Honduras: lettera all’ambasciatore in Italia e alle autorità

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LA VOSTRA ASSENZA E’ UNA RISPOSTA COMUNQUE CHIARA RIGUARDO AL VOSTRO CONCETTO DI DEMOCRAZIA!
 
Rileviamo con profondo disappunto che nonostante fosse   stato chiesto un appuntamento con l’ambasciatore Roberto Ochoa Madrid con ampio margine di anticipo, il giorno del sit-in l’ambasciata dell’Honduras a Roma era vuota,  come comunicatoci anche dalla dirigente della P.S. che ha provato a contattare qualche responsabile del servizio diplomatico dietro nostra richiesta. Anche la bandiera dell’Honduras era stata ritirata. Interpretiamo tale comportamento come un esplicito rifiuto al dialogo con un’ ampia rappresentanza della società civile cittadina e nazionale e come espressione di una precisa posizione politica della sede diplomatica honduregna in Italia e  dello stesso ambasciatore Sig. Roberto Ochoa Madrid.
 
Sig. Roberto Micheletti
Casa Presidencial
Tegucigalpa,  Honduras
 
Congreso Nacional de Honduras
Tegucigalpa, Honduras
 
Secretario de Estado en el Despacho de Relaciones Exteriores
del gobierno de facto — Honduras
Carlos López Contreras
Tegucigalpa,  Honduras
 
Ministro degli Affari Esteri – Italia
Franco Frattini
Roma, Italia

Ambasciatore Honduras in Italia
Roberto Ochoa Madrid
Roma, Italia
 
 
Roma, 13 ottobre 2009
 
Noi rappresentanti delle associazioni per la difesa dei diritti umani, del mondo del lavoro e dei sindacati, della cooperazione internazionale e dell’associazionismo civile cittadino, ringraziando  l’Ambasciatore Ochoa Madrid per averci ricevuto in questa giornata di mobilitazione e di protesta contro il colpo di Stato che ormai da più di 100 giorni ha annullato le regolari pratiche democratiche e politiche del paese, spodestando il legittimo presidente Manuel Zelaya, desideriamo renderVi partecipi delle nostre preoccupazioni per le violazioni dei diritti umani  che vengono commesse ormai quotidianamente in Honduras, nonché per gli sviluppi della situazione soprattutto in vista delle prossime elezioni che il regime golpista intende tenere  per il 29 novembre prossimo, che non avrebbero alcuna legittimità in assenza del libero confronto politico e delle garanzie democratiche.
Chiediamo al Sig,. Ochoa che inoltri pertanto alla giunta del Sig. Micheletti questa nostra missiva.
 
Rispetto alla situazione ad oggi in Honduras osserviamo quanto segue:
 
  1. Sia la promulgazione dello Stato d’assedio e il decreto n. PCM –16–2009 di sospensione delle garanzie costituzionali, emesso il 26 settembre scorso, sono misure  apertamente “violatorie del diritto internazionale”, come denunciato anche dalla Corte Interamericana dei Diritti Umani (CIDH). La loro revoca verbale, in data 6 ottobre u.s., effettuata dal governo de facto in vista dell’imminente visita dell’OSA, non è stata infatti inserita nella Gazzetta Ufficiale e quindi non viene applicata dalle autorità che continuano ad agire in base al decreto di sospensione dei diritti. Ragione per la quale,   secondo quanto denuncia anche l’associazione francese Reporters Sans Frontières, le due emittenti indipendenti e critiche verso il regime, Radio Globo e Canal 36 ad oggi non hanno potuto riprendere regolarmente le loro trasmissioni e non hanno ottenuto il materiale che era stato loro sequestrato. Non possiamo fare a meno di osservare che se da una parte si dice di voler rispettare  la data del 29 novembre come data possibile delle elezioni presidenziali in Honduras, ormai da tre mesi circa ogni voce che si leva contro il colpo di Stato viene zittita con la repressione e la violenza, non permettendo così il libero esercizio della campagna elettorale in vista di tale appuntamento.
  2. L’ultima missione dell’OEA in visita nel paese,  data  la risposta negativa del governo de facto del Sig. Micheletti si è conclusa senza nessuna novità positiva, visto il rifiuto di accettare da parte della giunta golpista il punto numero sei dell’accordo di San José, base fondamentale per ogni trattativa, e cioè  la restituzione del  presidente Zelaya alla presidenza del Paese.
  3. Esprimiamo inoltre la nostra preoccupazione per le persone che continuano a restare  in carcere con accuse infondate e sottoposte a torture e a trattamenti violenti e degradanti da parte delle autorità di polizia. Secondo i dati diffusi dal Comitato dei Familiari dei Detenuti e Desaparecidos in Honduras (COFADEH),i prigionieri politici attualmente sarebbero circa 45, anche se il portavoce del Frente Nacional di Resistencia Popular considera che siano molti di più.  Particolarmente preoccupante è il caso della maestra  Agustina Flores López, cinquantenne, sorella della direttrice del Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras (COPINH) e membro dirigente del Frente Nacional Contra el Golpe de Estado, Bertha Cáceres, arrestata il 29 settembre scorso con l’accusa di sedizione, la quale  è stata vittima di torture e trattamenti degradanti da parte di membri della polizia. Da un video ad oggi in circolazione risulta chiaramente che la Sig.ra López è stata picchiata violentemente mentre era già ammanettata da donne del corpo di polizia. E’ notizia di ieri la sua scarcerazione sotto cauzione, resta tuttavia indiziata di gravi reati con l’intero impianto accusatoria privo di garanzie e trasparenza.
  4. Sempre dati della COFADEH indicano in 17 il numero delle persone morte in Honduras a causa della violenza scatenatasi in seguito al colpo di Stato del 28 giugno.
  5. Giungono inoltre  preoccupanti notizie circa indagini che l’ONU starebbe portando avanti su gruppi di paramilitari colombiani appartenenti alle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC) assoldati da latifondisti locali  per la loro protezione. Lo stesso gruppo dell’ONU starebbe lavorando sulle denunce ricevute rispetto all’uso di apparecchiature acustiche a largo spettro, utilizzate contro Zelaya e i suoi sostenitori nei pressi dell’ambasciata brasiliana da parte dei membri di polizia e di mercenari.
 
Affermato quanto sopra,  chiediamo quanto segue:
 
  1. Che venga immediatamente restituita la presidenza, usurpata manu militari con la forza e la violenza al legittimo mandatario del paese  Manuel Zelaya, regolarmente  eletto dal popolo honduregno e che gli venga data la possibilità di terminare il suo mandato. con la forza e la violenza al legittimo mandatario del paese  Manuel Zelaya, regolarmente  eletto dal popolo honduregno e che gli venga data la possibilità di terminare il suo mandato.
  2. Che nel paese venga ripristinato immediatamente lo Stato di Diritto e venga garantito il rispetto dei diritti umani, civili e politici previsti da tutti i trattati internazionali ratificati anche dall’Honduras.  
  3. Che cessi immediatamente la criminalizzazione della protesta sociale attuata dal regime con scopo intimidatorio e repressivo e la persecuzione penale contro gli oppositori al regime e venga garantito e rispettato il loro legittimo diritto al dissenso.
  4. Che vengano immediatamente liberati tutti i prigionieri politici detenuti e si intraprendano indagini volte a stabilire responsabilità penali rispetto ai casi denunciati di decessi, nonché rispetto a tutti i casi di torture, trattamenti crudeli e degradanti, detenzioni arbitrarie contro le persone che hanno manifestato contro il regime.
  5. Che venga garantito e rispettato il diritto alla libertà di espressione e il diritto all’informazione e che quindi tutti i mezzi di comunicazione critici al regime vengano messi in grado di lavorare tranquillamente e in assoluta sicurezza per i loro operatori.
  6. Che vengano svolte opportune indagini rispetto alla denuncia della presenza di gruppi paramilitari colombiani che starebbero operando nel paese al soldo di gruppi di latifondisti locali.
 
E inoltre affermiamo:
 
  1. Che riconosciamo come legittimo presidente dell’Honduras il Sig. Manuel Zelaya.
  2. Che solidarizziamo con il Frente Nacional de Resistencia Popular e con tutto il popolo honduregno nella   lotta contro il colpo di Stato.
  3. Che sosteniamo il Frente Nacional de Resistencia Popular e tutto il popolo honduregno nelle legittime richieste di indire un’Assemblea Costituente che gli restituisca dignità e partecipazione civile.
  4. Che non riconosceremo i risultati delle elezioni politiche del 29 novembre prossimo in quanto realizzate sotto  un regime golpista senza nessuna garanzia di rispetto delle regole democratiche sia per quanto riguarda la campagna elettorale sia per il loro svolgimento.
 
   Al ministro degli Affari Esteri italiano Franco Frattini chiediamo:
 
  1. Che non riconosca come legittime le elezioni politiche del 29 novembre prossimo in quanto indette da un regime golpista senza nessuna garanzia di rispetto delle regole democratiche sia per quanto riguarda la campagna elettorale sia per il loro svolgimento, come già dichiarato dal segretario generale dell’ONU, dall’OEA, e dal governo degli Stati Uniti nel caso non venga ripristinato Manuel Zelaya alla presidenza del paese.
  2. Che operi attivamente per la cancellazione di ogni rapporto economico e trattato commerciale con il governo golpista honduregno fino a quando non venga ripristinata la democrazia nel paese.
  3. Che proibisca l’ingresso nel nostro paese di tutti i membri del governo golpista e dei collaboratori dichiaratamente complici del regime, cominciando dal Sig. Micheletti Bain, originario di Bergamo.
  4. Che si faccia promotore presso l’Unione Europea perché venga sospeso qualsiasi rapporto economico e commerciale con l’Honduras.
 
 
Distinti saluti
 
Primi firmatari: Associazione A Sud, Comitato Carlos Fonseca, Unione Forense per la Tutela dei Diritti dell’Uomo, Comitato Pro Zelaya, Collettivo Italia-Centro America,  Associazione Italia-Nicaragua, Annalisa Melandri, Rete Italiana di Solidarietà Colombia Vive!, On.  Marco Rizzo, Comunisti Sinistra Popolare, Ex-SNIA, Fulvio Grimaldi, Sandra Paganini, Circolo della Tuscia, Italia Cuba
 
 
 
 
                 
 
 
 
 

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