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	<title>Commenti a: Appello urgente in difesa delle associazioni per i diritti umani in Colombia</title>
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		<title>Di: Laura Foggiato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Foggiato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 11:36:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La maligna trama del dominio universale opera indisturbata nei reconditi angoli di mondo. Le sue caratteristiche peculiari, oltre alla spietata malvagità, sono il camuffamento nell&#039;ordine della legalità e la sovversione assassina di ogni forma e aspetto di tradizionalismo etico. I suoi interessi particolari ed esclusivi sono il dominio e l&#039;abuso di tutte le risorse. La sua espressione divulgativa si nasconde dietro l&#039;opinione comune, sempre più omogenea, sempre più inconsistente e insignificante. Il dominio si impone nel dire e far sapere solo ciò che vuole, cioè la menzogna. Il dominio si impone distruggendo, con la faccia della legge e degli Stati, uniti, complici e conniventi nell&#039;interesse internazionale. Così, si muore di Stato. Così, si muore di polizia di Stato. E tutto tace. Perché, nella sovversione, lo Stato assassino è la legge. E questa è la giustizia.
In Colombia, lo Stato, erede del colonialismo sterminatore, agisce, sostanzialmente, con due facce, entrambe armate, entrambe assassine. La sua dichiarata democrazia serve, con zelo particolare, gli Stati Uniti d&#039;America. Circa la metà del territorio colombiano è controllato da movimenti insurrezionali armati; l&#039;altra metà è detenuta da un potere oligarchico e corrotto, strettamente vincolato all&#039;imperialismo statunitense interessato allo sfruttamento indiscriminato delle risorse del territorio in cui impiega la forza militare. Le due principali organizzazioni politico-militari, le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia) e l&#039;ELN (Esercito di Liberazione Nazionale) hanno utilizzato la lotta armata dagli anni &#039;50 del &#039;900. Dalla seconda metà degli anni &#039;90, lo Stato e la sua istituzione militare, con la supervisione statunitense, organizzano strategie repressive in funzione controinsurrezionale. Il narcotraffico, da cui lo Stato trae grandi benefici, nella strategia politica legale, viene assimilato idealmente ai corpi combattenti. Così, lo Stato, con la supervisione statunitense, da una parte, nella legalità internazionale, aumenta le politiche economiche di privatizzazione, distruggendo ogni tipo di servizio pubblico e saccheggiando le risorse, mentre, dall&#039;altra, si vanta di combattere il commercio di droga combattendo, invece, i propri oppositori. La lotta contro la droga diventa un comodo paravento per la repressione. Nelle dichiarazioni di legalità internazionali, Narcoguerriglia e Plan Colombia vengono assimilati e confusi. Interessi economici multinazionali e strategico-militari statunitensi, mascherati da un non meglio definito “piano di sviluppo” (Plan Colombia), determinano la distruzione dell&#039;area forestale, la modifica dei corsi dei fiumi, la desertificazione e la cementificazione di vasti territori. Mentre negli interessi di &quot;ammodernamento&quot; del Plan Colombia ci guadagnano esclusivamente le multinazionali. Multinazionali, paramilitari e gruppi armati, per accaparrarsi le ricchezze naturali, hanno scatenato una nuova campagna di sterminio delle popolazioni indigene colombiane. I militari stanno in assetto da combattimento proprio nelle zone più ricche di risorse naturali, tanto bramate dalle multinazionali. Zone ricche di giacimenti petroliferi e di minerali preziosi o zone di ampia biodiversità. Queste ultime stanno diventando sempre più appetibili e le multinazionali non risparmiano mezzi per impossessarsene perché qui possono brevettare piante e animali geneticamente modificati da immettere sul mercato. Le aggressioni militari servono ad allontanare gli indigeni dalle zone di interesse multinazionale. La terra, così bonificata dalla presenza degli Indios, è pronta per le multinazionali. La terra e le risorse naturali, di cui le popolazioni indigene sono tradizionali custodi, sono la causa scatenante della nuova campagna di colonizzazione forzata dei gruppi armati, delle multinazionali e del narcotraffico. In assenza di entità statali e di politiche di assistenza e protezione della popolazione indigena, la guerriglia ha iniziato a compiere incursioni nei territori nativi per tentare di assumere funzioni di controllo ed organizzazione sociale, scatenando la reazione dei grandi latifondisti che organizzano gruppi paramilitari, con l&#039;unico scopo di massacrare gli indigeni. I produttori di coca e i gruppi criminali che monopolizzano la lavorazione e la vendita della droga occupano abusivamente il territorio del popolo nativo Awá,costretto a subirne le tragiche conseguenze e i drammatici effetti ambientali causati proprio dalla coltivazione e la trasformazione della coca, mentre le multinazionali già detengono saldamente il sistema di produzione di frutta tropicale, nella parte settentrionale del dipartimento di Antioquia, impiegando un programma intensivo di deforestazione e sfruttamento delle risorse del sottosuolo. Le corrotte classi dirigenti impongono la strategia della violenza, dello sradicamento, del genocidio etnico alle popolazioni che tentano di opporsi al dissennato “piano di sviluppo” dal disastroso impatto socioambientale. Il cordone paramilitare, al soldo delle multinazionali e del capitale finanziario nazionale, cresciuto grazie al narcotraffico e al riciclaggio di denaro sporco, si stringe intorno agli indigeni. Le popolazioni native sono falcidiate da un&#039;elevata mortalità infantile e possono sperare in un&#039;aspettativa di vita assai bassa. Gli ultimi superstiti delle civiltà precolombiane sono costretti a vivere in condizioni di estrema povertà e quelli di loro che riescono a trovare un lavoro ricevono salari inferiori al minimo legale. In Colombia, i municipi ad alta componente indigena o afrocolombiana sono quelli che registrano i maggiori indici di povertà e di necessità basiche insoddisfatte, mentre, lo Stato apre il dipartimento di Antioquia, con le sue immense risorse di fonti naturali, idriche ed energetiche e con le sue terre fertili, alle bramose mire del capitale internazionale. Le zone più ricche di risorse naturali sono quelle dove è più intenso e violento lo scenario del conflitto colombiano e impera il controllo dei gruppi paramilitari. Nella sequela continua dei massacri taciuti e voluti dal potere internazionale, gli assassinii proseguono con spietata regolarità. E&#039; una cronaca continua, a volerla registrare. L&#039;esercito colombiano compie continue incursioni contro la popolazione Embera di Antioquia. I paramilitari (Autodifese Unite della Colombia) non esitano a creare posti di blocco per uccidere Campesinos, nei pressi di Urao. Forze miste di polizia ed esercito (aviotrasportate) attaccano gli accampamenti degli indigeni della comunità UWA e con pestaggi e gas lacrimogeni costringono gli Indios a lanciarsi nelle acque del fiume Cubujon, decimando la comunità. Nella zona di Cartagena e nell&#039;area di El Salado, i militari, mentre agiscono per sfollare gli Indios, scelgono di decapitare le loro vittime. Basti pensare che i militari, per compiere le loro stragi, non esitano ad aggredire la gente nei villaggi anche con le motoseghe. L&#039;aeronautica bombarda i villaggi indigeni dell&#039;etnia Puinave, nel municipio di Inirida: per le comunità indigene della foresta amazzonica colombiana, le carneficine subite, se possibile, sono ancora più drammatiche. Nel municipio di Jambalo, elicotteri delle forze armate bombardano una vasta zona rurale, costringendo alla fuga la comunità indigena Paeces.
Per accelerare la frantumazione sociale e sottomettere la popolazione alla legge del terrore, le organizzazioni paramilitari si sono accanite in particolare contro il municipio di Tierralta. L&#039;esercito colombiano ha invaso gli spazi vitali della comunità indigena dell&#039;Alto Guayabal (Atrato Medio), allestendo infrastrutture militari. La comunità ha subito un bombardamento aereo. “Due aerei e tre elicotteri - hanno denunciato gli indigeni superstiti - sorvolarono la comunità e spararono contro di noi. Quando tornammo al villaggio tre mesi dopo, ci rendemmo conto che erano state assassinate le persone che avevano deciso di non fuggire”. Gli indigeni Wiwa e Kogi sono sottoposti ai lavori forzati dalle Farc. Gli uomini del “Settimo comando operativo” dell&#039;esercito compiono incursioni nei villaggi, rubando le misere provviste e sequestrando i poveri beni delle comunità. I soldati obbligano gli indigeni a compiere lavori forzati, sotto la minaccia delle armi. I gruppi paramilitari sono strumenti armati di morte al servizio del governo al servizio del commercio internazionale. Nella linea d&#039;ombra della legalità, attaccano intere comunità, disseminando orrore e distruzione e costringendo i sopravvissuti ad abbandonare i campi, le case, gli animali e a fuggire verso le periferie delle aree urbane. La gente, privata del diritto di esistenza, in nome del profitto, rappresenta l&#039;orrendo fenomeno dei desplazados cioè dei profughi interni. Soltanto nelle periferie di Bogotà, sono confinati più di due milioni di desplazados, costretti a vivere come mendicanti e puniti, per questo, dalla giustizia statale applicata dai militari. I militari e i paramilitari, in lotta per il controllo del territorio, si accaniscono contro gli Indios detenendoli illegalmente, aggredendoli, minacciandoli e compiendo attentati, impedendo la loro libera circolazione e il loro transito attraverso una parte molto ampia del territorio, limitando il loro accesso alle fonti di sostentamento. La sicurezza alimentare della comunità indigena è seriamente a rischio. I gesuiti di Justitia y Pax denunciano che nella regione del Cauca operino elementi dell&#039;esercito travestiti da paramilitari e che siano particolarmente operativi nelle attività di desplazamiento. La strategia del Governo, nella dinamica di sfruttamento del territorio, è creare destabilizzazione nella lotta tra fazioni. Si mira a distruggere le ultime realtà aborigene utilizzando la più barbarica, brutale violenza, fingendo di combattere il narcotraffico, da cui, invece, si ricava ricchezza. Nella pratica di annientamento colonialista dei territori collettivi delle comunità native della zona di Murindó, è stata gravemente colpita la popolazione indigena, vittima di violenze ed omicidi selettivi, assedi, reclutamenti forzati, detenzioni arbitrarie, desplazamientos di massa e intimidazioni contro ogni forma di organizzazione rappresentativa. L&#039;attacco indiscriminato contro i villaggi delle popolazioni indigene ha come effetto il desplazamiento d&#039;intere comunità e l&#039;atomizzazione delle coltivazioni illecite. A seguito dell&#039;acuirsi dei conflitti militari nella Sierra Nevada di Santa Marta e nella Serranía del Perijá, i Cabildos indigeni hanno richiesto la visita di una missione internazionale di carattere umanitario, per tentare di denunciare un&#039;emergenza che a troppi potentati conviene tenere taciuta. L&#039;appello è stato accolto dall&#039;“Ufficio dell&#039;Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite” e dalla OIM (Organizzazione Internazionale delle Migrazioni) che hanno inviato nella regione propri osservatori, senza, però, poi, nemmeno proporre una qualsiasi forma di azione, in opposizione agli abusi. La missione ha registrato: “l&#039;incremento delle azioni armate, la sostituzione delle autorità statali con quella degli attori armati, i processi di desplazamiento silenzioso, le fumigazioni indiscriminate, l&#039;ignoranza e l&#039;indifferenza del Paese per ciò che sta accadendo nel dipartimento del Cesar, non solo ai popoli indigeni ma anche alla popolazione contadina e urbana” (Utopia N. 9, settembre 2000, pagg. 21-23). Inoltre “l&#039;installazione di check-point da parte delle autodefensas per eseguire omicidi, impedire i liberi spostamenti della popolazione, per sequestrare beni alimentari e ridurre la possibilità di approvvigionamento” (Utopia N. 9) . L&#039;osservazione internazionale ha segnalato il desplazamiento massiccio e forzato di famiglie di varie comunità verso la città di Valledupar, dove sono state relegate in zone marginali, prive di infrastrutture e servizi basici, mentre le autorità locali non hanno organizzato alcun programma di accoglienza sanitaria ed educativa. “L&#039;esercito nazionale effettua pattugliamenti utilizzando militari con il volto coperto da passamontagna: il che viene interpretato come una prova di connessione con i gruppi di autodefensas. Si presenta il reclutamento forzato dei giovani da parte di tutti i gruppi armati, mentre le donne giovani sono sottoposte a pressioni da parte dei gruppi armati per svolgere il compito di informatrici” (Utopia N. 9) . Ancora “il popolo Yukpa è in un processo accelerato di estinzione di fronte all&#039;indolenza dello Stato”. Con la scusa di combattere il narcotraffico - da cui trae beneficio - e darsi una verniciata di legalità, lo Stato, attraverso i suoi militari, distrugge le coltivazioni di yuca, mais, banano e caffè delle comunità, avvelenandole con le fumigazioni, mentre dichiara ufficialmente di voler mettere fine alle coltivazioni di papavero da oppio dei coloni nella Serranía. L&#039;azione militare ha colpito tutte le riserve indigene della regione. Oltre che con le fumigazioni chimiche, i militari hanno aggredito i villaggi indigeni bombardandoli. In Antioquia vivono circa 16.000 indigeni, appartenenti a 4 gruppi etnici: gli Embera, i Chamí, i Tules e i Senúes, su un territorio di 300.000 ettari di boschi naturali e selva. Gli indigeni antioqueños hanno proprie autorità amministrative (chiamate sailas tra i Tules e cabildos tra gli altri gruppi etnici) da 15 anni raggruppate nell&#039;Organización Indígena de Antioquia (OIA), a sua volta parte dell&#039;Organización Nacional Indígena de Colombia (ONIC).Gli indigeni stanno tentanno di opporsi allo sfacelo devastante imposto con la morte e la distruzione dal progresso democratico e legale delle multinazionali e dei militari di Stato. Ne ricevono in cambio solo persecuzioni, carneficine, devastazioni territoriali. Nel silenzio progressista internazionale. Nel silenzio legale internazionale. Lo sfruttamento distruttivo degli elementi naturali ha conseguenze proporzionali e devastanti anche per le realtà etniche. Gli indigeni sono costanti vittime dell&#039;alterazione dei modelli culturali e della sospensione del sistema tradizionale, del desplazamiento forzato della popolazione, delll&#039;inondazione delle terre maggiormente fertili e della distruzione dei luoghi sacri del territorio. “Le nostre comunità hanno dovuto lasciare le riserve e spostarsi verso i centri urbani o verso il vicino territorio di Panama. L&#039;attenzione statale in materia di salute ed educazione si è fatta ancora più precaria e si è registrato un crollo nella qualità della vita in generale. Le sempre più frequenti operazioni di fumigazione delle forze armate hanno pregiudicato il territorio e la salute”. La devastazione ambientale procede accanto ai processi di disgregazione sociale e dei valori culturali tradizionali indigeni. “Si stanno generando alti gradi di violenza tra le giovani generazioni, ci sono attacchi, furti, dispute e morti, ed è il sangue indigeno dei nostri figli che sta pagando la bonanza di quest&#039;affare”. (Rapporto presentato dalla Orewá a Quidbó, nel día de la raza). L&#039;OIA denuncia i continui crimini commessi dai militari di Stato contro le comunità indigene. Si tratta, a tutti gli effetti, di una vera e propria strategia di morte selettiva, in nome della legge e col beneplacito della comunità internazionale, democratica e legale. “I nostri territori sono stati convertiti in un carcere, in un campo di concentramento, dove moriamo per fame, denutrizione, mancanza di vaccini e attenzione medica, paura, incertezza, solitudine. Queste fatti stanno causando lentamente il genocidio del popolo Embera” (Organización Indígena de Antioquia). Da un punto di vista legale, le violenze praticate dai militari vengono giustificate come conseguenza del narcotraffico, quindi, non solo tollerate, ma difese, nonostante la questione della droga venga usata per coprire la realtà impresentabile della sistematica violazione di tutti i fondamentali principi dei Diritti Umani. Oltre le giustificazioni legali, lo stillicidio dei morti ammazzati e delle stragi è costante, mentre i militari e i paramilitari godono di impunità di Stato. Ciò che giustifica in sede legale e statale l&#039;arroganza dei militari è la loro indiscussa impunità, dato che, in Colombia, la giustizia è poco più di una burla, per una precisa scelta politica. Tutte le prove a carico dei militari, colpevoli e responsabili delle più brutali forme di assassinio e tortura, cedono di fronte all&#039;omertà dei giudici, dato che i militari sono assassini di Stato. I giudici non si espongono, i famigliari delle vittime subiscono ritorsioni, salvo poi essere a loro voltà accusati di omertà dai giudici che vogliono mantenere lo spettro della legge. Legge corrotta oltre ogni forma possibile di corruzione. Un esempio, su troppi altri casi di vergogna di assassini di Stato. Le comunità dei fiumi Sinú, Verde e Beguidó hanno presentato un&#039;azione di tutela contro la “Empresa Urrá” (impresa di realizzazione di una devastante centrale idroelettrica, in opera alla società russa Energomachexport e alla società svedese Skanska Conciviles) e il municipio di Tierralta, per denunciare la violazione dei propri diritti fondamentali oltre che la desolazione ambientale e la devastazione sociale. Si sono presentati al Tribunale superiore di Córdova, che, in nome della legge, si è dichiarato &quot;organo non competente&quot;, così come la Corte Suprema d&#039;appello. Amarissima ironia della delinquente legge dello Stato assassino: Urrá è una parola Embera e significa “piccola ape”. Il sistema di realizzazione della centrale idroelettrica sul Río Sinú, nel territorio della riserva indigena, si è impossessato di un termine della lingua nativa. “Un&#039;opera dal devastante impatto ambientale denominata con un elemento della nostra cultura, non come mezzo di riconoscimento ma bensì di sottomissione”, denunciano le comunità indigene. I lavori per la costruzione della centrale hanno causato lo sterminio dei pesci del fiume e della sua conca e hanno distrutto la comunicazione fluviale tra l&#039;alto Sinú e la savana della regione di Córdoba. Inoltre, hanno generato una spirale di inaudite violenze, dagli omicidi dei leader indigeni, agli esodi di intere comunità, all&#039;impoverimento più drastico e generale. 
Le voci di denuncia dei Gesuiti e dei Francescani cadono nel vuoto dato che USA e Europa (detentori di quella forma di civiltà che meglio vende di questi tempi), per il traffico d&#039;armi e di droga, hanno stretti rapprti commerciali con la Colombia. Mentre tutto tace e acconsente, l&#039;esercito e i paramilitari sono responsabili almeno del 90% delle uccisioni, in Colombia. Mentre tutto tace e acconsente, in Colombia, girano strani intrighi sotto l&#039;ala della polizia che va fiera della propria immunità di Stato e fa sfoggio della propria arroganza. Uno su tutti, il procuratore militare Diego Rafael de Jesus Coley Nieto, padrino della mafia delle polizie colombiane, tanto che anche il narratore Garcia Marquez lo cita come esempio di suprema illegalità. Coley Nieto, che sempre proscioglie ogni militare sospettato, salva la corporazione militare col salvacondotto di innocenza. Quegli stessi militari che eradicano la vita, in nome della legge del vantaggio e del profitto. In nome della legge, nei combattimenti tra forze armate, gruppi guerriglieri e paramilitari, la popolazione viene utilizzata come scudo umano e resa bersaglio di mitragliamenti e bombardamenti. In nome della legge, il governo colombiano fa intervenire l&#039;esercito in Sierra Nevada per sloggiare con la forza le popolazioni indigene e permettere l&#039;utilizzo massiccio del glifosato, composto chimico altamente cancerogeno, utilizzato in forma massiccia su tutto il territorio della Colombia dalle forze armate nazionali e da alcune società private nordamericane. I mezzi aerei delle forze armate hanno colpito le riserve di Awá, nel dipartimento di Nariño, con le fumigazioni del composto cancerogeno glifosato.
In nome della legge, le comunità indigene continuano a subire, nel silenzio internazionale, le indiscriminate, distruttive campagne militari di eradicazione chimica e fumigazione delle coltivazioni alimentari, realizzate dal governo colombiano con la collaborazione delle agenzie degli Stati Uniti, con conseguenze di morte per i raccolti, la salute di adulti e bambini e con contribuito di morte all&#039;erosione e all&#039;infertilità della terra. “La fumigazione indiscriminata ha lasciato queste comunità senza i loro alimenti mentre le sostanze tossiche sono arrivate anche in ampie aree di bosco umido tropicale primario, in terre non adatte per l&#039;agricoltura, però nelle quali s&#039;incontrano specie animali commestibili e diverse specie vegetali base nella nostra medicina tradizionale”, lamentano i superstiti. In nome del profitto, tutte le comunità discendenti dai nativi sono vittime di uno scontro impari. In Colombia, la distruzione degli indigeni è stata particolarmente drammatica. Il conflitto, voluto e mantenuto strategicamente, e i sistemi distruttivi del modello economico neoliberale attaccano e distruggono proprio le loro ultime comunità superstiti. In nome del profitto, nonostante la costituzione colombiana del 1991 riconosca (nominalmente) agli indigeni il diritto alla titolazione collettiva dei loro territori ancestrali, la grande rilevanza economica delle terre, determina la messa in atto di un vero e proprio processo di pulizia etnica, al solo scopo di soddisfare l&#039;interesse dei più grossi e spietati gruppi transnazionali. In nome del profitto, gli Embera Katío e i Chamie sono le vittime più colpite dai devastanti megaprogetti di sfruttamento delle risorse idriche realizzati da imprese private nazionali e internazionali.
Mentre la guerra, giustificata dalla legge, prosegue nell&#039;indifferenza generale, i superstiti indigeni Chibcha, del dipartimento del Cesar, dichiarano: “Noi siamo, per essenza e cultura, uomini e donne di pace. (?) Al principio si assegnò ad ogni popolo una legge, una lingua ed un territorio, perché ne avesse cura e compisse la propria missione di popolo. Gli indigeni della Sierra Nevada di Santa Marta hanno la missione di preservare l&#039;equilibrio non solo nella Sierra, ma anche di tutta la Natura; e gli esseri umani fanno parte di questo equilibrio. La Sierra rappresenta una Kankurwa (il tempio sacro) che è il centro cerimoniale. Questa terra è un tempio sacro, che non deve essere violato né utilizzato per fini differenti da quelli di residenza dei quattro popoli che vi abitano e adempimento della legge dell&#039;origine. Il nostro territorio è delimitato dalla linea nera, che è una linea immaginaria che circonda la Sierra e definisce i luoghi importanti di scambio e lavoro spirituale dei nostri Mamos per rispondere alla natura e mantenere l&#039;equilibrio. È per questo che non dobbiamo uscire dalla nostra terra e da questi limiti perché staremmo abbandonando la nostra missione e tutta la nostra cultura”. Quanto diverso invece è lo sprone maligno della conquista monetaria planetaria. In nome della legge, sul monte Inarwa (Alguacil), luogo sacro per gli indigeni, l&#039;esercito nazionale ha montato una base militare e numerose antenne radio. L&#039;occupazione militare continua a provocare violazioni gravissime e conseguenze socioambientali nefaste. Com&#039;è illuminante ascoltare un mito nativo per capire cosa spinga gli assassisi di questi popoli e quali malefici interessi muovano gli Stati e le loro leggi autogiustificative. Il popolo Embera ha per tradizione un vincolo indissolubile col territorio ancestrale e considera che solo in esso sia possibile la vita. Mentre l&#039;internazionalità legale ed economica la sa lunga nel rendere impossibile la vita. Il mito Embera dice: “Karagabí (il Creatore) diede l&#039;acqua al mondo, affinché la formica egoista Jenzerá non la monopolizzasse. Per questo, Jenené (l&#039;albero grande del bosco), fece uscire l&#039;acqua affinché la gente, i pesci e gli animali potessero bere e vivere. Oggi Jenzerá desidera ancora una volta monopolizzare l&#039;acqua; gli si oppone la lotta degli Embera, nuova Jenené, fonte di vita”.Chi è rimasto ad opporsi allo sterminio degli Embera contro la monopolizzazione? Mentre gruppi finanziari internazionali tramano per una totale legittimazione politica del paramilitarismo, reclamandone un&#039;attiva partecipazione di trattativa con le autorità istituzionali. Mentre la realizzazione di megaprogetti distruttivi d&#039;ogni forma di vita sono la base delle politiche economiche e militari del secolo.
Gli interessi economici che agiscono in Colombia sono molteplici e di rilevanza geostrategica. Il governo colombiano persegue la strategia della privatizzazione, distruggendo popoli e territori, scatenando assassini armati, assolti dalla legge dello Stato, avvantaggiando i poteri economici internazionali, per esempio, della transnazionale texana Reliant, con vasti interessi in Brasile, Venezuela, Salvador e Messico, della texana Enron e della Texas Petroleum - Texaco. Senza dimenticare la Shell alleata della Texas Petroleum e in opposizione finanziara a BP-Amoco ed Esso-Mobil. I gruppi Enron e Reliant sostengono direttamente l&#039;operazione di mercato di Shell e Texaco, con l&#039;appoggio di George Bush e del colombiano Andrés Pastrana, accondiscendente con gli imprenditori del petrolio e dell&#039;energia nordamericani e solerte a difenderne gli interessi. Tutto di guadagnato anche per i gruppi finanziari colombiani: Sarmiento Angulo (con la Corporación Financiera del Valle), Santodomingo e il Sindicato Antioqueño.
La voce di denuncia dell&#039;Organización Indígena de Antioquia, assediata da militari e paramilitari, continua a rendere noti crimini, violazioni, abusi, rimanendo sempre più inascoltata. “Lo Stato non è mai intervenuto per prevenire crimini e violazioni. Al contrario ha sospeso il processo di attribuzione delle terre e il risanamento dei territori indigeni, promuovendo grandi progetti e opere infrastrutturali senza consultare i popoli interessati, violando i diritti sanciti dalla Costituzione, non compiendo atti concreti nella lotta contro l&#039;impunità di chi viola i diritti umani” (rapporto pubblicato dall&#039;OIA, nel quale si testimoniano le violazioni al diritto internazionale umanitario, registrate negli ultimi anni).
I movimenti indigeni tentano, nonostante i selvaggi maltrattamenti governativi statali e militari, di continuare ad affermare i loro diritti primordiali e ancestrali. Ma il potere internazionale monetario di sfruttamento mafioso e assassino è troppo armato e ben tutelato. Il governo di Uribe, oltre a praticare una selvaggia politica di tagli ai costi sociali e di privatizzazione di tutte le risorse, è sempre più legato ai paramilitari. Com&#039;è possibile che vengano perseguiti gli assassinii militari più efferati se la presidenza dello Stato opera attraverso la polizia e l&#039;esercito? I diritti ancestrali indigeni continuano a venire abusati. In nome dello sfruttamento intensivo e indiscriminato del territorio. Ogni forma di manifestazione in difesa della Terra viene brutalmente messa a morte dall&#039;invio statale dei Carabineros e degli Escuadrones Moviles Antidisturbios. Di regola i manifestanti vengono, nella migliore delle ipotesi, calpestati dalla Cavalleria dell&#039;esercito. Con la silenziosa acquiescenza della democrazie trafficanti internazionali. Uribe, forte del sostegno internazionale, dopo la sua rielezione, ha rifiutato di sottoscrivere la Dichiarazione Universale dei Popoli Indigeni presso le Nazioni Unite. E queste ultime, mute.
La Comunità Politica di Avanguardia denuncia l&#039;illegalità sistemica Colombiana riconoscendola legittimata surrettiziamente dalla più generalizzata illegalità unica internazionale. La Comunità Politica di Avanguardia si oppone all&#039;illegalità sistemica Colombiana, rivendicando giustizia per tutti quelli che sono stati assassinati dalla polizia di Stato e che continuano a venire perseguitati e uccisi dagli sterminatori in armi e divise pubbliche e private, nazionali e internazionali.
Perché il mondo non sia tanto ingiusto e violento.

Laura FOGGIATO


Note:

Fonti documentarie e testimonianze:Antonio Mazzeo, &quot;Violazioni dei diritti indigeni e distruzione delle risorse&quot;, http://www.terrelibere.org/violazioni-dei-diritti-indigeni-e-distruzione-delle-risorse

Corriere della sera (archivio)

Rivista Anarchica: Guido Piccolo

www.redcolombia.org]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La maligna trama del dominio universale opera indisturbata nei reconditi angoli di mondo. Le sue caratteristiche peculiari, oltre alla spietata malvagità, sono il camuffamento nell’ordine della legalità e la sovversione assassina di ogni forma e aspetto di tradizionalismo etico. I suoi interessi particolari ed esclusivi sono il dominio e l’abuso di tutte le risorse. La sua espressione divulgativa si nasconde dietro l’opinione comune, sempre più omogenea, sempre più inconsistente e insignificante. Il dominio si impone nel dire e far sapere solo ciò che vuole, cioè la menzogna. Il dominio si impone distruggendo, con la faccia della legge e degli Stati, uniti, complici e conniventi nell’interesse internazionale. Così, si muore di Stato. Così, si muore di polizia di Stato. E tutto tace. Perché, nella sovversione, lo Stato assassino è la legge. E questa è la giustizia.<br />
In Colombia, lo Stato, erede del colonialismo sterminatore, agisce, sostanzialmente, con due facce, entrambe armate, entrambe assassine. La sua dichiarata democrazia serve, con zelo particolare, gli Stati Uniti d’America. Circa la metà del territorio colombiano è controllato da movimenti insurrezionali armati; l’altra metà è detenuta da un potere oligarchico e corrotto, strettamente vincolato all’imperialismo statunitense interessato allo sfruttamento indiscriminato delle risorse del territorio in cui impiega la forza militare. Le due principali organizzazioni politico-militari, le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia) e l’ELN (Esercito di Liberazione Nazionale) hanno utilizzato la lotta armata dagli anni ’50 del ‘900. Dalla seconda metà degli anni ’90, lo Stato e la sua istituzione militare, con la supervisione statunitense, organizzano strategie repressive in funzione controinsurrezionale. Il narcotraffico, da cui lo Stato trae grandi benefici, nella strategia politica legale, viene assimilato idealmente ai corpi combattenti. Così, lo Stato, con la supervisione statunitense, da una parte, nella legalità internazionale, aumenta le politiche economiche di privatizzazione, distruggendo ogni tipo di servizio pubblico e saccheggiando le risorse, mentre, dall’altra, si vanta di combattere il commercio di droga combattendo, invece, i propri oppositori. La lotta contro la droga diventa un comodo paravento per la repressione. Nelle dichiarazioni di legalità internazionali, Narcoguerriglia e Plan Colombia vengono assimilati e confusi. Interessi economici multinazionali e strategico-militari statunitensi, mascherati da un non meglio definito “piano di sviluppo” (Plan Colombia), determinano la distruzione dell’area forestale, la modifica dei corsi dei fiumi, la desertificazione e la cementificazione di vasti territori. Mentre negli interessi di “ammodernamento” del Plan Colombia ci guadagnano esclusivamente le multinazionali. Multinazionali, paramilitari e gruppi armati, per accaparrarsi le ricchezze naturali, hanno scatenato una nuova campagna di sterminio delle popolazioni indigene colombiane. I militari stanno in assetto da combattimento proprio nelle zone più ricche di risorse naturali, tanto bramate dalle multinazionali. Zone ricche di giacimenti petroliferi e di minerali preziosi o zone di ampia biodiversità. Queste ultime stanno diventando sempre più appetibili e le multinazionali non risparmiano mezzi per impossessarsene perché qui possono brevettare piante e animali geneticamente modificati da immettere sul mercato. Le aggressioni militari servono ad allontanare gli indigeni dalle zone di interesse multinazionale. La terra, così bonificata dalla presenza degli Indios, è pronta per le multinazionali. La terra e le risorse naturali, di cui le popolazioni indigene sono tradizionali custodi, sono la causa scatenante della nuova campagna di colonizzazione forzata dei gruppi armati, delle multinazionali e del narcotraffico. In assenza di entità statali e di politiche di assistenza e protezione della popolazione indigena, la guerriglia ha iniziato a compiere incursioni nei territori nativi per tentare di assumere funzioni di controllo ed organizzazione sociale, scatenando la reazione dei grandi latifondisti che organizzano gruppi paramilitari, con l’unico scopo di massacrare gli indigeni. I produttori di coca e i gruppi criminali che monopolizzano la lavorazione e la vendita della droga occupano abusivamente il territorio del popolo nativo Awá,costretto a subirne le tragiche conseguenze e i drammatici effetti ambientali causati proprio dalla coltivazione e la trasformazione della coca, mentre le multinazionali già detengono saldamente il sistema di produzione di frutta tropicale, nella parte settentrionale del dipartimento di Antioquia, impiegando un programma intensivo di deforestazione e sfruttamento delle risorse del sottosuolo. Le corrotte classi dirigenti impongono la strategia della violenza, dello sradicamento, del genocidio etnico alle popolazioni che tentano di opporsi al dissennato “piano di sviluppo” dal disastroso impatto socioambientale. Il cordone paramilitare, al soldo delle multinazionali e del capitale finanziario nazionale, cresciuto grazie al narcotraffico e al riciclaggio di denaro sporco, si stringe intorno agli indigeni. Le popolazioni native sono falcidiate da un’elevata mortalità infantile e possono sperare in un’aspettativa di vita assai bassa. Gli ultimi superstiti delle civiltà precolombiane sono costretti a vivere in condizioni di estrema povertà e quelli di loro che riescono a trovare un lavoro ricevono salari inferiori al minimo legale. In Colombia, i municipi ad alta componente indigena o afrocolombiana sono quelli che registrano i maggiori indici di povertà e di necessità basiche insoddisfatte, mentre, lo Stato apre il dipartimento di Antioquia, con le sue immense risorse di fonti naturali, idriche ed energetiche e con le sue terre fertili, alle bramose mire del capitale internazionale. Le zone più ricche di risorse naturali sono quelle dove è più intenso e violento lo scenario del conflitto colombiano e impera il controllo dei gruppi paramilitari. Nella sequela continua dei massacri taciuti e voluti dal potere internazionale, gli assassinii proseguono con spietata regolarità. E’ una cronaca continua, a volerla registrare. L’esercito colombiano compie continue incursioni contro la popolazione Embera di Antioquia. I paramilitari (Autodifese Unite della Colombia) non esitano a creare posti di blocco per uccidere Campesinos, nei pressi di Urao. Forze miste di polizia ed esercito (aviotrasportate) attaccano gli accampamenti degli indigeni della comunità UWA e con pestaggi e gas lacrimogeni costringono gli Indios a lanciarsi nelle acque del fiume Cubujon, decimando la comunità. Nella zona di Cartagena e nell’area di El Salado, i militari, mentre agiscono per sfollare gli Indios, scelgono di decapitare le loro vittime. Basti pensare che i militari, per compiere le loro stragi, non esitano ad aggredire la gente nei villaggi anche con le motoseghe. L’aeronautica bombarda i villaggi indigeni dell’etnia Puinave, nel municipio di Inirida: per le comunità indigene della foresta amazzonica colombiana, le carneficine subite, se possibile, sono ancora più drammatiche. Nel municipio di Jambalo, elicotteri delle forze armate bombardano una vasta zona rurale, costringendo alla fuga la comunità indigena Paeces.<br />
Per accelerare la frantumazione sociale e sottomettere la popolazione alla legge del terrore, le organizzazioni paramilitari si sono accanite in particolare contro il municipio di Tierralta. L’esercito colombiano ha invaso gli spazi vitali della comunità indigena dell’Alto Guayabal (Atrato Medio), allestendo infrastrutture militari. La comunità ha subito un bombardamento aereo. “Due aerei e tre elicotteri — hanno denunciato gli indigeni superstiti — sorvolarono la comunità e spararono contro di noi. Quando tornammo al villaggio tre mesi dopo, ci rendemmo conto che erano state assassinate le persone che avevano deciso di non fuggire”. Gli indigeni Wiwa e Kogi sono sottoposti ai lavori forzati dalle Farc. Gli uomini del “Settimo comando operativo” dell’esercito compiono incursioni nei villaggi, rubando le misere provviste e sequestrando i poveri beni delle comunità. I soldati obbligano gli indigeni a compiere lavori forzati, sotto la minaccia delle armi. I gruppi paramilitari sono strumenti armati di morte al servizio del governo al servizio del commercio internazionale. Nella linea d’ombra della legalità, attaccano intere comunità, disseminando orrore e distruzione e costringendo i sopravvissuti ad abbandonare i campi, le case, gli animali e a fuggire verso le periferie delle aree urbane. La gente, privata del diritto di esistenza, in nome del profitto, rappresenta l’orrendo fenomeno dei desplazados cioè dei profughi interni. Soltanto nelle periferie di Bogotà, sono confinati più di due milioni di desplazados, costretti a vivere come mendicanti e puniti, per questo, dalla giustizia statale applicata dai militari. I militari e i paramilitari, in lotta per il controllo del territorio, si accaniscono contro gli Indios detenendoli illegalmente, aggredendoli, minacciandoli e compiendo attentati, impedendo la loro libera circolazione e il loro transito attraverso una parte molto ampia del territorio, limitando il loro accesso alle fonti di sostentamento. La sicurezza alimentare della comunità indigena è seriamente a rischio. I gesuiti di Justitia y Pax denunciano che nella regione del Cauca operino elementi dell’esercito travestiti da paramilitari e che siano particolarmente operativi nelle attività di desplazamiento. La strategia del Governo, nella dinamica di sfruttamento del territorio, è creare destabilizzazione nella lotta tra fazioni. Si mira a distruggere le ultime realtà aborigene utilizzando la più barbarica, brutale violenza, fingendo di combattere il narcotraffico, da cui, invece, si ricava ricchezza. Nella pratica di annientamento colonialista dei territori collettivi delle comunità native della zona di Murindó, è stata gravemente colpita la popolazione indigena, vittima di violenze ed omicidi selettivi, assedi, reclutamenti forzati, detenzioni arbitrarie, desplazamientos di massa e intimidazioni contro ogni forma di organizzazione rappresentativa. L’attacco indiscriminato contro i villaggi delle popolazioni indigene ha come effetto il desplazamiento d’intere comunità e l’atomizzazione delle coltivazioni illecite. A seguito dell’acuirsi dei conflitti militari nella Sierra Nevada di Santa Marta e nella Serranía del Perijá, i Cabildos indigeni hanno richiesto la visita di una missione internazionale di carattere umanitario, per tentare di denunciare un’emergenza che a troppi potentati conviene tenere taciuta. L’appello è stato accolto dall’“Ufficio dell’Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite” e dalla OIM (Organizzazione Internazionale delle Migrazioni) che hanno inviato nella regione propri osservatori, senza, però, poi, nemmeno proporre una qualsiasi forma di azione, in opposizione agli abusi. La missione ha registrato: “l’incremento delle azioni armate, la sostituzione delle autorità statali con quella degli attori armati, i processi di desplazamiento silenzioso, le fumigazioni indiscriminate, l’ignoranza e l’indifferenza del Paese per ciò che sta accadendo nel dipartimento del Cesar, non solo ai popoli indigeni ma anche alla popolazione contadina e urbana” (Utopia N. 9, settembre 2000, pagg. 21–23). Inoltre “l’installazione di check-point da parte delle autodefensas per eseguire omicidi, impedire i liberi spostamenti della popolazione, per sequestrare beni alimentari e ridurre la possibilità di approvvigionamento” (Utopia N. 9) . L’osservazione internazionale ha segnalato il desplazamiento massiccio e forzato di famiglie di varie comunità verso la città di Valledupar, dove sono state relegate in zone marginali, prive di infrastrutture e servizi basici, mentre le autorità locali non hanno organizzato alcun programma di accoglienza sanitaria ed educativa. “L’esercito nazionale effettua pattugliamenti utilizzando militari con il volto coperto da passamontagna: il che viene interpretato come una prova di connessione con i gruppi di autodefensas. Si presenta il reclutamento forzato dei giovani da parte di tutti i gruppi armati, mentre le donne giovani sono sottoposte a pressioni da parte dei gruppi armati per svolgere il compito di informatrici” (Utopia N. 9) . Ancora “il popolo Yukpa è in un processo accelerato di estinzione di fronte all’indolenza dello Stato”. Con la scusa di combattere il narcotraffico — da cui trae beneficio — e darsi una verniciata di legalità, lo Stato, attraverso i suoi militari, distrugge le coltivazioni di yuca, mais, banano e caffè delle comunità, avvelenandole con le fumigazioni, mentre dichiara ufficialmente di voler mettere fine alle coltivazioni di papavero da oppio dei coloni nella Serranía. L’azione militare ha colpito tutte le riserve indigene della regione. Oltre che con le fumigazioni chimiche, i militari hanno aggredito i villaggi indigeni bombardandoli. In Antioquia vivono circa 16.000 indigeni, appartenenti a 4 gruppi etnici: gli Embera, i Chamí, i Tules e i Senúes, su un territorio di 300.000 ettari di boschi naturali e selva. Gli indigeni antioqueños hanno proprie autorità amministrative (chiamate sailas tra i Tules e cabildos tra gli altri gruppi etnici) da 15 anni raggruppate nell’Organización Indígena de Antioquia (OIA), a sua volta parte dell’Organización Nacional Indígena de Colombia (ONIC).Gli indigeni stanno tentanno di opporsi allo sfacelo devastante imposto con la morte e la distruzione dal progresso democratico e legale delle multinazionali e dei militari di Stato. Ne ricevono in cambio solo persecuzioni, carneficine, devastazioni territoriali. Nel silenzio progressista internazionale. Nel silenzio legale internazionale. Lo sfruttamento distruttivo degli elementi naturali ha conseguenze proporzionali e devastanti anche per le realtà etniche. Gli indigeni sono costanti vittime dell’alterazione dei modelli culturali e della sospensione del sistema tradizionale, del desplazamiento forzato della popolazione, delll’inondazione delle terre maggiormente fertili e della distruzione dei luoghi sacri del territorio. “Le nostre comunità hanno dovuto lasciare le riserve e spostarsi verso i centri urbani o verso il vicino territorio di Panama. L’attenzione statale in materia di salute ed educazione si è fatta ancora più precaria e si è registrato un crollo nella qualità della vita in generale. Le sempre più frequenti operazioni di fumigazione delle forze armate hanno pregiudicato il territorio e la salute”. La devastazione ambientale procede accanto ai processi di disgregazione sociale e dei valori culturali tradizionali indigeni. “Si stanno generando alti gradi di violenza tra le giovani generazioni, ci sono attacchi, furti, dispute e morti, ed è il sangue indigeno dei nostri figli che sta pagando la bonanza di quest’affare”. (Rapporto presentato dalla Orewá a Quidbó, nel día de la raza). L’OIA denuncia i continui crimini commessi dai militari di Stato contro le comunità indigene. Si tratta, a tutti gli effetti, di una vera e propria strategia di morte selettiva, in nome della legge e col beneplacito della comunità internazionale, democratica e legale. “I nostri territori sono stati convertiti in un carcere, in un campo di concentramento, dove moriamo per fame, denutrizione, mancanza di vaccini e attenzione medica, paura, incertezza, solitudine. Queste fatti stanno causando lentamente il genocidio del popolo Embera” (Organización Indígena de Antioquia). Da un punto di vista legale, le violenze praticate dai militari vengono giustificate come conseguenza del narcotraffico, quindi, non solo tollerate, ma difese, nonostante la questione della droga venga usata per coprire la realtà impresentabile della sistematica violazione di tutti i fondamentali principi dei Diritti Umani. Oltre le giustificazioni legali, lo stillicidio dei morti ammazzati e delle stragi è costante, mentre i militari e i paramilitari godono di impunità di Stato. Ciò che giustifica in sede legale e statale l’arroganza dei militari è la loro indiscussa impunità, dato che, in Colombia, la giustizia è poco più di una burla, per una precisa scelta politica. Tutte le prove a carico dei militari, colpevoli e responsabili delle più brutali forme di assassinio e tortura, cedono di fronte all’omertà dei giudici, dato che i militari sono assassini di Stato. I giudici non si espongono, i famigliari delle vittime subiscono ritorsioni, salvo poi essere a loro voltà accusati di omertà dai giudici che vogliono mantenere lo spettro della legge. Legge corrotta oltre ogni forma possibile di corruzione. Un esempio, su troppi altri casi di vergogna di assassini di Stato. Le comunità dei fiumi Sinú, Verde e Beguidó hanno presentato un’azione di tutela contro la “Empresa Urrá” (impresa di realizzazione di una devastante centrale idroelettrica, in opera alla società russa Energomachexport e alla società svedese Skanska Conciviles) e il municipio di Tierralta, per denunciare la violazione dei propri diritti fondamentali oltre che la desolazione ambientale e la devastazione sociale. Si sono presentati al Tribunale superiore di Córdova, che, in nome della legge, si è dichiarato “organo non competente”, così come la Corte Suprema d’appello. Amarissima ironia della delinquente legge dello Stato assassino: Urrá è una parola Embera e significa “piccola ape”. Il sistema di realizzazione della centrale idroelettrica sul Río Sinú, nel territorio della riserva indigena, si è impossessato di un termine della lingua nativa. “Un’opera dal devastante impatto ambientale denominata con un elemento della nostra cultura, non come mezzo di riconoscimento ma bensì di sottomissione”, denunciano le comunità indigene. I lavori per la costruzione della centrale hanno causato lo sterminio dei pesci del fiume e della sua conca e hanno distrutto la comunicazione fluviale tra l’alto Sinú e la savana della regione di Córdoba. Inoltre, hanno generato una spirale di inaudite violenze, dagli omicidi dei leader indigeni, agli esodi di intere comunità, all’impoverimento più drastico e generale. <br />
Le voci di denuncia dei Gesuiti e dei Francescani cadono nel vuoto dato che USA e Europa (detentori di quella forma di civiltà che meglio vende di questi tempi), per il traffico d’armi e di droga, hanno stretti rapprti commerciali con la Colombia. Mentre tutto tace e acconsente, l’esercito e i paramilitari sono responsabili almeno del 90% delle uccisioni, in Colombia. Mentre tutto tace e acconsente, in Colombia, girano strani intrighi sotto l’ala della polizia che va fiera della propria immunità di Stato e fa sfoggio della propria arroganza. Uno su tutti, il procuratore militare Diego Rafael de Jesus Coley Nieto, padrino della mafia delle polizie colombiane, tanto che anche il narratore Garcia Marquez lo cita come esempio di suprema illegalità. Coley Nieto, che sempre proscioglie ogni militare sospettato, salva la corporazione militare col salvacondotto di innocenza. Quegli stessi militari che eradicano la vita, in nome della legge del vantaggio e del profitto. In nome della legge, nei combattimenti tra forze armate, gruppi guerriglieri e paramilitari, la popolazione viene utilizzata come scudo umano e resa bersaglio di mitragliamenti e bombardamenti. In nome della legge, il governo colombiano fa intervenire l’esercito in Sierra Nevada per sloggiare con la forza le popolazioni indigene e permettere l’utilizzo massiccio del glifosato, composto chimico altamente cancerogeno, utilizzato in forma massiccia su tutto il territorio della Colombia dalle forze armate nazionali e da alcune società private nordamericane. I mezzi aerei delle forze armate hanno colpito le riserve di Awá, nel dipartimento di Nariño, con le fumigazioni del composto cancerogeno glifosato.<br />
In nome della legge, le comunità indigene continuano a subire, nel silenzio internazionale, le indiscriminate, distruttive campagne militari di eradicazione chimica e fumigazione delle coltivazioni alimentari, realizzate dal governo colombiano con la collaborazione delle agenzie degli Stati Uniti, con conseguenze di morte per i raccolti, la salute di adulti e bambini e con contribuito di morte all’erosione e all’infertilità della terra. “La fumigazione indiscriminata ha lasciato queste comunità senza i loro alimenti mentre le sostanze tossiche sono arrivate anche in ampie aree di bosco umido tropicale primario, in terre non adatte per l’agricoltura, però nelle quali s’incontrano specie animali commestibili e diverse specie vegetali base nella nostra medicina tradizionale”, lamentano i superstiti. In nome del profitto, tutte le comunità discendenti dai nativi sono vittime di uno scontro impari. In Colombia, la distruzione degli indigeni è stata particolarmente drammatica. Il conflitto, voluto e mantenuto strategicamente, e i sistemi distruttivi del modello economico neoliberale attaccano e distruggono proprio le loro ultime comunità superstiti. In nome del profitto, nonostante la costituzione colombiana del 1991 riconosca (nominalmente) agli indigeni il diritto alla titolazione collettiva dei loro territori ancestrali, la grande rilevanza economica delle terre, determina la messa in atto di un vero e proprio processo di pulizia etnica, al solo scopo di soddisfare l’interesse dei più grossi e spietati gruppi transnazionali. In nome del profitto, gli Embera Katío e i Chamie sono le vittime più colpite dai devastanti megaprogetti di sfruttamento delle risorse idriche realizzati da imprese private nazionali e internazionali.<br />
Mentre la guerra, giustificata dalla legge, prosegue nell’indifferenza generale, i superstiti indigeni Chibcha, del dipartimento del Cesar, dichiarano: “Noi siamo, per essenza e cultura, uomini e donne di pace. (?) Al principio si assegnò ad ogni popolo una legge, una lingua ed un territorio, perché ne avesse cura e compisse la propria missione di popolo. Gli indigeni della Sierra Nevada di Santa Marta hanno la missione di preservare l’equilibrio non solo nella Sierra, ma anche di tutta la Natura; e gli esseri umani fanno parte di questo equilibrio. La Sierra rappresenta una Kankurwa (il tempio sacro) che è il centro cerimoniale. Questa terra è un tempio sacro, che non deve essere violato né utilizzato per fini differenti da quelli di residenza dei quattro popoli che vi abitano e adempimento della legge dell’origine. Il nostro territorio è delimitato dalla linea nera, che è una linea immaginaria che circonda la Sierra e definisce i luoghi importanti di scambio e lavoro spirituale dei nostri Mamos per rispondere alla natura e mantenere l’equilibrio. È per questo che non dobbiamo uscire dalla nostra terra e da questi limiti perché staremmo abbandonando la nostra missione e tutta la nostra cultura”. Quanto diverso invece è lo sprone maligno della conquista monetaria planetaria. In nome della legge, sul monte Inarwa (Alguacil), luogo sacro per gli indigeni, l’esercito nazionale ha montato una base militare e numerose antenne radio. L’occupazione militare continua a provocare violazioni gravissime e conseguenze socioambientali nefaste. Com’è illuminante ascoltare un mito nativo per capire cosa spinga gli assassisi di questi popoli e quali malefici interessi muovano gli Stati e le loro leggi autogiustificative. Il popolo Embera ha per tradizione un vincolo indissolubile col territorio ancestrale e considera che solo in esso sia possibile la vita. Mentre l’internazionalità legale ed economica la sa lunga nel rendere impossibile la vita. Il mito Embera dice: “Karagabí (il Creatore) diede l’acqua al mondo, affinché la formica egoista Jenzerá non la monopolizzasse. Per questo, Jenené (l’albero grande del bosco), fece uscire l’acqua affinché la gente, i pesci e gli animali potessero bere e vivere. Oggi Jenzerá desidera ancora una volta monopolizzare l’acqua; gli si oppone la lotta degli Embera, nuova Jenené, fonte di vita”.Chi è rimasto ad opporsi allo sterminio degli Embera contro la monopolizzazione? Mentre gruppi finanziari internazionali tramano per una totale legittimazione politica del paramilitarismo, reclamandone un’attiva partecipazione di trattativa con le autorità istituzionali. Mentre la realizzazione di megaprogetti distruttivi d’ogni forma di vita sono la base delle politiche economiche e militari del secolo.<br />
Gli interessi economici che agiscono in Colombia sono molteplici e di rilevanza geostrategica. Il governo colombiano persegue la strategia della privatizzazione, distruggendo popoli e territori, scatenando assassini armati, assolti dalla legge dello Stato, avvantaggiando i poteri economici internazionali, per esempio, della transnazionale texana Reliant, con vasti interessi in Brasile, Venezuela, Salvador e Messico, della texana Enron e della Texas Petroleum — Texaco. Senza dimenticare la Shell alleata della Texas Petroleum e in opposizione finanziara a BP-Amoco ed Esso-Mobil. I gruppi Enron e Reliant sostengono direttamente l’operazione di mercato di Shell e Texaco, con l’appoggio di George Bush e del colombiano Andrés Pastrana, accondiscendente con gli imprenditori del petrolio e dell’energia nordamericani e solerte a difenderne gli interessi. Tutto di guadagnato anche per i gruppi finanziari colombiani: Sarmiento Angulo (con la Corporación Financiera del Valle), Santodomingo e il Sindicato Antioqueño.<br />
La voce di denuncia dell’Organización Indígena de Antioquia, assediata da militari e paramilitari, continua a rendere noti crimini, violazioni, abusi, rimanendo sempre più inascoltata. “Lo Stato non è mai intervenuto per prevenire crimini e violazioni. Al contrario ha sospeso il processo di attribuzione delle terre e il risanamento dei territori indigeni, promuovendo grandi progetti e opere infrastrutturali senza consultare i popoli interessati, violando i diritti sanciti dalla Costituzione, non compiendo atti concreti nella lotta contro l’impunità di chi viola i diritti umani” (rapporto pubblicato dall’OIA, nel quale si testimoniano le violazioni al diritto internazionale umanitario, registrate negli ultimi anni).<br />
I movimenti indigeni tentano, nonostante i selvaggi maltrattamenti governativi statali e militari, di continuare ad affermare i loro diritti primordiali e ancestrali. Ma il potere internazionale monetario di sfruttamento mafioso e assassino è troppo armato e ben tutelato. Il governo di Uribe, oltre a praticare una selvaggia politica di tagli ai costi sociali e di privatizzazione di tutte le risorse, è sempre più legato ai paramilitari. Com’è possibile che vengano perseguiti gli assassinii militari più efferati se la presidenza dello Stato opera attraverso la polizia e l’esercito? I diritti ancestrali indigeni continuano a venire abusati. In nome dello sfruttamento intensivo e indiscriminato del territorio. Ogni forma di manifestazione in difesa della Terra viene brutalmente messa a morte dall’invio statale dei Carabineros e degli Escuadrones Moviles Antidisturbios. Di regola i manifestanti vengono, nella migliore delle ipotesi, calpestati dalla Cavalleria dell’esercito. Con la silenziosa acquiescenza della democrazie trafficanti internazionali. Uribe, forte del sostegno internazionale, dopo la sua rielezione, ha rifiutato di sottoscrivere la Dichiarazione Universale dei Popoli Indigeni presso le Nazioni Unite. E queste ultime, mute.<br />
La Comunità Politica di Avanguardia denuncia l’illegalità sistemica Colombiana riconoscendola legittimata surrettiziamente dalla più generalizzata illegalità unica internazionale. La Comunità Politica di Avanguardia si oppone all’illegalità sistemica Colombiana, rivendicando giustizia per tutti quelli che sono stati assassinati dalla polizia di Stato e che continuano a venire perseguitati e uccisi dagli sterminatori in armi e divise pubbliche e private, nazionali e internazionali.<br />
Perché il mondo non sia tanto ingiusto e violento.</p>
<p>Laura FOGGIATO</p>
<p>Note:</p>
<p>Fonti documentarie e testimonianze:Antonio Mazzeo, “Violazioni dei diritti indigeni e distruzione delle risorse”, <a href="http://www.terrelibere.org/violazioni-dei-diritti-indigeni-e-distruzione-delle-risorse" rel="nofollow">http://www.terrelibere.org/violazioni-dei-diritti-indigeni-e-distruzione-delle-risorse</a></p>
<p>Corriere della sera (archivio)</p>
<p>Rivista Anarchica: Guido Piccolo</p>
<p><a href="http://www.redcolombia.org" rel="nofollow">http://www.redcolombia.org</a></p>
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	</item>
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		<title>Di: Emanuele</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2008/03/appello-urgente-in-difesa-delle-associazioni-per-i-diritti-umani-in-colombia/#comment-10705</link>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 20:33:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[M&#039;associo
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		<content:encoded><![CDATA[<p>M’associo</p>
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		<title>Di: Gianluca Bifolchi</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2008/03/appello-urgente-in-difesa-delle-associazioni-per-i-diritti-umani-in-colombia/#comment-10704</link>
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Bifolchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 10:31:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Doppiafila: /Quanto ai media colombiani, la mancanza di voci dissonanti &#233; uno dei grand(issim)i problemi colombiani, e non basta una copertina di Semana per colmare il vuoto.../&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anch&#039;io ho sollevato la questione dei media colombiani, rispetto alla quale il numero di giornalisti uccisi o costretti all&#039;esilio, non costituisce un argomento decisivo. Al contrario c&#039;&#232; da chiedersi se la lezione non sia servita a rendere docili tutti gli altri.&lt;br /&gt;Non seguo la stampa colombiana con l&#039;ampiezza e la sistematicit&#224; necessarie per avere un&#039;opinione personale basata su cognizione di causa, ma questa accusa &#232; ricorrente negli ambienti giornalistici stessi del paese.&lt;br /&gt;Ed &#232; certo che sulle agenzie che guardo quotidianamente online (ad esempio novacolombia) il tema della parapolitica &#232; praticamente assente, se non nella forma della cronaca giudiziaria, con gli atti di accusa di connivenza verso questo o quel congressista. Che in realt&#224; &#232; una forma di copertura giornalistica molto limitata, rispetto al giornalismo d&#039;inchiesta.
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		<content:encoded><![CDATA[<p>Doppiafila: /Quanto ai media colombiani, la mancanza di voci dissonanti é uno dei grand(issim)i problemi colombiani, e non basta una copertina di Semana per colmare il vuoto…/</p>
<p>Anch’io ho sollevato la questione dei media colombiani, rispetto alla quale il numero di giornalisti uccisi o costretti all’esilio, non costituisce un argomento decisivo. Al contrario c’è da chiedersi se la lezione non sia servita a rendere docili tutti gli altri.<br />Non seguo la stampa colombiana con l’ampiezza e la sistematicità necessarie per avere un’opinione personale basata su cognizione di causa, ma questa accusa è ricorrente negli ambienti giornalistici stessi del paese.<br />Ed è certo che sulle agenzie che guardo quotidianamente online (ad esempio novacolombia) il tema della parapolitica è praticamente assente, se non nella forma della cronaca giudiziaria, con gli atti di accusa di connivenza verso questo o quel congressista. Che in realtà è una forma di copertura giornalistica molto limitata, rispetto al giornalismo d’inchiesta.</p>
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		<title>Di: Doppiafila</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2008/03/appello-urgente-in-difesa-delle-associazioni-per-i-diritti-umani-in-colombia/#comment-10703</link>
		<dc:creator><![CDATA[Doppiafila]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 10:07:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mi sono perso gran parte del dibattito, e me ne dispiaccio. Porto il mio &quot;granello di sabbia&quot;, seppur in ritardo. Le inchieste di Gallup sono - come tutte le inchieste - relativamente &quot;piegabili&quot; alla volontá dell&#039;azienda e del committemente. Credo peró (avendole seguite nel tempo) che riflettano una realtá innegabile: presso le famiglie dotate di telefono delle 5 maggiori cittá del paese Uribe &#233; popolarissimo. Secondo me, chi crede che in veritá tutta la Colombia odi segretamente Uribe e che i sondaggi siano solo una manipolazione sbaglia diagnosi - e rischia quindi di sbagliare la cura...&lt;br /&gt;Quanto ai media colombiani, la mancanza di voci dissonanti &#233; uno dei grand(issim)i problemi colombiani, e non basta una copertina di Semana per colmare il vuoto...&lt;br /&gt;Saluti, Doppiafila
]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono perso gran parte del dibattito, e me ne dispiaccio. Porto il mio “granello di sabbia”, seppur in ritardo. Le inchieste di Gallup sono — come tutte le inchieste — relativamente “piegabili” alla volontá dell’azienda e del committemente. Credo peró (avendole seguite nel tempo) che riflettano una realtá innegabile: presso le famiglie dotate di telefono delle 5 maggiori cittá del paese Uribe é popolarissimo. Secondo me, chi crede che in veritá tutta la Colombia odi segretamente Uribe e che i sondaggi siano solo una manipolazione sbaglia diagnosi — e rischia quindi di sbagliare la cura…<br />Quanto ai media colombiani, la mancanza di voci dissonanti é uno dei grand(issim)i problemi colombiani, e non basta una copertina di Semana per colmare il vuoto…<br />Saluti, Doppiafila</p>
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		<title>Di: Pedro</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2008/03/appello-urgente-in-difesa-delle-associazioni-per-i-diritti-umani-in-colombia/#comment-10702</link>
		<dc:creator><![CDATA[Pedro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2008 18:38:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Según el último censo pulicado por el DANE (Departamento Administrativo Nacional de Estadísitica) que  depende del gobierno de Colombia, se estima que 3.331.107.000 ciudadanos  residen en el exterior.&lt;br /&gt;En España, la diáspora colombiana (254.000 personas) ocupa el cuarto lugar como país de origen de inmigrantes legales y superado solo por Marruecos. Rumania y Ecuador.
]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Según el último censo pulicado por el DANE (Departamento Administrativo Nacional de Estadísitica) que  depende del gobierno de Colombia, se estima que 3.331.107.000 ciudadanos  residen en el exterior.<br />En España, la diáspora colombiana (254.000 personas) ocupa el cuarto lugar como país de origen de inmigrantes legales y superado solo por Marruecos. Rumania y Ecuador.</p>
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		<title>Di: M Vallejo</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2008/03/appello-urgente-in-difesa-delle-associazioni-per-i-diritti-umani-in-colombia/#comment-10701</link>
		<dc:creator><![CDATA[M Vallejo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Apr 2008 20:52:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Yo creo que se necesita de unas estadisticas mas serias que las listas de viaje para decir que &quot;cientos&quot;de colombiano dejan el pais. Puede ser que la misma gente que sale vuelve y entra. &lt;br /&gt;Segun ud entonces no se puede hablar de economia que va bien o mal porque hay una guerra? de nuevo estoy en total desacuerdo.&lt;br /&gt;Segun yo la logica me dice que cuando la economia es sana, hay inversion extranjera en el pais, el problema del secuestro de la guerrilla ha disminuido, las personas que realmente tienen la posibilidad de salir del pais no tienen muchos motivos para hacerlo. &lt;br /&gt;si ud de verdad encuentra estadisticas buenas, muestremelas, me interesa.
]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Yo creo que se necesita de unas estadisticas mas serias que las listas de viaje para decir que “cientos“de colombiano dejan el pais. Puede ser que la misma gente que sale vuelve y entra. <br />Segun ud entonces no se puede hablar de economia que va bien o mal porque hay una guerra? de nuevo estoy en total desacuerdo.<br />Segun yo la logica me dice que cuando la economia es sana, hay inversion extranjera en el pais, el problema del secuestro de la guerrilla ha disminuido, las personas que realmente tienen la posibilidad de salir del pais no tienen muchos motivos para hacerlo. <br />si ud de verdad encuentra estadisticas buenas, muestremelas, me interesa.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: Anonimo</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2008/03/appello-urgente-in-difesa-delle-associazioni-per-i-diritti-umani-in-colombia/#comment-10700</link>
		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Apr 2008 18:56:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Revise las listas de viaje  y comprobará que  el exilio colombiano aumenta aceleradamente. Es un dato absolutamente real  y no es producto de mi fantasía.Cómo puede asegurar que la economía &quot;va bien&quot; en un país donde existe  una guerra interna, la más larga en la historia de Latinoam&#233;rica?
]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Revise las listas de viaje  y comprobará que  el exilio colombiano aumenta aceleradamente. Es un dato absolutamente real  y no es producto de mi fantasía.Cómo puede asegurar que la economía “va bien” en un país donde existe  una guerra interna, la más larga en la historia de Latinoamérica?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: M Vallejo</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2008/03/appello-urgente-in-difesa-delle-associazioni-per-i-diritti-umani-in-colombia/#comment-10699</link>
		<dc:creator><![CDATA[M Vallejo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Apr 2008 18:19:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Don Pedro&lt;br /&gt;Es ese el problema, tratar de oponerse a Uribe en el modo en que ud hace, estigmatizando todo. Yo no estoy desconociendo la violenza contra dirigentes sindicales, ni desconociendo el gravisimo problema. Lo que yo digo es que la oposición podría aprovechar mucho mejor la debilidades de Uribe en lugar de caer en su juego donde uno por mostrar su desacuerdo con Uribe hace oídos sordos a los crimines de las farc, termina hablando de la violencia de estado en toda ocasión y exaltando personajes que el gobierno ha astutamente dibujado como contrarios a Colombia.&lt;br /&gt;No estoy de acuerdo con la historia que cada dia &quot;cientos&quot; de colombianos emigran... no s&#233; de donde salen todos estos colombianos que emigran. He escuchado solo que las Farc ahora emigran al extranjero pero no he escuchado problemas migración colombiana. Si ud piensa bien, en colombia la oligarquía esta bien, viven bien, la economía va bien no tiene sentido que la gente que tiene las posibilidades de emigran dejen el país.&lt;br /&gt;
]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Don Pedro<br />Es ese el problema, tratar de oponerse a Uribe en el modo en que ud hace, estigmatizando todo. Yo no estoy desconociendo la violenza contra dirigentes sindicales, ni desconociendo el gravisimo problema. Lo que yo digo es que la oposición podría aprovechar mucho mejor la debilidades de Uribe en lugar de caer en su juego donde uno por mostrar su desacuerdo con Uribe hace oídos sordos a los crimines de las farc, termina hablando de la violencia de estado en toda ocasión y exaltando personajes que el gobierno ha astutamente dibujado como contrarios a Colombia.<br />No estoy de acuerdo con la historia que cada dia “cientos” de colombianos emigran… no sé de donde salen todos estos colombianos que emigran. He escuchado solo que las Farc ahora emigran al extranjero pero no he escuchado problemas migración colombiana. Si ud piensa bien, en colombia la oligarquía esta bien, viven bien, la economía va bien no tiene sentido que la gente que tiene las posibilidades de emigran dejen el país.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Pedro</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2008/03/appello-urgente-in-difesa-delle-associazioni-per-i-diritti-umani-in-colombia/#comment-10698</link>
		<dc:creator><![CDATA[Pedro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Apr 2008 17:40:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Me pregunto si el Sr.Vallejo tiene alguna noción de lo que significa el terror de estado.En Colombia,  el aparato represivo  del estado  asesina sitemáticamente a dirigentes sindicales y periodistas que se atreven a alzar la voz frente a los atropellos del gobierno. No es posible realizar una encuesta aut&#233;ntica donde no existe democracia. Si la mayoría apoya a Uribe ... cómo se explica que cada día  cientos de colombianos emigren al extranjero en busca de un mejor futuro? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Me pregunto si el Sr.Vallejo tiene alguna noción de lo que significa el terror de estado.En Colombia,  el aparato represivo  del estado  asesina sitemáticamente a dirigentes sindicales y periodistas que se atreven a alzar la voz frente a los atropellos del gobierno. No es posible realizar una encuesta auténtica donde no existe democracia. Si la mayoría apoya a Uribe … cómo se explica que cada día  cientos de colombianos emigren al extranjero en busca de un mejor futuro? </p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: M Vallejo</title>
		<link>http://www.annalisamelandri.it/2008/03/appello-urgente-in-difesa-delle-associazioni-per-i-diritti-umani-in-colombia/#comment-10697</link>
		<dc:creator><![CDATA[M Vallejo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Apr 2008 13:16:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Volevo solo congratularmi con le ultime iniziative e notizie che rievocano il dramma terribile dell’altra violenza del paese. Io ho aderito all’appello. &lt;br /&gt;Mi sento comunque di dissentire (anche se di sondaggi non so niente) nel tentativo di screditare i risultati del sondaggio. Alcuni giorni fa sono stato in Colombia, e forse perche le persone con cui ho a che vedere in Colombia sono di ceto urbano (bogota soltanto) e magari troppo oligarchi per alcuni di questo blog, sicuramente sono elettori attivi e devo dire che non posso altro che confermare il sondaggio. Ho anche tentato di conoscere l’opinione della gente normale richiamando l’argomento Uribe, dal tassista al parrucchiere, la ragazza che fa la manicure, quella che serve i “tintos” e dipendenti delle aziende dove mi recai e vi assicuro che la maggioranza &#232; tremenda.&lt;br /&gt;Ovviamente sono in disaccordo con Annalisa che questa maggioranza abbia a che vedere con supposti poteri del governo di intimorire le persone, oppure di una agenzia che sa tutto di te, come succedeva quando le farc facevano i sequestri fermando le auto e armati di computer e databases sequestravano la gente. &lt;br /&gt;Sono d’accordo con Alessandro che incidente di Chavez ed il suo burattino Correa non hanno fatto altro che alimentare questa maggioranza, e poi, l’opposizione in colombia si presta al gioco di Uribe (o con lui o contro di lui) in maniera cosi ingenua che accoglierebbero i guerriglieri delle farc nei loro partiti.
]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Volevo solo congratularmi con le ultime iniziative e notizie che rievocano il dramma terribile dell’altra violenza del paese. Io ho aderito all’appello. <br />Mi sento comunque di dissentire (anche se di sondaggi non so niente) nel tentativo di screditare i risultati del sondaggio. Alcuni giorni fa sono stato in Colombia, e forse perche le persone con cui ho a che vedere in Colombia sono di ceto urbano (bogota soltanto) e magari troppo oligarchi per alcuni di questo blog, sicuramente sono elettori attivi e devo dire che non posso altro che confermare il sondaggio. Ho anche tentato di conoscere l’opinione della gente normale richiamando l’argomento Uribe, dal tassista al parrucchiere, la ragazza che fa la manicure, quella che serve i “tintos” e dipendenti delle aziende dove mi recai e vi assicuro che la maggioranza è tremenda.<br />Ovviamente sono in disaccordo con Annalisa che questa maggioranza abbia a che vedere con supposti poteri del governo di intimorire le persone, oppure di una agenzia che sa tutto di te, come succedeva quando le farc facevano i sequestri fermando le auto e armati di computer e databases sequestravano la gente. <br />Sono d’accordo con Alessandro che incidente di Chavez ed il suo burattino Correa non hanno fatto altro che alimentare questa maggioranza, e poi, l’opposizione in colombia si presta al gioco di Uribe (o con lui o contro di lui) in maniera cosi ingenua che accoglierebbero i guerriglieri delle farc nei loro partiti.</p>
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