Hugo Chávez: la vittoria perfetta

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Rieletto con il 55% dei voti il Presidente bolivariano, che si conferma alla guida del Paese dopo 14 anni. Le ragioni del successo

di Annalisa Melandri — per L’Indro* - 10 ottobre 2012

Il popolo venezuelano ha scelto, ancora una volta, alla guida del proprio paese il presidente Hugo Chávez Frías. Si è trasformata in festa nazionale la giornata di domenica in Venezuela. Più che per decidere il futuro presidente, l’appuntamento era per scegliere se continuare a percorrere la strada di una trasformazione sociale, politica, economica e culturale iniziata ben quattordici anni fa o il ritorno alle politiche e al modello neo neoliberista, il cui fallimento, a livello mondiale, è ormai sotto gli occhi di tutti.

Alle dieci di sera in punto, straordinariamente in orario con quanto promesso, TibisayLucena, presidente del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) ha dato lettura del primo (ed unico, vista la quasi totalità dei voti scrutinati a quell’ora) bollettino elettorale. (altro…)


La scienza dice NO all’ergastolo

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Per firmare la Proposta di iniziativa Popolare per l’abolizione della pena dell’ergastolo (art. 22 del Codice Penale) qui:
http://www.carmelomusumeci.com/pg.base.php?id=12&cat=11

Umberto Veronesi lancia la campagna per l’abolizione del carcere a vita.

Perché, spiega, il cervello si evolve e le persone cambiano.

 

Ergastolo ostativo significa fine pena mai: nessun beneficio o sconto di pena, a meno che non si decida di collaborare con la giustizia. Umberto Veronesi ha lanciato una campagna per abolire la pena senza fine.

 

Perché uno scienziato si imbarca in questa battaglia?

Quattro anni fa ho fondato il movimento Scienze for peace affinché desse voce alla scienza contro ogni forma di violenza, a partire dalla pena capitale.

L’ergastolo ostativo è di fatto una pena di morte civile o una pena  fino alla morte. Una persona che entra in cella sapendo di essere destinato a morirvi è condannata a  un’agonia lenta e spietata.

Quali sono le basi scientifiche di questa campagna?

Innanzitutto il nostro sistema di neuroni non è immutabile, ma si rinnova perché il cervello è dotato di cellule staminali in grado di generare nuove cellule. Quindi la persona che abbiamo chiuso in un carcere non è la stessa vent’anni più tardi. Per ogni uomo esiste la possibilità di cambiare ed evolversi. In secondo luogo, gli studi sul dna dimostrano che la violenza non è un imperativo biologico. Al contrario il messaggio del nostro codice genetico è la perpetuazione della specie, una naturale predisposizione alla solidarietà. Vi sono poi molti studi a sostegno dell’ipotesi ambientale della violenza: chi agisce con aggressività è stato esposto a fattori esterni sfavorevoli che lo spingono all’atto violento.

Perché proprio ora?

La spinta è venuta dalle lettere inviate dall’ergastolano Carmelo Musumeci (condannato per associazione mafiosa, ndr) a me come a tanti italiani che hanno aderito al suo appello. Abbiamo avuto la percezione che la sensibilità nei confronti dell’ergastolo e, più generale, della situazione dei detenuti stesse cambiando. Lo dimostrano i film dei fratelli Taviani e di Matteo Garrone.

La politica vi darà ascolto?

È una campagna impopolare. Sarà difficilissimo sradicare il principio della giustizia come vendetta. Non siamo sicuri che la politica ci appoggerà, anche se i radicali si sono già schierati con noi. Il nostro obiettivo però è innanzitutto culturale. Vorremmo fare capire ai cittadini che la campagna contro l’ergastolo è una campagna per una giustizia più giusta tesa al recupero e alla rieducazione della persona, come prescrive la nostra Costituzione.

                                                                                                                                                        (Annalisa Chirico)

Articolo originale: “Panorama”  del 17 ottobre 2012


Elezioni in Venezuela: la “battaglia definitiva”?

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La sfida tra Chávez e Radonski si fa incandescente. Circa 19 milioni di elettori sono chiamati a decidere se seguire il Socialismo del XXI Secolo o cambiare modello.

di Annalisa Melandri per L’Indro*- 5 Ottobre 2012

Probabilmente quello di domenica prossima in Venezuela rappresenta l’appuntamento elettorale recente più importante in tutta l’America latina e non solo, viste le ripercussioni che ha nel mondo intero quanto accade a livello economico e politico nella patria del’Libertador’ Simón Bolivar.

Hugo Chávez alla guida della coalizione Gran Polo Patriotíco si candida per la quarta volta consecutiva e fa i conti questa volta con il giovane avvocato Henrique Capriles Radonski, leader del partito Primero Justicia, già governatore dello stato di Miranda, nonché vicepresidente del Congresso della Repubblica e presidente della Camera dei Deputati tra il 1999 e il 2000, che ha riunito l’opposizione sotto la sigla Mesa de Unidad Democrática(MUD).

I bolivariani e il popolo chavista in generale sembrano guardare con poca apprensione all’appuntamento elettorale: ben oltre i favorevoli risultati dei sondaggi di questi giorni la loro sicurezza sta nella convinzione che il processo messo in marcia nel paese ormai da circa quindici anni difficilmente potrà arrestarsi e che questo ha ancora bisogno dell’appoggio del suo leader e promotore.

Al di là dei risultati positivi in tutti i settori, sui quali tuttavia l’opposizione dissente, quello che ha tenuto insieme i venezuelani e li ha stretti ancor di più intorno al loro ’Comandante’ è l’essere riusciti, come paese e come popolo, a recuperare la dignità nazionale e la sovranità. (altro…)


La riforma della Legge Federale del Lavoro in Messico: verso la precarizzazione dei rapporti di lavoro

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In una società attraversata da profonde tensioni per il fallimento della lotta al narcotraffico, alla Camera viene approvata una riforma strutturale. Sindacati e studenti scendono in piazza.
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di Annalisa Melandri per L’Indro*- 3 ottobre 2012

La riforma politica recentemente approvata in Messico ha concesso, il primo settembre scorso, la facoltà al presidente uscente Felipe Calderón di proporre al Congresso, insieme al suo ultimo rapporto di governo, anche la proposta relativa alla riforma della Legge Federale del Lavoro attualmente vigente nel paese.

Questa, dopo l’approvazione alla Camera dei Deputati, avvenuta sabato scorso, si trova adesso al vaglio del Senato che deciderà la sua ratifica o le modifiche da apportare. La riforma delle Legge del lavoro, che sta provocando forti tensioni sociali in Messico, vede l’approvazione del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) del quale il neo presidente eletto Enrique Peña Nieto, che si insedierà formalmente a dicembre, è rappresentante, ed è invece duramente criticata dalla sinistra rappresentata dal Partito della Rivoluzione Democratica (PRD), dal Partito del Lavoro (PT), dal Partito Comunista Messicano (PCM) e da partiti e movimenti minori.

La Legge Federale del Lavoro in Messico risale al 1932, e aveva allora una forte impronta corporativista tanto da essere paragonata dalla Centrale Unitaria del Messico alle leggi in materia sindacale di Mussolini. Fu il frutto della grande crisi economica del ’29 negli Stati Uniti, quando si cercò di istituzionalizzare le lotte e i malesseri in aumento nel mondo operaio, ma anche di riunificare in una sola legge, alcune diverse disposizioni preesistenti in materia di lavoro. Già allora fu ampiamente criticata soprattutto per le restrizioni contenute in materia di libertà sindacale, ma nel 1942 furono introdotte ulteriori limitazioni al diritto di sciopero.

La Legge Federale del Lavoro non veniva modificata dal 1970, quando la severa legislazione in materia di diritto di sciopero venne ammorbidita e quando fu introdotto l’Istituto del Fondo Nazionale per gli Alloggi. (altro…)


La desaparición forzada en América Latina

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A Francisco Paredes Ruiz, a cinco años de su desaparición forzada ocurrida el 26 de septiembre de 2007, en Morelia, Michoacán

Todo te recuerda
Tu presencia la sentimos, y no estás.
¿Cómo describir tu presencia ausente?
Así, sencillamente así
como te sentimos, como nos animas,
como te miramos.
Francisco, resiste
como has resistido siempre,
sigue dándonos tu fuerza;
así nos ayudas a encontrarte.
¿Cuántos millones de personas han pasado por la historia?
¿Cuántos han dejado huella?
Hay millones y millones de desaparecidos anónimos
Pero no ustedes los detenidos desaparecidos.
Ustedes no han desaparecido;
sus nombres los tenemos con nosotros,
sus biografías son la historia.
Son parte de la lucha por la democracia
y las libertades fundamentales,
por ser más humanos.
Los desaparecidos son constructores de democracia
Francisco Michoacán,
Francisco Zirahuem,
Francisco Pueblo,
Francisco con nosotros.
En Michoacán eres tú,
Sin ti pero tú,
Todos te buscamos.
Te encontramos en Yanahui;
te vemos en la fuerte Cristina.
Francisco, ahora eres rostro de mujeres
que buscan con sonrisa viva y tierra.
Lucha y vida.
Francisco, miramos tu rostro,
apareces con nosotros;
fuiste a buscar a los demás,
y con ellos te encuentras.
Te acompañamos y te buscamos,
a ti y a todos hasta encontrarlos.
Adrián Ramírez López, Poemas disonantes
Annalisa Melandri* por Contralínea- México
En 2006 fue aprobada la Convención de la Organización de las Naciones Unidas sobre las desapariciones forzadas, consideradas “un ultraje a la dignidad humana”. Sin embargo, el fenómeno –lejos de ser un recuerdo de los años de las dictaduras– existe todavía, por ejemplo en México y en Colombia.
La desaparición forzada es considerada desde 1983 como un crimen contra la humanidad por la Organización de los Estados Americanos (OEA). Es, por lo tanto, imprescriptible y continuado, sin posibilidad de indulto o amnistía. (altro…)

México: violencia contra mujeres periodistas 2010–2011

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El Informe contenido en estas páginas, elaborado por CIMAC, es el primero que se realiza sobre la violencia vivida por mujeres periodistas en México en el ámbito de su actividad como comunicadoras. De acuerdo con la Ley General de Acceso de las Mujeres a una Vida Libre de Violencia, se trata de las modalidades de violencia laboral y docente y de violencia feminicida. Abarca diversos tipos: violencia física, psicológica, sexual, económica y patrimonial.

Informe de CIMAC presentado por Anabel Hernández y Lydia Cacho entre otras y descargable aqui


“Premio Italia Diritti Umani 2012″ a Cecilia Rinaldini

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Cecilia Rinaldini con Vera Vigevani, Madre de Plaza de Mayo

“Premio Italia diritti umani 2012” ® 
“Civiltà Globale e Diritti Umani” 
Dedicata alla memoria dell’ ex Vice-presidente della Flip Antonio Russo. 
Aula Magna della facoltà valdese di teologia 
Via Pietro Cossa  40  (piazza Cavour) ROMA 
 
15 0ttobre 2012 
15.30 — 18.00 Convegno sui Diritti Umani
18.30 - PREMIAZIONE
Il Premio Italia Diritti Umani nasce dall’esigenza  da parte delle associazioni coinvolte di voler dare un giusto riconoscimento a coloro che, per la loro attività,  si sono distinti nel campo dei diritti umani. In un mondo in cui il profitto sembra essere lo scopo ultimo di ogni intento, bisogna sostenere chi lotta veramente, sacrificando spesso gran parte (o del tutto) la propria esistenza per aiutare il prossimo. I Mass Media spesso non prestano la dovuta attenzione al tema dei diritti umani, se non in maniera superficiale. È giunto quindi il momento, non solo di dare un giusto riconoscimento a chi lotta per la difesa dei più deboli, ma anche di parlare su come possano essere tutelati meglio questi diritti che, anche in paesi come l’Italia oltre che all’estero, sono sistematicamente violati,  soprattutto nei 
confronti dei più deboli. 
Uno dei tre giornalisti premiati sarà:
CECILIA RINALDINI
 

FREE LANCE INTERNATIONAL PRESS
 
via Federico Cesi 44 — 00193 Roma, Italy
Phone /fax 0039  06–96039188 — 06–32111689
e-mail: infoatflipnewsdotorg  (infoatflipnewsdotorg)  
 

Alla professoressa Cecilia Rinaldini, giornalista del Giornale Radio Rai (Redazione Esteri) e docente di Comunicazione e politica presso la FSC è stato assegnato dall’Associazione Free Lance International Press il Premio Italia Diritti Umani 2012, che le sarà consegnato lunedì 15 ottobre 2012 a Roma in occasione dell’Incontro della Free Lance International Press dal titoloCività Globale e Diritti Umani(altro…)


Honduras: il lato oscuro delle città modello

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Lo stato centroamericano firma il primo contratto per la loro costruzione. Sono veramente la panacea di tutti i mali dei paesi in via di sviluppo? Assassinato l’avvocato Antonio Trejo, che aveva presentato ricorso contro il progetto delle ’aree modello’ e difensore delle comunità contadine

Aggiornamento: il presidente della Corte Suprema dell’Honduras ha convocato una riunione plenaria per il prossimo 17 ottobre per decidere rispetto alla costituzionalità o meno delle città modello dopo che una sentenza non all’unanimità  della Sala Costituzionale della Corte Suprema di Giustizia  ha dichiarato incostituzionale il progetto.

firma la petizione contro le città modello: http://www.avaaz.org/es/petition/NO_a_ley_RED_que_entrega_territorio_de_Honduras_a_extranjeros/

di Annalisa Melandri per L’Indro*
28 settembre 2012

Sono comunemente conosciute come ’città modello’ o ’città private’, il governo honduregno più tecnicamente le definisce invece Regiones Especiales de Desarrollo (RED) e cioè Regioni Speciali di Sviluppo, presentandole come “l’alternativa di richiamo di investimenti internazionali e di creazione di posti di lavoro più innovativa mai applicata da qualsiasi paese in America Latina negli ultimi anni”.

Il 4 settembre scorso, la Commissione per la Promozione del Partenariato Pubblico-Privato(Coalianza), statale, e dirigenti della compagnia statunitense NKG (rispetto alla quale tuttavia trapelano ben poche informazioni), hanno firmato il contratto per la costruzione della prima città modello nel paese. (altro…)


Hugo Chávez, Google e ABC.es

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A dir poco strano che  a due giorni dalle elezioni presidenziali del Venezuela, che hanno visto la vittoria contundente, ancora una volta,  del presidente Hugo Chávez Frías, cercando “Chávez” in Google in spagnolo appaia come prima voce l’articolo della  spagnola ABC.es, nel quale si riportava la notizia, circolata nel pomeriggio di domenica e completamente inventata,  che dava Chávez perdente secondo un’exit pool pubblicato  dall’ agenzia Varianzas.

I dati del sondaggio davano Capriles vincente con il 51,3% e Chávez con il 44,97% e la loro pubblicazione era addirittura in violazione della legge venezuelana che vietava i sondaggi “a boca de urna” .

Quello di domenica fu un chiaro tentativo destabilizzante portato avanti dai media rappresentanti dei settori ultraconservatori internazionali che continuano a  discreditare la democrazia venezuelana e ad offendere l’alto senso civico del popolo venezuelano.


Ci vorrà ben altro che un paio di scarpe…

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Queste sono le scarpe che Enrique Capriles Redonski dice di aver utilizzato in tutte le elezioni alle quali ha partecipato. Non ne ha mai persa una  e quindi le utilizzerà  anche oggi come segno scaramantico.

C’è sempre una sempre prima volta e ci vorrà ben altro che un paio di scarpe per cambiare il corso della Rivoluzione in Venezuela.


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