L’Espresso e Grillo

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Rispetto all’articolo dell’Espresso su Grillo e i paradisi fiscali, volevo sottolineare la “stranezza” del fatto, che pur non ricevendo abitualmente mail dal gruppo editoriale L’Espresso, in questo caso la segnalazione dell’articolo in oggetto  è stata fatta al mio indirizzo di posta elettronica, e vedo che la stessa cosa è avvenuta con  tanti altri utenti della rete. Generalmente non ricevo questo tipo di segnalazioni dall’Espresso. (altro…)


Assange torna a parlare di informazione

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di Annalisa Melandri — in esclusiva per l’Indro  - 8 febbraio 2013

Julian Assange torna a parlare di mezzi di informazione e potere dall’ambasciata ecuadoriana a Londra  dove si trova  dal 19 giugno del 2012.

L’attivista e giornalista australiano, fondatore di Wikileaks,  in una intervista concessa al quotidiano brasiliano  ‘O Estado de Sao Paulo dice che il grande problema dell’America latina è la “concentrazione mediatica, cioè la detenzione del potere dell’informazione in mano a poche famiglie, concetto  che viene espresso sovente anche come ‘latifondismo mediatico’ o ‘latifondo dell’informazione’. (altro…)


Javier Couso: los asesinos de nuestros familiares nos quieren amnésicos

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José Couso

Javier Couso: los asesinos de nuestros familiares nos quieren amnésicos

por Annalisa Melandri* – www.annalisamelandri.it

12 Enero 2012

 

Josè Couso murió el 8 de abril de 2003 en Bagdad a causa de un ataque de un carro de combate  estadounidense contra el Hotel Palestine donde se alojaba en ese momento la mayor parte de la prensa internacional. Tenía 38 años, era casado con dos hijos y ese día, desde el balcón del 14avo piso del hotel junto a  otros colegas, estaba dando seguimiento a los preparativos para la inminente invasión de la ciudad por las tropas estadounidense, apenas tres  semanas después del inicio de la invasión en Irak. Era operador  del canal español  Tele5 y con él en el Palestine murió también el camarógrafo ucranio de la agencia  Reuters, Taras Protsiuk, quien se encontraba en el balcón del piso inferior.  

El 9 de abril, el día siguiente al ataque contra el hotel y contra otras sedes de la prensa independiente, no controladas por el Pentágono, el ejército estadounidense ocupó Bagdad. De la toma de la ciudad no circularon imágenes  en vivo. Lo único que pudo ver la comunidad internacional fue el  derribo de la estatua de Saddam  Hussein por los iraquíes.

Javier Couso es el hermano de José. Y como José es periodista. Desde el  día de su muerte está luchando junto con su familia para obtener justicia por la muerte de su hermano. En esta entrevista nos cuenta de cómo siguen las investigaciones del caso y de su batalla por la verdad.

 

A.M. — Javier, este 2013 se cumple una década del asesinato de tu hermano José en el Hotel Palestine en Bagdad;  estos años han trascurrido para ti y tu familia en la  búsqueda de  justicia. ¿Cómo procede el caso?

J.C - El caso sigue abierto y lo lleva el Juzgado de Instrucción Nº 1 de la Audiencia Nacional a cargo del magistrado Santiago Pedráz. Ahora mismo se encuentra en fase de instrucción con tres procesados: el sargento Gibson, el capitán Wolford y el teniente coronel DeCamp, los cuales se encuentran  en búsqueda y captura internacional acusados de un delito de lesa humanidad contra la comunidad internacional. Además, se encuentran imputados también los máximos responsables de la III División de Infantería Acorazada del ejército de EEUU en el momento de la invasión de Irak: el coronel Perkins y el general Bufor. A los procesados se les ha impuesto una fianza de 3 millones de dólares con lo cual se ha librado una comisión rogatoria para los preceptivos embargos en Estados Unidos o España. Lo último ocurrido (altro…)


Per Repubblica.it l’omofobia è uno “sfottò” e un “gioco da ragazzi”. Ma poi si ravvede e cancella.

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Repubblica.it ieri ha pubblicato questo articolo relativo al suicidio del ragazzo quindicenne per omofobia.

Tuttavia l’articolo in queste ore è stato  modificato.

Ieri infatti, come si può vedere dallo screenshot pubblicato sopra,  lo stesso articolo portava questa conclusione: (altro…)


Fredy Muñoz condannato a 15 anni di carcere: “continuerò a bombardare le menzogne”

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“Continuerò a bombardare con il mio lavoro giornalistico le menzogne e la struttura  di un sistema al quale il mondo si sta ribellando,  amplificando le voci di chi vuole  una Colombia ed un mondo migliori”.

 

Fredy Muñoz Altamiranda, corrispondente di Telesur in Colombia, fu arrestato il 12 novembre del 2006 a Bogotà con l’accusa di essere un terrorista.

Nell’inchiesta condotta dal Pubblico Ministero di Barranquilla   il giovane giornalista era accusasato  da alcuni testimoni di essere un addetto agli esplosivi  del gruppo sovversivo delle FARC e di aver partecipato ad attentati contro le infrastrutture del Paese.

Secondo i testimoni,  Muñoz  avrebbe partecipato ad attentati contro le centrali elettriche di ElectroCosta.

Fredy Muñoz Altamiranda  era diventato  scomodo in Colombia  perché dava voce a chi generalmente voce  in Colombia non ne ha:  dalla cronaca delle manifestazioni dei familiari dei desaparecidos, agli omicidi degli insegnanti  (11 solo nei primi quattro mesi del 2006)  da parte dei paramilitari,  alla diffusione della notizia che lo Stato Colombiano era  stato dichiarato (dal Consiglio di Stato, il massimo tribunale del paese)  responsabile per “inefficienza” della morte di 63 soldati avvenuta nel corso di un’azione contro le FARC .

Dopo 52 giorni di prigionia trascorsi nel carcere di Barranquilla fu  rilasciato il 9 di gennaio del 2007. Il Pubblico Ministero dichiarò insufficienti le prove a suo carico che consistevano esclusivamente in dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia al momento  in stato di detenzione.

Uno di quei testimoni, Yainer Rodriguez Vásquez affermò allora di aver  ricevuto minacce e intimidazioni dai servizi segreti colombiani affinché depositasse testimonianza contro persone a lui sconosciute tra le quali Fredy Muñoz.

Quanto accadde  a Fredy ricordò  il caso del sociologo colombiano e professore universitario Alfredo Correa de Andreis, che venne  accusato e messo in carcere con le stesse modalità e le identiche accuse rivolte a Fredy Muñoz e che dopo essere stato rilasciato venne assassinato tempo dopo  a Barranquilla, regno dei paramilitari fedeli a Jorge 40.

Tuttavia le accuse a  carico di Fredy non furono mai ritirate.  Quanto accaduto apparve allora come un tentativo di criminalizzare Telesur e il suo lavoro in Colombia in un momento in cui le relazioni tra i due paesi erano particolarmente delicate, sotto la presidenza di Álvaro Uribe Vélez. (altro…)


Hugo Chávez, Google e ABC.es

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A dir poco strano che  a due giorni dalle elezioni presidenziali del Venezuela, che hanno visto la vittoria contundente, ancora una volta,  del presidente Hugo Chávez Frías, cercando “Chávez” in Google in spagnolo appaia come prima voce l’articolo della  spagnola ABC.es, nel quale si riportava la notizia, circolata nel pomeriggio di domenica e completamente inventata,  che dava Chávez perdente secondo un’exit pool pubblicato  dall’ agenzia Varianzas.

I dati del sondaggio davano Capriles vincente con il 51,3% e Chávez con il 44,97% e la loro pubblicazione era addirittura in violazione della legge venezuelana che vietava i sondaggi “a boca de urna” .

Quello di domenica fu un chiaro tentativo destabilizzante portato avanti dai media rappresentanti dei settori ultraconservatori internazionali che continuano a  discreditare la democrazia venezuelana e ad offendere l’alto senso civico del popolo venezuelano.


La strumentalizzazione e i quattro giornalisti italiani a Cuba

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Rispetto al caso dei quattro giornalisti italiani “arrestati” a Cuba vorrei far notare almeno una cosa, che ha a che vedere esclusivamente con la strumentalizzazione della notizia.

Repubblica.it anche in questo caso si conferma cone il quotidiano di disinformazione nazionale rispetto a quanto accade a La Havana. L’articolo di oggi, non firmato, (Omero Ciai?),  porta il titolo:

“Cuba arrestati quattro inviati italiani. Indagavano sull’omicidio di Lignano”.

Poi si legge: Ilaria Cavo, giornalista Mediaset, il suo operatore Fabio Tricarico, il cronista del Messaggero Veneto, Domenico Pacile e il fotoreporter del Corriere della Sera, Stefano Cavicchi sono stati fermati nella notte dalle autorità locali e rilasciati dopo diverse ore. Adesso saranno processati. Stavano intervistando Reiver Laborde Rico, il fratello 24enne di Lisandra, la giovane che ha confessato il delitto dei coniugi avvenuto il 19 agosto.”

Bisogna andare a visitare la pagina del Corriere.it per avere conferma di come sono andati realmente i fatti. Tra l’altro tra i giornalisti fermati c’è proprio un reporter  del Corriere della Sera,

Stefano Cavicchi.

Il Corriere della Sera infatti scrive, che i giornalisti,  pur avendo subito dieci ore di interrogatorio “sono liberi e non sono sottoposti a processo”. La vicenda, e le sue conseguenze, sono  ovviamente tutte da chiarire e a questo sta pensando  la Farnesina che ha già preso contatti con le autoriità cubane.

La domanda è pertanto, a che o a chi serve  alterare i fatti in un articolo che non ha nemmeno la pretesa di essere articolo di opinione?

P.S. Anche l’ANSA scrive di arresto e addirittura che la Farnesina avrebbe confermato il fermo

 

 


“Romanzo di una strage”: la polemica

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Fonte: Reset Italia — di Doriana Goracci

Non ho visto ancora il  “film” Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana ma è già on line di tutto…Un tutto come  l’ odioso intrecciarsi di io c’ero io non c’ ero, destra e sinistra, su una delle più spaventose stragi che l’ Italia abbia vissuto: all’ epoca avevo 19 anni. E’  su Facebook con migliaia di Mi piace, e  sul Corriere della Sera come sito ufficiale e su   Twitter. Cosa dovrebbe arrivare a chi è giovane , come spera il regista? E non è legittimo esporre il proprio punto di vista, come detta la propria esperienza e professione? Nel proposito un’  intervista a Giordana, il regista,  credo molto significativa e gira anch’essa come una trottola. C’è anche appena uscito come il film un ebook gratuito, in formato pdf, scritto per rispondere al film di Marco Tullio Giordana Romanzo di una strage di Adriano Sofri. “Il libro si intitola 43 anni – Piazza Fontana, un libro, un film e contesta la lettura che della strage della Banca Nazionale dell’Agricoltura fa il film in questi giorni nelle sale e che a sua volta trae ispirazione dal saggio Il segreto di Piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli (Ponte alle Grazie). L’ex leader di Lotta Continua condannato per l’omicidio Calabresi non accetta la tesi proposta da saggio e film e argomenta le sue perplessità in questo pdf di 132 pagine, scaricabile da questo sito creato appositamente dall’autore.”

Per chi non capisse di cosa stiamo parlando e tento di scrivere, cito due righe: “Tra il 1968 e il 1974 furono compiuti 140 (altro…)


Jordi Valle arrestato

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Avevo deciso di non scrivere più di lui e nemmeno di pubblicare ulteriori commenti che lo riguardassero in calce a questo articolo che aveva scritto per il manifesto  Maurizio Matteuzzi  che avevo ripreso sul blog e che grazie alla diffusione in rete,  aveva contribuito sicuramente a smascherare in parte le attività criminali (almeno in campo giornalistico) di quello che ora viene definito “la primula rossa” della truffa internazionale. Tuttavia,  finalmente Jordi Valle e’  stato arrestato qualche giorno fa dai carabinieri di Casteggio, con documenti falsi.

Un Jordi Valle messo alle stratte nell’agosto del 2008 da quell’articolo che aveva finalmente stroncato la sua carriera di finto giornalista (Repubblica gli pubblicava regolarmente interviste inventate di sana pianta a personaggi di rilievo internazionale come Adolfo Cano, leader delle FARC colombiane o Gabriel Garcia Marquez)  aveva anche minacciato proprio sul blog, di denunciarmi  per diffamazione (bella vero?).  (altro…)


Repubblica continua ad inventare interviste? Ora inventa anche i Tweet

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Delle interviste inventate ce ne eravamo accorti in passato. I dubbi  ritornano…

Black Bloc e disinformazione su Repubblica: in Grecia, fino a prova contraria, ci si va a mare

di Gennaro Carotenuto

Capture

È importante anche se fa sorridere per non piangere il pezzo su Repubblica di oggi firmato addirittura da Carlo Bonini che intervista un presunto Black Bloc addestrato in Grecia. L’intervistato è del tutto anonimo ma viene trattato come se fosse la bocca della verità, credibile a prescindere. Ciò senza uno straccio di fonte a sostenere la veridicità della testimonianza. Non che le fonti anonime non siano giornalisticamente utile, ma in un contesto nel quale ci siano dei riscontri. Nell’articolo di Bonini e Foschini non c’è nulla passando attraverso espressioni dimenticabili come “Sabato le sue mani hanno devastato Roma” e millantando l’esistenza di 800 falangisti pronti a tutto, un piccolo esercito. In pratica letteratura, non giornalismo. (segue sul sito).

 

Grave, gravissimo che inventino anche i Tweet!!!

Solidarietà’ con l’  amica Valentina! (Baruda)  

Repubblica e i tweet inventati 

MI DITE DOVE E QUANDO L’HO SCRITTO??????
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Questa la mia pagina twitter: @baruda (altro…)


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