Víctor Polay Campos: “Sul banco degli accusati. Terrorista o ribelle?” (Il libro– Capitolo VI)

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INDICE /Dedica /Prologo /In memoria /Introduzione

Capitolo I

Capitolo II 

Capitolo III

Capitolo IV 

Capitolo V

RIBELLIONE E NON TERRORISMO

 

Durante il nostro primo processo nel 1990 richiedemmo l’opinione tecnico-giuridica di diversi Collegi di Avvocati del Perù sulla possibilità di qualificare come “Delitto di ribellione” l’azione guerrigliera dell’MRTA, così come veniva previsto dal Codice Penale allora vigente.

Il Collegio Professionale di Avvocati di Junín, che raggruppava circa un migliaio di  affiliati, fu il primo a pronunciarsi il 28 maggio 1990. Quando era ancora incorso un dibattito presso altri Collegi di Avvocati, come quelli del Cusco e del Callao, si realizzò la nostra fuga da Canto Grande e così non più furono necessari altri pronunciamenti.

Diapositiva1 (2)

Collegio Professionale di Avvocati di Junín 

RIBELLIONE E NON TERRORISMO!

          L’illustre Collegio Professionale di Avvocati di Junín si pronuncia rispetto al parere richiesto da numerosi uomini del Foro Nazionale, che gli si sono rivolti in data 8 maggio 1990, richiedendo un’opinione tecnica e giuridica su quanto segue:

“1. L’Art. 302 del Codice Penale, che definisce il DELITTO DI RIBELLIONE, è stato derogato espressamente o tacitamente dalle disposizioni che hanno tipizzato e tipizzano il delitto, come: il Decreto Legislativo N° 046 (derogato dalla Legge N° 24953)?”.

OPINIONE: L’art. 302 del C.P. non è stato derogato dalla Legge 24953 né da altra disposizione legale; di conseguenza detta norma è ancora vigente.

“2.- In quali circostanze procedono la denuncia fiscale, l’apertura di istruzione e il Giudizio Orale per il delitto di Ribellione?”. (altro…)


Víctor Polay Campos: “Sul banco degli accusati. Terrorista o ribelle?” (Il libro– Capitolo V)

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Capitolo I

Capitolo II 

Capitolo III

Capitolo IV 

CAPITOLO 5

 

E i diritti umani?

In materia di diritti umani la giurisdizione internazionale è sussidiaria e complementare alla giurisdizione nazionale. La Costituzione Politica del Perù del 1979 e quella del 1993, all’articolo 205, sanciscono il diritto a ricorrere alla giurisdizione internazionale nel caso in cui quella interna non sia esaustiva, riconoscendo a tal fine i Tribunali o gli Organismi Internazionali costituiti attraverso trattati o convenzioni stipulati anche dal Perù e la cui competenza sia stata riconosciuta.

 

E’ così che il Perù sottoscrisse, approvò, ratificò e depositò il Protocollo Facoltativo per i Diritti Civili e Politici, riconoscendo in questo modo la competenza del Comitato per i Diritti Umani dell’ONU il 30 ottobre 1980.

Nell’articolo 205 della Costituzione del 1993 e negli articoli 30 e 40 della Legge 23506, che fanno parte della Giurisdizione Internazionale, si riconoscono come organismi internazionali a cui è possibile ricorrere: il Comitato per i Diritti Umani dell’ONU e la Commissione Interamericana per i Diritti Umani.

L’articolo 40 della Legge di Habeas Corpus e Protezione recita testualmente: ”La sentenza dell’organismo internazionale, alla cui giurisdizione obbligatoria si sia sottomesso la Stato peruviano, non richiede per la sua validità ed efficacia di riconoscimento alcuna revisione o esame previo. La Corte Suprema di Giustizia della Repubblica recepirà le risoluzioni emesse dall’organismo internazionale e disporrà la loro esecuzione”.

Come è noto al popolo peruviano, la dittatura che si prendeva gioco delle leggi nazionali, lo ha fatto anche con gli accordi e i convegni internazionali che potevano andare contro i suoi interessi.

Nonostante il Comitato per i Diritti Umani dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), formato da 13 membri di diversi Paesi del mondo, il 16 novembre 1997 si fosse espresso a favore della mia liberazione o di un nuovo processo con adeguate garanzie, lo stesso Fujimori, in uno dei suoi interventi pubblici, si burlò di questo parere e sostenne che nessuno lo avrebbe obbligato a realizzarlo. (altro…)


Víctor Polay Campos: “Sul banco degli accusati. Terrorista o ribelle?” (Il libro– Capitolo IV)

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Riprende, dopo una pausa, la pubblicazione del libro di Victor Polay Campos “Sul banco degli accusati. Terrorista o ribelle?” tradotto in italiano da Marisa Masucci.

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Capitolo I

Capitolo II 

Capitolo III

Capitolo V

Capitolo VI

 

 

CAPITOLO IV

Nella residenza dell’ambasciatore del Giappone

LA SOLIDARIETÀ  DEI NOSTRI COMPAGNI…

Nel dicembre del 1996 fa il giro del mondo la notizia che un commando del MRTA, capeggiato da Néstor Cerpa Cartolini, ha occupato la residenza dell’ambasciatore del Giappone. La stampa mondiale punta gli occhi sul Perù, Le Monde, uno dei quotidiani più prestigiosi del pianeta, e la sua rivista Le Monde Diplomatique, edita nelle principali lingue del mondo e con una tiratura globale di quasi due milioni di copie, trattano questo evento in due interessanti articoli.

 

Le radici della violenza

Articolo pubblicato sul quotidiano Le Monde il 10 gennaio 1997 e riprodotto su La República domenica 19 gennaio 1997

Alain Abellard

Com’è che un gruppo proveniente da un movimento di guerriglieri militanti sconfitti, che non conta su nessun appoggio popolare, sia arrivato – con un’efficacia che ha sorpreso il mondo intero – ad attaccare la residenza dell’ambasciatore del Giappone a Lima, il 17 dicembre 1996? Dove il Movimento Rivoluzionario Túpac Amaru ha trovato l’energia e i mezzi per concepire ed attuare, in Perù, il più spettacolare sequestro di ostaggi mai realizzato nel continente americano? (altro…)


Víctor Polay Campos: “Sul banco degli accusati. Terrorista o ribelle?” (Il libro– Capitolo III)

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Qui parlavamo della decisione di pubblicare il libro di Víctor Polay Campos a puntate in questo sito.

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Capitolo I

Capitolo II 

Capitolo IV

Capitolo V

Capitolo VI

CAPITOLO III

A NEMESI

“Nemesi” è il nome della dea greca della vendetta. Con questo appellativo la dittatura battezzò il centro di reclusione della Base Navale. Il suo obiettivo era intimorirci e renderci ancora più indifesi. Quando  arrivammo in questa prigione non sapevamo ancora che avremmo passato gran parte della nostra vita sotto il manto del silenzio e dell’isolamento in un regime di detenzione inumano.

Che succede con Polay?

Manuel D’Ornellas

 

Sull’Expreso, 14 ottobre 1993

Manuel D’Ornellas, riconosciuto uomo di stampa, fu editorialista del quotidiano Expreso per lunghi anni e referente importante della stampa nel nostro Paese. Rappresentava senza alcun dubbio un’opinione rilevante e senza sospetti di simpatie o vincoli con le organizzazioni armate e, al di là delle discrepanze, sapeva essere rispettoso con l’avversario che secondo lui meritava questo trattamento.

Riproduciamo questo articolo per compararlo con l’attuale atteggiamento dell’Expreso, che sta seguendo una linea politica giornalistica che propugna l’odio eterno e la divisione dei peruviani.

Molta gente che contempla attonita la caduta personale di Abimael Guzmán si chiede quale sarà l’attuale atteggiamento del suo omologo del MRTA, Víctor Polay Campos: anche lui si dedicherà a scrivere lettere condiscendenti come quelle quasi striscianti che è andato producendo l’ex “Presidente Gonzalo”?

Le informazioni di cui disponiamo indicano che no, assolutamente. Polay sta resistendo con maggiore stoicismo di Guzmán alla reclusione nello stesso carcere del Callao, sottopoto a condizioni carcerarie altrettanto rigorose di quelle imposte al dirigente senderista per meno tempo. (altro…)


Víctor Polay Campos: “Sul banco degli accusati. Terrorista o ribelle?” (Il libro– Capitolo II)

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Qui parlavamo della decisione di pubblicare il libro di Víctor Polay Campos a puntate inquesto sito.

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Capitolo I

Capitolo III

Capitolo IV 

Capitolo V

Capitolo VI

 

CAPITOLO 2 

DA YANAMAYO AL CALLAO

Tutta la stampa della capitale diede la notizia del nostro trasferimento da Yanamayo (Puno) a Lima. Tuttavia l’ossequiosità e il servilismo alla dittatura di alcuni giornalisti li portò a scrivere che avevamo fatto gesti osceni e avevamo mostrato il didietro durante lo show che Fujimori aveva preparato al nostro arrivo all’aeroporto del Callao. Ciò che successe è che, siccome eravamo ammanettati con le mani dietro, avevamo dovuto voltarci perché i giornalisti potessero osservare che facevamo la V della vittoria con le dita. Come è noto, la V è un simbolo dell’MRTA. Questi giornalisti “obiettivi” trasformarono un atto di dignità e ribellione in gesti osceni. Smentendo la versione del giornalista de La República, il quotidiano conservatore di Parigi-Francia “Le Figaro” scrisse nella sua edizione di mercoledì 28 aprile 1993 al piè di una nostra foto : (altro…)


Víctor Polay Campos: “Sul banco degli accusati. Terrorista o ribelle?” (Il libro– Capitolo I)

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Qui parlavamo della decisione di pubblicare il libro di Víctor Polay Campos a puntate in questo sito.

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Capitolo II

Capitolo III

Capitolo IV 

Capitolo V 

 

CAPITOLO  1

FARSA DI PROCESSO

 

Sentenza del Tribunale senza Volto 

Nel Carcere di Yanamayo, a 4.000 metri sul livello del mare, dove mi trovavo recluso dal luglio del 1992, si costruì, per giudicarci, una Sala di Udienze, consistente in un piccolo recinto, diviso in due da un grande specchio, che permetteva di vedere solo da un lato – quello dei giudici – e un apparato di distorsione della voce che emetteva suoni che sembravano prodotti da un robot della Guerra delle Galassie. In questo luogo surreale fummo sottoposti a una parodia di giudizio da parte di “giudici senza volto” che durò due giorni. Il primo per l’accusa e il secondo per l’allegato della difesa e per la sentenza. Non ci furono interrogatorio, presentazione di prove, partecipazione di testimoni, lettura di fascicoli, né nulla che somigli a un processo normale. 

La piccola sala fu riempita per due giorni da un pubblico molto particolare, composto  da capi di polizia e militari, che assistettero per non perdersi lo “storico spettacolo”.

Come fatto inaudito, degno di Ripley, nella stessa Sala di Udienze, dove in teoria avrebbe dovuto amministrarsi la giustizia, fui sottoposto a tortura insieme al mio coaccusato Peter Cárdenas, con percosse e scariche elettriche, e alla fine del secondo giorno di udienza fummo filmati con vestiti a strisce.

A quanto pare agli impiegati di Fujimori non piacque per niente il nostro rifiuto a pentirci e a sottometterci alla dittatura. Dopo poco tempo, per terminare il lavoro, la polizia arrestò il mio avvocato difensore e lo accusò di “tradimento alla patria”. (altro…)


Víctor Polay Campos: “Sul banco degli accusati. Terrorista o ribelle?” (Il libro-I)

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Víctor Polay  Campos fu il fondatore e leader, in Perú, a principio degli anni ‘80 del MRTA, Movimiento Revolucionaio Túpac Amaru. Arrestato una prima volta nel 1989, nel 1990 riesce a fuggire dal carcere di Canto Grande insieme ad altri 47 compagni. Viene nuovamente arrestato nel 1992 e dal 1993, da 20 anni ormai, si trova rinchiuso nella base militare navale del Callao (salvo un breve periodo trascorso nel carcere di pietras Gordas), a Lima, dove sta scontando una condanna a 32 anni di carcere che finirà nel 2023.

Inutili fino ad oggi le richieste da parte di familiari, amici ed associazioni per la difesa dei diritti umani per il suo trasferimento in un carcere civile. Nel carcere militare del Callao non può studiare, non può lavorare e non può ricevere le visite dei familiari nei giorni stabiliti come in altri istituti carcerari civili.

Nel 2007 viene pubblicato in Perú il suo libro: “En el banquillo. Terrorista o rebelde?” dalla casa editrice  Canta Editores/Colección tamaru – Paseo de la República 4351 – Of 201 Surquillo – Lima (curatrice dell’edizione Mary Soto).

Il libro è stato tradotto in italiano (Sul banco degli accusati. terrorista o ribelle?) da Marisa Masucci, con la quale abbiamo deciso, di comune accordo e con l’autorizzazione della casa editrice peruviana, che ringraziamo,  di pubblicare sul mio blog poco a poco, come se si trattasse di una sorta di “romanzo”  a puntate, il libro di Víctor.

Con Marinella Correggia nel 2009 abbiamo intervistato  Víctor Polay Campos, tramite uno dei suoi avvocati, per il quotidiano  il manifesto. L’intervista è disponibile qui.

La pubblicazione avrà cadenza settimanale, circa. Alla fine della pubblicazione dei capitoli verrà allegato il file completo del libro da poter scaricare, stampare e conservare. (altro…)


Campagna internazionale per il trasferimento di Victor Polay Campos dal carcere della Base Navale del Callao a un carcere civile

7 commenti

Comité Pro libertad de Victor Poaly
Contro la stigmatizzazione dei prigionieri politici.
Per la solidarietà. Per i nostri connazionali e cittadini: neanche  un giorno più di silenzio.
 
Trasferimento immediato di Victor Polay e dei suoi compagni dalla Base Navale del Callao a un Centro Penitenziario Civile.
 
L’11 settembre del 2005 con il quotidiano La República (Lima,  Perù) è stato pubblicato il Manifesto “Victor Polay: L’America latina chiede un giusto giudizio” firmato da Senatori, Deputati, Sindaci, Governatori e personalità di Argentina, Cile, Colombia, Nicaragua, Uruguay e Venezuela.
 
Successivamente il 17 marzo del 2006 (La República, Lima)  alcuni intellettuali, personalità, professionisti ed operai del nostro paese chiesero inoltre pubblicamente : “Giusto giudizio per Victor Polay”.
 
Nonostante ciò,  nel maggio del 2008, la Corte Suprema ha condannato  Victor Polay a 35 anni di carcere. Questa è di fatto una condanna all’ergastolo , considerate le aspettative di vita di un peruviano medio e il fatto che a Victor Polay restano da scontare ancora 18 anni di carcere.
 
La Corte Suprema nella sua sentenza non ha tenuto conto che per un decennio Victor Polay è stato torturato e sottoposto a condizioni di vita disumane come riportato dalle relazioni della Croce Rossa Internazionale e come ha ben descritto il poeta Tomas Borge: “E’ vero,  ogni giorno di carcere trascorso in quel periodo  dovrebbe valere cento giorni. Non è ammissibile tenere un prigioniero in quelle condizioni e chi lo ha tenuto così è stato un maledetto codardo e merita di essere punito” (Caretas, 4 agosto 2005).
La Corte non ha nemmeno accolto quanto segnalato dalla Commissione di Verità e Riconciliazione del Perù (CVR): “… a differenza di  Sendero, … l’MRTA rivendicava le sue azioni e i suoi membri usavano dei distintivi per differenziarsi dalla popolazione civile, l’MRTA si è sempre astenuto dall’attaccare la popolazione inerme e in alcune occasioni ha mostrato intenzione di essere disposto  a trattative  di pace…”
 
Nonostante che  Victor  nel 2003 abbia ammesso come guerrigliero e in veste di  Comandante del MRTA, che le sue truppe non hanno mai assassinato prigionieri o nemici che si erano arresi, non hanno mai attaccato centri abitati, né ucciso civili innocenti, che la loro azione militare è stata sempre subordinata agli obiettivi politici,  perché  come movimento politico hanno contemplato  sempre la possibilità di un ritorno alla pace sociale.
 
Nonostante che nel 2003 Victor Polay abbia affermato che era ormai giunto il momento che l’MRTA si incorporasse attivamente  alla lotta politica, all’interno dei binari della democrazia, fondando un nuovo partito, raccogliendo le esperienze di altri movimenti guerriglieri dell’America latina; perchè riconoscendo la  sconfitta militare era necessario continuare la lotta per le vie  democratiche conquistate dal paese.
 
Nonostante che nel dicembre del 2005 Victor Polay  abbia  reso noto  ai giudici di aver accettato la candidatura della presidenza della Repubblica, non per sfuggire alle sue responsabilità e nemmeno per venir meno al suo impegno con il popolo, ma perchè le sue motivazioni di violenza  non potevano più essere accettate dal momento che era a favore della democrazia.
 
Nonostante che il parlamento europeo  non consideri l’MRTA un’organizzazione terrorista.
 
Nonostante che tre anni fa la Marina di Guerra  del Perù abbia  chiesto all’Istituto Nazionale Penitenziario (INPE) di trasferire nel più breve tempo possibile i detenuti che si trovano nella  Base Navale del Callao a un carcere comune.
 
Nonostante  quanto sopra citato, Victor Polay e i suoi compagni continuano ad essere reclusi all’interno della Base Navale del Callao, conosciuto come la “Guantanamo peruviana” o “Nemesis” dal nome della dea greca della vendetta.
Pertanto secondo quanto esposto  nel punto 20 dell’ 139 della Costituzione Politica del Perù, consideriamo che la sentenza a 35 anni di Victor Polay sia  arbitraria e ingiusta, e  che la sua attuale reclusione alla base navale del Callao sia una vendetta politica.
Pertanto i firmatari del citato appello sollecitiamo al Presidente della Repubblica, al Pubblico Ministero e alle autorità competenti l’immediato trasferimento di Victor Polay e dei suoi compagni ad un centro penitenziario amministrato dall’INPE.
 
Comitaté Pro libertad Victor Polay, Lima 27 settembre del 2008
 
Si può  sottoscrivere l’appello al nostro indirizzo di posta elettronica, grazie:
comiteprolibertadvictorpolayathotmaildotcom  (comiteprolibertadvictorpolayathotmaildotcom)  
FIRMAS al 23 de octubre, 08:40 p.m hora Perú
 1.  Otilia Campos de Polay. Madre del líder Víctor Polay y luchadora social. Perú.
 2.  Violeta Carnero Hoke. dni. 07549802. Periodista y luchadora social. Perú
 3.  Arturo Corcuera. Poeta. Premio Casa de las Américas. Peru..
 4.  Cristina Castello. Poeta  y periodista. Argentina
 5.  Rosina Valcárcel. Escritora y antropóloga, del Comité pro libertad Víctor  Polay. Lima Perú.
 6.  Juan Aurelio Apaza Martin. Ex dirigente minero, del Comité pro libertad Víctor        Polay.Peru.  Lima-Perú
 7.  Ernesto Kakumei, Sociologo, del Comité pro libertad Víctor Polay. Perú
 8.  Josmel Muñoz Córdoba– Ex Constituyente– ex Parlamentario. Perú
 9.  Marcela Pérez Silva.
Cantautora– Perú
 10. Annalisa Melandri. Periodista– Roma, Italia
 11. Gabriel Impaglione, poeta y periodista.
Argentina.
 12. Oscar Balbuena Marroquín, abogado-Perú.
 13. Federico García Hurtado. Cineasta y Literato DNI 10319074. Perú.
 14. Pilar Roca: Cineasta y escritora. Perú.
 15. Delfina Paredes Aparicio. Dramaturga y actriz. Perú
 16. Gladys Basagoitia D. Escritora y traductora. Perú; desde Perugia, Italia
 17. Raúl Isman. Periodista y escritor. Argentina
 18. Eduardo González-Viaña. Escritor y periodista. Perú, desde EEUU.
 19. Diana Ávila. Periodista y socióloga. Perú.
 20. Ana María Intili. Médico y escritora. Argentina.
 21. Alfredo Pita, escritor peruano, desde Francia.
 22. Moravia Ochoa. Escritora y promotora cultural, miembro de Unamup. Panamà.
 23. Lidia Añaños Galindo, responsable: Perú– por justicia de un prisionero ‘Asociación ‘América Latina    Publicaciones’
 24. Humberto Rodríguez Pastor. Historiador y antropólogo. Perú.
 25. Winston Orrillo  DNI 06031515. Escritor, periodista, Premio Nacional de periodismo. Perú.
 26. Maynor Freyre, escritor, periodista y profesor universitario. Perú.
 27. Carlos A. Ostolaza. Artista plástico-Perú
 28. Carlos Angulo Rivas. Escritor y periodista (Perú) desde Canadá
 29. Cecilia Tello, Socióloga y periodista (Perú) desde Canadá
 30. Ricardo Suarez, empresario. Perú
 31. Aurora Tumanischwili Penelón.
 32. Guillermo López: representantes de Fetera Flores: colectivo de base de la Federación de trabajadores de la energía de   la República Argentina, en CTA.
 33. Manuel Mosquera. Poeta y periodista. Perú
 34. Lucila Walqui. Fotógrafa y socióloga. Perú
 35. José Collazos — Reportero residente en Suecia.
 36. Feliciano Mejía Hidalgo, escritor, Perú. DNI 09142115.
 37. Eldi Toro López. Catedrática y crítica literaria. Lima. Perú
 38. Roger Taboada Rodríguez. Periodista. (Vocero Nacional de Patria Libre). Perú.
 39. Raúl-Ernesto De La Tierra, Escritor y poeta (Perú) desde Suecia
 40. Teofilo Ayala Cuevas. Frente Estatal Contra la Represión del Estado de Sonora y    Movimiento Ciudadano de Vecinos del Nuevo Colorado, Costa de Hermosillo, Sonora. México.
 41. Héctor Abarca — periodista radial – Estocolmo. Suecia.
 42. Víctor Santillán Ruiz. Empresario. Perú.
 43. Víctor Hugo Chacón. Promotor cultural. Perú
 44. Alonso Valcárcel. Fotógrafo. Perú.
 45. Julio Rogers Vásquez,  Pintor, Centro de Estudios Andinos Pucará, Santiago-Chile.
 46. Juan Mendoza Montesinos, ingeniero, Perú.
 47. Dra. Martha Luza Zamalloa. Abogada DDHH. Cusco– Perú
 48. Emeterio Tacuri .Parlamentario Accesitario Andino. Perú
 49. Luis Ottivo Dirigente Nacional de PL. Perú
 50. Dr. Cesar Oyola, Abogado de DDHH. Perú
51. Juan Carlos Abarca.Periodista Radial y Sociólogo. Perú
52. Aníbal Apari. Dirigente Nacional y Vocero de Patria Libre.Perú–
53. Manuel Padilla, Sociólogo. Perú
 54. Ricardo Dello Buono, sociólogo, FL, Estados Unidos
 55. Roger Antonio Muro. Guardián. DNI 08893238. Perú
 56. Eleuterio Martinez Sanchez. Perú
 57. Juan Cristóbal. Poeta y periodista; dni 08705429. Perú
 58. Milena Carranza Valcárcel. Comunicadora Audiovisual. Lima, Perú
 59. Camilo Castellanos. Abogado e investigador social. Colombia
 60. Aulides García. G. Venezuela.
 61. Miguel Tupalaya Velásquez. Dirigente de Villa El Salvador.Peru.
 62. Eva Velázquez Lecca. Profesora y poeta. Lima. Perú
 63. Roberto Villar Gamboa. Ex preso político. Hoy PL. Perú.
 64. Moisés Vega Romero. Secretario de Organización. CGTP.Perú
 65. Carlos Meneses Cárdenas. Escritor y periodista.Perú, desde España.
 66. Juan Carlos Pino. Músico. Chile
 67. Michel Chossudovsky. Director Centre for Research on Globalization (CRG).          Canadá
 68. German Rodas.Escritor e historiador. Ecuador.
 69.. Jorge Carpio. Director Ejecutivo  Foro Ciudadano de Participación por la Justicia y los  Derechos Humanos. FOCO. Buenos Aires, Argentina
70. Alejandrina Pacheco Peña…(¿  ?) Perú.
71. Carlos Ruiz-Eldredge, Ingeniero. Perú
72. Rosa Patricia Mosquera Pinto. Estudiante de Comunicaciones. Lima .Perú
73. Anahi Durand Guevara. Socióloga. Perú.
74. Carlos Bernales, periodista y caricaturista, ex-colaborador del diario La Primera. Perú, desde EEUU.
75. Leonel Falcón Guerra. Periodista-Abogado, activista y defensor de los DDHH y  Líder delL FRENTE POPULAR INDEPENDIENTE DE LA REGIÓN ICA.Perú
76. Jorge Guibert Alva. Secretario General de la “Célula Aprista Felipe Santiago Salaverry”. Barcelona. .España.
77. María Elena Saludas — Presidenta ATTAC -  Argentina
78. Gerardo Benavides Caldas. Docente universitario, UNMSM, Lima Perú
79. Felipe Daniel Escobar Rivero, autor, compositor interprete. Perú.
80. Lic. Igor Calvo, sociólogo, escritor, actor, Lima, Perú. 
81. Olga Lucía Fuentes, Colombia.
82. Miguel Angel Yañez Villa. Resistencia civil pacífica, Hermosillo, Sonora, México.
83. Vicent Boix, escritor, autor del libro El parque de las hamacas. España
84. Javier Mujica, abogado, Perú.
85. Alberto Chirif, antropólogo. Perú.
86. José Diez Salazar, poeta y pintor, reside en Holanda.
87. Manuel Flores Calderon. DNI Nº 08344171. Dirigente vecinal del distrito de San Juan de Lurigancho (Lima, Peru)
88. Fernando Bellido Pelegrina, poeta, Espa&ntilde
;a.
89. Eva Aguilar, ex exiliada política, c.i 1.197.407–6, Uruguay
90. Marco Tulio Rotondo M.  Ex Regidor Provincia. Callao. Perú
91. Antenor Maraví I. Profesor cesante, periodista y escritor. Presidente de la Asociación Nacional de Escritores y Artistas– Ica (ANEA-ICA): Perú.
92. Carlos Oriundo Infante. DNI 28314881. Abogado, escritor, periodista y analista      político en diversos medios,  en el Valle del Río Apurimac y el Ene VRAE.  Fue          militante activo  del PAP, VRAE. Perú.
93. Javier Valle-Riestra, ex congresista, DNI N° 08222102. Lima. Perú
94. Sandrine Féraud.  Poète. Saint-Raphaël. France
95. Jorge Ariel Madrazo, poeta y periodista. Argentina
96. Julio Dagnino. Periodista. Lima. Perú.
97. Antonio Giaimo, periodista, ex redactor de Ansa America Latina, ITALIA.
98. Dra. Marta R. Zabaleta, Economista, Profesora Universitaria e Investigadora ‚   Londres, Inglaterra.
99. Gonzalo Espino. DNI 07207593. Poeta y crítico literario, Perú.
100. Fernando Ochoa, Comité resistencia civil, Hermosillo, Sonora, México.
101. Ramón García Rodríguez . DNI 06446440. Perú.
102. Gorki Tapia, sociólogo, catedrático, Perú.
103. Yury Castro R., presidente casa de amistad con RPDC.
104. César Krûger, filósofo, ex decano de letras de UNMSM; Perú.
105. Dandira Picasso, magíster en comunicación social y fotágrafa internacional;
106. Máximo Damián Humaní, músico. Perú.
107. Manuel Cabanillas, fotógrafo político y del mundo.
108.  Manuel Ruano, poeta, Argentina.
109.  Walter Garib, premio nacional de cultura. Chile.
110. Arturo Volantines, poeta nacional. Chile.
111. Rosa Baéz, periodista y bibliotecaria. Cuba; 
112. Vicente Rodríguez Nietzsche, poeta nacional. Puerto Rico;
113. Dr. Óscar Baltodano, creador de método de medicina alternativa. Lima, Perú.
114. Pere Besso i Gonzalez, Mislata, Valencia, Profesor, Traductor, Escritor y Poeta.
115. Pedro Ismael León Arias. DNI 07720667. Periodista. Lima. Perú.
116. José Antonio Alvarez Pachas, periodista y poeta. Lima Perú
117. LIC. PATRICIA COLLAZOS BASCOPE (56 AÑOS) POETA, ESCRITORA Y PEDAGOGA PRESIDENTA VITALICIA DE LA SOCIEDAD DE ARTE. BOLIVIA
118. Samuel Prado Franco. Profesor de Filosofia, Escritor y Militante del Movimiento Popular y Social  Panameño. Panamá.
119.Jorge Aliaga, narrador peruano, desde Escocia
120. Pedro Lovatón Sarco, catedrático de comunicación de San Marcos. Perú
121 Atilio Bonilla, catedrático de cine, magíster en comunicación por San Marcos. Perú
122. Raymundo Prado, filósofo, catedrático principal de letras de san marcos. Perú
123. Manuel Castillo, músico, dirigente político. Perú.
124. Ricardo Melgar, filósofo, anropólogo peruano, desde México.
125. .Edwin Loayza Alferez ..DNI..09928280..Lima –Peru
126. Felipe de J. Pérez Cruz, cubano, historiador, miembro de la Unión de Escritores y Artistas de Cuba (UNEAC), Cuba.

127.Miguel Siu-  estudiante, aprista. Perú
128. Raul Gomelski, Ingeniero y traductor (Peru), desde Polonia.
129. José Rejas Saal, economista, DNI Nº 096257887.
130. Dr. Fernando Durand Mejía — Alcalde del distrito de San Luís y 1er Vicepresidente de la Federación de Municipios Libres del Perú. Perú.
131. Franklin Ledezma Candanedo,  desde Panamá. Escritor, periodista. Luchador social.
132. Luis Miguel Bracamonte, escritor, periodista peruano. Desde Suecia.
133. Olivia Miranda, filósofa, catedrática, escritora.
Desde Cuba
134. Jean-Claude Koutchouk. Poète– nouvelliste. Nantes-Orvault (44700). France
135. Louis Brachet. Sculpteur. Ventavon. France.
136.. Michel Berthelot — Citoyen du monde — St Félicien (07410) – France
137.. Christiane Cayre — Comédienne — St Félicien (07410) – France
138.. Jean-Claude PICAVET. Sculpteur.
Paris –France
139. Dante Castro Arrasco. d.n.i: 25402972. Escritor, Premio Casa de las Américas.
Dirección del ML-19. Lima, Perú. 
140. Jean Dornac. Auteur. Grasse. France
141. Jean-Jacques Rey.  Poète-écrivain. Tonnay-Charente –France.
142. .Isabel Gallardo M. Socióloga. Santiago de Chile. Chile.
143. AIDÉE ROUSSEAU-ROMERO, ABOGADO, POETA FRANCO PERUANA
144.
MICHEL ROUSSEAU, CAMPEÓN DE CICLISMO SOBRE PISTA DE FRANCIA, DEL MUNDO Y OLÍMPICO.
145. Luis Lagos. Poeta, profesor y promotor cultural. Lima. Perú.
146. Carlos Garrido Chalén, poeta, abogado y periodista. Perú
147. Carlo Porta, escritor, historiador y periodista. Pozzallo — Italia
148. Roque Gonzales La Rosa . Preso de conciencia del Gobierno Aprista. Perú
149. Martha Velasco Huiza.  Luchadora social y  Ama de casa. Perú.
150. Damaris Velasco de Gonzales. Ex Presa Política, Administradota Turística. Perú.
151. Andrea De Lotto, profesor de la Escuela italiana de Barcelona. Italia.
152. Yásser Gómez.Periodista. Editor de la revista Mariátegui. (Perú) 
 153. César Vásquez Bazán.  militante del Partido Aprista Peruano, ex-ministro de Economía y Finanzas del Perú,  y profesor de Economía en Webster University y Red Rocks College. 
 154. Carlos F. Arce Villamonte. Psicoterapeuta desde Suecia.
155.Francesco Maria Mantero. Director de Reserva Natural. Roma, Italia. 156.
 156. Mario Casasús, periodista. México.
157. Alejandrina Salgado: Coordinadora del Comité de Derechos humanos y solidaridad — Estocolmo-Suecia
158. Silvia Morachimo: Estudiante de ciencia Estocolmo– Suecia
159. Ingrid Storgen: comunicadora social. Responsable del colectivo de trabajo bolivariano, antiimperialista: Amigos de la PAZ en COLOMBIA y en el MUNDO.
160. Julio Yao, Presidente del Servicio de Paz y Justicia en Panamá (Serpaj-Panamá), catedrático universitario, escritor.
161. Gianni Innocenti. Assessore comune di Guidonia Montecelio (Roma). Italy.
162. Merche Mas.
Ecología y ambiente. Italia.
163. Jesus Alegria Argomedo. Coreógrafo y Gestor Cultural.
164. Eduardo Bueno Leon. Co moderador Aulamagna Groups ‚Investigador CELA-UNAM. México.
165. Rodolfo Ybarra, poeta y periodista. Perú.
166. Avelino Barboza Trigozo. Ex preso político y militante. Perú.
167. Dania Betzy Batista G. Profesora de Filosofía. Presidenta de la AAPEBCAP-Panamá
168.  Conrado Cuevas Zelaya. Ingeniero Industrial. Militante del movimiento revolucionario. Miembro de la AAPEBCAP-.
169. Pamela Contreras Premel. Cantante intérprete y profesora
de españolen Bordeaux Francia.
170. Nicoletta Manuzzato, periodista, Milano (Italia).
171..Tullio Quaianni, médico, Milano (Italia).
172.. Claudia Figueroa. Panamá
173.. Zulay Flores, Panamá.
174.. René Martínez Paredes, Panamá.
175. Karl Robert Scott Pino, Panamá.
176. Elizabeth de Hoces, Panamá.
177.
Sócrates Zuzunaga Huaita. Escritor. DNI: 09900323. Perú.

178. Hugo Cabieses Cubas. Economista, DNI 1058595. Lima, Perú.
179. Dra. Elda Maud De León.Catedrática Universidad de Panamá. Panamá.
180. Ricardo Sánchez Carlessi, Ingeniero Civil y escritor. Profesor de San Marcos y la UNI. Lima. Perú.
181. Claudio Velando. Sociólogo y agrónomo. Perú.
182. Juan Benavente. Escritor y promotor cultural. Lima Perú.
183. Daniel Mathews Carmelino, Frente de Defensa de Chilca. Perú.
184. Norberto GanciI. El Club de la Pluma. Universidad Tecnológica Nacional Regional Córdoba. — Argentina.
185. Teresa de Jesús Vilca Rengifo. Socióloga y luchadora social. Reside en Lima. Perú.
186. Juan Carlos Villavicencio. Poeta, literato y barman. Chile.
187. Roberto Ornano. Movimiento Popular Unificado de Panamá. Panamá.
188. María del Rosario Maríñez. Periodista y socióloga. México, D.F. México.
189. José Collazos. Reportero peruano, desde Suecia.
190. Walter Buendia Gilvonio. Asesor técnico. Estocolmo. Suecia.
191. Juan Rojas Martinez. Profesor Educ. Técnica Profesional. Chile.
192. Vladimir Sokolic Stipanicic.. Sociólogo peruano, Consultor Internacional.
193
.- Luis Rodriguez. Ingeniero. Estocolmo Suecia.
194. Liga Mexicana por la Defensa de los Derechos Humanos.(Limeddh). México.
195.- Isauro Fuentes Guzman. Dirigente del Frente Andino Revolucionario FAR. Puno — Peru.
196. José Ignacio Mantecón. Sacerdote. Perú.
 
 

La luz de Diana (Ávila)

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No he tenido lamentablemente ¡y solo yo sé cuánto deseaba abrazarla!  la ocasión de conocer personalmente Diana Ávila.

Cuando he estado en Lima apenas tres días, el pasado noviembre,  ya estaba muy enferma. Falleció de hecho, el 2 de diciembre.

Llevo conmigo la pena de haber perdido una ocasión.

Me comuniqué con Diana la primera vez en el 2008, gracias a la común amiga Rosina Valcárcel,  en ocasión de la campaña internacional para la solidaridad a Víctor Polay Campos y los demás presos, ex miembros  MRTA,  y de una entrevista que con Marinella Correggia estábamos realizando a Víctor  para el periódico italiano il manifesto.

Rosina describía Diana como una mujer extraordinaria, incansable, comprometida hasta la médula con las mejores causas de los pueblos de nuestra América. Un gigante en la tierra,  era Diana. Aprendí con el tiempo a conocerla más,  a través de sus notas periodísticas y textos, pude  conocer un poco más de su trabajo por los desplazados y  su indignación frente a la prisión injusta que llevan Víctor y los demás presos en la cárcel de la base naval del Callao.

La estimaba y apreciaba y la noticia de su enfermedad me impactó mucho. Se necesitaban muchas Diana para llevar la lucha por la libertad de Víctor y sus compañeros. Teníamos muy pocas personas comprometidas por esta causa. Estábamos perdiendo una pieza clave, una mujer extraordinaria. En Perú  la venganza política y social es muy fuerte y el país no ha logrado  salir adelante,  con la objetividad necesaria,  de sus años de violencia.

Sin embargo,  todos me contaban de la fuerza de esa mujer,  de su lucha contra la enfermedad, de su no rendirse.

Navegó “mares infinitos antes de poder viajar por los espejos” escriben de ella Manuel Dammer y la misma Rosina en un hermoso libro titulado “Cartas a Diana” impreso en abril del 2018. Un homenaje a Diana en vida, fruto del amor y cariño de todos y todas sus amistades: Poetas, intelectuales, periodistas, compañeros de lucha.

Un hermoso libro acompañado por fotografías, recuerdos, poemas y textos y adornado por las imágenes del pintor Carlos Ostolaza.

Cuando Eduardo González Viana, su compañero, me pidió de escribir un texto para su libro en memoria de Diana, La luz de Diana,  tuve miedo de no ser a la altura de poder conmemorar esa mujer. Lo pensé,  y decidí dar mi aporte con el texto “La feminización de los flujos migratorios: cuando mujeres explotan otras mujeres”.

¿Cual mejor forma de conmemorarla con algo que hable de la explotación de mujeres migrantes, a ella que se ha solidarizado toda la vida con los de abajo, los desplazados, las víctimas?

Espero de no haberte defraudado Diana, nos une el amor por los emarginados, los últimos de la tierra, y la esperanza en las luchas de nuestros pueblos.

Nos debemos un abrazo.

Annalisa Melandri

Santo Domingo, 24 de marzo de 2017

 

La presentación del libro La luz de Diana será el 18 de abril en San José de Costa Rica. El volumen es un homenaje internacional a Diana Ávila Paulette (1950–2017), una peruana que luchó por los derechos de los desplazados en las guerras internas que han sacudido América Latina durante las últimas décadas. El coordinador del libro es Eduardo González Viaña y escriben con él Agustín Haya de la Torre, Gustavo Espinoza, Carlos Urrutia, Luis Pásara, Francisco Adrianzén, Annalisa Melandri, Gordon Hutchison, Gloria Cano, Javier Mujica, Víctor Caballero, Gerardo Saravia, Luz Elena Calle, Walter Palacios, Lucy Borja, entre otros.

El libro está a la venta a este enlace:

https://www.amazon.com/dp/1986545113/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1521332973&sr=8–1&keywords=la%20luz%20de%20diana%2C%20gonzalez%20via%C3%B1a


Deriva autoritaria in Perú. Fino a quando Alan García sarà libero di calpestare impunemente lo Stato di Diritto?

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Alan Garcia

 
In Perù una recente legge promulgata dal presidente della Repubblica Alan García e approvata in tempi record  dalla maggioranza del Congresso,   ha improvvisamente cancellato gran parte dei benefici carcerari di cui godevano tutti i prigionieri politici che da decenni ormai stanno marcendo lentamente (o morendo congelati a seconda di dove sono rinchiusi) nelle carceri del paese.
 
I benefici, che erano stati concessi nel 2003    tramite il Decreto Legislativo n. 927 ai carcerati con condanne per  “terrorismo” e “tradimento alla Patria”,   riguardavano la riduzione di pena per il lavoro svolto, l’educazione, il regime di semilibertà e la libertà condizionale.
 
La mano pesante di Alan García ha riscosso ampio consenso sia sulla  maggior parte dei mezzi di comunicazione, in mano all’oligarchia conservatrice del paese, che nell’opinione della  gente comune. Questo  si spiega con le polemiche che si erano accese nelle settimane scorse  rispetto al dibattito sulla  partecipazione alla vita sociale e politica degli ex guerriglieri del movimento armato ormai smobilitato Túpac Amaru. Polemiche inaspritesi ulteriormente dopo la pubblicazione, circa un mese fa, del libro “de puño y letra” di  Abimael Guzmán, leader di Sendero Luminoso attualmente in carcere (12 persone legate alla pubblicazione di questo libro sono attualmente indagate per apologia di terrorismo).
 
Evidentemente non si tratta soltanto di questo. In Perú il  fujimorismo è tutt’altro che morto  dopo la sentenza che ha condannato l’ex dittatore giapponese a 25 anni di carcere per violazioni dei diritti umani. Serpeggia nemmeno tanto celatamente in tutto  un importante settore della società, quello appartenente all’alta imprenditoria, vincolato con i vertici cattolici e le Forze Armate e che si ritrova  riunito adesso nel partito Alianza por el Futuro, ma soprattutto in  Fuerza 2011,  guidato dalla figlia di Fujimori, Keiko,  che risulta oggi nei sondaggi possibile vincitrice nelle prossime elezioni presidenziali del 2011.
 
Keiko Fujimori si sta battendo tra l’altro e sta cercando alleanze proprio  per far uscire quanto prima dal carcere suo padre. Lo stesso presidente della Commissione di Giustizia del Congresso, Rolando Sousa, parla addirittura  di quella  che secondo lui sarebbe una vera ingiustizia e cioè il fatto che i membri delle Forze Armate che si trovano attualmente in  carcere (condannate quindi per massacri, sparizioni forzate o esecuzioni extragiudiziali per esempio) non godano, a differenza dei detenuti politici (che hanno combattuto e lottato contro quella che è stata ormai all’unanimità considerata come una dittatura) di alcun beneficio carcerario.
 
“Da oggi non è più così” ha concluso commentando la nuova legge e segnalando il fatto che con essa si vuole evitare che si vadano a  incrementare le fila del terrorismo con la liberazione “di sovversivi che ottengono la libertà grazie alla libertà condizionale e al 7 per 1” (un giorno di libertà per ogni sette di lavoro).
E infatti è con sorprendente velocità che gli ex  tupamaru Jaime Castillo Petruzzi, Elmer Ramírez Palacios, Fernando Martin Morales Ponce, Rider Arévalo López, Abraham Guizado Ugarte ed Emilio Villalobos Alva, che stavano scontando pene comprese tra i 14 e i 18 anni nel carcere di Castro Castro,  sono stati improvvisamente trasferiti al carcere di massima sicurezza di Pietras Gordas. Ed è con  sorprendente velocità inoltre che sono stati cancellati tutti i laboratori di manualità e i corsi di studio dei quali potevano beneficiare questi ed altri detenuti.
 
Il ministro della giustizia Aurelio Pastor,  ha rilasciato una dichiarazione secondo la quale i detenuti sarebbero stati trasferiti in modo da non avere più nessun contatto con l’esterno. Essendo un carcere di massima sicurezza il regime vigente è diverso dal precedente ed inoltre trovandosi ad oltre 50 chilometri da Lima è più difficile per i familiari dei detenuti mantenere una continuità nelle visite.
Giorni fa inoltre non è stata concessa la libertà condizionale ad Alberto Gálvez Olaechea, ex dirigente del MRTA, che ha già scontato 20 anni di prigione pur non avendo mai ucciso un uomo, che in carcere ha vinto un premio letterario e che ha dimostrato sempre un’ottima condotta e volontà di reintegro alla vita sociale del paese.
 
Tutto questo accade mentre il quotidiano Republica pubblica un editoriale secondo il quale l’ex dittatore Fujimori nel carcere dove si trova  rinchiuso dopo la recente condanna è libero di scegliersi il personale di sorveglianza di sua fiducia (con il rischio quindi di sue possibili fughe) e di passeggiare e coltivare rose al di fuori della zona a lui destinata.
Quanto sia strumentale ad altri fini questa criminalizzazione che si fa degli ex prigionieri politici è evidente se si tiene in considerazione il fatto che non si è  mai stato registrato  un solo caso di prigioniero politico uscito dal carcere  che abbia ripreso la via della lotta armata. Anzi, soprattutto nel caso di quelli che sono appartenuti all’MRTA, a partire dal loro leader Victor Polay,  hanno pubblicamente manifestato in varie interviste che tale opzione non è più accettabile per il ripristino della giustizia e della democrazia partecipativa nel loro paese.
 
Il terrorismo, o meglio il narcoterrorismo resta quindi  il grande spauracchio del Perù di Alan García, che come il suo omologo colombiano Álvaro Uribe, sta investendo in questa battaglia  una quantità sproporzionata di uomini, mezzi e risorse. Questo sebbene  non vi siano avvisaglie di una recrudescenza importante del fenomeno,  sebbene sia abbastanza evidente che quei pochi e isolati attentati che si sono verificati in questi ultimi mesi abbiano a che fare più con il narcotraffico (molto sviluppato nella regione del VRAE, Valle dei fiumi  Apurímac e Ene, una delle più povere e dimenticate del paese) e la criminalità organizzata  e sebbene sia sempre più evidente che la crescente militarizzazione del paese e la criminalizzazione di ogni forma di dissenso o di attività politica organizzata di sinistra o  che faccia riferimento per esempio ad altri movimenti antimperialisti  latinoamericani,  stia  ormai raggiungendo  livelli veramente preoccupanti.
 
I militanti del movimento Patria Libre, che sta raccogliendo firme per la sua presentazione alle prossime elezioni presidenziali del 2011 e che tra le sue fila raccoglie molti ex emerretisti, non  passa giorno che non vengano discreditati o additati su stampa e televisione come terroristi o  come un pericolo per la stabilità del paese.
 
Ricordiamo inoltre emblematico  il caso di Roque Gonzáles La Rosa, ex militante del MRTA e membro del Coordinamento Continentale Bolivariano che fu arrestato in Perù nel febbraio del 2008 insieme ad altre 6 persone, tra le quali la poetessa Melissa Patiño, mentre faceva ritorno  dal II congresso della CCB che si era svolto a Quito, con accuse gravissime quali vincoli con le FARC e tentata ricostituzione del MRTA con lo scopo di effettuare attentati terroristi nel suo paese. Per lui, che in carcere per la sua militanza nel MRTA aveva già scontato ben 8 anni, tali accuse, mai provate, hanno significato  altri 8 mesi di carcere e un processo ancora in corso.
 
Ma nemmeno Abimael Guzmán leader indiscusso del Partito Comunista del Perú – Sendero Luminoso, ci sta ad essere strumentalizzato nella guerra senza quartiere di Alan García contro il narcotraffico.
Dalla  base navale del Callao, il carcere militare dove è rinchiuso dal 1992 giorno del suo arresto, fa sapere attraverso un comunicato diffuso dai  militanti senderisti agli arresti,   che lui e Sendero Luminoso  nulla hanno a che vedere con il gruppo armato che sta spadroneggiando nel VRAE, trattandosi di  “un gruppo di mercenari che obbediscono ai propri interessi personali e non a quelli del popolo”.
Auspica Guzmán  inoltre, una soluzione politica, un’amnistia generale e una riconciliazione nazionale, che se pure si era tentata con quell’ imponente lavoro di studio e analisi della guerra civile nel paese tra il 1980 e il 2000  che ha compiuto la Commissione di Verità e Riconciliazione, nei fatti e soprattutto nella coscienza collettiva del paese è ben lontana dall’essere raggiunta.
Le stesse istituzioni  governative con la proposta e l’approvazione della legge che cancella i benefici carcerari ai prigionieri politici stanno violando e venendo meno a quanto indicato loro dalla stessa Commissione di Verità e Riconciliazione, (nominata proprio dal governo nell’anno 2003 proprio per far luce sul conflitto armato nel paese),  quando questa segnala nella relazione finale che: “l’opinione pubblica in generale, non mostra un interesse positivo per la sorte di coloro che si trovano in carcere. C’è un’idea molto diffusa della pena come un castigo che va a esasperarsi  quando si tratta di delitti molto gravi. Spesso si odono espressioni estremamente dure che rivelano poca disposizione a  comprendere un fenomeno complesso come questo. Nel caso dei prigionieri per reati connessi con il  terrorismo, i crimini ai quali hanno partecipato e l’angoscia che hanno seminato nel paese,  sono presenti nella memoria della gente a tal punto che questa guarda con compiacenza le severe restrizioni al diritto. Nonostante questo è obbligazione dello Stato di Diritto restituire diritti fondamentali compatibili con la reclusione e trasmettere alla cittadinanza un’idea più corretta della vita in carcere, specialmente di quella vissuta e che ancora vivono i circa 2mila carcerati accusati di terrorismo”.
Alan García, ancora una volta invece, lo Stato di Diritto continua a calpestarlo, dopo averlo fatto impunemente durante il suo primo mandato  presidenziale (1985–1990), già sotto accusa da numerosi organismi internazionali per le ripetute violazioni dei diritti umani commesse.