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	<title>Annalisa Melandri&#187; golpe</title>
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		<title>Intervista a Graciela Rosenblum, presidente della Lega Argentina per la Difesa dei Diritti dell’Uomo su Papa Francesco</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Apr 2013 16:49:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bergoglio e le reazioni della società civile L’elezione di Papa Francesco ha creato profonde spaccature: “Bergoglio non agì in difesa dei diritti fondamentali del popolo argentino” di Annalisa Melandri in esclusiva per L’Indro — 20 marzo 2013 In Argentina la nomina del cardinale Jorge Mario Bergoglio al soglio Pontificio ha creato profonde spaccature all’interno della società civile. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><img class="aligncenter size-full wp-image-8755" title="bergoglio" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/bergoglio.jpg" alt="" width="512" height="293" /></h1>
<h1><a title="Bergoglio e le reazioni della società civile" href="http://www.lindro.it/societa/societa-news/societa-news-esteri/2013-03-20/75461-bergoglio-e-le-reazioni-della-societa-civile" rel="bookmark">Bergoglio e le reazioni della società civile</a></h1>
<h4>L’elezione di Papa Francesco ha creato profonde spaccature: “Bergoglio non agì in difesa dei diritti fondamentali del popolo argentino”</h4>
<p>di <strong>Annalisa Melandri</strong> in esclusiva per L’<a href="www,lindro.it" target="_blank">Indro</a> — 20 marzo 2013</p>
<p><strong>In Argentina la nomina del cardinale</strong> <strong>Jorge Mario Bergoglio</strong> <strong>al soglio Pontificio ha creato profonde spaccature all’interno della società civile.<br />
</strong>Il giornalista <strong>Horacio Verbitsky</strong> che da anni sta compiendo studi accurati e rigorosi sulle complicità della Chiesa Cattolica con il regime militare, denunciate in numerosi libri tra i quali ‘<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8860440041/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8860440041&amp;linkCode=as2&amp;tag=lin0f-21" target="_blank"><em>L’isola del silenzio</em></a>’, ha reiterato le sue denunce dalle pagine del quotidiano ‘<em>Página 12</em>′ del quale è editorialista.<br />
<strong>Adolfo Pérez Esquivel</strong>, premio Nobel per la pace, sorprendentemente in questo dibattito <strong>ha preso posizione a favore del Papa</strong>, <strong>arrivando anche a <a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=alTbb6foF_M#!" target="_blank">contraddire</a> se stesso. </strong>In questa intervista del 2005 denunciava la complicità di Bergoglio con la dittatura  (afferma: «<em>Molti vescovi avevano un doppio discorso. Quando io ero in prigione mia moglie parlava con i vescovi che promettevano aiuti e poi facevano esattamente il contrario. L’attitudine di Bergoglio si iscrive in tutta questa politica per la quale tutti quelli che lavorano socialmente con i poveri erano comunisti, sovversivi, terroristi</em>»). Diversa la reazione di <strong>Estela de Carlotto</strong>, presidente dell’associazione <a href="http://www.abuelas.org.ar/" target="_blank">Abuelas de Plaza de Mayo</a>, storica associazione che cerca di restituire alle loro legittime famiglie i nipoti (oggi generalmente uomini e donne di circa 30/40 anni) che vennero sottratti appena nati alle loro madri prima di ucciderle o fatte sparire, che <strong>ha avuto parole molto dure rispetto alla nomina dell’ex cardinale Bergoglio come Papa.</strong></p>
<p><strong><em>L’Indro</em>’ ha intervistato in esclusiva</strong> <strong>Graciela Rosenblum</strong>, presidente della Lega Argentina per i Diritti dell’Uomo <span id="more-8754"></span>(<a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Liga_Argentina_por_los_Derechos_del_Hombre" target="_blank">LADH</a>),<a href="http://laladh.wordpress.com/aproposito/" target="_blank">storica associazione</a> fondata il 20 dicembre del 1937 e nata su iniziativa del Comitato Pro Amnistia ai Prigionieri Politici ed Esiliati d’America e del Soccorso Rosso Internazionale (creato nel 1922 dall’Internazionale Comunista). Negli anni della dittatura dei generali (1976–1983) la Lega accompagnò i familiari delle vittime nella continua ricerca dei loro cari, interponendo oltre 5mila ricorsi di Habeas Corpus e con altre iniziative concrete e militanti. Alla fine della dittatura la Lega fu “<em>una delle più decisi promotrici nella promozione dei processi e del castigo ai colpevoli del genocidio e nella lotta contro tutte le forme di impunità”</em>. Uno degli avvocati storici della Lega, <strong>Carlos Zamorano</strong> fu l’autore diretto delle leggi che annullarono le Leggi di Olvido e Punto Final, annullamento che permise finalmente l’inizio dei processi contro i militari responsabili delle violazioni dei diritti umani. La LADF è membro della Federazione Internazionale dei Diritti Umani con sede a Pargi (<a href="http://www.fidh.org/-espanol-" target="_blank">FIDH</a>).</p>
<p> </p>
<p><strong>Habemus Papam! Francesco è il primo Papa latinoamericano, un’assoluta novità che però ha causato un certo sconcerto. La storia dell’ex arcivescovo di Buenos Aires sembra nascondere alcuni aspetti oscuri riguardo le<a href="http://www.lindro.it/politica/2013-02-22/70987-le-complicita-della-chiesa-con-la-dittatura-argentina" target="_blank">complicità che gli vengono attribuite con la dittatura argentina</a>, complicità sulle quali ha svolto ricerche serie e ben documentate il giornalista Horacio Verbitsky. Qual è la posizione della Lega Argentina per i Diritti dell’Uomo al riguardo?</strong></p>
<p>Innanzitutto va sottolineato che le opinioni che esprimo sono a titolo personale anche se questo non vuol dire che non siano in parte riflessioni condivise dell’organizzazione alla quale appartengo, La Lega Argentina per i Diritti dell’Uomo. Va poi specificato che è tuttavia molto difficile parlare di come sarà il papato di Francesco facendo riferimento solo alla sua storia in Argentina, sia come sacerdote che come come membro della gerarchia della Chiesa nel nostro paese.<br />
Non ci sono dubbi sul fatto che Bergoglio non agì come ci si sarebbe aspettati da parte di quella Chiesa che dovrebbe difendere i diritti fondamentali del nostro popolo che il terrorismo di Stato violò con un genocidio. Egli agí come il 99 per cento della Chiesa che non denunciò i crimini e non appoggiò le vittime e i loro familiari. Già di per sé questo è sicuramente molto grave, perché, invece, ci furono vescovi come monsignor Jaime De Nevares e il vescovo Angelelli, solo per citarne alcuni, o sacerdoti come Carlos Mujica, Fray Antonio Puijame e il vescono metodista Pagura, che furono degni rappresentanti della Chiesa e della Teologia della Liberazione.</p>
<p><strong>L’attuale Papa è stato chiamato in almeno due occasioni al cospetto della giustizia argentina per rilasciare<a href="http://www.clarin.com/politica/Exclusivo-declaracion-Bergoglio-secuestro-jesuitas_0_884911711.html" target="_blank">dichiarazioni in merito a determinate circostanze</a>. Che posizione ha tenuto Jorge Mario Bergoglio e che posizione tiene oggi di fronte alla società civile rispetto alle accuse che gli vengono mosse?</strong></p>
<p>Effettivamente, l’attuale Papa Francesco è stato citato da altri testimoni che hanno rilasciato dichiarazioni sul caso del sequestro e sulla successiva liberazione dei sacerdoti gesuiti Yorio e Jálics, nell’ambito del proceso ESMA II, conclusosi a Buenos Aires quasi un anno fa. La sua testimonianza, che lui postecipò adducendo vari impedimenti per moltissimo tempo, fu poi effettuata d’ufficio.</p>
<p><strong>Non ci sono dubbi rispetto alla complicità delle alte gerarchie della Chiesa Cattolica con l’ultima dittatura argentina, dal momento che lo stesso Videla le ha ammese. Che percezione si aveva di questa complicità da parte di organismi come la Lega Argentina dei Diritti dell’Uomo che affrontarono allora le dittature, e come erano le relazioni della Lega con la Chiesa?</strong></p>
<p>La storia delle relazioni della Chiesa Cattolica con lo Stato e i governi nel nostro paese è sempre stata relazionata all’appoggio che la stessa ha offerto a tutte le forme di dominazione che ha sviluppato il potere in ogni contesto storico, ma è stata anche contraddittoria, per esempio nella Prima Giunta di Governo (1810) a Buenos Aires, quella che destituí il viceré (uno dei suoi integranti fu Fray Justo Santa Maria de Oro, considerato uno dei padri della Patria e difensore del sistema repubblicano).<br />
Per la nostra organizzazione, considerata parte del movimento popolare argentino, non ci sono dubbi sulle affermazioni che ho fatto all’inizio. Tuttavia, per tutti i 75 anni di vita della nostra organizzazione abbiamo lavorato con tutti i settori della Chiesa Cattolica e delle altre confessioni religiose e abbiamo camminato insieme non solo nel difficile percorso della resistenza, ma anche in quello della denuncia e dell’organizzazione nonché nella costruzione di alternative differenti da quelle proposte dai settori di potere. Questo rispondendo ai nostri principi come organizzazione, tra i quali quello secondo cui non ci può essere vigenza effettiva dei diritti umani nel nostro paese e in nessun luogo del mondo se non si procede nel sostenere il diritto di autodeterminanzione dei popoli e se non si rispetta la sovranità economica e l’indipendenza politica.</p>
<p><strong>Com’era la posizione dei vertici della Compagnia di Gesù verso la dittatura, rispetto a quella della Chiesa in generale? E quella dei sacerdoti?</strong></p>
<p>Non cambiava nulla, i vertici erano soprattutto adulatori del potere e nel seno della Compagnia di Gesù  alcuni sacerdoti erano contrari a questa politica.</p>
<p><strong>La Chiesa Cattolica in Argentina ha mai fatto un “<em>mea culpa</em>” per la sua complicità con i crimini della dittatura? Bergoglio, già cardinale e arcivescovo di Buenos Aires, ha mai preso le distanze dalla posizione delle gerarchie cattoliche in quegli anni?</strong></p>
<p>La Chiesa Cattolica, come anche altre chiese, non ha mai realizzato una autocritica precisa e definitiva, né sulla sua posizione o sulle sue azioni durante l’ultima dittatura, né su quelle perpetrate durante le dittature precedenti.</p>
<p><strong>Al momento qual e la posizione delle famiglie delle vittime rispetto alla Chiesa Cattolica?</strong></p>
<p>Credo che a questa domanda dovrebbero rispondere le singole organizzazioni dei familiari, alcune lo hanno già fatto pubblicamente, come le Abuelas de Plaza de Mayo.</p>
<p><strong>Quale crede possa essere il ruolo di Papa Francesco alla guida della Chiesa Cattolica?</strong></p>
<p>Sicuramente se Papa Francesco riprenderà le direttive del Concilio Vaticano II e delle altre Encicliche papali di quell’epoca, avremo dei cambiamenti importanti. Personalmente credo che sia difficile per un sacerdote cosí conservatore raccogliere una simile sfida.</p>
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		<title>Generale golpista corre alla presidenza dell’Honduras</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2013 04:16:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Annalisa Melandri in esclusiva per l’Indro — 23 gennaio 2013 Romeo Vásquez Velásquez, ex militare, uno tra i principali protagonisti del colpo di Stato del 2009 in Honduras,  ha dichiarato domenica scorsa di aver accettato  la candidatura presidenziale per le prossime elezioni di  novembre propostagli dal suo partito, la Alianza Patriotica Hondureña. Il suo annuncio, ha [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8605" title="" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/vasquez-speaks.jpg" alt="" width="422" height="304" /></p>
<p>di Annalisa Melandri in esclusiva per l<a href="http://www.lindro.it" target="_blank">’Indro</a> — 23 gennaio 2013</p>
<p><strong>Romeo Vásquez Velásquez</strong>, ex militare, uno tra i principali protagonisti del colpo di Stato del 2009 in Honduras,  ha dichiarato domenica scorsa di <strong>aver accettato  la candidatura presidenziale per le prossime elezioni di  novembre propostagli dal suo partito, la Alianza Patriotica Hondureña.</strong> Il suo annuncio, ha scatenato un vespaio di polemiche  soprattutto negli ambienti progressisti legati all’ex presidente <strong><a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Manuel_Zelaya">Manuel Zelaya</a>, </strong>perché l’ex generale Vásquez Velásquez all’epoca dei fatti Capo dello Stato Maggiore delle Forze Armate,  <strong>fu colui il quale dette l’ordine, in seguito a pressioni ricevute dal Congresso,  di arrestare e cacciare dal paese — all’alba e in pigiama — il presidente legittimo Manuel Zelaya,  quel 28 giugno del 2009.<span id="more-8604"></span></strong></p>
<p>La <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Anexo:Cronolog%C3%ADa_de_la_crisis_pol%C3%ADtica_en_Honduras_de_2009#cite_note-expediente-11">crisi politica</a> in Honduras era iniziata qualche mese prima, con la decisione, via decreto presidenziale,  da parte del presidente Zelaya — che pur appartenendo al Partido Liberal si era avvicinato al blocco latinoamericano dell’Alba guidato dal Venezuela di <strong>Hugo Chàvez</strong> - di realizzare quello stesso giorno <strong>una consulta popolare con la quale chiedere agli hondureni se erano d’accordo  rispetto all’installazione di  una ‘quarta urna’ nei seggi elettorali nel novembre successivo, quando si sarebbero tenute nuove elezioni. </strong>Zelaya non era candidato presidenziale  in quanto la Costituzione honduregna proibiva e proibisce tutt’ora  espressamente, la possibilità di una rielezione,  e <strong>la ‘quarta urna’ nei seggi  aveva solo il compito di raccogliere i pareri della popolazione sulla possibilità di formare  un’Assemblea Nazionale Costituente che avrebbe avuto il compito di redigere una nuova Carta Magna</strong>, quella attualmente in vigore infatti risale al 1982 e fu redatta da una Giunta Militare.</p>
<p>La proposta di Zelaya incontrò una  forte opposizione nei  settori più conservatori ed economicamente più potenti della società, ed era fortemente ostacolata non solo dal Congresso, ma anche dal Tribunale Supremo Elettorale e dalla Corte Suprema di Giustizia. In particolare, il presidente del Congresso  <strong>Roberto Micheletti,</strong> che aveva  perso le elezioni primarie del suo partito proprio contro Zelaya e del quale era diventato nel corso del governo uno dei più strenui oppositori,  <strong>assunse la presidenza <em>de facto</em>immediatamente dopo il golpe.</strong></p>
<p>Tuttavia era praticamente impossibile, almeno nell’immediato futuro — le elezioni erano programmate di lì a 5 mesi  e in quella sede il popolo avrebbe solo dato un parere rispetto all’Assemblea Costituente — che Zelaya potesse ricandidarsi, il processo per cambiare la Costituzione e permettere la sua rielezione  era lungo ed articolato e comunque affidato ad una consulta popolare.</p>
<p>La destra honduregna, legata sicuramente agli Stati Uniti (che appoggiarono sfacciatamente  il colpo di Stato mettendo addirittura a disposizione una loro base aerea per il trasferimento di Zelaya) e a potenti gruppi economici,  non vedevano di buon occhio  la nuova sintonia che si era stabilita tra il liberale Manuel Zelaya e la parte più progressista dell’America latina ma anche l’ingresso del paese nell’Alba, l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America.</p>
<p><strong>Il generale  Vásquez Velásquez si rifiutò  il 25  giugno del 2009 di eseguire l’ordine  di Zelaya  di raccogliere e distribuire il materiale informativo relativo alla consulta da porre nei seggi e venne rimosso dallo stesso presidente  dal suo incarico</strong>. <strong>Il giorno dopo,  la  Corte Suprema di Giustizia lo reintegrò al suo posto e il 28 giugno avvenne il golpe.</strong> Quello stesso giorno, Roberto Micheletti fu  nominato presidente <em>de facto</em> del paese fino alla fine del  periodo presidenziale, nel gennaio dell’anno successivo. <strong>L’Esecutivo con a capo Micheletti scatenò una violentissima repressione contro le migliaia di manifestanti che si erano riuniti nei pressi della casa presidenziale</strong>, negli scontri con l’esercito e anche successivamente si registrano vari morti, centinaia furono i feriti e si riportarono vari casi di persone scomparse. La stampa contraria  al regime (i grandi mezzi di comunicazione del paese invece, in mano a potenti famiglie locali,  lo avevano sostenuto fin dal principio) fu silenziata e venne stabilito lo Stato d’assedio con la sospensione delle  garanzie costituzionali individuali.  <strong>Il golpe venne  condannato  duramente anche a livello internazionale e il paese fu sospeso dall’Organizzazione degli Stati Americani (OSA). </strong>Il generale che nel Congresso era stato acclamato come ‘eroe nazionale’ per l’atto di disobbedienza al presidente, fu a capo delle repressioni e delle violenze  contro la popolazione contraria al regime e contro i sostenitori di Manuel Zelaya che in quel momento si trovava fuori dal paese e impossibilitato a farvi ritorno.</p>
<p>Nel marzo del 2010 l’ex ufficiale  era stato nominato dal nuovo presidente Porfirio Lobo al vertice della compagnia telefonica statale Hondutel, incarico che ha lasciato <strong>annunciando la sua candidatura alla presidenza. “<em>Sento che la Patria ha bisogno di me</em>” ha dichiarato in un hotel di Tegucigalpa ai suoi sostenitori promettendo di tirare fuori il paese dalla spirale di miseria  e violenza nella quale si trova immerso</strong>. Le sue dichiarazioni hanno immediatamente scatenato le proteste dei movimenti sociali e dei settori vicini all’ex presidente Zelaya, che considerano la candidatura dell’ex generale inaccettabile per essersi macchiato di violenze e abusi contro la popolazione.</p>
<p>Gli altri principali candidati per la prossima campagna  <a href="http://www.lindro.it/politica/2013-01-04/64174-elezioni-america-latina">presidenziale</a> sono <strong>Juan Orlando Hernández</strong> (Partido Nacional) e presidente del Congresso, <strong>Mauricio Villeda</strong> del Partido Liberal e  <strong>Xiomara Castro,</strong> moglie dell’ex presidente Zelaya del Partido Libre.</p>
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		<title>Un intenso anno elettorale per l’America latina</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jan 2013 03:23:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rafael Correa]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8570" title="" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/VOTODONNA700X4001.jpg" alt="" width="587" height="395" /></p>
<p>di <strong>Annalisa Melandri — per l’Indro</strong>* 4 gennaio 2012</p>
<p>Il 2013 appena iniziato si profila  un anno denso di appuntamenti elettorali per l’America latina. <strong>Si chiude invece il 2012, almeno per i venezuelani,  con molta  apprensione per le  condizioni di salute del presidente Hugo Chávez Frias</strong>,  che l’11 dicembre scorso è stato sottoposto  a Cuba ad un nuovo intervento chirurgico (il quarto in un anno e mezzo) per rimuovere una lesione cancerosa al colon.</p>
<p>Il decorso post’operatorio di quest’ultimo intervento appare notevolmente più complicato dei precedenti per una serie di gravi complicazioni, tanto da far circolare in queste ore alcune <a href="http://www.abc.es/internacional/20130101/abci-chavez-coma-inducido-201301011903.html">agenzie</a> rispetto ad  un suo <strong>probabile ‘coma indotto’</strong>. Non è stato  tuttavia sufficiente<strong> l’intervista rilasciata il 1 gennaio scorso da l’Avana del vicepresidente Nicolás Maduro</strong> appena dopo il suo incontro con Chávez, nella quale afferma di averlo visto con una “<em>forza gigantesca</em>” a tranquillizzare i venezuelani simpatizzanti del presidente.   <span id="more-8566"></span></p>
<p>Sicuramente della gravità della sua situazione è al corrente lo stesso Chávez, tanto da fargli dichiarare in una conferenza stampa tenuta qualche settimana prima dell’intervento, che se fosse stato necessario, nel caso si “<em>fosse presentata qualche circostanza</em>” che lo avesse inabilitato a continuare a governare,<strong> i venezuelani avrebbero dovuto scegliere come nuovo presidente (quindi in uno scenario di nuove elezioni) proprio Nicolàs Maduro</strong>.</p>
<p>Il 10 gennaio prossimo, anche se appare poco probabile,  <strong>Chávez dovrebbe essere a Caracas per assumere formalmente il nuovo mandato</strong> dopo le recentissime elezioni del 7 ottobre scorso. Se ci fosse la necessità di indire nuove elezioni,  il vicepresidente Maduro dovrebbe assumere la presidenza pro tempore. <strong>A questo punto si riaprirebbero i giochi elettorali in Venezuela che potrebbero riservare al <em>chavismo</em>, se non affronterà la situazione con la coesione  e la maturità necessaria,  molte sorprese.</strong> L’opposizione ricandiderebbe infatti sicuramente Henrique Capriles Radonski, probabilmente il migliore e il più onesto di tutti quelli che hanno tentato di incrinare il consolidato potere di Hugo Chávez.</p>
<p>In un clima sicuramente più sereno sarà l<strong>’Ecuador</strong> invece <strong>il primo dei paesi dell’America latina  a presentarsi all’appuntamento elettorale</strong>,  previsto per il prossimo 17 febbraio.  Proprio oggi  inizierà  la campagna elettorale ed il presidente <strong>Rafael Correa</strong> ha già ottenuto autorizzazione dall’Assemblea Nazionale  per poter cedere  momentaneamente i poteri al vicepresidente <strong>Lenín Moreno</strong> e dedicarsi ad essa  con il suo partito <em>Alianza País.</em></p>
<p>L’ultimo sondaggio della società <a href="http://perfilesdeopinion.com/">Perfiles de Opinión</a>, concluso il 21 dicembre scorso, <strong> lo vede  vincitore al primo turno con il 60,6 %</strong>  delle  intenzioni di voto, seguito dall’ex banchiere ed imprenditore Guillermo Lasso (11,2%) candidato del movimento di destra <em>Creando Oportunidades</em> (CREO). <strong>Correa deve inoltre affrontare  gli sfidanti di sempre e cioè Lucio Gutierrez</strong>(4,5%), ex militare ed ex presidente (2003–2005) destituito da una ribellione popolare che si presenta con il centrista <em>Partido Sociedad Patriotíca</em>, <strong>e l’imprenditore bananiero  Alvaro Noboa</strong> (1,8%), l’uomo più ricco del paese che per la quinta volta si candida alla presidenza, adesso  con il neoliberista  <em>Partido Renovador Institucional Acción Nacional</em> (PRINA).</p>
<p>Sono quattro gli  altri  candidati minori tra i quali <strong> Alberto Acosta</strong> (3,5%), rappresentante della sinistra alternativa a quella ufficialista, della quale almeno fino a poco tempo fa è stato parte integrante, essendo uno dei principali ideologi della <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Revoluci%C3%B3n_Ciudadana">Revolución Ciudadana</a>, il progetto politico per il paese  portato avanti da Rafael Correa.</p>
<p><strong>Correa, al suo secondo mandato e governa fin dal 2006 si troverebbe così alla sua terza rielezione</strong>, ma  ha  dalla sua la realizzazione di molti degli obiettivi di governo soprattutto in tema di<strong> salute, sovranità popolare e riduzione della povertà</strong>. Non è stato esente da critiche soprattutto per i rapporti  con i potenti mezzi di comunicazione privati del paese, ma anche da parte di alcuni settori intransigenti di sinistra e di associazioni indigene.</p>
<p>Il <strong>Paraguay </strong>esce invece da  un anno politico abbastanza turbolento,  in gran parte dovuto alle <strong>conseguenze internazionali a seguito del colpo di Stato parlamentare</strong> con il quale il Congresso,  il 22 giugno scorso ha deposto nel giro di 24 ore, il presidente<strong>Fernando Lugo</strong> prendendo come scusa per il suo <em>impeachment</em> gravi incidenti  avvenuti un mese prima tra  tra polizia e contadini.  Assunse il mandato in quell’occasione  l’allora vicepresidente <strong>Federico Franco</strong>.</p>
<p>Da quel momento <strong>il Paraguay venne espulso dagli organismi economici e politici regionali</strong> quali l’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) e il Mercato Comune del Sud (MERCOSUR), sospensione confermata  almeno fino alla presa in carico del prossimo presidente.  Le elezioni si terranno il 21 aprile prossimo e verranno eletti il presidente e il vicepresidente, membri del Congresso e governatori. <strong>Probabilmente tra tutte le elezioni del 2013 in America latina, queste in Paraguay  saranno le più osservate visti gli avvenimenti di quest’anno e il malessere  serpeggiante tra la popolazione.</strong></p>
<p>In Paraguay  fino alle ultime elezioni del 2008,  vinte da Fernando Lugo alla testa di un’ampia ed eterogenea coalizione di vari partiti tra i quali il <em>Partido Liberal Radical Auténtico</em> (PLRA), la seconda forza politica del paese,  aveva <strong>dominato egemonicamente per oltre 61 anni (anche durante i 35 anni della dittatura di Alfredo Stroessner) </strong>la <em>Asociación Nacional Republicana</em> – <em>Partido Colorado</em>, di destra.</p>
<p>In queste prossime elezioni tutto lascia immaginare che il conservatore <em>Partido Colorado</em> tornerà al potere, il suo candidato infatti, l’imprenditore Horacio Cartes ha il 22,3% delle intenzioni di voto,  seguito dal candidato del <em>Partido Liberal</em>  Efraín Alegre con il 18,5%. Le forze di  sinistra che si presentano divise, soltanto unendosi, potrebbero riuscire a diventare la terza forza politica del paese. L’ex presidente <strong>Lugo invece si è candidato come senatore con il <em>Frente Guasú</em> (una delle due coalizioni progressiste).  Ancora poco chiari i programmi dei candidati presidenziali</strong>, per ora predomina la volontà soprattutto da parte di Horacio Cartes, sul quale pesano tra l’altro pesanti accuse di vincoli con il narcotraffico, da lui sempre smentite,  di “<em>riportare al potere il partido Colorado</em>” ma la prossima sfida sarà, indipendentemente dal vincitore, quella di riuscire a riacquistare fiducia e credibilità con i partner regionali dopo la crisi politica del giugno scorso.</p>
<p>Il 10 novembre <strong>l’Honduras </strong>torna al voto dopo le discusse elezioni del novembre 2009 seguite al colpo di Stato di qualche mese prima, organizzato dal Congresso e dalla Corte Suprema di Giustizia e messo in atto  dall’esercito,  con il  quale il presidente Manuel Zelaya fu espulso dal paese.</p>
<p>L’attuale presidente Porfirio Lobo, del <em>Partido Nacional</em>,  di destra, si è trovato in questi anni a  governare in mezzo ad una profonda crisi politica e sociale, seguita al colpo di Stato, del quale il paese sta ancora subendo le conseguenze. <strong>L’impunità ha caratterizzato l’atteggiamento del governo rispetto alle violazioni dei diritti umani commesse  sia nei giorni del golpe che successivamente. Inoltre l’aumento vertiginoso del narcotraffico ha reso l’Honduras uno dei paesi più violenti in Amarica latina</strong> e Tegucigalpa, la sua capitale,  una delle città più violente al mondo, con indici di omicidi per abitante anche superiori alla già tristemente nota Ciudad Juárez in Messico.</p>
<p>Il <em>Partido Nacional </em>si presenta con il candidato <strong>Juan Hernández</strong>, l’attuale presidente del Congresso,  il <em>Partido Liberal</em>,  l’altro attore dell’ormai secolare bipartitismo honduregno corre con l’avvocato <strong>Mauricio Villeda</strong> e la sinistra dopo il golpe è riuscita a riorganizzarsi intorno a <strong>Xiomara Castro</strong>, moglie dell’ex presidente Manuel Zelaya, nel <em>Partido Libre</em>.</p>
<p>E’ ancora troppo presto per parlare di intenzioni  di voto e di programmi elettorali, le forze politiche hanno a che fare con un clima interno attuale tutt’altro che sereno, con dispute anche con altri settori del potere, come la magistratura, <strong>pesano forti dubbi di infiltrazioni del narcotraffico sulla futura campagna elettorale</strong> e la sinistra ha il duro compito di incrinare il modello bipartitista sempre dominante nel paese.</p>
<p>Le elezioni presidenziali in <strong>Cile </strong>avranno luogo il 17  novembre. Due sono le novità per questo paese: <strong>per la prima volta il voto non sarà obbligatorio</strong> e i candidati verranno  decisi da  elezioni primarie da tenersi entro giugno. <strong>Sebastián Piñera</strong>, dopo quattro anni di governo (2009–2013) della <em>Coaliciòn por el Cambio</em>, una coalizione di partiti di destra con la quale nel 2009, per la prima volta dopo due decenni risultarono sconfitte le forze di centro sinistra riunite nella <em>Concertacion de Partidos por la Democracia</em> (con il candidato Eduardo Frei Ruiz — Tagle),  <strong>lascia un paese che ha raggiunto importanti tassi di crescita economica anche molto superiori rispetto al resto dei paesi  della regione</strong>. Il suo governo tuttavia sta registrando indici di gradimento molto bassi (a settembre era del 32%), soprattutto durante le proteste studentesche, represse duramente, che si sono susseguite tra il 2011 e il 2012.</p>
<p>I precandidati per la <em>Coalición por el Cambio</em> sono l’ingegnere <strong>Laurence Golborne</strong>, ex ministro delle Miniere ed attualmente Ministro dei Lavori Pubblici e <strong>Andrés Allamand</strong>, ex ministro della Difesa e fondatore del partito  conservatore <em>Renovación Nacional</em> come candidato del quale si presenta alle elezioni nella <em>Coalición por el Cambio</em>.</p>
<p><strong>A sinistra si ipotizza  un possibile ritorno al governo di Michelle Bachelet,</strong> la quale sebbene non abbia confermato pubblicamente la sua candidatura appare come favorita già al primo turno nelle   intenzioni di voto,  con il 54%. Tutto lascia presagire quindi che con la  Bachelet, che attualmente ricopre la carica di  Direttore Esecutivo di UN Women (l’agenzia dell’ONU per le questioni di genere), <strong>la coalizione di sinistra della <em>Concertación</em> possa tornare al potere</strong>, il che confermerebbe anche la tendenza nella regione al ritorno dei vecchi gruppi di potere al governo.</p>
<p>Sarà comunque un anno di continuità nel quale<strong> l’ormai avviato processo di integrazione regionale impostato da Néstor Kirchner in Argentina e da Hugo Chávez in Venezuela si dimostra irreversibile</strong> anche per le relazioni economiche e politiche tra quei paesi diversi  per ideologia dominante, come  per esempio Colombia e Venezuela, notevolmente migliorate.</p>
<p>Vale la pena inoltre segnalare l’importante presenza femminile in questo panorama politico; se ipoteticamente dovessero raggiungere la presidenza <strong>Michelle Bachelet in Cile e Xiomara Castro in Honduras, insieme a Dilma Rousself attuale presidente del Brasile,  Cristina Fernández presidente dell’Argentina e Laura Chinchilla Miranda presidente del Costa Rica </strong>darebbero  all’ America latina una notevole impronta ‘rosa’ e oltremodo progressista.</p>
<p> </p>
<p>*scritto in esclusiva per L’Indro e qui ripubblicato per gentile concessione</p>
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		<title>Colonia Dignidad, nazismo e impunità in Cile</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jan 2013 13:45:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quattro gerarchi ancora alla guida dell’ ex Colonia Dignidad.La setta religiosa di Paul Schäfer responsabile di abusi sui bambini e collaboratrice con la dittatura di Pinochet Di Annalisa Melandri — in esclusiva per L’Indro *- 21 Dicembre 2012 Due deputati cileni, Lautaro Carmona (Partito Comunista) e Sergio Aguiló (Sinistra Cristiana),  hanno chiesto lo scorso mese di novembre alle autorità [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8542" title="FILER OF PEOPLE HANGING UP POSTERS AT FENCE OF DIGNITY COLONY" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/0333_01.jpg" alt="" width="554" height="277" /></p>
<h4 style="text-align: center;"><em>Quattro gerarchi ancora alla guida dell’ ex Colonia Dignidad.La setta religiosa di Paul Schäfer responsabile di abusi sui bambini e collaboratrice con la dittatura di Pinochet</em></h4>
<p>Di Annalisa Melandri — in esclusiva per L’Indro *- 21 Dicembre 2012</p>
<p>Due deputati cileni, <strong>Lautaro Carmona</strong> (Partito Comunista) e <strong>Sergio Aguiló</strong> (Sinistra Cristiana),  hanno chiesto lo scorso mese di novembre alle autorità del loro paese di porre <strong>fine ai benefici dei quali godrebbero quattro cittadini tedeschi, ex dirigenti della tristemente nota Colonia Dignidad,</strong> i quali  nonostante siano stati condannati  per sequestro, privazione illegale della libertà, complicità in violenze sessuali contro minori, associazione a delinquere e altri reati finanziari, continuano ad agire pubblicamente come leader della comunità e a promuovere iniziative pubbliche in nome di essa.</p>
<p>La <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Villa_Baviera">Colonia Dignidad</a>, ribattezzata recentemente come  “<a href="http://villabaviera.cl/">complesso turistico</a>” Nuova Villa  Baviera,  è una comunità che si trova nei pressi di Parral, nella regione del Maule, in Cile. <strong>Fu fondata  negli anni ’60 da un tedesco, Paul Schäfer Schneider, ex membro della Gioventù Hitleriana e medico della <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Wehrmacht">Wehrmacht</a></strong>, <strong>il quale in Germania dopo la guerra, aveva creato presunte società caritatevoli che si occupavano di bambini</strong>. Nel 1961 si rifugiò in Cile (probabilmente aiutato dalla potente organizzazione <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/ODESSA">Odessa</a>) in seguito alle a<strong>ccuse di abusi sessuali su minori</strong>. In Cile, insieme ad un nutrito gruppo (circa 300 persone) di tedeschi che erano emigrati con lui,  fondò la Colonia Dignidad, che con il tempo divenne  <strong>una vera e propria setta di matrice religiosa, alla guida della quale si assunse come leader e capo indiscusso</strong>.  Alcuni dei residenti alla Colonia divennero suoi più stretti collaboratori e complici in tutta la serie infinita di orrori che si commisero all’interno della comunità, altri, la maggior parte, ne divennero  loro malgrado vittime, come i bambini,  dei quali abusò sistematicamente fin dal principio.<span id="more-8540"></span></p>
<p>Uno stretto regime di isolamento dall’esterno e dalle famiglie di origine, <strong>una costante attività di plagio e annientamento della personalità,  insieme ad abusi, violenze, uso indiscriminato di farmaci,  resero  tutti i membri della comunità incapaci di opporre resistenza</strong> alle attività criminali di Schäfer e dei suoi collaboratori, attività che, almeno in parte, la maggioranza  dei residenti della comunità ignorava.  Vincoli di amicizia e ideologici portarono l’ex nazista  a stringere<strong> alleanze </strong>basate su aiuto e supporto reciproco,<strong> con l’associazione cilena paramilitare di estrema destra Patria e Libertad,</strong>  che fin dal principio degli anni’70 si opponeva, anche con azioni terroristiche,  al governo socialista di Salvador Allende e che si dissolse dopo l’11 settembre del 1973. <strong>In cambio di appoggio politico,  Patria e Libertad effettuava  e riceveva addestramento militare nelle  proprietà della Colonia. Di lì all’appoggio al regime di Pinochet da parte di Schäfer, il passo fu breve.</strong></p>
<p><strong>Dopo il golpe</strong>, secondo Amnesty International  e il Rapporto Retting, la Colonia Dignidad funzionò come<strong> centro  di detenzione e tortura della potente <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/DINA">DINA</a>,</strong> la polizia segreta del regime. Si dice che<strong> Manuel Contreras</strong>, il suo direttore, frequentasse abitualmente la Colonia e che almeno in una occasione vi si fosse recato in compagnia di Pinochet. <strong>I tedeschi davano<a href="http://www.elmostrador.cl/noticias/pais/2012/02/03/los-secretos-que-desnudo-ultimo-fallo-contra-contreras-y-colonia-dignidad/">addestramento</a> militare e sull’uso delle armi ai cileni e li coadiuvavano negli ‘interrogatori’ dei prigionieri  politici.</strong> In cambio ricevettero appoggio politico e protezione (anche nel caso di eventuali richieste di estradizione dalla Germania per i crimini di natura sessuale di Schäfer) e benefici economici consistenti  anche  in cessioni di terreni, per cui la proprietà  della Colonia Dignidad raggiunse un’estensione  di 17mila ettari.</p>
<p>Varie testimonianze rese da ex membri della Colonia fuggiti e ricerche effettuate dalla Commissione della Verità e della Riconciliazione (riassunte nel già citato Rapporto Retting del 1991) che aveva il compito di far luce sulle violazioni dei diritti umani sotto la dittatura, parlano di oltre un centinaio di persone uccise e fatte sparire nella Colonia Dignidad. Molti cadaveri furono dissotterrati nel 1979 quando Pinochet con l’operazione ‘Ritiro dei Televisori’ dette ordine di far sparire i corpi dei prigionieri politici che erano stati uccisi, riesumando i cadaveri e gettandoli in mare. <strong>Nella Colonia Dignidad vennero bruciati nei forni o con l’utilizzo del fosforo.</strong></p>
<p>Il tedesco <strong>Gerard Munke</strong>, uno dei gerarchi e stretto collaboratore di Schäfer,  dichiarò al giudice Jorge Zepeda nel 2006  che  dopo il colpo di Stato, almeno  20 prigionieri furono giustiziati e seppelliti nella Colonia  (si sa ormai che furono molti di più) e successivamente,  nel 1979 quando Pinochet diede l’ordine di far sparire anche i cadaveri, Schäfer  in persona gli ordinò di “<em>dissotterrarli, metterli in un sacco  che conteneva una sostanza che era fosforo e che bruciava moltissimo e i resti furono gettati nel fiume Perquilauquén</em>”. Il giornalista tedesco <strong>Fredrich Paul Heller</strong>, autore di due libri sulla Colonia Dignidad è sicuro che <strong>dietro questa vicenda si nascondano segreti ancora più importanti e dal risvolto inquietante, contenuti negli oltre 40 archivi venuti alla luce nel 2005 insieme a un enorme quantitativo di armi, tra cui lanciamissili, esplosivi e sostanze chimiche, un vero e proprio arsenale da guerra.</strong> Archivi che il governo cileno, dichiarò ‘segreto di Stato’ dopo aver in un primo momento iniziato a darne diffusione.</p>
<p>Heller è sicuro, grazie a testimonianze raccolte,  che si tratta di qualcosa che coinvolge anche i servizi segreti tedeschi e che ha a che fare con le armi, che secondo lui facevano  parte del  <strong>progetto segreto di difesa chiamato <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Proyecto_Andrea">ANDREA</a></strong> che prevedeva anche la produzione di grandi quantità di gas Sarin e probabilmente di ordigni nucleari, il tutto nella possibilità di una guerra contro l’Argentina  in un momento difficile delle relazioni tra i due paesi. <strong>La Colonia in questo senso doveva quindi funzionare come base clandestina per la preparazione di armi non convenzionali  che sarebbero state usate in caso di conflitto</strong>, dal momento che <strong>Augusto Pinochet</strong> era consapevole della debolezza militare del suo esercito. Tutte le indagini fino a questo momento portate avanti, denuncia il giornalista <strong>Paul Heller</strong>,  tergiversano su questi aspetti della vicenda e anche i benefici concessi agli altri gerarchi  della Colonia, sopravvissuti a Schäfer, che è <a href="http://internacional.elpais.com/internacional/2010/04/24/actualidad/1272060008_850215.html">morto</a> in carcere nel 2010 a 88 anni  dove, (dopo essere stato estradato dall’Argentina dove si era rifugiato), stava scontando una condanna a 20 anni per violenze sessuali, violazione delle leggi cilene sulle armi e delitti fiscali , si inseriscono  in quest’ottica di <strong>complicità segreta tra i servizi segreti dei due paesi, Cile e Germania.</strong></p>
<p>Oggi infatti,  alcuni tedeschi (oltre a <strong>Gerhard Mücke</strong>, <strong>Gisela Seewald</strong>, <strong>Gerd Seewald</strong> e<strong> Kurt Schnellenkamp</strong>) condannati insieme  ad alti vertici della DINA per crimini contro l’umanità, complicità in crimini sessuali, associazione a delinquere e delitti  fiscali, si trovano in libertà condizionale ed hanno ampia libertà di movimento all’interno del ‘complesso turistico’ Villa Baviera. Sono gli stessi che hanno provocato l’<a href="http://www.biobiochile.cl/2012/11/19/parlamentarios-denuncian-posible-rearticulacion-de-colonia-dignidad.shtml">indignazione</a>  dei parlamentari qualche settimana fa per aver presenziato all’ Oktoberfest , la famigerata festa della birra, dove Gerhard Mücke  era presente come portavoce della comunità ed organizzatore dell’evento.</p>
<p>L’anno scorso alla stessa iniziativa aveva preso parte un altro tedesco,  il dottor Hartmut Hopp, fuggito dal Cile qualche mese dopo ed attualmente in Germania, che ad ottobre di quest’anno ha comunicato la sua decisione di non concederne l’estradizione.</p>
<p>Se <strong>sembra azzardato parlare di “<em>riarticolazione della Colonia Dignidad</em>”</strong> come hanno denunciato i parlamentari cileni,  sembra  anche quanto mai inquietante che ben quattro gerarchi della vecchia struttura, tutti condannati per gravissimi crimini, continuino a gestire la nuova realtà comunitaria da uomini liberi; il dottoriHopp era stato condannato appena  a cinque anni di carcere per associazione a delinquere e complicità nell’abuso di minori.<strong> Nel 2006 gli abitanti della comunità scrissero e pubblicarono  sui maggior mezzi di comunicazione del Cile, una lettera diretta  ai loro concittadini cileni e tedeschi  facendo un <a href="http://villabaviera.cl/wp-content/uploads/2012/08/declaracion_espanol.pdf">mea culpa</a> per le loro responsabilità</strong>  e piegano con dovizia di dettagli lo stile di vita che erano costretti a vivere nella Colonia Dignidad.</p>
<p>Tuttavia al di là delle dichiarazioni di coloro i quali in certa misura si sono resi complici di tanti crimini, resta latitante, in Cile, ancora una volta la giustizia per quanto riguarda i crimini legati alla dittatura militare. Come non dimenticare che lo stesso Pinochet è morto non avendo scontato nemmeno un giorno di carcere? La verità storica e la memoria, soprattutto nel caso di gravi violazioni dei diritti umani e di crimini contro l’umanità,  restano mutilate quando non sono accompagnate dal giusto castigo per i colpevoli.</p>
<p>* Articolo scritto in esclusiva per l’indro — www.lindro.it e qui ripubblicato per gentile concessione</p>
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		<title>Golpe in Paraguay: aggiornamenti, analisi e comunicati</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jun 2012 02:55:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Già nel 2009 a pochi mesi dal colpo di Stato in Honduras, scrivevo proprio questo articolo, dal titolo inequivocabile: “Paraguay, segnali di golpe?”. Si rumoreggiava allora infatti, che il governo di Lugo non avrebbe concluso l’anno. Già in quell’occasione a dirigere il tentativo di golpe istituzionale c’era Federico Franco, il vicepresidente, che in varie occasioni [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT" align="LEFT">
<p><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/paraguay-golpe3.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7643" title="" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/paraguay-golpe3-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" /></a></p>
<p><span style="color: #333333; font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Già nel 2009 a pochi mesi dal colpo di Stato in Honduras, scrivevo proprio questo <a href="http://www.annalisamelandri.it/2009/12/paraguay-segnali-di-golpe/" target="_blank">articolo</a>, dal titolo inequivocabile: “Paraguay, segnali di golpe?”. Si rumoreggiava allora infatti, che il governo di Lugo non avrebbe concluso l’anno. Già in quell’occasione a dirigere il tentativo di golpe istituzionale c’era Federico Franco, il vicepresidente, che in varie occasioni aveva accusato Lugo di essere un traditore e di “essere pronto ad assumere la presidenza del paese” nel caso il presidente fosse stato sottoposto a <em>impeachment.</em></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ha dovuto attendere tre anni e alla fine ce l’ha fatta.<strong> In soli tre giorni </strong></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Federico Franco è diventato presidente del paese, </span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>un “golpe de estado express”, come lo hanno definito.</strong> Lui non se ne cura e sta cercando di convincere il mondo che si </span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">è</span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> trattato di qualcosa di assolutamente costituzionale, avvenuto nel rispetto della legge.<span id="more-7641"></span> Tecnicamente lo </span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">è</span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">, infatti lo hanno definito anche “colpo di stato parlamentare”, ma non basta questo a conferirgli legittimità. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333; font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Purtroppo, probabilmente, di quanto sta accadendo in queste ore nel piccolo paese latinoamericano, tra alcuni mesi non ne parlerà, più nessuno, almeno nella parte di mondo “che conta”. Nel nord del mondo, poche persone veramente saprebbero localizzare il Paraguay in una cartina geografica. Federico Franco sarà per tutti il nuovo presidente, almeno fino al mese di agosto del 2013 quando forse ci saranno nuove elezioni. Per il momento ha già ricevuto la ‘benedizione” dei vertici ecclesiastici in Paraguay ai quali l’ex vescovo Lugo non era mai piaciuto molto e di paesi come Spagna e Germania. </span></span></p>
<p><span style="color: #333333; font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Tra i primi a fargli visita, oltre al nunzio apostolico Eliseo Ariotti, ovviamente l’ambasciatore statunitense James. H. Tessin e quello tedesco Claude Robert Ellner</strong> accompagnato dal ministro della Cooperazione Economica e dello Sviluppo Dirk Niebel che si trovava nel paese nel corso di una vista precedentemente organizzata ma che e’ stato ricevuto da Federico Franco e che ha rilasciato la seguente dichiarazione “io non sono un esperto costituzionalista di questo paese ma come politico so che che il risultato dei voti nella Camera dei Deputati rappresenta un messaggio politico chiaro”. Avrebbe fatto meglio a tacere perché la sua dichiarazione avventata ha scatenato il putiferio nel suo paese. Tuttavia, nella ribelle America latina, in molti ci stanno. </span></span></p>
<p><strong><span style="color: #333333; font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">I governi di Argentina, Ecuador, Brasile e Venezuela sono quelli che al momento hanno alzato maggiormente la voce contro il golpe costituzionalista o parlamentare che dir si voglia, in Paraguay.</span></span></strong></p>
<p><span style="color: #333333; font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Cristina Fernández de Kirchner ha confermato che “l’Argentina non accetterà il colpo di Stato in Paraguay” .</span></span></p>
<p><span style="color: #333333; font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Dilma Rousseff presidente del Brasile, ha invece suggerito l’espulsione del Paraguay dal Mercosur e dall’Unasur . </span></span></p>
<p><span style="color: #333333; font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Raffael Correa, presidente dell’Ecuador, afferma che il suo paese “non riconoscerà altro presidente in Paraguay che non sia Fernando Lugo” indipendentemente dalla decisione che prenda l’Unasur. </span></span></p>
<p><span style="color: #333333; font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Hugo Chavez, presidente del Venezuela, “in nome del popolo e dello Stato venezuelano, non riconosce questo nuovo governo arrogante, illegale e illegittimo che si e’ insediato ad Asunci<span style="font-family: Arial, sans-serif;">ó</span>n tramite un processo che non e’ un processo”. Ha affermato inoltre che la sentenza era già scritta e che come e’ avvenuto in Honduras si e’ cercato di colpire l’Alba, cos<span style="font-family: Arial, sans-serif;">ì</span> in Paraguay si e’ voluto colpire l’Unasur (il Paraguay aveva la presidenza pro tempore dell’organismo, che gli <span style="font-family: Arial, sans-serif;">è</span> stata prontamente ritirata e concessa per il momento al Perù). </span></span></p>
<p><span style="color: #333333; font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Il Governo cubano</strong> in un comunicato emesso dal Ministero delle Relazioni con l’Estero ha condannato “energicamente” il golpe contro il presidente costituzionale Lugo, denunciando che si tratta dell’ennesimo attentato “contro l’autodeterminazione dei popoli latinoamericani sempre realizzato dalle oligarchie con la complicità, l’appoggio o la tolleranza del Governo degli Stati Uniti”. Conferma inoltre che non riconoscerà nessuna autorità che non sia emanata da legittime elezioni o dalla volontà del popolo e che manterrà soltanto attive le opere umanitarie nel paese come il Centro Oftalmologico Maria Ausiliatrice che ha aiutato fino ad oggi circa 18 mila paraguaiani a migliorare la vista o a recuperarla.</span></span></p>
<p><span style="color: #333333; font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">L’Unasur si riunirà quanto prima, probabilmente mercoledì prossimo per prendere una decisione comune su quanto accaduto in Paraguay. Intanto ad Asunci<span style="font-family: Arial, sans-serif;">ó</span>n i suoi ministri degli esteri insieme al segretario generale Al<span style="font-family: Arial, sans-serif;">í</span> Rodriguez Araque si sono riuniti con Fernando Lugo ma anche con il vicepresidente ed attuale presidente Franco senza tuttavia ricevere nessuna risposta positiva da quest’ultimo. </span></span></p>
<p><span style="color: #333333; font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Le misure che l’Unasur, ma anche il Mercosur e la Celac (il nuovo organismo regionale sorto in contrapposizione all’Organizzazione degli Stati Americani e quindi senza la presenza di Stati Uniti e Canada) potrebbe prendere in questi casi sono diverse e vanno dalla rottura delle relazioni diplomatiche alla sospensione di servizi e forniture sia di petrolio che di altri beni.</span></span></p>
<p><span style="color: #333333; font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Giunge proprio a chiusura di questa nota, la notizia che oggi, 24 giugno, il Mercosur ha deciso la sospensione immediata del Paraguay dall’organismo e la condanna della rottura dell’ordine democratico nel paese. In una dichiarazione congiunta, sottoscritta da Argentina, Brasile, Uruguay, Bolivia, Cile, Colombia e Perù, il Paraguay non <span style="font-family: Arial, sans-serif;">è</span> stato ammesso alla partecipazione della prossima riunione del Consiglio del Mercato Comune e al vertice dei presidenti del Mercosur che si terr<span style="font-family: Arial, sans-serif;">à</span> a Mendoza nei prossimi giorni. La dichiarazione mette in rilievo che “la piena vigenza delle istituzioni democratiche <span style="font-family: Arial, sans-serif;">è</span> condizione essenziale per lo sviluppo del processo di integrazione” . Ogni altra misura accessoria sarà adottata nei prossimi giorni. </span></span></p>
<p><span style="color: #333333; font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">A livello individuale alcuni stati hanno preso già delle decisioni: Brasile, Uruguay e Argentina per esempio hanno già provveduto a richiamare i propri ambasciatori.<em> </em></span></span></p>
<p><span style="color: #333333; font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Numerose le dichiarazioni in solidarietà a Fernando Lugo, ormai ex presidente, da parte di associazioni per la difesa dei diritti umani, partiti politici e reti di movimenti sociali di tutta l’America latina, ma anche d’Europa, mentre manifestazioni presso le ambasciate del Paraguay si sono organizzate in varie città, come a Buenos Aires, Caracas ma anche a Bruxelles. </span></span></p>
<p><span style="color: #333333; font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La <strong>Rete di Intellettuali ed Artisti in Difesa dell’Umanità</strong> in un duro comunicato di condanna afferma che “cinicamente e protetti dal controllo totale del potere legislativo, 122 persone hanno deciso a nome di tutto il popolo del Paraguay. Azione che tra l’altro veniva preparandosi fin dal 2009 in perfetto accordo con l’ambasciata degli Stati Uniti in Paraguay, come hanno rivelato a suo tempo i file dati a conoscere da WikiLeaks nei quali era evidente la partecipazione del vicepresidente Federico Franco”<span style="color: #454545;">.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333; font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="color: #454545;">Tuttavia la storia sembra già essere stata scritta. Al di l</span><span style="color: #454545;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">à</span></span><span style="color: #454545;"> delle varie reazioni dei governi progressisti di sinistra o di centro sinistra della regione, non si vede come potrebbe risolversi una situazione del genere se non con un sollevamento popolare che di fatto non c’è stato e non ci sarà. Se e’ vero che Lugo contava durante il suo governo soltanto con l’ appoggio di alcuni settori dei movimenti sociali e popolari, il suo governo non ha brillato certo per progressismo o per riforme strutturali che gli possano aver garantito un sostegno incondizionato e forte della popolazione. Timido </span><span style="color: #454545;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">è</span></span><span style="color: #454545;"> stato il governo nei confronti del potere che alla fine l’ha defenestrato e timida la reazione popolare in sua difesa. </span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #454545;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">D’altra parte Lugo stesso ha accettato quanto accaduto in un discorso tutto sommato dai toni pacati e sommessi appena poche ore dopo la decisione del Senato: “come sempre ho agito nel rispetto della legge, anche se questa </span></span><span style="color: #454545;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">è</span></span><span style="color: #454545;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> stata piegata dal vento come un ramo sottile, mi sottopongo alla decisione del Congresso e sono disposto a rispondere sempre delle mie azioni come ex presidente nazionale”. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333; font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="color: #454545;">Questa mattina a sorpresa si </span><span style="color: #454545;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">è</span></span><span style="color: #454545;"> recato nei pressi della TV pubblica dove si era riunita una folla di sostenitori e dove ha rilasciato una breve conferenza stampa dova ha per l’appunto confermato che non vede come “sia possibile che il Congresso ritorni sui suoi passi”. Ha comunque dato la sua disposizione a partecipare a iniziative volte a ristabilire l’ordine istituzionale nel paese, anche se non crede che questo possa avvenire a breve termine. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333; font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="color: #454545;">Insomma, la “<strong>ricetta Honduras</strong>” sembra funzionare anche in questo caso, <strong>un colpo di stato costituzionale con la possibilità per l’ex presidente di riorganizzarsi politicamente a medio e lungo termine.</strong> Come avvenne in Honduras con la formazione del Frente Nacional de Resistencia Popular, adesso braccio politico del nuovo Partito Libre, la cui candidata alle prossime elezioni </span><span style="color: #454545;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">è</span></span><span style="color: #454545;"> e proprio Xiomara Castro, moglie di Manuel Zelaya (ricordiamo che Manuel Zelaya fu destituito da un colpo di stato simile a quello avvenuto in Paraguay nel giugno del 2009) adesso in Paraguay si sta annunciando la costituzione del Frente Nacional por la Defensa de la Democracia che non riconosce il nuovo governo e che si configura come nuovo soggetto politico nel quale stanno confluendo varie realtà associative del paese.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333; font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="color: #454545;">Intanto, mentre Lugo si riorganizza e con lui le forze sociali che lo appoggiano, il grande capitale, le agroindustrie, i latifondisti e le multinazionali straniere hanno tutto il tempo per riposizionarsi politicamente, anche a livello internazionale, in una posizione privilegiata. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333; font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="color: #454545;">Nel caso dell’Honduras la condanna da parte degli organismi regionali quali Alba e Unasur fu timida e ininfluente, il golpe allora si “istituzionalizz</span><span style="color: #454545;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">ò</span></span><span style="color: #454545;">” e a Manuel Zelaya e ai suoi sostenitori non resta adesso che ritentare per la via elettorale il prossimo anno. Oggi le posizioni di condanna al golpe in Paraguay sembrano essere più forti e decise grazie anche alla Celac (creata nel 2010) e a un panorama geopolitico leggermente diverso, più integrato e che cammina su posizioni abbastanza convergenti. In tre anni i vari governi dell’America latina e centrale hanno lavorato molto sul tema dell’integrazione. Sembra di essere giunti al banco di prova, ma basterà questa nuova consapevolezza e una condanna decisa a risolvere casi di questo tipo? </span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333; font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="color: #454545;"><strong>Quello che sta pagando Fernando Lugo adesso non e’ forse il prezzo per aver cercato di cambiare la realtà di un paese non avendo la forza politica sufficiente?</strong> Quello di Lugo era infatti un potere politico fragile e frammentato, immaturo e con poca forza di coesione sociale. Questo probabilmente </span><span style="color: #454545;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">è</span></span><span style="color: #454545;"> stato il suo errore, quello di non essere stato determinante per un cambiamento radicale. La sua forza, conquistata forse proprio grazie a quanto sta avvenendo in queste ore, poter diventare il motore, speriamo, di una profonda presa di coscienza del popolo paraguaiano e di una rivoluzione culturale prima di tutto, che coinvolga ampi settori della societ</span><span style="color: #454545;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">à</span></span><span style="color: #454545;">. </span></span></span></p>
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		<title>I demoni del cardinale Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga: Chávez, Fidel e il Foro di San Paolo</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 03:55:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Honduras]]></category>
		<category><![CDATA[Miei articoli/Mis artículos]]></category>
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		<category><![CDATA[Porfirio Lobo]]></category>

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		<description><![CDATA[Carl Marx muore e per le sue idee si ritrova all’inferno. Tre mesi dopo il diavolo chiama  San Pietro: San Pietro? Sì? Parla il diavolo in persona  (o in demonio), abbiamo qui un peccatore abbastanza noioso. I miei demoni iniziano a sindacalizzarsi e a chiedere la settimana di 40 ore, credi  che puoi  redimerlo? Io ci ho provato in tutti i modi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Carl Marx muore e per le sue idee si ritrova all’inferno. Tre mesi dopo il diavolo chiama  San Pietro: San Pietro? Sì? Parla il diavolo in persona  (o in demonio), abbiamo qui un peccatore abbastanza noioso. I miei demoni iniziano a sindacalizzarsi e a chiedere la settimana di 40 ore, credi  che puoi  redimerlo? Io ci ho provato in tutti i modi e niente… Te lo mando quindi.</em></p>
<p><em>Dopo un certo periodo di tempo e ritornata la normalità all’inferno, il diavolo si domanda che fine abbia fatto  quel tal Marx  e telefona all’ attico, cioè al  cielo ancora una volta. Sì,  pronto? Parla il diavolo… posso parlare con Dio? Dio? Quale Dio?  qui siamo tutti uguali…</em></p>
<p><em><a href="http://www.norelax.com/foro/index.php?topic=2741.0;wap2" target="_blank">Barzelletta comunista</a></em></p>
<p><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/chavez_y_diablo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6001" title="chavez_y_diablo" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/chavez_y_diablo.jpg" alt="" width="243" height="244" /></a></p>
<p><em>di   Annalisa Melandri –</em><a href="http://%20www.annalisamelandri.it/"><em> www.annalisamelandri.it</em></a></p>
<p> </p>
<p>In  <a href="http://hondurascontraelgolpedeestado.blogspot.com/" target="_blank">questa</a> pagina é possibile leggere il testo integrale delle dichiarazioni del cardinale   Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga, arcivescovo di  Tegucigalpa (Honduras) a Eduardo Stein Barillas, coordinatore della Commissione della Verità e della Riconciliazione (CVR) installata  dall’attuale governo di Porfirio Lobo per indagare sui fatti avvenuti “prima e dopo” il  colpo di Stato del 28 giugno 2009.</p>
<p><strong>E’  strano che una CVR chiamata a svolgere  indagini su un colpo di Stato lo faccia soltanto rispetto al prima e al dopo. Sembra strano,  ma non lo é.</strong> <span id="more-6061"></span></p>
<p>La CVR  é stata designata dal governo Lobo, governo generato direttamente  dal colpo di Stato,  venuto fuori da elezioni svolte  in un  clima fortemente militarizzato, tra minacce, persecuzioni  e omicidi selettivi, in un  clima sociale di terrore e violenza generalizzata e senza la presenza di osservatori internazionali. Elezioni che al principio sono state riconosciute valide soltanto da un pugno di paesi alla  cui testa c’erano  gli Stati Uniti.  La comunità internazionale, tuttavia, nel trascorso di questi ultimi due anni ha riconosciuto in vario modo l’attuale governo di Porfirio Lobo (e quindi le elezioni) diventando complice delle  innumerevoli violazioni dei diritti umani che avvennero  in Honduras durante i giorni del colpo di Stato e che continuano ancora oggi come dimostrano le notizie che giungono quotidianamente da tutto il paese.</p>
<p>Le dichiarazioni del cardinale Oscar Andrés Rodriguez alla CVR sono molto ambigue, sembra essere estremamente  ossessionato dalla figura del presidente venezuelano Hugo Chávez Frías  e si capisce che lo considera responsabile di quanto accaduto  in Honduras a causa dell’ influenza   che secondo lui ha  avuto sull’ ex presidente Manuel Zelaya.</p>
<p>Si può dire senza timore di esagerare che il presidente  venezuelano sembra essere per l’arcivescovo l’incarnazione stessa del demonio.</p>
<p>Il cardinale sembra essere molto preoccupato per le critiche che riceve  tanto nel paese che all’ estero per la gestione, da parte della  gerarchia ecclesiastica honduregna, della crisi politica e  infastidito con coloro i quali denunciarono e denunciano il suo appoggio al colpo di Stato.</p>
<p><strong>Mi lusinga perché  ricorda molto bene il mio <a href="http://www.annalisamelandri.it/2010/05/honduras-se-desato-la-protesta-contra-la-presencia-del-cardenal-rodriguez-en-italia/" target="_blank">intervento</a> alla  conferenza che tenne all’  Istituto Italo Latino Americano nel maggio dello scorso anno; ciò nonostante non corrisponde al vero quanto da lui dichiarato alla CVR che io mi alzai e me ne andai quando lui mi rivolse delle domande. </strong> Semplicemente  avevo terminato il mio intervento e il personale della sicurezza mi aveva tolto il microfono tra i cori di protesta rivolti contro di me dai suoi seguaci. Mi alzai e me ne andai soltanto perché lì non avevo più nulla da fare e quando già stavano parlando altre persone… <strong><span style="text-decoration: underline;">(per inciso non è nemmeno vero che io ho iniziato a gridare e a dirgli che era un <em>golpista</em>… credo di essere stata abbastanza intelligente, gridando non mi avrebbero  fatto parlare nemmeno un secondo, il mio intervento invece, nel quale lo ho accusato di essere complice delle violazioni dei dirttti umani commesse e di aver appoggiato il golpe,  è durato fino alla fine ed esattamente fino a quando e fino a dove volevo io):</span></strong></p>
<p><em>“Esiste una rete internazionale in cui si fa diffamazione, ora mi chiamano il cardemal e si dice che in Italia sono stato attaccato da alcune persone che hanno impedito un dibattito, questo è completamente falso, ma loro così dicono. L’ Istituto Italo-Latinoamericano mi aveva chiesto di esporre una riflessione sull’ America latina dalla prospettiva del CELAM, precisamente a Roma, io ero lì, tenni la conferenza, c’erano diplomatici di tutto il mondo, anche del Venezuela, e al termine una persona al fondo della sala iniziò a gridare che io ero un golpista, che ero una persona non grata, allora le ho detto: scusi signora, ma le cose non si dicono così, mi dica di cosa mi sta accusando e lei se ne andò. I diplomatici in quella  riunione mi chiesero scusa, perfino gli organizzatori del Foro Italo-Latinoamericano”.</em></p>
<p>Nella dichiarazione del cardinale alla CVR (che comunque  riconosce che effettivamente in Honduras  si trattò di un colpo di Stato), tuttavia ciò che risalta ad una attenta lettura della medesima,  è l’appoggio che effettivamente egli ha dato al <em>golpe</em> e la coincidenza delle sue opinioni personali con le giustificazioni con le quali l’ex presidente Manuel Zelaya è stato cacciato dal paese in pigiama e mandato in Costa Rica. Perché negarlo allora questo appoggio­?</p>
<p>Questi qui di seguito sono i passaggi più rilevanti del suo intervento  alla CVR che inizia con il racconto delle amichevoli relazioni che Manuel Zelaya aveva con lui e con tutta la chiesa honduregna fino al momento in cui  fa la sua comparsa quel demonio di Chávez nella vita di Zelaya e del paese:</p>
<p><em>“… era una relazione abbastanza buona direi io, fluida, abbastanza fraterna e potrei dire perfino simpatica, perché il presidente era molto amichevole con tutti i vescovi. Poi c’è stato un cambiamento abbastanza importante  quando è arrivato il presidente Chávez del Venezuela, quando si è tenuta una grande manifestazione di fronte alla casa presidenziale e ci sono stati perfino insulti, allora il presidente Zelaya mi chiese scusa e mi disse : guardi io gli ho detto al presidente Chávez che non si metta  direttamente contro la chiesa ma c’è stato un cambiamento notevole, perché già non c’era comunicazione,  l’ultima volta che venne a una celebrazione fu il giorno della Vergine de Suyapa nell’anno 2009. C’è un aneddoto interessante, lui stava in Venezuela il 2 febbraio e la festa è il 3 febbraio, chiamò il mio  vescovo ausiliare e gli disse: porga le mie scuse al signor cardinale ma non potrò essere alla  festa della Vergine di Suyapa e il mio vescovo gli disse: io dirò  al signor cardinale che lei non potrà esserci ma non gli dirò  che lei ha preferito al presidente Chávez alla vergine di Suyapa. Ritornó all’alba,  il suo volo era all’ alba e alle 9 di mattina stava nella Basilica di Suyapa con tutto il popolo e al concludere la messa chiese di parlare con me, venne alla sacrestia e mi disse queste parole: mi appoggi  con il salario minimo.</em></p>
<p><em>Avevano  alzato il salario minimo e questo  provocò molto malessere e gli dissi:  noi appoggiamo quello che è giusto signor presidente. Fu praticamente il mio ultimo contatto con lui, dopo venne il fatto della famosa quarta  urna e lui chiese una riunione con noi nella Conferenza Episcopale il giorno 11 giugno del 2009, lo ricevemmo, venne con il ministro Flores Lanza e con il ministro Enrique Reina,  furono 4 ore di colloquio e lui convincendoci che si trattava di una consultazione popolare, che non era una decisione sulla costituente etc, noi esponemmo tutti i dubbi del  popolo e gli dicemmo: signor presidente se dovete fare qualcosa, fatelo conforme alla legge”.</em></p>
<p>Già  in questa affermazione possiamo  notare come  il cardinale richiama l’allora presidente Zelaya affinché agisca in modo conforme alla legge: il fatto di agire contro la legge fu la giustificazione principale al colpo di Stato.</p>
<p>Poi continua   citando alla CVR il comunicato del 19 giugno che i vescovi della Chiesa cattolica honduregna  avevano emesso rispetto alla quarta urna. Il comunicato inizia con una citazione del Libro dei Re: “<em>Concedi al tuo servo un cuore docile perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male”. (Primo libro dei Re, 3.) </em>E termina così :  “<em>In una società libera e sovrana, solo si possono costruire con la partecipazione di tutti i cittadini sentendosi corresponsabili del benessere dell’ Honduras, ma una vera procedura di partecipazione non si può fare  contro le stesse leggi, non si può disobbedire alla legge in nome delle persone alle quali si vuole beneficiare, come non si può essere democratico senza rispettare la democrazia imponendo il potere di un determinato gruppo a tutti gli altri membri della società”.</em></p>
<p>E’  evidente che i vescovi honduregni non erano d’accordo con l’installazione della quarta urna  e la consideravano una opzione non conforme alla legge.</p>
<p>Successivamente, il 20 giugno il cardinale  Oscar Andrés Rodríguez  parte per un viaggio in Italia e ritorna proprio il  28. Questo fu anche quello che lui disse a Roma rispondendo al mio intervento che lo accusava di aver appoggiato il colpo di Stato: che lui non si trovava nel paese e che non sapeva nulla di quello che sarebbe successo. Ciò nonostante  egli afferma che fa  ritorno nel paese e trova che  “<em>tutto era tranquillo</em>” (!!!) e che “<em>seguì una settimana un poco difficile</em>” come dichiara alla CVR.</p>
<p>Quello della  “settimana difficile”  sembra piuttosto  un eufemismo. Ricordiamo che il giorno successivo al <em>golpe</em> Micheletti decretò un coprifuoco di 48 ore, le trasmissioni televisive e radiofoniche furono vietate, Tegucigalpa era messa sottosopra dalle proteste che si stavano estendendo a tutto il paese. Decine di feriti, due morti, negozi chiusi,  barricate e gas lacrimogeni. Un fotografo AFP descrisse la situazione di quella giornata come  una “battaglia campale”.</p>
<p>Nei giorni seguenti si contarono invece almeno 5 morti, un centinaio di feriti e circa 500 detenuti.</p>
<p>Il 3 luglio la Conferenza Episcopale dell’Honduras emise il famoso comunicato “Costruire dalla crisi” considerato la vera benedizione della Chiesa Cattolica honduregna al colpo di Stato. Qui si può leggere la sua versione integrale:</p>
<p><a href="http://www.zenit.org/rssspanish-31781" target="_blank">http://www.zenit.org/rssspanish-31781</a></p>
<p><em>“Tutti e ognuno dei documenti che sono i nelle nostre mani dimostrano che le istituzioni dello Stato democratico honduregno  sono vigenti e che il loro agire in materia giuridico legale è stato conforme al diritto. I tre poteri dello Stato, Esecutivo, Legislativo e Giudiziario sono in vigenza legale e democratica in accordo alla Costituzione della Repubblica di  Honduras… Sulla base della documentazione che abbiamo e conformemente a quanto contemplato  nell’ articolo 239 della costituzione della repubblica, per chi propone la riforma di questo articolo cessa immediatamente  il suo incarico, resta inabilitato per 10 anni dall’ esercizio di ogni funzione pubblica , per tanto la persona richiesta quando fu catturato già non era presidente della repubblica, in data 26 giugno del  2009.</em></p>
<p>Ancora dubbi?</p>
<p>Qui di seguito alcuni dei frammenti più interessanti delle  dichiarazioni del cardinale Maradiaga  alla CVR:</p>
<p><em>“ Mi dispiace molto che il presidente Zelaya aveva tante buone intenzioni e <strong>dopo che il presidente Chávez gli fece cambiare idea</strong>  arrivammo a questo problema così grave, direi io difficile da risolvere.</em></p>
<p><em>“ Perfino  quando  il presidente Zelaya si trovava nell’ ambasciata del Brasile, io mandai monsignor Pineda  tre  volte, lui mi disse che voleva parlare con me ed io gli dissi, va bene chiesi anche il permesso alla Polizia, mi concessero l’appuntamento alle 6 del pomeriggio, alle 4 intercettarono una registrazione che <strong>io ascoltai del presidente Hugo Chávez a Zelaya dove diceva : sequestrate a questo figlio di… e avrete lo Stato e la Chiesa in ginocchio,</strong>  e allora no, non ebbi il permesso per entrare all’ ambasciata , ma il piano era quello, tenermi lì come ostaggio. Erano in questa ambasciata monsignor Pineda li vide, alcuni soldati, o agenti, o poliziotti venezuelani armati  e non so cosa ora vogliate ancora domandarmi…”</em></p>
<p><em> “Creo che sia importante, ci sono varie cose. Il giornale di bordo di quegli aerei e <strong>l’uso che fece il presidente degli aerei e degli elicotteri è una vergogna</strong>.</em></p>
<p><em>Jorge Omar Casco:</em><em><br />
</em><em>Privato? </em><em><br />
</em><em>Cardinale  Rodríguez:</em><em><br />
</em><em>Della Forza Aerea per uso privato e anche per cose… e questa è una cosa che dà vergogna, dà  vergogna, io lo ho saputo, privatamente perché risulta che io sono pilota e mi affascina volare. </em><em><br />
</em><em>Jorge Omar Casco:</em><em><br />
</em><em>E che successe? I voli non erano ufficiali o…?</em></p>
<p><em>Cardenal Rodríguez:</em><em><br />
</em><strong><em>No, lo catturarono che piangeva e che diceva:ammazzatemi, </em></strong><em>questo lo disse un vicino di casa dove lo catturarono, che gridava ed era vestito, che l’ Esercito non volle dire niente, perché c’era un informatore nell’ Esercito che gli passo l’informazione, ma <strong>lui non fu catturato in pigiama</strong> , se la mise in aereo e se avete occasione, domandatelo per vedere se lo dicono anche loro, veramente”.</em></p>
<p>E questa, che considero la ciliegina sulla torta:</p>
<p><strong><em>“non capisco perché l’OEA fa pressioni perché il presidente Zelaya non abbia nessun processo, io credo che sarebbe l’esempio peggiore per l’ingiustizia in Honduras, la cosa migliore sarebbe che lui si presenti e gli vengano fatti i processi, il punto è come farli”</em></strong></p>
<p><em>Eduardo Stein:</em><em><br />
</em><em>Abbiamo ascoltato un poco di tutto, perché solo si processa Zelaya e non a quelli che hanno eseguito il golpe.</em></p>
<p><em>Cardinal Rodríguez:</em><em><br />
</em><em>E’ che il golpe più che Zelaya, Patricia Rodas , ho un testimone che lo stesso venerdì, il venerdì 26, c’era una persona con Zelaya convincendolo a non fare la quarta urna e Patricia Rodas ritornava dal Venezuela quella stessa notte e quella stessa notte gli fece cambiare idea ed è che egli purtroppo egli aveva molta debolezza rispetto a Patricia, debolezza umana, non semplicemnete di pensiero, tristemente, così io devo dirvi. </em><em><br />
</em><em>Jorge Omar Casco:</em><em><br />
</em><em>Lei considera questi attacchi più rivolti contro di lei o contro la chiesa?</em></p>
<p><em>Cardenal Rodríguez:</em><em><br />
</em><em>No. </em><em>E’ contro di me, contro di me, è che <strong>è la strategia che ha  Chávez</strong>, è lo stesso che succede in Venezuela, è lo stesso, completamente lo stesso che succede in Bolivia e in tutti questi anni, siamo andati e credo che dobbiamo continuare a farlo, però questo era il progetto di Chávez, che non è solo di  <strong>Chávez,  viene del Foro de Sao Paulo</strong>, questo è Fidel, questo è Fidel, incredibile, guarda un uomo di una intelligenza superiore, peccato  il male, peccato… </em><em><br />
</em><em>Jorge Omar Casco:</em><em><br />
</em><em>Ma Fidel? </em><em><br />
</em><em>Cardinale  Rodríguez:</em><em><br />
</em><em>Sí y come lui non può più usa a Chávez, Chávez va costantemente perchè lì alimentano il suo pensiero, lui non ne ha molto”.</em></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">P.S.</span></strong><strong>   </strong><strong><a href="http://www.comisiondeverdadhonduras.org/" target="_blank">Questa</a> è la pagina della Commissione della Verità (CDV), organizzata dal FNRP. Tra qualche mese di renderanno pubblici i risultati delle indagini dei commissari Luis Carlos Nieto, Craig Scott e Francisco Aguilar.</strong></p>
<p> </p>
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<p> </p>
<p> </p>
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<p> </p>
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		<title>El cardenal Oscar Rodríguez Maradiaga y sus demonios: Fidel, Chávez y el Foro de Sao Paulo</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 00:57:54 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Rodríguez Maradiaga]]></category>

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		<description><![CDATA[Carl Marx se muere y por sus pensamientos va a dar al infierno. Tres meses después el diablo llama San Pedro: -¿San Pedro? — Sí.- Habla el diablo en persona (o en demonio). Resulta que tengo un pecador demasiado latoso. Mis demonios comienzan a sindicalizarse y a pedir una semana de 40 horas. ¿Crees que [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><em>Carl Marx se muere y por sus pensamientos va a dar al infierno. Tres meses después el diablo llama San Pedro: -¿San Pedro? — Sí.</em><em>- Habla el diablo en persona (o en demonio). Resulta que tengo un pecador demasiado latoso. Mis demonios comienzan a sindicalizarse y a pedir una semana de 40 horas. ¿Crees que puedas corregirlo?, yo ya hice de todo, y nada. Te lo envío pues. Después de un tiempo y devuelta la normalidad al infierno, el diablo se pregunta qué habrá pasado con el Marx ese y decide hablar al penthouse, o sea al cielo otra vez: -¿Sí, bueno? Habla el diablo… ¿puedo hablar con Dios?”</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>-¿Dios? ¡Cuál Dios, aquí todos somos iguales!</em></p>
<p style="text-align: left;"><em> </em><em><a href=" http://www.norelax.com/foro/index.php?topic=2741.0;wap2" target="_blank">Chiste comunista</a></em></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><em>escrito por Annalisa Melandri -<a href="http:// www.annalisamelandri.it" target="_blank"> www.annalisamelandri.it</a></em></p>
<p><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/cardenal.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6000" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="Cardenal Maradiaga" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/cardenal.jpg" alt="" width="300" height="149" /></a>En <a href="http://hondurascontraelgolpedeestado.blogspot.com/2011/07/que-dijo-oscar-andres-rodriguez-la-cvr.html" target="_blank">esta</a> página es posible leer el texto integral de  las declaraciones hechas por el cardenal  Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga, arzobispo de Tegucigalpa (Honduras) a Eduardo Stein Barillas, coordinador de la Comisión de la Verdad y la Reconciliación (CVR)  instalada por el actual gobierno de Porfirio Lobo para investigar los hechos ocurridos “antes y después” del golpe de Estado del 28 de junio de 2009.</p>
<p><strong>Parece extraño  que una CVR llamada a  investigar sobre un golpe de Estado lo haga  solamente respecto al “antes y después” de los hechos. Parece extraño pero no lo es.</strong></p>
<p>La CVR ha sido designada  por el gobierno  Lobo, el mismo gobierno que se ha generado desde el  golpe de Estado, un gobierno salido de elecciones desarrolladas en un país fuertemente militarizado, entre hostigamientos, amenazas u homicidios selectivos, en un clima social de terror  y violencia generalizada y   sin la presencia de  observadores internacionales. Elecciones  que  al principio han sido reconocidas solamente por un puñado de países encabezados por Estados Unidos. La comunidad internacional sin embargo, en el transcurso de estos dos  años,   ha reconocido en varias formas el actual gobierno de Porfirio Lobo (y por ende las elecciones) y  por lo tanto se ha vuelto cómplice  de las graves y multíplices violaciones de los derechos humanos que ocurrieron en Honduras durante los días del golpe de Estado y que siguen hasta hoy como demuestran las noticias que llegan a diario desde el país.<span id="more-5999"></span></p>
<p>Las declaraciones del cardenal Oscar Andrés Rodríguez a la CVR son muy ambiguas, parece  estar  sumamente obsesionado por la figura del presidente venezolano Hugo Chávez Frías y  se entiende que lo considera casi responsable de cuanto ocurrido en Honduras por la influencia que puede haber tenido sobre el ex presidente Manuel Zelaya. Se puede decir sin temor a exageración que el mandatario venezolano parece  ser para el arzobisbo la incarnacion del demonio.</p>
<p>El cardenal se ve muy preocupado por la críticas que recibe tanto en el país que en el extranjero acerca de la  gestión, hecha por la  jerarquía eclesiástica hondureña, de  la crisis política   y molesto con quienes denunciaron y denuncian su apoyo al golpe de Estado.  <strong>Me halaga  porque él se  recuerda muy bien de  mi <a href="http://www.annalisamelandri.it/2010/05/honduras-se-desato-la-protesta-contra-la-presencia-del-cardenal-rodriguez-en-italia/" target="_blank">intervención</a> a su conferencia en el  Instituto Italo Latino Americano; sin embargo no es verdad como dice que yo me levanté y me fui ante sus preguntas</strong>. Simplemente había terminado mi intervención y personal de seguridad me había quitado el micrófono  entre los coros de protestas que dirigían contra de mi sus seguidores.  Me levanté y me fui porque allá no tenía nada más que hacer y cuando  ya estaban  hablando otras personas…</p>
<p><em>“Hay una red internacional en la cual se hace difamación, ahora me llaman el cardemal y se dice que en Italia fui hostigado por unas personas que pues impidieron una charla, esto es completamente falso, pero ellos lo difunden. El Instituto Ítalo Latinoamericano me había pedido una reflexión sobre América Latina desde la perspectiva del CELAM, en Roma exactamente, entonces estaba allí, hice la conferencia, habían diplomáticos de todas partes, incluso de Venezuela, y al terminar una persona al fondo del salón comenzó a gritar que yo era golpista, que yo era persona non grata, entonces yo le dije: disculpe señora, pero las cosas no se hablan así, usted, dígame, de qué es lo que usted me está acusando y entonces se marchó. Los diplomáticos en esa reunión me pidieron disculpas, incluso los organizadores del Foro Ítalo Latinoamericano”.</em></p>
<p>En la  declaración del cardenal a la CVR (que en su informe reconoce que sí hubo un golpe de de Estado en Honduras), lo que sobresale a una atenta lectura de la misma,   a final de cuentas,  es el apoyo que él  dio al golpe  y la coincidencia de su opinión con las justificaciones bajo las cuales el ex presidente Manuel Zelaya fue sacado en pijama del país y enviado a  Costa Rica. ¿Por qué seguir negándolo entonces?</p>
<p>Estos los pasos más sobresalientes de su intervención ante la CVR   que empieza contando las amables relaciones que  Manuel Zelaya  tenia con él y con toda la Iglesia en Honduras hasta la aparición del demonio Chávez en la vida de Zelaya y del país:</p>
<p><em><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/chavez_y_diablo.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6001" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="chavez_y_diablo" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/chavez_y_diablo.jpg" alt="" width="243" height="244" /></a>“… o sea era una relación bastante, diría yo, fluida, bastante fraterna y hasta le podía decir que simpática, porque el presidente era muy amable con todos los obispos. <strong>Luego hubo un cambio, pero un cambio bastante grande cuando vino el presidente Chávez de Venezuela,</strong> cuando se hizo una gran manifestación allí frente a la casa presidencial e incluso hubo insultos y todo, entonces el presidente Zelaya me pidió disculpas y me dijo: mire, yo le he dicho al presidente Chávez que no se meta con la iglesia, así directamente, <strong>pero hubo un cambio notable, porque ya no hubo mayor comunicación </strong>y empezó, digamos, la última vez que vino a una celebración fue el día de la Virgen de Suyapa del año 2009. Hay una anécdota interesante, él estaba en Venezuela el 2 de febrero y la fiesta es el 3 de febrero y llamó a mi obispo auxiliar y le dijo: pídamele disculpas al señor cardenal que no puedo estar en la fiesta de la Virgen de Suyapa y le dijo mi obispo auxiliar: yo le voy a decir al señor cardenal que usted no puede estar, <strong>pero no le voy a decir que usted prefirió al presidente Chávez que a la Virgen de Suyapa</strong>. Se vino de madrugada, se vino de madrugada, voló de madrugada y a las 9:00 de la mañana estaba en la Basílica de Suyapa con todo el pueblo y al terminar la misa pidió venir a hablar conmigo y llegó a la sacristía y me dijo estas palabras: apóyeme con el salario mínimo.<br />
 Habían subido el salario mínimo y eso causó mucho malestar y le dije que: nosotros apoyábamos lo que era justo, señor presidente. Fue prácticamente mi último contacto con él, después vino todo lo de esta famosa cuarta urna y él pidió una reunión con nosotros en la Conferencia Episcopal el día 11 de junio de 2009, lo recibimos, vino con el ministro Flores Lanza y con el ministro Enrique Reina y fue 4 horas de coloquio y él convenciéndonos que se trababa de una consulta popular, que no era una decisión sobre la constituyente, etc., nosotros le planteamos todas las inquietudes que había en el pueblo y le dijimos: <strong>señor presidente, si van a hacer algo, háganlo conforme a la ley”.</strong></em><strong> </strong></p>
<p>Ya en esta afirmación se nota como el cardenal llama la atención al entonces presidente Zelaya para que actúe de manera conforme a la ley: el actuar contra de la ley fue la justificación principal al golpe de Estado.</p>
<p>Luego el cardenal sigue citando a la CVR el comunicado del 19 de junio que los obispos de la Iglesia Católica de Honduras emitieron respecto  a la cuarta urna. El comunicado inicia con una  citación del Libro de Los Reyes: “<em>Da pues a tu siervo un corazón sabio para gobernar a tu pueblo y poder discernir entre lo bueno y lo malo, cita del Libro de 1ra. Reyes 3.9”.</em></p>
<p>Y termina así: “<em>En una sociedad libre y soberana, solo se pueden construir con la participación de todos los ciudadanos sintiéndonos corresponsables del bienestar de Honduras, pero <strong>un verdadero cause de participación no se puede hacer en contra de las mismas leyes, no se puede desobedecer a la ley en nombre de las personas a las que se quiere beneficiar</strong>, como no se puede ser democrático, sin respetar la democracia imponiendo el poder de un determinado grupo a todos los demás miembros de la sociedad.” </em></p>
<p>Es evidente que los obispos hondureños  no estaban de acuerdo con la instalación de la cuarta urna y que la consideraban una opción   no  apegada a la ley.</p>
<p>Luego el 20 de junio el cardenal Oscar Andrés Rodríguez  sale del país por un viaje a Italia y regresa el mismo 28. Esto fue lo que dijo también en Roma contestando a mi  intervención  que lo acusaba de haber apoyado el golpe de Estado: que él no estaba en el país y que no sabía nada de lo que iba a pasar. Sin embargo llega el 28 de de junio y encuentra que “<em>todo estaba tranquilo”</em> (!!!) y que “<em>vino una semana un poco difícil”</em>, como declara a la CVR.</p>
<p>Lo de la semana un poco difícil parece más bien un eufemismo. Recordamos que el día siguiente al golpe, Micheletti decretó un toque de queda de 48 horas,  las transmisiones televisivas y radiales estaban prohibidas, Tegucigalpa estaba sacudida por las protestas que se iban extendiendo a todo el país. Decenas de heridos, dos  muertos, comercios cerrados, barricadas y gases lacrimógenos. Un fotógrafo de la AFP describió la situación como una “batalla campal”.</p>
<p>Los días siguientes se contabilizaron un total de alrededor 5 muertos, casi un centenar de heridos y casi 500 detenidos.</p>
<p>El 3 de julio la conferencia episcopal  de Honduras emitió el famoso comunicado  “Edificar desde la crisis” considerado la verdadera bendición de la Iglesia Católica hondureña  al golpe de Estado.  Aquí se puede leer en su versión integral. <a href="http://www.zenit.org/rssspanish-31781">http://www.zenit.org/rssspanish-31781</a></p>
<p><em>“Todos y cada uno de los documentos que han llegado a nuestras manos,  demuestran que las instituciones del Estado democrático hondureño, están en vigencia y que sus ejecutorias en materia jurídico-legal han sido apegadas a derecho.- Los tres poderes del Estado, Ejecutivo, Legislativo y Judicial, están en vigor legal y democrático de acuerdo a la Constitución de la República de Honduras… Basados </em><em> en la documentación que hemos tenido conforme a lo contemplado en el artículo 239 de la Constitución de la república, quien proponga la reforma de este artículo cesa de inmediato en el desempeño de su cargo, queda inhabilitado por 10 años para el ejercicio de toda función pública, por lo tanto la persona requerida cuando fue capturado ya no se desempañaba</em> <em>como presidente de la república, con fecha 26 de junio de 2009”.</em></p>
<p>¿Quedan dudas?</p>
<p>Algunos de los fragmentos más interesantes de las declaraciones del cardenal Maradiaga a la CVR:</p>
<p><em>“A mí me duele mucho que el presidente Zelaya tenía muy buenas intenciones y <strong>después que el presidente Chávez le hizo cambiar de pensamiento</strong> y llegamos a este problema tan grave y tan diría yo, difícil de buscarle solución”.</em></p>
<p><em>“Incluso yo, cuando estaba el presidente Zelaya en la Embajada de Brasil, yo le mandé a monseñor Pineda 3 veces y él expresó que quería hablar conmigo, yo le dije voy, incluso pedí permiso a la Policía y me dieron la cita a las 6:00 de la tarde, a las 4:00 de la tarde interceptaron <strong>una grabación que yo la oí, del presidente Hugo Chávez hacia Zelaya, donde decía secuestren a este hijo de tantas y van a tener a la iglesia y al Estado de rodillas</strong> y entonces pues, no, no hay permiso para que entre a la Embajada, pero el plan era ese, dejarme allí de rehén. Estaban en esa Embajada monseñor Pineda los vio algunos soldados, o agentes, o policías venezolanos armados y no sé ahora otras cosas que ustedes quisieran preguntar”.</em></p>
<p><em>“Creo que es importante, hay varias cosas. La bitácora de esos aviones y el uso que hizo el presidente de aviones y de helicópteros es una vergüenza. <br />
 Jorge Omar Casco:<br />
 ¿Privado? <br />
 Cardenal Rodríguez:<br />
 De la Fuerza Aérea para uso privado e incluso para cosas… y eso es cosa que da vergüenza, da vergüenza, yo lo he sabido, pues en el ámbito muy privado, porque resulta que yo soy piloto y me encanta volar. <br />
 Jorge Omar Casco:<br />
 Y ¿qué pasó con eso, los vuelos no eran solo oficiales o…? <br />
 Cardenal Rodríguez:<br />
 <strong>No, lo capturaron y que lloraba y decía mátenme</strong>, eso me lo dijo un vecino de la casa donde lo capturaron, que gritaba y ya estaba vestido y todo y que el Ejército no quiso decir nada, porque entonces había un infidente dentro del Ejército que fue el que le pasó la información, <strong>pero él no fue capturado en pijama,</strong> él se la puso en el avión y ustedes si acaso tienen oportunidad de escuchar pregúntenle, a ver si se lo van a decir también, verdad”. </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em>Y esta,  que considero  la cereza en el pastel:</p>
<p><em>“… <strong>no entiendo por qué la OEA presiona para que el presidente Zelaya no tenga ningún proceso, yo creo que sería el peor de los ejemplos para la justicia de Honduras, lo mejor sería que él se presente y se le hagan los procesos</strong>, pero cómo hacerlo es el punto.</em><br />
 <em>Eduardo Stein:<br />
 Hemos oído un poco con todos, por qué solo se va a procesar a Zelaya y no a los que precipitaron el golpe. <br />
 Cardenal Rodríguez:<br />
 Es que el golpe lo más que Zelaya, Patricia Rodas, yo tengo un testimonio que el propio viernes, el viernes 26, había una persona con Zelaya persuadiéndolo a que no hiciera la cuarta urna y <strong>Patricia Rodas regresaba de Venezuela esa misma noche y esa misma noche le hizo cambiar la mente y es que lamentablemente él tenía mucha debilidad frente a Patricia, debilidad humana,</strong> también no simplemente de pensamiento, tristemente, así que yo de mi parte sería lo que tengo que comentarles. <br />
 Jorge Omar Casco:<br />
 ¿Usted mira estos ataques más personalizados contra usted o contra la iglesia? <br />
 Cardenal Rodríguez:<br />
 No. Es contra mí, es contra mí, es <strong>que es la estrategia que tiene Chávez</strong>, es lo mismo que pasa en Venezuela, es lo mismo, completamente lo mismo que pasa en Bolivia y en todo este camino de todos estamos años, hemos ido y creo que debemos seguirlo haciendo, pero ese era el proyecto de Chávez, que no es solamente de <strong>Chávez, eso viene del Foro de Sao Paulo</strong>, eso es <br />
 Fidel, eso es Fidel, increíble, mire es un hombre de una inteligencia superior, lastimosamente que el mal, lastimosamente…<br />
 Jorge Omar Casco:<br />
 ¿Pero Fidel? <br />
 Cardenal Rodríguez:<br />
 Sí y como él ya no puede, utiliza a Chávez, Chávez va constantemente porque allí le alimentan su pensamiento, él no tiene mucho.”</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em><em> </em></p>
<p> </p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>P.S. <a href="http://www.comisiondeverdadhonduras.org/" target="_blank">Esta</a> es la pagina de la Comisión de la Verdad (CDV), organizada por el FNRP. En unos meses se darán a conocimiento los resultados de las investigaciones  de los comisionados Luis Carlos Nieto, Craig Scott y Francisco Aguilar.</strong></span></p>
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		<title>Honduras: El Parlatino abre las puertas a los golpistas</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Dec 2010 19:17:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[En español]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Honduras]]></category>
		<category><![CDATA[FNRP]]></category>
		<category><![CDATA[golpe]]></category>
		<category><![CDATA[Manuel Zelaya]]></category>
		<category><![CDATA[Parlatino]]></category>
		<category><![CDATA[Porfirio Lobo]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Micheletti]]></category>

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		<description><![CDATA[Con 135 votos a favor y 53 en contra y a pesar de la oposición fuerte y firme de Venezuela y de todos los países del ALBA (Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América) a un ingreso  incondicional, Honduras ha sido readmitido aunque con reservas,  en el seno del Parlatino, el Parlamento Latinoamericano con [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/honduras.jpg"><img class="size-medium wp-image-4858 aligncenter" title="honduras" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/honduras-300x152.jpg" alt="" width="300" height="152" /></a></p>
<p>Con 135 votos a favor y 53 en contra y a pesar de la oposición fuerte y firme de Venezuela y de todos los países del ALBA (Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América) a un ingreso  incondicional, <strong>Honduras ha sido readmitido aunque con reservas,  en el seno del Parlatino, </strong>el Parlamento Latinoamericano con sede en Panamá. Y eso   no obstante las graves y reiteradas denuncias de violaciones de los derechos humanos que se siguen cometiendo en el país desde junio de 2009 cuando un golpe de Estado derrocó el gobierno legítimo del presidente Manuel Zelaya.</p>
<p>La decisión fue tomada durante la  XXVI Asamblea Ordinaria de la  organización regional y demuestra la prevalencia de posturas conservadoras y pro-imperialistas dentro de ella.</p>
<p>Aunque entre los principales objetivos del Parlatino está el de  “defender la democracia” y entre sus fines el repudio de las  violaciones de los derechos humanos, la condena de la acción imperialista en América Latina (el golpe de Estado en Honduras se ha dado con el  apoyo  incondicional  de los Estados Unidos) y la defensa de la democracia participativa, <strong>la presente resolución de hecho es una legitimación del gobierno de Porfirio Lobo, el mandatario hondureño elegido con elecciones farsa en el mes de noviembre de 2009 en un contexto social caracterizado por violencia y fuerte militarización del país.</strong></p>
<p>Porfirio Lobo no es nada más que la cara “democratizada”  de su predecesor Roberto Micheletti, el golpista de la primera hora, el que dio disposición al ejército de Honduras de sacar del país en pijama en la madrugada  su presidente Manuel Zelaya y de meterlo en un avión con destino Costa Rica.</p>
<p><strong>Un gran acto de pragmatismo el que se ha llevado a cabo  en Panamá</strong>. Lo ocurrido en junio de 2009 en Honduras, pero sobre todo las violaciones de los derechos humanos que varias asociaciones y periodistas independientes siguen denunciando no obstante el silencio de la comunidad internacional,  ha testimoniado las debilidades de la llamada integración de los gobiernos de izquierda latinoamericanos en las situaciones de crisis.</p>
<p>A pesar de las voces de condena  y  las amenazas  que el  Venezuela de Chávez y toda el área del ALBA levantan  desde hace meses, a pesar de la condena de la  UNASUR (Unión de Naciones Suramericanas) que de hecho está bastante dividida sobre la posición  respecto a Honduras, el enésimo golpe de Estado en América latina sazonado con estrellas y rayas ha sido encajado bastante pasivamente.</p>
<p>Si bien es cierto que la región vive  fermentos nuevos y que  su economía está marchando en carriles  diametralmente opuestos (sobre todo en  sentido geográfico) a los recorridos apenas hace unas décadas con la entrada en la escena de nuevos partners  comerciales como China y algunos países de Oriente Medio, también es cierto que este cambio de  paradigma  tiene demasiadas connotaciones ideológicas y se mueve por ahora solamente y sin embargo no completamente,  en un plano  comercial y económico pero aún no en lo político y militar.</p>
<p>El imperio sigue lanzando sus  tiros y creando sus baluartes. Honduras es solamente el último en orden cronológico. Obtenido en el tiempo muy breve de una noche. Manuel Zelaya, el presidente legítimamente electo del país, <em>Mel</em> como le llamaban cariñosamente sus seguidores,  se había desviado peligrosamente y repentinamente hacia izquierda. Su decisión de llevar el país al área del ALBA no podía ser aceptada por Washington.</p>
<p>Hablando  en el  idioma  “de la  guerra fría”, se podría decir que los  Estados Unidos no iban a   permitir ulteriores  infiltraciones comunistas  en el área del Caribe.</p>
<p>Sólo que estamos en 2010 y no en 1960 o en los años de las  dictaduras militares  y  de las <em>guerras sucias</em> y de Manuel  Zelaya todo se puede decir menos que sea un comunista.</p>
<p>En el caso del golpe de Estado en Honduras, los Estados Unidos han  actuado con casi las mismas estrategias políticas y militares de esas  épocas.</p>
<p><strong>Incluso algunos de los hombres usados  en esta ocasión han sido  los mismos. John Dimitri Negroponte, para citar  uno.</strong> Un  hombre de la estrategia de la lucha anticomunista de  Estados Unidos en América Central, ex jefe de la CIA en Vietnam y ex embajador en Honduras entre 1981 y 1985,  fundador  de los escuadrones de la muerte Contra nicaragüenses y líder del  Batallón 3–16 en Honduras junto con el militar  hondureño Billy Joya.</p>
<p>El mismo Billy Joya, que está acusado de haber cometido delitos de lesa humanidad en su  país contra los estudiantes y la población civil, nombrado por Micheletti como su asesor personal inmediatamente después del golpe.</p>
<p>En  la América Latina rebelde e indómita  aparece cada vez más aislada políticamente  la  Colombia  (y  en otra medida  Chile y Perú) y entre los subversivos del Sur y los “halcones del Norte”, Caribe y Centro América aparecen como un baluarte extremamente militarizado y controlado.  Empezando desde México, donde llegan  en abundancia a través de desde Estados Unidos armas y dólares como respuesta a las emergencias del narcotráfico y de las migraciones. Y las emergencias siempre sirven para otras cosas. Ya lo saben.</p>
<p>Países como  Costa Rica, Puerto Rico, Panamá, República Dominicana, y muchas islas e islotes del Caribe y en un futuro próximo  Haití, (apenas a 90 km de las costas de Cuba) tan pronto el cólera habrá cumplido su tarea   y la división de su territorio entre las potencias se habrá terminado,  le permiten a Estados Unidos mantener los ojos bien abiertos hacia el Sur rebelde.  Otro país  de esta área en el ALBA,  además de Nicaragua,  no podía ser aceptado.</p>
<p>Es por eso que el haber dejado correr y sobre todo haber legitimado ahora el golpe de Estado con la readmisión de Honduras en el Parlatino, aunque con reserva  (una delegación viajará al país en enero para evaluar la situación de los derechos humanos),  representa una debilidad para no decir un fracaso   de la Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América.</p>
<p><strong>Lejos de  ideologías  y sentimentalismos sobre la  integración latinoamericana promovida por el ALBA, está un pueblo,  el de Honduras, oprimido,  que sigue luchando  contra una dictadura che solamente pocos siguen llamando así.</strong></p>
<p>Nadie en América latina, no hay que tener temores en decirlo, ha tenido la fuerza y el peso político y militar  para oponerse a ella.</p>
<p><strong> Es optimista al respecto Carolus  Wimmer, diputado al Parlatino del Partido Comunista de Venezuela (PCV) : “es obvio que en el Parlatino se desarrolla una fuerte lucha política e ideológica, entre las viejas tendencias de derecha y las nuevas posiciones progresistas y antiimperialistas que poco a poco se abren espaci</strong>o.    Debemos en el Parlatino introducir una cláusula democrática similar a la aprobada este sábado en la XX Cumbre Iberoamericana. Nunca debemos aceptar ninguna forma de golpe. Con  un mayor trabajo coordinado, más allá de las representaciones del ALBA,  hay que ganar ese espacio internacional, pero eso lo lograremos sin duda en el futuro”.</p>
<p><strong>Más cuidadoso  aparece el diputado  Gustavo Hernández, del Partido Patria Para Todos, che afirma contundente que  con esa resolución “no  perdió el ALBA, sino  la democracia en el continente”.</strong></p>
<p>Respecto a la XX Cumbre Iberoamericana,  a la que se refiere  Carolus  Wimmer, hay que decir que  Ricardo Martinelli,   el  presidente de  Panamá ha propuesto en esta sede también la reintegración de Honduras en el seno de la OEA (Organización de Estados Americanos) de donde el país  había sido expulsado después del golpe de Estado.</p>
<p>Los Estados Unidos que de esta organización hacen parte, por medio de su representante por la diplomacia en América latina Arturo Valenzuela, informan que consideran aceptable la reintegración de Honduras en la  OEA   solamente después del regreso de Manuel Zelaya en el país.</p>
<p><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/fnrp21.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4860" style="margin: 10px;" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/fnrp21-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a>Manuel Zelaya actualmente es Coordinador General del FNRP, el heterogéneo Frente Nacional de Resistencia Popular,  que a precio de uno estilicidio continuo de muertos (militantes, campesinos, indígenas y periodistas) está lentamente buscando la vía de la democracia representativa en la vida política del país.</p>
<p>Probablemente  Zelaya tarde o temprano logrará regresar a  Honduras (donde  por orden del gobierno golpista de Micheletti ha sido emitida contra de él una  orden de detención por abuso de poder, fraude y falsificación de documentos públicos) y probablemente se recortará un espacio político en oposición a los mismos poderes que lo han sacado del  país tan poco elegantemente hace un  año y medio. Los mismos poderes que mientras tanto han sido reintegrados en todos los circuitos económicos y políticos de donde habían sido excluidos solo parcialmente y por un corto plazo de tiempo.</p>
<p><strong>Si eso sucederá sería un juego bastante triste y patético. La vida política de la nación en lugar de ser como un “espejismo que deforme la conciencia del pueblo” hondureño  debería transformarse en una  “trinchera de lucha” como se afirma en los comunicados de prensa del FNRP.</strong></p>
<p>Solo entonces se podría decir que la democracia haya triunfado.</p>
<p>Por Annalisa Melandri — <a href="http://www.annalisamelandri.it" target="_blank">www.annalisamelandri.it</a></p>
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