<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Annalisa Melandri&#187; elezioni</title>
	<atom:link href="http://www.annalisamelandri.it/tag/elezioni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.annalisamelandri.it</link>
	<description>America Latina, e non solo</description>
	<lastBuildDate>Wed, 27 Jul 2022 04:06:42 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=3.8.41</generator>
	<item>
		<title>Haiti  al bordo del caos</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2016/02/haiti-al-bordo-del-caos/</link>
		<comments>http://www.annalisamelandri.it/2016/02/haiti-al-bordo-del-caos/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 07 Feb 2016 02:51:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Haiti]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Martelly]]></category>
		<category><![CDATA[OSA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.annalisamelandri.it/?p=9747</guid>
		<description><![CDATA[di Annalisa Melandri - 6 febbraio 2016 Nei giorni scorsi le violente proteste popolari registrate ad Haiti e che hanno portato ad una nuova sospensione del ballottaggio elettorale previsto per il 24 gennaio, hanno fatto parlare alcuni media, forse avventatamente,  di rivoluzione, di vittoria, di ribellione mai vista del popolo haitiano. La cosa certa è che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/141217030627_sp_haiti_protestas_624x351_afp.jpg"><img class=" wp-image-9749 aligncenter" alt="141217030627_sp_haiti_protestas_624x351_afp" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/141217030627_sp_haiti_protestas_624x351_afp.jpg" width="528" height="297" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">di Annalisa Melandri - 6 febbraio 2016</p>
<p id="yui_3_16_0_1_1454812059808_2516" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Nei giorni scorsi le violente proteste popolari registrate ad Haiti e che hanno portato ad una nuova sospensione del ballottaggio elettorale previsto per il 24 gennaio, hanno fatto parlare alcuni media, forse avventatamente,  di rivoluzione, di vittoria, di ribellione mai vista del popolo haitiano.</span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1454812059808_2520" style="text-align: justify;"><span id="yui_3_16_0_1_1454812059808_2522" style="font-size: medium;">La cosa certa è che domani, 7 febbraio, ad Haiti scade il mandato del presidente cantante, (o ballerino, dipende dalla vena del momento), Michel Martelly, e il paese si ritrova senza guida</span><span id="yui_3_16_0_1_1454812059808_2522" style="font-size: medium;">. Il che, a dir la verità, non significa un granché, già che Martelly va via lasciandolo praticamente nello stesso degrado e caos in cui lo ha trovato nel 2011 quando ha assunto la presidenza a seguito di elezioni, il cui risultato se ebbe il beneplacito della comunità internazionale (leggi Stati Uniti), molti meno consensi raccolse a  livello nazionale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="yui_3_16_0_1_1454812059808_2522" style="font-size: medium;"><span id="more-9747"></span></span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1454812059808_2524" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Senza dubbio Haiti è uno stato fallito, allo sbando, con o senza presidente, e il popolo haitiano ormai non ha nulla da perdere e non crede più a niente. Nelle elezioni del mese di ottobre scorso l‘astensione fu circa del 70%</span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1454812059808_2528" style="text-align: justify;"><span id="yui_3_16_0_1_1454812059808_2530" style="font-size: medium;">I candidati arrivati  al ballottaggio, l‘ ufficialista Jovenel Moise (partito Tet Kale) e Jude Celestìn (partito Lapeh), insieme hanno contabilizzato il 57% dei voti.  </span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1454812059808_2532" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">È stato proprio Jude Celestìn a denunciare irregolarità nel processo elettorale, tirandosi fuori  dalla contesa.</span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1454812059808_2536" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Intanto a seguito della visita, richiesta da Martelly  questa settimana,  dell‘Organizzazione degli Stati Americani (OSA),  è stato raggiunto un accordo tra il presidente uscente  e i presidenti di Camera e Senato per la designazione di una presidenza ad interim,  che non governerà per più di 120 giorni. Il ballottaggio definitivo è fissato infatti per il 24 de aprile.</span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1454812059808_2540" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Martelly se ne va domani,  dopo aver informato ufficialmente del  vuoto di potere all‘Assemblea Nazionale.</span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1454812059808_2544" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">E se ne va tra grandi polemiche per una canzone che ha lanciato come apertura ufficiale  del Carnevale,  nella quale si esprime in maniera denigratoria ed offensiva verso la nota giornalista ed attivista per i diritti umani, Liliane Pierre Paul. La sua  canzone dal titolo “Dagli la banana” (sic) ha scatenato infatti critiche e proteste da parte dell‘opposizione e delle numerose organizzazione civili di difesa dei diritti umani e diritti delle donne di Haiti.</span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1454812059808_2548" style="text-align: justify;"><span id="yui_3_16_0_1_1454812059808_2550" style="font-size: medium;">In questa situazione caotica, al bordo del collasso, sono apparsi nei giorni scorsi  inquietanti personaggi, ex militari della Forza Armata di Haiti, smantellata negli anni‘90, incitando alla violenza. Oggi hanno assaltato e bruciato un posto di polizia.  Negli scontri avvenuti contro  membri dell‘ opposizione, uno di questi ex militari è stato ucciso.</span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1454812059808_2552" style="text-align: justify;"><span id="yui_3_16_0_1_1454812059808_2554" style="font-size: medium;">Era stato anche il controverso  Guy Philippe, leader del colpo di Stato del 2004 contro Bertrand Aristide ed attuale candidato a senatore per la provincia di Grand‘Anse, sul quale pesano gravi  accuse di vincoli  con il narcotraffico, qualche giorno fa ad incitare i suoi fedelissimi  alla violenza,  nel caso di formazione di un governo interino a partire dal 7 di febbraio. </span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1454812059808_2514" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span id="yui_3_16_0_1_1454812059808_2557">Non è chiaro intanto come e chi dovrebbe scegliere il presidente ad interim e quali i passi da seguire. In teoria l‘a</span><span id="yui_3_16_0_1_1454812059808_2559">ccordo prevede che i partiti politici in sinergia con  organizzazioni della società civile decidano sulla </span><span id="yui_3_16_0_1_1454812059808_2513"> persona pu adatta a tenere le redini, almeno formalmente,  del paese.</span></span></p>
<p dir="ltr" id="yui_3_16_0_1_1454812059808_2562" style="text-align: justify;" data-setdir="false"><span id="yui_3_16_0_1_1454812059808_2564" style="font-size: medium;">Niente  di più difficile, al momento.  </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div id="yui_3_16_0_1_1454812059808_2505" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<!-- Start Shareaholic Recommendations Automatic --><!-- End Shareaholic Recommendations Automatic -->]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.annalisamelandri.it/2016/02/haiti-al-bordo-del-caos/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vittoria stretta di Maduro in Venezuela. Proteste e violenza</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2013/05/vittoria-stretta-di-maduro-in-venezuela-proteste-e-violenza/</link>
		<comments>http://www.annalisamelandri.it/2013/05/vittoria-stretta-di-maduro-in-venezuela-proteste-e-violenza/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 04 May 2013 01:40:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Miei articoli/Mis artículos]]></category>
		<category><![CDATA[Venezuela]]></category>
		<category><![CDATA[chavismo]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Nicolás Maduro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.annalisamelandri.it/?p=8916</guid>
		<description><![CDATA[Elezioni Venezuela 2013 Gli impegni dei prossimi 6 anni, all’insegna del progetto politico della Rivoluzione Bolivariana — Intervista con Gennaro Carotenuto di Annalisa Melandri in esclusiva per L’Indro - 17 Aprile 2013 Alle 23.16 ora locale di domenica sera, 14 aprile, il presidente del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) ha diffuso i risultati del processo elettorale che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8917" title="maduro" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/maduro.jpg" alt="" width="562" height="425" /></p>
<p>Elezioni Venezuela 2013</p>
<h4>Gli impegni dei prossimi 6 anni, all’insegna del progetto politico della Rivoluzione Bolivariana — Intervista con Gennaro Carotenuto</h4>
<p>di <strong>Annalisa Melandri</strong> in esclusiva per L’<a href="http://www.lindro.it">Indro </a>- 17 Aprile 2013</p>
<p>Alle 23.16 ora locale di domenica sera, 14 aprile, il presidente del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) ha diffuso i risultati del processo elettorale che si era svolto per tutta la giornata in Venezuela.<br />
Un po’ più tardi del previsto – già  il nervosismo era palpabile anche per  alcune dichiarazioni di inconformità rispetto ai  tempi e per euforiche dichiarazioni su presunti risultati a lui favorevoli da parte del candidato di opposizione della Mesa de la Unidad <span id="more-8916"></span>Democrática (MUD), <strong>Enrique Capriles Radonsky</strong> -  e  con un 99,12 per cento di sedi elettorali scrutinate, <strong>Tibisay Lucena Ramírez</strong>, comunicava ai venezuelani che <strong>Nicolás Maduro si era confermato presidente eletto con un 50,66 per cento (7.505.338 voti) contro il 49,07 per cento (7.270.403 voti) ottenuto da Enrique Capriles.</strong></p>
<p><strong>Un margine strettissimo</strong>, di appena 234.935 voti, pari al 1,59 per cento. I risultati finali di poche ore dopo, confermeranno la tendenza: Nicolás maduro ottiene il 50,75 per cento (7.559.349 voti) contro il 48,98 per cento (7.296.876 voti) di Enrique Capriles, per un 1,77 per cento di scarto</p>
<p><strong>L’opposizione non riconosce il risultato – La violenza</strong></p>
<p><strong>Un margine tanto stretto che ha portato Capriles nelle ore successive a</strong> <strong>non riconoscere il risultato, a definire Nicolás Maduro presidente “<em>illegittimo</em>”, a chiedere il riconteggio manuale  del 100 per cento dei voti</strong> (anche se nella serata di domenica, alla presenza di tutte le forze politiche era già stato <a href="http://www.aporrea.org/poderpopular/n226956.html">riconteggiato</a> il 54 per cento dei voti, come da prassi) e a convocare ‘la piazza’, incitando i suoi sostenitori a scendere per strada in <em>cacerolazos</em> (proteste rumorose usando pentole e mestoli) e alla protesta di fronte alle sedi regionali dei Consigli Elettorali.</p>
<p>Sono ore decisive in Venezuela queste, il CNE ha confermato Maduro alla presidenza del paese e ha invitato Capriles a chiedere, come si fa generalmente in questi casi, il riconteggio dei voti secondo le procedure istituzionali. <strong>Le autorità hanno invitato alla calma e al senso di responsabilità civile.<br />
Troppo tardi, lo sconsiderato appello rivolto da Enrique Capriles ai suoi era stato ormai raccolto, con conseguenze disastrose:</strong> si parla di almeno <strong>sette  morti tra i sostenitori di Maduro, decine di feriti</strong>, veicoli bruciati, sedi del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) assaltate e date alle fiamme, assediata la casa della presidente del CNE, assaltata la sede del canale televisivo <a href="http://www.telesurtv.net/">TeleSUR</a>, assaltati e distrutti supermercati e centri medici dove lavoravamo medici cubani, scontri con le forze dell’ordine.</p>
<p><strong>La procedura di conteggio dei voti</strong>, messa in discussione da Enrique Capriles e completamente automatizzata da anni  <strong>in Venezuela è una delle più sofisticate e precise al mondo, e la sua attendibilità e sicurezza è riconosciuta da  numerosi organismi internazionali osservatori del  processo elettorale  nel paese</strong>,  come il Centro Carter (che recentemente aveva definito il processo elettorale venezuelano come uno dei più trasparenti al mondo) e l’Unasur, Unione delle Nazioni Sudamericane.</p>
<p><strong>In molti paesi del mondo e dell’America latina il bipartitismo divide l’elettorato praticamente a metà</strong>. Nelle ultime elezioni messicane dell’anno scorso, il Partido Revolucionario Institucional, con <strong>Enrique Peña Nieto</strong> ha preso il 38,21 per cento dei voti contro il 31,59 per cento del Partido de la Revolución Democrática di <strong>Andrés Manuel López Obrador</strong>. Le elezioni furono caratterizzate da alcuni episodi di violenza, da compravendita dei voti, da furti di urne,  da sparatorie nei seggi. Manuel López Obrador gridò, prove alla mano, ancora una volta al ‘<em>fraude</em>’ come aveva già fatto nelle elezioni precedenti, ciò nonostante l’OSA (Organizzazione degli Stati Americani) avesse avallato il risultato e nessun’altra nazione si è sognata di metterlo in discussione. È stato riconteggiato nei giorni successivi il 54,5 per cento dei voti (mentre in Venezuela avviene di prassi al termine della stessa giornata elettorale) che hanno confermato  la vittoria di Peña Nieto. In Repubblica Dominicana invece, <strong>Danilo Medina</strong> del Partido de la Liberación Dominicana, ha vinto lo scorso anno su <strong>Hipolíto Mejía</strong>, candidato del Partido de la Revolución Dominicana con uno scarto di appena 193 mila voti; anche in questo caso il PRD gridò al ‘<em>fraude’</em> mentre  tutti gli osservatori, compresa l’OSA confermarono la legittimità del risultato. Questo tanto per citare quanto avvenuto recentemente in due paesi relativamente diversi in termini politici ed economici.</p>
<p>Ma perché  una differenza così minima, causa invece tanta preoccupazione e fa tanto parlare in Venezuela?<strong> </strong>Innanzitutto l’<strong>estrema polarizzazione della società venezuelana</strong>, che a differenza che altrove, non avviene intorno a un progetto politico reale ma si basa essenzialmente su ideologie diverse: <strong>socialismo contro neo liberismo</strong>. Poi, sicuramente, il <strong>ruolo svolto dagli altri paesi</strong>, Stati Uniti in testa (ancora una volta) <strong>che non condividono o vedono come minacciosa per i loro interessi</strong> (ancora una volta)<strong>l’ideologia del socialismo.</strong> Già poche ore dopo la comunicazione ufficiale del risultato da parte del CNE, e quasi contemporaneamente alla richiesta del riconteggio totale dei voti da parte di Capriles, l’OSA dichiarava “<em>di appoggiare l’iniziativa</em>”, gli Stati Uniti dichiaravano che “<em>una verifica dei risultati elettorali in Venezuela sarebbe un passo necessario e importante</em>“, mentre Spagna, Gran Bretagna e Francia si sono dimostrate molto caute sull’accettazione del risultato.</p>
<p><strong>L’analisi del risultato del campo chavista</strong></p>
<p>Premesso questo, e pur con la vittoria certa in tasca, <strong>ora il chavismo, ammesso che politicamente abbia ancora senso  parlare di chavismo dopo la morte del suo leader, inevitabilmente dovrà fare un esame serio sugli esiti del voto</strong>.<br />
Nelle elezioni del 7 ottobre scorso, <strong>Hugo Chávez</strong> contro Enrique Capriles riuscì ad ottenere il 55.07 per cento (8.191.132 voti) contro il 44.31 per cento (6.591.304 voti) del suo avversario.</p>
<p><strong>Due cose vanno fatte notare: innanzitutto l’affluenza, in calo domenica scorsa di almeno tre punti percentuali</strong> <strong>rispetto ad ottobre</strong><strong> e per la prima volta in 14 anni, durante i quali sono stati 18 gli appuntamenti elettorali per il popolo venezuelano, una trasmigrazione di voti</strong>, circa un migliaio, <strong>dall’elettorato chavista a quello dell’opposizione.</strong></p>
<p>Chiediamo a <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/"><strong>Gennaro Carotenuto</strong></a>, docente di Storia del Giornalismo e Storia Contemporanea presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Macerata, nonché profondo conoscitore della realtà politica e sociale del Venezuela, di ritorno da Caracas, che analisi possiamo fare del processo della Rivoluzione Bolivariana, in corso nel paese, alla luce di questi dati: “<em>Metà paese</em> - spiega Carotenuto —  <em>o un po’ meno, non ha mai condiviso il progetto, e questa non è una  una novità. Non è che una società sia meno polarizzata se la minoranza ha il 40% invece del 49%. Inoltre chi pensava che un dirigente straordinariamente popolare e rispettato come Chávez, con quel livello innato che possedeva  di umanità e di comunicazione, potesse automaticamente trasferire il consenso su un dirigente ‘normale’, semplicemente sbagliava</em>”.<br />
Questo potrebbe spiegare il risultato attuale, anche se <strong>una certa stanchezza tra le file chaviste si notava già da qualche tempo; a quell’ “<em>elettorato freddo e scettico</em>”, come lo definisce Carotenuto, bisogna dare adesso risposte certe.</strong></p>
<p>“<em>Alcune problematiche esistono, come l’approssimazione e l’inefficienza nella gestione della pubblica amministrazione o  la corruzione, e possono aver distanziato, impaurito e talvolta disgustato, questa parte di elettorato</em>” continua Carotenuto.</p>
<p>Qual è quindi la sfida che dovrà raccogliere il governo per i prossimi sei anni?  “<em>Chiarito che questi sono i punti cruciali sui quali lavorare e che sicuramente non si può gettare il bambino della rivoluzione con l’acqua sporca,<strong> una volta vinte le elezioni, non si può continuare a far finta che vada tutto bene</strong>. Il partito si trova adesso nel punto in cui molte rese dei conti potrebbero essere necessarie, anche se tutto questo comporta dei rischi</em>”.</p>
<p>Ma <strong>il rischio più grande</strong> sicuramente, se non si metterà mano urgentemente alle problematiche citate da Gennaro Carotenuto,<strong>“p</strong><em><strong>otrebbe essere  quello dell’avanzamento della destra endogena, rappresentata dai nuovi ricchi, dai burocrati di professione, che con il tempo hanno lentamente  sequestrato tutto il processo rivoluzionario”</strong> </em>come avvertiva <strong>Marcelo Colussi</strong>,analista politico argentino in <a href="http://www.lindro.it/politica/2013-04-10/78009-venezuela-al-voto-prima-volta-senza-chavez">questa</a> intervista di una settimana fa.</p>
<p>È fuor di dubbio che l’opposizione usa strumentalmente,  come cavallo di battaglia, argomenti quali la corruzione, la violenza e l’inefficienza nella gestione pubblica, dimenticando che sono mali strutturali endogeni della società latinoamericana nel suo complesso. Tuttavia è pur vero che se si promette al popolo un mondo migliore e soprattutto più egualitario, l’esistenza di una “<em>boliburghesia hummera</em>” come viene definita talvolta la borghesia bolivariana, arricchitasi all’ombra di PDVSA, la compagnia petrolifera statale, che pur parlando di socialismo e di potere popolare si circonda di beni di lusso, come i potenti veicoli Hummer, in una società che va verso il socialismo non può essere tollerata.<em></em></p>
<p><strong>Il progetto politico della Rivoluzione Bolivariana si è confermato</strong>, a dispetto della quasi totalità degli analisti occidentali che lo volevano sepolto con il suo leader <strong>e sicuramente andrà avanti per i prossimi sei anni</strong>, ma si può parlare di progetto politico di un paese se questo è condiviso solo dalla metà della popolazione? <strong>Tutto dipenderà per il futuro  dalle condizioni nelle quali arriverà il Venezuela al prossimo appuntamento elettorale nel 2019.</strong></p>
<p>Avrà davanti un lavoro immane Nicolás Maduro, sicuramente tanto e forse anche più difficile di quello realizzato dal suo predecessore. Nei prossimi sei anni dovrà sicuramente <strong>risolvere con determinazione il problema della corruzione</strong>, incancrenitosi per lunghi 14 anni, <strong>dovrà parallelamente debellare l’impunità, rimettere in moto l’economia, ridurre il livello di inflazione, aumentare la produzione interna, regolare il sistema dei tassi di cambio, risolvere problemi come quello della violenza</strong>, solo per citarne alcuni. Diversamente,  tra sei anni, il progetto della Rivoluzione Bolivariana, non avrà un’altra possibilità.</p>
<!-- Start Shareaholic Recommendations Automatic --><!-- End Shareaholic Recommendations Automatic -->]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.annalisamelandri.it/2013/05/vittoria-stretta-di-maduro-in-venezuela-proteste-e-violenza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nicolás Maduro vince le elezioni in Venezuela. L’opposizione golpista scatena la violenza</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2013/04/nicolas-maduro-vince-le-elezioni-in-venezuela-lopposizione-golpista-scatena-la-violenza/</link>
		<comments>http://www.annalisamelandri.it/2013/04/nicolas-maduro-vince-le-elezioni-in-venezuela-lopposizione-golpista-scatena-la-violenza/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 20:56:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Miei articoli/Mis artículos]]></category>
		<category><![CDATA[Venezuela]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Hugo Chávez]]></category>
		<category><![CDATA[Nicolás Maduro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.annalisamelandri.it/?p=8802</guid>
		<description><![CDATA[  di Annalisa Melandri — in esclusiva per L’Indro 17 aprile 2013 Alle 23.16 ora locale di domenica sera, 14 aprile, il presidente del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) ha diffuso i risultati del processo elettorale che si era svolto per tutta la giornata in Venezuela. Un po’ più tardi del previsto – già  il nervosismo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8803" title="Nicolás Maduro" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/Maduro2.jpg" alt="" width="577" height="335" /></p>
<p> </p>
<p>di Annalisa Melandri — in esclusiva per <a href="http://www.lindro.it" target="_blank">L’Indro</a> 17 aprile 2013</p>
<p>Alle 23.16 ora locale di domenica sera, 14 aprile, il presidente del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) ha diffuso i risultati del processo elettorale che si era svolto per tutta la giornata in Venezuela.<br />
Un po’ più tardi del previsto – già  il nervosismo era palpabile anche per  alcune dichiarazioni di inconformità rispetto ai  tempi e per euforiche dichiarazioni su presunti risultati a lui favorevoli da parte del candidato di opposizione della Mesa de la Unidad Democrática (MUD), <strong>Enrique Capriles Radonsky</strong> -  e  con un 99,12 per cento di sedi elettorali scrutinate, <strong>Tibisay Lucena Ramírez</strong>, comunicava ai venezuelani che <strong>Nicolás Maduro si era confermato presidente eletto con un 50,66 per cento (7.505.338 voti) contro il 49,07 per cento (7.270.403 voti) ottenuto da Enrique Capriles.</strong></p>
<p><strong>Un margine strettissimo</strong>, di appena 234.935 voti, pari al 1,59 per cento. I risultati finali di poche ore dopo, confermeranno la tendenza: Nicolás maduro ottiene il 50,75 per cento (7.559.349 voti) contro il 48,98 per cento (7.296.876 voti) di Enrique Capriles, per un 1,77 per cento di scarto</p>
<p><strong>L’opposizione non riconosce il risultato – La violenza</strong></p>
<p><strong>Un margine tanto stretto che ha portato Capriles nelle ore successive a</strong> <strong>non riconoscere il risultato, a definire Nicolás Maduro presidente “<em>illegittimo</em>”, a chiedere il riconteggio manuale  del 100 per cento dei voti</strong> (anche se nella serata di domenica, alla presenza di tutte le forze politiche era già stato <a href="http://www.aporrea.org/poderpopular/n226956.html">riconteggiato</a> il 54 per cento dei voti, come da prassi) e a convocare ‘la piazza’, incitando i suoi sostenitori a scendere per strada in <em>cacerolazos</em> (proteste rumorose usando pentole e mestoli) e alla protesta di fronte alle sedi regionali dei Consigli Elettorali.</p>
<p>Sono ore decisive in Venezuela queste, il CNE ha confermato Maduro alla presidenza del paese e ha invitato Capriles a chiedere, come si fa generalmente in questi casi, il riconteggio dei voti secondo le procedure istituzionali. <strong>Le autorità hanno invitato alla calma e al senso di responsabilità civile.<br />
Troppo tardi, lo sconsiderato appello rivolto da Enrique Capriles ai suoi era stato ormai raccolto, con conseguenze disastrose:</strong> si parla di almeno <strong>sette  morti tra i sostenitori di Maduro, decine di feriti</strong>, veicoli bruciati, sedi del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) assaltate e date alle fiamme, assediata la casa della presidente del CNE, assaltata la sede del canale televisivo <a href="http://www.telesurtv.net/">TeleSUR</a>, assaltati e distrutti supermercati e centri medici dove lavoravamo medici cubani, scontri con le forze dell’ordine.</p>
<p><a href="http://www.lindro.it/politica/2013-04-17/78792-vittoria-stretta-di-maduro-in-venezuela-proteste-e-violenza">Continua a leggere</a></p>
<!-- Start Shareaholic Recommendations Automatic --><!-- End Shareaholic Recommendations Automatic -->]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.annalisamelandri.it/2013/04/nicolas-maduro-vince-le-elezioni-in-venezuela-lopposizione-golpista-scatena-la-violenza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Generale golpista corre alla presidenza dell’Honduras</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2013/02/generale-golpista-corre-alla-presidenza-dellhonduras/</link>
		<comments>http://www.annalisamelandri.it/2013/02/generale-golpista-corre-alla-presidenza-dellhonduras/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Feb 2013 04:16:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Honduras]]></category>
		<category><![CDATA[Miei articoli/Mis artículos]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[golpe]]></category>
		<category><![CDATA[Romeo Vazquez Velazquez]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.annalisamelandri.it/?p=8604</guid>
		<description><![CDATA[di Annalisa Melandri in esclusiva per l’Indro — 23 gennaio 2013 Romeo Vásquez Velásquez, ex militare, uno tra i principali protagonisti del colpo di Stato del 2009 in Honduras,  ha dichiarato domenica scorsa di aver accettato  la candidatura presidenziale per le prossime elezioni di  novembre propostagli dal suo partito, la Alianza Patriotica Hondureña. Il suo annuncio, ha [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8605" title="" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/vasquez-speaks.jpg" alt="" width="422" height="304" /></p>
<p>di Annalisa Melandri in esclusiva per l<a href="http://www.lindro.it" target="_blank">’Indro</a> — 23 gennaio 2013</p>
<p><strong>Romeo Vásquez Velásquez</strong>, ex militare, uno tra i principali protagonisti del colpo di Stato del 2009 in Honduras,  ha dichiarato domenica scorsa di <strong>aver accettato  la candidatura presidenziale per le prossime elezioni di  novembre propostagli dal suo partito, la Alianza Patriotica Hondureña.</strong> Il suo annuncio, ha scatenato un vespaio di polemiche  soprattutto negli ambienti progressisti legati all’ex presidente <strong><a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Manuel_Zelaya">Manuel Zelaya</a>, </strong>perché l’ex generale Vásquez Velásquez all’epoca dei fatti Capo dello Stato Maggiore delle Forze Armate,  <strong>fu colui il quale dette l’ordine, in seguito a pressioni ricevute dal Congresso,  di arrestare e cacciare dal paese — all’alba e in pigiama — il presidente legittimo Manuel Zelaya,  quel 28 giugno del 2009.<span id="more-8604"></span></strong></p>
<p>La <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Anexo:Cronolog%C3%ADa_de_la_crisis_pol%C3%ADtica_en_Honduras_de_2009#cite_note-expediente-11">crisi politica</a> in Honduras era iniziata qualche mese prima, con la decisione, via decreto presidenziale,  da parte del presidente Zelaya — che pur appartenendo al Partido Liberal si era avvicinato al blocco latinoamericano dell’Alba guidato dal Venezuela di <strong>Hugo Chàvez</strong> - di realizzare quello stesso giorno <strong>una consulta popolare con la quale chiedere agli hondureni se erano d’accordo  rispetto all’installazione di  una ‘quarta urna’ nei seggi elettorali nel novembre successivo, quando si sarebbero tenute nuove elezioni. </strong>Zelaya non era candidato presidenziale  in quanto la Costituzione honduregna proibiva e proibisce tutt’ora  espressamente, la possibilità di una rielezione,  e <strong>la ‘quarta urna’ nei seggi  aveva solo il compito di raccogliere i pareri della popolazione sulla possibilità di formare  un’Assemblea Nazionale Costituente che avrebbe avuto il compito di redigere una nuova Carta Magna</strong>, quella attualmente in vigore infatti risale al 1982 e fu redatta da una Giunta Militare.</p>
<p>La proposta di Zelaya incontrò una  forte opposizione nei  settori più conservatori ed economicamente più potenti della società, ed era fortemente ostacolata non solo dal Congresso, ma anche dal Tribunale Supremo Elettorale e dalla Corte Suprema di Giustizia. In particolare, il presidente del Congresso  <strong>Roberto Micheletti,</strong> che aveva  perso le elezioni primarie del suo partito proprio contro Zelaya e del quale era diventato nel corso del governo uno dei più strenui oppositori,  <strong>assunse la presidenza <em>de facto</em>immediatamente dopo il golpe.</strong></p>
<p>Tuttavia era praticamente impossibile, almeno nell’immediato futuro — le elezioni erano programmate di lì a 5 mesi  e in quella sede il popolo avrebbe solo dato un parere rispetto all’Assemblea Costituente — che Zelaya potesse ricandidarsi, il processo per cambiare la Costituzione e permettere la sua rielezione  era lungo ed articolato e comunque affidato ad una consulta popolare.</p>
<p>La destra honduregna, legata sicuramente agli Stati Uniti (che appoggiarono sfacciatamente  il colpo di Stato mettendo addirittura a disposizione una loro base aerea per il trasferimento di Zelaya) e a potenti gruppi economici,  non vedevano di buon occhio  la nuova sintonia che si era stabilita tra il liberale Manuel Zelaya e la parte più progressista dell’America latina ma anche l’ingresso del paese nell’Alba, l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America.</p>
<p><strong>Il generale  Vásquez Velásquez si rifiutò  il 25  giugno del 2009 di eseguire l’ordine  di Zelaya  di raccogliere e distribuire il materiale informativo relativo alla consulta da porre nei seggi e venne rimosso dallo stesso presidente  dal suo incarico</strong>. <strong>Il giorno dopo,  la  Corte Suprema di Giustizia lo reintegrò al suo posto e il 28 giugno avvenne il golpe.</strong> Quello stesso giorno, Roberto Micheletti fu  nominato presidente <em>de facto</em> del paese fino alla fine del  periodo presidenziale, nel gennaio dell’anno successivo. <strong>L’Esecutivo con a capo Micheletti scatenò una violentissima repressione contro le migliaia di manifestanti che si erano riuniti nei pressi della casa presidenziale</strong>, negli scontri con l’esercito e anche successivamente si registrano vari morti, centinaia furono i feriti e si riportarono vari casi di persone scomparse. La stampa contraria  al regime (i grandi mezzi di comunicazione del paese invece, in mano a potenti famiglie locali,  lo avevano sostenuto fin dal principio) fu silenziata e venne stabilito lo Stato d’assedio con la sospensione delle  garanzie costituzionali individuali.  <strong>Il golpe venne  condannato  duramente anche a livello internazionale e il paese fu sospeso dall’Organizzazione degli Stati Americani (OSA). </strong>Il generale che nel Congresso era stato acclamato come ‘eroe nazionale’ per l’atto di disobbedienza al presidente, fu a capo delle repressioni e delle violenze  contro la popolazione contraria al regime e contro i sostenitori di Manuel Zelaya che in quel momento si trovava fuori dal paese e impossibilitato a farvi ritorno.</p>
<p>Nel marzo del 2010 l’ex ufficiale  era stato nominato dal nuovo presidente Porfirio Lobo al vertice della compagnia telefonica statale Hondutel, incarico che ha lasciato <strong>annunciando la sua candidatura alla presidenza. “<em>Sento che la Patria ha bisogno di me</em>” ha dichiarato in un hotel di Tegucigalpa ai suoi sostenitori promettendo di tirare fuori il paese dalla spirale di miseria  e violenza nella quale si trova immerso</strong>. Le sue dichiarazioni hanno immediatamente scatenato le proteste dei movimenti sociali e dei settori vicini all’ex presidente Zelaya, che considerano la candidatura dell’ex generale inaccettabile per essersi macchiato di violenze e abusi contro la popolazione.</p>
<p>Gli altri principali candidati per la prossima campagna  <a href="http://www.lindro.it/politica/2013-01-04/64174-elezioni-america-latina">presidenziale</a> sono <strong>Juan Orlando Hernández</strong> (Partido Nacional) e presidente del Congresso, <strong>Mauricio Villeda</strong> del Partido Liberal e  <strong>Xiomara Castro,</strong> moglie dell’ex presidente Zelaya del Partido Libre.</p>
<!-- Start Shareaholic Recommendations Automatic --><!-- End Shareaholic Recommendations Automatic -->]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.annalisamelandri.it/2013/02/generale-golpista-corre-alla-presidenza-dellhonduras/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un intenso anno elettorale per l’America latina</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2013/01/un-intenso-anno-elettorale-per-lamerica-latina/</link>
		<comments>http://www.annalisamelandri.it/2013/01/un-intenso-anno-elettorale-per-lamerica-latina/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Jan 2013 03:23:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Ecuador]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Honduras]]></category>
		<category><![CDATA[Miei articoli/Mis artículos]]></category>
		<category><![CDATA[Paraguay]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[golpe]]></category>
		<category><![CDATA[Rafael Correa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.annalisamelandri.it/?p=8566</guid>
		<description><![CDATA[di Annalisa Melandri — per l’Indro* 4 gennaio 2012 Il 2013 appena iniziato si profila  un anno denso di appuntamenti elettorali per l’America latina. Si chiude invece il 2012, almeno per i venezuelani,  con molta  apprensione per le  condizioni di salute del presidente Hugo Chávez Frias,  che l’11 dicembre scorso è stato sottoposto  a Cuba ad [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8570" title="" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/VOTODONNA700X4001.jpg" alt="" width="587" height="395" /></p>
<p>di <strong>Annalisa Melandri — per l’Indro</strong>* 4 gennaio 2012</p>
<p>Il 2013 appena iniziato si profila  un anno denso di appuntamenti elettorali per l’America latina. <strong>Si chiude invece il 2012, almeno per i venezuelani,  con molta  apprensione per le  condizioni di salute del presidente Hugo Chávez Frias</strong>,  che l’11 dicembre scorso è stato sottoposto  a Cuba ad un nuovo intervento chirurgico (il quarto in un anno e mezzo) per rimuovere una lesione cancerosa al colon.</p>
<p>Il decorso post’operatorio di quest’ultimo intervento appare notevolmente più complicato dei precedenti per una serie di gravi complicazioni, tanto da far circolare in queste ore alcune <a href="http://www.abc.es/internacional/20130101/abci-chavez-coma-inducido-201301011903.html">agenzie</a> rispetto ad  un suo <strong>probabile ‘coma indotto’</strong>. Non è stato  tuttavia sufficiente<strong> l’intervista rilasciata il 1 gennaio scorso da l’Avana del vicepresidente Nicolás Maduro</strong> appena dopo il suo incontro con Chávez, nella quale afferma di averlo visto con una “<em>forza gigantesca</em>” a tranquillizzare i venezuelani simpatizzanti del presidente.   <span id="more-8566"></span></p>
<p>Sicuramente della gravità della sua situazione è al corrente lo stesso Chávez, tanto da fargli dichiarare in una conferenza stampa tenuta qualche settimana prima dell’intervento, che se fosse stato necessario, nel caso si “<em>fosse presentata qualche circostanza</em>” che lo avesse inabilitato a continuare a governare,<strong> i venezuelani avrebbero dovuto scegliere come nuovo presidente (quindi in uno scenario di nuove elezioni) proprio Nicolàs Maduro</strong>.</p>
<p>Il 10 gennaio prossimo, anche se appare poco probabile,  <strong>Chávez dovrebbe essere a Caracas per assumere formalmente il nuovo mandato</strong> dopo le recentissime elezioni del 7 ottobre scorso. Se ci fosse la necessità di indire nuove elezioni,  il vicepresidente Maduro dovrebbe assumere la presidenza pro tempore. <strong>A questo punto si riaprirebbero i giochi elettorali in Venezuela che potrebbero riservare al <em>chavismo</em>, se non affronterà la situazione con la coesione  e la maturità necessaria,  molte sorprese.</strong> L’opposizione ricandiderebbe infatti sicuramente Henrique Capriles Radonski, probabilmente il migliore e il più onesto di tutti quelli che hanno tentato di incrinare il consolidato potere di Hugo Chávez.</p>
<p>In un clima sicuramente più sereno sarà l<strong>’Ecuador</strong> invece <strong>il primo dei paesi dell’America latina  a presentarsi all’appuntamento elettorale</strong>,  previsto per il prossimo 17 febbraio.  Proprio oggi  inizierà  la campagna elettorale ed il presidente <strong>Rafael Correa</strong> ha già ottenuto autorizzazione dall’Assemblea Nazionale  per poter cedere  momentaneamente i poteri al vicepresidente <strong>Lenín Moreno</strong> e dedicarsi ad essa  con il suo partito <em>Alianza País.</em></p>
<p>L’ultimo sondaggio della società <a href="http://perfilesdeopinion.com/">Perfiles de Opinión</a>, concluso il 21 dicembre scorso, <strong> lo vede  vincitore al primo turno con il 60,6 %</strong>  delle  intenzioni di voto, seguito dall’ex banchiere ed imprenditore Guillermo Lasso (11,2%) candidato del movimento di destra <em>Creando Oportunidades</em> (CREO). <strong>Correa deve inoltre affrontare  gli sfidanti di sempre e cioè Lucio Gutierrez</strong>(4,5%), ex militare ed ex presidente (2003–2005) destituito da una ribellione popolare che si presenta con il centrista <em>Partido Sociedad Patriotíca</em>, <strong>e l’imprenditore bananiero  Alvaro Noboa</strong> (1,8%), l’uomo più ricco del paese che per la quinta volta si candida alla presidenza, adesso  con il neoliberista  <em>Partido Renovador Institucional Acción Nacional</em> (PRINA).</p>
<p>Sono quattro gli  altri  candidati minori tra i quali <strong> Alberto Acosta</strong> (3,5%), rappresentante della sinistra alternativa a quella ufficialista, della quale almeno fino a poco tempo fa è stato parte integrante, essendo uno dei principali ideologi della <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Revoluci%C3%B3n_Ciudadana">Revolución Ciudadana</a>, il progetto politico per il paese  portato avanti da Rafael Correa.</p>
<p><strong>Correa, al suo secondo mandato e governa fin dal 2006 si troverebbe così alla sua terza rielezione</strong>, ma  ha  dalla sua la realizzazione di molti degli obiettivi di governo soprattutto in tema di<strong> salute, sovranità popolare e riduzione della povertà</strong>. Non è stato esente da critiche soprattutto per i rapporti  con i potenti mezzi di comunicazione privati del paese, ma anche da parte di alcuni settori intransigenti di sinistra e di associazioni indigene.</p>
<p>Il <strong>Paraguay </strong>esce invece da  un anno politico abbastanza turbolento,  in gran parte dovuto alle <strong>conseguenze internazionali a seguito del colpo di Stato parlamentare</strong> con il quale il Congresso,  il 22 giugno scorso ha deposto nel giro di 24 ore, il presidente<strong>Fernando Lugo</strong> prendendo come scusa per il suo <em>impeachment</em> gravi incidenti  avvenuti un mese prima tra  tra polizia e contadini.  Assunse il mandato in quell’occasione  l’allora vicepresidente <strong>Federico Franco</strong>.</p>
<p>Da quel momento <strong>il Paraguay venne espulso dagli organismi economici e politici regionali</strong> quali l’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) e il Mercato Comune del Sud (MERCOSUR), sospensione confermata  almeno fino alla presa in carico del prossimo presidente.  Le elezioni si terranno il 21 aprile prossimo e verranno eletti il presidente e il vicepresidente, membri del Congresso e governatori. <strong>Probabilmente tra tutte le elezioni del 2013 in America latina, queste in Paraguay  saranno le più osservate visti gli avvenimenti di quest’anno e il malessere  serpeggiante tra la popolazione.</strong></p>
<p>In Paraguay  fino alle ultime elezioni del 2008,  vinte da Fernando Lugo alla testa di un’ampia ed eterogenea coalizione di vari partiti tra i quali il <em>Partido Liberal Radical Auténtico</em> (PLRA), la seconda forza politica del paese,  aveva <strong>dominato egemonicamente per oltre 61 anni (anche durante i 35 anni della dittatura di Alfredo Stroessner) </strong>la <em>Asociación Nacional Republicana</em> – <em>Partido Colorado</em>, di destra.</p>
<p>In queste prossime elezioni tutto lascia immaginare che il conservatore <em>Partido Colorado</em> tornerà al potere, il suo candidato infatti, l’imprenditore Horacio Cartes ha il 22,3% delle intenzioni di voto,  seguito dal candidato del <em>Partido Liberal</em>  Efraín Alegre con il 18,5%. Le forze di  sinistra che si presentano divise, soltanto unendosi, potrebbero riuscire a diventare la terza forza politica del paese. L’ex presidente <strong>Lugo invece si è candidato come senatore con il <em>Frente Guasú</em> (una delle due coalizioni progressiste).  Ancora poco chiari i programmi dei candidati presidenziali</strong>, per ora predomina la volontà soprattutto da parte di Horacio Cartes, sul quale pesano tra l’altro pesanti accuse di vincoli con il narcotraffico, da lui sempre smentite,  di “<em>riportare al potere il partido Colorado</em>” ma la prossima sfida sarà, indipendentemente dal vincitore, quella di riuscire a riacquistare fiducia e credibilità con i partner regionali dopo la crisi politica del giugno scorso.</p>
<p>Il 10 novembre <strong>l’Honduras </strong>torna al voto dopo le discusse elezioni del novembre 2009 seguite al colpo di Stato di qualche mese prima, organizzato dal Congresso e dalla Corte Suprema di Giustizia e messo in atto  dall’esercito,  con il  quale il presidente Manuel Zelaya fu espulso dal paese.</p>
<p>L’attuale presidente Porfirio Lobo, del <em>Partido Nacional</em>,  di destra, si è trovato in questi anni a  governare in mezzo ad una profonda crisi politica e sociale, seguita al colpo di Stato, del quale il paese sta ancora subendo le conseguenze. <strong>L’impunità ha caratterizzato l’atteggiamento del governo rispetto alle violazioni dei diritti umani commesse  sia nei giorni del golpe che successivamente. Inoltre l’aumento vertiginoso del narcotraffico ha reso l’Honduras uno dei paesi più violenti in Amarica latina</strong> e Tegucigalpa, la sua capitale,  una delle città più violente al mondo, con indici di omicidi per abitante anche superiori alla già tristemente nota Ciudad Juárez in Messico.</p>
<p>Il <em>Partido Nacional </em>si presenta con il candidato <strong>Juan Hernández</strong>, l’attuale presidente del Congresso,  il <em>Partido Liberal</em>,  l’altro attore dell’ormai secolare bipartitismo honduregno corre con l’avvocato <strong>Mauricio Villeda</strong> e la sinistra dopo il golpe è riuscita a riorganizzarsi intorno a <strong>Xiomara Castro</strong>, moglie dell’ex presidente Manuel Zelaya, nel <em>Partido Libre</em>.</p>
<p>E’ ancora troppo presto per parlare di intenzioni  di voto e di programmi elettorali, le forze politiche hanno a che fare con un clima interno attuale tutt’altro che sereno, con dispute anche con altri settori del potere, come la magistratura, <strong>pesano forti dubbi di infiltrazioni del narcotraffico sulla futura campagna elettorale</strong> e la sinistra ha il duro compito di incrinare il modello bipartitista sempre dominante nel paese.</p>
<p>Le elezioni presidenziali in <strong>Cile </strong>avranno luogo il 17  novembre. Due sono le novità per questo paese: <strong>per la prima volta il voto non sarà obbligatorio</strong> e i candidati verranno  decisi da  elezioni primarie da tenersi entro giugno. <strong>Sebastián Piñera</strong>, dopo quattro anni di governo (2009–2013) della <em>Coaliciòn por el Cambio</em>, una coalizione di partiti di destra con la quale nel 2009, per la prima volta dopo due decenni risultarono sconfitte le forze di centro sinistra riunite nella <em>Concertacion de Partidos por la Democracia</em> (con il candidato Eduardo Frei Ruiz — Tagle),  <strong>lascia un paese che ha raggiunto importanti tassi di crescita economica anche molto superiori rispetto al resto dei paesi  della regione</strong>. Il suo governo tuttavia sta registrando indici di gradimento molto bassi (a settembre era del 32%), soprattutto durante le proteste studentesche, represse duramente, che si sono susseguite tra il 2011 e il 2012.</p>
<p>I precandidati per la <em>Coalición por el Cambio</em> sono l’ingegnere <strong>Laurence Golborne</strong>, ex ministro delle Miniere ed attualmente Ministro dei Lavori Pubblici e <strong>Andrés Allamand</strong>, ex ministro della Difesa e fondatore del partito  conservatore <em>Renovación Nacional</em> come candidato del quale si presenta alle elezioni nella <em>Coalición por el Cambio</em>.</p>
<p><strong>A sinistra si ipotizza  un possibile ritorno al governo di Michelle Bachelet,</strong> la quale sebbene non abbia confermato pubblicamente la sua candidatura appare come favorita già al primo turno nelle   intenzioni di voto,  con il 54%. Tutto lascia presagire quindi che con la  Bachelet, che attualmente ricopre la carica di  Direttore Esecutivo di UN Women (l’agenzia dell’ONU per le questioni di genere), <strong>la coalizione di sinistra della <em>Concertación</em> possa tornare al potere</strong>, il che confermerebbe anche la tendenza nella regione al ritorno dei vecchi gruppi di potere al governo.</p>
<p>Sarà comunque un anno di continuità nel quale<strong> l’ormai avviato processo di integrazione regionale impostato da Néstor Kirchner in Argentina e da Hugo Chávez in Venezuela si dimostra irreversibile</strong> anche per le relazioni economiche e politiche tra quei paesi diversi  per ideologia dominante, come  per esempio Colombia e Venezuela, notevolmente migliorate.</p>
<p>Vale la pena inoltre segnalare l’importante presenza femminile in questo panorama politico; se ipoteticamente dovessero raggiungere la presidenza <strong>Michelle Bachelet in Cile e Xiomara Castro in Honduras, insieme a Dilma Rousself attuale presidente del Brasile,  Cristina Fernández presidente dell’Argentina e Laura Chinchilla Miranda presidente del Costa Rica </strong>darebbero  all’ America latina una notevole impronta ‘rosa’ e oltremodo progressista.</p>
<p> </p>
<p>*scritto in esclusiva per L’Indro e qui ripubblicato per gentile concessione</p>
<!-- Start Shareaholic Recommendations Automatic --><!-- End Shareaholic Recommendations Automatic -->]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.annalisamelandri.it/2013/01/un-intenso-anno-elettorale-per-lamerica-latina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using disk
Page Caching using disk: enhanced

 Served from: www.annalisamelandri.it @ 2026-11-06 00:02:26 by W3 Total Cache -->