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	<title>Annalisa Melandri&#187; Ecuador</title>
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	<description>America Latina, e non solo</description>
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		<title>Hernando Calvo Ospina: “Stai zitto e respira a fondo”</title>
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		<pubDate>Sat, 17 May 2014 01:05:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Ecuador]]></category>
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		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Hernando Calvo Ospina]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ con estremo piacere che annuncio  l’uscita in Italia dell’ultimo  libro dello scrittore e giornalista colombiano  Hernando Calvo Ospina: “Stai zitto e  respira a fondo” in cui ricorda e racconta l’esperienza in carcere  in Ecuador negli anni ’80 in cui subisce prima la sparizione forzata e le torture della polizia segreta, e poi il carcere. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E’ con estremo piacere che annuncio  l’uscita in Italia dell’ultimo  libro dello scrittore e giornalista colombiano  <strong>Hernando Calvo Ospina</strong>: “<em>Stai zitto e  respira a fondo</em>” in cui ricorda e racconta l’esperienza in carcere  in Ecuador negli anni ’80 in cui subisce prima la sparizione forzata e le torture della polizia segreta, e poi il carcere. Una prosa fluida e brillante ne rendono la lettura estremamente gradevole nonostante il tema affrontato. La traduzione è a cura di Stefania Russo e <a href="http://www.annalisamelandri.it" target="_blank">Annalisa Melandri.</a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/10268442_882653938426711_25637007723424962_n.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-9596" alt="10268442_882653938426711_25637007723424962_n" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/10268442_882653938426711_25637007723424962_n.jpg" width="595" height="423" /></a></p>
<p> </p>
<p>La presentazione sarà il 25 maggio prossimo:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/hernando.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-9597" alt="hernando" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/hernando.jpg" width="576" height="432" /></a></p>
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		<title>Il “Buen Vivir” dell’Ecuador fa colpo sull’Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 02:11:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Ecuador]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Miei articoli/Mis artículos]]></category>

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		<description><![CDATA[di Annalisa Melandri — in esclusiva per L’Indro — 29 maggio 2013 Ha prestato giuramento venerdì scorso nella sede del Congresso,  il presidente dell’Ecuador Rafael Correa, dando così inizio al suo terzo mandato presidenziale (2013–2017),  dopo la vittoria del 17 febbraio. Alla cerimonia hanno partecipato 14 capi di Stato e oltre 90 delegazioni di vari paesi del [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-9024 aligncenter" title="secretaria_nacional_planificacion_desarrollo_senplades_plan_2009_20131" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/secretaria_nacional_planificacion_desarrollo_senplades_plan_2009_20131.jpg" alt="" width="405" height="230" /></p>
<p>di Annalisa Melandri — in esclusiva per L’<a href="http://www.lindro.it" target="_blank">Indro</a> — 29 maggio 2013</p>
<p>Ha prestato giuramento venerdì scorso nella sede del Congresso,  il presidente dell’Ecuador <strong>Rafael Correa</strong>, dando così inizio al suo terzo mandato presidenziale (2013–2017),  dopo la vittoria del 17 febbraio. Alla cerimonia hanno partecipato 14 capi di Stato e oltre 90 delegazioni di vari paesi del mondo. Per l’Italia era presente il Sottosegretario agli Affari Esteri <strong>Mario Giro</strong> e come si legge nella <a href="http://www.esteri.it/MAE/IT/Sala_Stampa/ArchivioNotizie/Comunicati/2013/05/20130521_insediamento_ecuador.htm">pagina web</a> della Farnesina, si tratta del «<strong><em>primo viaggio, dopo molti anni, di un membro del Governo italiano in Ecuador, ad evidenziare l’importanza delle relazioni tra i due paesi»</em>.  </strong>L’Italia «<em>è infatti uno dei primi partner commerciali europei per l’Ecuador»</em> e tale relazione riveste particolare interesse rispetto all’attuale congiuntura (stagnante) economica  europea:  <strong>l’America latina viene vista infatti  come possibile sbocco economico e commerciale per le imprese italiane ed europee asfissiate dalla crisi economica e finanziaria  e desiderose di nuovi mercati e nuove possibilità di investimenti.</strong></p>
<p>Il presidente Correa  inizia questo suo terzo periodo di governo con un altissimo consenso (che varia tra il 60  e il 90 per cento, a seconda della fonte dei sondaggi) ed è sicuramente uno dei capi di Stato latinoamericani che gode di maggior credibilità e stima in Europa. Il suo  programma di governo, conosciuto come <strong><em>Revolución Ciudadana</em> (Rivoluzione Cittadina) </strong> tende al socialismo e lui stesso ha dichiarato  in alcune occasioni che il cammino dell’Ecuador è la «<em>Rivoluzione e il Socialismo del XXI Secolo»</em>. <strong>L’asse portante di questo progetto è il Piano Nazionale per il Buon Vivere, basato sul concetto del “<em>Buen Vivir</em>” o “<em>Sumak Kawsay</em>”.</strong> <span id="more-9023"></span></p>
<p>Il sottosegretario agli Affari Esteri Mario Giro, nell’ambito degli incontri tenuti in Ecuador con le autorità locali, ha avuto modo di incontrare il  segretario nazionale della Pianificazione e Sviluppo (<a href="http://www.planificacion.gob.ec/">SENPLADES</a>) <strong>Fander Falconí</strong>, che gli ha illustrato i progressi compiuti dal Piano Nazionale per il Buon Vivere fin dal 2009, anno in cui è stato implementato. Falconi ha spiegato che la Rivoluzione Cittadina si trova attualmente  in una fase di radicalizzazione e che <strong>quello che si sta portando avanti nel paese è un cambiamento radicale rispetto alla forma di produzione</strong>,  passando dalla tradizionale economia del Paese, di tipo primario e  volta sostanzialmente all’esportazione di materie prime e risorse, verso una economia  diversificata nel settore secondario e terziario, con sviluppo del commercio estero e sostituzione “intelligente” delle importazioni,  come progetto per sconfiggere la povertà. Mario Giro ha espresso parole di <a href="http://www.planificacion.gob.ec/gobierno-italiano-reitera-su-interes-por-el-modelo-de-ecuador/">apprezzamento</a> per il programma di governo ecuadoriano, <strong>mettendo in risalto sostanzialmente il modo in cui  una rivoluzione culturale,  come può essere considerata il modello del <em>Buen Vivir</em>,  riesca ad inserirsi perfettamente nel programma politico e di sviluppo di un governo.</strong></p>
<p>Ma esattamente,  cosa è il <em>Buen Vivir</em> o <em>Sumak Kawsay</em>? <strong>Si tratta in sostanza di un modello di vita — in questo caso applicato alla gestione politica — basato su un rapporto più equilibrato — e più sano — tra  Uomo e Madre Terra (o <em>Pachamama</em>). </strong>E’ un concetto proprio delle comunità indigene dell’America latina,  soprattutto della Bolivia e dell’Ecuador, che lo sentono parte del proprio retaggio culturale, tanto che il <em>Buen Vivir</em> è stato inserito nelle costituzioni di questi due Paesi. «<em>Il Buen Vivir, più che un’originalità della costituzione, fa parte di una lunga ricerca di modelli di vita promossi  particolarmente dagli attori sociali dell’America latina negli ultimi decenni, come parte delle loro rivendicazioni rispetto al modello economico neoliberale. Nel caso ecuadoriano  tali rivendicazioni sono state  riconosciute e incorporate nella costituzione, convertendosi nei principi e nelle orientazioni del nuovo patto sociale»</em>, spiegava nel 2009, in occasione della presentazione del Piano Nazionale per il Buon Vivere, <strong>Ana María Larrea</strong>, Sottosegretaria Generale di Pianificazione del <em>Buen Vivir</em>. Ben tre articoli della costituzione sono stati dedicati infatti al<em> Buen Vivir</em>, dal 275 al 278,  dove si specifica che «<em>il Buen Vivir richiede  che le persone, le comunità, i popoli e le nazionalità godano effettivamente dei loro diritti  ed esercitino le loro responsabilità nell’ambito dell’interculturalismo, del  rispetto delle diversità e della convivenza armonica della natura»</em>.</p>
<p><strong>Il “buon vivere”  quindi in contrapposizione  al “vivere meglio”</strong>. Vivere  insieme alla Madre Terra, prendendo da essa il minimo indispensabile necessario e non sfruttare invece  in maniera sconsiderata  le sue risorse credendo di esserne i padroni assoluti. Di questo si tratta, di un nuovo paradigma, contrapposto al concetto di “sviluppo” a tutti costi. Saltare quindi dall’antropocentrismo al geocentrismo passando per la politica. Sembrerebbe possibile. In Ecuador la strada è stata tracciata e il governo procede in tal senso, utilizzando come principale  strumento la promozione di un’economia popolare e sociale, <strong>sviluppata attraverso una pianificazione a medio e breve termine,</strong> di periodi  non più lunghi di 16/20 anni, attraverso piccoli obiettivi da raggiungere progressivamente,  tenendo presenti i 12 obiettivi generali del <em>Buen Vivir </em> e cioè: auspicare l’eguaglianza, la coesione e l’integrazione sociale territoriale nella diversità,  migliorare le capacità e potenzialità della cittadinanza, migliorare la qualità di vita della popolazione, garantire i diritti della natura e promuovere un ambiente sano e sostenibile, garantire la sovranità e la pace e promuovere l’inserzione strategica nel mondo e l’integrazione latinoamericana, garantire il lavoro stabile,  giusto e degno nelle sue differenti  forme, costruire spazi pubblici, interculturali e di incontro comune, affermare l’ identità nazionale, le identità diverse, la plurinazionalità e l’interculturalità, garantire la vigenza dei diritti e della  giustizia, garantire l’accesso alla partecipazione pubblica e politica, stabilire un sistema economico sociale, solidale e sostenibile, costruire uno Stato democratico per il  Buon Vivere.</p>
<p><strong>L’Ecuador sta già lavorando al Piano Nazionale per il <em>Buen Vivir</em> 2013–2017</strong>, sulla base degli ottimi risultati raggiunti, soprattutto in tema di sradicamento della povertà e della povertà estrema,  attestati da tutti gli organismi internazionali, tra i quali la Commissione Economica per l’America Latina delle Nazioni Unite (CEPAL). Mario Giro ha espresso apprezzamento per il governo del <em>Buen Vivir</em>  ecuadoriano. Ma al di là del fatto che probabilmente  ha espresso solo un parere  personale in un contesto pubblico, parere al quale,  ovviamente le autorità locali  hanno dato molto risalto, è interessante chiedersi:  sarebbe possibile un governo del <em>Buen Vivir  </em>anche in Italia? Un’occhiata ai recenti scandali ambientali del Bel Paese e come vengono gestiti tutt’ora, l’Ilva e  il ricordo di quanto accaduto a L’Aquila per il terremoto, solo per citarne due, non lascia spazio a dubbi.  E tuttavia, anche  l’Ecuador non veniva da una situazione rosea, prima di Correa.</p>
<p><strong>Nel nostro paese i movimenti sociali e  il mondo dell’associazionismo, hanno iniziato da tempo un dibattito e uno studio serio sul <em>Buen Vivir</em></strong>, alcuni settori,  forti soprattutto dell’esperienza di lunghi anni di lavoro e di militanza in America latina.  In alcune realtà cittadine, tra cui Roma, ne sono nati progetti e condivisioni  portate  avanti in sinergia con realtà latinoamericane,  specialmente ecuadoriane e boliviane, legate al mondo accademico.</p>
<p>Vorrei consigliare  in questa sede proprio la lettura del saggio di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=n3VZiZfr4SM">Giuseppe De Marzo</a>, economista, scrittore, tra i fondatori dell’associazione a <a href="http://www.asud.net/">ASud</a>, della quale per lunghi anni ne è stato anche portavoce, dal titolo “<em>Buen Vivir, per una nuova democrazia della terra</em>” di <a href="http://www.ediesseonline.it/catalogo/saggi/buen-vivir">Ediesse</a> edizioni (2009), che vanta la prefazione del Nobel per la Pace Adolfo Pérez Esquivel e la postfazione di Gianni Miná, tradotto anche in spagnolo e distribuito in America latina. <strong>Sono proprio i conflitti, il motore del cambiamento, spiega l’autore</strong>. In questo senso, per l’Italia ci sarebbero allora buone speranze, come dimostra la mappa geografica dei conflitti ambientali nel nostro paese.</p>
<p>La resistenza nella Val di Susa, la lotta di Terzigno contro la discarica, la ricostruzione de L’Aquila, la lotta della cittadinanza di Taranto,  c’ è tutto  un popolo, quello italiano, che da nord a sud porta avanti la stessa lotta, quella  per riconquistare spazi, per liberare territori sequestrati da  interessi, mafie e affari  sporchi. <strong>C’ è un popolo in Italia che crede che sia doveroso assicurare alle generazioni future gli stessi diritti e le stesse disponibilità, che crede che “vivere bene” nel paese, si può e si deve.</strong></p>
<p> </p>
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		<title>Un intenso anno elettorale per l’America latina</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2013/01/un-intenso-anno-elettorale-per-lamerica-latina/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Jan 2013 03:23:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Annalisa Melandri — per l’Indro* 4 gennaio 2012 Il 2013 appena iniziato si profila  un anno denso di appuntamenti elettorali per l’America latina. Si chiude invece il 2012, almeno per i venezuelani,  con molta  apprensione per le  condizioni di salute del presidente Hugo Chávez Frias,  che l’11 dicembre scorso è stato sottoposto  a Cuba ad [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8570" title="" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/VOTODONNA700X4001.jpg" alt="" width="587" height="395" /></p>
<p>di <strong>Annalisa Melandri — per l’Indro</strong>* 4 gennaio 2012</p>
<p>Il 2013 appena iniziato si profila  un anno denso di appuntamenti elettorali per l’America latina. <strong>Si chiude invece il 2012, almeno per i venezuelani,  con molta  apprensione per le  condizioni di salute del presidente Hugo Chávez Frias</strong>,  che l’11 dicembre scorso è stato sottoposto  a Cuba ad un nuovo intervento chirurgico (il quarto in un anno e mezzo) per rimuovere una lesione cancerosa al colon.</p>
<p>Il decorso post’operatorio di quest’ultimo intervento appare notevolmente più complicato dei precedenti per una serie di gravi complicazioni, tanto da far circolare in queste ore alcune <a href="http://www.abc.es/internacional/20130101/abci-chavez-coma-inducido-201301011903.html">agenzie</a> rispetto ad  un suo <strong>probabile ‘coma indotto’</strong>. Non è stato  tuttavia sufficiente<strong> l’intervista rilasciata il 1 gennaio scorso da l’Avana del vicepresidente Nicolás Maduro</strong> appena dopo il suo incontro con Chávez, nella quale afferma di averlo visto con una “<em>forza gigantesca</em>” a tranquillizzare i venezuelani simpatizzanti del presidente.   <span id="more-8566"></span></p>
<p>Sicuramente della gravità della sua situazione è al corrente lo stesso Chávez, tanto da fargli dichiarare in una conferenza stampa tenuta qualche settimana prima dell’intervento, che se fosse stato necessario, nel caso si “<em>fosse presentata qualche circostanza</em>” che lo avesse inabilitato a continuare a governare,<strong> i venezuelani avrebbero dovuto scegliere come nuovo presidente (quindi in uno scenario di nuove elezioni) proprio Nicolàs Maduro</strong>.</p>
<p>Il 10 gennaio prossimo, anche se appare poco probabile,  <strong>Chávez dovrebbe essere a Caracas per assumere formalmente il nuovo mandato</strong> dopo le recentissime elezioni del 7 ottobre scorso. Se ci fosse la necessità di indire nuove elezioni,  il vicepresidente Maduro dovrebbe assumere la presidenza pro tempore. <strong>A questo punto si riaprirebbero i giochi elettorali in Venezuela che potrebbero riservare al <em>chavismo</em>, se non affronterà la situazione con la coesione  e la maturità necessaria,  molte sorprese.</strong> L’opposizione ricandiderebbe infatti sicuramente Henrique Capriles Radonski, probabilmente il migliore e il più onesto di tutti quelli che hanno tentato di incrinare il consolidato potere di Hugo Chávez.</p>
<p>In un clima sicuramente più sereno sarà l<strong>’Ecuador</strong> invece <strong>il primo dei paesi dell’America latina  a presentarsi all’appuntamento elettorale</strong>,  previsto per il prossimo 17 febbraio.  Proprio oggi  inizierà  la campagna elettorale ed il presidente <strong>Rafael Correa</strong> ha già ottenuto autorizzazione dall’Assemblea Nazionale  per poter cedere  momentaneamente i poteri al vicepresidente <strong>Lenín Moreno</strong> e dedicarsi ad essa  con il suo partito <em>Alianza País.</em></p>
<p>L’ultimo sondaggio della società <a href="http://perfilesdeopinion.com/">Perfiles de Opinión</a>, concluso il 21 dicembre scorso, <strong> lo vede  vincitore al primo turno con il 60,6 %</strong>  delle  intenzioni di voto, seguito dall’ex banchiere ed imprenditore Guillermo Lasso (11,2%) candidato del movimento di destra <em>Creando Oportunidades</em> (CREO). <strong>Correa deve inoltre affrontare  gli sfidanti di sempre e cioè Lucio Gutierrez</strong>(4,5%), ex militare ed ex presidente (2003–2005) destituito da una ribellione popolare che si presenta con il centrista <em>Partido Sociedad Patriotíca</em>, <strong>e l’imprenditore bananiero  Alvaro Noboa</strong> (1,8%), l’uomo più ricco del paese che per la quinta volta si candida alla presidenza, adesso  con il neoliberista  <em>Partido Renovador Institucional Acción Nacional</em> (PRINA).</p>
<p>Sono quattro gli  altri  candidati minori tra i quali <strong> Alberto Acosta</strong> (3,5%), rappresentante della sinistra alternativa a quella ufficialista, della quale almeno fino a poco tempo fa è stato parte integrante, essendo uno dei principali ideologi della <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Revoluci%C3%B3n_Ciudadana">Revolución Ciudadana</a>, il progetto politico per il paese  portato avanti da Rafael Correa.</p>
<p><strong>Correa, al suo secondo mandato e governa fin dal 2006 si troverebbe così alla sua terza rielezione</strong>, ma  ha  dalla sua la realizzazione di molti degli obiettivi di governo soprattutto in tema di<strong> salute, sovranità popolare e riduzione della povertà</strong>. Non è stato esente da critiche soprattutto per i rapporti  con i potenti mezzi di comunicazione privati del paese, ma anche da parte di alcuni settori intransigenti di sinistra e di associazioni indigene.</p>
<p>Il <strong>Paraguay </strong>esce invece da  un anno politico abbastanza turbolento,  in gran parte dovuto alle <strong>conseguenze internazionali a seguito del colpo di Stato parlamentare</strong> con il quale il Congresso,  il 22 giugno scorso ha deposto nel giro di 24 ore, il presidente<strong>Fernando Lugo</strong> prendendo come scusa per il suo <em>impeachment</em> gravi incidenti  avvenuti un mese prima tra  tra polizia e contadini.  Assunse il mandato in quell’occasione  l’allora vicepresidente <strong>Federico Franco</strong>.</p>
<p>Da quel momento <strong>il Paraguay venne espulso dagli organismi economici e politici regionali</strong> quali l’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) e il Mercato Comune del Sud (MERCOSUR), sospensione confermata  almeno fino alla presa in carico del prossimo presidente.  Le elezioni si terranno il 21 aprile prossimo e verranno eletti il presidente e il vicepresidente, membri del Congresso e governatori. <strong>Probabilmente tra tutte le elezioni del 2013 in America latina, queste in Paraguay  saranno le più osservate visti gli avvenimenti di quest’anno e il malessere  serpeggiante tra la popolazione.</strong></p>
<p>In Paraguay  fino alle ultime elezioni del 2008,  vinte da Fernando Lugo alla testa di un’ampia ed eterogenea coalizione di vari partiti tra i quali il <em>Partido Liberal Radical Auténtico</em> (PLRA), la seconda forza politica del paese,  aveva <strong>dominato egemonicamente per oltre 61 anni (anche durante i 35 anni della dittatura di Alfredo Stroessner) </strong>la <em>Asociación Nacional Republicana</em> – <em>Partido Colorado</em>, di destra.</p>
<p>In queste prossime elezioni tutto lascia immaginare che il conservatore <em>Partido Colorado</em> tornerà al potere, il suo candidato infatti, l’imprenditore Horacio Cartes ha il 22,3% delle intenzioni di voto,  seguito dal candidato del <em>Partido Liberal</em>  Efraín Alegre con il 18,5%. Le forze di  sinistra che si presentano divise, soltanto unendosi, potrebbero riuscire a diventare la terza forza politica del paese. L’ex presidente <strong>Lugo invece si è candidato come senatore con il <em>Frente Guasú</em> (una delle due coalizioni progressiste).  Ancora poco chiari i programmi dei candidati presidenziali</strong>, per ora predomina la volontà soprattutto da parte di Horacio Cartes, sul quale pesano tra l’altro pesanti accuse di vincoli con il narcotraffico, da lui sempre smentite,  di “<em>riportare al potere il partido Colorado</em>” ma la prossima sfida sarà, indipendentemente dal vincitore, quella di riuscire a riacquistare fiducia e credibilità con i partner regionali dopo la crisi politica del giugno scorso.</p>
<p>Il 10 novembre <strong>l’Honduras </strong>torna al voto dopo le discusse elezioni del novembre 2009 seguite al colpo di Stato di qualche mese prima, organizzato dal Congresso e dalla Corte Suprema di Giustizia e messo in atto  dall’esercito,  con il  quale il presidente Manuel Zelaya fu espulso dal paese.</p>
<p>L’attuale presidente Porfirio Lobo, del <em>Partido Nacional</em>,  di destra, si è trovato in questi anni a  governare in mezzo ad una profonda crisi politica e sociale, seguita al colpo di Stato, del quale il paese sta ancora subendo le conseguenze. <strong>L’impunità ha caratterizzato l’atteggiamento del governo rispetto alle violazioni dei diritti umani commesse  sia nei giorni del golpe che successivamente. Inoltre l’aumento vertiginoso del narcotraffico ha reso l’Honduras uno dei paesi più violenti in Amarica latina</strong> e Tegucigalpa, la sua capitale,  una delle città più violente al mondo, con indici di omicidi per abitante anche superiori alla già tristemente nota Ciudad Juárez in Messico.</p>
<p>Il <em>Partido Nacional </em>si presenta con il candidato <strong>Juan Hernández</strong>, l’attuale presidente del Congresso,  il <em>Partido Liberal</em>,  l’altro attore dell’ormai secolare bipartitismo honduregno corre con l’avvocato <strong>Mauricio Villeda</strong> e la sinistra dopo il golpe è riuscita a riorganizzarsi intorno a <strong>Xiomara Castro</strong>, moglie dell’ex presidente Manuel Zelaya, nel <em>Partido Libre</em>.</p>
<p>E’ ancora troppo presto per parlare di intenzioni  di voto e di programmi elettorali, le forze politiche hanno a che fare con un clima interno attuale tutt’altro che sereno, con dispute anche con altri settori del potere, come la magistratura, <strong>pesano forti dubbi di infiltrazioni del narcotraffico sulla futura campagna elettorale</strong> e la sinistra ha il duro compito di incrinare il modello bipartitista sempre dominante nel paese.</p>
<p>Le elezioni presidenziali in <strong>Cile </strong>avranno luogo il 17  novembre. Due sono le novità per questo paese: <strong>per la prima volta il voto non sarà obbligatorio</strong> e i candidati verranno  decisi da  elezioni primarie da tenersi entro giugno. <strong>Sebastián Piñera</strong>, dopo quattro anni di governo (2009–2013) della <em>Coaliciòn por el Cambio</em>, una coalizione di partiti di destra con la quale nel 2009, per la prima volta dopo due decenni risultarono sconfitte le forze di centro sinistra riunite nella <em>Concertacion de Partidos por la Democracia</em> (con il candidato Eduardo Frei Ruiz — Tagle),  <strong>lascia un paese che ha raggiunto importanti tassi di crescita economica anche molto superiori rispetto al resto dei paesi  della regione</strong>. Il suo governo tuttavia sta registrando indici di gradimento molto bassi (a settembre era del 32%), soprattutto durante le proteste studentesche, represse duramente, che si sono susseguite tra il 2011 e il 2012.</p>
<p>I precandidati per la <em>Coalición por el Cambio</em> sono l’ingegnere <strong>Laurence Golborne</strong>, ex ministro delle Miniere ed attualmente Ministro dei Lavori Pubblici e <strong>Andrés Allamand</strong>, ex ministro della Difesa e fondatore del partito  conservatore <em>Renovación Nacional</em> come candidato del quale si presenta alle elezioni nella <em>Coalición por el Cambio</em>.</p>
<p><strong>A sinistra si ipotizza  un possibile ritorno al governo di Michelle Bachelet,</strong> la quale sebbene non abbia confermato pubblicamente la sua candidatura appare come favorita già al primo turno nelle   intenzioni di voto,  con il 54%. Tutto lascia presagire quindi che con la  Bachelet, che attualmente ricopre la carica di  Direttore Esecutivo di UN Women (l’agenzia dell’ONU per le questioni di genere), <strong>la coalizione di sinistra della <em>Concertación</em> possa tornare al potere</strong>, il che confermerebbe anche la tendenza nella regione al ritorno dei vecchi gruppi di potere al governo.</p>
<p>Sarà comunque un anno di continuità nel quale<strong> l’ormai avviato processo di integrazione regionale impostato da Néstor Kirchner in Argentina e da Hugo Chávez in Venezuela si dimostra irreversibile</strong> anche per le relazioni economiche e politiche tra quei paesi diversi  per ideologia dominante, come  per esempio Colombia e Venezuela, notevolmente migliorate.</p>
<p>Vale la pena inoltre segnalare l’importante presenza femminile in questo panorama politico; se ipoteticamente dovessero raggiungere la presidenza <strong>Michelle Bachelet in Cile e Xiomara Castro in Honduras, insieme a Dilma Rousself attuale presidente del Brasile,  Cristina Fernández presidente dell’Argentina e Laura Chinchilla Miranda presidente del Costa Rica </strong>darebbero  all’ America latina una notevole impronta ‘rosa’ e oltremodo progressista.</p>
<p> </p>
<p>*scritto in esclusiva per L’Indro e qui ripubblicato per gentile concessione</p>
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		<title>Assange: il Sudamerica solidale con l’Ecuador</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Sep 2012 03:11:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Ecuador]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Miei articoli/Mis artículos]]></category>
		<category><![CDATA[asilo politico]]></category>
		<category><![CDATA[Julian Assange]]></category>

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		<description><![CDATA[UNASUR e ALBA firmano per il diritto sovrano a concedere l’asilo politico Correa: violare l’ambasciata per arrestare il fondatore di Wikileaks sarebbe “un suicidio per il Regno Unito” 27 agosto 2012 di Annalisa Melandri per L’Indro* Si stringono solidali all’Ecuador i Paesi membri dell’UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane) e dell’ALBA( Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America). Meno di una settimana fa, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/assange1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7823" title="Julian Assange" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/assange1.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>UNASUR e ALBA firmano per il diritto sovrano a concedere l’asilo politico</p>
<p>Correa: violare l’ambasciata per arrestare il fondatore di Wikileaks sarebbe “un suicidio per il Regno Unito”</p>
<p>27 agosto 2012</p>
<p>di Annalisa Melandri per <a href="http://www.lindro.it" target="_blank">L’Indro</a>*</p>
<p>Si stringono<strong> solidali all’Ecuador i Paesi membri dell’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_delle_Nazioni_Sudamericane" rel="external">UNASUR</a> (Unione delle Nazioni Sudamericane) e dell’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alleanza_Bolivariana_per_le_Americhe" rel="external">ALBA</a>( Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America).</strong> Meno di una settimana fa, a Guayaquil, in tutta fretta, sono state organizzate e realizzate riunioni straordinarie dei due organismi regionali per manifestare all’Ecuador piena solidarietà rispetto alle <strong>minacce del Regno Unito di violare l’Ambasciata del Paese sudamericano a Londra per arrestare Julian Assange che vi si trova beneficiando dell’asilo politicoconcessogli dal presidente Rafael Correa.</strong> Londra aveva anche negato il salvacondotto necessario per permettere ad Assange di uscire dalla sede diplomatica e prendere un aereo diretto in Ecuador. Nel corso dei due vertici è stato espresso dai vari Paesi<strong> il rifiuto unanime all’uso della forza degli Stati</strong>, laddove sono vigenti trattati internazionali stipulati proprio per regolare tale tipo di questioni.<span id="more-7822"></span></p>
<p>I Ministri degli Esteri dell’UNASUR (Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador,Guyana, Paraguay, Perú, Suriname, Uruguay, Venezuela), <strong>in una dichiarazione congiunta, hanno reiterato il “<em>diritto sovrano degli Stati di concedere l’asilo politico</em>” ed hanno “<em>riaffermato il principio fondamentale dell’inviolabilità dei locali delle missioni diplomatiche</em></strong><em> e degli uffici consolari e gli obblighi degli Stati accoglienti in relazione a quanto stabilito dall Convenzione di Vienna del 1961 sulle Relazioni Diplomatiche e la Convenzione di Vienna del 1963 sulla Relazioni Consolari</em>”. È stata inoltre ribadita l’importanza “<em>delle istituzioni dell’asilo e del rifugio per proteggere i Diritti Umani delle persone che considerano che la loro vita e integrità fisica sia minacciata</em>”.</p>
<p>Sono questi alcuni dei <strong>sette punti della <a href="http://www.unasursg.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=725:declaracion-de-guayaquil-en-respaldo-a-la-republica-del-ecuador&amp;catid=66:noticias-unasur" rel="external">dichiarazione di Guayaquil</a> alla quale si aggiunge il <a href="http://www.alianzabolivariana.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=8833" rel="external">comunicato dell’ALBA</a></strong>, i cui Paesi membri (Antigua e Barbuda, Bolivia, Cuba, Dominica,Ecuador, Nicaragua, San Vicente e le Granadine, Venezuela), oltre ad esprimere piena solidarietà alla Repubblica dell’Ecuador, <strong>avvertono il “<em>governo del Regno Unito della Gran Bretagna e dell’Irlanda del Nord sulle gravi conseguenze che la messa in pratica delle minacce </em>(di violare l’ambasciata, ndr)<em> potrebbe avere nelle relazioni con i loro Paesi</em>”.</strong></p>
<p><strong>Rodolfo Sanz</strong>, segretario esecutivo dell’ALBA, è convinto che si tratti di un dibattito di fondamentale importanza in seno ai due organismi e che questo manifesta chiaramente alla comunità internazionale la solidarietà dei Paesi membri nei confronti di un Paese vicino oltre alla conferma della sovranità della regione. <strong>Permettere quanto minacciato dal Regno Unito vorrebbe dire “<em>passare dalla civilizzazione alla barbarie</em>”, </strong>ha aggiunto.</p>
<p>È stata inoltre <strong>fissata una riunione urgente dell’Organizzazione degli Stati Americani (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_degli_Stati_Americani" rel="external">OSA</a>)</strong><strong>che si è riunita venerdì mattina a Washington</strong> per discutere la denuncia presentata dal Governo ecuadoriano sulla minaccia del Regno Unito di violare la sua Ambasciata a Londra. La denuncia presentata da Quito aveva come tema centrale infatti proprio “<em>l’inviolabilità delle sedi diplomatiche</em>” stabilita dalla Convenzione di Vienna del 1961. I Ministri degli Esteri dei vari Paesi, nel corso di questo vertice (osteggiato dagli Stati Uniti, dal Canada e da Panama con la motivazione che si tratta di una questione di carattere bilaterale tra Regno Unito ed Ecuador) hanno ratificato una <a href="http://www.oas.org/en/media_center/press_release.asp?sCodigo=E-291/12" rel="external">risoluzione</a> che esprime solidarietà e sostegno al Governo ecuadoriano e rifiuta “<em>qualsiasi tentativo di mettere a rischio l’inviolabilità delle sedi consolari</em>”.</p>
<p><strong>La delegazione canadese è stata l’unica a non firmare il documento finale (considerando che l’inviolabilità delle sedi diplomatiche stabilita dalla Convenzione di Vienna possa ammettere delle limitazioni) mentre quella statunitense lo ha ratificato, tranne nel punto in cui si offriva solidarietà e sostegno al Governo ecuadoriano. </strong></p>
<p>In pratica si è trattato di <strong>un punto messo a segno dall’Ecuador</strong> che adesso può pensare di trattare con Londra da una posizione privilegiata. Il Ministro degli Esteri,<strong> Ricardo Patiño, ha ringraziato per la solidarietà dei Paesi membri dell’OSA e auspicato che le divergenze possano essere risolte con il dialogo</strong>, mentre conferma che continuerà a chiedere il salvacondotto per permettere ad Assange di lasciare liberamente l’Ambasciata per recarsi inEcuador.</p>
<p>Il Presidente <strong>Correa ha affermato che “<em>sarebbe un suicidio per il Regno Unito</em>”</strong> mettere in atto la minaccia di violare l’Ambasciata per arrestare Assange in quanto questo potrebbe avere ripercussioni nefaste anche per tutta la comunità internazionale creando un pericoloso precedente.</p>
<p>In una intervista concessa all’emittente russa ‘RT’, <strong>Rafel Correa ricorda come in passato la Svezia si sia distinta come Paese che ha accolto e concesso asilo politico a migliaia di rifugiati e perseguitati politici e che per questo non ha mai subito nessuna conseguenza.</strong>Adesso “<strong><em>notiamo segnali di colonialismo, di etnocentrismo, di imperialismo, dal momento che se è l’Ecuador a concedere asilo politico allora rischia delle conseguenz</em></strong>e” ha aggiunto.</p>
<h3>PERSEGUITATO POLITICO?</h3>
<div>
<p>Julian Assange è accusato dalle autorità svedesi di stupro, reato per il quale la Svezia ha richiesto al Regno Unito l’estradizione del fondatore ecaporeadattore di ‘WiKiLeaks’. In realtà, due donne svedesi lo accusano soltanto di non aver usato, come richiestogli, il profilattico durante un rapporto sessuale (del tutto consenziente), cosa che in Svezia è considerata reato al pari di una violenza sessuale.<strong> Arrestato a Londra il 7 dicembre del 2010, dietro mandato dell’Interpol e successivamente rilasciato, si è visto rigettare a giugno di quest’anno il ricorso presentato contro la richiesta di estradizione inoltrata dalla Svezia, che invece la Corte Suprema di Londra ha accolto il 2 novembre 2011.</strong> Proprio dopo il ricorso, a giugno, Assange si è quindi rifugiato presso l’Ambasciata ecuadoriana chiedendo asilo politico al Presidente Rafael Correa.<br />
Assange e i suoi legali, coordinati dall’ex giudice spagnolo <strong>Baltazar Garzón</strong>, temono che<strong>l’estradizione in Svezia sia solo il primo passo verso quella definitiva negli Stati Uniti</strong>, dove sul suo capo pende <strong>un’accusa per spionaggio dopo la pubblicazione da parte di ‘WiKiLeaks’ di oltre250mila cablogrammi riservati della diplomazia statunitense nel mondo. </strong></p>
<p>Correa, dopo due mesi di consultazioni e di indagini in materia di diritto penale e internazionale e dopo aver valutato attentamente la situazione e i rischi effettivamente corsi daAssange, ha dato <strong>parere favorevole alla concessione dell’asilo politico, comunicando la sua decisione il 16 agosto scorso</strong>, e scatenando con questa una profonda crisi politica tra Ecuadore Regno Unito. Negli Stati Uniti per il reato di spionaggio è previsto l’ergastolo o la pena di morte, e anche se la Svezia asserisce che non permetterà l’estradizione di Assange nel caso questi dovesse rischiare la pena capitale, nèAssange nè Garzon si fidano della magistratura svedese, che di certo non ha brillato per chiarezza nella vicenda controversa delle accuse di violenza sessuale sporta contro il fondatore di ‘WiKiLeaks’dalle due donne. Temono, infatti, un accordo segreto Svezia e Stati Uniti.</p>
<p>Baltazar Garzón ha proposto ai giudici svedesi di interrogare Assange, che ha importanti e sorprendenti rivelazioni da fare sul suo caso, a Londra, presso la sede diplomatica ecuadoriana, ma questi hanno sempre categoricamente rifiutato tale possibilità.<br />
<strong>Garzón ha inoltre anche mosso accuse pesantissime contro l’Australia dal momento che Assange é cittadino australiano e dovrebbe per diritto, godere di tutta l’assistenza diplomatica del caso, che invece non ha mai riucevuto.</strong></p>
<p>L’ex giudice spagnolo è lo stesso che nel 1998emise mandato di arresto internazionale contro l’ex dittatore cileno [Augusto Pinochet-&gt;http://it.wikipedia.org/wiki/Augusto_Pinochet] per crimini contro l’umanità e per la morte di numerosi cittadini spagnoli avvenuta in Cile durante la dittatura. Pinochet in quel momento si trovava a Londra, ricoverato in una clinica per accertamenti. Le autorità inglesi, dopo aver in un primo momento proceduto all’arresto, liberaronoPinochet per motivi di salute, nonostante la Spagna avesse inoltrato richiesta di estradizione.</p>
<p>Pinochet fece ritorno in Cile, beffandosi così della giustizia, dal momento che appena sceso dall’aereo si alzò sorridente e in piena forma dalla sedia a rotelle sulla quale si trovava, salutando i suoi sostenitori che erano andati a riceverloall’aereoporto.<br />
Rapportato al trattamento riservato a JulianAssange, evidentemente un caso di doppia morale da parte delle autorità del Regno Unito.</p>
<p>Paradossalmente Assange ha trovato più appoggio e protezione, nel nome del diritto internazionale, dai Paesi latinoamericani che lo hanno assunto a paladino della libertà di informazione e della libera corcolazione della stessa, considerata questa come un diritto umano, ma anche come vittima della prepotenza dell’imperialismo statunitense.</p>
<p>Assange in un suo recentissimo discorso dal balcone dell’ambasciata ecuadoriana a Londra, ha da una parte ringraziato Rafael Correa per il coraggio manifestato con la concessione dell’asilo politico e dall’altra<strong> ha chiesto a Obama di “<em>fare la cosa giusta</em>”</strong> <strong>e agli Stati Uniti che “<em>rinuncino alla caccia alle streghe contro </em><em>WikiLeaks</em>”</strong>.</p>
<p>Ha ricordato inoltre <strong>Bradley Manning,</strong> il soldato americano arrestato nel 2010 con l’accusa di aver fornito a WikiLeaks miglia di documenti riservati riguardanti crimini di guerra dell’esercito statunitense contro la popolazione civile in Iraq e Afghanistan. Manning, che è stato sottoposto a torture e a un regime carcerario degradante e inumano, “<em>ha trascorso 815 giorni in carcere senza processo, mentre il massimo previsto dalla legge sono 120</em>” ha ricordato Assange.</p>
<p> </p>
<p>*pubblicato in esclusiva su L’Indro www.lindro.it e qui ripubblicato per gentile concessione.</p>
</div>
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		<title>Julian Assange: unità e determinazione nella risposta alla repressione</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Aug 2012 00:51:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecuador]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenze globali]]></category>
		<category><![CDATA[Julian Assange]]></category>

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		<description><![CDATA[“… Se  Bradley Manning realmente ha fatto quello di cui è accusato, è un eroe, un esempio per tutti noi, uno dei più importanti prigionieri politici del mondo. Bradley Manning deve essere liberato. Mercoledì scorso  Bradley Manning ha trascorso il suo 815° giorno in carcere senza proceso. Il periodo  massimo concesso dalla legge sono 120 [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/assange.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7808" title="assange" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/assange.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>“… Se  Bradley Manning realmente ha fatto quello di cui è accusato, è un eroe, un esempio per tutti noi, uno dei più importanti prigionieri politici del mondo.</p>
<p>Bradley Manning deve essere liberato.</p>
<p>Mercoledì scorso  Bradley Manning ha trascorso il suo 815° giorno in carcere senza proceso. Il periodo  massimo concesso dalla legge sono 120 giorni.</p>
<p>Giovedì scorso, il mio amico NabellRajab è stato condannato a tre anni per un tweet.<span id="more-7807"></span></p>
<p>Venerdì, un gruppo musicale  russo è stato condannato a due anni di carcere per una performance politica.</p>
<p>C’è unità  nell’oppressione.</p>
<p>Ci deve essere assoluta unità e determinazione nella risposta.</p>
<p>(discorso di  Julian Assange nell’Ambasciata dell’Ecuador a Londra di domenica 19 agosto del 2012)</p>
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		<title>Julian Assange entrevista Rafael Correa, presidente de Ecuador</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2012/06/julian-assange-entrevista-rafael-correa-presidente-de-ecuador/</link>
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		<pubDate>Wed, 20 Jun 2012 22:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Ecuador]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Julian Assange]]></category>
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		<description><![CDATA[Julian Assange entrevistó Rafael Correa recentemiente. En estos días Assange se encuentra en la embajada de Ecuador en Londres esperando que sea aceptado por ese país su pedido de asilo politico. Aqui el link para ver el video con subtitúlos en italiano]]></description>
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<p>Julian Assange entrevistó Rafael Correa recentemiente. En estos días Assange se encuentra en la embajada de Ecuador en Londres esperando que sea aceptado por ese país su pedido de asilo politico.</p>
<p>Aqui el <a href="http://speciali.espresso.repubblica.it/interattivi/assange-il-mondo-di-domani/dove-sta-andando-america-latina.html" target="_blank">link</a> para ver el video con subtitúlos en italiano</p>
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		<title>Colpo di Stato in Ecuador!</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2010/09/colpo-di-stato-in-ecuador/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 Oct 2010 03:02:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecuador]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Miei articoli/Mis artículos]]></category>

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		<description><![CDATA[  Passano le ore e quanto sta accadendo in Ecuador appare sempre più chiaro. Si tratta dellʹennesimo colpo di Stato contro un governo democraticamente eletto in America latina. Sembrerebbe roba dˈaltri decenni. Invece è il terzo ormai nella regione  dal 2002,  quando in Venezuela si cercò  di rovesciare  il governo legittimo  di Hugo Chávez, arrestandolo. Eʹ toccato poi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/correa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4420" style="margin: 10px;" title="il presidente Correa poco prima del suo sequestro nell´ Ospedale Militare" src="http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/uploads/correa-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a></p>
<p> </p>
<div id='stb-container-4609' class='stb-container-css stb-alert-container stb-image-big stb-ltr stb-corners stb-shadow stb-border stb-side-none'><aside class='stb-icon'><img src='http://www.annalisamelandri.it/wordpress/wp-content/plugins/wp-special-textboxes/images/alert-b.png'></aside><div id='stb-box-4609' class='stb-alert_box stb-box' ><span style="color: #ff0000;"><strong>N.B. Correa poco fa, circa le 23 ora di Quito,  é stato liberato nel corso di un violento operativo condotto da un settore dell´ esercito a lui fedele</strong></span>.</div></div>
<p>Passano le ore e quanto sta accadendo in Ecuador appare sempre più chiaro.</p>
<p>Si tratta dellʹennesimo colpo di Stato contro un governo democraticamente eletto in America latina. Sembrerebbe roba dˈaltri decenni. Invece è il terzo ormai nella regione  dal 2002,  quando in Venezuela si cercò  di rovesciare  il governo legittimo  di Hugo Chávez, arrestandolo. Eʹ toccato poi nel giugno dello scorso anno all’Honduras di Mel Zelaya, letteralmente prelevato all´alba  in pigiama da casa sua dall´ esercito e cacciato dal paese.</p>
<p>Oggi è la volta dell’Ecuador, con il presidente Correa   sequestrato dalla Polizia Nazionale (la frangia golpista che si è esposta pubblicamente ma dietro la quale agiscono probabilmente forze politiche più grandi) presso l’Ospedale Militare.</p>
<p>Eʹ presto per fare qualsiasi  tipo di analisi su quanto sta accadendo  in queste ore in Ecuador.  Non si può dire ancora  se si sia trattato di unˈ azione studiata  a tavolino o se sia invece una situazione esplosa spontaneamente, anche se sembra onestamente difficile credere che azioni così violente ed organizzate possano sorgere da un moto spontaneo di malcontento.</p>
<p>E nemmeno ovviamente si  può dire  se  ci sia lo zampino o meno degli Stati Uniti, anche se come è prevedibile adesso,  ogni tipo di legame tra i diplomatici statunitensi in Ecuador con lˈ USAID piuttosto che con la CIA, tra l’altro scontati in alcuni paesi, viene ricondotto  direttamente al golpe. Proprio  il Segretario di Stato aggiunto in America latina Arturo Valenzuela , ha pubblicamente appoggiato il governo di Correa tramite i microfoni della CNN.</p>
<p>Alcuni analisti sono addirittura restii a definire  quanto sta accadendo  in queste ore come “colpo di stato” argomentando che  la Polizia non sta chiedendo formalmente la rinuncia di Correa o lo scioglimento del governo. E ‘quanto ha detto per esempio Adrián Bonilla, politologo, della Facoltà di Scienze Sociali (FLACSO) dell´Ecuador.</p>
<p>Tuttavia un presidente sequestrato e una televisione pubblica occupata, nonché un morto e una decina di feriti difficilmente si conciliano con una sommossa della Polizia, per quanto violenta possa essere.</p>
<p>Sicuramente  è  vero che nel paese un malessere serpeggiasse  da tempo  fra i settori più reazionari della società  e quella oligarchia conservatrice che dalla Bolivia al Venezuela, dall’Honduras  al Paraguay avvertono  sempre più spesso, mano a mano che vengono implementate politiche di inclusione e di concertazione tra i nuovi governi progressisti latinoamericani,  forti pruriti antidemocratici.</p>
<p>Probabilmente  è anche vero che  l’intenzione di mettere in pratica quello che è successo oggi covasse  già da tempo tra i vertici della Polizia e non è difficile pensare che anche settori dell’esercito abbiano dato la loro adesione,  salvo forse poi tornare indietro sui propri passi all´ultimo momento.</p>
<p>Formalmente la scintilla che ha acceso la miccia sarebbe stata la firma da parte di Rafael Correa della nuova legge sui Servizi Pubblici con la quale venivano eliminati premi e antichi privilegi di “casta” nel settore pubblico ma anche nel settore militare.Dietro alle frange golpiste dell´esercito, invece,  circolano voci sempre più  insistenti e fondate che ci sia il generale in ritiro Lucio Gutiérrez, ex presidente della Repubblica, nonché ex golpista (nel 2000  con l´ appoggio di migliaia di indigeni e di officiali di esercito e polizia destituì  il presidente Mahuad).</p>
<p>Lucio Gutiérrez,  intervistato dalla CNN,  non esita proprio in queste ore  a definire il governo del presidente Correa come “abusivo e totalitario”. Nel corso di un intervista, poco fa,   l´ex  presidente ha letteralmente vomitato spazzatura e accuse false i infondate  a ruota libera sulla figura di Correa: complice delle FARC, golpista (ha accusato Correa di aver intentato in passato un golpe contro di lui), fomentatore della  lotta di classe (insinuando che dietro l´ ammutinamento  della polizia ci sia lo stesso presidente),  uomo pericoloso che vuole implementare a ferro e fuoco il modello fallimentare del socialismo del XXI secolo,  burattino di Chávez e quant´altro…</p>
<p>Tuttavia, almeno pubblicamente il capo delle Forze Armate, generale Néstor Gonzales,  ha reiterato l’appoggio incondizionato dell´Esercito al governo e al presidente Correa e probabilmente proprio in questi minuti sono proprio le Forze Armate quelle che stanno cercando di far uscire il presidente dall´Ospedale Militare.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>ULTIMA NOTIZIA</strong></span>: Quello che fino a questo momento si era evitato si sta verificando. In questi minuti lʹ ospedale è circondato dallʹ esercito che,  con un imponente operativo è riuscito a liberare il presidente. Ci sono stati forti scontri a fuoco e non ci conosce con esattezza se vi siano morti o feriti.</p>
<p>A livello internazionale il governo di Correa ha ricevuto l’appoggio di tutta la Comunità Internazionale.  Dall´ OEA  all´UNASUR,  che terrà questa notte una riunione straordinaria , dall´ ONU alla maggior parte dei governi della regione compreso quello degli Stati Uniti, sono molteplici e solidali le dichiarazioni di sostegno al governo di Rafael Correa.</p>
<p>Leggi anche gli <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/14035-ecuador-e-colpo-di-stato/" target="_blank">aggiornamenti</a> continui su <a href="http://www.gennarocarotenuto.it" target="_blank">Giornalismo Partecipativo </a></p>
<p> </p>
<p> </p>
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		<title>John Perkins: Confessioni di un sicario economico</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 22:19:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Capito Ecuador. Qui il video.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><font color="#000000" size="2">Capito Ecuador. <a href="http://d.yimg.com/kq/groups/16203366/377813948/name/Deuda%20Ecuador%20Deuda.wmv" target="_blank">Qui</a> il video.</font></p>
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		<title>Rafael Correa inizia formalmente  il suo secondo mandato</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Aug 2009 07:04:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In Ecuador il presidente Rafael  Correa dà inizio formale al suo secondo mandato dopo le elezioni dell’aprile scorso. Nella foto,  riceve proprio nella giornata Internazionale delle Popolazioni Indigene,  il bastone sacro del comando, un simbolo importante dei nativi andini. Ha promesso di governare altro quattri anni dando priorità “ai poveri, ai giovani e ai popoli [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><span style="color: #000000; font-size: small;">In Ecuador il presidente Rafael  Correa dà inizio formale al suo secondo mandato dopo le elezioni dell’aprile scorso. Nella foto,  riceve proprio nella giornata Internazionale delle Popolazioni Indigene,  il bastone sacro del comando, un simbolo importante dei nativi andini. Ha promesso di governare altro quattri anni dando priorità “ai poveri, ai giovani e ai popoli ancestrali”. Nonostante le critiche di alcuni settori più radicali dei movimenti indigeni e sindacali del suo paese, può contare ancora con una popolarità superiore al 50%. <a href="https://www.elciudadano.gov.ec/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=4143%3Anuevo-informe-de-cepr-evalua-economia-ecuatoriana-en-gobierno-de-correa&amp;catid=3%3Aeconomia&amp;Itemid=29" target="_blank">Qui</a> un interessante articolo (in spagnolo) sulle ragioni del suo successo.</span></div>
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		<title>Evo Morales y Rafael Correa</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Aug 2009 07:00:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ecuador, 9 agosto 2009. Cerimonia della consegna del sacro bastone di comando indigeno in occasione dell’inizio formale del secondo mandato del presidente Rafael Correa  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><font color="#000000" size="2"><img alt="" src="/public/correaevo.jpg" align="absMiddle" /></font></p>
<p align="center"><font color="#000000" size="2">Ecuador, 9 agosto 2009. Cerimonia della consegna del sacro bastone di comando indigeno in occasione dell’inizio formale del secondo mandato del presidente Rafael Correa</font></p>
<p align="center"><font color="#000000" size="2"> </font></p>
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