>
<p>Anche il <em>Fatto </em>ci casca: “L’avanzata del Cnt rallentata dal traffico e dal caos e da<strong> </strong>centinaia<strong> </strong>di libici che inneggiano alla fine del regime”; “I tripolini sono usciti per festeggiare l’arrivo dei ribelli”. Ma centinaia di persone sono tante, in una metropoli? E comunque la foto della festa viene da Bengasi…</p>
<p>Tivù e media vari pubblicano foto di feste in piazza. Ma solo alcuni dicono che non si riferiscono a Tripoli ma a Bengasi appunto (da dove comunque decine di migliaia di abitanti sono fuggiti nei mesi scorsi e non più tornati nel regno degli uomini  e dei bambini armati). Lo fa rilevare Peacelink osservando questa galleria: <a href="http://www.time.com/time/photogallery/0,29307,2060413_2304634,00.html" target="_blank">http://www.time.com/time/photogallery/0,29307,2060413_2304634,00.html</a>. A Tripoli, sono i soli armati ribelli a festeggiare. Ma il fatto che si mescolino le cose nella stessa galleria non  è casuale.</p>
<p>Per dare l’idea di festeggiamenti che non ci sono,<em> Cnn</em> mette foto di festeggiamenti non datati a Bengasi. <em>M</em>entre la reporter dice “vedo strade vuote, le immagini sono di folle festanti con bandiera monarchica, però evocano Tripoli.  In un altro collegamento, la elmettata reporter spiega – non senza ripetere la solfa del pericolo di cecchini di Gheddafi — che assolutamente nessun civile nelle strade…allora chi sta festeggiando? Gli armati. E sempre il titolo è “la Nato teme che Gheddafi possa colpire i civili”. Quindi pronti al tiro al piccione.</p>
<p>La cronista di <em>Al Jazeera</em>  con elmetto dalla Piazza verde (il nome è già stato cancellato), parla di festa (e di paura per i soliti cecchini di Gheddafi…)  del popolo libico, “vedete<strong> </strong>centinaia di persone” (in una città con milioni di abitanti)…alle sue spalle si pressano con la bandiera monarchica  i ribelli armati, ma per lei sono i civili, il “popolo”, “you can see how people are excited, now they are in control of the capital”. La confusione voluta fra civili e amati ha fato da leit motiv di questa guerra. Anche a Baghdad, il giorno della caduta della statua di Saddam a opera di due marine Usa, gli iracheni presenti si contavano in qualche decina…Un film già visto.</p>
<p>La mattina la <em>Cnn </em>parla al telefono con la solita plurintervistata ottimo inglese libica diciannovenne che dice che dopo 42 anni sono liberi di parlare al telefono (ricordo però che gli oppositori a Gheddafi più che la mancanza di libertà mi evocavano, settimane fa, “gli ospedali che non funzionano e le scuole dove non si studia bene l’inglese”!); la tivù le chiede: “ma non c’è gente in strada, solo fighters?” e lei conferma. Allora, le folle festanti?</p>
<p>Anche la <em>Reuters </em>scrive: “I ribelli entrano in Tripoli, la folla celebra”. Quale folla? Non c’è nessun video né foto!</p>
<p>Intanto nessuno parla degli ospedali, che dovrebbero essere al collasso per troppi clienti.</p>
<p><strong>Parlano i testimoni</strong></p>
<p>Molti telefoni di persone incontrate a Tripoli poche settimane fa non rispondono (“out of order”). Per esempio <em>Rafika,</em> tunisina, ottimo italiano, che lavorava alla mensa dell’ospedale Tebbe, chissà quanti feriti ci sono adesso là.</p>
<p>Ma qualcuno risponde.</p>
<p><em>Mohamed,</em> giovane del Niger che vive a Tripoli da 3 anni (lavorava con i cinesi) e che si arrovellava settimane fa su come spiegare al mondo la verità, adesso è rintanato in casa: “Siamo impotenti anche noi. Chi è disarmato non può avventurarsi fuori, dove tutti sono armati e si combatte. E’ terribile ma non possiamo che aspettare. Spero che non ci sia un’altra carneficina”.  Ieri diceva “hanno bombardato intensamente anche vicino a casa mia, si è levata una grande polvere, impossibile respirare. Stiamo in casa, e preghiamo, è il ramadan”. L’altro ieri, prima degli ultimi sviluppi, chiedeva: “MA si sono viste lì le immagini della strage di 85 civili a Mejer, sotto le bombe della Nato fra l’8 e il 9 agosto? Sono sconvolto, anche perché qui i media internazionali non ne hanno parlato”.</p>
<p>Era impaurito sabato sera il cristiano pakistano Nathaniel, che già settimane fa si chiedeva dove sarebbe andato con la famiglia dopo 21 anni in Libia se gli islamisti fossero arrivati: “My sister qui bombardano di continuo, e sembra che i ribelli siano vicini…non so cosa fare, dove andare, chi ci proteggerà? Starò in contato con la cattedrale”. Oggi il suo cellulare non sembra aver copertura.</p>
<p>Se Nathaniel sapesse che forse è stata saccheggiata la chiesa a Dara (e monsignor Martinelli è in Italia)…Così dice la statunitense JoAnne, da mesi a Tripoli con suo marito per documentare negli Usa i crimini di guerra della Nato e dei ribelli: “Siamo chiusi nell’hotel Corynthia, al centro di Tripoli. Nessuno si avventura fuori. Gli Apache hanno ucciso molte persone e i ribelli hanno armi pesanti…Doveva partire una nave proveniente da Malta, per evacuare gli stranieri ma i ribelli l’hanno bloccata”. Chiusa in casa anche Tiziana Gamannossi, imprenditrice italiana, l’unica rimasta a Tripoli, dove vive a Tajura: “Sto in casa, non si chiude occhio. I festeggiamenti per l’entrata dei ribelli?  Ma se non c’è nessuno per strada, ho faticato a trovare un amico che mi riportasse a casa ieri. La disinformazione continua”.</p>
<p>Anche Hana, libica che lavorava per una compagnia petrolifera, è chiusa in casa, da parenti: “Ci siamo spostati perché la nostra casa è troppo vicina a Bab El Azyzya”, qui è tranquillo ma nelle strade non c’è nessuno. Mi hanno detto che volavano anche gli Apache, io non li ho visti vicino a casa. Sì, abbiamo l’acqua e la luce e cibo abbastanza. Stiamo ancora digiunando per il ramadan…fino a fine mese. Non avrei mai pensato che finisse così”.</p>
<p>Lizzie Phelan, giovane giornalista inglese indipendente, aveva un blog che le è stato bloccato: “Poco prima avevo denunciato alla tivù russa RT il fatto che Al Qaeda sia ben presente fra i ribelli arrivati a Tripoli. Qui intorno al Rixos la situazione sembra adesso calma. Ma non si sa come evolverà. Aspettiamo di andare, noi stranieri, in un’ambasciata, forse quella russa”.</p>
<p>Non risponde il telefono di Zinati, quarantenne libico che da mesi “abitava” con il suo computer su un tavolo all’hotel Rixos cercando di aiutare il portavoce Mussa Ibrahim nei difficili rapporti con i giornalisti e con le delegazioni: “Ero tornato qui in febbraio per sistemare delle cose e ripartire per il Canada dove vivo da anni; invece sono rimasto, non potevo lasciarli così” diceva settimane fa.</p>
<p> </p>
<div id="yui_3_2_0_5_131400043833285"><em>La guerra Nato in Libia, la quinta alla quale l’Italia ha partecipato in venti anni, a cento anni dall’avventura coloniale in Libia, continua com’è iniziata: con grandi menzogne e una continua mistificazione, anche grossolana. Ignorando le vere cause. E con nessun rispetto per le vittime, tante.</em></div>
<div><em>La Norvegia — paese più civile — si è ritirata. L’Italia, serva in passato e ora, no.</em></div>
<div><em>Marinella Correggia</em></div>
<div>Leggi anche:</div>
<div>
<h1><a title="Permanent Link to Libia: il nemico del mio nemico non è mio amico" href="http://www.gennarocarotenuto.it/16333-libia-il-nemico-del-mio-nemico-non-mio-amico/" rel="bookmark">Libia: il nemico del mio nemico non è mio amico</a></h1>
<p>di <strong>Gennaro Carotenuto</strong></p>
<p>e <a href="http://occhioclinico.blogspot.com/2011/08/libia-direkt.html" target="_blank">questi </a>aggiornamenti da <strong>Occhio Clinico.</strong></p>
<p> </p>
</div>
<p><em><strong> </strong></em></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Fermare l’aggressione contro la Libia!</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2011/06/fermare-laggressione-contro-la-libia/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 15:38:38 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>

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		<description><![CDATA[Fermare l’aggressione! La nostra guerra di Libia continua, nella piena illegalità con cui è cominciata. L’abbiamo fatta sulla base di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che viola la Carta delle Nazioni Unite, perché la Libia non stava affatto minacciando la pace e la sicurezza internazionale. L’abbiamo fatta sulla base di un’ondata di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p id="yui_3_2_0_3_13078648647181029"><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/libia7.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5805" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="libia7" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/libia7-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300" /></a>Fermare l’aggressione!<br />
La nostra guerra di Libia continua, nella piena illegalità con cui è cominciata.<br />
L’abbiamo fatta sulla base di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che <strong>viola la Carta delle Nazioni Unite</strong>, perché la Libia non stava affatto minacciando la pace e la sicurezza internazionale.</p>
<p>L’abbiamo fatta sulla base di un’ondata di<strong> informazioni false </strong>che non sono state mai verificate: non c’erano i 10 mila morti, non c’erano le fosse comuni; non ci sono mai stati bombardamenti su manifestazioni civili.</p>
<p>Migliaia di missioni di bombardamento della Nato, cui noi partecipiamo, hanno già prodotto <strong>centinaia di morti </strong>di civili. <strong>Noi uccidiamo e non proteggiamo</strong>.<br />
Siamo intervenuti in una guerra civile sostenendo una parte contro l’altra <strong>senza nemmeno sapere chi sono quelli che diciamo di sostenere</strong>.<br />
E finanziamo la rivolta con decine di milioni di euro. Tutto questo non è nemmeno scritto nella risoluzione dell’Onu.<br />
Senza nessuna legittimità noi puntiamo all’uccisione del capo di uno Stato sovrano. E questo assassinio, già eseguito contro uno dei suoi figli, viene pubblicamente auspicato e conclamato dai capi delle potenze occidentali di cui siamo alleati. Stiamo assistendo inerti a un <strong>ritorno alla barbarie</strong>.<br />
La vergogna di questo atteggiamento infame deve essere distribuita equamente tra tutte le forze politiche italiane. Solo rare voci si levano a protestare. Il pacifismo è inerte e tace anch’esso.<br />
Ma noi non possiamo accettare in silenzio tutto ciò. Non è in nostro nome che si uccide,<strong> violando ancora una volta la nostra Costituzione</strong>.<br />
Noi non abbiamo voce, ma vogliamo parlare a chi è ancora in grado di ascoltare. Questa aggressione deve finire.</p>
<p> </p>
<p><strong>Primi firmatari:</strong></p>
<p>Angelo Del Boca<br />
Giulietto Chiesa<br />
Massimo Fini<br />
Maurizio Pallante<br />
Fernando Rossi<br />
Luigi Sertorio<br />
Nicola Tranfaglia<br />
Francesco Badalini<br />
Marino Badiale<br />
Monia Benini<br />
Pier Paolo Dal Monte<br />
Ermes Drigo</p>
<p>firmare<a href="http://www.petizioni24.com/fermare_laggressione_contro_la_libia" target="_blank"> qui</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Eric Salerno: con le “rivoluzioni” arriverà la destabilizzazione</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2011/04/eric-salerno-con-le-%e2%80%9crivoluzioni%e2%80%9d-arrivera-la-destabilizzazione/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 20:03:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Miei articoli/Mis artículos]]></category>
		<category><![CDATA[Eric Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli ultimi mesi vari paesi dell’Africa mediterranea e del Medio Oriente hanno visto insurrezioni popolari più o meno spontanee:  Tunisia, Algeria, Egitto, Bahrein, Iran, Libia, Marocco. Altre  si profilano all’orizzonte in regioni limitrofe, come  in Siria per esempio. Si parla di “primavera araba” e  di “effetto domino” mentre  alcuni analisti osservano come invece da parte [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/salerno.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5464" style="margin: 10px;" title="Eric Salerno" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/salerno-295x300.jpg" alt="" width="295" height="300" /></a></p>
<p>Negli ultimi mesi vari paesi dell’Africa mediterranea e del Medio Oriente hanno visto insurrezioni popolari più o meno spontanee:  Tunisia, Algeria, Egitto, Bahrein, Iran, Libia, Marocco. Altre  si profilano all’orizzonte in regioni limitrofe, come  in Siria per esempio.</p>
<p>Si parla di “primavera araba” e  di “effetto domino” mentre  alcuni analisti osservano come invece da parte della comunità internazionale si stia portando avanti la  politica di due pesi e due misure influenzata da convenienze economiche e strategiche. Ne parliamo con Eric Salerno, profondo conoscitore della Libia e del Medio Oriente,  inviato del quotidiano Il Messaggero, scrittore e saggista, autore tra gli altri di <em>Genocidio in Libia: le atrocità nascoste dell’avventura coloniale;</em> <em>«Uccideteli tutti». Libia 1943: gli ebrei nel campo di concentramento fascista di Giado. Una storia italiana</em>;  <em>Mossad base Italia. Le azioni, gli intrighi, le verità nascoste.</em></p>
<p>Intervista di Annalisa Melandri — <a href="http://www.annalisamelandri.it" target="_blank">www.annalisamelandri.it</a></p>
<p><em><br />
 </em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>A.M. – Eric, si può parlare di “effetto domino” rispetto alle  varie insurrezioni popolari che negli ultimi mesi hanno sconvolto alcune regioni dell’Africa mediterranea e del Medio Oriente o crede che sia necessario fare delle opportune distinzioni?</strong></p>
<p><strong>E.S. -</strong> L’effetto domino, in qualche modo c’è, ma questo non significa che tutte le situazioni sano uguali tra di loro. E soprattutto non significa che tutte le insurrezioni sono  nate e poi sono proseguite  nello stesso modo. Diventa sempre più chiaro che “forze esterne” hanno dato una mano a mandare avanti i giovani, non soltanto sfruttando il web ma anche con un coinvolgimento più diretto per indirizzare le rivolte. Tutti i regimi toccati, in un modo o in un altro, sono giustamente nel mirino di chi vuole vivere meglio.</p>
<p> </p>
<p><strong>A.M. – Perché in Libia si è intervenuto militarmente e altrove no? E’ l’ennesima guerra per il petrolio e quindi in un certo senso il risveglio del colonialismo europeo?</strong></p>
<p><strong>E.S. -</strong> Io non credo tanto alla questione del petrolio. Le compagnie petrolifere occidentali – Italia, Francia, Stati Uniti in primo piano –già operavano in Libia. Credo piuttosto a convenienze particolari: Sarcozy aveva bisogno di recuperare consenso nei sondaggi interni, il premier britannico anche. Obama invece è stato trascinato in una guerra perché è stato convinto, dopo giorni di esitazione, che Gheddafi si apprestava a massacrare la popolazione di Bengasi. Dunque, si è mosso convinto di agire per motivi umanitari. Vorrei, a questo proposito, sottolineare il ruolo di alcune televisioni, come Al Jazeera, nel promuovere l’intervento straniero. Hanno sposato fin dal primo momento la causa dei ribelli. Un’azione, a quanto pare, caldeggiata dall’emiro del Qatar a cui la televisione satellitare araba fa capo. Non dimentichiamo che dopo due giorni di scontri a Bengasi, i giornali di mezzo mondo hanno ripreso notizie non controllate e titolato “Oltre diecimila morti”, “Fosse comuni” a Tripoli. Due falsità che gli stessi inviati arrivati sul posto hanno dovuto riconoscere.<span id="more-5463"></span></p>
<p> </p>
<p><strong>A.M. — Da profondo conoscitore della Libia,  può dirci quali erano le reali condizioni di vita del suo popolo precedentemente all’ insurrezione, sia rispetto alla situazione economica ma anche rispetto alle libertà civili?</strong></p>
<p><strong>E.S. — </strong>La situazione economica stava migliorando dopo la fine dell’embargo internazionale sulla Libia durata quasi dodici anni. I proventi del petrolio non sono stati distribuiti in uguale misura a tutti. La Cirenaica era da sempre trascurata. E la concorrenza, da ancora prima dell’avvento di Gheddafi, era una caratteristica dei rapporti tra Cirenaica e Tripolitania. Sul piano dei diritti? Altra questione. I giornali in pratica non esistono. Quelli legati a Seif al Islam, con programmi riformisti, furono chiusi nel novembre scorso su pressione di alcuni suoi fratelli e di una classe dirigente corrotta. La televisione però arriva via satellite e porta molti messaggi. Internet? C’è, ma non è facile accedervi. I servizi segreti, là come nella maggioranza dei paesi arabi della regione, fanno  paura a tutti.</p>
<p> </p>
<p><strong>AM. — Chi sono i ribelli libici che stanno ricevendo  in queste settimane grande appoggio dalla comunità internazionale? </strong></p>
<p><strong>E.S. -</strong> Nessuno  sa con certezza chi sono i ribelli. Washington stessa continua a tenerli a distanza. Tra di loro sicuramente c’è gente che chiede una Libia nuova rivendicando anche diritti economici e sociali e, soprattutto, un rapporto diverso con Tripoli. Almeno una componente, tra i ribelli, fa riferimento a gruppi islamici più o meno radicali, anche  rispetto a un’ideologia <em>qaedista</em>. Dalla Libia e in gran parte dalla Cirenaica arrivarono in Iraq militanti per combattere contro l’invasione occidentale. E ancora prima, molti andarono a combattere contro i sovietici in Afghanistan. Tornati a casa hanno mantenuto i loro collegamenti internazionali. E i loro “sogni”.</p>
<p> </p>
<p><strong>AM. — Qual è oggi il grado di  consenso di cui gode Gheddafi tra la popolazione libica? Resisterà ancora per molto?</strong></p>
<p><strong>E.S.-</strong> Non credo che il consenso sia più tanto alto anche se una parte della popolazione certamente accusa l’occidente per quello che sta succedendo. Gheddafi resiste ma lui e i suoi figli cercano una via d’uscita. Non è facile. E intanto, visto come è stato improntato l’intervento della coalizione, continuano a morire i libici. Da una parte e dall’altra.</p>
<p> </p>
<p><strong>A.M. — C’è il rischio che la varietà di tribù e confraternite che costituiscono oggi l’eterogenea società libica possa portare a una rottura  dello Stato unitario   una volta saltato l’equilibrio precario che</strong><strong> </strong><strong>Gheddafi manteneva distribuendo i proventi del</strong><strong> </strong><strong>petrolio?</strong></p>
<p>E.S. — Teoricamente sì. Soprattutto il rischio di spaccatura sta nell’eventuale  incapacità della comunità internazionale a togliere Gheddafi dalla guida del paese. Una tregua, oggi, segnerebbe la divisione pratica del paese.</p>
<p> </p>
<p><strong>A.M. — Si parla in queste ore di “approccio massimalista”  dell’Italia per l’incontro che ha avuto  Frattini con il capo  dei ribelli Ali al Isawi durante il quale il ministro ha formalmente riconosciuto il  Consiglio Nazionale di Transizione (CNT). Cosa vuol dire e che interessi nasconde o sta proteggendo questa posizione?</strong></p>
<p><strong>E.S.-</strong> L’Italia continua a saltellare da una parte e dall’altra. Mi sembra più che altro un tentativo per non consentire alla Francia, quando sarà finita questa guerra assurda, di prendersi il bottino più grosso. Non se ne parla  oggi, ma tutti i paesi democratici intervenuti a difendere i civili della Libia si preparano a riarmare il paese quando avranno finito di distruggere il vecchio arsenale franco-russo in mano a Gheddafi.</p>
<p> </p>
<p><strong>AM. — Esodi biblici di immigrati sulle coste europee, polizie europee in Africa  a svolgere il lavoro sporco finora portato avanti dai leader africani, oppure interventi umanitari…. La diga che Gheddafi  aveva costruito per fermare l’emigrazione africana a vantaggio delle politiche anti immigrazione europee sta definitivamente crollando. Che scenario si può ipotizzare a breve scadenza?</strong></p>
<p><strong>E.S. -</strong> La creazione di nuovi campi di detenzione provvisoria in Libia e forse in Tunisia. Il grande esodo è un grosso affare per le organizzazioni criminali che lo gestiscono da sempre.</p>
<p> </p>
<p><strong>A.M. Geopoliticamente,  a chi pensa stia giovando  questa situazione e a chi  invece sta dando maggiori preoccupazioni?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>E.S. -</strong> La Libia e tutto il resto preoccupano  un po’ tutti. Israele, ovviamente, rischia di trovarsi ancora più isolato,  soprattutto se dovessero prendere il controllo forze islamiche radicali e comunque meno accondiscendenti di personaggi come Mubarak. Possiamo dire che il caos regionale invece fa piacere a Teheran, perché quel regime cerca un riassetto regionale e un ruolo per l’Iran all’altezza della sua importanza.</p>
<p> </p>
<p><strong>A.M. — Come giornalista ed esperto del mondo arabo e medio orientale quale scenario ipotizza in un immediato futuro?</strong></p>
<p><strong>E.S. -</strong> Con le “rivoluzioni” arriverà la destabilizzazione. E anche se tutti i giocatori importanti nella regione sono cauti, basterebbe un calcolo errato, una distrazione, una provocazione,  a gettare il Medio Oriente, o parte di esso, in un’altra guerra.</p>
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		<title>Guerra in Libia: la rete ha ucciso la piazza?</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 18:24:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“E’ con grande piacere che do il benvenuto al ministro Gheddafi al Dipartimento di Stato. Noi attribuiamo grande valore alle relazioni tra gli Stati Uniti e la Libia. Abbiamo grandi opportunità per approfondire e ampliare la nostra cooperazione e personalmente ho la ferma intenzione di consolidare i nostri rapporti. Pertanto, signor ministro, sia il benvenuto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><br class="spacer_" /></p>
<p style="text-align: right;"><em> “E’ con grande piacere che do il benvenuto al ministro Gheddafi al Dipartimento di Stato. Noi attribuiamo grande valore alle relazioni tra gli Stati Uniti e la Libia. Abbiamo grandi opportunità per approfondire e ampliare la nostra cooperazione e personalmente ho la ferma intenzione di consolidare i nostri rapporti. Pertanto, signor ministro, sia il benvenuto tra noi”.   (21 aprile 2009. Mutassim Gheddafi viene ricevuto con tutti gli onori a Washington da Hillary Clinton)</em></p>
<p style="text-align: right;"><br class="spacer_" /></p>
<p>Il mondo è in guerra. L’ennesima guerra neocolonialista-imperialista, questa volta per impossessarsi delle riserve di petrolio della Libia.</p>
<p>L’aggressione  è  stata realizzata tanto velocemente  (il tempo per l’ennesima  ridicola riunione  del Consiglio di Sicurezza dell’ ONU) quanto  evidentemente criticabile da ogni punto di vista, soprattutto da quello dello stesso diritto internazionale con il quale pure vorrebbe legittimarsi.  <strong>Non può essere infatti sostanzialmente valida  una risoluzione internazionale emessa <em>ad hoc</em> a legittimare un intervento armato con lo scopo di imporre la democrazia, quando  l’organismo che la emette diventa strumento nelle mani delle potenze mondiali.</strong> Perché infatti  non si è mai intervenuto allo stesso modo contro Israele, che continua impunemente, anche in queste ore,  a commettere un vero e  proprio genocidio sistematico contro il popolo palestinese?</p>
<p>Più passano le ore e più,  nel caos e nella confusione di dichiarazioni, smentite, dubbi sui ruoli e finanche sullo scopo,  l’intera operazione si profila come la stessa campagna mediatica che l’ha preceduta: maldestra, confusa, improvvisata e  grossolana.</p>
<p>Con quelle tombe in costruzione fatte passare per fosse comuni, con i bombardamenti inesistenti su Tripoli, smentiti allegramente dall’ambasciatore italiano e dal vescovo di Tripoli che proprio in questi giorni sta parlando  di guerra assurda e sta invocando  la “mediazione per risolvere i conflitti” (non era la stessa cosa che diceva Chávez qualche settimana fa?), bufale colossali, come i 10.000 ribelli morti e gli oltre 50.000 mila feriti, che quasi nemmeno il terremoto e lo tsunami in Giappone. Bufale che  gli stessi ideatori e disinformatori  di professione  hanno dovuto ritirare in fretta e furia  dal mercato di fronte all’evidenza dei fatti.</p>
<p><strong>Campagna mediatica evidentemente  grossolana proprio perché si è reso evidente il fatto che non era necessario uno sforzo disinformativo eccezionale</strong>. Si disinforma chi  potrebbe, di fronte all’evidenza dei fatti,  reagire in qualche modo. Chi avrebbe dovuto reagire a questa nuova guerra, e come? L’ opinione pubblica internazionale?</p>
<p>Perché esiste l’opinione pubblica internazionale? Di cosa o chi stiamo parlando? Di quell’ <em>“indignazione morale condivisa per infrazioni evidenti del comandamento contro la violenza e per massicce violazioni dei diritti umani”?<a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/BlackCrystal%E2%84%A2/Escritorio/pacifismo.doc#_ftn1"><strong>[1]</strong></a> </em>Dove sta? Dove e come  si esprime? Chávez a l’intera  coalizione dell’Alba,  da  sud tuonano contro le mire neocolonialiste di un pugno di stati che credono che le lancette del tempo siano ancora  ferme al XIX secolo, Putin, da nord  parla di “crociata medievale”… <strong>In mezzo c’è l’Europa, confusa politicamente e con la voce del suo popolo, della sua gente completamente assente oggi. </strong></p>
<p>Dove stanno? Dove sono le voci dei popoli? Gli unici a levare proteste contro la guerra sono alcuni presidenti, qualche governo, qualche intellettuale… Dove sono i giovani?  Dove sta il sentimento pacifista che ha animato in passato le strade e le piazze europee e che è stato il fondamento, il pilastro di tutti i movimenti giovanili? Dove stanno le bandiere della pace che hanno colorato le strade e le piazze europee tra il 2002 e il 2003? Si calcola che allora in Italia quasi tre milioni furono  i balconi e le finestre dove il vessillo multicolore indicava che in quella casa, in quell’ufficio, in quella scuola si stava esprimendo  un forte e chiaro NO alla guerra! E le moltitudinarie proteste del febbraio 2003…</p>
<p><strong>Questa è la ricostruzione che fa di quel sabato 15 febbraio 2003 lo storico statunitense J.J. Sheehan<a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/BlackCrystal%E2%84%A2/Escritorio/pacifismo.doc#_ftn2"><strong>[2]</strong></a>:</strong> “<em>Sabato 15 febbraio 2003 si tenne la più grande dimostrazione della storia europea, contro la guerra che stava per colpire l’Iraq. A Londra una folla di circa un milione di persone si riversò in Trafalgar Square, riempiendo le strade cittadine dagli argini del Tamigi alla Euston Station; un milione di manifestanti marciò a Barcellona e a Roma, altri </em><em>600.000 a</em><em> Madrid. A sfidare il gelo al Tiergarten di Berlino furono in 500.000, un numero quasi pari ai partecipanti alla Parata dell’Amore che vi si teneva in estate. Si trattava ovunque di folle pacifiche. Ci furono pochi arresti, nessun episodio di violenza. Le dimostrazioni attirarono una ricca varietà di partecipanti: c’erano alcuni adolescenti vestiti in pelle e con l’aria da duri e giovani che indossavano la kefiah palestinese o la sciarpa nera degli anarchici, ma nella stragrande maggioranza dei casi si trattava di cittadini dall’aspetto rispettabile, che indossavano caldi cappotti invernali e scarpe comode – pensionati, accademici di mezza età, membri dei sindacati, studenti delle superiori e universitari. C’erano tante famiglie, genitori e nonni che non partecipavano a una dimostrazione dagli anni Sessanta, bambini che per la prima volta facevano l’esperienza di quel caratteristico miscuglio di euforia e disagio delle manifestazioni politiche. Un quotidiano tedesco definì l’evento «una rivolta di persone comuni»…. Diversamente da chi in passato aveva manifestato contro la guerra in Vietnam, nessuno mostrava alcuna simpatia per l’altra parte; non c’erano bandiere irachene né ritratti di Saddam Hussein. Per la maggior parte di quelle persone, il vero problema non era chi aveva ragione e chi torto, ma se la guerra potesse essere considerata una risposta.”…In tutte le città coinvolte, guardando al di sopra della marea umana, la scritta che appariva più spesso era composta da una sola parola: «No».</em></p>
<p>Sicuramente, come si è visto, le proteste nulla hanno potuto contro la guerra, che a distanza di 8 anni continua cruenta ancora oggi. Tuttavia esprimevano un sentire comune, se non dei governanti,  quanto meno dei governati. <strong>Esprimevano un sentimento che riuscì anche solo per un breve, anche se inutile momento,  ad uscire dalle pance e a riversarsi nelle strade</strong>.</p>
<p>Guardando indietro con gli occhi di oggi, guardando oggi da  questa Europa folle che, nel tentativo di contrastare “l’unilateralismo missionario”  dell’interventismo statunitense di allora, riesce oggi ad essere soltanto una ridicola caricatura di se stessa, vediamo tuttavia che,   l’ottimismo  di alcuni intellettuali  dovuto allora alla  contemporaneità di quelle  moltitudinarie proteste contro la guerra,   appare oggi sicuramente esagerato. Junger Habermas e Jacques Derida nel loro appello dal titolo: <em>Il 15 febbraio: ovvero, ciò che unisce gli europei </em>auspicavano, credendola possibile, “la nascita di un’opinione pubblica europea” proprio a partire da quelle grandi e sentite manifestazioni di pacifismo, le “più grandi dalla fine della seconda guerra mondiale”. <strong>Oggi, rispetto ad allora, resta simile soltanto la spaccatura europea rispetto al ruolo della politica estera del continente</strong>. E all’interno dei singoli Stati le spaccature sulle posizioni da tenere, rendono tutto il gioco guerrafondaio ancora più sguaiato e meschino. <strong>Ai rumori della guerra fa eco il chiasso della politica e tutto intorno il silenzio…</strong></p>
<p>Spostando la visuale, infatti, guardandoci da fuori, noi “persone comuni” del 2003,  dove siamo oggi? Dove sta la nostra rabbia contro la guerra? Dove sono i nostri giovani?</p>
<p>Io lo so e il saperlo mi riempie di tristezza e inquietudine. I nostri giovani stanno tutti al pc. Seguendo giorno per giorno gli avvenimenti. Certo,  partecipando, scrivendo (come sto facendo io stessa in questo momento), dibattendo, insultando questo o quel politico, Berlusconi come Sarkozy, Obama come Cameron, manifestando dissenso e rabbia, esponendo foto e scritte come si fa con gli striscioni in piazza.</p>
<p>Io non credo che sia casuale tutto questo. Io credo, sono fermamente convinta, che la rete sia una grande conquista della comunicazione, che sia una grande opportunità di crescita e di condivisione, di comunicazione e di scambio, di esperienze, di lotte, di battaglie e di informazioni. <strong>Credo però anche  che sia mancato uno studio serio e intelligente degli effetti che questo mezzo avrebbe potuto  avere sulla militanza, sulla protesta, sul dissenso</strong>. E questo ci ha fregati. Abbiamo pensato, nelle lunghe giornate d’inverno, o al fresco delle nostre case nelle estati assolate e torride,  che fare e produrre informazione comodamente seduti davanti ad un monitor fosse in qualche modo costruttivo. Abbiamo pensato che scrivere, e scrivere, e condividere notizie, e produrre dibattito,  fosse una maniera  diversa e più acculturata di apportare il nostro contributo alle cause in cui credevamo e crediamo.  Abbiamo pensato che far girare e condividere in migliaia di siti le orrende foto degli eccidi israeliani al fosforo bianco sui bambini palestinesi volesse dire contribuire in quale maniera a quella causa. <strong>Abbiamo pensato che mettere la bandiera della pace nelle nostre pagine web o nei nostri avatar fosse come mettercele addosso o esporle alle nostre finestre.</strong></p>
<p>Sbagliavamo. Le piazze si sono svuotate, i cortei si sono fatti più silenziosi e noiosi, i colori sono lentamente sfumati. Nessuno grida più, nessuno torna a casa la sera stanco, sudato e senza voce dopo un corteo, tutti appaiono stanchi invece di tanto sbraitare e urlarsi addosso rabbia virtuale nei social forum.</p>
<p><strong>Il potere ha vinto. La fantasia non è riuscita a dominarlo.</strong> In passato soffocata da tonnellate di  droghe gettate addosso alle menti migliori, quelle più fervide e ribelli, poi livellata  con il ventennio uniforme e squallido dell’avvento delle televisioni commerciali (che ha dato il colpo di grazia a cultura e originalità), così oggi, i centri di potere,  dandoci l’illusione della libertà di espressione, facendoci credere di essere tutti partecipativi nella creazione globale dell’informazione, <strong>con quel mezzo diabolico e terribilmente geniale e seducente che è internet,  hanno controllato, con meno morti e meno diffusione di malattie,  ogni velleità rivoluzionaria dei giovani. </strong></p>
<p>In piazza a Roma la settimana scorsa contro la guerra hanno manifestato una cinquantina di persone, il gruppo in Facebook Fuori l’Italia dalla Guerra in Libia conta 697 persone, il gruppo No alla guerra in Libia piace a 150 persone, No alla guerra contro la Libia piace a 300 persone, Io non voglio la Guerra in Libia piace a 792 persone e così via…</p>
<p>Paradossalmente proprio questi mezzi, internet  e i suoi social Forum Facebook e Twitter, proprio quelli  che hanno contribuito a creare adesione e consenso intorno a tanti militanti di alcuni paesi lontani da noi sia geograficamente che culturalmente , sono stati quelli che li hanno maggiormente isolati, chiudendoli dentro le maglie repressive della rete.</p>
<p><strong>La rete, quella è la vera piazza oggi</strong>. Questa è la vera sconfitta. La nostra e del pacifismo, violento o non violento che sia, più educato e rispettoso o sguaiato e rabbioso, non importa il modo o la forma. <strong>E’ la sostanza che manca, la grande assente</strong>.  Questa,  signori, è la sonora e scottante sconfitta della militanza.</p>
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<hr size="1" />
<p><a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/BlackCrystal%E2%84%A2/Escritorio/pacifismo.doc#_ftnref1">[1]</a> J. Habermas, L’Occidente diviso, Editori Laterza, Roma-Bari 2005</p>
<p><a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/BlackCrystal%E2%84%A2/Escritorio/pacifismo.doc#_ftnref2">[2]</a>J.J. Sheehan <em>L’età post-eroica Guerra e pace nell’Europa contemporanea</em> (Laterza)</p>
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